From beppe.almansi a libero.it Mon Feb 2 12:32:59 2009 From: beppe.almansi a libero.it (beppe almansi) Date: Mon, 2 Feb 2009 12:32:59 +0100 Subject: [Bsf] MOHAMED E' OGNUNO DI NOI - MANIFESTAZIONE A DESENZANO Message-ID: MOHAMED E' OGNUNO DI NOI Alle cittadine e ai cittadini bresciani alle ragazze e ai ragazzi, studentesse e studenti, i primi ad essere coinvolti in questa tragedia, alle migranti e ai migranti, i nuovi cittadini, che conoscono bene parole come intolleranza e razzismo, alle tante realtà formali ed informali che da tutta italia hanno espresso indignazione e solidarietà. Sabato 7 Febbraio 2009 MANIFESTAZIONE concentramento Stazione Desenzano ore 14.30 partenza corteo dalla Stazione Desenzano ore 15.30 Mohamed è ognuno di noi. Per sconfiggere insieme la paura. Scendiamo in piazza per svegliare una città che troppe volte ha girato la testa. Non deve farlo questa volta. Non deve farlo mai più. Mobilitiamoci e riprendiamo la parola prima che l'ipocrisia riscriva anche questa storia. Per liberare Desenzano dalla paura e dall'odio, libera da vecchi e nuovi fascismi. Per una città libera dall'intolleranza, dal razzismo, dall'ignoranza. Perché esiste una Desenzano coraggiosa, aperta, indignata. Perché guardarsi all'interno, riconoscere il male profondo del nostro tempo e della nostra città è crescere. Liberi. Costruiamo assieme un corteo che attraversi e viva la città in una giornata aperta alle iniziative e ai contributi positivi di tutte e tutti. Nel 2009 a Desenzano si muore ancora d'intolleranza. Al posto di Mohamed poteva esserci ognuno di noi. Vorremmo che il corteo venisse aperto dalle ragazze e dai ragazzi della città e da tutti quelli che a Mohamed erano vicini, loro i volti loro le voci a pretendere che mai più si ripeta. Vorremmo che seguissero i migranti bresciani e non solo, con loro dobbiamo costruire una città diversa. Vogliamo che sia un corteo assolutamente pacifico e determinato da un'unica modalità ed un unico obbiettivo comune: parlare e comunicare alla e con la città per non dimenticare un uomo ucciso dall'odio e dall'ignoranza. Invitiamo tutte e tutti a costruire insieme la giornata. E' la città ad essere protagonista della giornata del 7 febbraio, con il supporto e il contributo delle realtà antirazziste e antifasciste, perché solo la città può cambiare se stessa. GIOVANI COMUNISTI BRESCIA Per adesioni : gcbrescia a live.it oppure visita il sito www.desenzano7febbraio.blogspot.com From beppe.almansi a libero.it Tue Feb 3 00:21:32 2009 From: beppe.almansi a libero.it (beppe almansi) Date: Tue, 3 Feb 2009 00:21:32 +0100 Subject: [Bsf] Giovedi 5 febbraio assemblea su questione palestinese Message-ID: ASSEMBLEA PUBBLICA Giovedì 5 Febbraio ore 20,30 Sala civica Togni piazza Vittorio Veneto ( “piazza del mercato” ) -Gussago- LA QUESTIONE PALESTINESE Con i Palestinesi, contro il genocidio di Gaza, per una politica di pace con due Stati per due popoli Interverranno: NAJATI ALRABI Presidente dell’Associazione di amicizia Italia-Palestina di Brescia GIULIETTO CHIESA Giornalista e Parlamentare Europeo www.sinistragussago.blogspot.com From sauro a bresciascuola.it Wed Feb 4 06:50:33 2009 From: sauro a bresciascuola.it (Sauro DiGiovanbattista) Date: Wed, 04 Feb 2009 06:50:33 +0100 Subject: [Bsf] RIVOLTA DEGLI UNIVERSITARI Message-ID: <49892CA9.2060509@bresciascuola.it> NEL SILENZIO DEI MEDIA ITALIANI SONO INIZIATE OCCUPAZIONI BLOCCHI E MANIFESTAZIONI NELLE UNIVERSITÀ FRANCESI. IL COORDINAMENTO NAZIONALE DEI DELEGATI DI ASSEMBLEA HA PROCLAMATO LO SCIOPERO GENERALE A OLTRANZA DI TUTTE LE ATTIVITÀ, CUI STANNO ADERENDO SEMPRE PIÙ NUMEROSI I LAVORATORI. LE PROSSIME SCADENZE NELLE MOZIONI QUA SOTTO. La Révolte des universitaires ! facs.jpg Appels de la coordination nationale des Universités (2 février) Motions votées par la Coordination Nationale des Universités réunie en Sorbonne (Amphi Richelieu) le 2 février 2009. 196 délégués présents, 313 participants présents en Assemblée Générale. *Motion n°1 * Comme celle du 22 janvier 2009, la Coordination Nationale réunie le 2 février 2009 condamne la mise en place d'une politique d'affaiblissement structurel de l'enseignement et de la recherche, la précarisation des personnels de toutes catégories notamment au travers de l'individualisation des carrières, de la mise en place du nouveau contrat doctoral et des suppressions d'emplois. Elle exige le rétablissement des postes supprimés, un plan pluriannuel de création d'emplois statutaires dans les universités et les grands organismes de recherche. Elle soutient les mobilisations en cours. Elle constate que les Ministères n'ont, à ce jour, pas retiré : - le projet de décret sur le statut des enseignants-chercheurs - la réforme de la formation et des concours de recrutement des enseignants des premier et second degrés. En conséquence, la Coordination Nationale appelle l'ensemble des universités à rejoindre le mouvement de grève totale, reconductible, illimitée, déjà engagée dans certaines universités. Le 2 février 2009, l'Université et la Recherche s'arrêtent. /Votée à l'unanimité moins 2 abstentions/ *Motion n°2 * La Coordination Nationale du 2 février appelle toute la communauté universitaire et le monde de la recherche (enseignants, chercheurs, étudiants, ITA, personnels administratifs, techniques et de bibliothèque, ainsi que les contractuels et vacataires) à entrer dans une lutte active. Elle appelle la communauté universitaire et le monde de la recherche à : - une journée nationale de manifestations et d'actions le jeudi 5 février ; - une manifestation nationale qui mène au Ministère de l'Enseignement Supérieur et de la Recherche (1 rue Descartes, Paris), le mardi 10 février ; - une cérémonie nationale de non remise des maquettes de Masters le vendredi 13 février devant le Ministère et les rectorats ; - boycotter les expertises pour l'Agence Nationale pour la Recherche (ANR) et l'Agence d'Evaluation de la Recherche et de l'Enseignement Supérieur (AERES) ; - faire cours en dehors des cadres habituels ; - appeler les organisations syndicales et intersyndicales à faire le lien avec le primaire et le secondaire ; - imaginer toute forme d'action et de lutte qui alerterait collègues et citoyens sur le démantèlement du service public d'éducation et de la recherche. Elle encourage chaque université à élire, pour la Coordination, trois représentants enseignants-chercheurs/enseignants/chercheurs, un représentant BIATOSS et un représentant étudiant (5 personnes maximum). /Votée à l'unanimité moins 2 abstentions/ From beppe.almansi a libero.it Wed Feb 4 10:02:46 2009 From: beppe.almansi a libero.it (beppe almansi) Date: Wed, 4 Feb 2009 10:02:46 +0100 Subject: [Bsf] gli operai inglesi parlano a tutti gli operai d'Europa (di Osvaldo Squassina) Message-ID: Mai come oggi c’è bisogno di capire perchè la crisi accentua la guerra fra i poveri: operai contro operai, immigrati contro residenti. C’è bisogno di una nuova idea di Europa e di mondo. di Osvaldo Squassina (*) Quanto sta avvenendo in Inghilterra, dove i lavoratori inglesi stanno conducendo una lotta per impedire anche fisicamente ai lavoratori italiani di lavorare all’interno di una fabbrica petrolifera ribadendo il principio, scritto anche sui loro cartelli di protesta, secondo cui “il lavoro inglese deve essere per i lavoratori inglesi”, induce a una riflessione. Questa situazione, infatti, parla all’Europa ma soprattutto a noi italiani, in particolar modo a chi come noi abita in Lombardia, la regione più industrializzata del Paese, investita prepotentemente dalla crisi economica internazionale che determina un aumento esponenziale della cassa integrazione (a dicembre erano oltre 100 mila i lavoratori interessati, destinati a salire di mese in mese). Qualcuno risponde partendo dal presupposto che ogni Paese dovrebbe assicurare il lavoro esclusivamente ai propri connazionali. Un esempio in questo senso ci viene dalla Lega che senza giri di parole afferma e vuole praticare questa logica. Una logica che ridotta all’essenzialità significa che di fronte alla mancanza di lavoro i primi ad essere licenziati devono essere i lavoratori stranieri, a Brescia come in Lombardia, come in Italia. Una logica che, pur nella sua estrema pericolosità sociale, politica e addirittura culturale, sta diventando senso comune che attraversa gli strati sociali. La lotta degli operai inglesi, che pure agisce in un territorio dove non esiste il cosiddetto fenomeno leghista, ci dice proprio che tale logica fa breccia anche in Europa. Il problema è complesso, ben più di quanto sembri e richiede analisi approfondite, non risposte di pancia, semplicistiche e scontate oltre che inaccettabili. Le imprese hanno sempre cercato di usare manodopera al minor costo possibile per aumentare i propri profitti e per mantenere un equilibrio di potere nella società e un controllo diretto sulle condizioni materiali dei lavoratori stessi. Hanno messo l’uno contro l’altro lavoratori di Paesi diversi (pensiamo alle vicende della Svizzera, del Belgio, degli Usa, della Germania…) e anche lavoratori del medesimo Paese (come non ricordare a questo proposito le immigrazioni interne dal Sud dell’Italia verso Torino, Milano, Genova, Brescia,…) Anche nel recente passato tali fenomeni hanno avuto risposte legate alla paura del diverso e hanno dato origine a comportamenti dichiaratamente razzisti (chi non ricorda i cartelli “Non si affitta ai terroni”, oppure le vessazioni subite dai nostri connazionali in Belgio, in Svizzera o in Germania?), ma l’opinione pubblica, la società e la politica nel suo insieme avevano finora sempre stigmatizzato atti di questo genere, facendo da argine e impedendo che divenissero senso comune o addirittura programma politico. In poche parole alle nefandezze autoritarie e fasciste si contrapponeva un’idea migliore di società che si reggeva su un nuovo pensiero politico che attraversava l’Europa e coinvolgeva il movimento operaio e socialista. Oggi, al contrario, dentro la globalizzazione liberista che ha favorito la circolazione delle merci e del denaro, ma non dei diritti, e che ha frantumano appartenenze e identità, decostruito principi e valori, annientato il senso di comunità e un’idea condivisa di mondo, trovano terreno fertile paura, insicurezza, mancanza di punti di riferimento solidi. E se questi, pur legittimi, sentimenti sono stati usati strumentalmente per difendere un territorio, un luogo, un Paese, un’identità, ora con la crisi economica, essi entrano nelle fabbriche, negli uffici e nel mondo del lavoro. Perché di fronte alla crisi si è soli. Sono soli gli operai in cassa integrazione, sono soli i dipendenti di un’azienda che delocalizza, sono soli gli operai delle piccole aziende che lavorano per conto terzi o nel mondo degli appalti, sono soli gli immigrati che, perso il lavoro, perdono anche il permesso di soggiorno. Quanto è avvenuto in Inghilterra può avvenire a Brescia, a Torino, a Milano perché se manca una lettura sulle ragioni della crisi del sistema capitalistico e di una riorganizzazione del sistema economico e del mondo delle grandi imprese internazionali che scaricano sulle spalle dei lavoratori il prezzo della crisi, ciascuno cerca di difendere come può se stesso. Siamo all’attuazione pratica di quel concetto barbaro: “morte tua, vita mia”! Insomma, si sta giocando con il fuoco. Se dovesse prevalere questa logica in ogni Paese, nel senso comune e anche nella politica, rischiamo davvero la catastrofe dell’Europa. Immaginiamo solo per un attimo che i lavoratori della Germania, non solo difendano il proprio posto di lavoro ma addirittura i propri prodotti e le proprie aziende e quindi decidano di bloccare le importazioni da Brescia, Torino, Milano... Sarebbe il caos! La Cgil e le sue categorie sta conducendo una importante e straordinaria lotta a difesa dei diritti dei lavoratori e dei ceti sociali più poveri, lo sciopero del 13 febbraio prossimo dei meccanici e dei pubblici dipendenti ne è un’ulteriore testimonianza, così come ne è un’ulteriore prova la lotta della Camera del Lavoro contro il bonus bebè varato illegittimamente, per i soli bresciani, dalla giunta leghista e di centro destra di Brescia. Però dobbiamo avere la consapevolezza che lo straordinario impegno della CGIL e di alle poche realtà sindacali di base, non basta e non è sufficiente a cambiare la grave situazione che abbiamo di fronte. E’ responsabilità della politica costruire un nuovo pensiero che si fondi su un’idea di Europa nella quale si riaffermino i diritti universali in grado di garantire a tutte e a tutti pari dignità, pari diritti, pari garanzie. E contemporaneamente si ridia valore al principio di solidarietà sociale attraverso un’idea positiva di convivenza e accoglienza. Mai come oggi c’è bisogno che la migliore intellettualità sia messa a disposizione di una nuova idea di Europa e di mondo. Brescia 4 febbraio 2008 (*) movimento politico per la sinistra di Brescia From ale a circolab.net Wed Feb 4 10:19:59 2009 From: ale a circolab.net (aLe) Date: Wed, 04 Feb 2009 10:19:59 +0100 Subject: [Bsf] [CP News] newsletter #27 Message-ID: <49895DBF.60802@circolab.net> ================================================== Intelligence Precaria - Newsletter #27 ================================================== Indovina la citazione ------ "L'uomo primitivo si rese piacevole il lavoro trattandolo come sostituto ed equivalente delle attività sessualii" -----La risposta è in fondo alla newsletter ===================================================== Appuntamenti&Iniziative ===================================================== **Sullo sgombero di Cox 18!** Lo sgombero del Conchetta non è un fatto isolato. Non è l'epilogo di una partita a due che vede il centro sociale da una parte e l'amministrazione comunale milanese dall'altra. Non è neppure una battaglia personale di De Corato, rozzo sceriffo, nemico giurato di una delle realtà più longeve della (contro) cultura milanese. Niente di tutto questo, forse qualcosa in più. Continua [ http://www.precaria.org/index.php/Editoriali/Sullo-sgombero-del-Conchetta-18.html ] Leggi l'articolo di Marco Philopat e firma la petizione [ http://www.precaria.org/index.php/Fatti-e-Misfatti/Il-cuore-eretico-di-Milano.html ] ===================================================== Ultime da City of Gods - la free/free press precaria ===================================================== **Lavorare 24 ore al giorno ** Regione Lombardia: idea orario continuato per il settore commercio. Dopo la Provincia di Milano e il Comune anche la Regione Lombardia vara le prime misure a sostegno del reddito per i cosiddetti soggetti ?deboli'. La prima è un bonus di 1.500 euro che andrà solo alle famiglie numerose, secondo un criterio di non facile lettura che potete trovare a breve sul sito della Regione Lombardia Continua su City of Gods [ http://www.precaria.org/index.php/Intelligence-Precaria/Lavorare-24-ore-al-giorno.html ] ===================================================== Ultime da ChainWorkers ===================================================== **Precari alla Canon giapponese: ti pago ma non lavori** Ai giapponesi non manca la fantasia e alla Canon le idee vincenti sono state sempre sollecitate e ben remunerate. L'agiografia ufficiale della famosa azienda giapponese, che lo scorso giugno ha distribuito ben 70 miliardi di yen ai suoi azionisti e che oggi arranca.. Continua [ http://www.chainworkers.org/node/644 ] **Posterboy: basta un taglierino per fare jamming culturale** Continua [ http://www.chainworkers.org/node/643 ] ===================================================== Ultime da Serpica Naro ===================================================== **Serpica in CIna** Dal nostro inviato speciale della Crew di Serpica Naro invitata in CIna a raccontare la nostra esperienza e esplorare le sperimentazioni autonome dei giovani cinesi. L'Università di giornalismo di Wuhan è considerata una delle migliori del paese. Il sistema scolastico cinese è rigido e severo: per chi dovrà raccontare il mito della nuova potenza, c'è bisogno di eccellenza. Continua http://serpicanaro.com/features/serpica-cina ============================================================ **Punto San Precario Evolution** Problemi in azienda? La San Precario Evolution vuole sentire la tua storia. Ti offriamo assistenza e supporto, legale e di conflitto perchè capita sempre più spesso che l'unico modo per trattare con un'azienda è quella di trattarla male. Scrivi a info a sanprecario.info Assicuriamo massima riservatezza. [ http://www.chainworkers.org/SANPRECARIO ] [ http://www.sanprecario.org ] ---------- Soluzione: Sigmund Freud in "Introduzione allo studio della psicanalisi" From cristianbodei a yahoo.it Wed Feb 4 20:52:12 2009 From: cristianbodei a yahoo.it (Cristian Bodei) Date: Wed, 4 Feb 2009 19:52:12 +0000 (GMT) Subject: [Bsf] =?iso-8859-1?q?I=3A_Richiesta_di_solidariet=E0_per_Konstant?= =?iso-8859-1?q?ina?= Message-ID: <329535.88075.qm@web28208.mail.ukl.yahoo.com> ----- Messaggio inoltrato ----- Da: CARC CN A: CARC CN Inviato: Martedì 3 febbraio 2009, 11:07:14 Oggetto: Richiesta di solidarietà per Konstantina Partito dei Comitati d’Appoggio alla Resistenza – per il Comunismo (Italia) Via Tanaro 7, 20128, Milano - Tel. +39 0226306454 e-mail resistenza a carc.it- website www.carc.it Direzione Nazionale – Settore Relazioni Internazionali 02/02/2009   Richiesta di solidarietà Riceviamo questa richiesta di solidarietà dalla Grecia. La diffondiamo e invitiamo a diffonderla. Invitiamo ognuno ad esprimere la propria solidarietà, e a contribuire alla raccolta fondi organizzata dal suo sindacato. Vi saremo grati se darete informazione dei messaggi di solidarietà e dei contributi economici inviati ai nostri recapiti (resistenza a carc.it, carc.int.dept a alice.it)       Cari amici e compagni, Vi esortiamo a leggere la notizia seguente e ad esprimere la vostra solidarietà: Konstantina Kuneva, 44 anni, è un’immigrata bulgara che vive e lavora per sostenere la sua famiglia. Ha lavorato per molti anni come addetta alle pulizie impiegata nell’azienda privata “OIKOMET”, che affitta i suoi dipendenti alle imprese del settore pubblico. Questa azienda appartiene al signor Ikonomakis, vecchio quadro del PASOK, partito social democratico di opposizione, e il suo consigliere legale è il signor Tzanis, ex vice ministro degli Affari Interni (quando il Pasok era al potere). Negli ultimi anni, Konstantina era addetta alle pulizie degli impianti della “Ferrovia Elettrica Atene Pireo” (ISAP). Il settore degli addetti alla pulizia è uno dei più sfruttati; molti impiegati sono immigrati ed oggetto di ricatto da parte dei loro capi, mentre i servizi di stato e i burocrati sindacalisti non fanno niente per applicare le norme anche più elementari e  meno sufficienti sul lavoro. Konstantina è un’immigrata, una donna, un’addetta alle pulizie. Ma è molto più di questo: è anche una lavoratrice sindacalista consapevole ed è divenuta uno dei dirigenti più attivi del sindacato degli addetti alle pulizie di tutta l’Attica. Si tratta di uno dei sindacati più combattivi, nonostante che i burocrati sindacalisti (la maggior parte di loro appartenenti al Pasok e alla destra del governo attuale) non facciano niente per appoggiarli nelle loro lotte ardue per il rispetto dei più elementari diritti dei loro membri e di tutti gli addetti alle pulizie. Konstantina è ben presto diventata l’anima della lotta: ha sempre lottato in prima linea, alleando i suoi colleghi ed esigendo il rispetto delle norme sul lavoro, nonostante le minacce in aumento e la discriminazione nei suoi confronti. Konstantina è un esempio per tutti noi. È una sindacalista modello, la personificazione della dignità dei lavoratori e della fiducia nei diritti della classe dei lavoratori. Konstantina è “caparbia”. Non ha ceduto alle minacce dei capi. É stata definita “l’incarnazione della sfrontatezza” dai suoi collaboratori: “Come può lei, un’immigrata, madre single, un’addetta alle pulizie, osare cambiare il sistema?”. Il ricatto iniziale ed il suo trasferimento al turno di notte (così non poteva prendersi cura in modo appropriato del suo bambino) non l’hanno intimidita. Ha continuato a lottare. Perciò, sono seguite minacce anonime di morte. Non ha ceduto neanche allora. Fino a che… Mentre tornava dal lavoro alla sua abitazione, in un quartiere povero, Konstantina Kouneva è rimasta vittima di un attentato micidiale. Gli attentatori, mandati dai capi, l’hanno immobilizzata e le hanno gettato il vetriolo sul viso. Dopo, le hanno aperto la bocca e le hanno gettato l’acido giù per la gola. Da quella notte, Konstantina lotta per la sua vita nel reparto di terapia intensiva. Ha perso un occhio e la sua faccia è sfigurata; ma il peggio è che il suo apparato digerente è distrutto, bruciato dall’acido. I medici stanno lottando per salvarle la vita mentre la sua condizione rimane molto critica. Sua madre e suo figlio Emmanuel (che soffre di scompenso cardiaco) sopravvivono e traggono coraggio grazie alla solidarietà attiva di centinaia di lavoratori. La “giustizia” e la polizia non hanno fatto niente fino ad oggi per trovare i perpetratori di questo attacco criminale contro questa rappresentante coraggiosa e vera dei lavoratori. I media borghesi non hanno trovato il tempo e lo spazio per parlare del suo caso. Ma i suoi colleghi, tutti i lavoratori onesti e le organizzazioni della sinistra radicale non hanno lasciato che questo crimine venisse celato dall’alleanza colpevole del governo, dei datori di lavoro,  dei media e della “giustizia”. Oggi, nonostante il silenzio imposto dai media più importanti, tutto il mondo conosce il caso di Konstantina Kuneva.. Molte mobilitazioni di solidarietà con Konstantina ed il movimento sindacalista militante hanno avuto luogo dal 22 dicembre, includendo gli attacchi contro gli impianti ISAP e le marce con la partecipazione di migliaia di persone. Lo spirito dei militanti della rivolta di dicembre dà vita a questa straordinaria corrente di solidarietà. L’Organizzazione Comunista della Grecia è parte attiva di questo movimento di solidarietà che porta lo slogan “Konstantina non sei sola”. Invitiamo tutte le forze progressiste ad esprimere la loro solidarietà con Konstantina Kuneva, con il sindacato degli addetti alle pulizie di tutta l’Attica, con tutti coloro che sono più sfruttati e con i lavoratori militanti “anonimi” che salvano l’onore del movimento sindacale e continuano le sue tradizioni militanti migliori, affrontando in modo valoroso gli attacchi dei datori di lavoro e l’ostilità dello stato e dei dirigenti dei sindacati “ufficiali”. Il Sindacato dei Lavoratori, che è attivo nel movimento di solidarietà con Konstantina, apprezzerebbe il vostro sostegno e quello dei sindacati del vostro paese. Indirizzate messaggi di solidarietà al Sindacato dei Lavoratori che li girerà a Konstantina e ai suoi collaboratori: enosiergazomenon a gmail.com (inviate una copia anche al nostro indirizzo di posta elettronica). Considerate anche la possibilità di inviare messaggi di solidarietà ai sindacati e alle altre organizzazioni dei lavoratori e di chiedere loro di contribuire finanziariamente alla raccolta fondi organizzata dal Sindacato dei Lavoratori per Konstantina. Gli estremi del conto bancario aperto dal Sindacato dei Lavoratori per Konstantina sono i seguenti: Conto bancario numero (IBAN): GR3401106640000066474762649 Codice bancario internazionale -  BIC: ETHNGRAA Banca filiale: Banca Nazionale, Succursale 664 Indirizzo della  banca succursale: Spyrou Patsi 2, GR-10441 Numero telefonico  - banca succursale: +30-210-5224016 Titolare del conto: Papageorgiou Marriana (rappresentante del Sindacato dei Lavoratori). Vi ringraziamo in anticipo per qualsiasi azione che potete intraprendere per esprimere la vostra solidarietà e per condannare il crimine micidiale contro la lavoratrice militante e sindacalista Konstantina Kuneva che sta sempre lottando per la sua vita e per i diritti dei lavoratori più oppressi e sfruttati! In solidarietà, Organizzazione Comunista della Grecia (KOE) Errikos Finalis, Dipartimento Relazioni Internazionali     ***** Read the communications of KOE in English:  http://international.koel.gr Passa a Yahoo! Mail. La webmail che ti offre GRATIS spazio illimitato, antispam e messenger integrato. http://it.mail.yahoo.com/               -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From info a magazzino47.org Thu Feb 5 01:14:34 2009 From: info a magazzino47.org (Magazzino47) Date: Thu, 05 Feb 2009 01:14:34 +0100 Subject: [Bsf] MOHAMED E' OGNUNO DI NOI - MANIFESTAZIONE A DESENZANO In-Reply-To: References: Message-ID: <498A2F6A.7050601@magazzino47.org> beppe almansi ha scritto: > MOHAMED E' OGNUNO DI NOI Magazzino47 aderisce all'iniziativa e, per chi fosse intenzionato a muoversi in treno, ci troviamo in stazione alle 14.15. www.magazzino47.org From felmarg a tin.it Thu Feb 5 15:29:25 2009 From: felmarg a tin.it (felice mometti) Date: Thu, 5 Feb 2009 15:29:25 +0100 Subject: [Bsf] =?iso-8859-1?q?Presidio_migranti_luned=EC_9_febbraio?= Message-ID: <00ae01c9879e$257559c0$1701a8c0@txp60b75716276> IL SENATO HA APPROVATO UNA LEGGE RAZZISTA IL COMUNE DI BRESCIA CONTINUA LA CAMPAGNA CONTRO I DIRITTI DEI MIGRANTI DICIAMO NO AL RAZZISMO E ALLE RITORSIONI Lunedì 9 febbraio alle ore 17.30 durante il Consiglio Comunale presidio in piazza della Loggia Il Senato ha approvato una legge( Pacchetto sicurezza) che prevede: - il reato di clandestinità, non avere il permesso di soggiorno si commette un reato e si subisce una condanna - una tassa da 80 a 200 euro per rinnovare il permesso di soggiorno - i medici e gli ospedali potranno denunciare i migranti senza permesso di soggiorno che si rivolgono alle strutture sanitarie pubbliche Il Comune di Brescia dopo essere stato sconfessato dal Tribunale del Lavoro su bonus bebè, in quanto provvedimento discriminatorio, continua una campagna di odio nei confronti dei migranti fino a minacciare la sospensione dei pochi servizi a loro dedicati Vogliono che i migranti siano i primi, e più degli altri, a pagare la crisi. Dobbiamo dire NO a queste leggi e chiedere - la cancellazione delle legge Bossi -Fini - una sanatoria per tutti gli immigrati - i servizi sociali, scuole, ospedali devono essere accessibili a tutti senza discriminazioni. Il bonus bebè deve essere dato a tutti. Associazioni migranti e reti antirazziste di Brescia e Provincia -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From satyr a inventati.org Thu Feb 5 22:24:04 2009 From: satyr a inventati.org (satyr a inventati.org) Date: Thu, 05 Feb 2009 21:24:04 +0000 Subject: [Bsf] Inizia la SETTIMANA INTERNAZIONALE DI SOLIDARIETA' CON EUSKAL HERRIA Message-ID: Euskal Herria non cammina da sola - Democrazia e Autodeterminazione Inizia la SETTIMANA INTERNAZIONALE DI SOLIDARIETA' CON EUSKAL HERRIA Questo fine settimana: VEN. 6 FEBBRAIO - CS 28 maggio, via Europa, Rovato (BS) ore 20.30 Proiezione del video realizzato in occasione della Conferenza internazionale di Askapena 2008. ore 21.00 Incontro con i rappresentanti di Euskal Herriaren Lagunak / Amici e amiche dei Paesi Baschi di Bologna e Milano ore 22.30 Concerto EGIN - patchanka band da Torino http://www.egin.it [1] info: http://www.28maggio.org [2] [3] SAB. 7 FEBBRAIO - CSA Vittoria, Via Muratori 43, Milano ore 22.00 Concerto EGIN - patchanka band da Torino http://www.egin.it/ [1] e BILBOMATIKS - ska band da Bilbao http://www.youtube.com/watch?v=kauIsPG46vo [4] info: http://www.csavittoria.org/ [5] Durante tutte le iniziative banchetto con materiale informativo sulla situazione basca Amiche e amici di Euskal Herria - MILANO eh-lagunak a gnumerica.org [6] Video: http://euskaltube.com/play.php?vid=3259 [7] Spot audio: http://www.archive.org/details/2009elkartasunastea [8] ------------------------------------------------------------------------------------------------ La settimana prosegue con: GIO. 12 FEBBRAIO - COA T28, via dei Transiti 28, MILANO SERATA DI CONTROINFORMAZIONE SU EUSKAL HERRIA ore 19.00 APERITIVO con pintxos e tortillas ore 21.00 proiezione del VIDEO "AHTgelditu! ELKARLANA" (Coordinamento Fermare il TAV) VEN. 13 FEBBRAIO - CSA PACI PACIANA, via Grumello 61, Bergamo ore 22.00 hip hop per Euskal Herria 121 krew - Barakaldo, Euskal Herria checkpoint charlie - Bergamo, terre orobiche SAB. 14 FEBBRAIO - CSA Vittoria, Via Muratori 43, Milano ore 16.00 Proiezione del video realizzato in occasione della Conferenza internazionale di Askapena 2008. ore 16.30 Incontro con Kamaradak / Rete di giovani internazionalisti baschi/e e Marco Santopadre (Radio Città Aperta / Rete Amici e amiche dei Paesi Baschi di Roma) ore 22.00 Concerto LINEA - combat rock da Milano ASKATASUNA - ska band da Bergamo DOM. 15 FEBBRAIO - CSA PACI PACIANA, via Grumello 61, Bergamo ore 12.00 Pranzo sociale (prenotazione obligatoria: euskalherria2009 a gmail.com [9]) ore 14.00 Proiezione del video realizzato in occasione della Conferenza internazionale di Askapena 2008. ore 14.30 Incontro con Kamaradak / Rete di giovani internazionalisti baschi/e SABATO 21 FEBBRAIO - MILANO HAMAIKA HERRI BORROKA BAKARRA! - TANTI POPOLI UN'UNICA LOTTA Giornata di Mobilitazione: ore 15.00 Concentramento Pz. S.Eustorgio / ore 17.00 Partenza Corteo Promuovono: Euskal Herriaren Lagunak Milano, Comunità Kurda Lombardia, Unione Democratica Arabo-Palestinese, Comunità Palestinese Milano Links: ------ [1] http://www.egin.it/ [2] http://www.28maggio.org/ [3] http://www.28maggio.org/cgi-bin/vlink.cgi?Id=9mAiC4NMjx9gZ%2Br5ZSeTAqJL02e%2B6juzB9naRCnZNH2sLwhPbvyKv51k73UNfnqd&Link=http%3A//www.egin.it/ [4] http://www.youtube.com/watch?v=kauIsPG46vo [5] http://www.csavittoria.org/ [6] mailto:eh-lagunak a gnumerica.org [7] http://euskaltube.com/play.php?vid=3259 [8] http://www.archive.org/details/2009elkartasunastea [9] mailto:euskalherria2009 a gmail.com -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From sauro a bresciascuola.it Fri Feb 6 08:38:13 2009 From: sauro a bresciascuola.it (Sauro DiGiovanbattista) Date: Fri, 06 Feb 2009 08:38:13 +0100 Subject: [Bsf] la ligue si scioglie Message-ID: <498BE8E5.8090908@bresciascuola.it> La ligue si è sciolta dopo 40 anni, dopo aver segnato profondamente la vita della sinistra francese, dopo essere stata messa fuorilegge due volte dai governi della borghesia francese. La ligue oggi morendo da vita al maggior partito rivoluzionario in Europa, con un profondo radicamento tra i lavoratori e tra i giovani. Nei sondaggi il suo portavoce Besancenot "il postino" (continua a lavorare part-time e dichiara di non voler fare il politico di professione) è visto come l'unica vera alternativa a Sarkozy. Di fronte alla più grave crisi economica e sociale del capitalismo sono stati capaci di dare un quadro organizzativo credibile agli sfruttati. Alcuni articoli dai maggiori giornali francesi, le tv stanno dando grande rilievo all'evento, e si contendono Olivier che dicendo cose mai udite nei salotti perbene, fa ascolti stratosferici. La strada è lunga, ma un buon inizio è di buon augurio. sauro La LCR n'existe plus LEMONDE.FR avec AFP | 05.02.09 | 20h39 La Ligue communiste révolutionnaire (LCR) d'Olivier Besancenot a été officiellement dissoute, jeudi 5 février, pour créer le Nouveau Parti anticapitaliste (NPA) dont le congrès de fondation s'ouvre vendredi. La dissolution a été votée, à main levée, à 87,1 % des voix des quelque 150 délégués. 11,5 % ont voté contre, les 1,4 % restants se sont abstenus. Le congrès de fondation du NPA, qui revendique environ 9 000 militants (contre 3 200 à la LCR), se tient de vendredi à dimanche à la Plaine-Saint-Denis (Seine-Saint-Denis). Les quelques 600 à 700 délégués devront notamment décider du nom de la nouvelle formation et de sa participation ou non à un /"front de gauche"/ avec le Parti communiste français et le Parti de gauche lors des européennes de juin. La LCR existait depuis presque quarante ans./ "Nous avons déjà été dissous deux fois par le gouvernement /[en 1969 et 1973]/, cette fois-ci, c'est nous"/, s'est amusé Alain Krivine , un des fondateurs de la Ligue, lors de son discours d'ouverture du 18^e et dernier congrès de la LCR devant environ 200 délégués. *NI LO NI LE PCF N'ONT ACCEPTÉ DE SE FONDRE DANS LE NPA* Il s'agit aussi de faire entrer au NPA des gens qui, même s'ils avaient des idées proches de la LCR, n'osaient pas y adhérer /"à cause de son histoire"/, selon M. Besancenot. Mais /"l'héritage de la Ligue, on en est très, très fiers"/, déclare le facteur de Neuilly, 34 ans, dont vingt passés à la LCR. Fondée en avril 1969, la Ligue communiste, devenue LCR fin 1974, a marqué la gauche et a notamment formé des dizaines d'hommes et de femmes politiques. Le NPA ne fera toutefois plus partie de l'Internationale socialiste fondée par Léon Trotski , mais entend rester un parti radical prônant la rupture avec le capitalisme et une indépendance totale vis-à-vis du PS. Le futur parti revendique 9 000 adhérents, soit le triple des effectifs de la LCR, une formation issue de Mai 68. Le projet du Nouveau Parti anticapitaliste a été lancé juste après l'élection présidentielle de 2007, avec comme objectif de coaliser l'extrême gauche, comme lors du référendum sur la Constitution européenne. Mais ni Lutte ouvrière ni le Parti commmuniste n'ont accepté de se fondre dans le NPA, comme l'espéraient certains de ses fondateurs. Et malgré les appels du pied du nouveau Parti de gauche de M. Mélenchon et du PCF, le NPA semble pour l'instant vouloir partir seul pour les prochaines élections européennes. Pour peser à gauche, les responsables du mouvement misent d'une part sur la popularité de leur porte-parole, toujours très bien placé dans les sondages (60 % d'opinions positives dans le tableau de bord de /Paris-Match/ du 22 janvier). Ils estiment d'autre part que la crise économique et sociale, ainsi que le succès de la manifestation du 29 janvier en France, confortent leurs thèses ainsi que leur prétention à incarner la /"vraie gauche"/ et la meilleure opposition à Nicolas Sarkozy . Politiques 5 fév. 6h51 Liberation La LCR se dissout aujourd'hui, le NPA naît demain La «dissolution politique» de la LCR doit être votée aujourd'hui au Congrès qui s'ouvre à la Plaine Saint-Denis. En devenant le Nouveau parti anticapitaliste, la formation devrait passer de 3 200 à 9 000 militants, selon Besancenot. /«Jeudi, on se dissout et vendredi on renaît, ce qui prouve qu'on ne meurt jamais»,/ plaisante Alain Krivine, qui fut en 1969 le premier candidat à la présidentielle de la LCR, créée dans la foulée de mai 1968 pour préparer le Grand Soir. Quarante ans après, pour surfer sur la popularité d'Olivier Besancenot (4 % à la présidentielle de 2007, 60 % d'opinion favorables dans les sondages) et occuper l'espace laissé par /«la dérive social-libérale»/ du PS et la satellisation du PCF, la direction de la LCR lance un appel pour /«un pôle anticapitaliste». / Objectif : lancer une OPA sur l'extrême gauche et la gauche de gauche en rassemblant /«le meilleur de la tradition du mouvement ouvrier, trotskiste, communiste, guévariste, écologiste et féministe»/. Après plus d'un an de processus constituant, /«qualitativement et quantitativement, l'objectif est rempli. On était 3 200 à la LCR, on est plus de 9 000 au NPA»,/ note Besancenot. D'autres assurent que /«le nombre de votants au congrès, c'est-à-dire de vrais militants engagés, tournerait plutôt entre 5 000 et 6 000»./ Noyau dur et nébuleuse /«À vue de nez, il y a pas mal de jeunes, des syndicalistes, des associatifs. On n'est pas un parti "d'ex" et de déçus, plutôt des "sans-parti"»,/ assure Besancenot. Dans les 467 comités locaux, se côtoient sous la houlette des militants de la LCR des associatifs de quartiers, des retraités du PCF, des antilibéraux des comités Bové, des anciens de Lutte ouvrière, des écologistes décroissants et des altermondialistes d'Attac. -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From dario.filippini a cgil.brescia.it Fri Feb 6 11:19:36 2009 From: dario.filippini a cgil.brescia.it (Filippini Dario) Date: Fri, 06 Feb 2009 11:19:36 +0100 Subject: [Bsf] dario Message-ID: <498C0EB8.2080900@cgil.brescia.it> da più parti mi è stato chiesto di conoscere le ragioni di FP e FIOM vi giro il volantino. ciao ciao c'è ancora posto per roma ciao -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: volantino sciopero A ROMA 13 febbraio.doc Tipo: application/msword Dimensione: 109568 bytes Descrizione: non disponibile URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Fri Feb 6 11:55:15 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Fri, 6 Feb 2009 11:55:15 +0100 Subject: [Bsf] Gli studenti dopo l'incontro con la Gelmini "Nessun risultato" "Torneremo in piazza con la Cgil. Presto un'assemblea nazionale" Message-ID: <28DF7DC28E554616A28DEF2F8DC8A142@haj> http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/scuola/grubrica.asp?ID_blog=60&ID_articolo=924&ID_sezione=255&sezione=News Gli studenti dopo l'incontro con la Gelmini "Nessun risultato" "Torneremo in piazza con la Cgil. Presto un'assemblea nazionale" ROMA L'incontro di ieri pomeriggio tra il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini e la Rete studenti «si è concluso ancora una volta con un risultato nettamente negativo». Lo afferma in una nota l'organizzazione giovanile, spiegando di aver «evidenziato - al ministro - la forte difficoltà che la scuola vive per le conseguenze dei tagli» e di aver «denunciato la permanenza della mancanza di dialogo sulle scelte cruciali nonostante le mobilitazioni autunnali». «Abbiamo chiesto al ministro - spiega Luca De Zolt, portavoce del movimento - che gli studenti siano messi in grado di intervenire sui procedimenti ancora in corso: i regolamenti attuativi sulla secondaria e il progetto di legge Aprea. Abbiamo inoltre chiesto che sia dato potere agli studenti di contribuire al piano sull'edilizia scolastica proposto la settimana scorso dal ministro». Si queste richieste, prosegue De Zolt, «il ministro ha dato risposte insoddisfacenti e parziali, negando addirittura l'esistenza di tagli e accusando ancora una volta la stampa e i sindacati. Per questo motivo la Rete degli studenti medi si impegna nei prossimi mesi a moltiplicare le iniziative di mobilitazione nelle scuole e nelle piazze, nelle quali porteremo le nostre richieste e proposte per cambiare la politica del governo sulla scuola e per esigere nuove soluzioni alla crisi che penalizza soprattutto noi studenti». «La prossima settimana - annuncia - saremo in piazza a partire dal 12 febbraio con il sit in sotto il ministero indetto dalla Flc-Cgil e con la grande manifestazione del 13 febbraio indetta da Fiom e Fp-Cgil. A partire dal 27 febbraio daremo il via a una campagna di mobilitazione in tutte le scuole, che prevederà anche un'assemblea nazionale studentesca nei primi giorni di marzo». -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Fri Feb 6 12:01:03 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Fri, 6 Feb 2009 12:01:03 +0100 Subject: [Bsf] Studenti, il 12 febbraio torna la contestazione anti-Gelmini Message-ID: http://www2.tecnicadellascuola.it/index.php?id=24980&action=view Studenti, il 12 febbraio torna la contestazione anti-Gelmini di A.G. A vuoto il Forum delle Associazioni studentesche svolto il 5 febbraio alla presenza del Ministro, che ha difeso ad oltranza le Leggi 133 e 169, i regolamenti attuativi e il ddl Aprea. La Rete degli studenti parteciperà al sit-in sotto il Ministero dell'istruzione indetto dalla Flc-Cgil e il giorno dopo, il 13, alla protesta di Fiom e Fp-Cgil. Il 27 febbraio mobilitazione in tutte le scuole e manifestazione dell'Unione degli studenti. Fumata nera: gli studenti, almeno quelli più agguerriti contro la politica del Governo, sono usciti delusi dal Forum delle Associazioni studentesche svolto il 5 febbraio alla presenza del Ministro Gelmini. I rappresentanti degli studenti si ritengono poco presi in considerazione: la ferma posizione del primo responsabile dell'Istruzione italiana (che ha difeso fortemente le Leggi 133 e 169, i regolamenti attuativi e il ddl Aprea, passo ritenuto pericolosissimo verso la privatizzazione delle scuole e la negazione del valore delle rappresentanze studentesche) ha praticamente sancito l'avvio di una nuova ed ulteriore fase di contestazione. Dopo la pausa a cavallo tra il 2008 ed il 2009 gli studenti torneranno così in piazza già dalla prossima settimana. Il primo sindacato giovanile a farsi sentire sarà la Rete degli studenti. "Abbiamo chiesto al Ministro - ha detto Luca De Zolt, portavoce del sindacato studentesco - che gli studenti siano messi in grado di intervenire sui procedimenti ancora in corso: i regolamenti attuativi sulla secondaria e il progetto di legge Aprea. Abbiamo inoltre chiesto che sia dato potere agli studenti di contribuire al piano sull'edilizia scolastica proposto la settimana scorso dal ministro". Su queste richieste, ha continuato De Zolt, "il Ministro ha dato risposte insoddisfacenti e parziali, negando addirittura l'esistenza di tagli e accusando ancora una volta la stampa e i sindacati. Per questo motivo la Rete degli studenti medi si impegna nei prossimi mesi a moltiplicare le iniziative di mobilitazione nelle scuole e nelle piazze, nelle quali porteremo le nostre richieste e proposte per cambiare la politica del governo sulla scuola e per esigere nuove soluzioni alla crisi che penalizza soprattutto noi studenti". Questo il calendario di appuntamenti di protesta dove saranno presenti studenti della Rete: il 12 febbraio parteciperanno al sit-in sotto il Ministero dell'istruzione indetto dalla Flc-Cgil contro la mancanza di fondi nelle scuole; il giorno dopo si recheranno alla manifestazione indetta da Fiom e Fp-Cgil. Dal 27 febbraio daranno poi vita ad campagna di mobilitazione in tutte le scuole, che prevederà anche un'assemblea nazionale studentesca nei primi giorni di marzo. Ed il penultimo giorno del mese tornerà a manifestare anche l'Unione degli studenti: "non possiamo accettare l'idea per cui la Gelmini continui a demolire la scuola italiana nel silenzio generale - dice Stefano Vitale, rappresentante Uds - addirittura godendo di visibilità rispetto ad alcune iniziative spot, come ad esempio la creazione del canale su YouTube. È necessario tornare a mobilitarsi per proseguire nella lotta iniziata quest'autunno, per opporre ai disegni del governo la nostra idea di scuola, quella che abbiamo costruito nelle occupazioni e nelle lezioni in piazza dell'autunno, una scuola degli studenti e per gli studenti, inclusiva e partecipata. È per questo che torneremo a riempire le piazze il 27 febbraio". Per quel giorno, un venerdì, l'Unione degli studenti annuncia "una mobilitazione nazionale con cortei ed iniziative in tutte le principali città; una giornata di protagonismo degli studenti a tutto campo, che in cui diremo la nostra su grandi temi per noi fondamentali: dal ruolo dei saperi nella società odierna fino allo scenario globale che ci vede fortemente preoccupati. Sull'onda della crisi, appunto". Una crisi che per il mondo della scuola italiano sembra però essersi concretizzarsi prima che altrove. 