[Bsf] migliaia di Rom e Sinti insieme a Roma contro pogrom e razzismo

Luigino Beltrami luigino.beltrami1 a tin.it
Lun 9 Giu 2008 01:12:25 CEST


migliaia di Rom e Sinti insieme a Roma contro pogrom e razzismo


  Contro i pogrom, corteo di rom e non solo a Roma


      Giovanna Nigi



Sfilano cantando, allegri nonostante il clima di intolleranza (che altro 
è la tolleranza zero?) e la paura, due motivazioni forti che li hanno 
convinti a sfilare con un triangolo marrone con impressa una Z incollato 
sulle magliette. Era quella Z che, come la stella gialla per gli ebrei, 
segnava il loro destino di deportati nei campi di sterminio nazisti. Ora 
la appuntano sui vestiti da festa, come una medaglia per un popolo che 
non ha mai avuto un esercito, né un carcere né uno stato. E ora 
rivendica la sua possibilità a vivere lo stesso, senza essere cacciato, 
bruciato, picchiato, ucciso.

"Figli dello stesso padre" è lo striscione di apertura del corteo, a 
seguire "Ogni popolo è una ricchezza per l'Umanità" "Non si può 
condannare un popolo" "No all'informazione razzista". Sfilano davanti al 
Colosseo, davanti anche al grande manifesto della Fao che chiede il 
diritto al cibo per tutti.

E ancora: "I Rom non hanno mai fatto la guerra!" Accanto a loro l'Arci, 
l'Aizo, la Comunità di S.Egidio, tanti amici e gli anarchici, perché, 
come diceva Fabrizio de Andrè che di Rom e Sinti se ne intendeva: «In 
fondo sono loro gli anarchici veri, perché non hanno confini da 
difendere né motivi per fare le guerre».




Lo striscione "Basta razzismo contro i rom" ha aperto il corteo di 
domenica pomeriggio indetto per la prima volta dai Sinti e dai Rom, che, 
come spiega Santino Spinelli, docente universitario, musicista, 
presidente dell'Associazione /Thèm Romanò/, e rom, «non vogliono più 
essere rappresentati da nessun altro che da loro stessi. Bisogna far 
capire alle persone che si fidano solo dei luoghi comuni che noi non 
siamo nomadi per cultura, e che i campi nomadi devono sparire, sono una 
vergogna per tutti. È terribile ritrovarci in piazza per ribadire quello 
che è un elementare diritto, quello all'esistenza... Io non sono un 
politico, non voglio esserlo, e vorrei continuare a fare quello che 
faccio, ma non posso non gridare la mia indignazione contro un clima di 
terrore che mette a rischio ogni giorno la nostra sicurezza e la vita 
dei nostri figli. E un'altra cosa vorrei che gli italiani capissero:non 
è con i loro sold; che si deve risolvere il problema abitativo dei Rom, 
ci sono i fondi stanziati per questo dalla Comunità Europea: che non si 
facciano strumentalizzare da chi ha sempre bisogno di un capro 
espiatorio, quando le cose vanno male».



Sono qualche migliaio - loro dicono 5 mila tra tutti - ma per loro, e 
per "le persone di buona volontà" che si sono unite alla loro 
manifestazione, è comunque un grande successo. «Tutto comincia dal 
basso, con le piccole cose» dice Daniela, rom e italiana come Santino 
Spinelli, come la maggior parte dei Rom che si sono dati appuntamento al 
Colosseo per arrivare al Villaggio Globale, che è stato "ripulito" da 
poco dal campo rom che vi si era istallato. Molti stanno in Italia da 40 
anni e più e rivendicano la cittadinanza italiana. E c'è anche chi ce 
l'ha, essendo uno zingaro italiano, comunità che esistono nel nostro 
Paese dal XVII secolo. Sono un popolo antico, e le comunità che 
risiedono in Europa fanno parte della cultura del Vecchio continente e 
della sua "babele" di genti da cinque secoli. Molti sono i professori e 
i ricercatori universitari che hanno mandato, su questa base, attestati 
di solidarietà.

«Vedi?», dice entusiasta, «siamo venuti qui da tutta Italia, e vogliamo 
vogliamo farci conoscere da voi, comunicare con la nostra musica, la 
nostra cucina...perché non ci invita mai nessuno a quelle trasmissioni 
dove si parla di cucina, per esempio...sarebbe un modo per iniziare a 
capirci meglio». Daniela i suoi bambini li manda a scuola regolarmente: 
«Certo che li mando a scuola, e se ho dei problemi per andarli a 
prendere so che posso sempre contare su qualcuno della mia famiglia, 
ecco, per noi esistono ancora quei legami che voi avevate prima di 
diventare ricchi e avere le baby sitters...noi ci aiutiamo fra noi, 
siamo una comunità solidale, e questi nostri valori vorremmo metterli a 
disposizione di tutti, vorremmo che fossero patrimonio di tutti, perché 
possono servire anche a voi...».

A chiudere la manifestazione - la prima in Italia fatta insieme da Rom e 
Sinti - sono le parole di un gitano spagnolo che parla dell'utopia di un 
mondo tollerante come di «una realtà tardiva». E le parole di sostegno 
dell'Associazione nazionale partigiani italiani e dell'Associazione ex 
deportati. Perchè il popolo zingaro, gitano, gypsy, è l'ultimo della 
Terra per potere e prestigio internazionale. E il primo a essere 
perseguitato dai regimi dittatoriali.

 





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