[Bsf] I: [Movimenti] R: lettera aperta di Osvaldo Squassina sul futurodella sinistra

a.zinelli a.zinelli a alice.it
Ven 10 Ott 2008 14:53:24 CEST


Per conoscenza vi invio la "lettera aperta" di Squassina, qualora non la
conosceste già, e la mia risposta.
Attilio

-----Messaggio originale-----
Da: movimenti-bounces a gnumerica.org [mailto:movimenti-bounces a gnumerica.org]
Per conto di a.zinelli
Inviato: venerdì 10 ottobre 2008 14.37
A: 'brescia social forum'; 'movimenti movimenti'
Oggetto: [Movimenti] R: [Bsf] lettera aperta di Osvaldo Squassina sul
futurodella sinistra

Evviva la chiarezza, per una volta. Magari Squassina avesse detto queste
cose PRIMA del congresso di Brescia.
Avrebbe evitato di macinare Rifondazione.
Il minimo che ci si aspetta è che agisca in coerenza con quanto dice.
Questo non potrebbe che fare del bene alla sinistra.
Quella vera, non quella dei disastri che lui ha dato un contributo così
significativo a determinare.
Colpisce comunque il fatto che Squassina dà la colpa di questi disastri al
"corso del mondo". Si tratta di eccessiva modestia. Dovrebbe rivendicare il
proprio contributo. Invece va ad ingrossare una schiera di quelli che danno
la colpa al mondo, che è già abbastanza folta.
La chiarezza però riguarda solo il fatto che Squassina ci dice che con
Rifondazione Comunista, e col comunismo in generale lui non ha nulla a che
fare. Poteva ben aggiungere che non ha MAI avuto nulla a che fare.
Ma su che cosa vuole regna invece nebbia fitta in val padana; a parte il
fatto che ci garantisce che il capitalismo gode ottima salute; anzi, che non
è mai stato così bene. Spero solo che la sua diagnosi abbia lo stesso esito
che ha avuto la sua scorribanda politica in Rifondazione. Purché questa
scorribanda sia davvero finita.
Mi permetto di rivolgere un appello a chi, come me, si è lasciato ingannare
sul reale significato politico della manovra che si nascondeva dietro
l'entrata in Rifondazione Comunista di Squassina e del suo gruppo - ricordo
che a suo tempo ho commesso il mortale errore di aver caldamente appoggiato
l'arrivo di Squassina e la sua candidatura a tutte le pregiate cariche a lui
affidate - e che solo ora si rende conto di avere lavorato contro le proprie
idee, a riconoscere l'errore,ed a rimanere dentro Rifondazione comunista.
Ma rivolgo lo stesso appello di rimanere in Rifondazione Comunista anche a
tutti coloro che pensano sinceramente a processi innovativi per la sinistra;
ma che capisono che la strada intrapresa da Squassina ha come unico sbocco
quello di una confluenza più o meno mascherata nel Partito Democratico, o
comunque in una ennesima riedizione della vecchissima socialdemocrazia. Cioè
nella riedizione del partito di quelli che, in pratica, vogliono
innanzitutto dare una mano a tenere in piedi il capitalismo, in cambio, di
qualche posto a tavola, più o meno compartecipato dalle masse.
Nulla di male; ma si tratta appunto di un progetto che con Rifondazione
Comunista non ha nulla a che spartire, e che anche il Bertinotti di pochi
anni fa giudicava del tutto superato ed irrealizzabile in questa fase
storica. Chissà che cosa è successo in questi ultimi anni!

Attilio Zinelli

p.s. purtroppo, come è accaduto durante il congresso di Rifondazione
Comunista, non ho altro mezzo per rispondere a queste non richieste
irruzioni, che quello di usare lo stesso canale. Con tante scuse a chi non
c'entra.


-----Messaggio originale-----
Da: bsf-bounces a bresciasocialforum.org
[mailto:bsf-bounces a bresciasocialforum.org] Per conto di beppe almansi
Inviato: venerdì 10 ottobre 2008 11.42
A: bsf bsf; movimenti movimenti
Oggetto: [Bsf] lettera aperta di Osvaldo Squassina sul futuro della sinistra

Serve assolutamente una nuova Sinistra

Viviamo tempi drammatici segnati da rilevanti trasformazioni.
Il processo di globalizzazione neoliberista e capitalistica attraversa
senz’altro delle difficoltà ma non è affatto in crisi, anzi. 
Il capitalismo è più in forma che mai e ha a disposizione tutti gli
strumenti (anche i meno liberisti, come l’intervento dello Stato che si
accolla i debiti delle banche) per risolvere i suoi disastri o le sue
smagliature perché è ovviamente consapevole delle ricadute che potrebbero
esserci sull’intero sistema economico e produttivo nazionale e
internazionale. Quanto sta avvenendo mette a nudo anche un’altra
caratteristica della situazione attuale: l’assenza della politica nei
processi economici e sociali.