06/02/2009 -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Fri Feb 6 18:28:18 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Fri, 6 Feb 2009 18:28:18 +0100 Subject: [Bsf] Fw: [Movimenti] relazione introduttiva assemblea sindacalismo di base 7febbraio Message-ID: <1A21E1B963F048D3A8CFBC9D0CD8B7B8@haj> ricevo ed inoltro. Paco ----- Original Message ----- From: "pinomaya" To: ; "Lista per il patto di movimento" ; Sent: Friday, February 06, 2009 5:56 PM Subject: [Movimenti] relazione introduttiva assemblea sindacalismo di base 7febbraio > Vedere allegato > Ciao > Pino > Seconda Assemblea nazionale Cub - Confederazione Cobas - SdL intercategoriale Roma 7 Febbraio 2009 Il successo delle iniziative che il Patto di consultazione permanente ha messo in campo negli ultimi mesi ci consegna una grande responsabilità. Ai nostri appelli all'unità del sindacalismo di base, alternativo e indipendente alla lotta sulla nostra piattaforma, hanno risposto centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici che hanno così voluto dare fiducia al progetto di lavoro comune delle nostre organizzazioni. La grande disponibilità alla lotta, espressa in tale occasione su obbiettivi chiari e definiti dal basso, ci indica la strada su cui continuare a mettere in campo le nostre iniziative. Non va nascosto, pero', che una vera capitalizzazione di quello straordinario risultato è stata parzialmente impedita dalle divergenze emerse a proposito del successivo sciopero del 12 dicembre, effettuato da alcune forze del Patto e non da altre. Se tale divisione ci ha momentaneamente messo in difficoltà è importante sottolineare che essa è avvenuta su diverse interpretazioni tattiche delle necessità della fase e non per divergenze di sostanza o programmatiche: è appunto tale parzialita' delle divergenze, congiunta alla forte convinzione della assoluta necessità del processo di convergenza che abbiamo insieme avviato, che ci ha consentito di non accentuare le polemiche intorno alla partecipazione o meno allo sciopero del 12 dicembre e di riprendere rapidamente il percorso unitario; in altri tempi e con altri rapporti probabilmente le divergenze avrebbero prodotte ferite profonde e assai lentamente rimarginabile: e questo è certo di buon auspicio e ci consente di arrivare oggi, in piena serenità e armonia alla nostra seconda Assemblea nazionale. Essa, indetta dal Patto di Consultazione Cub, Cobas e Sdl, pur svolgendosi a meno di 9 mesi dalla precedente Assemblea di Milano del Maggio 2008, si inserisce in una fase del tutto diversa da quella che abbiamo analizzato e discusso pochissimo tempo fa. La crisi economica senza precedenti nella quale ci troviamo, pur interna all'analisi generale fatta un anno fa, rende necessaria una serie di riflessioni di carattere strutturale e la modifica e l'aggiornamento della piattaforma che avevamo prodotto e che era stata alla base delle azioni di lotta e delle iniziative dello scorso autunno. La crisi che sta investendo l'intero globo non è affatto una crisi esclusivamente finanziaria come tanti corifei del sistema vorrebbero far credere: essa è una crisi globale, strutturale, di sistema che investe tutto il sistema di produzione e di vita capitalistico. C'è un intreccio micidiale di crisi, che ingigantiscono quella economica, già di per sé enorme; c'è una crisi ambientale, poiché la devastazione della natura e i cambi climatici mettono in discussione addirittura la continuità della vita in tanti parti del mondo, una crisi energetica e una crisi alimentare. E a compenetrarle tutte, c'è la gigantesca crisi legata alla guerra permanente e globale che percorre il mondo: la guerra, lungi dall'attenuarsi, viene vista dai padroni del mondo come la carta a disposizione per placare le altre crisi del sistema. Così, decine di milioni di persone stanno per ingigantire ancora quel miliardo e quattrocento milioni di cittadini del mondo che già vivono in estrema povertà o martoriati dalla guerra: lo spostamento progressivo e massiccio di ricchezza dal reddito da lavoro a quello da capitale ha creato una povertà diffusa, un sempre maggiore squilibrio tra il nord ed il sud del mondo e, all'interno dei paesi occidentali, una redistribuzione del reddito a danno del lavoro salariale che non ha eguali nei passati anni ed una sempre più marcata precarietà sociale e del lavoro. Nonostante il clamoroso fallimento dell'attuale modello economico e sociale, le principali centrali capitalistiche stanno cercando di preservare quel sistema che è fonte delle crisi, servendo le solite ricette: allungamento dell'età pensionabile, in particolare per le donne fino a 65 anni, taglio della spesa pubblica, riduzione dei salari, taglio della spesa pubblica e dei servizi sociali.Per banchieri centrali e governi, politici, economisti, giornalisti, sindacalisti di stato il problema è presto risolto, il costo della crisi deve essere caricato sulle spalle del lavoro dipendente dei pensionati e dei ceti meno abbienti. In più, i governi delle principali potenze sono stati prontissimi a soccorrere, facendo intervenire massicciamente quegli Stati che fino a ieri avevano dichiarato impotenti rispetto alla "energia" del Mercato, i banchieri, gli azionisti e speculatori delle grandi multinazionali e società finanziarie. Ed infine i grandi poteri economici e politici neanche si preoccupano di affrontare le altre facce della crisi di sistema, la guerra globale, il clima, il cibo, l'energia, e l'indispensabilità di trasformare radicalmente il sistema economico in modo che sia possibile soddisfare i bisogni essenziali dei popoli, rendendone effettivi tutti i diritti umani, nel rispetto delle basi ambientali della vita del pianeta. Ma la crisi, come dice la parola stessa che rimanda a trasformazioni e cambiamenti, può anche essere una grande occasione di mutamento dei parametri per la vita sul globo. Certo, in Europa e nei paesi ricchi, compresa l'Italia, i tentativi di cogliere tale possibilità (per nulla scontata: in passato grandi crisi hanno anche prodotti brutali involuzioni reazionarie) sono per il momento deboli e frammentate. Però nel mondo la situazione non è ovunque così: dall'Iraq all'Afghanistan c'è una forte resistenza popolare alla guerra e alle invasioni imperialistiche; il popolo palestinese, a cui rinnoviamo la nostra totale e appassionata solidarietà nella sua lotta contro la barbarie sionista, non si arrende, nonostante i massacri a Gaza e i tentativi di genocidio operati dal criminale governo israeliano; in America Latina la lotta popolare produce sempre più governi progressisti che si affrancano dalla dominazione USA, mettendo in opera Costituzioni democraticamente avanzate e trasformazioni sociali di rilievo. E molti di questi nodi di resistenza e di trasformazione alternativa all'esistente si sono intrecciati nel Forum mondiale di Belem, da cui sono emerse proposte programmatiche e iniziative di assoluto rilievo, decisamente anticapitalistiche nella sostanza, espresse con linguaggi e tematiche innovative. Il Forum ha visto la discesa in campo dirompente di un nuovo e grande soggetto sociale, le comunità indigene, che in forma incredibilmente unitaria, ha riassunto nella formula del "buen vivir" una descrizione concreta di un altro modo di organizzare il mondo, ricordando a tutti che la cosiddetta "scoperta" dell'America - in realtà la occupazione militare di essa da parte delle potenze coloniali - ha segnato un salto di qualità nello sfruttamento e nella distruzione di esseri viventi, natura, sentimenti ed idee da parte dei potenti del mondo: e che dunque il riequilibrio e la salvezza del mondo possono avvenire solo se, insieme alla fine dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo (e dell'uomo sulla donna) si imponga anche la fine dello sfruttamento selvaggio degli altri esseri viventi e della "pacha mama", della Madre Terra con la quale gli indigeni chiedono di essere in armonia. Questi potenti segnali di trasformazione ci invitano dunque ad essere realisticamente utopisti, e cioè ad avanzare non piccole proposte di aggiustamento dell'esistente ma piattaforme alternative, come quelle che oggi vi proporremo, che ieri sarebbero apparse irrealistiche o "libro dei sogni" e oggi, pur nella loro ricerca di "altri luoghi" (che è poi il senso profondo della parola "utopia"), risultano molto più concrete e attuabili per uscire dalla crisi rispetto alla banale riproposizione dell'esistente che governi e poteri capitalistici caldeggiano. E venendo al "qui ed ora" italiano, nonostante il tentativo del Governo di minimizzare le conseguenze della crisi, possiamo già misurarne i primi effetti attraverso il numero di aziende che chiudono, i licenziamenti, i precari che restano senza lavoro, l'incremento progressivo della disoccupazione e l'enorme numero di ore di cassa integrazione che si stanno distribuendo in tutti i settori produttivi. Allo stesso tempo si fa sempre più incisivo l'intervento politico ed economico per destrutturare ancor più il mondo del lavoro e le sue forme di rappresentanza. L'accordo sottoscritto da Governo, Confindustria e Cisl, Uil e Ugl pochi giorni fa non rappresenta infatti soltanto l'attacco ad un modello contrattuale già di per se negativo per i lavoratori, ma si colloca in una revisione strutturale delle relazioni industriali del rapporto tra azienda, sindacato e lavoratori. Si abbandona di fatto anche la "concertazione" azienda/sindacato e si abbraccia una logica "neocorporativa" che vede un fronte più o meno compatto che, anche se formalmente collocato su piani distinti, lotta per difendere gli stessi interessi di impresa, considerando il fattore lavoro esclusivamente un costo da abbattere attraverso leggi ed accordi e da tenere sotto controllo costantemente per ridurne il potenziale conflittuale. La frattura avvenuta in questi ultimi mesi nel sindacato confederale e che vede oggi la Cgil su posizioni differenziate rispetto a Cisl, Uil e Ugl, rappresenta una fase di riequilibrio del mondo sindacale cosiddetto "storico" e soprattutto dei rapporti tra esso e la Confindustria. E' evidente che gli equilibri ed i problemi interni alla Cgil rappresentano la motivazione principale della temporanea presa di distanza dal resto del sindacato confederale, ma tale situazione non può essere sottovalutata, sia in positivo, sia in negativo. L'apertura di una frattura, anche se temporanea, all'interno del sindacato confederale può infatti alimentare un clima di conflitto tra i lavoratori che è certamente elemento positivo in termini generali. Ma è altrettanto chiaro che non si tratta di una rottura definitiva e che, come spesso è accaduto anche nel recente passato, potrebbe ben presto ridursi a merce di scambio per contrattare un diverso equilibrio di potere tra Cgil, Cisl, Uil e Ugl, (alimentando così il senso di frustrazione e di rassegnazione tra i lavoratori). La Cgil si trova in una posizione difficile, la competizione con Cisl e Uil non è sui contenuti delle politiche concertative e dei sacrifici ma ruota su chi è l'interlocutore privilegiato della controparte padronale e governativa, ruolo di cui la Cgil ha sempre goduto in questi anni, lo stesso sciopero fatto dalla Cgil il 12 dicembre è stato debole in quanto risentiva di questa profonda contraddizione. Se è vero che il contesto mondiale e quello nazionale vanno nella direzione del restringimento dei diritti e dell'aumento della produttività e della precarietà, è però anche vero che in questa situazione aumentano in modo esponenziale le contraddizioni derivanti dalla compressione senza limite dei bisogni primari dei lavoratori e di intere fasce di popolazione. Ciò produce potenziale conflitto sociale che si vorrebbe reprimere o contenere attraverso una serie di misure finalizzate a sottrarre diritti e rappresentanza reale al mondo del lavoro: attacco al diritto di sciopero ed abolizione dello stesso nei settori di pubblica utilità; negoziazione e diritti sindacali, anche quelli minimi, riservati ai soli firmatari dei contratti che sono quelli che di fatto vengono scelti dalle aziende; possibilità per la contrattazione di secondo livello di derogare dal contratto nazionale legittimando e legalizzando così definitivamente la contrattazione in peius; un nuovo modello di rappresentanza sindacale mutuato dal mondo politico parlamentare che prevede soglie numeriche molto elevate e progressivi accorpamenti contrattuali. E' anche in queste contraddizioni che il sindacalismo di base deve inserirsi: sia per difendere le condizioni dei lavoratori ed il diritto a scegliersi liberamente da chi ed in quali forme essere rappresentato, sia per rilanciare una fase di conflitto che ponga come centrale i temi che riteniamo prioritari e che sono alla base della nostra proposta di modifica della Piattaforma rivendicativa condivisa pochi mesi fa. Di fronte all'evidente tentativo di far pagare ancora una volta la crisi ai lavoratori, salvando banche e banchieri e sostenendo le imprese e lo "sviluppismo" più che lo sviluppo, è necessario che ci assumiamo la responsabilità di indicare con chiarezza quali sono gli obbiettivi che ci poniamo e che intendiamo rappresentare in ogni azienda e in ogni luogo di lavoro e per la cui realizzazione costruire nuove e incisive azioni di lotta. Una piattaforma contro la crisi: perché non siano i salariati, i pensionati, i giovani, i settori popolari a pagare la crisi al posto dei responsabili ecco sinteticamente i punti centrali 1. Blocco dei licenziamenti 2. Riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario 3. Aumenti consistenti di salari e pensioni, introduzione di un reddito minimo garantito per chi non ha lavoro 4. Aggancio dei salari e pensioni al reale costo della vita 5. Cassa integrazione almeno all'80% del salario per tutti i lavoratori/trici, precari compresi, continuità del reddito per i lavoratori "atipici", con mantenimento del permesso di soggiorno per gli immigrati/e 6. Nuova occupazione mediante un Piano straordinario per lo sviluppo di energie rinnovabili ed ecocompatibili, promuovendo il risparmio energetico e il riassetto idrogeologico del territorio, rifiutando il nucleare e diminuendo le emissioni di CO2 7. Piano di massicci investimenti per la messa in sicurezza dei luoghi di lavoro e delle scuole, sanzioni penali per gli omicidi sul lavoro e gli infortuni gravi 8. Eliminazione della precarietà lavorativa attraverso l'assunzione a tempo indeterminato dei precari e la re-internalizzazione dei servizi 9. Piano straordinario di investimenti pubblici per il reperimento di un milione di alloggi popolari, tramite utilizzo di case sfitte e mediante recupero, ristrutturazione e requisizioni del patrimonio immobiliare esistente; blocco degli sfratti, canone sociale per i bassi redditi 10. Diritto di uscita immediata per gli iscritti/e ai fondi-pensione chiusi. Questa Piattaforma, in ragione della profondità della crisi e della necessità assoluta di cambiare radicalmente rotta, non è affatto un "libro dei sogni", ma un richiamo concreto all'unica via realistica, tramite il recupero di diritti, di reddito e di strutture sociali da parte dei settori popolari, di uscita dalla crisi. Ma è necessario anche e soprattutto iniziare a dare risposte concrete attraverso iniziative e campagne generali. Per questo motivo abbiamo individuato quattro temi fondamentali sui quali puntare e rispetto ai quali è necessario impegnare le nostre strutture ed individuare in tempi brevi iniziative specifiche: l Reddito, precariato, occupazione, licenziamenti, orario di lavoro l Beni comuni, energia e ambiente l Diritto alla casa l Democrazia sindacale Ma se su questi temi dovremo essere capaci di costruire vere e proprie campagne, destinate a durare nel tempo e ad essere incisive e che ci consentano di pervadere ogni territorio ed ogni luogo di lavoro, è evidente che è oggi necessario indicare nuovi e tempestivi momenti di mobilitazione e di lotta per contrastare la crisi e sostenere la nostra piattaforma. A FINE MARZO SI RIUNIRANNO A ROMA I MINISTRI DEL WELFARE DEL G14 PROPRIO PER DISCUTERE A LIVELLO MONDIALE COME FAR FRONTE ALLA CRISI ED EVIDENTEMENTE SCEGLIERANNO DI FARVI FRONTE NELL'UNICO MODO DI CUI SONO CAPACI, SCARICANDONE I COSTI SUI SALARI, L'OCCUPAZIONE, LE PENSIONI, LA PRESSIONE FISCALE. PER QUESTO NOI PROPONIAMO OGGI ALL'ASSEMBLEA DI PROMUOVERE PER SABATO 28 MARZO UNA GRANDE MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA A CUI CHIAMARE TUTTI I LAVORATORI E LE LAVORATRICI, LE FORZE SOCIALI, GLI STUDENTI E TUTTI COLORO CHE INTENDANO BATTERSI SERIAMENTE CONTRO L'EVIDENTE TENTATIVO DEL CAPITALE DI USCIRE RAFFORZATO DALLA CRISI SCARICANDOLA SUI CETI POPOLARI. TALE PROPOSTA ESCE RAFFORZATA DALLA COINCIDENZA CON LA GIORNATA MONDIALE ANTI-G20 DECISA A BELEM E CHE VEDRA' SVOLGERSI IN EUROPA E NEL MONDO NELLA STESSA GIORNATA UNA MIRIADE DI ANALOGHE INIZIATIVE, IN PARTICOLARE IN EUROPA DA PARTE DI ALTRE ORGANIZZAZIONI SINDACALI ALTERNATIVE. MA SE LE GRANDI MANIFESTAZIONI NAZIONALI HANNO IL PREGIO DI RENDERE EVIDENTE LA ENORME QUANTITA' DI PERSONE CHE CONDIVIDONO LA NOSTRA PIATTAFORMA - COME E' AVVENUTO IL 17 OTTOBRE - E' PERO' NECESSSARIO DECIDERE OGGI ANCHE INIZIATIVE DI SCIOPERO CHE NEI LUOGHI DI LAVORO, NELLE AZIENDE, BLOCCHINO LA PRODUZIONE E OGNI ATTIVITA' PERCHE' QUESTO E' IL MODO PIU' GIUSTO DI SOSTENERE LE NOSTRE PAROLE D'ORDINE E RAPPRESENTARE LA NOSTRA RABBIA. PROPONIAMO PERCIO' ALL'ASSEMBLEA DI DARE MANDATO AL PATTO DI PROCLAMARE UN NUOVO SCIOPERO GENERALE ENTRO APRILE CON MANIFESTAZIONI REGIONALI. E' evidente che ciò potrà realizzarsi se saremo capaci di mantenere e sviluppare quella forte capacità di dialogo tra le nostre organizzazioni che abbiamo realizzato negli ultimi mesi e che in queste ultime settimane si è estesa al livello territoriale cominciando ad interessare non più solo i responsabili nazionali delle organizzazioni, ma i lavoratori e i delegati del territorio e dei luoghi di lavoro, incontrando un forte interesse e una forte disponibilità all'unità. Riteniamo quindi che sul piano dei rapporti tra Cub, Cobas e SdL che lo scorso mese di settembre hanno dato vita al Patto di Consultazione permanente, sia indispensabile dare nuovo slancio alla costruzione di un percorso unitario che veda le tre organizzazioni di base operare in modo sempre più omogeneo sia dal punto di vista dell'iniziativa sindacale, sia dell'utilizzo di pratiche e di strumenti condivisi. Questa Assemblea è stata preceduta da un intenso lavoro delle tre organizzazioni, sia a livello nazionale, sia territoriale, con riunioni che hanno fatto registrare un consenso ampio sulla necessità di sviluppare il Patto di Consultazione. Per questo motivo riteniamo sia opportuno dare un segnale di evoluzione del Patto di Consultazione, anche dal punto di vista nominale, trasformandolo in "PATTO DI BASE": una differenza importante che non sta certo solo nella denominazione, ma nella necessità e nella volontà di perseguire obiettivi comuni ed utilizzare strumenti organizzativi e di coordinamento sempre più incisivi. Restiamo consapevoli delle differenze esistenti tra noi, in quanto a modelli organizzativi, impostazione politico-sindacale, vita interna e lavoro sul territorio, e del fatto che tali differenze si sono manifestate finora più sui livelli di categoria, locali e dei posti di lavoro piuttosto che sui livelli nazionali e confederali o sulle prese di posizione generali. Però, il procedere della alleanza a livello nazionale e intercategoriale comincia ad avere benefici effetti di collaborazione e convergenza anche a livello territoriale: e l'avvio del Patto di Base anche a tale livello ci pare la condizione basilare perché tali effetti si intensifichino. Questi i punti fondamentali che caratterizzeranno il nuovo Patto di Base: 1) Il Patto di Base ha come obiettivo fondamentale quello di intensificare e facilitare, partendo dal lavoro del Patto di Consultazione, l'unità d'azione tra le tre organizzazioni, portando ad un più stretto ed organico rapporto generale. 2) Il Patto di Base rappresenta lo sviluppo naturale del Patto di Consultazione e ne assorbe contenuti e finalità. In particolare, per gestire efficacemente mobilitazioni e iniziative di lotta comuni, si prevede la realizzazione di sedi unitarie di dibattito, convegni, seminari ed elaborazione di documenti. Si gestirà unitariamente un Forum Permanente sulla rappresentanza, sui diritti sindacali, il diritto di sciopero e contro il monopolio concesso ai sindacati concertativi e il sequestro dei diritti operato da essi. Inoltre si cercherà di intervenire congiuntamente nelle situazioni dove eventuali attriti fra le organizzazioni dovessero risultare significativi, per appianarne almeno le asprezze dannose per le situazioni locali ma anche, alla lunga, per la stabilità del Patto. 3) Il Patto di Base viene organizzato in una prima fase su due livelli, nazionale e regionale, e prevede riunioni periodiche a livello nazionale e territoriale nel corso delle quali, oltre a esprimere le rispettive posizioni sul conflitto politico-sindacale generale e locale, si confrontino le varie proposte di lotta, a livello nazionale e territoriale, cercando di giungere in ogni occasione ad iniziative unitarie, o, nell'eventualità di esigenze non riconducibili ad unità, ad iniziative plurime ma non conflittuali, evitando contrapposizioni sulle eventuali scelte differenziate. Con il Patto di base, ci poniamo l'obiettivo, partendo dall'unità d'azione e di dibattito tra le tre organizzazioni a livello nazionale e confederale, di giungere ad una diffusione della consultazione e unità d'azione anche a livelli categoriali, territoriali e aziendali. A tal proposito le riunioni nazionali del Patto dovrebbero anche verificare periodicamente lo stato dell'alleanza a questi livelli, lavorando per estendere la portata del Patto. 4) Le riunioni nazionali del Patto di Base avverranno in genere, e salvo diversa richiesta da parte di una delle organizzazioni, con la presenza di quattro - cinque rappresentanti per ciascuna organizzazione. A livello territoriale, le modalità di svolgimento delle riunioni potranno essere analoghe. 5) A livello regionale il Patto potrà stabilire rapporti stabili e condividere iniziative comuni con altre organizzazioni di base, con l'accordo delle tre organizzazioni promotrici, anche in previsione di un eventuale richiesta di adesione al patto. 6) Ogni decisione del Patto, a qualsiasi livello, potrà essere assunta esclusivamente con il consenso delle tre organizzazioni. Il Patto di Base potrà rappresentare le tre organizzazioni soltanto se espressamente deciso dalle tre strutture. Come è evidente stiamo proponendo all'Assemblea di dar vita ad una nuova fase di lotta e di relazione tra di noi, che sappia coinvolgere anche altri soggetti, che sia capace di rappresentare un'alternativa forte e convincente ai sindacati concertativi, anche a quelli che oggi, prigionieri della congiuntura politica più che di scelte di organizzazione, gridano al complotto contro di loro e chiamano alla lotta per difendere la propria identità e collocazione più che gli interessi dei lavoratori e delle lavoratrici. Riteniamo non ci possa più essere l'una senza l'altra. La lotta che non si trasforma in organizzazione può registrare anche successi significativi ma, se non sedimenta, si espone al rischio della cancellazione successiva dei risultati ottenuti. Se invece alla radicalità e all'estensione del conflitto sapremo affiancare momenti sempre più incisivi di relazione, di coinvolgimento, di discussione franca ed aperta ma sempre improntata a trovare ciò che ci unisce più che ciò che potrebbe dividerci, allora davvero potremo dire che stiamo facendo i passaggi giusti per dare ai lavoratori e alle lavoratrici di questo paese strumenti sempre più forti ed adeguati per rilanciare, potenziare e rendere vincente il conflitto con il padronato e la trasformazione sociale più profonda verso una società non più dominata dal profitto, dalla guerra, dal razzismo, dal patriarcato e dalla mercificazione di ogni cosa. -------------------------------------------------------------------------------- _______________________________________________ Movimenti mailing list Movimenti a gnumerica.org https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/movimenti -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: Relazione_Seconda__Assemblea__nazionale.doc Tipo: application/msword Dimensione: 52736 bytes Descrizione: non disponibile URL: From cristianbodei a yahoo.it Fri Feb 6 19:20:26 2009 From: cristianbodei a yahoo.it (Cristian Bodei) Date: Fri, 6 Feb 2009 18:20:26 +0000 (GMT) Subject: [Bsf] I: Facciamo dello sciopero del 13 febbraio una grande giornata di lotta per cacciare la banda Berlusconi e costruire un governo di Blocco Popolare! Message-ID: <917835.95329.qm@web28213.mail.ukl.yahoo.com> ----- Messaggio inoltrato ----- Da: CARC CN A: CARC CN Inviato: Venerdì 6 febbraio 2009, 13:16:11 Oggetto: Facciamo dello sciopero del 13 febbraio una grande giornata di lotta per cacciare la banda Berlusconi e costruire un governo di Blocco Popolare! Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza - per il Comunismo (CARC) Via Tanaro, 7 - 20128 Milano - Tel/Fax 02.26306454 e-mail: resistenza a carc.it ? sito: www.carc.it Direzione Nazionale   Comunicato DN del 06.02.2009   Facciamo dello sciopero del 13 febbraio una grande giornata di lotta per cacciare la banda Berlusconi e costruire un governo di Blocco Popolare che adotti le misure d?emergenza per fare fronte alla crisi! Non pagheremo noi la crisi dei padroni! Nessuna azienda deve essere chiusa! Nessun lavoratore deve essere licenziato!   La borghesia, i ricchi, il Vaticano e le loro autorità affondano sempre più nella crisi, nella recessione, negli scandali, nella corruzione, nella devastazione dell?ambiente, nella guerra e stanno trascinando nella rovina del loro sistema anche noi lavoratori, i nostri figli, i nostri anziani! Loro sono i responsabili e gli artefici della crisi e non possono che farci sprofondare ancora di più nella miseria e nella devastazione morale e materiale! Hanno creato una situazione d?emergenza, adesso occorrono soluzioni d?emergenza, occorre creare un nuovo sistema di governo della società: 1.. Bisogna assegnare a ogni azienda compiti produttivi utili e adatti alla sua natura secondo un piano nazionale: nessuna azienda deve essere chiusa! 2. Bisogna eliminare tutti quelle attività e produzioni inutili e dannosi per l?uomo e per l?ambiente: basta con gli avvelenatori, gli speculatori e gli squali. 3. Bisogna assegnare a ogni individuo un lavoro socialmente utile e garantirgli in cambio le condizioni necessarie per una vita dignitosa e la partecipazione alla gestione della società: nessun lavoratore deve essere licenziato o emarginato! 4. Bisogna organizzare la distribuzione di beni e servizi alle aziende, alle famiglie, agli individui e ad usi collettivi secondo piani e criteri chiari, conosciuti e democraticamente decisi: ogni persona deve avere di che vivere dignitosamente e ogni azienda quanto le occorre per funzionare! 5. Bisogna stabilire relazioni di collaborazione o di scambio con gli altri paesi disposti a stabilirle con noi: dobbiamo aiutare e farci aiutare dagli altri paesi per affrontare la crisi! 6. Bisogna iniziare a riorganizzare le altre relazioni e attività sociali in conformità alla nuova base produttiva: solo le masse popolari organizzate possono mettere mano a quelli che sono i frutti avvelenati della direzione borghese sulla società! Queste sono le sei misure d?urgenza che occorrono per far fronte agli effetti più devastanti della crisi in cui i borghesi, i ricchi, il Vaticano e le loro autorità ci hanno infognato! Non la social card o i bonus per le famiglie e i pensionati già alla fame! Non gli incentivi all?acquisto di auto e lavastoviglie! Non le forme più o meno mascherate di protezionismo! I provvedimenti e le soluzioni della banda Berlusconi, dei padroni, dei finanzieri, dei ricchi e del Vaticano nella migliore delle ipotesi sono rattoppi, briciole, carità! Servono solo a prolungare la crisi e la sofferenza per le masse popolari e creano le premesse perché la lotta economica e commerciale sfoci in guerra tra Stati. Aiutano i padroni e peggiorano le condizioni di vita e di lavoro delle masse, rendono più difficile la lotta dei lavoratori contro i padroni e le loro autorità e alimentano i contrasti tra le masse, la guerra tra poveri. Dove vogliono prendere lor signori i soldi per gli interventi pubblici? Dalle casse stracolme del Vaticano o dai conti e patrimoni faraonici dei ricchi di ogni genere e tipo? No di certo, questi sono sacri e inviolabili! Li vogliono prendere dai pensionati e dai lavoratori! E come contano di riuscirci? Dividendo i lavoratori, mettendoli gli uni contro gli altri di volta in volta indicati come la causa dei problemi comuni (lavoratori contro pensionati, italiani contro immigrati, quelli a tempo determinato contro i precari, occupati contro disoccupati, lavoratori dipendenti contro lavoratori autonomi, chi paga le tasse contro i piccoli evasori e così via), inducendoli ad affidarsi al padrone, al prete, ai politicanti di turno anziché a puntare sull?unità e l?organizzazione dei lavoratori contro il padrone, il prete e i loro politicanti. Che ognuno provi a vedere quali sono, al di là delle belle promesse con cui sono condite, gli effetti pratici e reali di misure come la settimana corta: non si perde il lavoro, dicono Sacconi e compagnia. Già, ma vuol dire ridurre ulteriormente salari che già sono troppo bassi per un livello di vita anche solo decente, vuol dire aumento del lavoro nero, vuol dire mettere i lavoratori gli uni contro gli altri (quelli che contano di mantenere il loro posto anche se l?azienda licenzia contro quelli che hanno paura di perderlo). Oppure l?innalzamento dell?età pensionabile: così ci sarebbero i soldi per interventi anticrisi sostanziosi, affermano a gran voce la Marcegaglia , Montezemolo e un coro bipartisan di politicanti, economisti, giuslavoristi. Sì, a spese dei lavoratori costretti a lavorare sempre di più, sempre più a lungo per trovarsi poi con pensioni sempre più da fame, accusati di essere un peso insopportabile per la collettività se vanno in pensione, additati come responsabili della mancanza di lavoro per i giovani se continuano a lavorare! Anche l?accordo separato sulla riforma del sistema contrattuale sottoscritto il 22 gennaio da governo, Confindustria, CISL, UIL e UGL va nella stessa direzione: elimina diritti, peggiora i salari, divide e indebolisce tutti i lavoratori.   E dove non bastano gli imbrogli, le manovre e le belle parole, c?è il bastone: ieri i lavoratori della FIAT di Pomigliano d?Arco, dopo mesi di cassintegrazione, hanno occupato l?autostrada A1 per ?capire cosa ne sarà del nostro futuro?, per chiedere ?risposte concrete da parte dell?azienda?. La ?risposata concreta? sono state le cariche della polizia contro di loro! Da Berlusconi e la sua banda non possiamo aspettarci niente di più e niente di meglio di questo! Non sono in grado di fare fronte alla crisi assicurando una vita dignitosa alla maggioranza delle masse popolari. Dobbiamo cacciarli via! Dobbiamo costruire un governo deciso e capace di fare tutto quello che serve per davvero a scongiurare la paralisi produttiva, a evitare licenziamenti e cassintegrazioni, a iniziare ad affrontare sul serio miseria e degrado, stragi sul lavoro e disoccupazione, peggioramento dei servizi pubblici e devastazione dell?ambiente. Queste cose non le può fare la banda Berlusconi, ma neanche un qualsiasi altro governo costituito dalla borghesia e dal Vaticano: intaccherebbe i loro interessi, il loro potere, i loro privilegi, le loro ricchezze, le loro proprietà. Queste cose le può fare solo un governo formato e sostenuto dalle organizzazioni operaie e popolari che esistono nel nostro paese, un governo di Blocco Popolare! Nessuna persona di buon senso direbbe: no, le sei misure d?emergenza che indicate non servono per affrontare la crisi. Di fatto l?unica obiezione che finora abbiamo raccolto alla parola d?ordine del governo di Blocco Popolare è che non ci sono le forze per riuscirci, che le organizzazioni popolari esistenti sono deboli, non agiscono in modo coordinato e non osano pensare di poter prendere in mano addirittura la direzione del paese, che i comunisti nel nostro paese sono pochi e deboli. Tutto vero, ma sono altrettanto vere due cose. Primo.  Il precipitare della crisi ha cambiato, e cambierà, molte cose: centinaia di migliaia, milioni di lavoratori saranno posti di fronte all?alternativa se perdere il lavoro o lottare per difenderlo, se rassegnarsi a cassintegrazione, licenziamenti e chiusura di aziende oppure organizzarsi per farle funzionare. Non dobbiamo guardare al prossimo futuro con gli occhi al passato: la situazione che abbiamo davanti è d?emergenza e porta con sé cambiamenti straordinari e repentini. Ce ne sono già i primi segnali. Uno per tutti: dalla protesta di Castelvolturno alle mobilitazioni per la Palestina fino alla rivolta di Lampedusa le masse popolari immigrate hanno iniziato a mobilitarsi con decisione contro gli abusi delle forze dell?ordine, contro i vili attacchi di fascisti e razzisti, contro la segregazione nei CPT; hanno rotto con la posizione da ?poveretti? in cui le relegava l?influenza e la direzione della sinistra borghese e sono scese in piazza per difendere e affermare con decisione i loro diritti. E su questa base si è rafforzato il fonte comune tra masse popolari immigrate e italiane: al punto che a Lampedusa, dove era stata eletta sindaco la candidata di un partito razzista come la Lega , quello stesso sindaco oggi ha dovuto andarsene scortata dalla polizie tra gli insulti dei suoi concittadini mentre gli immigrati scappati dal CPT sono stati accolti dagli applausi, sono stati sfamati e molti di loro hanno trovato rifugio nelle case degli isolani! La lotta contro il progetto della banda Berlusconi di trasformare Lampedusa in una prigione a cielo aperto e contro le condizioni infami in cui sono costretti centinaia e centinaia di immigrati colpevoli di sfuggire alla fame e alla miseria ha unito quello che le forze borghesi volevano dividere!     