Sotto un singolare titolo, "Il lungo viaggio attraverso il piombo " (sottotitolo: In questi ultimi anni i proiettili delle armi da fuoco sono stati sempre più caratterizzati da diminuzione di peso e conseguente aumento di velocità: siamo così arrivati alle cartucce Fiocchi con palla in plastica), abbiamo un articolo abbastanza esteso, corredato da tabelle e fotografie (cfr. Documentazione ). Il testo principale descrive sin dagli albori l'evoluzione del munizionamento per pistola arrivando al concorso indetto all'inizio del '900, per l'adozione di un'arma individuale da parte delle forze armate USA; leggiamone alcuni estratti, pagina per pagina: "[pag.72] ... I risultati di questo concorso portarono, nel 1911, all'adozione della pistola Colt calibro 45 A.C.P. rimasta in servizio fino al 1985, quando fu sostituita dalla Beretta... [pag.74] Era nata così la cartuccia quasi ideale per uso di difesa e di polizia dotata contemporaneamente di alto potere perforante (carrozzerie e giubbetti protettivi) e di elevato potere d'arresto sull'uomo. Quasi però, poiché tutti questi tipi di proiettili presentano due grossi inconvenienti: attraversano molto facilmente un bersaglio umano e possono quindi colpire in sovrappiù, in un conflitto a fuoco, persone innocenti; se poi mancano il bersaglio e colpiscono un corpo duro possono rimbalzare con esiti anche mortali, come del resto tutti i proiettili ordinari in piombo camiciato (è relativamente recente la morte dello studente milanese ucciso da un proiettile 9 parabellum sparato dalla pistola di un poliziotto e rimbalzato contro il palo metallico di un lampione)."
La Beretta di cui si parla è sostanzialmente la stessa utilizzata dai Carabinieri, la Beretta 92 SB. Una pistola che, oltre ad essere in dotazione ad ogni carabiniere, è anche definita, in un sito dedicato ai GIS (Gruppi di Intervento Speciale dei Carabinieri), compagna inseparabile degli uomini di tale reparto (cfr. http://members.xoom.virgilio.it/EXILESBEACH/Ant/G.I.S.html ). Da notare come gli effetti trapassanti dei proiettili tradizionali utilizzati ufficialmente dalle nostre forze di polizia siano dati per scontati ed è da notare anche il sinistro riferimento alle persone innocenti che tali pallottole potrebbero colpire dopo aver passato da parte a parte un colpevole .
Certamente incolpevole era lo studente milanese ucciso e citato in chiusura, senza nominarlo, dall'autore dell'articolo, Renato Castelli: si tratta quasi certamente di Luca Rossi, ucciso il 23 febbraio 1986 a Milano in piazzale Lugano da un colpo esplose dall'agente di PS Policino e rimbalzato su un palo. La vicenda, che merita di essere ricordata brevemente, presenta inquietanti coincidenze con quella legata alla morte di Carlo Giuliani: anche allora la Questura tentò di imbastire una versione dei fatti del tutto fantasiosa e discordante dalle dichiarazioni dei numerosi testimoni. Anche allora i colpi esplosi furono due, entrambi ad altezza d'uomo e con tiro mirato, anche se la Questura sostenne che almeno uno dei due fu sparato in aria. Anche allora l'agente si sarebbe difeso da una supposta aggressione letale (ma l'auto che l'agente asseriva tentasse d'investirlo si stava in realtà allontanando da lui). Il legale della famiglia del ragazzo ucciso, avv. Gaetano Pecorella, non ancora arruolato in Forza Italia, fece notare come il Codice Penale considerasse volontario un omicidio anche quando il vero obbiettivo degli spari non fosse la vittima ma, per una serie di circostanze (come il rimbalzo su un palo), essa fosse stata ugualmente colpita. L'on. Gorla, di Democrazia Proletaria, il partito nel quale militava il giovane ucciso, ricordò l'atteggiamento da "giustizieri" di taluni tutori dell'ordine e le tragiche conseguenze di tali atteggiamenti, che avevano causato, da giugno 1975 ad ottobre 1984, 124 morti e 131 feriti . Una conseguenza della Legge Reale, ma anche di una "cultura" diffusa tra le forze di polizia, che portava, sostenne il parlamentare, all'applicazione sommaria di una pena di morte formalmente vietata (cfr. Documentazione : Ansa1 | Ansa2 ).
Una "cultura" che, bisogna aggiungere oggi, appare purtroppo non essere minimamente mutata a distanza quasi vent'anni.