Il sistema finanziario ha utilizzato, senza alcun controllo pubblico, una
quantità di risorse che non aveva con il rischio reale che ciò possa avere
conseguenze pesantissime sull’intero sistema. 
Questa vicenda però non stupisce perché è la conseguenza di politiche
portate avanti da tantissimi anni. 
I Governi, a partire da quello italiano, hanno sostenuto politiche di
espansione economica fondate sulla precarizzazione del lavoro, sulla
negazione o cancellazione dei diritti individuali e collettivi, sulla
riduzione dei salari, mettendo al primo posto gli interessi delle imprese e
l’implementazione dei profitti.
Oggi i lavoratori sono più poveri e con meno diritti, un intera generazione
di giovani è condannata ad un futuro incerto e precario, le persone
immigrate subiscono uno sfruttamento spaventoso che si tinge sempre più di
razzismo, la vita e la libertà di scelta delle donne sono sempre più
relegate con il rischio di un destino di subalternità totale.
Dentro questo quadro dobbiamo registrare una contraddizione evidente:
proprio ora che le condizioni di vita e di lavoro di ampi strati sociali
potrebbero determinare una mobilitazione che si riproponga di modificare i
rapporti sociali e quindi migliori le condizioni di vita, in Europa e in
Italia (culla di lotte e di conquiste formidabili) la sinistra macina
sconfitte, annaspa nel vuoto, è percorsa da profonde crisi di identità ed è
considerata, dalla stragrande maggioranza dei cittadini, persino inutile.
Quello che mi turba e dovrebbe turbare la sinistra è la sensazione di
impotenza sempre più diffusa rispetto a fenomeni che paiono incontrollabili.
Proviamo a guardare alla vicenda dei mutui a tasso variabile, che sta
mettendo in ginocchio migliaia di famiglie che nel giro di tre anni si sono
viste triplicare le rette mensili. Le persone, ovviamente, si incazzano ma
non abbastanza e non reagiscono perché quello che fanno le banche, come la
globalizzazione capitalistica, è una sorta di «mistero della fede»: l’unica
cosa che le persone percepiscono è che non si può contrastare. È difficile,
quasi impossibile opporsi a ciò che non si comprende, a ciò che viene deciso
non si sa dove e non si sa da chi. È fortissimo il rischio che una sorta di
fatalismo si unisca a frustrazione e aggressività soprattutto verso i
soggetti più deboli della società.
Qui sta la drammaticità dell’oggi: mentre, all’interno della restaurazione
capitalista vi sarebbero tutte le condizioni per l’affermazione di una
sinistra sociale e politica, la realtà ci consegna il quadro disperante di
una sinistra silente, sconfitta, senza aggettivi, senza alfabeto né
grammatica, che sa solo guardare ad un passato che non solo non c’è più, ma
in molti casi è un passato di tragedie che ha provocato (in alcuni Stati)
molto dolore. 
E oggi la destra vince e conquista consenso sociale, politico e culturale
perché parla, non solo alla «testa» ma soprattutto «alla pancia» delle
persone e stimola persino gli istinti peggiori e negativi, in questo modo si
comprende l’aumento della violenza, del razzismo e di un «nuovo fascismo». I
partiti di sinistra, Rifondazione compresa, attraversano innanzitutto una
crisi culturale perché non sono in grado di nutrire l’intelligenza delle
persone e si presentano, non a caso, con una classe politica prevalentemente
«vecchia» e che parla a se stessa, esaurendo così, a mio parere, la loro
funzione nella società. 
Da questo punto di vista, nel nostro Paese, le elezioni politiche della
primavera scorsa hanno solamente reso visibile ciò che già era avvenuto
nella materialità dei processi in atto.
Viviamo una situazione inedita, per questo non mi attraggono coloro che mi
rifilano facili ricette, slogan del passato, recinti angusti. Per questo non
reggo chi spiega lo sconquasso con ciò che è stato fatto oppure no negli
ultimi due anni, con i nostri recenti errori (ne abbiamo fatti molti, ma non
bastano per giustificare la nostra inesistenza nella società).
Intendiamoci non mi sfuggono né sottovaluto le esperienze, le realtà, le
mobilitazioni, le lotte che coraggiosamente, a volte disperatamente,
continuano ad agirsi per i diritti e contro le politiche di Berlusconi. Né
disconosco il ruolo importante di chi, socialmente, sindacalmente,
politicamente, cerca di tenere aperta una qualche dinamica conflittuale.
Dico che «quel che resta» è troppo frammentato, disorganico, separato per
poter diventare "movimento reale che trasforma l’esistente" e non in grado
di dare rappresentanza politica ai nuovi e vecchi ceti sociali.
Non possiamo rassegnarci all’idea che i ceti popolari e le nuove generazioni
siano costretti a vivere una condizione di estremo disagio in totale
solitudine. Il rischio, non troppo remoto perché già visto, è quello di una
ulteriore deriva a destra che comprometta per un lungo periodo gli stessi
spazi di libertà.
Per invertire questa tendenza c’è bisogno urgentemente di una nuova sinistra
che sappia costruire cultura politica, una progettualità e un forte
rinnovamento. Per questo motivo condivido la scelta, decisa a Roma il 27
settembre scorso, di dare vita a una Associazione della sinistra finalizzata
a realizzare un nuovo soggetto politico, attraverso un percorso innovativo e
autonomo dai tradizionali partiti evitando l’assemblaggio fatto recentemente
con la sinistra arcobaleno. Il tempo a nostra disposizione non è però
infinito e per quel che mi riguarda, a questo progetto, dedicherò le mie
energie.
OSVALDO SQUASSINA
Consigliere regionale Prc
Milano



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