Secondo. Proprio perché le organizzazioni popolari sono ancora deboli dobbiamo lavorare sistematicamente per farle crescere, per coordinare la loro azione, per sviluppare fino in fondo le tendenze positive presenti nel movimento delle masse popolari, per accrescere la fiducia nelle proprie forze, per rafforzare la convinzione della necessità di costruire un governo di Blocco Popolare fino a farlo diventare un obiettivo consapevolmente perseguito. Bisogna usare ogni occasione a questo fine, a cominciare dallo sciopero indetto per il 13 febbraio dalla FIOM e dalla Funzione Pubblica-CGIL contro la politica del governo e contro l?accordo separato sui contratti. La mobilitazione popolare, la spinta dei sindacati di base, l?attivismo della sinistra sindacale hanno dissuaso la destra della CGIL, impersonata da Epifani, dal seguire Angeletti e Bonanni sulla strada della subordinazione completa ai padroni e alla banda Berlusconi, a indire lo sciopero generale del 12 dicembre e a non sottoscrivere l?accordo sulla riforma della contrattazione: Epifani si è spinto fino a parlare apertamente di accordo bidone (?riduce il livello salariale e la funzione del contratto nazionale?, ?determina condizioni di difficilissima gestione di tutte le vertenze?), a denunciare le manovre per tagliare fuori la CGIL , ad affermare che sono solo i lavoratori ad avere voce in capitolo sull?accordo. Il suo obiettivo non è quello di mandare via la banda Berlusconi e neanche di organizzare la lotta intransigente e fino in fondo contro l?accordo e le misure antipopolari di questo governo, tanto è vero che non ha neanche esteso lo sciopero del 13 febbraio a tutte le categorie. Ma il fatto che non abbia sottoscritto l?accordo è un risultato importante. E? un effetto del clima di mobilitazione e lotta determinato dal precipitare della crisi e dall?azione dei comunisti, dei lavoratori avanzati, degli antifascisti, ecc., in particolare dalla convergenza d?azione e di lotta tra la sinistra interna alla CGIL (FIOM, Rete 28 Aprile, Lavoro e società, ecc.) e i sindacati alternativi. E rende più difficile a governo, Confindustria, CISL, UIL e UGL imporre la revisione della contrattazione, rafforza e alimenta la mobilitazione dei lavoratori, anche di quelli iscritti alla CISL, alla UIL e all?UGL, contro l?accordo stesso ma più in generale contro la politica della banda Berlusconi e ?per non pagare la crisi dei padroni?, quindi indebolisce la banda Berlusconi e rafforza la possibilità della sua cacciata. In questa situazione lo sciopero del 13 febbraio ha un alto valore politico, possiamo e dobbiamo usarlo per rafforzare la lotta più generale per mandare via il governo Berlusconi e per avanzare nella costruzione del governo di Blocco Popolare. Diamo quindi indicazione a tutti i lavoratori e i delegati sindacali che aderiscono, collaborano e simpatizzano con il Partito dei CARC - di promuovere e costruire sui loro posti di lavoro una partecipazione ampia e combattiva allo sciopero del 13 febbraio, intorno alle parole d?ordine ?basta con il governo del carovita, della miseria, della precarietà, della rapina dei lavoratori e dei pensionati, del razzismo, dell?eliminazione della scuola e dei servizi pubblici ?, ?cacciare il governo Berlusconi?, ?per non pagare noi la crisi dei padroni dobbiamo liberarci dai padroni e dal loro governo?, ?difendersi per non perdere tutto porta a indietreggiare passo dopo passo, difendiamoci per prendere tutto?, ?i padroni senza lavoratori non possono fare niente, i lavoratori senza padroni possono tutto?, ?cambiamo il mondo come va bene a noi?, ?costruiamo un governo di Blocco Popolare che adotti le misure d?emergenza per far fronte alla crisi?, ?facciamo dell?Italia un nuovo paese socialista?; - di unirsi ai propri compagni di lavoro più determinati e combattivi 1. se inscritti alla FIOM o alla Funzione Pubblica-CGIL, affinché la propriastruttura sindacale indica assemblee sul posto di lavoro per promuovere e organizzare l?adesione allo sciopero e la partecipazione alla manifestazione nazionale di Roma; 2. se iscritti alle altre categorie della CGIL, affinché la propria struttura sindacale aderisca allo sciopero; 3. se iscritti ai sindacati alternativi, affinché il sindacato di appartenenza aderisca allo scioperoavanzando così sulla strada intrapresa con lo sciopero del 12 dicembre: rafforzare l?unità del movimento dei lavoratori e delle masse popolari anziché dividere il fronte di lotta sulla base dell?organizzazione sindacale di appartenenza, mette in primo piano la lotta contro le misure antipopolari e forcaiole del governo Berlusconi anziché puntare principalmente a differenziarsi dai sindacati di regime, combatte la linea della concertazione e della compatibilità seguita dai sindacati di regime spingendo avanti e rafforzando la mobilitazione in difesa degli interessi dei lavoratori e delle masse. Il Partito dei CARC sostiene e rilancia l?appello lanciato il 4 febbraio dalla RSU SLAI COBAS della NEW HOLLAND MODENA: ?Venerdì 13 la FIOM - CGIL ha indetto lo sciopero contro la riforma del contratto firmato invece dalla CISL, UIL, UGL e FISMIC. Lo SLAI COBAS, sebbene non crede nella buona fede del gruppo dirigente di questa organizzazione sindacale e della maggioranza dei suoi delegati vista la storia passata e recente, invita gli operai a scioperare, perché l'attacco portato da questa riforma mina ulteriormente in modo ancora più grave, le condizioni di vita lavorativa e salariale di noi operai. Come operai dobbiamo scendere in campo, smettendo una volta per tutte di delegare senza mai poi partecipare in prima persona! Perché altrimenti non potremmo mai decidere e incidere niente, per il nostro futuro!!!?; 4. se iscritti alla CISL o alla UIL, affinché partecipino allo sciopero e diano battaglia all?interno della propria struttura sindacalecontro l?accordo sulla contrattazione, contro la compatibilità, la concertazione e la sottomissione al programma del governo.   Che ogni comunista e ogni lavoratore avanzato faccia dello sciopero del 13 febbraio un?occasione per far avanzare la mobilitazione popolare contro la banda Berlusconi. Per rafforzare l?organizzazione popolare autonoma dalla borghesia e dalla destra sindacale. Per promuovere la difesa e l?affermazione degli interessi dei lavoratori contro la crisi dei padroni. Per sviluppare l?unità d?azione della sinistra sindacale interna ai sindacati di regime e i sindacati di base.   Cacciare il governo della banda Berlusconi è possibile! E? possibile dare una legnata ai banchieri, agli speculatori e ai padroni e cacciarli dal governo del paese!   Difendiamoci per prendere tutto: una società senza sfruttamento e senza padroni! I padroni senza lavoratori non possono niente! I lavoratori senza padroni possono fare tutto e meglio!   Un governo di Blocco Popolare: è la soluzione d?emergenza per far fronte alla crisi in cui i padroni ci hanno ficcato! Nessuna azienda deve essere chiusa! Nessun lavoratore deve essere licenziato! Passa a Yahoo! Mail. La webmail che ti offre GRATIS spazio illimitato, antispam e messenger integrato. http://it.mail..yahoo.com/               -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: 090106 DN - Comunicato sciopero 13 febbraio.zip Tipo: application/x-zip-compressed Dimensione: 80238 bytes Descrizione: non disponibile URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Fri Feb 6 20:08:31 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Fri, 6 Feb 2009 20:08:31 +0100 Subject: [Bsf] Fw: [Movimenti] RISCHIO FACEBOOK!!!! MOLTO INTERESSANTE LEGGERE ALLEGATO DI UNA RIVISTA SPECIALIZZATA NEL SETTORE...... Message-ID: <7DDA8F267B7B4332B9D7AE2FCA66E9D2@haj> MOLTO INTERESSANTE LEGGERE ALLEGATO DI UNA RIVISTA SPECIALIZZATA NEL SETTORE...... NELLA LISTA BSF DOVETE CLICCARE SUL LINK CHE IN FONDO ALLA PAGINACHE VI DICE CHE UN ALLEGATO NON TESTUALE E STATO RIMOSO TIPO QUESTO CHE APPARTIENE ALLA MIA PRECEDENTE MAIL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: Relazione_Seconda__Assemblea__nazionale.doc Tipo: application/msword Dimensione: 52736 bytes Descrizione: non disponibile URL: CLICCARE _______________________________________________ Bsf mailing list https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf LO TROVERETE QUI SOTTO NOME: RISCHIO_FACEBOOK.pdf URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: RISCHIO FACEBOOK.pdf Tipo: application/pdf Dimensione: 693211 bytes Descrizione: non disponibile URL: From felmarg a tin.it Fri Feb 6 21:03:36 2009 From: felmarg a tin.it (felice mometti) Date: Fri, 6 Feb 2009 21:03:36 +0100 Subject: [Bsf] IMPORTANTE: Presidio migranti rinviato 27 febbraio Message-ID: <020001c98895$ff81a180$1701a8c0@txp60b75716276> Il presidio delle associazioni dei migranti, in programma lunedì 9 febbraio in occasione del consiglio comunale di Brescia, è stato rinviato al 27 febbraio perchè è stata annullata al convocazione del consiglio comunale. Da: Oggetto:Presidio migranti Lunedì 9 febbraio IL SENATO HA APPROVATO UNA LEGGE RAZZISTA IL COMUNE DI BRESCIA CONTINUA LA CAMPAGNA CONTRO I DIRITTI DEI MIGRANTI DICIAMO NO AL RAZZISMO E ALLE RITORSIONI Lunedì 9 febbraio alle ore 17.30 durante il Consiglio Comunale presidio in piazza della Loggia Il Senato ha approvato una legge( Pacchetto sicurezza) che prevede: - il reato di clandestinità, non avere il permesso di soggiorno si commette un reato e si subisce una condanna - una tassa da 80 a 200 euro per rinnovare il permesso di soggiorno - i medici e gli ospedali potranno denunciare i migranti senza permesso di soggiorno che si rivolgono alle strutture sanitarie pubbliche Il Comune di Brescia dopo essere stato sconfessato dal Tribunale del Lavoro su bonus bebè, in quanto provvedimento discriminatorio, continua una campagna di odio nei confronti dei migranti fino a minacciare la sospensione dei pochi servizi a loro dedicati Vogliono che i migranti siano i primi, e più degli altri, a pagare la crisi. Dobbiamo dire NO a queste leggi e chiedere - la cancellazione delle legge Bossi -Fini - una sanatoria per tutti gli immigrati - i servizi sociali, scuole, ospedali devono essere accessibili a tutti senza discriminazioni. Il bonus bebè deve essere dato a tutti. Associazioni migranti e reti antirazziste di Brescia e Provincia -------------------------------------------------------------------------------- _______________________________________________ Movimenti mailing list Movimenti a gnumerica.org https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/movimenti -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Sat Feb 7 08:36:11 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Sat, 7 Feb 2009 08:36:11 +0100 Subject: [Bsf] FILE CORROTTO Fw: Fw: [Movimenti] RISCHIO FACEBOOK!!!! MOLTO INTERESSANTELEGGERE ALLEGATO DI UNA RIVISTA SPECIALIZZATA NEL SETTORE...... Message-ID: <253971079E1B434DADE019FF79249280@haj> TANTI COMPAGNI NON RIESCONO AD APRIRE IL PRECEDENTE FILE, VI E ARRIVATO CORROTTO, VI INVIO QUESTO ALTRO . E UN BEL PO PIÙ PESANTE, MA RIUSCIRETE A LEGGERE QUALCOSA , SPERO.... CIAO. PACO ----- Original Message ----- From: "Paco" To: "FORUM" Sent: Friday, February 06, 2009 8:08 PM Subject: [Bsf] Fw: [Movimenti] RISCHIO FACEBOOK!!!! MOLTO INTERESSANTELEGGERE ALLEGATO DI UNA RIVISTA SPECIALIZZATA NEL SETTORE...... MOLTO INTERESSANTE LEGGERE ALLEGATO DI UNA RIVISTA SPECIALIZZATA NEL SETTORE...... NELLA LISTA BSF DOVETE CLICCARE SUL LINK CHE IN FONDO ALLA PAGINACHE VI DICE CHE UN ALLEGATO NON TESTUALE E STATO RIMOSO TIPO QUESTO CHE APPARTIENE ALLA MIA PRECEDENTE MAIL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: RISCHIO FACEBOOK.pdf Tipo: application/pdf Dimensione: 693211 bytes Descrizione: non disponibile URL: _______________________________________________ Bsf mailing list https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf LO TROVERETE QUI SOTTO NOME: RISCHIO_FACEBOOK.pdf URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: RISCHIO FACEBOOK.pdf Tipo: application/pdf Dimensione: 3054641 bytes Descrizione: non disponibile URL: From waltsar a aliceposta.it Sun Feb 8 09:48:20 2009 From: waltsar a aliceposta.it (valter) Date: Sun, 8 Feb 2009 09:48:20 +0100 Subject: [Bsf] informazione su elezioni amministrative ed europee Message-ID: <003301c989c9$ffba21b0$6201a8c0@waltercfpc0jpr> ATTENZIONE!!! AI SENSI DELLA LEGGE N° 52 DEL 06\02\1996 OGNI CITTADINO COMUNITARIO HA IL DIRITTO DI PARTECIPARE ATTIVAMENTE E PASSIVAMENTE ALLE ELEZIONI AMMINISTRATIVE NEL COMUNE ITALIANO IN CUI RISIEDE. TALE DIRITTO VIENE ACQUISITO SOLO NEL CASO CHE IL CITTADINO "STRANIERO" MA APPARTENETE ALLA UE SI RECHI ALL'UFFICIO ELETTORALE DEL COMUNE DI RESIDENZA E COMPILI UNA DOMANDA RIVOLTA AL SINDACO CON LA QUALE CHIEDE DI ESSERE ISCRITTO NELLE LISTE ELETTORALI SPECIALI. tALE RICHIESTA DEVE PERVENIRE AL SINDACO NEI CINQUE (5) GIORNI SUCCESSIVI ALLA PUBLICAZIONE DEL BANDO PER LE ELEZIONI AMMINISTRATIVE. pER QUANTO RIGUARDA LE ELEZIONI EUROPEE I CITTADINI "STRANIERI " MA COMUNITARI DEVONO FARE STESSA DOMANDA AL SINDACO ENTRO 90 GIORNI PRECEDENTI LE ELEZIONI EUROPEE INDICANDO SE VOGLIONO VOTARE PER LO STATO ADERENTE ALLA UE IN CUI RISIEDONO OPPURE PER LO STATO DI APPARTENENZA . SIA PER LE ELEZIONI AMMINISTRATIVE CHE PER QUELLE EUROPEE I CITTADINI "STRANIERI" MA COMUNITARI HANNO IL DIRITTO DEL VOTO PASSIVO, QUINDI POSSONO ESSERE CANDIDATI NELLE LISTE ELETTORALI ( se accedono alle liste speciali di cui sopra). La legge sopra citata fa obbligo ai comuni di pubblicizzare le modalità di accesso alle liste speciali, sarà mio compito verificare il tutto ( almeno per Villa Carcina), a voi chiedo di diffondere questa normativa.... e farla applicare negli altri comuni. ciao Valter Saresini Ciao -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From cristianbodei a yahoo.it Sun Feb 8 14:55:34 2009 From: cristianbodei a yahoo.it (Cristian Bodei) Date: Sun, 8 Feb 2009 13:55:34 +0000 (GMT) Subject: [Bsf] =?iso-8859-1?q?=28senza_oggetto=29?= Message-ID: <902455.34676.qm@web28209.mail.ukl.yahoo.com> Ai compagni della base del PRC   Vendola esce dal PRC per dare vita al movimento della ?Rifondazione per la sinistra?: via la falce e martello e via il comunismo. Ma non è principalmente una questione di simboli. ?Vai a destra? gli ha detto Ferrero. E? vero, ma non basta. Non basta tenere i simboli e rompere con Vendola, bisogna rompere con la linea del meno peggio! E? la linea del ?meno peggio? della sinistra borghese che porta passo dopo passo i suoi esponenti a destra: a fare proprio il programma di miseria, devastazione e guerra della destra borghese, a subordinare gli interessi delle masse a quelli della borghesia. E? la linea del ?meno peggio? che riduce i lavoratori diretti e orientati dalla sinistra borghese a protestare e fare pressione sulla borghesia perché faccia cose che non vuole né può fare, che li condanna all?impotenza di fronte al precipitare della crisi del capitalismo, che semina rassegnazione e sfiducia tra le masse, che lascia campo aperto alla mobilitazione reazionaria. Per difendersi dagli effetti della crisi del capitalismo, per contrastare la reazione, il razzismo e il fascismo bisogna essere decisi a togliere ai padroni, al Vaticano e ai ricchi la direzione della nostra vita e del nostro paese e prenderla nelle nostre mani. Bisogna essere decisi a porre fine al capitalismo e a fare dell?Italia un nuovo paese socialista. C?è bisogno di comunisti che sono e fanno i comunisti. Che sono e agiscono come agenti trasformatori della realtà. Che mobilitano e organizzano le masse per cambiare il mondo come va bene a loro!   fonte appello: Resistenza, organo del partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo, numero del mese corrente.  Passa a Yahoo! Mail. La webmail che ti offre GRATIS spazio illimitato, antispam e messenger integrato. http://it.mail.yahoo.com/               -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From cristianbodei a yahoo.it Sun Feb 8 21:03:31 2009 From: cristianbodei a yahoo.it (Cristian Bodei) Date: Sun, 8 Feb 2009 20:03:31 +0000 (GMT) Subject: [Bsf] I: [Movimenti] BOLOGNA - 10 febbraio - iniziativa contro il revisionismo storico - Foibe: revisionismo di Stato e amnesie della Repubblica Message-ID: <782482.85644.qm@web28202.mail.ukl.yahoo.com> ----- Messaggio inoltrato ----- Da: L'altra Lombardia - SU LA TESTA A: GROUP movimenti ; GROUP ml ; GROUP internaz ; GROUP aainfo ; GROUP aaforum ; L'altra Lombardia - SU LA TESTA Inviato: Domenica 8 febbraio 2009, 20:05:38 Oggetto: [Movimenti] BOLOGNA - 10 febbraio - iniziativa contro il revisionismo storico - Foibe: revisionismo di Stato e amnesie della Repubblica Fate circolare per favore e dove possibile pubblicare Grazie L'altra Lombardia - SU LA TESTA www.laltralombardia.it Iniziativa contro il revisionismo storico Bologna - 10 febbraio 2009 - Foibe: revisionismo di Stato e amnesie della Repubblica Sempre più oggi la storia viene usata per esigenze politiche. È una campagna di manipolazione delle coscienze con riletture tendenziose e falsità belle e buone, finalizzate alla diffusione di stereotipi razzisti e nazionalisti. Tale propaganda si realizza anche nella legittimazione dei fascisti odierni, che diventano portatori di una ideologia come altre. Un'ideologia dell'ordine, della "sicurezza", autoritaria. Entro questa campagna si situa la Giornata del Ricordo e la strumentalizzazione del tema storiografico delle "foibe". Contro ogni semplificazione, crediamo che solo una verità integrale permetta di fare un passo avanti nel riappropriarci della nostra storia. Ne discutiamo il 10 febbraio 2009 alle ore 20.30 presso la Sala del Baraccano, via S. Stefano 119, Bologna presentando gli atti del convegno Foibe: la verità, contro il revisionismo storico Intervengono: Rudy Leonelli (Università di Bologna) Giorgio Riboldi (Comitato promotore del convegno) Sandi Volk (Università di Trieste) Mauro Raspanti (Centro Furio Jesi) Seguirà un dibattito. La cittadinanza è invitata. Assemblea Antifascista di Bologna _______________________________________________ Movimenti mailing list Movimenti a gnumerica.org https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/movimenti Passa a Yahoo! Mail.. La webmail che ti offre GRATIS spazio illimitato, antispam e messenger integrato. http://it.mail.yahoo.com/               -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From cristianbodei a yahoo.it Sun Feb 8 21:05:18 2009 From: cristianbodei a yahoo.it (Cristian Bodei) Date: Sun, 8 Feb 2009 20:05:18 +0000 (GMT) Subject: [Bsf] I: presidio antifascista Message-ID: <461020.30158.qm@web28206.mail.ukl.yahoo.com> ----- Messaggio inoltrato ----- Da: carc bg A: CN ; Valseriana Alternativa ; Unità Popolare ; rete antifa BG ; Proletari Comunisti BG ; PDCI Bergamo ; FGCI Bergamo ; Fabrizio UniPopVB ; Collettivo Z ; Centro delle Culture UmBG ; Vertova Giovanna ; Graziella Norino(DiN) Inviato: Domenica 8 febbraio 2009, 16:03:43 Oggetto: presidio antifascista Sabato 7, alle ore 14.30, presidio antifascista in via Quarenghi bassa, contro l'apertura di una sede di Forza Nuova.. Passa a Yahoo! Mail. La webmail che ti offre GRATIS spazio illimitato, antispam e messenger integrato. http://it.mail.yahoo.com/               -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: 09.02.06 CARC BG NO FN a Bergamo.doc Tipo: application/msword Dimensione: 101888 bytes Descrizione: non disponibile URL: From cristianbodei a yahoo.it Mon Feb 9 19:03:00 2009 From: cristianbodei a yahoo.it (Cristian Bodei) Date: Mon, 9 Feb 2009 18:03:00 +0000 (GMT) Subject: [Bsf] =?iso-8859-1?q?I=3A_Solidariet=E0_a_Randall_Echanis?= Message-ID: <496464.69441.qm@web28213.mail.ukl.yahoo.com> ----- Messaggio inoltrato ----- Da: CARC CN A: CARC CN Inviato: Lunedì 9 febbraio 2009, 12:06:04 Oggetto: Solidarietà a Randall Echanis Partito dei Comitati d’Appoggio alla Resistenza – per il Comunismo (Italia) Via Tanaro 7, 20128, Milano  -  Tel. +39 0226306454 e-mail resistenza a carc.it  -  website www.carc.it Direzione Nazionale – Settore Relazioni Internazionali   08/02/2009       Solidarietà a Randall Echanis   Randall Echanis, a un anno dalla data del suo imprigionamento, ha iniziato uno sciopero della fame per denunciare la persecuzione dello stato filippino nei suoi confronti. La sua storia e la sua posizione nel movimento rivoluzionario e progressista delle Filippine è sintetizzata nel documento sotto riportato. Quello che chiediamo è di prestare attenzione a questo documento e di diffonderlo per quanto possibile, prima di tutto agli organismi che si occupano della difesa dei diritti dei lavoratori e della solidarietà alla repressione contro chi è in prima linea nel difenderli. Bisogna tornare, in Italia, a prestare attenzione al movimento comunista, rivoluzionario, progressista e democratico delle Filippine, come si è fatto nei decenni passati. Il movimento che lotta per fare delle Filippine un paese libero dalla dittatura, dall’oppressione e dal feudalesimo è uno dei più importanti di tutta l’Asia, e dedicargli la dovuta attenzione serve a noi, per avere una visione più globale dei problemi del mondo. A tutti coloro che ricevono questa comunicazione chiediamo che firmino la petizione in http://www.foodsov.org/html/petition06.php. Una firma richiede impegno minimo da parte nostra, ed ha effetto di grande pressione su chi tiene imprigionato Randall Echanis. Vi ringraziamo per l’attenzione.   Partito dei CARC – Settore Relazioni Internazionali       ****************************************************                       FREEDOM : FREE RANDALL  ECHANIS MOVEMENT             (MOVIMENTO PER LA LIBERAZIONE DI RANDALL ECHANIS, NdT)     Membri: Famiglia Echanis, amici e parenti, Kilusang Magbubukid ng Pilipinas, Pamalakaya, UMA, Amihan, NNARA-Youth, Anakpawis Partylist, Tanggol Magsasaka, First Quarter Storm Movement e altri   L'accaduto Il 28 Gennaio 2008, Ka Randy è stato arrestato da elementi appartenenti presumibilmente alle forze armate e alla polizia che indossavano passamontagna (maschere da sci) ed abiti civili al Builders'Training Center a Barangay Calumangan, Bago City, Negros Occidentale, mentre partecipava ad una riunione con fattori e braccianti appartenenti alla Federazione Nazionale dei Lavoratori dello Zucchero e all' Unyon ng mga Manggagawa sa Agrikultura (UMA) sul Disegno di Legge per la Riforma Agraria Integrale (House Bill 3059) e in preparazione del 2° Congresso Rurale Nazionale che sarebbe stato condotto dalla Conferenza dei Vescovi Cattolici delle Filippine (CBCP) il 7-8 Giugno 2008.  Ka Randy era accusato di essere membro del Comitato Centrale del Partito Comunista delle Filippine (CPP). Assieme con il Consigliere Politico Capo del Fronte Democratico Nazionale Jose Maria Sison e il rappresentante di Bayan Muna, Satur Ocampo, Echanis è stato accusato di omicidi plurimi in collegamento con le cosiddette fosse comuni scoperte a Hilongos, Leyte. È stato imprigionato nel Carcere Provinciale di Leyte, dal 28 Gennaio al 29 Luglio 2008. E’ stato poi spostato a Camp Crame il 29 Luglio, e poi trasferito illegalmente nella prigione sovraffollata di Manila City il 2 Agosto 2008. Randall “Ka Randy” Echanis proviene da una famiglia di estrazione medio-bassa.  Suo padre era nativo di Ilocus Sur, mentre sua madre era della vicina provincia di Abra.  La moglie di Randall, Erlinda Lacaba Echanis è attiva tra i movimenti dei lavoratori e dei contadini ed è capo di gabinetto del rappresentante dell'Anakpawis Rafael Mariano. Randall ha due figli, Ranmil e Amanda Echanis. Sono entrambi attivi nel movimento studentesco e giovanile e nella difesa dei diritti dei bambini.   L'attivismo come studente Ka Randy venne a contatto con l'attivismo nell'allora collegio del commercio delle Filippine (ora Politecnico Universitario delle Filippine) quando partecipò a presidi radunati per condannare la guerra di aggressione degli Stati Uniti contro il Vietnam e si impegnò con passione nelle problematiche di carattere studentesco. Al college, si unì alla Kabaatang Makabayan (KM – Gioventù Patriottica) e divenne segretario del KM – Università del Distretto Est  e fu tra i partecipanti alla Tempesta del Primo Trimestre nel 1970 [ la Tempesta del Primo Trimestre è stata una sollevazione d’importanza storica nelle Filippine; per informazioni, si veda “First Quarter Storm” in Wikipedia, N. d. T.]. Alla fine degli anni '70, Ka Randy fu tra le file degli attivisti che risposero alla chiamata del KM di “servire il popolo”. Si recò nelle campagne, dove contribuì all'istruzione dei contadini e all'organizzazione del lavoro nella Cagayan Valley, a Cordillera, e nella regione di Ilocos fino al suo arresto nel Luglio 1983. Fu arrestato senza mandato da elementi dell'allora Gruppo per la Sicurezza del Ministero della Difesa Nazionale allora diretto dai colonnelli Gregorio Honasan, Red Kapunan e Roldolfo Aguinaldo.   Isolamento Dal 1983 al 1984 Ka Randy venne detenuto in isolamento e tenuto confinato a Camp Aguinaldo. Neppure i suoi parenti stretti e i suoi avvocati venivano autorizzati a fargli visita. Tra il 1984 e il 1986, fu trasferito a Camp Adduru, nel Recinto del 2°Comando Regionale a Tuguegarao, Cagayan, fino al suo rilascio avvenuto nel marzo del 1986. Per due anni, Ka Randy è stato tenuto in isolamento. Era tra i prigionieri politici che furono rilasciati dopo la prima sollevazione del “Potere Popolare”. Dopo il suo rilascio nel 1986, Echanis si unì al Samahan ng mga Ex-Detainees Laban sa Detensyon at para sa Amnestiya (SELDA) e divenne un membro del suo consiglio nazionale.  Oltre al SELDA, fu membro fondatore del  Partido ng Bayan (Partito del Popolo) e membro del suo Comitato Organizzativo Provvisorio. Nel 1987, Ka Randy tornò a organizzare i contadini fino al suo secondo arresto nel 1990, da elementi combinati del Servizio di Intelligence delle Forze Armate delle Filippine (ISAFP), dell'Intelligence e Forza di Sicurezza Navale(NISF), e dell'NCRDC.  Fu piantonato in una casa per una settimana e sottoposto a tortura fisica e psichica prima di essere trasferito al Centro di Custodia di Camp Crame, con sua moglie Erlinda Lacaba e loro figlia, Amanda Echanis, la più giovane prigioniera politica di quei tempi, che allora aveva 2 anni.   Diritti umani e difesa dei lavoratori agricoli Fu rilasciato nel 1992 dopo che la Corte d'Appello Regionale di Manila fece cadere un accusa che gli era stata contestata per la violazione del cosiddetto PD 1866 (detenzione illegale di armi da fuoco in sostegno alla ribellione).  Divenne nuovamente attivo nel SELDA e diede il suo contributo nel raccogliere accusatori per una petizione di classe contro la dittatura di Marcos; Randall giocò inoltre un ruolo attivo nella difesa dei diritti umani e nella precostituzione dell'organismo di sorveglianza sui diritti umani Karapatan – Alleanza per l'avanzamento dei diritti umani. Per via del suo impegno risoluto nel servire le masse contadine filippine, e della sua ricca esperienza nel portare avanti la lotta per ottenere una riforma agraria vera e integrale, Randall è stato nominato segretario delegato generale dell'organizzazione  militante dei contadini detta Kilusang Magbubukid ng Pilipinas (KMP) o Movimento Contadino delle Filippine nel suo 5° Congresso Nazionale tenutosi nel Giugno 1999 a Quezon City. Nel 2001 è eletto membro del Consiglio Nazionale del Movimento della Tempesta del Primo Trimestre nel suo primo congresso. A partire dal 2002, Ka Randy ha contribuito ai negoziati di pace tra il Governo della Repubblica delle Filippine e il Fronte Nazionale Democratico delle Filippine (NDFP) come membro del Comitato di Lavoro Reciproco per le Riforme Socio-Economiche dell' NDFP. Nominato segretario generale per gli Affari Esteri del KMP, nell'aprile del 2005, Ka Randy partecipò rappresentando il KMP nelle assemblee internazionali dei contadini e conferenze come l'Assemblea Mondiale dei Lavoratori delle Fattorie in Francia, al World Social Forum in Brasile, alla Conferenza Anti-Imperialista Mondiale, al Comitato di Pianificazione Internazionale Nazioni Unite – FAO in Italia, e delegato per la prima e la seconda assemblea della Lega Internazionale per le Lotte Popolari (ILPS) in Olanda..   Un impegno instancabile Ka Randy è ancora una volta minacciato dal governo Arroyo principalmente a causa del suo impegno instancabile e della sua risolutezza nel sostenere i diritti e il benessere delle masse filippine. E' stato accusato di ribellione nel febbraio del 2006, assieme con i rappresentanti di lista del Partito Progressista  Satur Ocampo, Rafael Mariano, Crispin Beltran, Teddy Casiño, Liza Maza e  Joel Virador, che sono noti collettivamente come i 6 di Batasan. L'accusa di ribellione venne cassata dalla Corte Suprema nel Luglio 2007 Il 28 Gennaio 2008 è stato prelevato da ufficiali mascherati delle forze armate e della polizia a Bago City, Negros Occidentale, mentre si stava consultando con i poveri lavoratori della catena dello zucchero del UMA e del NFSW riguardo alla  Riforma Agraria Integrale o House Bill 3059 proposta dalla lista del partito Anakpawis. Lo avrebbero fatto sparire se non fosse stato per il coraggioso impegno di sostenitori della chiesa e dei dirigenti che lo hanno accompagnato in elicottero attraverso Leyte.   Cosa potete fare per prestare il vostro aiuto: Unitevi a FREEDOM e partecipate attivamente alla campagna per il suo rilascio; fate visita in prigione a Ka Randy; firmate la petizione per il rilascio di Ka Randy (http://www.foodsov.org/html/petition06.php), fate opera di convinzione e mostrate la verità agli ufficiali di governo perché liberino Ka Randy, sostenete economicamente le campagne per il suo rilascio;   LIBERARE RANDALL ECHANIS “KA RANDY” E TUTTI I PRIGIONIERI POLITICI! COMBATTERE CONTRO LA PERSECUZIONE POLITICA DEGLI USA E DI ARROYO! GIUSTIZIA PER TUTTE LE VITTIME DELLE VIOLAZIONI DEI DIRITTI UMANI! BATTERSI PER LA RIFORMA AGRARIA INTEGRALE! Passa a Yahoo! Mail. La webmail che ti offre GRATIS spazio illimitato, antispam e messenger integrato. http://it.mail.yahoo.com/               -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/jpeg Dimensione: 2273 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: Solidarietà a Randall Echanis.doc Tipo: application/msword Dimensione: 59392 bytes Descrizione: non disponibile URL: From rmicc a tiscali.it Tue Feb 10 09:38:59 2009 From: rmicc a tiscali.it (rmicc a tiscali.it) Date: Tue, 10 Feb 2009 09:38:59 +0100 (CET) Subject: [Bsf] Comitato ANTIfascista Brescia e hinterland Message-ID: <25920437.440701234255139016.JavaMail.defaultUser@defaultHost> All'Attenzione di tutti/e Carissimi Compagni e Compagne, giovedì 12 febbraio, alle ore 21.00, presso la Casa del Popolo "Carmine" di via F.lli Bandiera n° 10 a Brescia, si terrà una riunione per la costituzione del Comitato ANTIFascista della città, delle periferie e dei paesi della prima cintura. Ovviamente, se la riunione sarà partecipata, riuscirà più facile 'varare' il Comitato, individuare le priorità politiche ed organizzative nonchè ipotizzare le prime iniziative. In attesa di incontrarci, un saluto ANTIfascista. Andrea, Fiorenzo, Licia, Maury (T.), Monica... N.B.: naturalmente la riunione è "aperta" a tutti. _________________________________________________________________ Party? con Eventi! http://events.live.com/?showunauth=1 Attiva Tiscali Tutto Incluso: telefoni e navighi senza limiti A SOLI ?10 AL MESE FINO ALL?ESTATE. Attiva entro il 12/02/09!http://abbonati. tiscali.it/promo/tuttoincluso/ Attiva Tiscali Tutto Incluso: telefoni e navighi senza limiti A SOLI ?10 AL MESE FINO ALL?ESTATE. Attiva entro il 12/02/09!http://abbonati.tiscali.it/promo/tuttoincluso/ From picaflorrebelde a hotmail.com Tue Feb 10 21:19:45 2009 From: picaflorrebelde a hotmail.com (Giulia) Date: Tue, 10 Feb 2009 21:19:45 +0100 Subject: [Bsf] 13 febbraio-concerto folk punk con the real mckenzies dalla scozia References: <25920437.440701234255139016.JavaMail.defaultUser@defaultHost> Message-ID: VENERDì 13 FEBBRAIO 2009 c.s.a.magazzino47 THE REAL MCKENZIES TEMPLE RENTS EVIL BROS live show inoltre: bar, enoteca, libreria... ingresso a sottoscrizione C.S.A. MAGAZZINO47 _via industriale, 10_brescia www.magazzino47 .org From cristianbodei a yahoo.it Thu Feb 12 13:07:53 2009 From: cristianbodei a yahoo.it (Cristian Bodei) Date: Thu, 12 Feb 2009 12:07:53 +0000 (GMT) Subject: [Bsf] I: No alla persecuzione dei comunisti! - Aggiornamento appello al 12.02.09 Message-ID: <37876.15282.qm@web28214.mail.ukl.yahoo.com> ----- Messaggio inoltrato ----- Da: CARC CN A: CARC CN Inviato: Giovedì 12 febbraio 2009, 11:34:40 Oggetto: No alla persecuzione dei comunisti! - Aggiornamento appello al 12.02.09 Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza - per il Comunismo (CARC) Via Tanaro, 7 ? 20128 Milano ? Tel/Fax 02-26306454 e-mail: resistenza a carc.it ? sito: www.carc.it Direzione Nazionale   Milano, 12.02.2009 Di seguito trovate l?AGGIORNAMENTO AL 12.02.2009 delle ultime adesioni pervenuteci per l?appello ?No alla persecuzione dei comunisti!?. Inoltre troverete, in allegato, l?appello completo di tutte le adesioni raccolte. Raggiunte le 7.995 adesioni! La persecuzione contro il (n)PCI, il nostro Partito e l?Associazione Solidarietà Proletaria (ASP) continua.Lo scorso 1° luglio il PM Paolo Giovagnoli di Bologna, meglio noto come ?novello Torquemada?, ha incassato il ?non luogo a procedere? (GUP Rita Zaccariello di Bologna) per l?inchiesta aperta nel 2003 per ?associazione sovversiva? contro la nostra area. Questa vittoria è stata possibile grazie alla linea d?attacco, passando da accusati in accusatori, con cui abbiamo affrontato questo ennesimo procedimento giudiziario e alla solidarietà espressa nei nostri confronti da lavoratori, studenti, pensionati, casalinghe e disoccupati, in particolare attraverso l?adesione al nostro appello ?No alla persecuzione dei comunisti!? (che nel mese di luglio ha raggiunto le 7.500 firme). Non contento per il ?non luogo a procedere? incassato, Giovagnoli ha fatto ricorso in Cassazione e, in suo sostegno, anche Marcello Branca, avvocato generale della corte d?appello di Bologna, ha fatto a sua volta ricorso in Cassazione contro la decisione della Zaccariello. Contemporaneamente, la Procura di Ancona (PM Marco Pucilli) su richiesta di Giovagnoli e di Enrico Di Nicola (uscente procuratore capo di Bologna) ha aperto un procedimento giudiziario ?per diffamazione del PM Giovagnoli? contro il Segretario Nazionale del nostro Partito e tre compagni dell?Associazione Solidarietà Proletaria, perché abbiamo osato chiamarlo con il suo vero nome: ?novello Torquemada?. Il 5 novembre si è tenuta l?udienza preliminare ad Ancona (GUP Paola Mureddu), che è stata rinviata al 17 aprile. Infine, in questi giorni il nostro compagno Enrico Levoni ha ricevuto la comunicazione di conclusione delle indagini preliminari condotte a suo carico dal PM Ilda Boccassini di Milano per l?articolo 648 del codice penale ?al fine di ricavare per sé o per altri un ingiusto profitto, riceveva i seguenti documenti e/o beni autentici di illecita provenienza? (materiale scottante: la carta d?identità di un compagno e un timbro del Tribunale Civile e Penale di Modena che risale a 25 anni fa!). Questo procedimento della Boccassini proviene dal procedimento per cui Giovagnoli ha incassato il ?non luogo a procedere? il 1° luglio. La Boccassini ancora non ha comunicato se ha deciso di chiedere l?archiviazione o il rinvio a giudizio. La lotta contro la persecuzione del (n)PCI, il nostro Partito e l?ASP quindi continua. Chiediamo a tutte le organizzazioni, ai comunisti, agli antifascisti, ai sinceri democratici di mobilitarsi per contrastare questa campagna repressiva e di aderire al nostro appello contro la persecuzione dei comunisti, scrivendo a resistenza a carc.it e indicando nome, cognome, professione e città. Costanti aggiornamenti delle adesioni e altro materiale informativo si possono trovare sul nostro sito www.carc.it Ringraziando per l?attenzione inviamo i nostri saluti.  BANCHETTO MANIFESTAZIONE IN SOLIDARIETA? CON LA PALESTINA - 17 GENNAIO 2009 A ROMA Nasri Javad - Afghanistain Mellah Yourddine - Afghanistain Davide Dauglas Scotti - disoccupato - Milano Baniassa Ifhaichi - Brescia Federico Dettori - studente - Pisa Laura Vieli - impiegata - Arezzo Pietro Guiducci - disoccupato - Arezzo Marco Maisano - studente - Arezzo Roberto Corsi - impiegato - Roma Marco Pesavento - disoccupato - Roma Oliviero Guerra - Roma Peter Gandener - insegnante - Roma Pessina Antonello - Roma Hassam Atiba - operaio ? Roma Francesco Ienna - operaio - Roma Hajet Cherif - commerciante -  Roma Luigia Pompili - pensionata - Roma Ezio Macchione - lavoratore autonomo - Roma Fabio De Rossi - impiegato - Roma Dhgrra Zamali - casalinga - Roma Idoumou Rahma - commessa - Roma Zaccaria Venucci - pensionato - Roma Paolo Allegro - studente - Roma Antonio Faruoli - pensionato - Roma Francesco Paladino - disoccupato ? Roma Brahim Lamssaoui - commerciante ? Roma Francesco Ienna - operaio - Roma Pierluca D?Antuono - precario - Roma Alessio Tondo - studente lavoratore - Ardea (RM) Marco Masellla ? operaio precario - Valmontone(RM) Anna Palladino - infermiera - Napoli Antonio Pollio - impiegato - Napoli Erminia Maiorino - studentessa - Nocera Inferiore (SA) Sebastiano Afeltra - studente - Nocera Inferiore (SA) Athos Bacchiocchi - studente - Nocera Inferiore (SA) Flavio Stasi - studente - Rossano Gianluca Leoni - meccanico - Fermo Andrea Piazzami - ferrotranviere - Firenze Marina Carli ? pensionata - Firenze Constantin Federici - operaio - Terni Oussaim Abdezhr - tecnico - Frosinone Driss Chatiri - pensionato - Frosinone Nasser Midouri - Caserta Habib Nihimbi - Bari Marcello Carbutti ? studente - Andria Luigi Draetta - autoferrotranviere - Lecce Emanuele De Vitis - agricoltore - Ruffano (LE) Filippo Del Genio - bracciante agricolo - Ruffano (LE) Chiara Mauri - operaia - Firenze Andrea Mancini - impiegato - Firenze Viola - studente - Firenze Gigi Pace - impiegato - Pescara Davide Marras - studente - Sassuolo (MO) Alessandro Faeta - studente - Ancona Sharhom Valentini ? impiegata ? Nettuno (RM) Maria Cristina Rigon ? studentessa ? Nettuno (RM) Memmo Buttinelli - docente universitario - Capranica (VT) Massimiliano Berdini - docente scuola media - Viterbo Pietro Fanelli - disoccupato ? Potenza Gianmaria Giannini - studente - Napoli Tonia Astriid Capuano - studente - Napoli Passa a Yahoo! Mail. La webmail che ti offre GRATIS spazio illimitato, antispam e messenger integrato. http://it.mail.yahoo.com/               -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: NO alla persecuzione dei comunisti 120209.zip Tipo: application/x-zip-compressed Dimensione: 170948 bytes Descrizione: non disponibile URL: From ladysa23 a hotmail.com Fri Feb 13 11:18:37 2009 From: ladysa23 a hotmail.com (sara.b) Date: Fri, 13 Feb 2009 10:18:37 +0000 Subject: [Bsf] sab 14/02 MAKE NOISE NOT LOVE! HC FEST a Magazzino47-Brescia Message-ID: sabato 14 febbraio, al centro sociale Magazzino47 di via Industriale, 10 a Brescia MAKE NOISE NOT LOVE! hardcore fest. con: SKRUIGNERS, band storica del panorama punk nazionale, da Milano/Novara TO ED GEIN, hardcore da Olbia NETTEZZA UMANA, dal 1998 hardcore adrenalinico, da Brescia HAULIN ASS, nociva orchestrina hardcore da Piacenza inoltre: bar, enoteca, libreria... ingresso a sottoscrizione www.magazzino47.org _________________________________________________________________ Quali sono le più cliccate della settimana? http://livesearch.it.msn.com/ -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From sauro a bresciascuola.it Sun Feb 15 06:58:05 2009 From: sauro a bresciascuola.it (sauro a bresciascuola.it) Date: Sun, 15 Feb 2009 06:58:05 +0100 (CET) Subject: [Bsf] =?iso-8859-1?q?=28senza_oggetto=29?