Proseguiamo nella lettura di brani estratti dall'articolo di "Armi e Tiro": "[pag. 74] I proiettili di plastica La comparsa dei proiettili di plastica risale ad una trentina di anni fa circa. Nacquero per il tiro ridotto in locali chiusi e venivano lanciati da cariche ridotte e talvolta dalla sola capsula di innesco. Fra i più diffusi per pistola ricordiamo le cartucce della Geco RWS tedesca con bossolo e proiettile in plastica azzurra calibro 9 e 7,65 mm che consentivano anche il funzionamento semiautomatico nelle pistole con [pag. 75] chiusura labile. Il problema si complicò quando si volle fare sparare questo tipo di proiettili anche alle armi con chiusura geometrica (vale a dire con canna rinculante) o alle pistole mitragliatrici con massa otturatrice di peso elevato garantendone il funzionamento meccanico, il che richiedeva cariche ingenti e proiettili dotati di un peso minimo, seppur leggeri, peso non raggiungibile con l'impiego della sola plastica. Scartata la soluzione del proiettile in plastica con nucleo metallico (che avrebbe in gran parte annullato i vantaggi nei poligoni chiusi perché il nucleo avrebbe in ogni caso recato danni alle strutture) si scelse la via della plastica strutturalmente appesantita con polveri metalliche presenti nella miscela: era indubbiamente la strada giusta ma la sua realizzazione si rivelò difficile e laboriosa, anche se vincente, per le difficoltà chimico fisiche che poneva. Il problema venne comunque risolto sia in Italia che fuori in modo soddisfacente, e fu a questo punto che i tecnici della Fiocchi Munizioni di Lecco si accorsero che questi proiettili, da essa realizzati inizialmente per essere utilizzati a scopo di addestramento nei poligoni chiusi militari e di polizia, potevano venire utilizzati vantaggiosamente anche per altri scopi (polizia e difesa) soprattutto in ambiente urbano. La prima cartuccia con palla in plastica realizzata dalla Fiocchi munizioni è stata, naturalmente, la 9 mm Parabellum, o 9x19, realizzata per le forze armate e già in ser- [pag. 76] vizio, quindi collaudatissima, (si sa che in materia di collaudi d'armi e munizioni gli enti statali non scherzano affatto) cui è seguita la 9x21 e la 9 corto. Sono queste le due prime cartucce al mondo con palla di plastica ad uso difensivo immesse sul mercato civile e dopo averle provate a fondo, ci sentiamo di consigliarle vivamente ai nostri lettori per i loro singolari pregi che elenchiamo brevemente; -- rinculo e rilevamento molto contenuti che consentono quindi grande velocità di ripetizione, assenza totale di rimbalzi pericolosi (il proiettile, qualora mancasse il bersaglio e battesse su un corpo duro si disintegrerebbe proiettando schegge sempre visibili ai raggi X) a non oltre un metro di distanza; -- nel caso colpisse un aggressore avrebbe importanti effetti cavitazionali ma non lo trapasserebbe e non potrebbe quindi causare danni a terze persone; -- alla distanza di 700 m. il proiettile cade a velocità zero; I "difetti" (del resto relativi e parziali) sono soltanto due: -- una vivace vampa di bocca, dovuta al fatto che data la leggerezza del proiettile, la carica di polvere è piuttosto elevata per garantire il buon funzionamento meccanico. Il fenomeno, quasi trascurabile di giorno, è più evidente ed un po' fastidioso al buio ma non più rilevante di quello generato da altre cartucce come certe 38 + P;"
Gli articoli vanno a volte letti anche tra le righe: osserviamo che alla categoria delle armi con chiusura geometrica e delle pistole mitragliatrici con massa otturatrice di peso elevato appartengono, rispettivamente, le armi tipicamente in dotazione alle Forze dell'Ordine, la pistola 92 SB e pistola mitragliatrice Beretta M 12 (che sparano entrambe le stesse identiche munizioni in calibro 9 Parabellum) e che l'articolo afferma che naturalmente la Fiocchi realizza proprio nel calibro 9 mm Parabellum, o 9x19 la sua prima cartuccia con palla in plastica. A leggere l'articolo alla lettera un ideale impiego di queste cartucce non solo in poligono (dove recano meno danni alle strutture dello stesso e riducono l'inquinamento da piombo) per scopi di polizia "soprattutto in ambiente urbano" sarebbe stato scoperto quasi per puro caso dai tecnici della Fiocchi. Stando alla rivista, le pallottole in plastica si dovrebbero "disintegrare" su corpi "duri": ma quanto duri? Si riferisce infatti di importanti effetti cavitazionali (ossia alla produzione di vaste ferite interne causate dal passaggio del proiettile che scava, lungo la sua traiettoria, una cavità nel soggetto colpito) anche se il proiettile non sarebbe in grado di fuoriuscire dal corpo e ferire terzi. Tra i difetti della munizione in questione viene annoverata una vivace vampa di bocca, dovuta alla carica di lancio maggiorata per compensare la leggerezza dell'ogiva. Si tratta di un altro dato suggestivo per il nostro caso, visto che l'arma che spara dal Defender produce vampe visibili in pieno giorno e che non si producono, né sono visibili con frequenza, utilizzando munizionamento ordinario.
