[Bsf] R: R: A proposito del congresso di Rifondazione
plovitale a virgilio.it
plovitale a virgilio.it
Mer 25 Giu 2008 13:59:26 CEST
Esistono persone che non si riconoscono nè si sono riconusciute nel
passato in rc, come il sottoscritto, che non capiscono perchè dobbiamo
sempre polemizzare tra di noi mentre la destra, passo dopo passo, sta
diventando culturalmente egemone. Ciò in cui crediamo non è scontato
per molti, e nessuno capisce perchè chi ha gli stessi obiettivi è in
perenne polemica con i propri simili. Mi piacrebbe leggere proposte
operative sul da farsi oggi, ma veramente operative.
paolo
----
Messaggio originale----
Da: a.zinelli a alice.it
Data: 25-giu-2008 11.37
AM
A: <sinistracritica1 a yahoo.it>, "brescia social forum"
<bsf a bresciasocialforum.org>
Ogg: [Bsf] R: A proposito del congresso
di Rifondazione
Quanta fretta!
A me pare che si tratti in buona parte
della espressione della profezia che
tende ad autorealizzarsi, del
desiderio che spinge alla propria
soddisfazione.
Del resto non mi
sembra che le masse abbiano subito palingenesi con
l'apparire di una
Sinistra Critica all'orizzonte.
Anch'io ho il mio "l'avevo detto".
L'avevo detto in Comitato politico a
Brescia che lo scontro tutto
aprioristico tra le due due tendenze egemoni
nella maggioranza di
Rifondazione - diciamo la corrente zipponiana - e alla
minoranza -
diciamo la corrente autorevolmente rappresentata da Felice -
sarebbe
stato disastroso, ed avrebbe portato alla comune rovina dei gruppi
in
lotta. E l'ho scritto anche sulle mailing lista bresciane, in una
amichevole polemica con Fernando.
Detto questo, rimane tutto da vedere
il "che fare", visti gli scenari
apocalittici mondiali che abbiamo
davanti, e l'assoluto deserto di proposte
che abbiano almeno la
potenzialità di essere feconde.
Al momento mi pare prevalga, in alcuni,
la nostalgia di quando si poteva
prendersela esclusivamente col
"governo amico" - che amico non era per
nulla, sono perfettamente
d'accordo. Ed in mancanza del governo amico, che
cosa di meglio che
prendersela con il (presunto) cadavere amico?
Non mi paiono
esercitazioni molto promettenti.
Attilio.
-----Messaggio
originale-----
Da: bsf-bounces a bresciasocialforum.org
[mailto:bsf-
bounces a bresciasocialforum.org] Per conto di Sinistra Critica
Inviato:
mercoledì 25 giugno 2008 0.54
A: bsf a bresciasocialforum.org
Oggetto:
[Bsf] A proposito del congresso di Rifondazione
A proposito del
congresso di Rifondazione
Non saremmo entrati nel congresso del Prc
se non avessimo osservato che
rischia di finire in Tribunale. Come non
restare basiti rispetto alla deriva
di un partito la cui storia abbiamo
considerato chiusa con l'andata al
governo e dal quale siamo usciti
alcuni mesi fa ma del quale non prevedevamo
un epilogo così
sconfortante.
A sentirci chiamare in causa, in particolare, è stata la
diatriba rispetto
ai congressi camuffati, alle accuse di gonfiare gli
iscritti, di alterare il
risultato finale. Che scoperta! Al congresso
di Venezia, l'ultimo al quale
abbiamo partecipato, il congresso che ha
dato il via libera a una politica
sciagurata, era stato Gigi Malabarba,
allora capogruppo al Senato, a
intervenire dalla tribuna parlando di
quello strano animale che aveva
popolato, alterandolo, quel congresso:
"il cammello". Dalla sala erano
arrivati solo fischi - oltre agli
applausi convinti delle minoranze - e
sberleffi e il povero Malabarba
si era dovuto sorbire una violentissima
replica dell'allora segretario
che si era sentito offeso per l'accusa. Bene,
oggi il cammello è
tornato di attualità solo che coloro che ne beneficiarono
in quel
congresso si accorgono oggi della sua pericolosità. Pensate cosa
sarebbe accaduto se, in virtù di una partecipazione regolare ai
congressi da
parte degli iscritti, a Venezia la maggioranza non avesse
raggiunto il 50%
o l'avesse superato di un soffio, quale altra politica
racconteremmo oggi. E
invece assistiamo al disastro della sconfitta
elettorale e alla miseria che
la commenta.