= Message-ID: <47724.217.133.80.236.1234677485.squirrel@webmail.bresciascuola.it> Dopo 24 giorni di sciopero generale e il blocco totale dell'isola, le associazioni padronali locali terrorizzate, stavano per firmare un'accordo per aumenti salariali di 200 euro mese. Nel frattempo lo sciopero generale si è esteso a Martinica e nella Guyana e a Reunion. Il governo francese preoccupato dell'effetto domino, che dai possedimenti d'oltremare passi alla Francia continentale, si è messo di traverso e non vuol accordi con i lavoratori e il popolo in sciopero. Ma a questo punto l'appello ai lavoratori francesi è divenuto esplicito. Da lunedi prime manifestazioni della sinistra a Parigi con i lavoratori dell'oltremare. (assente per ovvi motivi il P.S.) sauro A Guadalupa Il dipartimento è costituito dall'isola di Guadalupa (1433 km2, 335.000 ab.), l'Isola di Marie-Galante (158 km2), le Iles de Saintes (14 km2), la Désirade (22 km2). Après 24 jours de grève générale, la mobilisation du Peuple Guadeloupéen contre les pwofitasyon ne faiblit pas. Le Ministre JEGO a pris la fuite dimanche 8 février et a provoqué la rupture des négociations alors que nous étions sur le point de signer un accord sur les 200 € d’augmentation de salaire réclamés par LIYANNAJ KONT PWOFITASYON. Pour la deuxième fois dans ce conflit, l’Etat français a manifesté sa désinvolture et son mépris vis à vis du Peuple Guadeloupéen et de ses représentants. A l’appel du L.K.P, plus de 100 000 guadeloupéens ont défilé le lundi 9 février à Pointe à Pitre, à Basse Terre et à Marie Galante dans la dignité et la détermination pour crier leur indignation et dénoncer l’irresponsabilité du représentant du Gouvernement français. A Martinica L'isola ha una superficie di 1.102 km². Misura 80 km in lunghezza e 39 in larghezza.397.820 ab. Jeudi 5 février, a eu lieu à Fort-de-France la plus grosse manifestation jamais vue sur l’île : 20 000 personnes ont transformé la ville en un immense cortège. Une nouvelle manifestation s’est déroulée, lundi 9 février, battant, avec 25 000 personnes, le record de la première. La première manifestation était appelée par les cinq organisations syndicales de la Martinique (CGTM, CDMT, FO, Unsa, FSU). Les principales revendications portent contre la vie chère (les prix sont 30 % plus chers qu’en métropole) et pour 300 euros pour tous, en priorisant les bas salaires. Suite au succès de la première manifestation, les organisateurs se sont transformés en « Comité du 5 février » auquel se sont joints d’autres syndicats, des organisations de quartiers, des associations de défense des travailleurs immigrés des Caraïbes, l’Union des femmes de la Martinique, le GRS, Combat ouvrier, d’autres associations indépendantistes et des associations culturelles. From luigino.beltrami1 a tin.it Mon Feb 16 00:49:14 2009 From: luigino.beltrami1 a tin.it (luigino.beltrami1 a tin.it) Date: Mon, 16 Feb 2009 00:49:14 +0100 (GMT+01:00) Subject: [Bsf] MANIFESTAZIONE A MILANO CONTRO GRAVISSIMO PERICOLO DI UNA NUOVA ODIOSA SCHEDATURA Message-ID: <11f7c57f8cb.luigino.beltrami1@tin.it> MANIFESTAZIONE A MILANO CONTRO GRAVISSIMO PERICOLO DI UNA NUOVA ODIOSA SCHEDATURA Carissim* l'appello che segue illustra credo chiaramente la nuova infamia che si sta perpretando ai danni non solo di Sinti e Rom , ma anche tutti coloro che abitano in beni immobili che non hanno tutti i requisiti igienico sanitari, indicati dalle diverse leggi. ciao Luigino L'associazione Sinti Italiani, in collaborazione con le associazioni Nevo Drom e Sucar Drom, invita tutti ad aderire e a partecipare alla manifestazione che si terrà martedì 17 febbraio a Milano per protestare contro i ddl n. 733 sulla "sicurezza". La manifestazione inizierà alle ore 14.00 a Piazzale Loreto. La manifestazione ha l'obiettivo di sensibilizzare i Parlamentari, il Presidente della Repubblica e tutta l'opinione pubblica su alcune norme contenute nella proposta di legge sulla "sicurezza", votata la scorsa settimana dal senato. In particolare gli articoli 42 (ex art. 36) e 50 (ex art. 44) colpiranno tutti i Cittadini italiani e non che vivono in roulotte, case-mobili, carovane o che vivono in ben immobili (appartamenti) che non hanno tutti i requisiti igienico sanitari, indicati dalle diverse leggi. Tutti questi Cittadini perderanno l'iscrizione anagrafica dal loro luogo di residenza e saranno schedati in un registro apposito dal Ministero dell'Interno: il registro dei senza fissa dimora. Se questa proposta di legge fosse approvata in maniera definitiva da un giorno all'altro migliaia di Cittadini si potranno vedere cancellata l'iscrizione anagrafica dai Comuni dove vivono per essere schedati in un apposito registro come "senza fissa dimora". Il registro separerà l'iscrizione anagrafica dagli abituali luoghi di vita, con effetti imprevedibili sul reale accesso ai servizi. Un esempio? Se una famiglia italiana di Venezia dovesse avere qualsiasi tipo di problema, dovrà rivolgersi ai servizi sociali della sua città o direttamente a Roma? Inoltre, non è da sottovalutare la dizione che sarà scritta sulle Carte d'Identità: "senza fissa dimora". Questa dizione limiterà in maniera notevole le possibilità di vita sociale e lavorativa. Infatti, con tale dicitura sulla Carta d'Identità sarà difficile anche solo ottenere una tessera per noleggiare dei video. Di fatto con l'approvazione degli articoli 42 e 50 la stragrande maggioranza dei Sinti italiani ma anche tantissimi altri Cittadini saranno cancellati dai luoghi di residenza e saranno tutti inseriti in un unico registro nazionale. Per queste ragioni invitiamo tutti ad aderire e a partecipare alla manifestazione di Milano con appuntamento per tutti a Piazzale Loreto alle ore 14.00. Per i tuoi diritti, per i diritti di tutti. Informazioni e adesioni: pastore Davide Casadio, telefono 334 2511887, e-mail casadio1970 a libero.it -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: Manifesto della Manifestazione a Milano del 090217 contro il decreto sicurezza che prevede la schedatura dei senza fissa dimora.doc Tipo: application/msword Dimensione: 64512 bytes Descrizione: non disponibile URL: From rmicc a tiscali.it Mon Feb 16 13:13:47 2009 From: rmicc a tiscali.it (rmicc a tiscali.it) Date: Mon, 16 Feb 2009 13:13:47 +0100 (CET) Subject: [Bsf] comitato Message-ID: <15145821.7201234786427383.JavaMail.defaultUser@defaultHost> Giovedì 19 febbraio, h.20.30 Casa del Popolo "Carmine" via F.lli Bandiera n° 10 Brescia Riunione Comitato ANTIFascista della città, delle periferie e dei paesi della prima cintura. Ordine del giorno: individuare le priorità politiche ed organizzative nonchè ipotizzare le prime iniziative. Attiva Tiscali Tutto Incluso: telefoni e navighi senza limiti A SOLI ?10 AL MESE FINO ALL?ESTATE. Attiva entro il 19/02/09!http://abbonati.tiscali.it/promo/tuttoincluso/ From settantasette777 a libero.it Tue Feb 17 13:59:26 2009 From: settantasette777 a libero.it (settantasette777 a libero.it) Date: Tue, 17 Feb 2009 13:59:26 +0100 Subject: [Bsf] ASSOCIAZIONE PER LA SINISTRA DI BRESCIA: COMINCIA IL VIAGGIO Message-ID: NASCE A BRESCIA L'ASSOCIAZIONE PER LA SINISTRA SABATO 21 FEBBRAIO 2009 ALLE ORE 15.OO C/O LA SALETTA ANPI VIA CAMPO FIERA 6 A BRESCIA PRIMA ASSEMBLEA DELL'ASSOCIAZIONE SIETE TUTTI INVITATI! ADESIONI SU www.lasinistraperbrescia.it APPELLO ALLA SINISTRA BRESCIANA Siamo uomini e donne della sinistra bresciana provenienti da esperienze e percorsi diversi. Ci rivolgiamo a quella parte del popolo di sinistra che si richiama alle idealità sancite dalla Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza, a cominciare dai valori della pace, del lavoro e della difesa dell’ambiente, dalla centralità dell’istruzione pubblica e dei diritti di cittadinanza e dal principio dell’insostituibilità delle organizzazioni politiche e sindacali come protagonisti della vita democratica. Parliamo in particolare a tutti coloro che per anni hanno affidato la rappresentanza e la difesa di questi ideali ai partiti della sinistra e che nell’attuale panorama politico, nella degenerazione e lo sgretolarsi di valori che si credevano inviolabili come la Democrazia e lo Stato Sociale avvertono l’urgente necessità che l’ alternativa all’esistente si esprima in un nuovo soggetto politico, inedito nella storia del nostro paese, che realizzi la sintesi di identità politiche e culturali che hanno sostanziato tante lotte e speranze: il comunismo antiautoritario e antidogmatico, il riformismo radicale e progressista, l’ecologismo, il pacifismo nonviolento e antimilitarista, il femminismo, il pensiero della differenza di genere, il cattolicesimo critico e antintegralista e quant’altro si è impegnato per una società più giusta ed egualitaria. Noi intendiamo scommettere sul progetto di una COSTITUENTE PER LA SINISTRA la cui intuizione sulla necessità di scomporre e ricomporre gli attuali assetti per dare vita ad un nuovo soggetto politico, riteniamo giusta e corretta e su di essa vogliamo investire partendo da un largo e diffuso coinvolgimento di donne e di uomini e della società civile. E' nostra intenzione non fare un assemblaggio di quel che già esiste, ma creare un soggetto in cui possano convivere, arricchirsi e mettersi in discussione istanze e sensibilità diverse, finora separate e distinte, inventando forme nuove di organizzazione, comunicazione e mobilitazione. Esiste oggi un ampio spazio di intervento e riflessione in cui la sinistra può recuperare un primato di proposta politica su tematiche che nella società di oggi paiono dimenticate o oscurate, come, senza avere qui la pretesa di citarle tutte, la tutela del mondo del lavoro e dei suoi diritti, la ricerca di forme di convivenza e gestione del quotidiano da accostare ad una famiglia tradizionale, di forme di solidarietà che facciano uscire dalla solitudine e dall’indifferenza, di buone pratiche per la gestione dell’ambiente, improntate al risparmio energetico e all’acquisizione di nuove fonti energetiche pulite, di gestioni collettive del momento decisionale che rompano il frustrante meccanismo della delega fiduciaria. Vogliamo riscoprire il gusto del fare politica, inventare nuove forme dello stare insieme, ricostruire la sinistra nella nostra realtà locale pensando in grande. Crediamo nella possibilità di una sinistra capace di suscitare curiosità, interesse e perché no emozioni. La crisi economica, la ripresa di protagonismo della società civile, l’aggressività di una destra reazionaria e razzista ce lo impongono, non c’è tempo da perdere. Noi ci impegniamo oggi in questo cammino. A costruirlo nel tempo che sarà richiesto. A cominciare ora. Ci dotiamo di uno strumento, l’Associazione per La Sinistra di Brescia che ci sappia accompagnare in questo processo costituente. Un processo partecipato a cominciare proprio dalle realtà territoriali le comunità locali così importanti nel nostro sistema democratico. Un processo non escludente ma inclusivo, nel quale possano sentirsi partecipi da attori e non da spettatori, singoli cittadini, militanti di movimenti associazioni o partiti che come noi credono nell’importanza, oggi ancor più di ieri, di un soggetto politico della sinistra diffuso e radicato che sappia fronteggiare le sfide in campo oggi. Andreina Lorella impiegata Andrico Andrea Consigliere Comunale Borgo San Giacomo Angeli Luisa operatrice sanitaria Avanzini Roberto Consigliere Comunale Passirano Ballerini Laura dirigente d’azienda Barbieri Vilma insegnante Bernardi Franco responsabile dei servizi ANFASS di Desenzano-Rivoltella Bettelli Marco bancario Consigliere Comunale Montirone Bonardi Dario artigiano Bonomi Giannino Presidente Anpi sezione Montirone Bontempi Antonio libero professionista Bordonali Mauro operaio Buffoli Dario veterinario Butturini Francesca Rappresentante degli Studenti Università di Brescia Cagliari Luca studente Calzaferri Gabriele sindacalista Chiari Elisa studentessa Chiodi Daniela psicologa Ciaghi Giulia studentessa Cocco Severo Consigliere Comunale Botticino Cotti Cometti Giorgio, sindacalista Damiano Annamaria medico dermatologo desenzano Domenegoni Domenico artigiano Domenighini Alessandro Sindaco di Malegno Elaraby Ben Houmane metalmeccanico Ferrari Bruno insegnante Ferrati francesco sindacalista Frigerio Giuliano operaio Ideal Clima Galletti Damiano sindacalista Greotti Piero sindacalista Guerini Gabriele Comitato Antiusura della Valtrompia Lacquaniti Luigi impiegato amministrativo Lama Giuseppe Sindaco Borgo San Giacomo Lecchi Matteo educatore Longinotti Daniela insegnante Maffeis Marco studente Manenti Cristiana impiegata amministrativa Manfredini Pierangelo perito tecnico Marsala Giacomo studente Massetti Pierino commerciante Milani Cristina tecnico di laboratorio Minelli Gianni insegnante Mistrice Marco operaio INNSE – BERARDI Morandini Maurizio educatore Consigliere Comunale Peli Fausto libero professionista Pogliaghi Manuela medico Puzzi Piero medico ostetrico ginecologo Rambaldini Ezio Consigliere Comunale Marcheno Rizzinelli Alberto Consigliere Comunale Gardone Val Trompia Rizzini Piergiacomo operaio Beretta Sacco Giusy infermiera Scaramella Danilo ingegnere Scardovelli Piero agente di commercio Scroffi Giorgio insegnante - poeta Sechi Barbara Assessore Comune di Cazzago San Martino Squassina Osvaldo Consigliere Regionale Stefana Fabio operaio siderurgico Verzeletti Ugo operaio IVECO Zuin Simone Assessore Comune di San Felice del Benaco From cristianbodei a yahoo.it Tue Feb 17 18:30:23 2009 From: cristianbodei a yahoo.it (Cristian Bodei) Date: Tue, 17 Feb 2009 17:30:23 +0000 (GMT) Subject: [Bsf] I: [AntifabassaBs] 28 febbraio Forza Nuova Bergamo Message-ID: <292665.34543.qm@web28204.mail.ukl.yahoo.com> ----- Messaggio inoltrato ----- Da: Paco A: coordinamentoantifabassabs a gnumerica.org; Beppe ; Adriano Rosa ; mario cipollini ; Zanna 82 Inviato: Martedì 17 febbraio 2009, 8:13:55 Oggetto: [AntifabassaBs] 28 febbraio Forza Nuova Bergamo sabato 28 febbraio forza nuova tenterà di aprire una sede a bergamo in via bonomelli. siccome da soli non riuscirebbero hanno chiamato camerati da tutta italia e anche il loro capo roberto fiore. si stanno organizzando mobilitazioni per impedire l'apertura di questa sede info maggiori anche WWW.PACIPACIANA.ORG FORZA NUOVA E NUOVE LEGGI FASCISTE: MENO LIBERTÀ E SICUREZZA PER TUTTI. Sabato 28 febbraio Forza Nuova, partito neofascista, tenterà di aprire una sede a Bergamo, in via Bonomelli 13.Dopo la mobilitazione cittadina che li ha costretti a rimandare l'inaugurazione, prevista originariamente il 7 febbraio, i fascisti hanno richesto l'aiuto di tutti i loro camerati presenti sul territorio nazionale, guidati dal segretario nazionale ed ex terrorista nero Roberto Fiore. Numerosi sono i delitti e le aggressioni riconducibili a membri di questo partito: nel 2004 a Bari 14 militanti vengono arrestati per una decina di aggressioni, nel 2007 a Rimini tutti i militanti della locale sezione vengono arrestati con l?accusa di terrorismo ed eversione dell?ordine democratico, nel 2008 a Treviso 11 militanti vengono arrestati per associazione sovvervisa. Non ultimo, nell?omicidio di Nicola Tommasoli, uno dei 4 accusati è risultato essere militante di Forza Nuova. Inoltre questo partito si ispira dichiaratamente alla figura di Corneliu Codreanu, basta vedere il sito che ospita il forum di Forza Nuova Bergamo che ne utilizza il volto come sfondo.Codreanu filonazista romeno degli anni 30, fondò la Guardia di Ferro, i cui membri furono i responsabili del pogrom di Bucarest in cui morirono centinaia di ebrei, nei modi più atroci: alcuni di essi vennero ammassati nel macello cittadino, squartati e appesi ai ganci con al collo il cartello ?carne ebrea?. Sappiamo che Forza Nuova è solo l'espressione più becera e ridicola di un fascismo divenuto normalità, in una società dove la libertà è sempre più minacciata dalla paura e la parola "sicurezza" è divenuta sinonimo di "stato di polizia". Con l'approvazione da parte del Senato del disegno di legge 733, noto come "pacchetto sicurezza", la politica dell'emergenza e dell'allarme sociale ha ricevuto la propria consacrazione. Le nuove norme prevedono la legalizzazione delle ronde, a fianco della polizia e delle forze armate; consentono ai medici di denunciare i pazienti che si rivolgono a loro per farsi curare, se non in regola con il permesso di soggiorno; rendono quasi impossibile per un migrante ricongiungersi con la propria famiglia, ottenere la residenza nel comune in cui vive, farsi riconoscere lo status di rifugiato politico; permettono ai sindaci di chiudere locali pubblici in modo arbitrario, e di avere poteri di polizia; cancellano la libertà di espressione sul web tramite la chiusura di siti per presunti reati d'opinione, anche non provati. Forza Nuova può esistere solo grazie a questo stato di cose, essendo strumentale ad un disegno che prevede la repressione del dissenso e la trasformazione dei migranti in capri espiatori che devino la rabbia della gente dai responsabili della crisi economica e del crollo di un intero sistema finanziario e politico. Riteniamo che l'intera cittadinanza debba essere coinvolta nella risposta alla presenza a Bergamo di questi squallidi personaggi.Per questo indiciamo una mobilitazione antifascista per sabato 28 febbraio. Rivolgiamo l'appello alla cittadinanza, alle realtà, ai soggetti, ancheda fuori città.Bergamo è antifascista. Antifasciste/e Bergamasche/i Passa a Yahoo! Mail. La webmail che ti offre GRATIS spazio illimitato, antispam e messenger integrato. http://it.mail.yahoo.com/               -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- _______________________________________________ Coordinamentoantifabassabs mailing list Coordinamentoantifabassabs a gnumerica.org https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/coordinamentoantifabassabs From sauro a bresciascuola.it Wed Feb 18 07:02:42 2009 From: sauro a bresciascuola.it (Sauro DiGiovanbattista) Date: Wed, 18 Feb 2009 07:02:42 +0100 Subject: [Bsf] CONVEGNO SU CRISI ECONOMICA Message-ID: <499BA482.7050201@bresciascuola.it> *MERCOLEDI? 25 FEBBRAIO 2009 ? ore 20.45* *presso la Sala civica ?Morelli?* *Piazza della Repubblica - Calcinato (BS)* _*INCONTRO PUBBLICO*_ /*Capire la crisi*/ /*per cambiare la società*/ La crisi finanziaria, economica e sociale: capire da dove viene, per conquistare un mondo più giusto e più libero /Intervengono:/ /*Ilario Salucci*// //(economista)/ /*Sauro Di Giovambattista*// //(studioso delle crisi)/ From aggregatione a yahoo.com.ar Wed Feb 18 09:15:15 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Wed, 18 Feb 2009 09:15:15 +0100 Subject: [Bsf] Rete Amici Amiche del Popolo Basco Euskal Herriaren Lagunak milano Lettera aperta al Manifesto Message-ID: <63CAFF141C9A44A99CEFD291C093E937@haj> Sabato 21 febbraio a Milano ci sarà un corteo delle comunità kurde palestinesi e basche per il diritto alla autodeterminazione dei popoli titolato "tanti popoli un'unica lotta" Questa è la lettera che è stata spedita al giornale "Il Manifesto" dopo l'articolo apparso il Venerdi 13 Febbraio sul quotidiano ; articolo che con totale disprezzo del lavoro che il comitato EHL Milano sta facendo , minimizza percorsi internazionali di lotta anticapitalista senza il minimo rispetto per la popolazione basca a fronte della durissima repressione che lo stato spagnolo e francese attuano da decenni in maniera indiscriminata e violenta. 17/2/2009 Euskal Herriarren Lagunak Milano -Amici/Amiche di Euskal Herria- Lettera aperta al Manifesto Abbiamo letto con stupore nel "quotidiamo comunista" Il Manifesto un primo commento ironico sull'iniziativa organizzata giovedì 12 febbraio da "Amici e amiche di Euskal Herria - Milano" che apriva in Lombardia la settimana internazionale di solidarietà con il popolo basco (organizzata in altri 35 paesi nel mondo): "con tutto quello che succede in italia e nel mondo guarda di cosa si vanno ad occupare alcuni centri sociali..." Il giorno dopo un secondo articolo giustificava in tono stizzito la prima gravissima mancanza di rispetto politico, criticando pretestuosamente il percorso di solidarietà internazionalista intrapreso da diverse reti in tutto il paese, con la degna conclusione che le notizie erano state comunque riportate !!!!!!!! e che non c'era stata nessuna volontà censura, come se una prefazione denigratoria non rappresentasse una maniera più sottile di manipolare l'informazione e non rappresentasse, nei fatti, una forma di censura. Consideriamo tutto ciò gravissimo ed ingiustificabile, proprio nel momento in cui la nostra Rete Amici e Amiche del Popolo Basco è stata responsabile, rivendicandola pienamente, dell'occupazione simbolica della Rai di Milano, Venerdi 13 febbraio, proprio per protestare contro la censura e contro il silenzio assordante, dei media governativi e non, sulle torture sulla repressione e sull' illegalizzazione delle espressioni politiche del popolo basco. Ora comprendiamo il profondo smarrimento dei redattori del Manifesto davanti allo sfacelo delle prospettive della sinistra istituzionale di riferimento del suddetto quotidiano, e di come questo smarrimento possa causare crisi d'isteria e infantilismo e possa produrre un genericissimo appello alla mobilitazione contro la destre ma, comunque attribuendo il massimo della buona fede al redattore in questione, crediamo che questo suo commento sia stato un errore e una mancanza di rispetto gravissima. Come Rete Amici e Amiche di Euskal Herria, siamo assolutamente convinti che un impegno militante, forte e schierato sulle questioni della solidarietà internazionalista, un approccio antimperialista alle modalità in cui la crisi strutturale del modo di produzione capitalistico si riverberi sugli scenari nazionali, rappresenti un salto di qualità per un movimento e una sinistra anticapitalista degna di questo nome. Ma questo punto ci chiediamo se, per i giornalisti del manifesto, lo sterminio scientifico del popolo palestinese, per il quale tante pagine sono state riempite ( senza entrare nel merito dei contenuti), abbia un peso maggiore delle centinaia e centinaia di militanti baschi torturati e sequestrati nelle carceri francesi o spagnole, se si soppesa la valenza della solidarietà ai popoli in lotta per l'autodeterminazione in base alla drammaticità delle immagini che provengono da quei teatri di guerra o repressione, se per qualche "strano" calcolo umanitaristico, conta più la quantità di bambini trucidati dalle bombe o dal fosforo bianco dell'esercito sionista, delle centinaia di compagni e compagne, espressione della resistenza del popolo basco, assassinati in agguati dai servizi segreti spagnoli o apertamente dalla polizia nelle strade. Noi, come rete e come strutture politiche che di questa rete fanno parte, siamo stati tra i primi a scendere in piazza a milano insieme alle migliaia e migliaia di persone che si sono mobilitate a sostegno dell'eroico Popolo Palestinese che, sotto le bombe e nel bagno di sangue di Gaza, riusciva a dare un messaggio di speranza e di Resistenza, e sappiamo e abbiamo verificato ancora una volta che con le guerre, la Verità e l'informazione corretta sono le prime cose che vengono meno, ma una delle qualità più trasparenti, più belle e pure che il compagno Stefano Chiarini, redattore dello stesso giornale in cui voi scrivete, ha cercato di trasmetterci in numerosi incontri, è stata che la determinazione, la perseveranza e il non darsi mai per vinti sono un fattore indispensabile per provare a costruire una sinistra anticapitalista e antimperialista ed esserne degnamente militanti. E questa è una lezione che tutti noi dovremo sempre tenere presente, in piazza, nelle mobilitazioni, ma anche davanti a una penna o una tastiera di un computer. Concludiamo, per chiudere questa inutile polemica, pretendendo un maggior rispetto per uno sforzo faticosissimo di costruzione e organizzazione di un percorso stabile di solidarietà internazionalista proprio perché la cosa, per noi, essenziale e che questo percorso esprima qualità nella continuità. Sabato 21 febbraio a Milano ci sarà un corteo delle comunità kurde palestinesi e basche per il diritto alla autodeterminazione dei popoli titolato "tanti popoli un'unica lotta" Di questo percorso noi ci sentiamo orgogliosi, perché chiaro e limpido nella sua strategia, senza alcun tentennamento e senza cedere alle lusinghe di sirene istituzionali o ex che vorranno portare l'antimperialismo sul terreno delle compatibilità politiche. Forse, ora, minoritari ma convinti che, faticosamente ma con determinazione, questa sia l'unica strada percorribile per aprire prospettive per una reale trasformazione radicale dell'esistente. Rete Amici Amiche del Popolo Basco Euskal Herriaren Lagunak milano. -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Wed Feb 18 10:48:55 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Wed, 18 Feb 2009 10:48:55 +0100 Subject: [Bsf] Comunicato-denuncia iniziativa foibe ed allegato comunicato 11 /2/09 Message-ID: COMUNICATO STAMPA - con richiesta di pubblicazione Essendo i promotori del convegno "Foibe: la verità. Contro il revisionismo storico" tenutosi il 9.2.2008 a Sesto S. Giovanni e della pubblicazione dei relativi atti (Foibe. Revisionismo di Stato e amnesie della Repubblica) riteniamo di avere il diritto/dovere di dire alcune cose riguardo alla mancata presentazione degli stessi il 12 febbraio a Padova presso la libreria/caffè Cafe Au Livre in Via Zabarella 23 a causa di un presidio minacciato dai neofascisti e del conseguente ritiro della disponibilità della sala da parte del proprietario della libreria/caffé. Vogliamo innanzitutto esprimere la più ampia e totale solidarietà al Collettivo politico Gramigna e al Centro di documentazione Comandante Giacca di Padova, oggetto di una infamante campagna che ha visto "singolarmente" uniti stampa e neofascisti. Rileviamo poi che i fascisti, come loro costume, hanno paura della conoscenza e della verità e tentano in tutti i modi di impedirne la diffusione per poter diffondere impunemente le loro menzogne. Non si illudano: non solo il volume in questione è stato presentato e diffuso in varie città d'Italia - e continuerà ad esserlo - con un successo che va oltre le nostre aspettative, ma è stato presentato, anche in questo caso con successo, anche a Padova, cosa per cui ringraziamo il Collettivo politico Gramigna e il Centro di documentazione Comandante Giacca. Non ci stupisce che i fascisti vogliano impedire la conoscenza e la diffusione di un volume che raccoglie gli interventi di storici italiani e stranieri sui crimini perpetrati dall'Italia fascista in Africa e nei Balcani e sulle menzogne che vengono diffuse sulla questione delle "foibe" al fine di rivalutare il fascismo e di criminalizzare l'antifascismo. Quello che però deve essere chiaro e che piegandosi alle minacce dei fascisti si assecondano i loro intenti, che nulla hanno a che fare con la cultura, la conoscenza e tanto meno con la verità. E che chi consente, nonostante la legislazione proibisca l'apologia del fascismo e la ricostituzione di qualsiasi organizzazione fascista, che organizzazioni esplicitamente neofasciste possano anche semplicemente esistere, è di fatto loro complice. Come accaduto a Padova anche l'11 febbraio, quando le forze dell'ordine hanno protetto chi è fuorilegge - Forza nuova e tutte le organizzazioni simili - e aggredito brutalmente chi voleva far rispettare il dettato costituzionale e la legge. Mentre esprimiamo nuovamente solidarietà ai compagni del Collettivo politico Gramigna, del Centro di documentazione Comandante Giacca di Padova e a tutti gli antifascisti padovani, chiediamo a tutti i democratici padovani di sostenerli e di riflettere, se non sia forse il caso di cercare cultura e conoscenza in luoghi diversi dal Cafè Au Livre. Coordinamento nazionale contro il revisionismo storico e per la verità (contro fascismo, razzismo, imperialismo), promotore del convegno "Foibe: la verità. Contro il revisionismo storico" Milano, Viareggio, Trento, Trieste, Roma - 17.2.2009 -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: comunicato per iniziativa foibe.pdf Tipo: application/pdf Dimensione: 15427 bytes Descrizione: non disponibile URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Wed Feb 18 11:23:09 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Wed, 18 Feb 2009 11:23:09 +0100 Subject: [Bsf] =?iso-8859-1?q?Le_foibe_tra_mito_e_realt=E0=2E_Intervista_a?= =?iso-8859-1?q?d_Alessandra_Kersevan?= References: <9d5af6980902160530k30b634bcv8b51d6d71747f82@mail.gmail.com> Message-ID: <41D7C42F786B4AD3B976836486C91107@haj> http://www.senzasoste.it/per-non-dimenticare/le-foibe-tra-mito-e-realt-2.html Le foibe tra mito e realtà. Intervista ad Alessandra Kersevan Viste le molte imprecisioni e le ricostruzioni false e tendenziose (nonché clamorosamente errate dal punto di vista storico) che circolano in questi giorni sulla controversa questione delle foibe anche sulla stampa locale, riproponiamo un'intervista realizzata due anni fa da Alessandro Doranti alla storica Alessandra Kersevan e pubblicata sul periodico locale Trentagiorni. Un'intervista che torna prepotentemente d'attualità. Non è mai stato semplice trattare la questione delle foibe: stereotipi consolidati, revisionismo, metodologie di lavoro inesatte e giochi politici dei vari schieramenti hanno sempre invaso il terreno della ricerca storica. In questi ultimi anni è stata ottenuta la costruzione di una verità ufficiale, fin troppo sbrigativa e di comodo, che ha dato il via a commemorazioni, monumenti, lapidi, intitolazioni di strade. Alessandra Kersevan, ex insegnante ed oggi paziente ricercatrice di storia e cultura della sua regione, il Friuli, da anni lavora al recupero della memoria storica in merito agli avvenimenti del confine orientale. A Trieste la storia non comincia il 1° maggio 1945. Sì, Sembra un'osservazione banale, eppure di fronte a tante cose che sono state scritte in questi anni sulle vicende del confine orientale occorre chiarire e ricordare che il fascismo in questa regione è stato più violento che in qualsiasi altra parte d'Italia: sloveni e croati, oltre cinquecentomila persone che abitavano le terre annesse dallo stato italiano dopo la prima guerra mondiale furono oggetto di persecuzioni razziali e ogni tipo di angherie: divieto di usare la loro lingua, chiusura delle scuole, delle associazioni ed enti economici sloveni e croati, arresto degli oppositori, esecuzioni di condanne a morte decise dal Tribunale Speciale. Con l'aggressione nazifascista alla Jugoslavia, nel 1941, la nostra regione divenne avamposto della guerra e le persecuzioni contro sloveni e croati, anche cittadini italiani, divennero ancora più gravi: interi paesi furono deportati nei campi di concentramento come Arbe/Rab, oggi in Croazia, ma allora annessa all'Italia dopo l'aggressione alla Jugoslavia, Gonars in provincia di Udine, Renicci di Anghiari in provincia di Arezzo, Chiesanuova di Padova, Monigo di Treviso, Fraschette di Alatri in provincia di Frosinone, Colfiorito in Umbria, Cairo Montenotte in provincia di Savona e decine e decine di altri, praticamente in tutte le regioni d'Italia. Fra 7 e 11 mila persone, donne, uomini, bambini, intere famiglie, morirono in questi campi, di fame e malattie. A Trieste nel 1942 fu istituito per la repressione della resistenza partigiana l'Ispettorato Speciale di Polizia per la Venezia Giulia, che si macchiò di efferati delitti contro gli antifascisti in genere, ma soprattutto contro sloveni e croati. Da chi è stato inaugurato l'uso delle foibe? Ci sono testimonianze autorevoli (per esempio dell'ispettore di polizia De Giorgi, colui che nel dopoguerra fu incaricato dei recuperi dalle foibe) che furono proprio uomini dell'Ispettorato speciale, in particolare quelli della squadra politica, la cosiddetta banda Collotti, a gettare negli "anfratti del Carso" degli arrestati che morivano sotto tortura. Comunque andando anche più indietro nel tempo, già durante la prima guerra mondiale, che fu combattuta soprattutto in queste terre, le foibe venivano usate come luogo di sepoltura "veloce" dopo le sanguinose battaglie, e nell'immediato dopoguerra i fascisti pubblicavano testi di canzoncine in cui si minacciava di buttare nelle foibe chi si ostinava a non parlare "di Dante la favella". Che funzione aveva la Banda Colotti? La banda Collotti era la squadra politica dell'Ispettorato speciale guidata appunto dal commissario Gaetano Collotti. Con la sua squadra batteva il Carso triestino per reprimere la resistenza che già nel '42 era iniziata in queste zone. Si macchiarono di efferati delitti, torturando e uccidendo centinaia di persone. Come Resistenzastorica stiamo pubblicando con la casa editrice Kappa Vu la ricerca di Claudia Cernigoi sulla banda Collotti. Nel corso di alcuni anni di ricerche Cernigoi è riuscita a trovare una quantità consistente di documentazione. Eppure in questo dopoguerra nessuno, neppure gli istituti storici di Trieste e di Udine, avevano pubblicato nulla sull'argomento. Definiamo le foibe. Chi ci è finito dentro? Donne? Bambini? Quanti in tutto? Perché c'è così grande attenzioni su queste esecuzioni, mentre in altre zone ce ne furono in numero assai maggiore? Nelle foibe non sono finite donne e bambini, i profili di coloro che risultano infoibati sono quasi tutti di adulti compromessi con il fascismo, per quanto riguarda le foibe istriane del '43, e con l'occupatore tedesco per quanto riguarda il '45. I casi di alcune donne infoibate sono legati a fatti particolari, vendette personali, che non possono essere attribuiti al movimento di liberazione. Questo diventa evidente quando si vanno ad analizzare i documenti, cosa che purtroppo la gran parte degli "storici" in questi anni non ha fatto, accontentandosi di riprendere i temi e le argomentazioni della propaganda neofascista. Va detto inoltre che i numeri non sono assolutamente quelli della propaganda di questi anni: è ormai assodato che in Istria nel '43 le persone uccise nel corso della insurrezione successiva all'8 settembre sono fra le 250 e le 500, la gran parte uccise al momento della rioccupazione del territorio da parte dei nazifascisti; nel '45 le persone scomparse, sono meno di cinquecento a Trieste e meno di mille a Gorizia, alcuni fucilati ma la gran parte morti di malattia in campo di concentramento in Jugoslavia. Uso il termine "scomparsi", ma purtroppo è invalso l'uso di definire infoibati tutti i morti per mano partigiana. In realtà nel '45 le persone "infoibate" furono alcune decine, e per queste morti ci furono nei mesi successivi dei processi e delle condanne, da cui risultava che si era trattato in genere di vendette personali nei confronti di spie o ritenute tali. C'è poi l'episodio della foiba Plutone, da cui furono estratti 18 corpi, in cui gli "infoibatori" erano appartenenti alla Decima Mas e criminali comuni infiltrati fra i partigiani, e furono arrestati e processati dagli stessi jugoslavi. Insomma se si va ad analizzare la documentazione esistente si vede che si tratta di una casistica varia che non può corrispondere ad un progetto di "pulizia etnica" da parte degli jugoslavi come si è detto molto spesso in questi anni. La grande attenzione a questi fatti è funzionale alla criminalizzazione della resistenza jugoslava che fu la più grande resistenza europea. Di riflesso si criminalizza tutta la resistenza, e si è aperto il varco per criminalizzare anche quella italiana, come sta dimostrando ora Pansa con i suoi libri. Gli studiosi delle foibe. Chi sono? Sono di svariati generi. Quelli che noi chiamiamo un po' ironicamente i "foibologi" sono tutti esponenti della destra più estrema, alcuni, come Luigi Papo hanno fatto addirittura parte della milizia fascista in Istria, di coloro cioè che collaborarono con i nazisti nella repressione della resistenza. Altri, più giovani, come Marco Pirina, sono stati esponenti di organizzazioni neofasciste negli anni della strategia della tensione (lui per esempio risulta coinvolto nel golpe Borghese). Poi c'è il filone degli storici che facevano riferimento al CLN triestino (organizzazione non collegata con il CLNAI) che fu il massimo organizzatore dell'"operazione foibe" a Trieste nel dopoguerra. Mentre può essere abbastanza facile capire le manipolazioni della "storiografia" fascista, è molto più difficile difendersi dalle manipolazioni della storiografia ciellenista, perché questi hanno un'aura di antifascismo che fa prendere per buone tutte le cose che scrivono. In realtà leggendo i loro libri ti accorgi che sono citazioni di citazioni da altri libri (spesso memorie di fascisti) non sottoposte a verifica. Il problema è che su tutta questa questione delle foibe ha pesato nel dopoguerra il clima della guerra fredda: voglio ricordare che un importantissimo documento di fonte alleata agli inizi del '46 diceva: sospendiamo, non avendo trovato nulla di interessante, le ricerche nel pozzo della miniera di Basovizza, ma perché gli Jugoslavi non possano dire che è stata tutta propaganda contro di loro, diremo che lo abbiamo fatto per mancanza di mezzi tecnici adeguati. Ha pesato e pesa inoltre molto la questione dei confini, e il sentimento delle "terre ingiustamente perdute", che anche se con toni un po' diversi, coinvolge anche gli storici che fanno riferimento politicamente al centro sinistra. Ci sono però anche tantissimi storici seri. Per "seri" intendo quelli che non si accontentano di quello che è già stato scritto, ma che cercano nuova documentazione, la analizzano, la confrontano con quanto è già stato pubblicato e inseriscono gli avvenimenti nel contesto in cui sono avvenuti. Questo è il metodo storiografico che tutti dovrebbero usare, ma, sembrerà incredibile, nella questione della foibe e dell'esodo anche storici accademici e "blasonati" si sono lasciati andare a metodi da propagandisti più che da storici, preferendo le citazioni di citazioni di citazioni, piuttosto che la fatica della ricerca. La foiba di Basovizza. C'è una lapide che commemora le vittime, eppure la storia sembra molto diversa. La documentazione esistente, una documentazione piuttosto corposa, dice che nella miniera di Basovizza non ci furono infoibamenti. Già nell'estate del '45, quindi pochissimo tempo dopo i pretesi infoibamenti, gli angloamericani procedettero per mesi a ricognizioni nel pozzo della miniera (infatti non si tratta di una foiba in senso geologico), in seguito alle denunce del CLN triestino che diceva che dovevano essere stati infoibati alcune centinaia di agenti della questura di Trieste. Poiché non fu trovato nulla di "interessante", nei primi mesi del '46 le ricerche furono sospese, come ho già spiegato prima. Tutto questo risulta da una gran quantità di documenti di fonte alleata, negli archivi di Washington e di Londra. Quindi nella "foiba" non ci sono i "500 metri cubi" di infoibati che sono scritti nella lapide, e neppure i duemila infoibati citati in libri. Dopo che Claudia Cernigoi ha riportato questi documenti nel suo libro "Operazione foibe a Trieste" la cosa dovrebbe essere evidente a tutti che si occupano dell'argomento. Ma si fa finta di niente. Il comune di Trieste adesso ha ristrutturato il monumento sulla foiba e presto verrà il presidente del Senato Marini a inaugurarlo. La menzogna vive ormai di vita propria, e non si riesce a fermarla. Le leggende sulle foibe. Ho già spiegato che le biografie della gran parte degli uccisi sono di persone coinvolte a vario titolo nel regime fascista prima e nell'occupazione nazista poi. Come ben mette in luce Claudia Cernigoi nel suo libro, in una città come Trieste il collaborazionismo interessò tantissime categorie di persone, e molti di quelli che vengono definiti "civili" erano in realtà e collaborazionisti, delatori di professione, spioni di quartiere che denunciavano gli ebrei. Per esempio ai rastrellamenti sul Carso con la banda Collotti partecipavano anche persone che non erano ufficialmente appartenenti alla questura. Come gruppo di Resistenzastorica abbiamo condotto una ricerca sulla vicenda di Graziano Udovisi, conosciuto come "l'unico ad essere uscito vivo dalla foiba" e presentato come una vittima "solo perché italiano". Da questa ricerca è emerso, oltre alla assoluta falsità del suo racconto, che egli dal '43 al '45 era stato tenente della Milizia Difesa Territoriale, in un gruppo dal nome significativo di "Mazza di Ferro", specificamente preposto alla repressione della guerriglia, e che nel '46 fu condannato per crimini di guerra a 2 anni e 11 mesi di reclusione. Eppure nel 2005 Graziano Udovisi è diventato "uomo dell'anno", premiato con l'Oscar della Rai per una sua intervista a Minoli, che lo ha presentato come uno che è stato "infoibato" "solo perché italiano. Come ho già detto: storici, giornalisti e tutti coloro che scrivono di queste cose in questi anni di Giornate del Ricordo, dovrebbero sapere che intorno a queste vicende c'è tanta propaganda, e che quindi bisogna informarsi bene prima di scrivere. L'atteggiamento della destra e della sinistra. Non si vede una grande differenza. La destra