L'articolo include a pagina 75 anche una scheda tecnica interamente dedicata alla cartuccia cal. 9 mm Parabellum dalla quale apprendiamo diversi dati interessanti: l'energia della palla a 30 m. è pari a quella della munizione di servizio e così la rosata a 50 m. (cerchio nel quale finiscono una serie di proiettili sparati con tiro fissato); l'ogiva si frantuma all'impatto contro piastre di acciaio, cemento, muro (non viene mai ritrovata traccia dell'ogiva suppostamente esplosa da Placanica che, stando ai periti del PM, ha causato una lesione sulla facciata della chiesa di piazza Alimonda), ma è in grado di perforare la lamiera di un'auto a 50 m. Sono interessanti anche i dati riferiti alla cavitazione in un blocco di plastilina che, a 50 m, è di circa 350 cc con fermo palla a 25 cm (la munizione di servizio, invece, attraversa completamente il blocco di plastilina di 50 cm. senza deformarsi) e quelli di penetrazione a 10 m. in tavole sovrapposte di legno di abete stagionato, che è di circa 110 mm contro i 160 attraversati dalla palla in piombo incamiciato.
L'articolo include ulteriori tabelle e immagini che sono qui disponibili in chiusura a titolo di documentazione. Ricordiamo comunque che stiamo parlando di riviste apparse all'inizio degli anni 90 e che sembra difficile reperire in Internet documentazione --aggiornata o meno-- relativa alle pallottole in questione.
Persino le Agenzie di Stampa sembrano essere avare di notizie in merito e non è stato possibile rintracciare altro che un lancio di inizio 2002 che riferisce dell'uso contro manifestanti di proiettili di gomma da parte di poliziotti argentini a Prizren (Kossovo), proiettili che causano il ferimento di una persona (cfr. Documentazione : Ansa ). E' vero che si parla di proiettili "di gomma" (sulla natura reale di tali proiettili abbiamo già riferito in relazione alla risposta in aula di Mantovano), ed è vero che l'episodio è successivo all'omicidio di Carlo Giuliani, come è vero che esso si svolge a Prizren (uno dei settori in cui è stata divisa la provincia jugoslava dopo l'invasione NATO del 1999 e che non è sotto il controllo diretto delle forze armate italiane), ma è anche vero che quest'ultime operano in stretto collegamento con gli altri contingenti ed in particolare con quello tedesco, basato proprio a Prizren che, nel frattempo è divenuta anche sede del comando unificato italo-tedesco (cfr. Documentazione : Ansa ). . Evidentemente, l'impiego di proiettili speciali in ordine pubblico è autorizzato e non si può escludere ne siano dotati anche i militari italiani impegnati in Kossovo (e in Bosnia), compresi i carabinieri della MSU (Multinational Specialized Unit, cfr. http://www.carabinieri.it/arma/oggi/missioni_estero/19362001/1999Msu_01di03.... ), carabinieri che appartengono a reparti che risultano impegnati anche a Genova in occasione del G8, in particolare il Reggimento "Tuscania" ed il G.I.S. (Gruppo Intervento Speciale, le "Teste di Cuoio" dell'Arma).
Ancora dalle Agenzie apprendiamo che alcuni carabinieri, anche elevati in grado, sembrano avere l'hobby di metter su veri e propri arsenali privati: è il caso ad esempio del colonnello Guido Monno, arrestato per questa ragione dal Procuratore di Bolzano Cuno Tarfusser (cfr. Documentazione : Ansa1 | Ansa2 ) ed appartenente alla stessa II Brigata Mobile di cui fanno capo diversi protagonisti della vicenda di Genova e di piazza Alimonda, a partire dal comandante della stessa, Generale Leso (che nel 2001 comandava le CCIR, tra cui la CCIR "Echo" di cui faceva parte, ufficialmente, il responsabile dell'uccisione di Carlo Giuliani). In base a notizie come questa è lecito dubitare, al contrario di quanto sembra fare Mantovano, che il munizionamento in dotazione alle forze dell'ordine in azione a Genova fosse davvero solo quello previsto. Sull'equipaggiamento non abbiamo invece dubbi, basti ricordare l'abbigliamento assolutamente fuori ordinanza esibito da un finanziere che fu poi soprannominato Robocop .
