[Bsf] Fw: [BSF] Adista: la Cei continua a fare affari con le 'banche armate'

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Mar 15 Gen 2008 12:33:35 CET


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Subject: [BSF] Adista: la Cei continua a fare affari con le 'banche armate'


15 - 01 - 2008
Adista: la Cei continua a fare affari con le 'banche armate'

Dal sito dell’Istituto per il sostentamento del clero della CEI
Tra i conti correnti aperti in 33 istituti di credito dall’Istituto per
il sostentamento del clero della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) si
trovano ben 13 banche che – in base ai dati dell'ultima Relazione del
governo sulle esportazioni di armi italiane nel mondo – collaborano
attivamente al commercio di armi italiane. Lo rivela un'inchiesta di
Adista, il settimanale di "fatti e notizie del mondo cattolico", curata
da Luca Kocci e disponibile online.

Il settimanale ha "spulciato" la lista delle banche in cui la Cei ha
aperto conti correnti per l'invio di offerte a sostegno dell'attività
dei sacerdoti e, confrontandolo con l'elenco delle banche che - in base
alla Relazione ufficiale della Presidenza del Consiglio - forniscono
servizi in appoggio al commercio di armi italiane (qui l'elenco 2007 in
.jpg) ha scoperto che 13 banche indicate dalla Cei fanno parte della
lista delle cosiddette "banche armate".

Tra gli istituti in questione ci sono quelli del gruppo Intesa–San Paolo
(Banca Intesa, San Paolo Imi e Cassa di Risparmio di Bologna) che nel
corso del 2006 hanno movimentato oltre 495 milioni di euro, cioè un
terzo dell’intero volume di affari dell’export di armi italiane
autorizzato dal governo, pari a 1.492 milioni. "Va detto - commenta
Adista - che nell’estate 2007 il gruppo Intesa–San Paolo ha annunciato
di sospendere la partecipazione a operazioni finanziarie che riguardano
il commercio di armi. la Campagna ‘banche armate’, pur valutando
positivamente la dichiarazione, attende di verificare l’effettivo
mantenimento dell’impegno, che potrà essere valutato solo con la
prossima Relazione del governo".

"Oppure come Unicredit, al terzo posto della classifica delle "banche
armate" con oltre 86 milioni di euro. O come il Banco di Brescia con 83
milioni di euro (che però ora fa parte, del gruppo Unione Banche
Italiane il quale, ad ottobre, ha annunciato norme più restrittive in
merito alla partecipazione al commercio di armi); la Banca Nazionale del
Lavoro (80 milioni), la tedesca Deutsche Bank (78 milioni) e, con 38
milioni di euro, il gruppo Capitalia (Banco di Sicilia e Banca di Roma,
che nel 2005 sponsorizzò anche la Giornata Mondiale della Gioventù di
Colonia, con Benedetto XVI). E poi una serie di banche ‘minori’ (Banca
Popolare di Milano, Cassa di Risparmio di Firenze, Banca popolare
dell’Emilia Romagna e Banco di Sardegna) che sono tuttavia coinvolte,
sebbene con importi più bassi, nell’appoggio al commercio delle armi".

"Probabilmente i procacciatori di fondi della Conferenza episcopale
italiana ignorano che da otto anni alcune riviste cattoliche – 'Missione
Oggi' dei saveriani, 'Nigrizia' dei comboniani e "Mosaico di Pace,
promosso da Pax Christi – conducono una campagna di pressione (e di
boicottaggio) contro le "banche armate", cioè gli istituti di credito
che collaborano al commercio internazionale di armi" - commenta Adista.

"Ma non leggono con particolare attenzione nemmeno i messaggi papali
della Giornata mondiale della pace, compreso l’ultimo di Benedetto XVI:
"Si deve registrare con rammarico l'aumento del numero di Stati
coinvolti nella corsa agli armamenti" anche per responsabilità dei
"Paesi del mondo industrialmente sviluppato che traggono lauti guadagni
dalla vendita di armi", scrive il papa, auspicando "la mobilitazione di
tutte le persone di buona volontà per trovare concreti accordi in vista
di un'efficace smilitarizzazione". Altrimenti, forse, non avrebbero
scelto, come partner finanziari della campagna per il sostentamento del
clero attraverso le "offerte deducibili", proprio molte banche coinvolte
nel mercato degli armamenti - aggiunge Adista.

Il settimanale ha contattatto la CEI, il Servizio per la promozione del
sostegno economico alla Chiesa cattolica e l’Ufficio Nazionale per le
Comunicazioni Sociali ma "nessuno intende dare spiegazioni" - commenta
laconico.

Ha risposto invece don Fabio Corazzina, coordinatore nazionale di Pax
Christi, una delle associazioni impegnate nella Campagna di pressione
alle "banche armate" che chiede: "Perché non togliere quel velo di
pudore e omertà che spesso accompagna i criteri dell’uso del denaro
anche all’interno della Chiesa?". "Sembra a volte - continua don
Corazzina - che nella Chiesa valga il criterio del fine che giustifica i
mezzi. Si proclama in tutti i modi la necessità del disarmo nei
documenti e interventi ufficiali e poi si finge il nulla e ci si
appoggia alle maggiori banche armate italiane ed estere. Ma è evangelico
per la Chiesa fare profitti investendo nel commercio di armi?". E il
sacerdote non manca di denunciare un fatto che spesso le comunità
ecclesiali fingono di non conoscere: "Spesso, le banche si rivolgono
alle parrocchie o agli organismi della Chiesa, offrendo condizioni
particolarmente favorevoli. Crediamo sia moralmente doveroso chiederci
come e dove investono questi istituti bancari. Non possiamo accettare il
criterio che, avendo dei soldi, li dobbiamo far fruttare al meglio,
senza interrogarci sul modo".

Insomma - per parafrasare il messaggio del sito dell’Istituto per il
sostentamento del clero - se "i sacerdoti aiutano tutti", non c'è
bisogno che aiutino anche le banche che fanno affari con le armi. [GB]

(Unimondo.org, lunedì, 14 gennaio, 2008)



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