fascista ha trovato in questo argomento la possibilità di ribaltare il discorso delle responsabilità nella seconda guerra mondiale, passando da carnefici a vittime, con la possibile riabilitazione dei repubblichini di Salò ecc. La sinistra ha trovato l'occasione per prendere le distanze dal proprio passato partigiano, con tutta una serie di distinguo e di "ammissioni" in cui le foibe erano funzionali in quanto venivano attribuite a partigiani, sì, ma "slavi" (e si sa che il razzismo antislavo è molto diffuso) e quindi la resistenza italiana poteva restarne fuori. La miopia di una simile posizione la si vede oggi, con un'operazione come quella di Giampaolo Pansa, che attacca direttamente la resistenza italiana. C'è da dire, inoltre, che l'"operazione foibe" è funzionale alla politica estera italiana, tradizionalmente "espansionistica" verso la penisola balcanica. Anche in questo senso, centrodestra e centrosinistra non si distinguono. Noi di Resistenzastorica abbiamo una raccolta impressionante di dichiarazioni di esponenti del centro sinistra in senso neoirredentista, cioè tese alla rivendicazione delle "terre perdute", tema che oltre ad essere stato sempre tipico della destra, sembrerebbe oggi anche antistorico, nel momento dell'allargamento dell'UE. Eppure le dichiarazioni ci sono, anche di personaggi come Fassino. Che cosa significa oggi commemorare i morti delle foibe? Come ho spiegato, commemorare i morti nelle foibe significa sostanzialmente commemorare rastrellatori fascisti e collaborazionisti del nazismo. Per gli altri morti, quelli vittime di rese dei conti o vendette personali, c'è il 2 di novembre. Che cosa andrebbe fatto per restituire dignità alla memoria storica del paese? Per quanto riguarda la dignità del paese, credo che l'unica cosa da fare sia smettere quella convinzione nazionale che gli italiani siano sempre stati "brava gente", che dovunque sono andati hanno portato la civiltà, anche quando bruciavano i villaggi della Croazia, o impiccavano i ribelli libici. Gli italiani debbono rendersi conto che la repubblica italiana non ha mai fatto veramente i conti con le responsabilità del fascismo. Dietro al discorso delle foibe c'è proprio l'interesse di continuare a nascondere queste responsabilità. Infatti la proposta italiana di incontro trilaterale fra i presidenti di Italia, Slovenia, Croazia, sui luoghi della memoria, inserendo la Risiera di San Sabba, il campo di concentramento di Gonars (o quello di Arbe) e la foiba di Basovizza, non è altro che un tentativo di gettare fumo negli occhi, di far dimenticare i crimini di guerra italiani in quei territori equiparando la foiba di Basovizza alla Risiera, unico campo di concentramento nazista con forno crematorio, in cui morirono oltre 3000 persone, soprattutto partigiani italiani, sloveni e croati, o ai campi di concentramento in cui morirono almeno settemila sloveni, croati, serbi, montenegrini. Il presidente della Repubblica dovrebbe andare di propria iniziativa ad Arbe in Croazia, o a Gonars a rendere omaggio alle vittime del fascismo, e a chiedere scusa agli ex jugoslavi. Questo dovrebbe essere la prima cosa da fare. Poi dovrebbe far pubblicare i risultati della commissione storica italo-slovena, che il governo italiano si era impegnato a pubblicare ma non ha mai fatto. Poi il governo di centro sinistra potrebbe obbligare la RAi a trasmettere in prima serata il documentario "Fascist legacy / L'eredità fascista", sui crimini di guerra italiani in Etiopia, Libia e Jugoslavia. Questo documentario della BBC fu acquistato nell'89 dalla RAI, ma mai trasmesso. Senza Soste http://www.senzasoste.it -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/jpeg Dimensione: 382123 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/jpeg Dimensione: 79365 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/jpeg Dimensione: 124515 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: Le foibe tra mito e realtà. Intervista ad Alessandra Kersevan.pdf Tipo: application/pdf Dimensione: 10993 bytes Descrizione: non disponibile URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Wed Feb 18 14:36:09 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Wed, 18 Feb 2009 14:36:09 +0100 Subject: [Bsf] ASSOCIAZIONE PER LA SINISTRA DI BRESCIA: COMINCIA IL VIAGGIO..... VERSO CHE LUOGO IN CONCRETO? CI PIACEREBBE SAPERE LA DESTINAZIONE....CI FA VERAMENTE PAURA.... References: Message-ID: Sinistra (politica) Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Con il termine sinistra, utilizzato nel campo della politica, si indica la componente del Parlamento che si siede alla sinistra del Presidente dell'assemblea e, in generale, l'insieme delle posizioni politiche qualificate come progressiste. Storia del termine Le denominazioni "destra" e "sinistra" delle due parti opposte nell'arena politica nascono in Francia poco prima della Rivoluzione francese. Nel maggio 1789 furono convocati gli Stati generali dal Re di Francia, un'assemblea che doveva rappresentare le tre classi sociali allora istituite: il clero, la nobiltà e il terzo Stato. Quest'ultimo si ordinò all'interno dell'emiciclo con gli esponenti conservatori capeggiati da Pierre Victor de Malouet che presero i posti alla destra del Presidente, i radicali di Honoré Gabriel Riqueti de Mirabeau quelli alla sinistra. Questa divisione si ripresentò anche in seguito, quando si formò l'Assemblea nazionale. A destra prevaleva una corrente volta a mantenere i poteri monarchici, a sinistra stava la componente più rivoluzionaria. Quando, a fine agosto, si discusse l'articolo della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino che riguarda la libertà religiosa, "coloro i quali tenevano alla religione e al re si erano messi alla destra del presidente, per sfuggire alle urla, ai discorsi e alle indecenze che avevano luogo nella parte opposta", dove stava la componente più rivoluzionaria (Marcel Gauchet). La denominazione si consolidò durante l'Assemblea legislativa e la Convenzione Nazionale. Con Restaurazione la distinzione si conferma come una caratteristica costante del sistema parlamentare, destinata a durare. Dalla Francia si estese rapidamente a tutta l'Europa. Nel periodo della Restaurazione, la sinistra era occupata dai settori rivoluzionari. Nel corso del Novecento, la sinistra ha compreso posizioni ideologiche come la socialdemocrazia, il socialismo democratico, il comunismo e, sotto certi profili, il liberalismo. Il termine left è stato utilizzato nel Regno Unito per indicare le componenti liberale (erede degli Whig) e laburista, il termine linke in Germania per indicare prevalentemente i Socialdemocratici. La sinistra in Italia La prima volta che in Italia fece capolino il termine "sinistra" fu in riferimento della Sinistra storica, che governò il Paese dal 1876 per vent'anni con Agostino Depretis. La matrice ideologica del raggruppamento era liberale progressista, e si rifaceva alle idee mazziniane, garibaldine e dunque democratiche. Negli anni di governo della Sinistra storica, si fecero strada alcune forze politiche allora catalogate come "estrema sinistra": il Partito Repubblicano Italiano e il Partito Radicale storico. La Sinistra storica venne poi succeduta al governo del Paese dalla cosiddetta Sinistra liberale, cioè dall'ala più progressista dello schieramento liberal-conservatore. Nel Novecento maggiori partiti di sinistra attivi sono stati il Partito Socialista Italiano (poi Socialisti Italiani e Socialisti Democratici Italiani, oggi di nuovo Partito Socialista), il più antico, e il Partito Comunista Italiano (in seguito Partito Democratico della Sinistra e Democratici di Sinistra), scissione del primo. Non mancarono poi partiti più moderati, ma comunque ascrivibili alla sinistra sotto molti profili: il Partito Socialista Democratico Italiano, il Partito Radicale e lo stesso Partito Repubblicano Italiano. Oggi all'area "moderata" o "riformista" della sinistra (detta anche centro-sinistra) appartengono il Partito Democratico, che tuttavia ha al suo interno significative componenti centriste, e il Partito Socialista, che presidia la sinistra tradizionale. All'area della c.d. sinistra radicale, cioè più estrema, aderiscono: il Partito della Rifondazione Comunista, il Partito dei Comunisti Italiani, la Federazione dei Verdi e Sinistra Democratica. Altre formazioni di estrema sinistra sono il Partito Comunista dei Lavoratori e Sinistra Critica. Sinistra storica Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. La Sinistra fu uno schieramento politico dell'Italia post-risorgimentale, detta in seguito storica per distinguerla dai partiti e movimenti di massa qualificati come di sinistra che si sarebbero affermati nel corso del XX secolo. L'epoca della sinistra storica va dal 1876, anno della "rivoluzione parlamentare" che portò alla caduta della Destra storica, e durò con alterne vicende fino alla "crisi di fine secolo" (1896), che sfociò nell'età giolittiana. Il Primo Ministro della Sinistra storica fu Agostino Depretis, incaricato dal re, pochi giorno dopo le dimissioni del governo Minghetti. La matrice ideologica del raggruppamento era liberale progressista, e, pur non avendo un precedente storico, si rifaceva alle idee mazziniane, garibaldine e dunque democratiche. Depretis formò un governo che, oltre all'appoggio della Sinistra, schieramento di cui faceva parte, si reggeva anche sull'appoggio di una parte della Destra, quella che aveva contribuito alla caduta del governo Minghetti. Nella sua azione di governo, Depretis cercò sempre ampie convergenze su singoli temi con settori dell'opposizione, dando vita al fenomeno del trasformismo. Proprio nello stesso anno si giunse alle elezioni politiche, che videro la vittoria della Sinistra storica, guidata da Agostino Depretis, che fu confermato alla guida del governo. Allargamento del suffragio e politiche sociali Gli esponenti della Sinistra storica erano perlopiù esponenti della media borghesia, in maggior parte avvocati. Tentarono di riconciliare la politica col «paese reale» democratizzando e modernizzando lo stato e il paese.[1] Un'importante riforma riguardava l'istruzione: la legge Coppino (1877) rese obbligatoria e gratuita l'istruzione elementare (dai 6 ai 9 anni d'età). La Sinistra si batté per l'allargamento del suffragio, tramite una legge del 1882 (legge Zanardelli) che concedeva diritto di voto a tutti i maschi, che avessero compiuto i 21 anni e rispettassero requisiti per il voto: il pagamento di un'imposta di almeno 19,8 lire (invece delle precedenti 40) o, in alternativa, il conseguimento dell'istruzione elementare appena allargata (era comunque sufficiente dimostrare di saper leggere e scrivere). Con la suddetta riforma il corpo elettorale salì al 6,9% della popolazione italiana, rispetto al 2,2% del 1880.[2] La volontà della Sinistra storica era quella di ampliare il suffragio fino a un'utopica universalità (che per quel periodo era comunque ben lungi dall'essere proponibile) basandosi non più tanto sul censo dei cittadini, quanto sulla loro istruzione. La Sinistra storica prese provvedimenti anche in campo amministrativo, dove provvide ad un decentramento dei poteri e in campo sociale, con l'introduzione di prime misure a difesa dei lavoratori. Furono inoltre avviate una serie di inchieste per esaminare le condizioni di vita della popolazione rurale: la più nota è senz'altro l'inchiesta Jacini, che ha rivelato una diffusa malnutrizione (pellagra), alta mortalità infantile (per difterite), grande povertà e scarse condizioni igieniche. Diffuso era il fenomeno dell'emigrazione. Il protezionismo La Sinistra storica, in politica interna, ebbe come obiettivo l'abolizione dell'impopolare tassa sul macinato[3] e in generale una politica di sgravi fiscali e di investimenti nello sviluppo industriale del paese. La Sinistra perseguì una politica protezionista. In Italia il principale ispiratore della nuova politica tariffaria in materia di commercio estero fu Luigi Luzzatti. Con la crisi economica in Europa (1873-1895) crebbe la miseria dei braccianti, e questo provocò i primi scioperi agricoli. Il protezionismo si tradusse nell'intervento diretto dello Stato nell'economia. I governi italiani della Sinistra, condizionati da gruppi industriali del Nord, approvarono nel 1878 l'introduzione di tariffe doganali a protezione delle industrie tessili e siderurgiche; furono inoltre concessi sussidi ai settori in difficoltà e sviluppate le infrastrutture. Nel 1887, per fronteggiare la grande depressione, si diede vita a quel "patto mostruoso", come lo chiama Antonio Gramsci, tra la classe liberale e progressista del Nord con gli agrari e i latifondisti reazionari del Meridione, estendendo la tariffa protettiva sulla cerealicoltura che risentiva delle esportazioni dagli Stati Uniti d'America di grano, che, per la riduzione dei noli dei trasporti, arrivava sul mercato italiano a prezzi inferiori. Un dazio che danneggiava evidentemente gli industriali settentrionali che dovevano commisurare il salario degli operai sul prezzo del pane che aumentava artificiosamente e che pure accettarono di buon grado il danno economico, compensato, secondo la storiografia marxista, da un'alleanza con gli agrari che avrebbe tenuto lontani tentativi di riscatto sociale delle masse subalterne. Una tariffa protettiva, che reintroduceva la tassa sulla fame come ai tempi dell'imposta sul macinato e che danneggiava inoltre il settore della produzione meridionale del vino e dell'ortofrutta, già in crisi dalla rottura dei rapporti commerciali con la Francia dai tempi del Congresso di Berlino e della politica filotedesca di Crispi. Politica estera In politica estera, la Sinistra storica di Depretis abbandonò la tradizionale alleanza con la Francia, a causa degli attriti diplomatici generati dalla presa di posizione dei transalpini sulla questione tunisina, entrando nell'orbita della Triplice Alleanza a fianco degli imperi centrali di Austria-Ungheria e Germania, favorendo lo sviluppo del colonialismo italiano, innanzitutto con l'occupazione di Massaua in Eritrea. Fine della Sinistra storica La fase della Sinistra storica si concluse nel 1896 a seguito delle elezioni politiche. Il governo Depretis, infatti, si era spostato verso l'ala conservatrice del parlamento, incontrando i moderati più progressisti, che erano stati inglobati all'interno di una più grande coalizione. Lentamente furono estromessi gli esponenti più progressisti della Sinistra, dando vita ad un Grande Centro, che monopolizzava la vita politica del Paese, lasciando a pochi partiti minori il ruolo di opposizione di estrema sinistra. Questa politica, in cui la dialettica e la differenza ideologica fra le ali del Parlamento vengono sfumando, è detta trasformismo, e fu resa possibile dalla riforma elettorale.[3] Dopo Depretis, la figura cardine della politica italiana dal 1887 al 1896 fu Francesco Crispi. Il modello della sua politica era la Germania di Bismark, dove le tensioni sociali fra la classe operaia e la borghesia sembravano equilibrate. Crispi represse nel sangue la rivolta dei fasci operai in Sicilia e scioglie il Partito Socialista, fondato da Turati a Genova nel 1892, ma emana nel contempo una serie di riforme sociali quali la riduzione della giornata lavorativa. Sotto il suo governo la politica coloniale fu ripresa con più vigore, fino alla disfatta di Adua (1896), che segnò la fine della Sinistra Storica con le dimissioni del primo ministro. Nella crisi di fine secolo si manifestarono le conseguenze sul piano sociale della politica protezionistica[senza fonte], come dimostrano i fatti di piazza del Duomo a Milano del maggio 1898 quando il generale Bava Beccaris non esitò a sparare con i cannoni ad alzo zero sulla folla che chiedeva "Pane e lavoro" durante la protesta dello stomaco. Si era infatti verificato un ulteriore aumento del prezzo del grano a causa delle diminuite importazioni da parte degli Stati Uniti, impegnati nella guerra per Cuba. Sarebbe bastato togliere la tariffa protettiva, ma ormai la classe dirigente italiana era terrorizzata dal socialismo e preferiva ricorrere all'intervento repressivo del Regio Esercito. Centro-sinistra Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Il centro-sinistra, dal punto di vista politologico, si riferisce all'unione del centro e della sinistra politica e dunque a schieramenti politici di orientamento prevalentemente progressista, con componenti, a seconda dei casi, di matrice socialdemocratica, socio-liberale, cristiano-sociale e ambientalista Il centro-sinistra in Europa I partiti socialdemocratici d'Europa si sono riuniti nel 1992 nel Partito del Socialismo Europeo, mentre alcuni partiti di stampo cristiano-sociale si sono uniti con altri partiti politici di centro-sinistra, fondando il Partito Democratico Europeo nel 2004. Questo soggetto politico centrista ha stretto solidi rapporti sia con il PSE che con i liberali dell'ELDR. Con questi ultimi il PDE ha formato il gruppo parlamentare Alleanza dei Liberali e Democratici per l'Europa. Il centro-sinistra in Italia Panoramica dal 1850 al 1960 L'espressione comparve per la prima volta nella politica italiana a nel 1850, in seguito all'operazione del "connubio" operata da Camillo Benso Conte di Cavour nel Parlamento del Regno di Sardegna, che di lì a pochi anni (nel 1861) sarebbe diventato il Parlamento del Regno d'Italia. L'operazione del "connubio" consisteva nel favorire un'alleanza politica fra la parte più progressista della Destra, il cosiddetto centro-destra, di cui Cavour stesso era leader, e l'ala più moderata della Sinistra, appunto il centro-sinistra, con a capo Urbano Rattazzi. È una manovra politica che crea i fondamenti del trasformismo. Il centro-sinistra fu in seguito una formula di governo che prese corpo a partire dei primi anni Sessanta. Essa prevedeva sostanzialmente l'alleanza tra le tradizionali forza di centro (Democrazia Cristiana, Partito Repubblicano Italiano e Partito Socialista Democratico Italiano) e il Partito Socialista Italiano con un programma teso alla realizzazione di riforme che privilegiassero principalmente le classi sociali medio-basse. La preparazione al centro-sinistra Uno degli elementi che caratterizza il centro-sinistra è la fase di preparazione. Nel 1960, il democristiano Fernando Tambroni, ricevette dal Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi l'incarico di formare un governo. Tambroni inizialmente cercò di formare un'alleanza con il PSI, da parte di Pietro Nenni però la risposta fu incerta e a quel punto la reazione di Tambroni fu quella di cercare in Parlamento l'appoggio esterno della destra monarchica e missina. A luglio, in cambio dell'appoggio esterno ai governi DC, i missini ottennero il permesso di celebrare il loro Congresso Nazionale a Genova (città di forte tradizione anti-fascista e medaglia d'oro per la resistenza). La città rispose con una sommossa, che da Genova si estende ad altre città d'Italia assumendo le proporzioni di una vera rivolta anti-fascista. Diverse manifestazioni pacifiche vennero organizzate dai sindacati nonché da tutti i partiti dell'arco costituzionale (compresi il centro e la sinistra DC). Sulla scorta di questi avvenimenti nella DC gli orientamenti cambiarono. All'inizio degli anni Sessanta si registrò una ripresa dei conflitti operai a causa delle sperequazioni fra uomini e donne, fra impiegati e operai. Al tempo stesso, la grande pesantezza degli orari di lavoro trovava poche giustificazioni in un mondo industriale caratterizzato da innovazioni tecnologiche e da razionalizzazioni dei processi produttivi. Mutano anche i soggetti che partecipano alle manifestazioni, vi è una sempre più forte presenza degli studenti. Il fenomeno più vistoso di questo periodo fu la fortissima emigrazione interna dalle campagne alle città e dal Sud verso il Nord, per sfuggire alla persistente realtà di sottoccupazione cronica e di miseria. Nel 1962 prese corpo il governo monocolore DC, presieduto da Amintore Fanfani, con la partecipazione attiva del PSDI e del PRI e l'astensione del PSI. Questo governo, pur non essendo propriamente di centro-sinistra, attuò una serie di riforme fra cui spicca l'istituzione della scuola media unificata , la nazionalizzazione delle industrie elettriche con la istituzione dell'ENEL e l'istituzione della cedolare d'acconto. Il centro-sinistra "organico" Nel 1963 Aldo Moro compose il primo governo di centro-sinistra con la partecipazione attiva dei Socialisti: nacque così il centro-sinistra organico, formato appunto da DC, PSI, PSDI e PRI. Nell'estate del 1964 la formula di centro-sinistra andò in crisi. La riunificazione nel 1966 fra PSI e PSDI nel Partito Socialista Unificato, e la conseguente scissione del Partito Socialista di Unità Proletaria, trasforma coloro che provenivano dal PSI in militanti socialdemocratici, con una chiara vocazione riformista e governativa. Ciò spinge la DC a creare una nuova formula di centro-sinistra fondata sul perno centrista della DC e su quello socialdemocratico del PSU: si trattò quindi di una formula di centro-sinistra più rassicurante l'elettorato moderato. Ciononostante il centro-sinistra entra in crisi dopo le elezioni politiche del 1968 e già nel 1969 il PSU si spacca in due gruppi che poi rifonderanno rispettivamente il PSI ed il PSDI. Nel 1970 il centro-sinistra, sempre costituito da DC, PSI, PSDI e PRI, sembrò avere una nuova spinta propulsiva, sotto la guida Mariano Rumor. Tra le riforme di quegli anni si ricordino l'approvazione della legge sul divorzio (ovviamente senza il sotegno della DC), dello Statuto dei lavoratori, dell'attuazione delle regioni, la costituzione della Commissione Parlamentare Antimafia. Alla fine degli anni Sessanta si ebbero forti agitazioni sindacali, il cosiddetto autunno caldo, unite alla forte contestazione studentesca (del 1968). La strategia della tensione fu probabilmente l'evento più insidioso che la Repubblica dovette affrontare con il tentativo di golpe di Junio Valerio Borghese. Il centro-sinistra termina così definitivamente nel 1976, quando ebbe inizio l'esperienza dei governi di solidarietà nazionale con il progressivo coinvolgimento del Partito Comunista Italiano nelle maggioranze parlamentari e il cosiddetto compromesso storico. Il Pentapartito Successivamente la formula di centro-sinistra (con l'aggiunta del Partito Liberale Italiano) fu sostanzialmente ripresa dalla successiva esperienza del pentapartito DC, PSI, PSDI, PRI, PLI). Si può dunque definire il pentapartito come una sorta di coalizione di centro-sinistra aperto anche a istanze di centro-destra e confindustriale, rappresentate rispettivamente da alcune anime della DC e dal PLI. L'Ulivo, L'Unione e il Partito Democratico Un altro centro-sinistra è sorto a partire dal 1995: ne fanno parte i partiti di centro, di sinistra e di centro-sinistra che si riconoscono nel progetto de L'Ulivo. Tale coalizione, guidata da Romano Prodi (da sempre vicino alla sinistra DC), vinse le elezioni politiche del 1996. Il governo Prodi I cadde nel 1998 a causa dell'uscita dalla maggioranza di governo del Partito della Rifondazione Comunista di Fausto Bertinotti. Tuttavia, grazie anche all'apporto di alcuni parlamentari provenienti dal centro-destra (allora diviso in Polo delle Libertà e Lega Nord), fu trovata una nuova maggioranza che permise al centro-sinistra di continuare a governare l'Italia fino al 2001, con i successivi governi guidati da Massimo D'Alema e Giuliano Amato. Nel 2005, dopo gli anni di opposizione alla maggioranza di centro-destra guidata da Silvio Berlusconi, la coalizione costituì un'alleanza più estesa, denominata L'Unione, aperta anche a Rifondazione Comunista e all'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, con il rinnovato intento di coinvolgere la società civile. L'Unione debuttò con le elezioni regionali del 2005, nelle quali conquistò 12 regioni su 14, guadagnandone 5 precedentemente governate dalla Casa delle Libertà. Il dato delle regionali non deve comunque ingannare, infatti il centro-sinistra venne severamente sconfitto in Lombardia e Veneto, che da sole contano un quarto dell'intera popolazione italiana, e vinse poi le elezioni politiche del 2006 con un margine ristrettissimo, inferiore allo 0,1% dei voti espressi. Nel 2005 il progetto dei Democratici di Sinistra, di Democrazia è Libertà - La Margherita e di altri partiti minori di dar vita ad un unico soggetto politico a vocazione maggioritaria che unisca socialdemocratici, cristiano-sociali e liberali di sinistra prese maggiormente corpo. L'unificazione di gran parte del centro-sinistra italiano di stampo riformista si è poi concretizzata nel 2007 con la nascita del Partito Democratico. Questo partito si presenta come la naturale prosecuzione dell'esperienza della federazione de L'Ulivo, che nel 2004 aveva unito DS, DL e SDI. Lo SDI, guidato da Enrico Boselli, decise però di seguire una strada diversa. Nel 2005 strinse un accordo con i Radicali Italiani per la formazione di una unica lista chiamata Rosa nel Pugno, con la partecipazione di Emma Bonino e Marco Pannella, i quali, nonostante le aperture nei loro confronti di Silvio Berlusconi, avevano deciso di favorire l'alternanza al governo del Paese. Nel 2007 invece prese corpo il progetto di unire tutte le correnti di stampo socialdemocratico contrarie al PD in un nuovo partito, che si ponesse nella linea della tradizione del vecchio PSI. A tale progetto hanno aderito, oltre allo SDI, una parte del Nuovo Partito Socialista Italiano, I Socialisti Italiani e una cospicua componente di Sinistra Democratica (partito fondato da coloro che nei DS si opponevano alla nascita dal PD). La nascita del nuovo partito, denominato Partito Socialista, è avvenuta ufficialmente nel luglio 2008. Partiti di centro-sinistra in Italia sono dunque oggi il Partito Democratico, il Partito Socialista e l'Italia dei Valori. Estrema sinistra Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. L'espressione estrema sinistra indica l'ala più estrema dello schieramento politico della sinistra. Può assumere diverso significato a secondo del luogo in cui viene usato. In Italia l'uso riguarda l'identificazione di movimenti del recente passato che si trovavano a sinistra del Partito Comunista Italiano. Nel gergo politico odierno con estrema sinistra viene talvolta identificata quell'area politica parlamentare composta dai partiti che si richiamano al marxismo, come il Partito della Rifondazione Comunista e il Partito dei Comunisti Italiani (per questi due partiti la terminologia è stata oggetto di battaglia linguistica da parte dell'ex-segretario del PRC ed ex-presidente della Camera dei Deputati Fausto Bertinotti che non ha mai nascosto di preferirle la definizione di Sinistra Radicale)[senza fonte]. Oggi con estrema sinistra si indicano perlopiù le aree della sinistra antagonista, i Centri sociali e le soggettività comuniste fuoriuscite dal PRC come Sinistra Critica e il Partito Comunista dei Lavoratori. In Francia vengono indicate con tale termine i partiti politici a sinistra del Partito Comunista Francese (PCF), fra cui i principali sono Lutte Ouvriere, (LO), e Ligue Communiste Révolutionnaire (LCR). La definizione di "estrema sinistra" è comunque generica e include tutte le posizioni più radicali. Sinistra extraparlamentare Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. L'espressione sinistra extraparlamentare indica quell'area politica della sinistra che non partecipa al sistema politico istituzionale e che rifiuta il concetto di rappresentanza parlamentare nei sistemi democratici occidentali. In genere le organizzazioni extraparlamentari sono formazioni radicali-massimaliste. I gruppi, partiti e movimenti della sinistra extraparlamentare preferiscono l'azione politica diretta e puntano ad un coinvolgimento delle masse e alla partecipazione senza intermediari, facendo evolvere un processo di cambiamento politico fuori dall'alveo delle istituzioni. Spesso le formazioni che si riferiscono a questa area hanno una vocazione marcatamente rivoluzionaria. La definizione di sinistra extraparlamentare include molte organizzazioni con impianti ideologici variegati ma sempre riconducibili all'area della sinistra più estrema. Queste organizzazioni, per quanto spesso molto diverse fra loro, vengono accomunate dal rifiuto del metodo parlamentare, considerato obsoleto e inefficace per risolvere i problemi della società moderna nonché strumento della borghesia per esautorare le masse dall'iniziativa politica. Questa impostazione ha reso possibile collocare queste formazioni all'interno di movimenti più o meno omogenei soprattutto nei momenti di grande mobilitazione sociale. Alcune di queste formazioni hanno alimentato il clima di scontro violento con le autorità e contro i propri nemici politici, tanto da arrivare a teorizzare e talvolta praticare la lotta armata. L'acme della sinistra extraparlamentare in Italia si è avuto negli anni '70, dove i gruppi politici di sinistra nati dopo il '68 divennero i principali animatori delle lotte politico-sociali di quegli anni. Le formazioni più importanti furono Potere Operaio, Lotta Continua, Avanguardia Operaia, Movimento Lavoratori per il Socialismo, Autonomia Operaia. Cronologia della sinistra extraparlamentare Extraparlamentare Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. L'aggettivo extraparlamentare denota la scelta di non partecipare al sistema politico istituzionale e il rifiuto del concetto di rappresentanza parlamentare nei sistemi democratici occidentali. In genere le organizzazioni extraparlamentari sono formazioni radicali-massimaliste. I gruppi e movimenti extraparlamentari preferiscono l'azione politica diretta puntando ad un coinvolgimento delle masse e alla partecipazione senza intermediari, facendo evolvere un processo di cambiamento politico fuori dall'alveo delle istituzioni. Spesso le formazioni che si riferiscono a questa area hanno una vocazione marcatamente rivoluzionaria. Organizzazioni di destra e sinistra e estremamente diverse fra loro vengono accomunate da questo attributo nel rifiuto del metodo parlamentare, considerato o obsoleto o inefficace per risolvere i problemi della società. Da alcune organizzazioni di sinistra il metodo parlamentare viene considerato strumento della borghesia per esautorare le masse dall'iniziativa politica. Alcune di queste formazioni hanno alimentato il clima di scontro violento con le autorità e contro i propri nemici politici, tanto da arrivare a teorizzare e talvolta praticare la "lotta armata". Sinistra radicale Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Sinistra radicale è un neologismo giornalistico, indicante l'area politica parlamentare più estrema della sinistra, spesso con riferimenti alle correnti ideologiche che affondano le loro radici nel marxismo. Il termine si differenzia politologicamente sia da estrema sinistra che dai movimenti dell'area radicale.[1] Componenti ideologiche Oggi le tesi condivise all'interno della sinistra radicale e i valori ufficialmente dichiarati dai maggiori partiti della sinistra radicale sono la laicità, il pacifismo, l'ambientalismo, la critica all'imperialismo e agli eccessi del capitalismo, la solidarietà verso i popoli del terzo mondo e verso le fasce più deboli della popolazione (come gli immigrati), e, ovviamente, la difesa dei diritti dei lavoratori. La sinistra radicale è anche legata al variegato movimento no-global. Anche i Partiti Umanisti vengono avvicinati alla sinistra radicale, benché non abbiano origini marxiste. La sinistra radicale nella politica italiana moderna I partiti italiani comunemente identificati dai media con la locuzione sinistra radicale sono il Partito della Rifondazione Comunista, il Partito dei Comunisti Italiani e la Federazione dei Verdi. Non vengono compresi, in linea di massima, i movimenti e i partiti tradizionalmente inclusi nella definizione di estrema sinistra. La Federazione dei Verdi in particolare, precedentemente considerato un partito moderato di centrosinistra, sotto la guida di Alfonso Pecoraro Scanio ha sposato molte delle tesi della sinistra radicale. Questi partiti in occasione delle Elezioni politiche italiane del 2008 si sono federati, insieme a Sinistra Democratica, nel gruppo la Sinistra - l'Arcobaleno. Storia Origine della denominazione Il termine radicale nasce nel XVIII secolo per indicare quei partiti che esprimono favore o cercano di indurre riforme politiche senza compromessi, inclusi cambiamenti dell'ordine sociale di maggiore o minore portata. Durante il XIX secolo iniziò ad essere impiegato il termine sinistra radicale per raggruppare quelle formazioni politiche liberali progressiste che si distinguevano dai liberisti classici e che avevano posizioni simili a quelle ora tenute da molti partiti di centrosinistra (proprio in virtù di queste origini il termine "radicale" è ancora oggi presente in Europa nel nome di molti partiti di centro e centrosinistra, che non appartengono però ai partiti dell'attuale sinistra radicale). La sinistra radicale dopo il muro di Berlino Questi movimenti politici in Italia, dopo la caduta del muro di Berlino e l'implosione dell'URSS, si sono caratterizzati per un profondo cambiamento d'ideologia e di proposte politiche. Soprattutto la nascita di un nuovo disagio sociale, espresso per la prima volta dal popolo di Seattle e alla luce di nuovi movimenti di massa come il movimento no-global, la sinistra radicale ha attualizzato molto i temi che la caratterizzano. Note 1.. ^ Il termine sinistra radicale non deve confondersi con i radicali del Partito Radicale o delle altre organizzazioni radicali. I Radicali si oppongono a quello che considerano un abuso giornalistico piuttosto che un calco linguistico sull'inglese e preferiscono il termine sinistra massimalista o - polemicamente - conservatrice. Sinistra rivoluzionaria Da Wikipedia, l'enciclopedia libera Col termine di Sinistra Rivoluzionaria si sono autodefiniti numerosi gruppi politici degli anni sessanta, settanta e ottanta del XX secolo per distinguersi dalla sinistra moderata o sinistra riformista, composta dai partiti comunista, socialista e socialdemocratico, che avrebbero progressivamente abbandonato le istanze rivoluzionarie presenti nel movimento dei lavoratori. Alcuni gruppi definivano se stessi anche col termine di Nuova Sinistra. La storia e lo sviluppo dei vari gruppi della Sinistra Rivoluzionaria è comunque interessante per capire nel profondo la realtà di quegli anni: formazioni come Lotta Continua, Avanguardia Operaia, Quarta Internazionale, Potere Operaio, Movimento Studentesco (poi Movimento Lavoratori per il Socialismo), Unione dei Comunisti Italiani (marxisti-leninisti), i vari partiti comunisti internazionalisti, Lotta Comunista e vari altri hanno avuto, anche se in modo discontinuo, un vasto seguito di massa e di consensi che ha, in parte, influenzato la vita politica italiana di quegli anni. Negli anni del riflusso e dell'abbandono delle ideologie di massa quasi tutti questi gruppi si sono sciolti o sono confluiti in altre formazioni: una delle più importanti avvenne già nella seconda metà degli anni settanta con Democrazia Proletaria che, al passaggio dal PCI al PDS, confluì nella nascente formazione del Partito della Rifondazione Comunista. Attuale "Sinistra Radicale Extraparlamentare" per decisione altrui (Il Corpo Elettorale) , divisa per propria decisione e con "vocazione" ed esperienza parlamentare, "sedicenti" con coerenza i "meriti" di governo non sufficientemente riconosciuti . Tutta da definire (Che lo faccia Wikipedia si ci riesce......) Da Paco, senza enciclopedia ed ancora libero, con i tempi che corrono... -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/png Dimensione: 48284 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/png Dimensione: 267 bytes Descrizione: non disponibile URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Wed Feb 18 14:44:13 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Wed, 18 Feb 2009 14:44:13 +0100 Subject: [Bsf] Foibe: una giornata da dimenticare Message-ID: <51A6870363144C3CACAA6B4E20411AD6@haj> Foibe: una giornata da dimenticare (17 febbraio 2009) Anche se quest'anno la vergognosa speculazione politica sul caso Englaro ha impedito alle "celebrazioni" del "giorno della memoria" di avere un significativo impatto mediatico, il 10 febbraio ha comunque confermato quel processo di offuscamento ideologico della memoria storica portato avanti da vent'anni da istituzioni e partiti di destra o "sinistra". Una vera e propria campagna di disinformazione volta a riscrivere la storia, finalizzata alla diffusione di stereotipi sciovinisti e razzisti, tesa a porre sullo stesso piano partigiani e repubblichini, con l'intenzione di gettare fango su quelle componenti della Resistenza che hanno lottato per l'emancipazione e la giustizia sociale. Perché controllare il passato vuol dire anche controllare il futuro... Uno degli esempi più nitidi dell'ondata revisionista è il dibattito che negli ultimi anni si è scatenato intorno alla questione delle foibe. È stato completamente rimosso il massacro perpetrato per più di vent'anni dal regime fascista in Istria e Dalmazia; i numeri degli infoibati sono stati gonfiati a dismisura; gli stessi morti sono stati presentati come semplici "italiani" vittime della barbarie "slava" e "comunista", senza che venga fatto alcun accenno al loro ruolo negli apparati fascisti. Così l'estrema destra, appoggiandosi alle istituzioni, rialza la testa e rivendica una qualche credibilità. È così che a Padova un corteo di Forza Nuova viene protetto dalla polizia, che carica violentemente gli antifascisti arrestandone uno; sempre a Padova le istituzioni negano lo spazio assegnato ad un'iniziativa studentesca contro il revisionismo storico, per ragioni di "ordine pubblico"; a Cagliari ancora le forze dell'ordine caricano un centinaio di antifascisti impegnati a contestare la fiaccolata dell'estrema destra cittadina; all'Università di Tor Vergata i fascisti si presentano scortati dai loro rappresentanti istituzionali, pretendendo di candidarsi alle elezioni. Ovunque, però, la determinazione dei compagni ha mostrato che i fascisti non avranno mai quella legittimità che la storia, e le loro disgustose idee e pratiche, gli negano: a Padova il presidio ha visto la partecipazione decisa di centinaia di studenti; l'iniziativa pubblica si è tenuta lo stesso; a Cagliari il presidio spontaneo ha trovato la piena solidarietà della cittadinanza; a Roma i fascisti sono stati cacciati ancora una volta dall'ateneo. Anche a Napoli abbiamo provato a dare il nostro contributo a questa lotta per la memoria, contro vecchi e nuovi fascismi, con un'iniziativa di controinformazione all'Università. È necessario infatti che proprio dalle nostre aule si alzi una voce critica e consapevole della criminalità che hanno rappresentato e rappresentano sempre le politiche nazionaliste, militariste e razziste. La vergognosa scritta fascista, apparsa sui muri dell'università durante la notte che precedeva la nostra iniziativa, è stata subito cancellata. Al suo posto ci sono le parole che dobbiamo tenere sempre a mente: "Ora e sempre Resistenza". Collettivo Autorganizzato Universitario - Napoli http://cau.noblogs.org/ -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Wed Feb 18 15:23:40 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Wed, 18 Feb 2009 15:23:40 +0100 Subject: [Bsf] ASSOCIAZIONE PER LA SINISTRA DI BRESCIA: COMINCIA ILVIAGGIO..... COMUNISMO?! References: Message-ID: