[Bsf] R: l'assalto finale della banda Ferrero

macio.fada a libero.it macio.fada a libero.it
Mer 24 Dic 2008 19:20:35 CET



>----Messaggio originale----
>Da: makirik a gmail.com
>Data: 24/12/2008 11.53
>A: <bsf a bresciasocialforum.org>
>Ogg: [Bsf] l&#39;assalto finale della banda Ferrero
>
>Un commissario politico a Liberazione?
>
>Piero Sansonetti  24/12/2008
>
>
>Cari amici e compagni lettori, siamo nei guai. Liberazione è a rischio, è a
>rischio la sua autonomia, la sua libertà, cioè gli elementi essenziali che
>garantiscono che un giornale sia un giornale.
>Vi riassumo gli avvenimenti delle ultime 24 ore (che hanno provocato lo
>sciopero dei giornalisti di Liberazione, e oggi hanno prodotto una nota
>ufficiale, molto molto severa, del sindacato). E' successo questo: lunedì
>pomeriggio si è riunita la Direzione del Prc e ha bocciato (a stretta
>maggioranza) il piano di ristrutturazione e di rilancio del giornale, che
>era stato varato dal consiglio di amministrazione (e alla cui stesura avevo
>partecipato). Non è stata presentata nessuna motivazione ragionevole per
>questa decisione. Bocciato e basta. Il piano, che prevedeva l'annullamento
>del deficit e dunque un bilancio in pareggio, era stato accolto come base 
di
>trattativa dal sindacato dei giornalisti e dal comitato di redazione. Oggi
>la trattativa si sarebbe dovuta aprire. Ma è saltata. La bocciatura da 
parte
>del partito - di per sé - non ha peso giuridico, ma è un siluro politico
>formidabile, che mette a rischio la sopravvivenza del giornale. Alla
>bocciatura del piano, la direzione del Prc (sempre a stretta maggioranza) 
ha
>fatto seguire altre due decisioni. La prima - gravissima - è quella di
>chiedere la revoca del consiglio di amministrazione del giornale, con un
>vero e proprio colpo di mano, forse inedito nella storia dell'editoria
>italiana del dopoguerra. La seconda è quella di annunciare la probabile
>vendita del giornale ad un editore privato. Il nome dell'editore doveva
>restare segreto, ma noi lo abbiamo scoperto: si tratta di Luca Bonaccorsi,
>una persona che noi conosciamo bene e con il quale abbiamo anche rapporti 
di
>simpatia, ma che finora - lo sottolinea la nota dell'Fnsi - come editore 
non
>ha dato molte garanzie (e deve affrontare diverse cause di lavoro avviate
>dai suoi dipendenti o ex dipendenti). Tutto questo è successo lunedì sera.
>Ieri abbiamo saputo delle cose che hanno ancora accresciuto il nostro
>allarme, e anche - lo confessiamo - il nostro incredulo stupore. E cioè
>siamo venuti a sapere che esiste una proposta di accordo, messa nero su
>bianco dall'editore Bonaccorsi, che la presenta come il riassunto «delle
>intese intercorse fino ad oggi» con i rappresentanti della proprietà (e
>dunque del partito).
>In queste intese ci sono tre cose, tra le altre, che colpiscono e lasciano
>interdetti. La prima riguarda l'impegno a difendere «gli attuali livelli
>occupazionali», e cioè a «non licenziare». E' vero che questo impegno viene
>assunto solennemente, come effettivamente era stato assicurato lunedì
>durante la riunione della Direzione, ma con un piccolo codicillo che recita
>così: «compatibilmente con lo sviluppo della società editrice conseguente 
al
>suo rilancio». Che vuol dire? Che se per caso questo rilancio non ci sarà,
>come è un po' più che probabile, l'editore potrà ristrutturare l'azienda
>come meglio credere e mandare a casa chi pare a lui.
>
>La seconda cosa che colpisce riguarda l'autonomia generale del giornale,
>dichiarata apertamente un pericolo da abbattere. Dice testualmente
>l'accordo: «gli obiettivi dell'operazione: ...tutela del controllo della
>linea politica del giornale da parte della segreteria del partito». Ora, a
>me hanno detto che esageravo quando paragonavo certe idee sulla libertà
