[Bsf] ancora sul ciad in fondo breve sintesi della misna

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Dom 10 Feb 2008 08:07:30 CET


7/2/2008 - “La situazione appare relativamente tranquilla questa
mattina a N’Djamena. La gente sta tornando gradualmente a circolare
per le strade e alcuni negozi stanno riaprendo” dice alla MISNA una
fonte religiosa contattata nella capitale. Secondo l’ultimo bilancio
fornito dal Comitato Internazionale della Croce Rossa da N’Djamena,
sarebbero in totale 160 le vittime e circa un migliaio i feriti provocati
dai combattimenti dei giorni scorsi. “Ottanta corpi sono stati già
raccolti ma ne restano almeno altrettanti” ha detto il capo
delegazione del Cicr, Thomas Merkelbach, precisando che i cadaveri
recuperati sono stati seppelliti in due fosse al cimitero della capitale e
che tra loro non c'erano bambini. Intanto, secondo fonti militari del Ciad
citate da agenzie internazionali, decine di veicoli dei ribelli sarebbero
state localizzate circa 400 chilometri a est della capitale; si
tratterebbe, ma è difficile avere conferme, di due colonne di gruppi
armati provenienti dall’est e da N’Djamena riunitesi nei
pressi della regione di Mongo, ma non è chiaro se siano o meno in
movimento e quale sarebbe la loro destinazione.

CIAD
  9/2/2008   20.05
  “FLASH”: RIBELLI SOSTENGONO DI CONTROLLARE IL CENTRO DEL PAESE
  Altro, Brief
  I ribelli ciadiani, riuniti nel Comando militare unificato, hanno
dichiarato oggi che controllano il centro del paese, in particolare le
località di Mongo e Bitkine, situate a circa 500 chilometri da
N’Djamena. All’agenzia ‘Reuters’, Ali Ordjo
Hemchi, portavoce dei ribelli, ha detto: “Le nostre forze sono in
contatto con altre guarnigioni dell’esercito che intendono
disertare. Ci aspettiamo di conquistare presto altre città”. Fonti
umanitarie avrebbero confermato la presa di Mongo, di cui si aveva avuto
notizia già nei giorni scorsi, mentre non sono ancora giunte
informazioni certe su Bitkine. “Il nostro obiettivo resta quello
di rovesciare il regime di N’Djamena ma vogliamo evitare
combattimenti nelle città” ha detto ancora Hemchi, sostenendo,
contrariamente a quanto afferma il governo, di aver sconfitto le truppe
regolari nella battaglia della scorsa settimana, e grazie alle defezioni
tra i militari. “Vogliamo spingere l’esercito a lasciare la
capitale” ha concluso Hemchi. [FB]

CIAD
  9/2/2008   18.15
  CRONACHE DA N’DJAMENA (11): Un altro inedito, per l’Ebdomadario
  Economia e Politica, Standard
  “Aprile 2006. I ribelli assediano N’Djamena. La Francia,
costretta a scegliere tra un presidente eletto malamente nel 2001 e
ribelli che si ritiene armati dal Sudan, sceglie di sostenere Idriss
Déby, fornendogli informazioni e un supporto logistico”: Febbraio
2008. I ribelli assediano N’Djamena (Déby è stato rieletto
“malamente” nel 2006) e la Francia fa la stessa scelta.
Inizia con un raffronto diretto tra le ultime due crisi che hanno scosso
il Ciad, l’articolo di Thomas Mélonio, delegato per l’Africa
del Partito Socialista francese, pubblicato ieri da
‘Libération’. “La storia si ripete” osserva
Mélonio “una tragedia per i civili ciadiani, vittime collaterali
del conflitto, secondo un’espressione corrente, e per il concetto
stesso di democrazia in Ciad”. Una crisi prevedibile, ma anche
evitabile. “Nel 2005 il presidente modifica la Costituzione per
ottenere un terzo mandato. Silenzio assordante del governo francese.
L’opposizione si struttura in un coordinamento a difesa della
Costituzione… Il clan presidenziale, diviso, indebolito dalle
defezioni, privo di ogni sostegno popolare, sembra fragile”. I
ribelli marciano allora su N’Djamena e la Francia “presa
alla sprovvista, sostiene Déby in fretta e nella più grande
opacità…”. Nel maggio 2006, si va alle presidenziali,
boicottate dall’opposizione: “I seggi elettorali sono vuoti,
le urne anche, eppure l’affluenza ufficiale è del 70%. Déby vince
in condizioni ‘dantesche’ ma resta sostenuto dalla
Francia”. Parigi, che finanzia un dispositivo di oltre 1000
soldati ed è tra i primi paesi donatori del Ciad, “si disinteressa
del dialogo politico e ‘dimentica’ ogni tentativo di
promuovere una transizione democratica”. La storia sarebbe potuta
essere diversa, sostiene Mélonio, se il governo di N’Djamena
avesse voluto il dialogo con l’opposizione politica e armata e
Déby fosse stato pronto a concessioni, “ma sorprende che la
Francia e l’Europa non abbiano avuto nulla da esigere da
lui”; in più, “è preoccupante – da parte della Francia
- il sostegno incondizionato e già ribadito a Déby”. Oggi, secondo
l’autore, prima del dispiegamento della forza ‘Eufor’
“le ostilità dovranno cessare, dovrà essere convocato un
‘tavolo del dialogo’ nazionale e, infine, elezioni libere e
trasparenti”. Ma con i nuovi arresti di esponenti
dell’opposizione politica non si profila una soluzione
‘amichevole’. “Francia e Europa – conclude
Mélonio - dovranno far valere tutto il loro peso per incoraggiarne la
liberazione”. [FB]




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