Comunismo Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Vai a: Navigazione, cerca Disambiguazione - Questa voce riguarda il comunismo come forma di società e come movimento avente per obiettivo la realizzazione della società comunista. Per questioni riguardanti l'organizzazione politica del movimento, si veda la voce partito comunista; per gli stati governati da un partito comunista si veda stato socialista. « Il comunismo è la dottrina delle condizioni della liberazione del proletariato [cioè di] quella classe della società che trae il suo sostentamento soltanto e unicamente dalla vendita del proprio lavoro, e non dal profitto di un capitale » (Karl Marx e Friedrich Engels, Princìpi del Comunismo) « Questo comunismo [...] è la vera risoluzione dell'antagonismo tra la natura e l'uomo, tra l'uomo e l'uomo, la vera risoluzione della contesa tra l'esistenza e l'essenza, tra l'oggettivazione e l'autoaffermazione, tra la libertà e la necessità, tra l'individuo e la specie. È la soluzione dell'enigma della storia, ed è consapevole di essere questa soluzione » (Karl Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844 III, 4) Friedrich Engels Per comunismo si intende in primo luogo una realtà sociale che presuppone la comunanza dei mezzi di produzione e l'organizzazione collettiva del lavoro, a cui si accompagna l'assenza dello Stato. Per consuetudine moderna è chiamato comunismo il movimento politico riferito prevalentemente a Karl Marx e Friedrich Engels, ma anche a utopisti o rivoluzionari come Étienne Cabet, François-Noël Babeuf, Henri de Saint-Simon, Charles Fourier, Auguste Blanqui. Anche il movimento anarchico ha come fine una società dai caratteri comunisti. Per estensione, è chiamato comunismo il movimento dai molteplici aspetti che ha difeso o, secondo alcuni, travisato, le sue premesse storiche. Le correnti di tale movimento hanno quasi sempre preso il nome da capi politici che si sono distinti nelle varie rivoluzioni moderne: marxismo, leninismo, stalinismo, trotskismo, maoismo, ecc. Per Marx ed Engels il comunismo non era un principio filosofico, una dottrina politica e tanto meno una utopia, ma un divenire della realtà nell'epoca del capitalismo sviluppato: « Il comunismo non è una dottrina ma un movimento; non muove da princìpi ma da fatti. I comunisti non hanno come presupposto questa o quella filosofia, ma tutta la Storia finora trascorsa e specialmente i suoi attuali risultati reali nei paesi civili. » (Friedrich Engels, Deutsche- Brusseler- Zeitung n. 80 del 7 ottobre 1847) « Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. » (Karl Marx e Friedrich Engels. L'Ideologia tedesca, 1846) Dopo Marx ed Engels - e almeno fino ai primi tre congressi dell'Internazionale Comunista (1919, 1920, 1921) - le questioni riguardanti il divenire della società comunista furono affrontate dal movimento socialista e comunista secondo criteri "scientifici" (o almeno queste erano le intenzioni; tali criteri furono descritti ad esempio da Engels in Il socialismo dall'utopia alla scienza, un capitolo del suo Antidühring elaborato per la pubblicazione in opuscolo). Da quegli anni in poi, le già gravi divergenze all'interno del movimento si approfondirono e non sarà più possibile parlarne in modo unitario. Indice [mostra] a.. 1 Storia a.. 1.1 Età antica b.. 1.2 Età moderna c.. 1.3 Il Settecento d.. 1.4 L'Ottocento b.. 2 Teoria del movimento comunista a.. 2.1 Karl Marx e il Manifesto del Partito Comunista b.. 2.2 Sviluppi successivi del pensiero marxista c.. 2.3 Comunismo anarchico contro comunismo marxista d.. 2.4 La Comune di Parigi c.. 3 L'Unione Sovietica a.. 3.1 La Rivoluzione d'Ottobre b.. 3.2 Stalin e l'URSS c.. 3.3 Dopo Stalin d.. 3.4 Crollo del Muro e.. 3.5 Trotsky e il comunismo rivoluzionario d.. 4 I movimenti comunisti nell'antifascismo e.. 5 Esperienze comunitarie moderne f.. 6 Critiche al comunismo g.. 7 Storia del termine a.. 7.1 Note h.. 8 Voci correlate a.. 8.1 Documenti b.. 8.2 Teorici del comunismo c.. 8.3 Storia del comunismo sovietico d.. 8.4 Evoluzione del comunismo e.. 8.5 Opposizioni e critiche al comunismo i.. 9 Bibliografia a.. 9.1 Per la sezione "Comunismo anarchico" j.. 10 Altri progetti k.. 11 Collegamenti esterni Storia [modifica] Per approfondire, vedi la voce Storia del comunismo. L'aspirazione a una società egualitaria ha origini assai lontane e ha dato vita nel corso dei secoli a teorie che nel tempo hanno assunto connotazioni e realizzazioni differenti suscitando consensi e critiche di ogni genere. Di seguito ne ripercorriamo i passi salienti: Età antica [modifica] Molti pensatori occidentali hanno concepito idee di comunismo, alcune molto simili a quelle poi divenute note con questo termine nel XIX secolo. Il principio della comunione dei beni era un carattere proprio del cristianesimo delle origini. Nel secondo capitolo degli Atti degli Apostoli, ai versetti 44-48, si descrive il funzionamento della prima comunità cristiana, mettendo in risalto l'aspetto della comunione dei beni. Tale comunione non era stabilita per norma, i fedeli vi aderivano volontariamente. Si veda in proposito l'episodio di Anania e Saffira: « Un uomo di nome Anania con la moglie Saffira vendette un suo podere e, tenuta per sé una parte dell'importo d'accordo con la moglie, consegnò l'altra parte deponendola ai piedi degli apostoli. Ma Pietro gli disse: "Anania, perché mai satana si è così impossessato del tuo cuore che tu hai mentito allo Spirito Santo e ti sei trattenuto parte del prezzo del terreno? Prima di venderlo, non era forse tua proprietà e, anche venduto, il ricavato non era sempre a tua disposizione? Perché hai pensato in cuor tuo a quest'azione? Tu non hai mentito agli uomini, ma a Dio". All'udire queste parole, Anania cadde a terra e spirò. E un timore grande prese tutti quelli che ascoltavano. Si alzarono allora i più giovani e, avvoltolo in un lenzuolo, lo portarono fuori e lo seppellirono. Avvenne poi che, circa tre ore più tardi, entrò anche sua moglie, ignara dell'accaduto. Pietro le chiese: "Dimmi: avete venduto il campo a tal prezzo?". Ed essa: "Sì, a tanto". Allora Pietro le disse: "Perché vi siete accordati per tentare lo Spirito del Signore? Ecco qui alla porta i passi di coloro che hanno seppellito tuo marito e porteranno via anche te". D'improvviso cadde ai piedi di Pietro e spirò. Quando i giovani entrarono, la trovarono morta e, portatala fuori, la seppellirono accanto a suo marito. E un grande timore si diffuse in tutta la Chiesa e in quanti venivano a sapere queste cose.. » (Atti 5,1-11) Sant'Ambrogio sosteneva che la proprietà privata era un prestito fatto ai singoli dalla collettività, la quale aveva il diritto di riappropriarsene per il bene comune. Gli stessi ideali troveranno spazio negli ordini monastici, a partire dai benedettini, la cui regola, scritta direttamente dal Santo, era prettamente comunistica; oppure, soprattutto nel medioevo, in alcuni movimenti ereticali (come quello dei dolciniani). Anche le civiltà precolombiane in America sono di tipo comunistico. Età moderna [modifica] Tommaso Moro Ideali di tipo comunistico e un progetto di abolire la proprietà privata tornano in auge all'epoca della Riforma protestante, con la guerra dei contadini, che sconvolge l'Europa ed è soffocata nel sangue. Fra i protagonisti di questo movimento rivoluzionario si annoverano Thomas Müntzer e Giovanni da Leida Qualche anno prima L'Utopia di Tommaso Moro e più tardi La Città del Sole di Tommaso Campanella descrivono ugualmente altre comunità ideali in vario grado comuniste. Il 1º aprile 1649 i diggers (zappatori, scavatori) cominciano a coltivare alcune terre nei pressi di Cobham, nel Surrey, in Inghilterra, secondo principi comunisti. Grazie agli scritti del loro portavoce Gerrard Winstanley, quello del Surrey è il gruppo di diggers sul quale si hanno più informazioni, ma abbiamo notizia dell'esistenza di diggers anche in altre località dell'Inghilterra. Il Settecento [modifica] Nel Settecento l'idea di comunismo trova nuove e più concrete formulazioni. Per quanto la linea teorica possa considerarsi abbastanza comune, bisogna distinguere due indirizzi principali, quello teologico, rappresentato principalmente da Étienne-Gabriel Morelly e Dom Descamps e quello materialistico, rappresentato da Jean Meslier. In forme diverse l'idea di comunismo aleggia durante tutto l'Illuminismo come conseguenza della nascente attenzione al concetto di uguaglianza tra tutti gli esseri umani. Essa era implicita nel Cristianesimo, che essendo una religione universalistica (contrariamente all'Ebraismo) proclamava l'uguaglianza di tutti gli uomini davanti a Dio, ma non davanti al potere temporale, che implicava una gerarchia di classi sociali con diversi compiti e diritti. Il comunismo aveva infatti abbastanza caratterizzato le comunità proto-cristiane sino al IV secolo, ma poi, dopo l'Editto di Milano, cessata una relativa clandestinità, alla luce del sole la nuova società cristiana si stratificava esattamente come quella romana pre-cristiana. Il concetto di eguaglianza ha influenzato in generale il pensiero del Settecento e un'uguaglianza civile, se non comunistica, era anche quella propugnata da Jean-Jacques Rousseau o da Gabriel Bonnot de Mably, il primo con una visione di tipo religioso, il secondo di tipo laico. Mably dichiarava: "Il legislatore agisce in maniera inutile se non si concentra sullo stabilimento dell'eguaglianza. Il bene possibile si ottiene con l'eguaglianza tra tutti gli uomini perché è essa che li tiene uniti.". Il più notevole sostenitore e teorizzatore del comunismo, e in senso decisamente ateo e materialistico, è Jean Meslier, che scrive nel ''Testament'': "Quasi universalmente accettato e autorizzato è l'abuso e l'appropriazione individuale che alcuni fanno dei beni e delle ricchezze della terra, i quali dovrebbero invece essere possesso di tutti e in parti uguali. La proprietà deve esser comune e tutti debbono usufruirne equamente e comunitariamente.". Queste le basi del comunismo materialistico di Meslier, che poi arringa i destinatari del ''Testament'' con queste parole: "Cercate di unirvi tutti insieme per scuotere il giogo tirannico dei vostri principi e dei vostri re; abbattendo i troni ingiusti e malvagi; rompete le teste coronate e umiliate la loro superbia. I più saggi di voi guidino e governino gli altri, è loro compito formulare leggi e decreti che mirino sempre, a seconda dei tempi, dei posti e delle situazioni, a difendere e a far progredire il bene pubblico.". Per quanto riguarda Étienne-Gabriel Morelly, egli ha invece una visione religiosa del comunismo, basata sul fatto che Dio ha fatto le leggi di natura perfette e buone e che basta combattere l'egoismo individualistico e rifarsi a Dio per ottenere comunione ed eguaglianza tra tutti gli uomini. Nel suo poema La Basiliade, o Naufragio alle Isole Galleggianti, egli immagina una società ideale in un luogo remoto, dove c'è una società comunista, senza classi e senza veri capi; retta armonicamente dal popolo tutto e in perfetto accordo ed armonia. Analogamente il frate benedettino Dom Deschamps a metà del Settecento proporne uno stato comunista basato su una morale di tipo monastico, opponendosi al materialismo di D'Holbach. Dom Deschamps ha influenzato notevolmente le concezioni pre-socialiste del Settecento anche grazie alla notorietà e alla rete di rapporti che il suo protettore, il marchese d'Argenson, gli ha fatto avere nei circoli intellettuali dell'epoca, facendogli conoscere D'Alembert, Voltaire e Robinet. Vanno poi ricordati fra gli interessanti esperimenti di "comunismo reale" anche le reducciones del Paraguay impiantate dai Gesuiti nel XVIII secolo. Le concezioni basate sulla religione deista di Voltaire e Rousseau agiranno anche in senso egualitaristico ma non comunistico, per quanto Rousseau col suo Le contrat social abbia dato un modello interessante di stato teologico, con dei Legislatori come classe emerita e rispettata, quasi sacerdotale, che ricorda da vicino il modello platonico di stato, con i filosofi come governanti. L'influenza di Voltaire e Rousseau sui teorici della Rivoluzione francese, di cui furono considerati i veri padri, e sul Giacobinismo, che riprende specialmente il fanatismo e l'intransigenza di Rousseau, è notevolissima. I materialisti atei come Helvétius, D'Holbach e Diderot hanno invece una visione differente della società, nel senso dell'equità, ma non dell'eguaglianza. Vi erano anche circoli rivoluzionari fortemente egualitari, e questa concezione sociale è incarnata nel pensiero e nei comportamenti di Jean Paul Marat. L'Ottocento [modifica] Molti idealisti del XIX secolo, colpiti dalla miseria materiale e morale della rivoluzione industriale, fondano con poca fortuna comunità utopistiche, soprattutto nel Nuovo Mondo. Il filosofo francese Étienne Cabet, nel suo libro Viaggi ed avventure di Lord William Carisdall in Icaria descrive una società ideale in cui un governo eletto democraticamente controlla tutte le attività economiche e supervisiona le attività sociali, lasciando solo la famiglia come unica altra unità sociale indipendente. Nel 1848 cerca senza successo di organizzare comunità icariane negli Stati Uniti d'America, anche se alcune piccole comunità icariane sopravvivono fino al 1898. Teoria del movimento comunista [modifica] Karl Marx e il Manifesto del Partito Comunista [modifica] Karl Marx Per approfondire, vedi la voce Marxismo. Le condizioni di estremo sfruttamento degli operai nel corso della prima fase della rivoluzione industriale, sollecitano la nascita tra di essi di una nuova coscienza politica, che a volte sfocia nell'elaborazione di tesi comuniste. Il più importante filosofo a credere nel comunismo è Karl Marx che usa il termine tra l'altro nel Manifesto del Partito Comunista scritto con Friedrich Engels. Con Marx ed Engels il comunismo diventa un movimento rivoluzionario. In contrasto con le idee utopistiche di Owen e Saint-Simon, Fourier, Marx ed Engels affermano che il comunismo non poteva emergere da piccole comunità isolate ma solo globalmente, dal corpo dell'intera società. Il Manifesto propone una lettura della storia sotto la lente del concetto di lotta di classe: il motore della storia è nel contrasto tra una piccola élite (la classe borghese), che possiede o controlla i mezzi di produzione e la grande maggioranza di persone, che non possiede quasi nulla. Nella fase storica descritta dal Manifesto (così come in tutte le opere di Marx e Engels), il capitalismo è qualitativamente connotato, come in (quasi) tutti i modi di produzione precedenti dalla dominanza di una classe sociale su un'altra (almeno). Nello specifico, la borghesia (i capitalisti), ossia la classe che detiene i mezzi di produzione e cioè le condizioni oggettive della produzione, estrinseca la propria dominanza sulla classe subordinata, il proletariato, ossia coloro che devono vendere la propria abilità al lavoro in cambio della sussistenza (salario), attraverso lo sfruttamento di questi ultimi che si concreta nel pagamento di una parte della giornata lavorativa, mentre la restante parte - il pluslavoro, poi plusvalore - è la radice sociale del profitto. Nell'opera Das Kapital (Il Capitale), Karl Marx analizza come i capitalisti comprassero forza lavoro dai lavoratori ottenendo il diritto di rivendere il risultato dell'attività produttiva ottenendo così un profitto (vedi Teoria del valore e Teoria marxiana del valore per i dettagli). Per Marx se le classi lavoratrici di tutti i paesi prendessero coscienza dei loro comuni obiettivi, si unirebbero per rovesciare il sistema capitalista. Lo considerava, se lo svolgimento della storia avesse seguito la logica di una razionalità hegeliana, un risultato inevitabile di un processo storico in atto; potendosi comunque verificare, qualora il socialismo non fosse riuscito ad imporsi, l'imbarbarimento della società attraverso la rovina di ambedue le classi in lotta e di tutte le classi. Dalle rovine del capitalismo sarebbe sorta una società in cui, dopo un periodo di transizione (dittatura del proletariato) in cui lo Stato avrebbe controllato i mezzi di produzione, la loro proprietà sarebbe passata alla società stessa nel suo complesso (lo Stato era destinato a dissolversi). Il pugno alzato è uno dei simboli più noti del comunismo. Spesso è raffigurato anche nella scultura, come in questa creazione di Alfonso Gialdini La dittatura del proletariato, come fase transitoria, veniva così a contrapporsi alla dittatura della borghesia, come imposizione alla minoranza dei capitalisti della volontà della stragrande maggioranza della popolazione (il proletariato). La proprietà privata sarebbe stata limitata agli effetti personali (proprietà individuale). La conseguenza della proprietà collettiva dei mezzi di produzione sarebbe stata, nell'ottica di Marx, la fine della divisione della società in classi sociali e, di conseguenza, la fine dello sfruttamento e la piena realizzazione dell'individuo[1]. Una tale società sarebbe stata costruita attorno all'economia del dono "da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo le sue necessità." Sviluppi successivi del pensiero marxista [modifica] Le idee di Marx sono state sviluppate in molte direzioni diverse: alcuni pensatori prendono da Marx solo il metodo di analisi della società, mentre il nascente movimento socialista ne abbraccia con entusiasmo la parte rivoluzionaria, mettendo in secondo piano il pensiero dei socialisti non marxisti (Pierre-Joseph Proudhon, l'anarchico Bakunin, i già citati utopisti e molti altri). Fu nel segno di Marx che fu creata la Seconda Internazionale Socialista. Nel periodo successivo alla morte di Marx al termine comunismo venne di solito preferito quello, allora equivalente, di socialismo. La grande divisione tra i seguaci delle idee di trasformazione sociale di Marx passava tra i cosiddetti socialisti riformisti o gradualisti come Eduard Bernstein (e per certi versi anche il suo oppositore Karl Kautsky) in Germania, Filippo Turati in Italia o i marxisti austriaci e, sul versante opposto, i socialisti rivoluzionari come Rosa Luxemburg in Germania o Giacinto Menotti Serrati in Italia. Entrambi i gruppi pensavano che il comunismo fosse la naturale evoluzione della società occidentale, che come era evoluta dal feudalesimo al capitalismo borghese per la crisi del feudalesimo stesso, sarebbe dovuta evolvere naturalmente da capitalista in comunista per via delle contraddizioni interne del capitalismo. La differenza stava nel metodo che ritenevano necessario per questa transizione: mentre i socialisti riformisti ritenevano che il passaggio si sarebbe verificato gradualmente, attraverso una serie di riforme sociali, i socialisti rivoluzionari pensavano, in accordo con Marx, che invece questo cambiamento non sarebbe mai avvenuto spontaneamente ma avrebbe richiesto una rivoluzione. Karl Marx e Friedrich Engels studiano anche altre forme di comunismo. Partendo dalle ricerche di Lewis Morgan e di altri antropologi loro contemporanei, affermano che i primi ominidi vivevano in una sorta di società comunista, chiamata comunismo primitivo: il poco che possedevano veniva condiviso fra tutti, come anche i prodotti dell'attività dei singoli (in massima parte cibo). Alcuni gruppi isolati di persone vivevano fino a pochi anni fa in questo modo. In tutte le società moderne tuttavia la proprietà privata gioca un ruolo fondamentale, facendo sorgere il concetto di società classista. Questa tesi venne criticata da alcuni indiani americani, come Russell Means, che vedevano il concetto di comunismo primitivo come una distorsione della realtà dovuta all'imposizione di uno schema teorico occidentale precostituito su una situazione che invece non coincideva affatto con questa visione semplicistica delle cose; peggio ancora, Means e gli altri denunciavano come questa distorsione fosse strumentale, dovuta al desiderio di ricavarne prove da portare a sostegno nel dibattito ideologico in Europa. In particolare, l'antropologia del XIX secolo, i cui risultati Marx e gli altri citavano come prova a favore delle loro tesi, era basata su ricerche pesantemente influenzate da pregiudizi razziali, prive di una vera comprensione delle culture in esame e di loro osservazioni dirette. Comunismo anarchico contro comunismo marxista [modifica] Pierre-Joseph Proudhon Contemporaneamente alle dottrine di Marx si era sviluppata tuttavia un'altra forma di dottrina comunista: il comunismo anarchico. L'anarchismo prende le mosse dal pensiero di Pierre-Joseph Proudhon: non tutti i pensatori che si sono definiti anarchici hanno tuttavia adottato un modello di economia comunista (lo stesso Proudhon a un certo punto rivalutò in parte la proprietà privata). La polemica tra Proudhon e Marx fu così violenta che quando il primo pubblicò un volume intitolato Filosofia della Miseria il secondo rispose con il pamphlet Miseria della filosofia. Lo scontro tra anarchici e marxisti divampò all'interno dell'Associazione internazionale dei lavoratori (Prima Internazionale). Tra il 1871 e il 1872 Marx ed Engels riuscirono definitivamente a mettere gli anarchici in minoranza e a farli espellere dall'Internazionale. Il più importante teorico anarchico del primo periodo è sicuramente il russo Michail Bakunin che espose la sua dottrina per lo più in Stato e Anarchia. Per Bakunin libertà e eguaglianza erano due obiettivi inscindibili. Lo Stato, con la sua divisione tra governati e governanti, tra chi possiede la cultura e chi esegue il lavoro fisico, era in sé stesso un apparato repressivo e doveva essere dissolto senza il passaggio per una fase intermedia. Bakunin individuò gli equivoci e i possibili rischi della nozione di Marx di dittatura del proletariato. Secondo Bakunin il marxismo era l'ideologia di quella che chiamava "élite della classe dominata", avviata a diventare classe dominante a sua volta, e, in particolare, era l'ideologia degli intellettuali sradicati. La conquista del potere da parte dei comunisti marxisti, secondo Bakunin, avrebbe portato non alla libertà ma a una dittatura tecnocratica. Se c'è uno Stato ci deve essere per forza dominio di una classe sull'altra... Che cosa significa che il proletariato deve elevarsi a classe dominante? È possibile che tutto il proletariato si metta alla testa del governo?... I marxisti sono consci di tale contraddizione e si rendono conto che un governo di scienziati sarà effettivamente una dittatura... Essi si consolano con l'idea che tale dominio sarà temporaneo... La massa del popolo verrà divisa in due armate, quella agricola e quella industriale, poste agli ordini degli ingegneri di Stato che costituiranno la nuova classe politico-scientifica privilegiata. [2] Il modello proposto da Bakunin era quello di una libera federazione di comuni, regioni e nazioni in cui i mezzi di produzione, collettivizzati, sarebbero stati direttamente nelle mani del popolo tramite un sistema di autogestione. Idee simili a quelle di Bakunin furono sviluppate da Pëtr Kropotkin, suo connazionale, scienziato oltre che filosofo. Criticando il darwinismo sociale che fungeva da giustificazione alla competizione capitalistica e all'imperialismo, nel suo saggio Mutual Aid (1902) Kropotkin si propone di dimostrare come tra le specie animali prevalgano la cooperazione e l'armonia. Proprio cooperazione ed armonia, senza necessità di una stratificazione gerarchica, dovrebbero essere i principi dell'organizzazione sociale umana. Kropotkin prende ad esempio le poleis greche, i comuni medievali ed altre esperienze storiche come esempi di società autogestite. L'etica non dovrebbe essere imposta dalle leggi dello Stato ma scaturire spontaneamente dalla comunità. Come Bakunin, Kropotkin si augura la scomparsa dello Stato e l'instaurazione di un comunismo federalista, autogestito e decentrato. La Comune di Parigi [modifica] Nonostante le divergenze i socialisti e gli anarchici di varie tendenze furono unanimi nel vedere nella Comune di Parigi (1871) il primo tentativo da parte del movimento operaio di creare una società comunista. I comunardi presero il controllo di Parigi per due mesi e combatterono tanto contro la Prussia che contro il governo francese. La Comune introdusse una serie di leggi che riducevano il potere dei detentori di proprietà, come quelle che cancellavano i debiti, prima di venire soppressa nel sangue. Per Marx la Comune di Parigi rappresentò il primo esempio concreto di "dittatura del proletariato"; egli sostenne con forza il coraggioso esperimento politico anche se in un primo momento ritenne l'impresa troppo azzardata[3]. L'Unione Sovietica [modifica] La Rivoluzione d'Ottobre [modifica] La falce e il martello, simbolo internazionale del Comunismo, rappresentano l'unità fra i lavoratori delle città (martello) e quelli delle campagne (falce). Per approfondire, vedi la voce Rivoluzione russa. L'uso del termine comunista cambia (e acquisisce un significato distinto da socialista) quando nel 1917 il Partito Operaio Socialista Democratico Russo (bolscevico, distinto dall'omonimo partito menscevico) partito leninista, assieme alla frazione di sinistra del Partito Socialista Rivoluzionario, conquista la maggioranza nei Soviet e prende il potere in Russia con la Rivoluzione d'ottobre, la quale successivamente, 1922, porterà alla fondazione della Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS). Dopo la rivoluzione Lenin propone infatti alle fazioni rivoluzionarie dei socialisti marxisti di espellere la fazione riformista, cambiare il nome dei loro partiti in Partito Comunista e unirsi in una nuova Internazionale (la terza), 1919, che poi diventa l'Internazionale Comunista, abbreviato in seguito in Comintern. La nuova Internazionale si ispira al modello sovietico, accetta, implicitamente, la leadership del Partito Comunista Panrusso (Bolscevichi) e adotta la versione bolscevica del marxismo. Ogni partito che voleva aderire doveva accettare le "Ventuno Condizioni" decise dal secondo congresso dell'Internazionale, fra le quali la dodicesima che indicava che i partiti aderenti dovevano basarsi sul principio del centralismo democratico, che prevedeva la possibilità di ampio dibattito interno ma che impediva l'espressione all'esterno di questo dibattito ed una organizzazione di tipo centralizzata con vasti poteri al centro. Nel pensiero di Lenin, come nel marxismo classico, il primo passo della presa del potere da parte del proletariato consisteva in una rivoluzione: il dominio borghese doveva essere sostituito dalla funzione-guida del proletariato (nel pensiero marxista classico questa fase viene chiamata, in opposizione polemica alla effettiva dittatura della borghesia, dittatura del proletariato). Lenin però, che aveva ripreso e ampliato la teoria di Hobson sull'imperialismo, a differenza di Marx che credeva che la rivoluzione sarebbe avvenuta nei paesi in cui il capitalismo era più avanzato, ipotizzò che la rivoluzione potesse avvenire prima nelle nazioni arretrate, come la Russia zarista, che erano più fragili perché subivano contemporaneamente sia le sollecitazioni interne del cambiamento sociale sia la pressione concorrente degli stati confinanti, economicamente e socialmente più moderni. Lenin puntava sul movimento di massa, alla cui testa doveva porsi il proletariato guidato da un'avanguardia proletaria composta di partiti coesi, bene organizzati e retti da una rigida disciplina. Questa versione del marxismo rientra nella teoria detta leninismo. La maggior parte dei socialisti rivoluzionari accettarono dopo qualche perplessità la proposta. Non mancarono però gli accesi critici di Lenin, come Rosa Luxemburg che intravide l'involuzione dittatoriale che la Rivoluzione d'Ottobre stava prendendo sotto la direzione del partito bolscevico. Stalin e l'URSS [modifica] Per approfondire, vedi la voce Stalin. La politica sovietica e la prassi comunista cambiarono radicalmente con l'ascesa, del successore di Lenin, di Stalin; questi elaborò una ideologia, il marxismo-leninismo, che per alcuni, sotto la facciata della continuazione del pensiero di Marx e di Lenin, trasformò l'URSS in un regime totalitario del XX secolo, mentre per altri non fece altro che accentuare e sviluppare il carattere totalitario già insito nell'ideologia nella rivoluzione bolscevica. L'ascesa di Stalin corrispondeva all'ascesa al potere della burocrazia che effettivamente disponeva dello Stato e dei mezzi di produzione. Ciò richiedeva la liquidazione dei rivoluzionari. Stalin prima estromise dal potere con complesse manovre il vecchio gruppo dirigente bolscevico, del quale Leon Trotsky era l'esponente più brillante, quindi si sbarazzò uno a uno dei suoi vecchi compagni di lotta ed anche dei giovani rivoluzionari, accusandoli di varie deviazioni politiche e tradimenti immaginari (Grandi purghe degli anni '30 che videro tra le vittime quasi tutti gli esponenti del vecchio gruppo dirigente bolscevico). Ogni forma di libertà fu eliminata e fu instaurato un regime di terrore in cui tutti potevano essere da un momento all'altro accusati di qualcosa, arrestati, torturati e, quando si trattava di membri del PCUS, spesso costretti ad ammettere i loro inesistenti delitti in pubblici processi prima di venire uccisi o internati in campi di concentramento (il gulag). Queste persecuzioni si estendevano anche alle famiglie ed agli amici dei perseguitati. Alla passione ed alle idee della rivoluzione del 1917 si sostituì il potere degli apparati e l'arbitrio di Stalin. La collettivizzazione forzata e la repressione dei movimenti indipendentisti (che provocarono milioni di morti - vedi lo sterminio dei Kulaki e l'Holodomor), nonché l'industrializzazione sotto la guida statale non avevano più lo scopo di creare una qualche forma di società socialista ma piuttosto quella di rafforzare la nazione sovietica e il potere del suo dittatore. La politica estera machiavellica di Stalin passava dal sostegno aperto ai movimenti antifascisti quando la sua posizione poteva uscirne rafforzata, alla ricerca di un compromesso semi-segreto con la Germania nazista per spartirsi la Polonia e altri territori già parte dell'impero russo (Patto Molotov-Ribbentrop, 1939). Le indicazioni che impartiva ai partiti comunisti (il Comintern era ormai diventato una cinghia di trasmissione delle volontà della dirigenza sovietica anziché un luogo di discussione) erano ugualmente capaci di subire brusche sterzate da un momento all'altro. Ad ogni "capriola ideologica" chi sosteneva una tesi contraria veniva perseguitato e tacciato di tradimento. Negli anni '30 anche alcuni militanti comunisti occidentali si accorsero della piega che la situazione stava prendendo in URSS, fra questi Boris Souvarine, André Gide e George Orwell. In Italia nel 1931 venne espulso Ignazio Silone dal Pci per aver criticato Stalin. Stalin tuttavia raggiunse una ampia popolarità [4]. Seppe presentarsi ai comunisti come una guida solida e abile, alla sinistra in generale come uno dei pochi leader che facesse qualcosa per combattere il fascismo (almeno prima del Patto Molotov-Ribbentrop). Con l'avvento del fascismo molti avevano infatti cominciato a pronosticare la morte della "democrazia borghese" e a ritenere che fascismo o comunismo sovietico fossero le sole vie possibili. L'abilità manipolatoria della propaganda e l'impossibilità per molti militanti comunisti di visitare di persona l'URSS (diversamente dai dirigenti del partito) e rendersi conto della reale situazione del paese favorirono il dittatore [senza fonte]. Già dagli anni trenta importanti scrittori progressisti, come André Gide, dopo il viaggio in Unione Sovietica, organizzato dalle autorità sovietiche, criticarono la natura di quel sistema: « E io penso che in nessun paese oggi, fosse pure nella Germania di Hitler, lo spirito sia meno libero, altrettanto asservito, intimidito (leggi: terrorizzato), schiavo. » (André Gide, Retour de l'URSS, 1936) Tra le testimonianze sui campi di concentramento staliniani a partire dagli anni trenta e quaranta e tra le opere letterarie di denuncia sulla repressione staliniana il romanzo Buio a mezzogiorno (1941) di Arthur Koestler, che aveva rotto con il comunismo proprio per questa ragione. Altri intellettuali che spezzarono il conformismo sull'URSS, allora imperante nel mondo progressista, furono George Orwell, André Gide, Ignazio Silone (tutti e tre ex-comunisti). Anche Antonio Gramsci, l'ex segretario del Partito Comunista d'Italia, dal carcere dove era detenuto a causa della sua opposizione al fascismo, fece conoscere la sua opposizione alla persecuzione di Trotzkij e dei vecchi dirigenti bolscevichi. Anche dopo la seconda guerra mondiale furono numerose le denunce e le testimonianze fra le quali quella di Alexander Solzhenitsyn. Alla fine della seconda guerra mondiale il potere di Stalin e la sua ideologia si espansero nelle zone che l'Armata Rossa aveva liberato dal nazismo ed occupato. Dove esisteva un movimento comunista di massa, come in Cecoslovacchia, le purghe eliminarono presto i dirigenti non in linea con l'URSS o non sufficientemente malleabili, mentre i partiti non comunisti, maggioritari, venivano sciolti o posti sotto controllo dei partiti comunisti filosovietici . Alla fine l'Europa orientale vide nascere una cintura di Stati satelliti saldamente controllati dall'URSS e con sistemi politico-sociali ricalcati sul modello sovietico. La reazione dell'Occidente, che in quel momento voleva dire soprattutto Stati Uniti d'America, all'espansione dell'influenza dell'URSS portò ad un progressivo irrigidimento dei due grandi blocchi che si configurò come guerra fredda. L'espansione dell'ideologia marxista-leninista andò oltre l'avanzata dell'Armata Rossa, raggiunse infatti la Repubblica Popolare Cinese, che sarebbe stata proclamata nel 1949 da Mao Tse Tung e l'Albania di Enver Hoxha che erano il frutto di una lotta civile e di una resistenza antifascista interne, a queste va aggiunta la Repubblica socialista federale di Jugoslavia presieduta dal Maresciallo Tito, nella quale l'Armata Rossa non si stabilì pur avendo partecipato alla lotta per la liberazione dell'occupazione nazista. I governi di questi paesi dopo un primo periodo di buoni rapporti dimostrarono che non avevano nessuna intenzione di sottomettersi passivamente ai dettami dell'URSS quindi in epoche differenti ruppero con l'URSS teorizzando anche una propria versione dell'ideologia marxista-leninista: maoismo, hoxhismo (chiamato a volte enverismo) e il titoismo, metodologicamente non dissimili dallo stalinismo e, comunque, espressione del cosiddetto capitalismo di Stato in varie versioni. Dopo Stalin [modifica] Dopo la morte di Stalin nel 1953 ci furono da parte dei paesi e dei partiti satelliti dei tentativi di scrollarsi dal pesante dominio sovietico ma questi tentativi vennero repressi duramente. I partiti dell'europa occidentale, già membri del Comintern, seguirono le posizioni dell'URSS in linea generale fino al 1968, la Primavera di Praga, quando per la prima volta non furono d'accordo con le scelte fatte dalla dirigenza sovietica. Da quel momento in poi questi partiti si allontanarono sempre più dall'ideologia marxista-leninista fino a quando verso la fine degli anni settanta si spostarono su posizioni eurocomuniste. Crollo del Muro [modifica] Verso la fine del secolo XX lo stato di necessità economica e sociale in cui versava l'URSS spinsero i vertici del partito comunista sovietico ed in primis il Presidente Mihail Gorbacëv ad attuare una politica di rifondazione dello stato e di apertura al mondo occidentale, definita al tempo Perestrojka. A partire da questo momento (1985) il cammino dell'URSS si farà sempre più aperto allentando la stretta sull'Europa orientale, sul regime illiberale e sulla chiesa ortodossa. In alcuni paesi (Cina, Corea del Nord, Cuba, Laos, Vietnam) permangono al potere dei regimi controllati da partiti che erano espressione dell'ideologia marxista-leninista e delle sue variazioni, ma hanno adottato in misura più o meno ampia un' economia maggiormente improntata a criteri pragmatici. Nei cinque stati a regime comunista vivono, complessivamente, circa 1.428.000.000 di persone. Trotsky e il comunismo rivoluzionario [modifica] Lev Trotsky Lev Trotsky, il teorico della Rivoluzione Permanente, bollato come il traditore numero uno e costretto a fuggire dall'URSS, denunciò la politica di Stalin ma con scarso successo. Fondò nel 1938 la Quarta Internazionale, formata da gruppi e partiti comunisti dissidenti definiti, ma non da lui, trotskisti, ma fu ucciso nel 1940 in Messico da un sicario di Stalin. Nonostante Lenin preferisse Trotsky come successore, Stalin riuscì ad esautorarlo e ad esiliarlo, riuscendo a portare a compimento il proprio progetto di Stato e di Partito. Ne risultò una società paralizzata da un apparato burocratico elefantiaco. La cura a questa situazione fu teorizzata da Trotsky ne "La rivoluzione tradita" e consisteva in una seconda rivoluzione ("politica" in contrasto a quella "sociale" dell'Ottobre) che avrebbe dovuto portare il popolo a riprendersi lo Stato, togliendolo di mano ai "burocrati" che avevano assunto il ruolo di casta privilegiata al potere (non però di nuova "classe dominante") al posto dei lavoratori salariati[5]. I movimenti comunisti nell'antifascismo [modifica] La prima guerra mondiale, con i suoi milioni di morti, e la crisi economica del 1929 sembravano, nella visione dei comunisti e più in generale della sinistra, confermare la crisi del capitalismo e dell'imperialismo. Allo stesso tempo però i comunisti, insieme alle altre forze di sinistra dell'epoca, dovettero prendere atto di un fenomeno nuovo: la crisi e l'impoverimento delle nazioni europee non portava a rivoluzioni progressiste, ma all'abolizione della democrazia e all'affermarsi di regimi autoritari di destra, di cui gli esempi più eclatanti erano il fascismo italiano e il nazismo tedesco. L'avvento del fascismo colse i comunisti, come altri gruppi politici, impreparati. Sebbene l'antifascismo italiano avesse una forte impronta liberale (Manifesto degli intellettuali antifascisti del 1925 di Benedetto Croce), i comunisti si diedero un'organizzazione clandestina anche dopo l'affermazione del regime. Il ruolo fondamentale svolto dai comunisti nell'antifascismo è stato spiegato in diversi modi: essi erano per lo più persone con forti convinzioni ideali, preparate a un'eventuale azione clandestina e alla possibilità di essere perseguitate per le loro idee politiche. Inoltre i comunisti che militavano nei partiti membri del Comintern avevano alle loro spalle l'organizzazione di questa e il prestigio dell'URSS, anche se non sempre i sovietici li appoggiarono in modo effettivo. Nel primo periodo, infatti, lo sforzo antifascista dei comunisti ebbe un grosso limite nella politica del Comintern di considerare le forze riformiste di sinistra nemici da combattere anziché alleati: il termine "socialfascismo" coniato per bollare i socialdemocratici fu la manifestazione più evidente di questo atteggiamento. Si pensava infatti che il fascismo sarebbe stato un fenomeno transitorio (tesi questa condivisa da molti osservatori dell'epoca), che sarebbe crollato lasciando via libera alla lotta tra comunisti e loro oppositori per creare una società alternativa al capitalismo e che i socialdemocratici, compromessi con le forze conservatrici, si sarebbero trovati dalla parte opposta delle barricate. Questa politica fu in parte imposta da Stalin e in parte inizialmente caldeggiata da alcuni partiti comunisti, come il Partito