E' davvero impensabile che qualche carabiniere non abbia potuto decidere, anche autonomamente, che dotarsi di proiettili "non letali" in occasione del G8 potesse essere una buona idea?
MUNIZIONI SPECIALI PER LA POLIZIA Tornando ai proiettili in plastica, il sito italiano della Fiocchi (cfr. http://www.fiocchigfl.it/prodotti/LawEnf.htm ), alla voce "Munizioni Speciali" non reca traccia degli stessi, e include solo cartucce in gomma e in plastica per fucili calibro 12. E' curioso notare che la fotografia annessa alle tabelle su tali cartucce mostra invece proiettili che sembrano essere tutto fuorché cartucce calibro 12. Una fotografia che, identica, ritroveremo altrove e che è come vedremo, istruttiva. Malgrado gli articoli di "Armi e Tiro" sembrino indicare chiaramente che i proiettili in plastica siano destinati anche al pubblico (certamente per un loro utilizzo in poligoni chiusi), una rapida indagine rivela però che, almeno in Italia, i proiettili in questione non sembrano più essere in vendita da tempo presso le armerie. Qualche armiere però, pare avere una memoria abbastanza fresca da ricordare distintamente come i proiettili in plastica avessero bossoli in tutto e per tutto identici (si badi bene, non simili, ma identici) a quelli delle munizioni ordinarie, ivi comprese marcature e capsula. Il che porta a non poter escludere in alcun modo che almeno uno dei due bossoli rintracciati a piazza Alimonda possa aver sparato effettivamente un'ogiva in plastica. Chiuso il capitolo armerie (i proiettili ufficialmente non si possono vendere e non ci sono, anche se magari ne è rimasto qualcuno in fondo al magazzino), si tenta di approfondire la ricerca in Internet e qualcosa effettivamente si trova.
Presso il sito internazionale della Fiocchi (cfr. http://www.fiocchigfl.com/english/Prodotti/Lawenforce.htm#01 ) troviamo in pratica la stessa pagina, tradotta in inglese --precedentemente rintracciata sul sito italiano-- dedicata esplicitamente a cartucce destinate alle forze di polizia ed incluse tra le "munizioni speciali": stessa grafica, stessi titoli, stessi dati per le cartucce calibro 12. E stessa fotografia illustrativa, la cui collocazione finalmente diventa comprensibile: di seguito alle tabelle incluse anche nella pagina italiana, infatti, appare una nuova tabella, nella quale vengono proposte cartucce less than lethal (non letali, proprio come quelle citate da Mantovano) e denominate "proiettili frangibili", cartucce che tutto lascia pensare siano proprio quelle ritratte nella foto posta in apertura della pagina.
Da: http://www.kerambit.com.my/f5.phtml Cartucce in plastica Fiocchi, vari calibri.
Il sito non offre ulteriori dettagli relativi ai proiettili in questione e specifica che possono essere forniti solo a richiesta di forze di polizia. I dati inclusi sono sostanzialmente compatibili con quelli contenuti negli articoli di "Armi e Tiro", ma c'è una novità di rilievo: esiste anche un calibro 9 mm. parabellum semicamiciato. E' definito "9 Luger/9x19 SJPRN" dove SJPRN sta per Semi Jacket Plastic Round Nose (con ogiva in plastica semicamiciata)
Guardando ancora la fotografia inclusa nella pagina, ci si può fare un'idea di come si presentino le ogive semicamiciate. Notiamo innanzitutto che, tra le otto cartucce in tabella, quelle in calibro ".223 Remington" sono prodotte esclusivamente nella versione semicamiciata. Nella foto la .223 è la cartuccia sulla destra più lunga delle altre ed un'altra uguale è accanto ad essa, coricata. Tali cartucce hanno solo l'estremità dell'ogiva di colore scuro e verosimilmente in plastica. In primo piano, sempre coricate, sono visibili due ogive .223 estratte dal bossolo ed è facile verificare che la semicamiciatura avvolge tutto il proiettile fuorché la punta. Nella foto non sembrano visibili altre cartucce che rechino ogive semicamiciate ed in effetti tutte le altre presenti in tabella sono disponibili anche in versione senza camiciatura.
