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La campagna “Disarmiamo Exa 2002” -che ha visto sul piano locale la proficua cooperazione di una rete molteplice e ampia di realtà associative, politiche e sindacali- ha avuto l’indubitabile merito di rendere chiara di fronte alla città la rilevanza mondiale dell’industria armiera (anche bellica) bresciana. La campagna ha saputo sollevare come questione grave da affrontare la produzione e il commercio di armi militari e da guerra, così come l’esistenza di un’esposizione di levatura internazionale –Exa- che per molte imprese produttrici di quelle tipologie di armi rappresenta una vetrina promozionale di primaria importanza. E’ “Disarmiamo Exa”, con l’attenzione che ha creato sui temi e i contenuti proposti (per esempio sono stati circa 50mila dall’inizio di aprile i visitatori del sito internet della campagna) e con la dimensione grande delle adesioni, a rappresentare il vero dato di novità, non certo il numero ufficiale dei visitatori di Exa 2002.
Dopo che alcuni quotidiani, vari esponenti della lobby armiera e di partiti politici avevano insistito per settimane nel creare ad arte un clima di tensione e intimidazione che annunciava chissà quali violenze e disordini di piazza, al termine delle giornate di iniziativa della campagna, in particolare dopo la manifestazione degli oltre 10mila di sabato 13 aprile (la più grande manifestazione contro la produzione armiera che da tempo immemorabile abbia attraversato le vie di Brescia), varie autorità amministrative e politiche di Brescia hanno tratto un bilancio che pone al centro il “prevalere della ragionevolezza da parte di tutti”, lobby armiera da un lato, promotori della campagna “Disarmiamo Exa” dall’altro. Ebbene, ci teniamo a rispondere che per quanto ci riguarda ragionevolezza significa anzitutto continuare a dire no con la massima chiarezza e determinazione alla guerra e alle sue armi. La campagna “disarmiamo Exa 2003” sta già iniziando, obbiettivo da praticare è la delegittimazione della produzione, del commercio e della promozione pubblicitaria di strumenti di morte quali sono le armi militari. Non esiste possibilità di conciliazione tra la produzione di armi da guerra e l’opposizione alla guerra contro le popolazioni civili del mondo.
Rileviamo inoltre che sul finire della manifestazione del 13 aprile, facendo leva sulla minaccia del ricorso alla forza militare di uno spropositato contingente di poliziotti e carabinieri, il questore e la lobby armiera hanno vietato ad una delegazione di una decina di persone del tutto pacifiche di entrare in una mostra di armi per esporre uno striscione e lanciare un messaggio universale di contrarietà alla guerra. Tale episodio è gravissimo, perché costituisce un indicatore significativo e molto preoccupante del grado di civiltà delle istituzioni e dei governanti di questa città e di questo Paese. Il divieto, imposto per ragioni chiaramente politiche e privo di qualsiasi giustificazione relativa all’ordine pubblico, è tanto più grave in quanto rappresenta l’ennesimo episodio che vede il questore di Brescia Paolo Scarpis usare l’intollerabile minaccia del ricorso alla violenza per impedire che contenuti e messaggi politici del tutto legittimi possano avere libera espressione.
Il prossimo passaggio concreto dell’iniziativa politica e sociale che contribuiamo a promuovere contro la guerra è la costituzione di un Osservatorio permanente bresciano sulla produzione e il commercio delle armi leggere, per la raccolta e la diffusione delle informazioni attraverso una rete ampia di collaborazione, anche da parte dei lavoratori delle fabbriche d’armi. Con l’Osservatorio ci proponiamo di porre l’attenzione anche sulla versione interna della guerra globale in atto, come guerra di “bassa intensità” combattuta dal potere per il controllo sulle popolazioni civili, attraverso la militarizzazione del territorio sociale, le politiche securitarie e di “tolleranza zero”, l’esclusione e la tendenziale criminalizzazione di intere fasce della società (quali ad esempio i migranti) additate come potenziale nemico pubblico. In questo quadro diventa di fondamentale importanza indagare anche l’incremento delle funzioni di controllo e repressione attribuite ai corpi di polizia, la trasformazione della loro organizzazione e delle loro competenze, quindi anche delle modalità di intervento e del tipo di strumentazione (armi letali e “non letali”) di cui dispongono.
contro la guerra militare, economica e sociale
Brescia, 16/04/2002
Centro sociale Magazzino 47
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