Comunista Tedesco, che erano divisi da un'aspra rivalità con i socialdemocratici. Per ulteriori approfondimenti su questo punto si può leggere Nascita e avvento del fascismo dell'ex comunista italiano Angelo Tasca, e Da Potsdam a Mosca di Margaret Buber-Neumann, compagna di uno dei principali dirigenti del Partito Comunista tedesco. Le conseguenze disastrose dell'avvento del fascismo e la repressione da parte dei regimi fascisti di coloro che professavano l'ideologia comunista (fra le numerose vittime Antonio Gramsci, secondo segretario del Partito Comunista d'Italia, morto al termine di una lunga carcerazione durante la quale non ebbe pieno accesso alle cure mediche necessarie per il suo grave stato di salute) portarono a un ripensamento della posizione del Comintern e alla nuova politica dei Fronti Popolari, alleanze di tutte le forze di sinistra in funzione democratica e antifascista: il primo esempio di Fronte Popolare fu quello spagnolo che vinse le elezioni nel 1936 (vedi anche voce Guerra civile spagnola). Poco tempo dopo anche in Francia si affermò un governo di Fronte Popolare, formato da socialisti e radicali e appoggiato dai comunisti dall'esterno. Durante la guerra di Spagna la sezione locale del Comintern, che inizialmente nel paese non era che un piccolo partito, acquisì una forza e un prestigio notevole grazie agli aiuti militari che l'URSS fece pervenire ai repubblicani spagnoli e che si trovò a gestire. Il Comintern favorì la nascita e l'organizzazione delle Brigate Internazionali, che erano aperte agli antifascisti di ogni tendenza politica, che permisero a chi voleva dare il suo contributo individuale alla causa spagnola di partecipare alla lotta. Proprio in Spagna però si manifesta, fuori dall'isolamento dell'URSS, la repressione staliniana dei comunisti che non volevano piegarsi alle posizioni del Comintern. In questo paese esistevano infatti un forte movimento anarchico (vedi paragrafo comunismo anarchico) rappresentato dai sindacati FAI (Federación Anarquista Ibérica) e CNT (Confederación Nacional del Trabajo), e un piccolo ma attivo partito marxista di vaga ispirazione trotskista e antisovietica, il POUM (Partido Obrero de Unificación Marxista). La principale differenza di indirizzo politico tra POUM e i filo-sovietici durante la guerra era che i primi ritenevano inseparabili guerra antifascista e rivoluzione socialista, mentre per i secondi ogni altro obiettivo doveva essere subordinato alla vittoria sul generale Francisco Franco e i suoi miliziani. Sotto istigazione di Stalin il POUM venne accusato di essere un movimento di traditori che "oggettivamente" favorivano i fascisti e i suoi membri perseguitati (Andreu Nin, il segretario, venne torturato e assassinato in carcere). Parallelamente gli esperimenti di "comunismo libertario" e autogestito degli anarchici venivano scoraggiati o interrotti, anche se i dirigenti anarchici riuscirono per lo più a salvarsi dal terrore staliniano grazie alla loro forza politica. Il 17 maggio 1937 a Barcellona si ebbero addirittura violenti scontri armati tra POUM e CNT da una parte e combattenti inquadrati nelle organizzazioni del PSUC (Partit Socialista Unificat de Catalunya), vicino al Partido comunista de España dall'altra. Questi fatti sono stati riportati tra gli altri da George Orwell, allora combattente in Spagna in Omaggio alla Catalogna e trasposti cinematograficamente da Ken Loach in Terra e Libertà. Il movimento comunista si è impegnato anche nella resistenza all'occupazione nazifascista, durante la seconda guerra mondiale. In Europa notevole fu l'impegno nella resistenza jugoslava, italiana, francese, greca, polacca, cecoslovacca e in Asia nella resistenza cinese, malese e filippina. Esperienze comunitarie moderne [modifica] Attualmente un piccolo numero di persone, provenienti soprattutto dalle regioni industrializzate, hanno scelto di uscire dalla società moderna e di vivere in comunità, piccole società alternative: il fenomeno vide il suo apice durante il boom della contro-cultura negli anni 1960, ma in misura ridotta dura tuttora. Queste persone sono spesso designate come nuovi bohemién o hippies. Critiche al comunismo [modifica] Per approfondire, vedi la voce Critiche al comunismo. La dottrina della Chiesa si è sempre pronunciata a favore dell'inviolabilità della proprietà privata vista come prolungamento della persona stessa. La messa in comune della proprietà è proposta dalla Chiesa solo su base volontaria come gesto di adesione ai consigli evangelici. « Il diritto alla proprietà privata, acquisita o ricevuta in giusto modo, non elimina l'originaria donazione della terra all'insieme dell'umanità. La destinazione universale dei beni rimane primaria, anche se la promozione del bene comune esige il rispetto della proprietà privata, del diritto ad essa e del suo esercizio. » (Catechismo della Chiesa cattolica, III, sez. ii, cap. 2, art. 7, 2403[6]) Molti scrittori e attivisti politici si sono dimostrati critici nei confronti del comunismo: dissidenti del blocco sovietico Aleksandr Isaevic Solzenicyn, Arthur Koestler e Václav Havel; economisti Friedrich von Hayek, Ludwig von Mises e Milton Friedman; storici e sociologi Hannah Arendt, Robert Conquest, Daniel Pipes e R. J. Rummel; filosofi come Karl Popper, per citarne alcuni. Alcuni studiosi, tra questi Conquest, argomentano contro il marxismo sottolineando la violazione dei diritti umani da parte dei regimi comunisti, particolarmente a opera di Stalin e Mao Zedong. La maggior parte degli studiosi e dei politici contrari al comunismo tendono a vedere le vittime e i reati causati dai regimi comunisti come conseguenze inevitabili dell'applicazione del marxismo, mentre pensatori e politici vicini al comunismo solitamente sostengono la mancanza di un rapporto tra gli ideali e quanto compiuto dai vari regimi a essi ispirati. Ciò varrebbe in particolare per il regime staliniano in Unione Sovietica, visto come una degenerazione del marxismo[7]. Esistono, naturalmente, anche critiche alle teorie economiche sviluppate da Marx e dai marxisti. Hayek, tra gli altri, sostiene che il possesso collettivo dei mezzi di produzione può essere mantenuto solo attraverso un'autorità centrale di qualche tipo, che tende, a causa dell'enorme potere del quale è investita, a diventare totalitaria, violando le libertà civili e politiche quindi eliminando tutti gli oppositori politici. L'economista sostiene inoltre che libertà e diritti possano essere conservati solamente attraverso la salvaguardia della proprietà privata e dell'economia di mercato ossia due libertà essenziali per la teoria liberale e liberista. Storia del termine [modifica] Nonostante l'idea di una società comunista si sia sviluppata fin dall'antichità, i termini socialismo e comunismo sono di origine settecentesca e divengono di uso comune solo con l'affermarsi della Rivoluzione industriale. Nonostante ciò, il termine comunismo spesso viene usato per descrivere tutte le teorie, anche antecedenti alla nascita del termine, che prevedono il possesso collettivo dei mezzi di produzione e l'abolizione della proprietà privata. Molte di queste teorie però mancano di alcune fondamentali caratteristiche del comunismo moderno e contemporaneo (in particolar modo l'assenza di classi e l'egualitarismo). In questi casi si usano quindi anche termini differenti per marcare questa differenza: si parla di teorie comunistiche, o di comunismo ante litteram. Fino alla pubblicazione del Manifesto del Partito Comunista nel 1848, i termini socialismo e comunismo erano considerati intercambiabili. Nell'opera, invece, Marx ed Engels operano la suddivisone tra «socialismo utopistico» e «socialismo scientifico», che essi chiamano anche comunismo. Gli autori volevano evidenziare polemicamente le differenze tra le teorie socialiste allora diffuse (Saint-Simon, Fourier, Proudhon e Owen) e la loro, che si proponeva di essere scientifica, in quanto basata su fatti e leggi, e non su idee od utopie. Scrivono infatti nel Manifesto: «Le proposizioni teoriche dei comunisti non poggiano affatto su idee, su principi inventati o scoperti da questo o quel riformatore del mondo. Esse sono semplicemente espressioni generali di rapporti di fatto di una esistente lotta di classi, cioè di un movimento storico che si svolge sotto i nostri occhi». Nonostante le loro affermazioni, molti hanno criticato che il marxismo sia in effetti scientifico: in particolare Karl Popper, che basa la sua critica sulla non falsificabilità delle teorie marxiste. In ogni modo il termine comunismo continuò a essere un sinonimo di socialismo per tutto l'Ottocento: basti ricordare che i partiti che prendevano parte alla Seconda internazionale, tutti di ispirazione marxista, venivano tutti denominati socialisti o socialdemocratici. La definitiva separazione dei due termini avvenne per iniziativa di Lenin: nel 1917 il Partito Operaio Socialdemocratico Russo, per evidenziare il distacco tra le posizioni del socialismo riformista e il socialismo rivoluzionario, assunse la denominazione di Partito Comunista Russo. Da allora si definiscono comunisti tutti i partiti di ispirazione rivoluzionaria, mentre socialisti o socialdemocratici si definiscono i partiti sostenitori di un avanzato programma di riforme che rimangano tuttavia nell'alveo della società capitalistica, senza proporsi l'obiettivo di una trasformazione socialista della società. Note [modifica] 1.. ^ *Karl Marx, Lettera a Weydemeyer (5/3/1852) 2.. ^ Michail Bakunin, Stato e Anarchia 3.. ^ *Karl Matx, Indirizzo del consiglio generale dell'Associazione Internazionale dei lavoratori, 1871 4.. ^ Togliatti: "Invano avremmo sperato di andare avanti per riportare successi, se non avessimo avuto VOI, dirigente, animatore, capo geniale (...) Noi sappiamo che senza di Voi, compagno Stalin, il popolo italiano si troverebbe oggi in condizioni incomparabilmente più dure (...) Voi ci avete insegnato ad essere comunisti, a lottare in tutte le condizioni, ad essere fedeli sino all'ultimo ai principi del marxismo-leninismo, a servire la causa della emancipazione dei lavoratori. Ci impegnamo ad essere fedeli al vostro insegnamento (...) Salutiamo in voi la forza invincibile della classe operaia, la realizzazione dei più alti ideali dell'umanità. Vi auguriamo lunghi anni di vita e di salute, per il bene dei popoli dell'Unione Sovietica, per il bene della classe operaia e dei popoli del mondo intero. Gloria a Voi, compagno Stalin! (da "Rinascita n. 12 del 21 dicembre 1949 - Messaggio per il 70° compleanno di Stalin [1] 5.. ^ Trockij, Lev, La rivoluzione tradita, tr. it. di L. Maitan, Samonà e Savelli, Roma, 1968 6.. ^ Da vatican.va. 7.. ^ * Lepre, Aurelio, Che c'entra Marx con Pol Pot? Il comunismo tra Oriente ed Occidente, Laterza, Bari, 2001. a.. Losurdo, Domenico, Utopia e stato d'eccezione. Sull'esperienza storica del "socialismo reale", Laboratorio politico, Napoli, 1996. a.. Canfora, Luciano, Pensare la rivoluzione russa, Teti, Milano, 1995. -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/png Dimensione: 858 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/jpeg Dimensione: 21845 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/png Dimensione: 1376 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/jpeg Dimensione: 8696 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/jpeg Dimensione: 20601 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/jpeg Dimensione: 30308 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/jpeg Dimensione: 15373 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/png Dimensione: 9453 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/png Dimensione: 607 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/png Dimensione: 796 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/png Dimensione: 891 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/png Dimensione: 509 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/png Dimensione: 635 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/jpeg Dimensione: 6156 bytes Descrizione: non disponibile URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Wed Feb 18 18:52:46 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Wed, 18 Feb 2009 18:52:46 +0100 Subject: [Bsf] Contro l'imperante falsificazione della storia: contributi video in occasione della "giornata del ricordo" Message-ID: <1E72B370419A4C50AC832A897F2CCADF@haj> www.resistenze.org - cultura e memoria resistenti - storia - 11-02-09 - n. 260 Contro l'imperante falsificazione della storia: contributi video in occasione della "giornata del ricordo" 10 febbraio 2009. Conversazione, in occasione della "giornata del ricordo", con Alessandra Kersevan, coordinatrice della collana Resistenza storica che ricostruisce le vicende del confine orientale, il nazionalismo italiano, il fascismo, il nazismo e le foibe. Un contributo importante contro l'imperante falsificazione della storia. www.pdcitv.it/video/744/Foibe-no-alla-falsificazione-della-storia www.pdcitv.it/video/745/Foibe-Fascisti-e-nazisti www.pdcitv.it/video/749/Foibe--tra-storia-e-mito Il cuore nel pozzo: un caso di revisionismo mediatico: www.pdcitv.it/video/753/Il-cuore-nel-pozzo-un-caso-di-revisionismo-mediatico -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Thu Feb 19 15:04:18 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Thu, 19 Feb 2009 15:04:18 +0100 Subject: [Bsf] Da valter: NON HANNO VERGOGNA DI NIENTE!!! Message-ID: <6EDE53E06D5A46EB99833AAA4BFC6F35@haj> Ricevo ed inoltro. Paco ----- Original Message ----- From: valter To: movimenti a gnumerica.org ; bsf Sent: Thursday, February 19, 2009 10:34 AM Subject: NON HANNO VERGOGNA DI NIENTE!!! La Marcegaglia il giorno del suo insediamento alla presidenza della Confindustria disse " ABBIAMO TUTTO VOGLIAMO DI PIU" , e coerentemente con quello sologan , oggi vuole anche le liquidazioni degli operai! Non c'è che dire, i PADRONI QUANDO SI TRATTA DI PALANCHE NON MOSTRANO LA MINIMA VERGOGNA .... Visto che le loro banche non hanno fiducia nemmeno di loro stesse, e nemmeno dei loro sodali, e non fanno più credito a nessuno, perchè non hanno nemmeno i soldi per comprarsi i fazzoletti per piangere sulle loro porcate finanziarie, i padroni chiedono i soldi ai loro operai! Badate bene non chiedono agli operai un prestito, che dovrebbe essere restituito con tanto di interessi che secondo le leggi di questo barbaro mercato , dovrebbe essere determinato da chi presta e non da chi chiede il prestito, bensì la Marcegaglia chiede agli operai di dare la liquidazione in quelle piccole e medie imprese che sono più a rischio di fallimento, con una sorta di assunzione da parte degli operai, di un rischio di impresa tanto caro al mercato straccione . Tanto varrebbe chiedere agli operai di lavorare senza stipendio, ma come sappiamo in non poche fabbriche questo sta già accadendo... La Marcegaglia, i padroni, si appellano al senso di responsabilità, dopo essersi ingrassati, con caviale e tartufo chiedono agli operai di aprire i loro frigoriferi, per mangiarsi il tonno in scatola di sottomarca.... I padroni dicono che siamo tutti sulla stessa barca, vecchia storia... eppure io mi sento sul Titanic anche questa vecchia storia...ma tra il migliaio di sopravissuti alla affondamento della nave più potente del mondo, non vi era una sola persone appartenente alla seconda e terza classe, perchè a loro fu fisicamente e violentemente precluso, vitato l'accesso alle scialuppe di salvataggio che essendo poche dovevavno servire a salvare gli appartenenti alla prima classe. Mi piacerebbe sentire dagli operai rispondere alla Marcegaglia, " bene , visto che siamo sulla stessa barca,ti facciamo noi una proposta, appurato che non siete più in gardo di fare il vostro mestiere, "prestateci" per 20 anni le vostre aziende e le gestiamo noi poi se andrà male, pazienza, tanto siamo sulla stessa barca ...." Ciao Valter Saresini -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Thu Feb 19 17:00:41 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Thu, 19 Feb 2009 17:00:41 +0100 Subject: [Bsf] [Milano] Sabato 21 febbraio HAMAIKA HERRI BORROKA BAKARRA! TANTI POPOLI UN'UNICA LOTTA! Message-ID: <9DB88CC201BE4F12BC39BEA531D24C79@haj> Adesioni aggiornate per il corteo di SABATO 21 EHL Milano HAMAIKA HERRI BORROKA BAKARRA! TANTI POPOLI UN'UNICA LOTTA! Al termine della settimana di solidarietà internazionalista con il popolo basco che si è sviluppata a livello nazionale con momenti di piazza, dibattiti e concerti, la giornata del 21 febbraio rappresenta un ulteriore importante sforzo di mobilitazione unitaria anche con gli altri popoli che in prima persona vivono e lottano per il diritto all'autodeterminazione, coniugata in termini anticapitalisti e antimperialisti, in un'ottica di uguaglianza e giustizia sociale. Riteniamo infatti che vi sia un filo rosso che unisce le rivendicazioni del popolo basco, all'eroica resistenza dei popoli palestinese e kurdo oppressi dai rispettivi imperialismi nell'area mediorientale e che sia imprescindibile, per le realtà e i compagni che lavorano sul terreno antimperialista, sostenere e amplificare queste lotte. Invitiamo tutti e tutte a partecipare SABATO 21 FEBBRAIO ALLE ORE 15.00 ALLA GIORNATA DI MOBILITAZIONE CON CONCENTRAMENTO IN PIAZZA S. EUSTORGIO con banchetti informativi, musica e striscioni che si muoverà poi in CORTEO verso il centro di Milano con la rete Amici e Amiche di Euskal Herria, la comunità Kurda di Lombardia, l'associazione Azad per il popolo Kurdo, all'Unione Democratica Arabo Palestinese e alla comunità palestinese di Milano. Promuovono: Amici e Amiche di Euskal Herria / Euskal Herriaren Lagunak - Milano Comunità Kurda di Lombardia Associazione Azad per il popolo Kurdo Comunità palestinese di Milano Unione Democratica Arabo Palestinese Prime adesioni: Centro Sociale Vittoria - Milano Centro Occupato T28 - Milano Csa Baraonda - Segrate (MI) Csa Dordoni - Cremona CS 28 maggio - Rovato (BS) C.A. Torchiera Milano Assemblea cittadina per gli spazi sociali - Milano Csoa Askatasuna - Torino Radio Onda d'Urto Euskal Herriaren Lagunak (Amici e amiche dei Paesi Baschi) di Bologna, Firenze, Roma, Friuli, Torino Collettivo "oltre il ponte" di Nerviano (MI) A Manca pro s'Indipendentzia - Pro sa Sardigna Sotzialista Telefono viola - Milano Associazione A.L.T.E.R Associazione verso il Kurdistan Onlus - Alessandria Rete italiana di solidarietà' con il popolo kurdo Rete dei comunisti Spazio Popolare La Forgia - Crema (CR) Associazione Nazionale Nuova Colombia Associazione Amicizia Sardegna - Palestina Sotziu de is disterraus sardos contra a su g8 e a su colonialismo - circoli degli emigrati sardi contro il g8 e il colonialismo Partito Comunista dei Lavoratori Coordinamento di Unità Popolare - A. Gramsci di Siniscola(NU) -SARDEGNA Slai CoBas Sinistra Critica Proletari Comunisti Milano Per adesioni: eh-lagunak a gnumerica.org -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: Milano21Febbraio.jpg Tipo: image/jpeg Dimensione: 108859 bytes Descrizione: non disponibile URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Thu Feb 19 17:07:28 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Thu, 19 Feb 2009 17:07:28 +0100 Subject: [Bsf] riceviamo e giriamo a proposito della lettera aperta al MANIFESTO E DEL CORTEO DEL 21 A Milano Message-ID: <95151B3079324A05B25F74B30D40B181@haj> Euskal Herria Lagunak Milano riceviamo da un compagno di genova e giriamo in rete come contributo al la preparazione del corteo di sabato 21 TANTI POPOLI UN'UNICA LOTTA. Sul Manifesto e l'internazionalismo Nel 1995, l'organizzazione armata ETA aveva diffuso un programma tattico nominato "Alternativa Democratica", adeguamento alla fase della "Alternativa Tattica KAS". La forma usata per rendere pubblica tale proposta, fu un video, che il partito di unità popolare Herri Batasuna (ma pure alcune televisioni di stato europee, prima quella tedesca, in seguito anche la RAI) diffuse in assemblee pubbliche per consentire al popolo basco ed a tutte le forze politiche, sociali e sindacali che vi trovavano spazio, di esprimersi. La reazione dello stato spagnolo fu di incarcerare l'intera Direzione Nazionale del partito. Esemplare la risposta del quotidiano sedicente comunista "Il Manifesto", che continuò a definire Herri Batasuna un partito terrorista, facendo eco all'allora responsabile di relazioni internazionali di Rifondazione Comunista, che esprimendosi sull'appello alla solidarietà lanciato dal partito basco, disse che non avrebbe fatto ritirare le firme concesse in seno al suo partito solo per non dare maggiore risalto a quel partito di terroristi. Questo non per recriminare, ma al contrario, per rimarcare come il tipo di atteggiamento denunciato da* compagn* di Euskal Herriaren Lagunak, sia biologico di (de)formazioni che nulla hanno a che vedere nella realtà col titolo ideologico di cui si fregiano. Ritengo che la fine del secolo scorso e l'inizio di questo, abbiano ampiamente dimostrato di che pasta sono fatti, dalla partecipazione a governi antioperai, alle leggi contro gli immigrati, fino, non in ordine di tempo, al sostegno alle guerre imperialiste. Sarebbe anche l'ora di lasciare affogare questi soggetti nella loro miseria. Più importante invece credo sarebbe riflettere sulla situazione dei tre popoli, quattro con i lavoratori dello stato italiano, che convocano la manifestazione di sabato 21 febbraio, e sulla parola d'ordine che la caratterizza: "Molti popoli, una sola lotta". L'occasione da cogliere è importantissima. Tantissimi infatti i problemi in comune fra questi quattro paesi, senza cadere in tematiche di tipo umanitario che, per quanto incontestabili, da sole sviano l'attenzione dalle questioni di maggiore importanza. Potremmo iniziare col discorso sulla "democrazia", più precisamente su quel fenomeno che maggiormente dovrebbe caratterizzarla, le "libere" elezioni. In Euskal Herria, è ormai fenomeno consueto che le liste della Sinistra Abertzale vengano interdette, con corollario di arresti di militanti e aggressioni alle manifestazioni. In occasione della prima di queste interdizioni, quella di Batasuna, e per retroattività di Herri Batasuna, un ministro dell'allora governo Aznar disse con chiarezza e senza falsi pudori, che al di là dello scopo politico di levarsi dai piedi un partito scomodo, la sua esclusione dalle istituzioni, anche locali, avrebbe dato via libera a tanti appalti e speculazioni che fino ad allora avevano bloccato nei comuni in cui erano alla direzione. Certamente un popolo combattivo, una classe lavoratrice pronta a rispondere colpo su colpo, da fastidio all'oligarchia spagnola (non dimentichiamo che una buona parte di essa è composta dalla borghesia imperialista basca); ma quando si tratta di affari, allora non c'è ostacolo che tenga. In Palestina, le ultime elezioni sono state vinte dal partito Hamas. Immediata la reazione di Israele, USA ed Unione Europea, con blocco delle frontiere, blocco dei finanziamenti, embargo anche peggiore di quello cui è sottoposta Cuba. Promozione di un colpo di stato per rimettere in sella il governo amico di Abu Mazen, aggressione e pratica di sterminio nella Striscia di Gaza, mentre in Cisgiordania prodsegue la repressione "interna"/esterna dei militanti di organizzazioni scomode, soprattutto il FPLP. Dietro fra l'altro ci sono le mire sui pozzi di gas al largo di Gaza. Nello stato turco, non solo le organizzazioni kurde, ma anche i comunisti della Turchia vengono messi fuorilegge, perseguitati, aggrediti quanti praticano o sostengono la solidarietà allo sciopero della fame dei prigionieri politici, le manifestazioni proibite. Petrolio in Kurdistan? Mah... Nello stato italiano dei Pulcinella, l'Esecutivo nel suo piccolo si leva di mezzo quelle sacche fastidiose di media e piccola borghesia "progressista" rappresentata dai partiti della mal definita "sinistra radicale". Lo strumento è lo sbarramento alle elezioni. Ristrutturazione, crisi... Il tutto dimostra solo una cosa, a mio avviso, e cioè il fatto che in una fase di crisi come quella che dura ormai da tre decenni, la borghesia imperialista non ha alcuna intenzione di concedere spazi ancorchè formali che possano ostacolare il suo cammino. In poche parole, la lezione è che se le elezioni servissero davvero a qualcosa, sarebbero proibite. Altro punto in comune fra i quattro paesi in questione, è quello relativo al flusso in due direzioni di forza lavoro, immigrazione ed emigrazione. Il dominio raggiunto complessivamente sul pianeta da parte del sistema capitalista, seguendo il gioco delle convenienìze economiche, spinge milioni di persone ad abbandonare la propria terra ed il proprio ambiente alla ricerca di migliori, o anche solo maggiori, possibilità di sopravvivenza, dato che la ricerca del massimo profitto genera carestie, disoccupazione e guerre da cui la forza lavoro è costretta a fuggire, o a subire l'eterno ricatto di condizioni di vita e di lavoro sempre peggiori. È un dato questo che accomuna tutto il mondo. Negli USA, che respingono a fucilate i messicani che tentano di entrare lungo la frontiera fortificata, mentre i lavoratori interni, travolti dalla crisi, saranno costretti ad accettare riduzioni di salario, ambienti ed orari di lavoro disumani, a meno che non accettino di andare a farsi ammazzare per lo Zio Sam in una qualsiasi delle sue guerre in giro per il mondo. Nell'Unione Europea, quella che vede morire per annegamento, stenti o incidenti di vario genere quanti tentano di immigrare; che rinchiude quanti ci riescono nei campi di concentramento, che sottopone quanti ne escono a leggi razziali e situazioni di sfruttamento estremo, mettendo loro contro i lavoratori interni, esasperati dalle sempre più precarie condizioni di lavoro e di vita ed intossicati dalla propaganda razzista. In quello che veniva definito Terzo Mondo, dove, se non ti arruoli in qualche guerra definita "tribale", in realtà che ti porta a morire per garantire a questa o quella multinazionale il controllo sulle materie prime, puoi scegliere fra morire di fame, malattie, rappresaglie, o tentare la fortuna attraverso mille pericoli nel mondo che cerca di apparire così ricco e benestante. Come lo stato italiano, che attrae, rifiuta, sfrutta, lascia morire, lusinga, discrimina, a seconda delle esigenze produttive, i lavoratori "stranieri", nello stesso tempo in cui fa scempio delle conquiste ottenute dai lavoratori con le lotte dei decenni precedenti. Al giorno d'oggi, nei posti di lavoro ci sono situazioni paradossali per cui quattro lavoratori che svolgono le stesse mansioni, possono avere quattro tipi di contratto diverso. E con l'attacco al contratto nazionale che viene portato di questi tempi, l'avvento della contrattazione diretta individuale, porrà il timbro definitivo sulla sconfitta. È per questo, per arrivare al punto, che la parola d'ordine che convoca la manifestazione, è importante, e può essere dirompente se interpretata ed applicata alla lettera. Molti popoli, una sola lotta. Anche se a questo punto sarebbe più appropriato dire "una sola classe, una sola lotta", perchè l'unico scontro realmente determinante a questo punto è quello fra la classe dei lavoratori, dovunque si trovino e da dovunque ne vengano, e la classe dgli sfruttatori ed i loro servi. E l'unica direzione praticabile per noi lavoratori, è quella della comunità di interessi e delle lotte. Ci sono esempi più che validi di solidarietà fra lavoratori, dal sostegno alla lotta dei lavoratori INNSE, a quella vittoriosa alla Bennet di Origgio; da quella dei cassintegrati Alfa di Arese per far ottenere un contratto degno ai lavoratori stranieri delle cooperative, a quella degli operai delle Riparazioni Navali di Genova per parificare le condizioni salariali a 200 lavoratori fatti venire dalla Romania. Sono pratiche esportabili e da prendere ad esempio, perchè quando gli operai di Bilbo, di Pomigliano, i lavoratori di Palestina, scendono in lotta per conquistare il loro diritto all'esistenza contro i profitti dei padroni, diventano tutt'uno con gli interessi della resistenza a Gaza, nel Kurdistan, in Euskal Herria come nell'America Latina. Ed a questo punto, fanno scomparire nell'oblio quanti, Manifesto o Rifondazione o finti comunisti di ogni genere, tentano di farsi belli sulle spalle dei lavoratori. Sarebbe una vittoria grandissima se la manifestazione di sabato 21 sapesse fare propria in questo senso la parola d'ordine dell'internazionalismo. Ci vediamo in piazza. un compagno di Genova -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From l.mazzu a yahoo.it Thu Feb 19 23:00:57 2009 From: l.mazzu a yahoo.it (=?iso-8859-1?Q?Lorenzo_Mazz=F9?=) Date: Thu, 19 Feb 2009 22:00:57 +0000 (GMT) Subject: [Bsf] R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11 In-Reply-To: Message-ID: <713949.98047.qm@web28001.mail.ukl.yahoo.com> Ma la voglismo smettere co 'sto comunismo???!!!!!! Ma quante bastonate dobbiamo prendere ancora prima di capirla??? Ma la sinistra è solo auspicio al ritorno al comunismo? Cos'è diventato il buon vecchio social forum????!!!!! Basta!!! Basta!!!! Basta!!!!! Mi disiscrivo!!! Adios! Lorenzo --- Mer 18/2/09, bsf-request a bresciasocialforum.org ha scritto: Da: bsf-request a bresciasocialforum.org Oggetto: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11 A: bsf a bresciasocialforum.org Data: Mercoledì 18 febbraio 2009, 15:24 Invia le richieste di iscrizione alla lista Bsf all'indirizzo bsf a bresciasocialforum.org Per iscriverti o cancellarti attraverso il web, visita https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf oppure, via email, manda un messaggio con oggetto `help' all'indirizzo bsf-request a bresciasocialforum.org Puoi contattare la persona che gestisce la lista all'indirizzo bsf-owner a bresciasocialforum.org Se rispondi a questo messaggio, per favore edita la linea dell'oggetto in modo che sia più utile di un semplice "Re: Contenuti del digest della lista Bsf..." Argomenti del Giorno: 1. Foibe: una giornata da dimenticare (Paco) 2. ASSOCIAZIONE PER LA SINISTRA DI BRESCIA: COMINCIA ILVIAGGIO..... COMUNISMO?! (Paco) Foibe: una giornata da dimenticare (17 febbraio 2009) Anche se quest'anno la vergognosa speculazione politica sul caso Englaro ha impedito alle "celebrazioni" del "giorno della memoria" di avere un significativo impatto mediatico, il 10 febbraio ha comunque confermato quel processo di offuscamento ideologico della memoria storica portato avanti da vent'anni da istituzioni e partiti di destra o "sinistra". Una vera e propria campagna di disinformazione volta a riscrivere la storia, finalizzata alla diffusione di stereotipi sciovinisti e razzisti, tesa a porre sullo stesso piano partigiani e repubblichini, con l'intenzione di gettare fango su quelle componenti della Resistenza che hanno lottato per l'emancipazione e la giustizia sociale. Perché controllare il passato vuol dire anche controllare il futuro... Uno degli esempi più nitidi dell'ondata revisionista è il dibattito che negli ultimi anni si è scatenato intorno alla questione delle foibe. È stato completamente rimosso il massacro perpetrato per più di vent'anni dal regime fascista in Istria e Dalmazia; i numeri degli infoibati sono stati gonfiati a dismisura; gli stessi morti sono stati presentati come semplici "italiani" vittime della barbarie "slava" e "comunista", senza che venga fatto alcun accenno al loro ruolo negli apparati fascisti. Così l'estrema destra, appoggiandosi alle istituzioni, rialza la testa e rivendica una qualche credibilità. È così che a Padova un corteo di Forza Nuova viene protetto dalla polizia, che carica violentemente gli antifascisti arrestandone uno; sempre a Padova le istituzioni negano lo spazio assegnato ad un'iniziativa studentesca contro il revisionismo storico, per ragioni di "ordine pubblico"; a Cagliari ancora le forze dell'ordine caricano un centinaio di antifascisti impegnati a contestare la fiaccolata dell'estrema destra cittadina; all'Università di Tor Vergata i fascisti si presentano scortati dai loro rappresentanti istituzionali, pretendendo di candidarsi alle elezioni. Ovunque, però, la determinazione dei compagni ha mostrato che i fascisti non avranno mai quella legittimità che la storia, e le loro disgustose idee e pratiche, gli negano: a Padova il presidio ha visto la partecipazione decisa di centinaia di studenti; l'iniziativa pubblica si è tenuta lo stesso; a Cagliari il presidio spontaneo ha trovato la piena solidarietà della cittadinanza; a Roma i fascisti sono stati cacciati ancora una volta dall'ateneo. Anche a Napoli abbiamo provato a dare il nostro contributo a questa lotta per la memoria, contro vecchi e nuovi fascismi, con un'iniziativa di controinformazione all'Università. È necessario infatti che proprio dalle nostre aule si alzi una voce critica e consapevole della criminalità che hanno rappresentato e rappresentano sempre le politiche nazionaliste, militariste e razziste. La vergognosa scritta fascista, apparsa sui muri dell'università durante la notte che precedeva la nostra iniziativa, è stata subito cancellata. Al suo posto ci sono le parole che dobbiamo tenere sempre a mente: "Ora e sempre Resistenza". Collettivo Autorganizzato Universitario - Napoli http://cau.noblogs.org/ -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: Comunismo Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Vai a: Navigazione, cerca Disambiguazione - Questa voce riguarda il comunismo come forma di società e come movimento avente per obiettivo la realizzazione della società comunista. Per questioni riguardanti l'organizzazione politica del movimento, si veda la voce partito comunista; per gli stati governati da un partito comunista si veda stato socialista. « Il comunismo è la dottrina delle condizioni della liberazione del proletariato [cioè di] quella classe della società che trae il suo sostentamento soltanto e unicamente dalla vendita del proprio lavoro, e non dal profitto di un capitale » (Karl Marx e Friedrich Engels, Princìpi del Comunismo) « Questo comunismo [...] è la vera risoluzione dell'antagonismo tra la natura e l'uomo, tra l'uomo e l'uomo, la vera risoluzione della contesa tra l'esistenza e l'essenza, tra l'oggettivazione e l'autoaffermazione, tra la libertà e la necessità, tra l'individuo e la specie. È la soluzione dell'enigma della storia, ed è consapevole di essere questa soluzione » (Karl Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844 III, 4) Friedrich Engels Per comunismo si intende in primo luogo una realtà sociale che presuppone la comunanza dei mezzi di produzione e l'organizzazione collettiva del lavoro, a cui si accompagna l'assenza dello Stato. Per consuetudine moderna è chiamato comunismo il movimento politico riferito prevalentemente a Karl Marx e Friedrich Engels, ma anche a utopisti o rivoluzionari come Étienne Cabet, François-Noël Babeuf, Henri de Saint-Simon, Charles Fourier, Auguste Blanqui. Anche il movimento anarchico ha come fine una società dai caratteri comunisti. Per estensione, è chiamato comunismo il movimento dai molteplici aspetti che ha difeso o, secondo alcuni, travisato, le sue premesse storiche. Le correnti di tale movimento hanno quasi sempre preso il nome da capi politici che si sono distinti nelle varie rivoluzioni moderne: marxismo, leninismo, stalinismo, trotskismo, maoismo, ecc. Per Marx ed Engels il comunismo non era un principio filosofico, una dottrina politica e tanto meno una utopia, ma un divenire della realtà nell'epoca del capitalismo sviluppato: « Il comunismo non è una dottrina ma un movimento; non muove da princìpi ma da fatti. I comunisti non hanno come presupposto questa o quella filosofia, ma tutta la Storia finora trascorsa e specialmente i suoi attuali risultati reali nei paesi civili. » (Friedrich Engels, Deutsche- Brusseler- Zeitung n. 80 del 7 ottobre 1847) « Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. » (Karl Marx e Friedrich Engels. L'Ideologia tedesca, 1846) Dopo Marx ed Engels - e almeno fino ai primi tre congressi dell'Internazionale Comunista (1919, 1920, 1921) - le questioni riguardanti il divenire della società comunista furono affrontate dal movimento socialista e comunista secondo criteri "scientifici" (o almeno queste erano le intenzioni; tali criteri furono descritti ad esempio da Engels in Il socialismo dall'utopia alla scienza, un capitolo del suo Antidühring elaborato per la pubblicazione in opuscolo). Da quegli anni in poi, le già gravi divergenze all'interno del movimento si approfondirono e non sarà più possibile parlarne in modo unitario. Indice [mostra] a.. 1 Storia a.. 1.1 Età antica b.. 1.2 Età moderna c.. 1.3 Il Settecento d.. 1.4 L'Ottocento b.. 2 Teoria del movimento comunista a.. 2.1 Karl Marx e il Manifesto del Partito Comunista b.. 2.2 Sviluppi successivi del pensiero marxista c.. 2.3 Comunismo anarchico contro comunismo marxista d.. 2.4 La Comune di Parigi c.. 3 L'Unione Sovietica a.. 3.1 La Rivoluzione d'Ottobre b.. 3.2 Stalin e l'URSS c.. 3.3 Dopo Stalin d.. 3.4 Crollo del Muro e.. 3.5 Trotsky e il comunismo rivoluzionario d.. 4 I movimenti comunisti nell'antifascismo e.. 5 Esperienze comunitarie moderne f.. 6 Critiche al comunismo g.. 7 Storia del termine a.. 7.1 Note h.. 8 Voci correlate a.. 8.1 Documenti b.. 8.2 Teorici del comunismo c.. 8.3 Storia del comunismo sovietico d.. 8.4 Evoluzione del comunismo e.. 8.5 Opposizioni e critiche al comunismo i.. 9 Bibliografia a.. 9.1 Per la sezione "Comunismo anarchico" j.. 10 Altri progetti k.. 11 Collegamenti esterni Storia [modifica] Per approfondire, vedi la voce Storia del comunismo. L'aspirazione a una società egualitaria ha origini assai lontane e ha dato vita nel corso dei secoli a teorie che nel tempo hanno assunto connotazioni e realizzazioni differenti suscitando consensi e critiche di ogni genere. Di seguito ne ripercorriamo i passi salienti: Età antica [modifica] Molti pensatori occidentali hanno concepito idee di comunismo, alcune molto simili a quelle poi divenute note con questo termine nel XIX secolo. Il principio della comunione dei beni era un carattere proprio del cristianesimo delle origini. Nel secondo capitolo degli Atti degli Apostoli, ai versetti 44-48, si descrive il funzionamento della prima comunità cristiana, mettendo in risalto l'aspetto della comunione dei beni. Tale comunione non era stabilita per norma, i fedeli vi aderivano volontariamente. Si veda in proposito l'episodio di Anania e Saffira: « Un uomo di nome Anania con la moglie Saffira vendette un suo podere e, tenuta per sé una parte dell'importo d'accordo con la moglie, consegnò l'altra parte deponendola ai piedi degli apostoli. Ma Pietro gli disse: "Anania, perché mai satana si è così impossessato del tuo cuore che tu hai mentito allo Spirito Santo e ti sei trattenuto parte del prezzo del terreno? Prima di venderlo, non era forse tua proprietà e, anche venduto, il ricavato non era sempre a tua disposizione? Perché hai pensato in cuor tuo a quest'azione? Tu non hai mentito agli uomini, ma a Dio". All'udire queste parole, Anania cadde a terra e spirò. E un timore grande prese tutti quelli che ascoltavano. Si alzarono allora i più giovani e, avvoltolo in un lenzuolo, lo portarono fuori e lo seppellirono. Avvenne poi che, circa tre ore più tardi, entrò anche sua moglie, ignara dell'accaduto. Pietro le chiese: "Dimmi: avete venduto il campo a tal prezzo?". Ed essa: "Sì, a tanto". Allora Pietro le disse: "Perché vi siete accordati per tentare lo Spirito del Signore? Ecco qui alla porta i passi di coloro che hanno seppellito tuo