>dell'informazione alle idee brezneviane. Però dovete ammettere che questo
>concetto, secondo il quale la segreteria del partito è titolare della linea
>del giornale, in Occidente non era mai stato dichiarato. Altro che
>bollettino di partito!
>La terza cosa che lascia davvero interdetti è la proposta di doppia
>direzione. E' scritto testualmente nell'accordo che ci sarà un direttore
>responsabile che però non avrà voce sulla linea politica del giornale e
>addirittura non potrà decidere chi sono gli editorialisti e quali 
editoriali
>pubblicare. Ora voi capite che un direttore che non può decidere chi scrive
>l'editoriale, né può scriverlo lui, più che un direttore è un cretino.
>Questo mezzo direttore dovrà occuparsi solo della cronaca e della cultura,
>sempre che i temi culturali non investano scelte di linea politica. Tutto 
il
>resto spetterà ad una figura definita «direttore politico editoriale»,
>designato dal partito e che avrà poteri assoluti. Un vero e proprio
>commissario politico. Tutto questo, naturalmente, in violazione del
>contratto nazionale di lavoro. Ma la violazione del contratto di lavoro non
>è neppure l'aspetto più grave: l'aspetto più grave è la violazione di
>qualunque idea di libera informazione e di qualunque rispetto per
>l'autonomia e per i diritti dei giornalisti. E' la concezione totalitaria,
>che sembra persino un po' una farsa, una esagerazione caricaturale di
>vecchie idee autoritarie degli anni 50.
>Diciamo che di positivo, in questo preaccordo, c'è solo una cosa: che è un
>"preliminare" d'accordo, una specie di compromesso di vendita, ma non è
>ancora definitivo. Ritengo abbastanza probabile che sia frutto di un
>equivoco o di qualche problema di "impreparazione" in chi ha trattato
>l'affare. Francamente sono convinto che Paolo Ferrero non possa far passare
>una cosa del genere, e per di più farlo furtivamente nei giorni delle
>vacanze natalizie, e oltretutto attraverso il «putsch» dell'esautoramento
>del consiglio di amministrazione.
>Noi siamo qui per sollecitare un ripensamento, e per ribadire che questa
>redazione è disponibile ad ogni trattativa per salvare il giornale. Diciamo
>la verità: non è rimasto più molto a sinistra, non ci sono grandi segnali 
di
>vita. Liberazione è uno dei pochi «organismi viventi». Che senso ha tentare
>di raderla al suolo? Qual è il motivo vero? Perché è un giornale contrario
>alle dittature? Perché non ama il muro di Berlino? Perché è troppo amica
>degli omosessuali e delle femministe? Perché fu troppo libera e critica col
>governo Prodi? Perché aspira a un nuovo soggetto unitario della sinistra?
>Perché non ama i riti e le burocrazie di partito? Perché troppe volte
>antepone il culto della libertà a tutto il resto? O addirittura perché è
>troppo radicale nelle sue battaglie a difesa degli immigrati, o a difesa 
dei
>lavoratori, dei loro diritti, delle lotte della classe operaia?
>Non è possibile dare una risposta positiva a nessuna di queste domande. A
>nessuna. Allora forse c'è ancora il tempo per ricominciare a dialogare. Per
>cercare una via di salvezza di questo patrimonio, che non appartiene a
>nessuno, che è di tutta la sinistra e che è una ricchezza, che non può
>essere dispersa, per il sistema dell'informazione. Cancelliamo quella
>proposta di accordo e ricominciamo daccapo.
>-------------- parte successiva --------------
>Un allegato HTML è stato rimosso...
>URL: <http://lists.circolab.
net/pipermail/bsf/attachments/20081224/4de6d819/attachment.htm>
>_______________________________________________
>Bsf mailing list
>https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf
>

ma chi sei che si permette di chiamare "banda" dei compagni ? vergognati, 
stronzo !!


Maggiori informazioni sulla lista Bsf