QUANTO IMPORTANTE E' PORTO ALEGRE?
Mi chiamo Pino Giampietro e faccio parte della Confederazione Cobas, intervengo a proposito della discussione che si e' svolta in tarda serata lunedi' 25 febbraio al Magazzino 47 durante l'Assemblea plenaria del BSF e riguardante il punto all'ordine del giorno circa il dibattito "Dopo Porto Alegre...quale movimento possibile?" che si terra' all'aula c di Medicina il 5 marzo (relatori: Vittorio Agnoletto, Social Forum mondiale; Luca Casarini, Movimento dei disobbedienti; Nadia De Mond, Marcia delle donne; Luciano Muhlbauer, S.in Cobas). Premetto che ho scarsa dimestichezza con la rete e quindi non sono solito lasciare mie testimonianze; premetto anche che sono fisicamente presente raramente alle varie riunioni del BSF (perche' insegno al serale e i miei orari non sono compatibili con quelli delle riunioni e i fine settimana sono quasi sempre impegnato in assemblee, riunioni e manifestazioni in giro per l'Italia), ma che, nei miei limiti, cerco di seguirne gli sviluppi. Ma veniamo alla questione concernente l'Assemblea su Porto Alegre; innanzitutto mi scuso con coloro che erano poco interessati all'argomento o meglio poco interessati alla presenza di questo o quel relatore che dovra' riferire su Porto Alegre. Mi scuso anche con coloro che non conoscevano le differenze che esistono tra i Cobas, in merito alle quali sinteticissimamente ricordo che Confederazione Cobas e S.in Cobas sono due organizzazioni distinte, che hanno iniziato un percorso comune verso l'unificazione, ma che tale percorso non e' stato ancora portato a termine; che cio' non ha impedito loro di portare avanti tante iniziative comuni, da ultimo quella importantissima dello sciopero generale dei Cobas e del sindacalismo di base del 15 febbraio con 150.000 in piazza a Roma (e su cui forse il BSF avrebbe dovuto essere coinvolto o lasciarsi coinvolgere maggiormente); ma nel contempo restano ancora due organizzazioni diverse che esprimono talora posizioni e punti di vista, come nel caso di Porto Alegre, differenti; fin qui poco male, anzi tutto nella normalita'. Lunedi' sera puo' darsi che alcuni/tanti dei presenti abbiano pensato che abbiamo (io per primo) dato vita ad uno spettacolo "poco edificante" per ragioni di bottega, mostrando le nostre divergenze e "lavando i panni sporchi" in pubblico; personalmente ho provato molta sofferenza ad intervenire in contrapposizione con compagni che stimo, con cui svolgo insieme pezzi consistenti di lavoro politico-sindacale, ma sono stato obbligato a farlo. Dell'assemblea su Porto Alegre nessuno di coloro che l'aveva ideata mi aveva in precedenza informato e, quando in radio ne sono venuto a conoscenza, sono cascato dalle nuvole; dopo averne parlato telefonicamente sabato mattina 23 febbraio con Felice, che mi aveva confermato l'impossibilità di allargare il parterre dei relatori, non ho potuto far altro che discutere della questione in Assemblea plenaria. Dal punto di vista del metodo su come si e' arrivati a convocare il dibattito su Porto Alegre (sembra che la decisione sia sta presa in un "summit" ristretto e successivamente comunicata) molto e' stato detto lunedi' sera circa la frettolosita' e l'assenza di coinvolgimento e discussione nella promozione dellassemblea da parte di alcun gruppo tematico del BSF, in evidente contrasto con quelli che in futuro dovranno essere gli organismi abilitati a prendere decisioni del genere. Nel merito io ho sostenuto non la sostituzione di un relatore con un altro, ma semplicemente l'allargamento del tavolo dei relatori ad un esponente della Confederazione Cobas presente a Porto Alegre, ed anche ad eventuali rappresentanti di altre forze qualora se ne fosse riscontrata l'esigenza e qualcuno ne avesse fatta esplicita richiesta. Ne' l'obiezione, secondo cui sarebbero stati troppi, regge piu' di tanto; basti pensare ai dibattiti che su Porto Alegre si stanno svolgendo in tutta Italia che vedono mediamente la presenza di 6/7 relatori; chi poi ha portato l'esempio negativo, per la presenza eccessiva di relatori, del dibattito su Genova alla festa di radio Onda d'Urto, ha fatto una gaffe clamorosa, visto che quel dibattito vide la presenza ben oltre la mezzanotte di circa un migliaio di persone. Ne' vale dire che organizzeremo un altro dibattito prima dello sciopero generale in cui potranno esprimere il proprio punto di vista la Confederazione Cobas ed altre forze assenti alla discussione su Porto Alegre, perche' questa e' la logica compensativa, da manuale Cencelli, quella logica di cui pure qualcuno mi ha tacciato. Ed inoltre non si puo' rispondere alle mia richiesta di allargamento del tavolo dei relatori con la ventilata possibilita' di far saltare l'iniziativa se si aggiungevano