[Bsf] allegra guerra in cui siamo coinvolti come unione europea

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Dom 10 Feb 2008 07:53:08 CET


CIAD
  9/2/2008   14.45
  CRONACHE DA N'DJAMENA (7): Permane una calma tesa...
  Altro, Standard
  “Automobili e carri armati bruciati sui marciapiedi, edifici in
macerie, alberi divelti, cavi della luce spezzati e cadaveri per le
strade. L’inferno deve essere un po’ così…”: lo
dice padre Renzo Piazza, missionario comboniano contattato stamani dalla
MISNA a N’djamena, descrivendo lo scenario che gli si è presentato
davanti agli occhi ieri, quando ha lasciato la sua casa nella zona nord
di N’djamena, per recarsi in quella dei gesuiti in un’altra
area della città. Nei tre chilometri che separano le due zone,
“non più di 10 minuti di macchina” precisa il missionario,
padre Piazza ha visto solo una parte dei danni provocati dagli intensi
combattimenti avvenuti nel fine settimana tra ribelli ed esercito
governativo. “Una situazione terribile. Uno scenario di
distruzione impressionante che fa male” aggiunge il missionario,
il quale, nei giorni in cui infuriava la battaglia, era rimasto, come
tutti gli abitanti di N’djamena, chiuso in casa. Conferme alle
parole di padre Piazza arrivano anche da fonti umanitarie internazionali
ancora presenti a N’djamena. “I cadaveri per le strade sono
ancora quelli dei combattimenti del fine settimana. Nessuno finora è
riuscito a raccoglierli. Si resta chiusi in casa il più possibile e
anche il personale Onu ancora in città esce solo a bordo di
blindati” dice un’operatrice umanitaria che chiede di
restare anonima perché non autorizzata a parlare con la stampa. Nessuno
finora se l’è sentita di fornire bilanci. Solo il Comitato
internazionale della Croce Rossa (Icrc) ha riportato una
“stima” in cui si segnala almeno un migliaio di feriti.
“Non sappiamo se i morti sulle strade di N’djamena includono
anche civili” dice alla MISNA Maurizio Giuliano, portavoce
dell’Ufficio per il coordinamento degli Affari Umanitari delle
Nazioni Unite (Ocha) in Ciad che dal confinante Camerun, dov’è
stato trasferito nei giorni scorsi insieme con il resto del personale
Onu “non essenziale”, sta coordinando la raccolta di
informazioni sulla crisi a N’djamena. Qualche elemento di
chiarezza potrebbe arrivare nelle prossime ore dalla Croce Rossa che a
N'Djamena può contare sull’attività di circa 200 volontari locali.
Se la calma di ieri e oggi durerà, il personale dell’Icrc potrebbe
iniziare già oggi la raccolta dei cadaveri nelle strade. In una nota
diffusa ieri l’Icrc precisava che la “situazione in città
resta incerta”, sottolineando che i quartieri più interessati
dalle violenze e nei quali ci sarebbe stato il maggior numero di vittime
sono quelli della Moschea (dove si trovava la sede della Radio
nazionale, distrutta sabato dai ribelli) e di “Bololo”. E in
città per ora la tensione non svanisce, nel timore di nuovi scontri. Le
dichiarazioni della Francia, che per bocca del suo presidente, Nicolas
Sarkozy, oggi ha lasciato intendere di essere pronta a intervenire a
fianco del governo di N’djamena (“La Francia farà il suo
dovere” ha detto) potrebbero riaccendere in qualsiasi momento le
violenze. Preoccupano anche le voci di gruppi di ribelli del Darfur
(soprattutto del Jem, movimento per la giustizia e l’uguaglianza)
diretti nella capitale a sostegno di Deby e le dichiarazioni di
esponenti del governo che sembrano rifiutare qualsiasi negoziato.[CO]




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