[Bsf] La guerra segreta degli italiani in Afghanistan

felice mometti felmarg a tin.it
Mer 16 Gen 2008 12:48:56 CET


da Peacereporter 15 gennaio 2008

Operazione ‘Sarissa’
La guerra 
segreta degli italiani in Afghanistan

La situazione in Afghanistan è 
drasticamente peggiorata nell’ultimo anno. Il 2007 (chiusosi con oltre 
7mila morti, di cui almeno 1.400 civili uccisi in gran parte dai 
bombardamenti aerei della Nato) è stato l’anno più sanguinoso dalla 
caduta dei talebani (anche per la stessa Nato: 232 i soldati 
occidentali morti). Secondo un recente rapporto del Senlis Council 
intitolato ‘Afghanistan sull’orlo del precipizio’ i talebani 
controllano il 54 percento del territorio afgano, sono attivi in un 
altro 38 percento (compresa la provincia ‘italiana’ di Herat) e 
minacciano ormai la stessa capitale Kabul (la cui difesa è ora 
responsabilità dei soldati italiani). 

In primavera è prevista un’
offensiva talebana senza precedenti, in vista della quale Stati Uniti e 
Nato pretendono un maggiore impegno bellico da parte di tutti gli 
alleati, Italia compresa. Al vertice annuale della Nato (in aprile a 
Bucarest) all’Italia verrà perentoriamente chiesto di mandare i nostri 
soldati a combattere. Cosa che, seppur in maniera limitata, già avviene 
da un anno e mezzo all’insaputa del popolo italiano e in aperta 
violazione della nostra Costituzione. 

Dall’estate 2006, infatti, è 
operativa nell’ovest dell’Afghanistan la Task Force 45 (“la più grande 
unità di forze speciali mai messa in campo dall’Italia dai tempi dell’
operazione Ibis in Somalia” secondo l’esperto militare Gianandrea 
Gaiani) comprendente i Ranger del 4° Alpini, gli incursori del 
Comsubin, il 9° Col Moschin e il 185° Rao della Folgore. In tutto circa 
duecento uomini, impegnati fin dal settembre 2006 nell’operazione 
segreta 'Sarissa' (la lancia delle falangi oplitiche macedoni) volta a 
combattere i talebani a fianco delle Delta Force statunitensi e delle 
Sas britanniche, in particolare nella provincia occidentale di Farah. 

L’ultima battaglia a cui gli italiani hanno preso parte risale allo 
scorso novembre (riconquista del distretto del Gulistan), quando sono 
entrati in azione gli elicotteri da attacco italiani A-129 Mangusta e i 
cingolati da combattimento Vcc-80 Dardo in dotazione ai bersaglieri del 
1° reggimento della brigata Garibaldi, giunti in Afghanistan lo scorso 
maggio. Data dalla quale la Tf-45 impegnata nell’operazione Sarissa può 
contare anche sull’appoggio dei nostri aerei spia Predator e degli 
elicotteri da trasporto e assalto Sh-3d. 

Durante il governo Prodi l’
impegno militare italiano in Afghanistan è costantemente aumentato sia 
numericamente (oggi l’Italia ha in quel Paese 2.350 soldati, 550 in più 
di quelli schierati durante il governo Berlusconi) che qualitativamente 
(truppe e mezzi da combattimento). 
Nei giorni scorsi il 
sottosegretario alla Difesa, Lorenzo Forcieri, ha dichiarato che “non 
bisogna illudersi: dovremo restare in Afghanistan molto a lungo”. Il 
governo italiano continua a parlare di un “ripensamento della 
strategia” della Nato in Afghanistan, auspicando un maggior 
coinvolgimento dell’Onu e una conferenza di pace. Anche secondo gli 
Stati Uniti è il momento di dare una svolta alla missione, ma in senso 
opposto: a dicembre il capo del Pentagono, Robert Gates, ha dichiarato 
che in Afghanistan “la Nato deve spostare la sua attenzione dall’
obiettivo primario della ricostruzione a quello di condurre una 
classica controinsurrezione”. 

Alla luce di tutto questo, quale sarà 
il comportamento Suo e del Suo partito al momento del voto sul 
rifinanziamento alla missione in Afghanistan?

Enrico Piovesana




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