altri relatori o anche uno solo, addossando nei fatti a chi proponeva l'ampliamento della discussione la responsabilita' della cancellazione del dibattito. Ritengo che Porto Alegre non sia una fra le tante importanti problematiche su cui e' necessario confrontarsi, bensi' sia uno snodo fondamentale per la storia del movimento dei movimenti, ne rappresenti in qualche modo la sua anima identitaria, costituente e plurale; percio' e' indispensabile che siano rappresentate almeno le principali posizioni che, sulle tematiche centrali, a Porto Alegre si sono espresse all'interno della delegazione italiana. Penso che questo debba essere l'elemento centrale del dibattito, credo che tutti/e noi del BSF e non solo abbiamo l'interesse e il diritto/dovere di comprendere cio' che nella sua pluralita' ha espresso Porto Alegre, altrimenti, se vogliamo fare il dibattito solo per avere una grande partecipazione di pubblico, non credo che servira' a molto. Io ho posto con forza la necessita' della presenza della Confederazione Cobas non solo perche' lavoro pro domo mea, ma soprattutto perche' all'interno della delegazione italiana e del Social Forum mondiale a Porto Alegre la Confederazione Cobas ha sollevato questioni che, magari in dissenso, ma con la giusta tensione verso la ricerca di una sintesi unitaria, hanno rappresentato punti di vista differenti che in particolare hanno riguardato il documento dei movimenti sociali, il documento su guerra e terrorismo (su cui ad esempio la posizione di gran parte delle delegazioni del terzo mondo e di personaggi prestigiosi quali Noam Chomsky, Walden Bello, Hebe Bonafini, e' completamente diversa da quelle più "moderate" di Bernard Cassen e di parte delle delegazioni francesi e statunitensi o della CUT e del PT brasiliani), la discussione sui movimenti di liberazione che praticano la lotta armata, la diversita' di vedute circa una sorta di "dirigenza" mondiale del movimento, cosi' come rispetto al forum sociale europeo e sulle stesse modalità di funzionamento della delegazione italiana, nonche' sul futuro del movimento, etc... Tali questioni non mi paiono di pura lana caprina, ma molto pertinenti rispetto alle nostre finalita', a dove va il movimento dei movimenti, in un periodo in cui, oltre alle politiche repressive, di guerra e di restaurazione sociale, siamo costretti a subire le avances neanche tanto sottobanco di un centrosinistra che vorrebbe soffocarci con il suo mortale abbraccio normalizzatore. Sono sempre più che convinto che, all'interno del movimento, cio' che ci unisce sia di gran lunga superiore a quel che ci divide, ma non comprendo perche' gli elementi di diversita' (da cui comunque si puo' partire per trovare momenti di sintesi unitarie più avanzati) non abbiano la possibilita' -con grande pacatezza, ma anche con altrettanta chiarezza- di venire fuori nella maniera piu' trasparente e con il piu' ampio coinvolgimento di tutti/e. Resta il fatto che di tutto questo non so se a Brescia si potra' discutere il 5 marzo, ne' tanto meno il 7, quando i DS lanceranno la loro Porto Alegre, con la presenza della CGIL e non ovviamente della Confederazione Cobas. Qualcuno mi ha anche detto che potrei prenotarmi subito per il primo intervento (dopo quelli dei relatori) all'assemblea del 5; il fatto e' che non si parla dello sciopero generale o della mobilitazione contro la guerra o contro il razzismo per cui non c'e' bisogno di essere stato a Porto Alegre per discuterne con un minimo di cognizione di causa; io non sono stato a Porto Alegre e non so come non si voglia capire l'importanza della testimonianza diretta, che, lo ripeto, non e' solo e non e' tanto l'espressione di un'importante organizzazione interna al movimento, quanto la rappresentazione di una più larga posizione politico-sindacale-sociale; sarebbe stato molto meglio che qualcunaltro della Confederazione Cobas, presente a Porto Alegre, avesse avuto la possibilita' di farlo con pari dignita' insieme a tutti gli altri relatori. Ritengo che in tal modo si sarebbe potuto realizzare un reale arricchimento e approfondimento del dibattito. In conclusione devo constatare con inquieta amarezza che, nonostante la larghissima condivisione all'interno del BSF del metodo del consenso, della trasparenza, circolarita' e collegialita' delle decisioni, si sia accettata la logica miope ed escludente del pacchetto preconfezionato e del prendere o lasciare. Sto ancora chiedendomi il perche'. Un saluto a pugno chiuso e un abbraccio a cuore aperto a tutte e tutti.
Pino Giampietro
______________________________________________________________________
Yahoo!ADSL ti cambia la vita in Internet! http://it.yahoo.com/mail_it/foot/?http://adsl.yahoo.it L'attivazione è gratuita fino al 31/03/02