Ma, in fondo, di che si
discute in questo congresso del Prc? Di poco, ci
pare. Non delle
ragioni della sconfitta, non di un bilancio autocritico
serio, che
rimetta in discussione un gruppo dirigente complessivamente
responsabile della catastrofe; non della egemonia culturale che la
destra ha
guadagnato grazie anche al "concorso morale" di una sinistra,
compresa
quella estrema, che si è baloccata nell'illusione di poter
governare gli
spiriti animali del capitalismo. Da fuori, ci pare che si
discuta
esclusivamente di chi conserverà la titolarità di quel partito,
conservandone simbolo, cassa e...immobili. Un po' poco per ricostruire
la
sinistra.
Il punto è che se non si fa un'analisi seria sulla ragione
di fondo della
sconfitta, la perdita di relazioni sociali,
l'istituzionalismo e il
carrierismo imperanti, la perdita di legami di
massa, non si va lontano. E
non si va lontano se non si fa un lavoro
ancora più importante.
Il mondo attuale si caratterizza per due
elementi complementari: il massimo
di distruttività del capitalismo e
la possibilità effettiva di uno
sprofondamento nei meandri oscuri della
barbarie; allo stesso tempo, la
perdita di credibilità di un discorso
anticapitalista. Ma questa credibilità
è stata persa in gran parte per
gli errori e le presunzioni dei gruppi
dirigenti della sinistra, quelli
del Pd e quelli della Sinistra "radicale".
Così che un discorso
alternativo ha oggi bisogno di tempo, di prove sul
campo ma anche di
una generazione politica nuova. Non solo un generazione
giovane ma
anche un insieme di uomini e donne privi di responsabilità
pesanti,
capaci di esprimere idee mai praticate finora, sia sul piano
dell'esperienza storica che di quella più recente. Insomma, una
palingenesi
che dai congressi in corso non sembra poter venire.
E non
sembra poter venire meno che mai dalle analisi che recentemente ha
sciorinato Fausto Bertinotti tra i massimi responsabili della
sconfitta.
Ancora una volta abbiamo assistito alla tentazione
dell'analisi spumeggiante
- "il regime leggero" - priva di consistenza
e di struttura; al vezzo
intellettuale fuori dal contesto politico e
inadatto a indicare qualsiasi
strada.
Nel tranciare questi giudizi non
vogliamo assumere l'arroganza di chi
dispensa lezioni. Certo, la
presunzione di poter dire "l'avevamo detto" ce
l'abbiamo. Avevamo detto
che la questione del governo era una torsione
intollerabile; avevamo
denunciato la burocratizzazione interna al Prc che
oggi esce
prepotentemente nello scontro interno tra gli apparati; avevamo
fatto
una battaglia alla luce del sole in Parlamento; abbiamo lanciato fino
all'ultimo messaggi udibili da chi volesse. Nessuno ha ascoltato,
nessuno ha
nemmeno fatto finta di ascoltare. Detto questo, siamo tra i
primi
consapevoli di una difficoltà strutturale di questa fase.
Nell'epoca
dell'egemonia politica e culturale della destra -
un'egemonia, visibile dopo
il 15 aprile ma in realtà maturata nei
lunghi anni 90 - il compito che ci
attende è immenso. Si tratta di ri-
costruire una consapevolezza di classe,
una coscienza di essere classe
e un'idea di società che sia attraente e
mobiliti
persone e coscienze.
Qualcosa che il movimento operaio ha già fatto tra la
fine dell'800 e i
primi anni del Novecento senza, però, camminare sulle
macerie e senza
distruzioni epocali alle spalle.
Per fare questo c'è bisogno di
armarsi di una "lenta impazienza": il lavoro
da fare è urgente ma
occorre dotarsi del tempo necessario e degli strumenti
adeguati.
C'è
bisogno di una pratica sociale condivisa, di esperienze sul campo che,
sole, possono ricostruire fiducia reciproca e legami forti. E c'è
bisogno di
condividere un orizzonte comune, per noi l'anticapitalismo
cioè la
trasformazione di questa società e l'incompatibilità con i suoi
agenti anche
nella sinistra. Un orizzonte che ha bisogno di essere
declinato, immaginato
e spiegato, rendendo evidente i cardini e le
potenzialità di "un altro mondo
possibile". Insomma, c'è bisogno di una
vera rifondazione. Quella cominciata
17 anni fa è morta.
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