Perché la semicamiciatura? Non è dato sapere: la Fiocchi, come abbiamo visto, pare aver bisogno di mittenti molto speciali per fornire ulteriori dettagli. Si può ipotizzare, anche visto che il proiettile .223, che è per fucile, è disponibile esclusivamente semicamiciato, che il composito plastico del quale sono costituite le ogive abbia dimostrato qualche piccola carenza in caso di tiro ad alta frequenza o in caso di uso in canne lunghe, carenze che potrebbero aver consigliato l'aggiunta della camiciatura parziale per garantire un migliore passaggio del proiettile nella canna ed una maggiore pulizia della stessa. La camiciatura parziale, infatti, interessa esclusivamente quella parte dell'ogiva che, essendo leggermente più larga della canna (per garantire la tenuta stagna del sistema di sparo e la conservazione della massima pressione sino al momento dell'uscita del proiettile dal vivo di volata), si "forza" contro le sue rigature, che gli conferiscono così la rotazione giroscopica richiesta per mantenere una traiettoria corretta e l'assenza di rotolamenti attorno al proprio centro di gravità che ne diminuirebbero la gittata e la precisione. L'esistenza di questi proiettili in versione semicamiciata è particolarmente interessante a sostegno della validità dell'ipotesi del proiettile in plastica come responsabile della morte di Carlo Giuliani, in quanto non la rende incompatibile (al contrario) con il minuscolo frammento metallico che i periti del PM attribuiscono alla camiciatura del proiettile fatale e che sarebbe stato rinvenuto, dopo quasi un anno, nel passamontagna della vittima.
Ancora una ricerca e viene rintracciata una tabella simile a quella precedente, presso il sito di un importatore malese (!) della Fiocchi (cfr. http://www.kerambit.com.my/f5.phtml ), anche questa recante la solita fotografia dei proiettili illustrati. Al momento in cui scrivo, ossia pochi giorni dopo che tale sito è stato rintracciato, lo stesso appare non più visibile, con accesso negato da parte dell'hosting provider del sito, "admin.deltasoft.com.my". Una copia della pagina originale è stata comunque opportunamente salvata ed è disponibile quale allegato . Tale pagina include qualche informazione leggermente diversa da quelle fornite dal sito Fiocchi e specifica che la camiciatura, ove presente, è in ottone.
Unificando i dati della tabella del sito malese e di quella del sito Fiocchi è stata preparata la tabella allegata .
Cercando ancora in Internet si possono rintracciare altre cartucce ad ogiva frangibile: ad esempio quelle prodotte da "Delta Frangibile Ammunition", un fornitore ufficiale dell'esercito USA (cfr. http://www.army-technology.com/contractors/ammunition/delta/index.html ).
Tali cartucce, prodotte dal 1992, sono abbastanza diverse da quelle prodotte dalla Fiocchi, poiché sono interamente camiciate (in rame, pare) e perché le loro ogive hanno praticamente lo stesso peso di quelle ordinarie Parabellum. Con le Fiocchi hanno in comune una delle destinazioni d'uso (i poligoni al chiuso, per l'assenza di piombo e per la frangibilità su superfici dure) e, probabilmente, un'affinità nella composizione dell'anima, che per le cartucce di produzione USA è un composito radio-opaco a base di polimero di nylon caricato con polveri di tungsteno e rame. Anche i proiettili Fiocchi, come abbiamo visto, sono in materiale plastico e sono resi più pesanti e radio-opachi con l'aggiunta di "polveri metalliche".
Considerando che esiste una TAC del cranio di Carlo Giuliani e che, con opportune elaborazioni, da una TAC è possibile rilevare con elevata precisione la quantità e la composizione degli oggetti rappresentati (sino alla natura, talvolta, dei loro singoli atomi), anche se si tratta di piccoli frammenti magari poco visibili ad occhio nudo, non è impensabile concludere che sarebbe occorso almeno tentare di effettuare un simile esame per stabilire se in quel reperto radiologico, eseguito poco dopo la morte di Carlo Giuliani, vi siano o meno le tracce di un proiettile tradizionale. Un tale esame, che avrebbe dovuto essere eseguito --per l'assenza di ogive repertate o di frammenti di esse-- in via preliminare a qualsiasi perizia. Perizie che significano poco o nulla in assenza di reperti appartenenti all'ogiva che ha colpito la vittima.
Non risulta che un tale esame sia mai stato eseguito e, per quanto noto sinora, non è affatto scontato non rivelerebbe tracce che possano riscrivere la storia ufficiale dell'omicidio di Carlo Giuliani, un omicidio che, nonostante gli sforzi in direzione contraria, non sarà mai archiviato nella nostra memoria.
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