marito e porteranno via anche te". D'improvviso cadde ai piedi di Pietro e spirò. Quando i giovani entrarono, la trovarono morta e, portatala fuori, la seppellirono accanto a suo marito. E un grande timore si diffuse in tutta la Chiesa e in quanti venivano a sapere queste cose.. » (Atti 5,1-11) Sant'Ambrogio sosteneva che la proprietà privata era un prestito fatto ai singoli dalla collettività, la quale aveva il diritto di riappropriarsene per il bene comune. Gli stessi ideali troveranno spazio negli ordini monastici, a partire dai benedettini, la cui regola, scritta direttamente dal Santo, era prettamente comunistica; oppure, soprattutto nel medioevo, in alcuni movimenti ereticali (come quello dei dolciniani). Anche le civiltà precolombiane in America sono di tipo comunistico. Età moderna [modifica] Tommaso Moro Ideali di tipo comunistico e un progetto di abolire la proprietà privata tornano in auge all'epoca della Riforma protestante, con la guerra dei contadini, che sconvolge l'Europa ed è soffocata nel sangue. Fra i protagonisti di questo movimento rivoluzionario si annoverano Thomas Müntzer e Giovanni da Leida Qualche anno prima L'Utopia di Tommaso Moro e più tardi La Città del Sole di Tommaso Campanella descrivono ugualmente altre comunità ideali in vario grado comuniste. Il 1º aprile 1649 i diggers (zappatori, scavatori) cominciano a coltivare alcune terre nei pressi di Cobham, nel Surrey, in Inghilterra, secondo principi comunisti. Grazie agli scritti del loro portavoce Gerrard Winstanley, quello del Surrey è il gruppo di diggers sul quale si hanno più informazioni, ma abbiamo notizia dell'esistenza di diggers anche in altre località dell'Inghilterra. Il Settecento [modifica] Nel Settecento l'idea di comunismo trova nuove e più concrete formulazioni. Per quanto la linea teorica possa considerarsi abbastanza comune, bisogna distinguere due indirizzi principali, quello teologico, rappresentato principalmente da Étienne-Gabriel Morelly e Dom Descamps e quello materialistico, rappresentato da Jean Meslier. In forme diverse l'idea di comunismo aleggia durante tutto l'Illuminismo come conseguenza della nascente attenzione al concetto di uguaglianza tra tutti gli esseri umani. Essa era implicita nel Cristianesimo, che essendo una religione universalistica (contrariamente all'Ebraismo) proclamava l'uguaglianza di tutti gli uomini davanti a Dio, ma non davanti al potere temporale, che implicava una gerarchia di classi sociali con diversi compiti e diritti. Il comunismo aveva infatti abbastanza caratterizzato le comunità proto-cristiane sino al IV secolo, ma poi, dopo l'Editto di Milano, cessata una relativa clandestinità, alla luce del sole la nuova società cristiana si stratificava esattamente come quella romana pre-cristiana. Il concetto di eguaglianza ha influenzato in generale il pensiero del Settecento e un'uguaglianza civile, se non comunistica, era anche quella propugnata da Jean-Jacques Rousseau o da Gabriel Bonnot de Mably, il primo con una visione di tipo religioso, il secondo di tipo laico. Mably dichiarava: "Il legislatore agisce in maniera inutile se non si concentra sullo stabilimento dell'eguaglianza. Il bene possibile si ottiene con l'eguaglianza tra tutti gli uomini perché è essa che li tiene uniti.". Il più notevole sostenitore e teorizzatore del comunismo, e in senso decisamente ateo e materialistico, è Jean Meslier, che scrive nel ''Testament'': "Quasi universalmente accettato e autorizzato è l'abuso e l'appropriazione individuale che alcuni fanno dei beni e delle ricchezze della terra, i quali dovrebbero invece essere possesso di tutti e in parti uguali. La proprietà deve esser comune e tutti debbono usufruirne equamente e comunitariamente.". Queste le basi del comunismo materialistico di Meslier, che poi arringa i destinatari del ''Testament'' con queste parole: "Cercate di unirvi tutti insieme per scuotere il giogo tirannico dei vostri principi e dei vostri re; abbattendo i troni ingiusti e malvagi; rompete le teste coronate e umiliate la loro superbia. I più saggi di voi guidino e governino gli altri, è loro compito formulare leggi e decreti che mirino sempre, a seconda dei tempi, dei posti e delle situazioni, a difendere e a far progredire il bene pubblico.". Per quanto riguarda Étienne-Gabriel Morelly, egli ha invece una visione religiosa del comunismo, basata sul fatto che Dio ha fatto le leggi di natura perfette e buone e che basta combattere l'egoismo individualistico e rifarsi a Dio per ottenere comunione ed eguaglianza tra tutti gli uomini. Nel suo poema La Basiliade, o Naufragio alle Isole Galleggianti, egli immagina una società ideale in un luogo remoto, dove c'è una società comunista, senza classi e senza veri capi; retta armonicamente dal popolo tutto e in perfetto accordo ed armonia. Analogamente il frate benedettino Dom Deschamps a metà del Settecento proporne uno stato comunista basato su una morale di tipo monastico, opponendosi al materialismo di D'Holbach. Dom Deschamps ha influenzato notevolmente le concezioni pre-socialiste del Settecento anche grazie alla notorietà e alla rete di rapporti che il suo protettore, il marchese d'Argenson, gli ha fatto avere nei circoli intellettuali dell'epoca, facendogli conoscere D'Alembert, Voltaire e Robinet. Vanno poi ricordati fra gli interessanti esperimenti di "comunismo reale" anche le reducciones del Paraguay impiantate dai Gesuiti nel XVIII secolo. Le concezioni basate sulla religione deista di Voltaire e Rousseau agiranno anche in senso egualitaristico ma non comunistico, per quanto Rousseau col suo Le contrat social abbia dato un modello interessante di stato teologico, con dei Legislatori come classe emerita e rispettata, quasi sacerdotale, che ricorda da vicino il modello platonico di stato, con i filosofi come governanti. L'influenza di Voltaire e Rousseau sui teorici della Rivoluzione francese, di cui furono considerati i veri padri, e sul Giacobinismo, che riprende specialmente il fanatismo e l'intransigenza di Rousseau, è notevolissima. I materialisti atei come Helvétius, D'Holbach e Diderot hanno invece una visione differente della società, nel senso dell'equità, ma non dell'eguaglianza. Vi erano anche circoli rivoluzionari fortemente egualitari, e questa concezione sociale è incarnata nel pensiero e nei comportamenti di Jean Paul Marat. L'Ottocento [modifica] Molti idealisti del XIX secolo, colpiti dalla miseria materiale e morale della rivoluzione industriale, fondano con poca fortuna comunità utopistiche, soprattutto nel Nuovo Mondo. Il filosofo francese Étienne Cabet, nel suo libro Viaggi ed avventure di Lord William Carisdall in Icaria descrive una società ideale in cui un governo eletto democraticamente controlla tutte le attività economiche e supervisiona le attività sociali, lasciando solo la famiglia come unica altra unità sociale indipendente. Nel 1848 cerca senza successo di organizzare comunità icariane negli Stati Uniti d'America, anche se alcune piccole comunità icariane sopravvivono fino al 1898. Teoria del movimento comunista [modifica] Karl Marx e il Manifesto del Partito Comunista [modifica] Karl Marx Per approfondire, vedi la voce Marxismo. Le condizioni di estremo sfruttamento degli operai nel corso della prima fase della rivoluzione industriale, sollecitano la nascita tra di essi di una nuova coscienza politica, che a volte sfocia nell'elaborazione di tesi comuniste. Il più importante filosofo a credere nel comunismo è Karl Marx che usa il termine tra l'altro nel Manifesto del Partito Comunista scritto con Friedrich Engels. Con Marx ed Engels il comunismo diventa un movimento rivoluzionario. In contrasto con le idee utopistiche di Owen e Saint-Simon, Fourier, Marx ed Engels affermano che il comunismo non poteva emergere da piccole comunità isolate ma solo globalmente, dal corpo dell'intera società. Il Manifesto propone una lettura della storia sotto la lente del concetto di lotta di classe: il motore della storia è nel contrasto tra una piccola élite (la classe borghese), che possiede o controlla i mezzi di produzione e la grande maggioranza di persone, che non possiede quasi nulla. Nella fase storica descritta dal Manifesto (così come in tutte le opere di Marx e Engels), il capitalismo è qualitativamente connotato, come in (quasi) tutti i modi di produzione precedenti dalla dominanza di una classe sociale su un'altra (almeno). Nello specifico, la borghesia (i capitalisti), ossia la classe che detiene i mezzi di produzione e cioè le condizioni oggettive della produzione, estrinseca la propria dominanza sulla classe subordinata, il proletariato, ossia coloro che devono vendere la propria abilità al lavoro in cambio della sussistenza (salario), attraverso lo sfruttamento di questi ultimi che si concreta nel pagamento di una parte della giornata lavorativa, mentre la restante parte - il pluslavoro, poi plusvalore - è la radice sociale del profitto. Nell'opera Das Kapital (Il Capitale), Karl Marx analizza come i capitalisti comprassero forza lavoro dai lavoratori ottenendo il diritto di rivendere il risultato dell'attività produttiva ottenendo così un profitto (vedi Teoria del valore e Teoria marxiana del valore per i dettagli). Per Marx se le classi lavoratrici di tutti i paesi prendessero coscienza dei loro comuni obiettivi, si unirebbero per rovesciare il sistema capitalista. Lo considerava, se lo svolgimento della storia avesse seguito la logica di una razionalità hegeliana, un risultato inevitabile di un processo storico in atto; potendosi comunque verificare, qualora il socialismo non fosse riuscito ad imporsi, l'imbarbarimento della società attraverso la rovina di ambedue le classi in lotta e di tutte le classi. Dalle rovine del capitalismo sarebbe sorta una società in cui, dopo un periodo di transizione (dittatura del proletariato) in cui lo Stato avrebbe controllato i mezzi di produzione, la loro proprietà sarebbe passata alla società stessa nel suo complesso (lo Stato era destinato a dissolversi). Il pugno alzato è uno dei simboli più noti del comunismo. Spesso è raffigurato anche nella scultura, come in questa creazione di Alfonso Gialdini La dittatura del proletariato, come fase transitoria, veniva così a contrapporsi alla dittatura della borghesia, come imposizione alla minoranza dei capitalisti della volontà della stragrande maggioranza della popolazione (il proletariato). La proprietà privata sarebbe stata limitata agli effetti personali (proprietà individuale). La conseguenza della proprietà collettiva dei mezzi di produzione sarebbe stata, nell'ottica di Marx, la fine della divisione della società in classi sociali e, di conseguenza, la fine dello sfruttamento e la piena realizzazione dell'individuo[1]. Una tale società sarebbe stata costruita attorno all'economia del dono "da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo le sue necessità." Sviluppi successivi del pensiero marxista [modifica] Le idee di Marx sono state sviluppate in molte direzioni diverse: alcuni pensatori prendono da Marx solo il metodo di analisi della società, mentre il nascente movimento socialista ne abbraccia con entusiasmo la parte rivoluzionaria, mettendo in secondo piano il pensiero dei socialisti non marxisti (Pierre-Joseph Proudhon, l'anarchico Bakunin, i già citati utopisti e molti altri). Fu nel segno di Marx che fu creata la Seconda Internazionale Socialista. Nel periodo successivo alla morte di Marx al termine comunismo venne di solito preferito quello, allora equivalente, di socialismo. La grande divisione tra i seguaci delle idee di trasformazione sociale di Marx passava tra i cosiddetti socialisti riformisti o gradualisti come Eduard Bernstein (e per certi versi anche il suo oppositore Karl Kautsky) in Germania, Filippo Turati in Italia o i marxisti austriaci e, sul versante opposto, i socialisti rivoluzionari come Rosa Luxemburg in Germania o Giacinto Menotti Serrati in Italia. Entrambi i gruppi pensavano che il comunismo fosse la naturale evoluzione della società occidentale, che come era evoluta dal feudalesimo al capitalismo borghese per la crisi del feudalesimo stesso, sarebbe dovuta evolvere naturalmente da capitalista in comunista per via delle contraddizioni interne del capitalismo. La differenza stava nel metodo che ritenevano necessario per questa transizione: mentre i socialisti riformisti ritenevano che il passaggio si sarebbe verificato gradualmente, attraverso una serie di riforme sociali, i socialisti rivoluzionari pensavano, in accordo con Marx, che invece questo cambiamento non sarebbe mai avvenuto spontaneamente ma avrebbe richiesto una rivoluzione. Karl Marx e Friedrich Engels studiano anche altre forme di comunismo. Partendo dalle ricerche di Lewis Morgan e di altri antropologi loro contemporanei, affermano che i primi ominidi vivevano in una sorta di società comunista, chiamata comunismo primitivo: il poco che possedevano veniva condiviso fra tutti, come anche i prodotti dell'attività dei singoli (in massima parte cibo). Alcuni gruppi isolati di persone vivevano fino a pochi anni fa in questo modo. In tutte le società moderne tuttavia la proprietà privata gioca un ruolo fondamentale, facendo sorgere il concetto di società classista. Questa tesi venne criticata da alcuni indiani americani, come Russell Means, che vedevano il concetto di comunismo primitivo come una distorsione della realtà dovuta all'imposizione di uno schema teorico occidentale precostituito su una situazione che invece non coincideva affatto con questa visione semplicistica delle cose; peggio ancora, Means e gli altri denunciavano come questa distorsione fosse strumentale, dovuta al desiderio di ricavarne prove da portare a sostegno nel dibattito ideologico in Europa. In particolare, l'antropologia del XIX secolo, i cui risultati Marx e gli altri citavano come prova a favore delle loro tesi, era basata su ricerche pesantemente influenzate da pregiudizi razziali, prive di una vera comprensione delle culture in esame e di loro osservazioni dirette. Comunismo anarchico contro comunismo marxista [modifica] Pierre-Joseph Proudhon Contemporaneamente alle dottrine di Marx si era sviluppata tuttavia un'altra forma di dottrina comunista: il comunismo anarchico. L'anarchismo prende le mosse dal pensiero di Pierre-Joseph Proudhon: non tutti i pensatori che si sono definiti anarchici hanno tuttavia adottato un modello di economia comunista (lo stesso Proudhon a un certo punto rivalutò in parte la proprietà privata). La polemica tra Proudhon e Marx fu così violenta che quando il primo pubblicò un volume intitolato Filosofia della Miseria il secondo rispose con il pamphlet Miseria della filosofia. Lo scontro tra anarchici e marxisti divampò all'interno dell'Associazione internazionale dei lavoratori (Prima Internazionale). Tra il 1871 e il 1872 Marx ed Engels riuscirono definitivamente a mettere gli anarchici in minoranza e a farli espellere dall'Internazionale. Il più importante teorico anarchico del primo periodo è sicuramente il russo Michail Bakunin che espose la sua dottrina per lo più in Stato e Anarchia. Per Bakunin libertà e eguaglianza erano due obiettivi inscindibili. Lo Stato, con la sua divisione tra governati e governanti, tra chi possiede la cultura e chi esegue il lavoro fisico, era in sé stesso un apparato repressivo e doveva essere dissolto senza il passaggio per una fase intermedia. Bakunin individuò gli equivoci e i possibili rischi della nozione di Marx di dittatura del proletariato. Secondo Bakunin il marxismo era l'ideologia di quella che chiamava "élite della classe dominata", avviata a diventare classe dominante a sua volta, e, in particolare, era l'ideologia degli intellettuali sradicati. La conquista del potere da parte dei comunisti marxisti, secondo Bakunin, avrebbe portato non alla libertà ma a una dittatura tecnocratica. Se c'è uno Stato ci deve essere per forza dominio di una classe sull'altra... Che cosa significa che il proletariato deve elevarsi a classe dominante? È possibile che tutto il proletariato si metta alla testa del governo?... I marxisti sono consci di tale contraddizione e si rendono conto che un governo di scienziati sarà effettivamente una dittatura... Essi si consolano con l'idea che tale dominio sarà temporaneo... La massa del popolo verrà divisa in due armate, quella agricola e quella industriale, poste agli ordini degli ingegneri di Stato che costituiranno la nuova classe politico-scientifica privilegiata. [2] Il modello proposto da Bakunin era quello di una libera federazione di comuni, regioni e nazioni in cui i mezzi di produzione, collettivizzati, sarebbero stati direttamente nelle mani del popolo tramite un sistema di autogestione. Idee simili a quelle di Bakunin furono sviluppate da Pëtr Kropotkin, suo connazionale, scienziato oltre che filosofo. Criticando il darwinismo sociale che fungeva da giustificazione alla competizione capitalistica e all'imperialismo, nel suo saggio Mutual Aid (1902) Kropotkin si propone di dimostrare come tra le specie animali prevalgano la cooperazione e l'armonia. Proprio cooperazione ed armonia, senza necessità di una stratificazione gerarchica, dovrebbero essere i principi dell'organizzazione sociale umana. Kropotkin prende ad esempio le poleis greche, i comuni medievali ed altre esperienze storiche come esempi di società autogestite. L'etica non dovrebbe essere imposta dalle leggi dello Stato ma scaturire spontaneamente dalla comunità. Come Bakunin, Kropotkin si augura la scomparsa dello Stato e l'instaurazione di un comunismo federalista, autogestito e decentrato. La Comune di Parigi [modifica] Nonostante le divergenze i socialisti e gli anarchici di varie tendenze furono unanimi nel vedere nella Comune di Parigi (1871) il primo tentativo da parte del movimento operaio di creare una società comunista. I comunardi presero il controllo di Parigi per due mesi e combatterono tanto contro la Prussia che contro il governo francese. La Comune introdusse una serie di leggi che riducevano il potere dei detentori di proprietà, come quelle che cancellavano i debiti, prima di venire soppressa nel sangue. Per Marx la Comune di Parigi rappresentò il primo esempio concreto di "dittatura del proletariato"; egli sostenne con forza il coraggioso esperimento politico anche se in un primo momento ritenne l'impresa troppo azzardata[3]. L'Unione Sovietica [modifica] La Rivoluzione d'Ottobre [modifica] La falce e il martello, simbolo internazionale del Comunismo, rappresentano l'unità fra i lavoratori delle città (martello) e quelli delle campagne (falce). Per approfondire, vedi la voce Rivoluzione russa. L'uso del termine comunista cambia (e acquisisce un significato distinto da socialista) quando nel 1917 il Partito Operaio Socialista Democratico Russo (bolscevico, distinto dall'omonimo partito menscevico) partito leninista, assieme alla frazione di sinistra del Partito Socialista Rivoluzionario, conquista la maggioranza nei Soviet e prende il potere in Russia con la Rivoluzione d'ottobre, la quale successivamente, 1922, porterà alla fondazione della Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS). Dopo la rivoluzione Lenin propone infatti alle fazioni rivoluzionarie dei socialisti marxisti di espellere la fazione riformista, cambiare il nome dei loro partiti in Partito Comunista e unirsi in una nuova Internazionale (la terza), 1919, che poi diventa l'Internazionale Comunista, abbreviato in seguito in Comintern. La nuova Internazionale si ispira al modello sovietico, accetta, implicitamente, la leadership del Partito Comunista Panrusso (Bolscevichi) e adotta la versione bolscevica del marxismo. Ogni partito che voleva aderire doveva accettare le "Ventuno Condizioni" decise dal secondo congresso dell'Internazionale, fra le quali la dodicesima che indicava che i partiti aderenti dovevano basarsi sul principio del centralismo democratico, che prevedeva la possibilità di ampio dibattito interno ma che impediva l'espressione all'esterno di questo dibattito ed una organizzazione di tipo centralizzata con vasti poteri al centro. Nel pensiero di Lenin, come nel marxismo classico, il primo passo della presa del potere da parte del proletariato consisteva in una rivoluzione: il dominio borghese doveva essere sostituito dalla funzione-guida del proletariato (nel pensiero marxista classico questa fase viene chiamata, in opposizione polemica alla effettiva dittatura della borghesia, dittatura del proletariato). Lenin però, che aveva ripreso e ampliato la teoria di Hobson sull'imperialismo, a differenza di Marx che credeva che la rivoluzione sarebbe avvenuta nei paesi in cui il capitalismo era più avanzato, ipotizzò che la rivoluzione potesse avvenire prima nelle nazioni arretrate, come la Russia zarista, che erano più fragili perché subivano contemporaneamente sia le sollecitazioni interne del cambiamento sociale sia la pressione concorrente degli stati confinanti, economicamente e socialmente più moderni. Lenin puntava sul movimento di massa, alla cui testa doveva porsi il proletariato guidato da un'avanguardia proletaria composta di partiti coesi, bene organizzati e retti da una rigida disciplina. Questa versione del marxismo rientra nella teoria detta leninismo. La maggior parte dei socialisti rivoluzionari accettarono dopo qualche perplessità la proposta. Non mancarono però gli accesi critici di Lenin, come Rosa Luxemburg che intravide l'involuzione dittatoriale che la Rivoluzione d'Ottobre stava prendendo sotto la direzione del partito bolscevico. Stalin e l'URSS [modifica] Per approfondire, vedi la voce Stalin. La politica sovietica e la prassi comunista cambiarono radicalmente con l'ascesa, del successore di Lenin, di Stalin; questi elaborò una ideologia, il marxismo-leninismo, che per alcuni, sotto la facciata della continuazione del pensiero di Marx e di Lenin, trasformò l'URSS in un regime totalitario del XX secolo, mentre per altri non fece altro che accentuare e sviluppare il carattere totalitario già insito nell'ideologia nella rivoluzione bolscevica. L'ascesa di Stalin corrispondeva all'ascesa al potere della burocrazia che effettivamente disponeva dello Stato e dei mezzi di produzione. Ciò richiedeva la liquidazione dei rivoluzionari. Stalin prima estromise dal potere con complesse manovre il vecchio gruppo dirigente bolscevico, del quale Leon Trotsky era l'esponente più brillante, quindi si sbarazzò uno a uno dei suoi vecchi compagni di lotta ed anche dei giovani rivoluzionari, accusandoli di varie deviazioni politiche e tradimenti immaginari (Grandi purghe degli anni '30 che videro tra le vittime quasi tutti gli esponenti del vecchio gruppo dirigente bolscevico). Ogni forma di libertà fu eliminata e fu instaurato un regime di terrore in cui tutti potevano essere da un momento all'altro accusati di qualcosa, arrestati, torturati e, quando si trattava di membri del PCUS, spesso costretti ad ammettere i loro inesistenti delitti in pubblici processi prima di venire uccisi o internati in campi di concentramento (il gulag). Queste persecuzioni si estendevano anche alle famiglie ed agli amici dei perseguitati. Alla passione ed alle idee della rivoluzione del 1917 si sostituì il potere degli apparati e l'arbitrio di Stalin. La collettivizzazione forzata e la repressione dei movimenti indipendentisti (che provocarono milioni di morti - vedi lo sterminio dei Kulaki e l'Holodomor), nonché l'industrializzazione sotto la guida statale non avevano più lo scopo di creare una qualche forma di società socialista ma piuttosto quella di rafforzare la nazione sovietica e il potere del suo dittatore. La politica estera machiavellica di Stalin passava dal sostegno aperto ai movimenti antifascisti quando la sua posizione poteva uscirne rafforzata, alla ricerca di un compromesso semi-segreto con la Germania nazista per spartirsi la Polonia e altri territori già parte dell'impero russo (Patto Molotov-Ribbentrop, 1939). Le indicazioni che impartiva ai partiti comunisti (il Comintern era ormai diventato una cinghia di trasmissione delle volontà della dirigenza sovietica anziché un luogo di discussione) erano ugualmente capaci di subire brusche sterzate da un momento all'altro. Ad ogni "capriola ideologica" chi sosteneva una tesi contraria veniva perseguitato e tacciato di tradimento. Negli anni '30 anche alcuni militanti comunisti occidentali si accorsero della piega che la situazione stava prendendo in URSS, fra questi Boris Souvarine, André Gide e George Orwell. In Italia nel 1931 venne espulso Ignazio Silone dal Pci per aver criticato Stalin. Stalin tuttavia raggiunse una ampia popolarità [4]. Seppe presentarsi ai comunisti come una guida solida e abile, alla sinistra in generale come uno dei pochi leader che facesse qualcosa per combattere il fascismo (almeno prima del Patto Molotov-Ribbentrop). Con l'avvento del fascismo molti avevano infatti cominciato a pronosticare la morte della "democrazia borghese" e a ritenere che fascismo o comunismo sovietico fossero le sole vie possibili. L'abilità manipolatoria della propaganda e l'impossibilità per molti militanti comunisti di visitare di persona l'URSS (diversamente dai dirigenti del partito) e rendersi conto della reale situazione del paese favorirono il dittatore [senza fonte]. Già dagli anni trenta importanti scrittori progressisti, come André Gide, dopo il viaggio in Unione Sovietica, organizzato dalle autorità sovietiche, criticarono la natura di quel sistema: « E io penso che in nessun paese oggi, fosse pure nella Germania di Hitler, lo spirito sia meno libero, altrettanto asservito, intimidito (leggi: terrorizzato), schiavo. » (André Gide, Retour de l'URSS, 1936) Tra le testimonianze sui campi di concentramento staliniani a partire dagli anni trenta e quaranta e tra le opere letterarie di denuncia sulla repressione staliniana il romanzo Buio a mezzogiorno (1941) di Arthur Koestler, che aveva rotto con il comunismo proprio per questa ragione. Altri intellettuali che spezzarono il conformismo sull'URSS, allora imperante nel mondo progressista, furono George Orwell, André Gide, Ignazio Silone (tutti e tre ex-comunisti). Anche Antonio Gramsci, l'ex segretario del Partito Comunista d'Italia, dal carcere dove era detenuto a causa della sua opposizione al fascismo, fece conoscere la sua opposizione alla persecuzione di Trotzkij e dei vecchi dirigenti bolscevichi. Anche dopo la seconda guerra mondiale furono numerose le denunce e le testimonianze fra le quali quella di Alexander Solzhenitsyn. Alla fine della seconda guerra mondiale il potere di Stalin e la sua ideologia si espansero nelle zone che l'Armata Rossa aveva liberato dal nazismo ed occupato. Dove esisteva un movimento comunista di massa, come in Cecoslovacchia, le purghe eliminarono presto i dirigenti non in linea con l'URSS o non sufficientemente malleabili, mentre i partiti non comunisti, maggioritari, venivano sciolti o posti sotto controllo dei partiti comunisti filosovietici . Alla fine l'Europa orientale vide nascere una cintura di Stati satelliti saldamente controllati dall'URSS e con sistemi politico-sociali ricalcati sul modello sovietico. La reazione dell'Occidente, che in quel momento voleva dire soprattutto Stati Uniti d'America, all'espansione dell'influenza dell'URSS portò ad un progressivo irrigidimento dei due grandi blocchi che si configurò come guerra fredda. L'espansione dell'ideologia marxista-leninista andò oltre l'avanzata dell'Armata Rossa, raggiunse infatti la Repubblica Popolare Cinese, che sarebbe stata proclamata nel 1949 da Mao Tse Tung e l'Albania di Enver Hoxha che erano il frutto di una lotta civile e di una resistenza antifascista interne, a queste va aggiunta la Repubblica socialista federale di Jugoslavia presieduta dal Maresciallo Tito, nella quale l'Armata Rossa non si stabilì pur avendo partecipato alla lotta per la liberazione dell'occupazione nazista. I governi di questi paesi dopo un primo periodo di buoni rapporti dimostrarono che non avevano nessuna intenzione di sottomettersi passivamente ai dettami dell'URSS quindi in epoche differenti ruppero con l'URSS teorizzando anche una propria versione dell'ideologia marxista-leninista: maoismo, hoxhismo (chiamato a volte enverismo) e il titoismo, metodologicamente non dissimili dallo stalinismo e, comunque, espressione del cosiddetto capitalismo di Stato in varie versioni. Dopo Stalin [modifica] Dopo la morte di Stalin nel 1953 ci furono da parte dei paesi e dei partiti satelliti dei tentativi di scrollarsi dal pesante dominio sovietico ma questi tentativi vennero repressi duramente. I partiti dell'europa occidentale, già membri del Comintern, seguirono le posizioni dell'URSS in linea generale fino al 1968, la Primavera di Praga, quando per la prima volta non furono d'accordo con le scelte fatte dalla dirigenza sovietica. Da quel momento in poi questi partiti si allontanarono sempre più dall'ideologia marxista-leninista fino a quando verso la fine degli anni settanta si spostarono su posizioni eurocomuniste. Crollo del Muro [modifica] Verso la fine del secolo XX lo stato di necessità economica e sociale in cui versava l'URSS spinsero i vertici del partito comunista sovietico ed in primis il Presidente Mihail Gorbacëv ad attuare una politica di rifondazione dello stato e di apertura al mondo occidentale, definita al tempo Perestrojka. A partire da questo momento (1985) il cammino dell'URSS si farà sempre più aperto allentando la stretta sull'Europa orientale, sul regime illiberale e sulla chiesa ortodossa. In alcuni paesi (Cina, Corea del Nord, Cuba, Laos, Vietnam) permangono al potere dei regimi controllati da partiti che erano espressione dell'ideologia marxista-leninista e delle sue variazioni, ma hanno adottato in misura più o meno ampia un' economia maggiormente improntata a criteri pragmatici. Nei cinque stati a regime comunista vivono, complessivamente, circa 1.428.000.000 di persone. Trotsky e il comunismo rivoluzionario [modifica] Lev Trotsky Lev Trotsky, il teorico della Rivoluzione Permanente, bollato come il traditore numero uno e costretto a fuggire dall'URSS, denunciò la politica di Stalin ma con scarso successo. Fondò nel 1938 la Quarta Internazionale, formata da gruppi e partiti comunisti dissidenti definiti, ma non da lui, trotskisti, ma fu ucciso nel 1940 in Messico da un sicario di Stalin. Nonostante Lenin preferisse Trotsky come successore, Stalin riuscì ad esautorarlo e ad esiliarlo, riuscendo a portare a compimento il proprio progetto di Stato e di Partito. Ne risultò una società paralizzata da un apparato burocratico elefantiaco. La cura a questa situazione fu teorizzata da Trotsky ne "La rivoluzione tradita" e consisteva in una seconda rivoluzione ("politica" in contrasto a quella "sociale" dell'Ottobre) che avrebbe dovuto portare il popolo a riprendersi lo Stato, togliendolo di mano ai "burocrati" che avevano assunto il ruolo di casta privilegiata al potere (non però di nuova "classe dominante") al posto dei lavoratori salariati[5]. I movimenti comunisti nell'antifascismo [modifica] La prima guerra mondiale, con i suoi milioni di morti, e la crisi economica del 1929 sembravano, nella visione dei comunisti e più in generale della sinistra, confermare la crisi del capitalismo e dell'imperialismo. Allo stesso tempo però i comunisti, insieme alle altre forze di sinistra dell'epoca, dovettero prendere atto di un fenomeno nuovo: la crisi e l'impoverimento delle nazioni europee non portava a rivoluzioni progressiste, ma all'abolizione della democrazia e all'affermarsi di regimi autoritari di destra, di cui gli esempi più eclatanti erano il fascismo italiano e il nazismo tedesco. L'avvento del fascismo colse i comunisti, come altri gruppi politici, impreparati. Sebbene l'antifascismo italiano avesse una forte impronta liberale (Manifesto degli intellettuali antifascisti del 1925 di Benedetto Croce), i comunisti si diedero un'organizzazione clandestina anche dopo l'affermazione del regime. Il ruolo fondamentale svolto dai comunisti nell'antifascismo è stato spiegato in diversi modi: essi erano per lo più persone con forti convinzioni ideali, preparate a un'eventuale azione clandestina e alla possibilità di essere perseguitate per le loro idee politiche. Inoltre i comunisti che militavano nei partiti membri del Comintern avevano alle loro spalle l'organizzazione di questa e il prestigio dell'URSS, anche se non sempre i sovietici li appoggiarono in modo effettivo. Nel primo periodo, infatti, lo sforzo antifascista dei comunisti ebbe un grosso limite nella politica del Comintern di considerare le forze riformiste di sinistra nemici da combattere anziché alleati: il termine "socialfascismo" coniato per bollare i socialdemocratici fu la manifestazione più evidente di questo atteggiamento. Si pensava infatti che il fascismo sarebbe stato un fenomeno transitorio (tesi questa condivisa da molti osservatori dell'epoca), che sarebbe crollato lasciando via libera alla lotta tra comunisti e loro oppositori per creare una società alternativa al capitalismo e che i socialdemocratici, compromessi con le forze conservatrici, si sarebbero trovati dalla parte opposta delle barricate. Questa politica fu in parte imposta da Stalin e in parte inizialmente caldeggiata da alcuni partiti comunisti, come il Partito Comunista Tedesco, che erano divisi da un'aspra rivalità con i socialdemocratici. Per ulteriori approfondimenti su questo punto si può leggere Nascita e avvento del fascismo dell'ex comunista italiano Angelo Tasca, e Da Potsdam a Mosca di Margaret Buber-Neumann, compagna di uno dei principali dirigenti del Partito Comunista tedesco. Le conseguenze disastrose dell'avvento del fascismo e la repressione da parte dei regimi fascisti di coloro che professavano l'ideologia comunista (fra le numerose vittime Antonio Gramsci, secondo segretario del Partito Comunista d'Italia, morto al termine di una lunga carcerazione durante la quale non ebbe pieno accesso alle cure mediche necessarie per il suo grave stato di salute) portarono a un ripensamento della posizione del Comintern e alla nuova politica dei Fronti Popolari, alleanze di tutte le forze di sinistra in funzione democratica e antifascista: il primo esempio di Fronte Popolare fu quello spagnolo che vinse le elezioni nel 1936 (vedi anche voce Guerra civile spagnola). Poco tempo dopo anche in Francia si affermò un governo di Fronte Popolare, formato da socialisti e radicali e appoggiato dai comunisti dall'esterno. Durante la guerra di Spagna la sezione locale del Comintern, che inizialmente nel paese non era che un piccolo partito, acquisì una forza e un prestigio notevole grazie agli aiuti militari che l'URSS fece pervenire ai repubblicani spagnoli e che si trovò a gestire. Il Comintern favorì la nascita e l'organizzazione delle Brigate Internazionali, che erano aperte agli antifascisti di ogni tendenza politica, che permisero a chi voleva dare il suo contributo individuale alla causa spagnola di partecipare alla lotta. Proprio in Spagna però si manifesta, fuori dall'isolamento dell'URSS, la repressione staliniana dei comunisti che non volevano piegarsi alle posizioni del Comintern. In questo paese esistevano infatti un forte movimento anarchico (vedi paragrafo comunismo anarchico) rappresentato dai sindacati FAI (Federación Anarquista Ibérica) e CNT (Confederación Nacional del Trabajo), e un piccolo ma attivo partito marxista di vaga ispirazione trotskista e antisovietica, il POUM (Partido Obrero de Unificación Marxista). La principale differenza di indirizzo politico tra POUM e i filo-sovietici durante la guerra era che i primi ritenevano inseparabili guerra antifascista e rivoluzione socialista, mentre per i secondi ogni altro obiettivo doveva essere subordinato alla vittoria sul generale Francisco Franco e i suoi miliziani. Sotto istigazione di Stalin il POUM venne accusato di essere un movimento di traditori che "oggettivamente" favorivano i fascisti e i suoi membri perseguitati (Andreu Nin, il segretario, venne torturato e assassinato in carcere). Parallelamente gli esperimenti di "comunismo libertario" e autogestito degli anarchici venivano scoraggiati o interrotti, anche se i dirigenti anarchici riuscirono per lo più a salvarsi dal terrore staliniano grazie alla loro forza politica. Il 17 maggio 1937 a Barcellona si ebbero addirittura violenti scontri armati tra POUM e CNT da una parte e combattenti inquadrati nelle organizzazioni del PSUC (Partit Socialista Unificat de Catalunya), vicino al Partido comunista de España dall'altra. Questi fatti sono stati riportati tra gli altri da George Orwell, allora combattente in Spagna in Omaggio alla Catalogna e trasposti cinematograficamente da Ken Loach in Terra e Libertà. Il movimento comunista si è impegnato anche nella resistenza all'occupazione nazifascista, durante la seconda guerra mondiale. In Europa notevole fu l'impegno nella resistenza jugoslava, italiana, francese, greca, polacca, cecoslovacca e in Asia nella resistenza cinese, malese e filippina. Esperienze comunitarie moderne [modifica] Attualmente un piccolo numero di persone, provenienti soprattutto dalle regioni industrializzate, hanno scelto di uscire dalla società moderna e di vivere in comunità, piccole società alternative: il fenomeno vide il suo apice durante il boom della contro-cultura negli anni 1960, ma in misura ridotta dura tuttora. Queste persone sono spesso designate come nuovi bohemién o hippies. Critiche al comunismo [modifica] Per approfondire, vedi la voce Critiche al comunismo. La dottrina della Chiesa si è sempre pronunciata a favore dell'inviolabilità della proprietà privata vista come prolungamento della persona stessa. La messa in comune della proprietà è proposta dalla Chiesa solo su base volontaria come gesto di adesione ai consigli evangelici. « Il diritto alla proprietà privata, acquisita o ricevuta in giusto modo, non elimina l'originaria donazione della terra all'insieme dell'umanità. La destinazione universale dei beni rimane primaria, anche se la promozione del bene comune esige il rispetto della proprietà privata, del diritto ad essa e del suo esercizio. » (Catechismo della Chiesa cattolica, III, sez. ii, cap. 2, art. 7, 2403[6]) Molti scrittori e attivisti politici si sono dimostrati critici nei confronti del comunismo: dissidenti del blocco sovietico Aleksandr Isaevic Solzenicyn, Arthur Koestler e Václav Havel; economisti Friedrich von Hayek, Ludwig von Mises e Milton Friedman; storici e sociologi Hannah Arendt, Robert Conquest, Daniel Pipes e R. J. Rummel; filosofi come Karl Popper, per citarne alcuni. Alcuni studiosi, tra questi Conquest, argomentano contro il marxismo sottolineando la violazione dei diritti umani da parte dei regimi comunisti, particolarmente a opera di Stalin e Mao Zedong. La maggior parte degli studiosi e dei politici contrari al comunismo tendono a vedere le vittime e i reati causati dai regimi comunisti come conseguenze inevitabili dell'applicazione del marxismo, mentre pensatori e politici vicini al comunismo solitamente sostengono la mancanza di un rapporto tra gli ideali e quanto compiuto dai vari regimi a essi ispirati. Ciò varrebbe in particolare per il regime staliniano in Unione Sovietica, visto come una degenerazione del marxismo[7]. Esistono, naturalmente, anche critiche alle teorie economiche sviluppate da Marx e dai marxisti. Hayek, tra gli altri, sostiene che il possesso collettivo dei mezzi di produzione può essere mantenuto solo attraverso un'autorità centrale di qualche tipo, che tende, a causa dell'enorme potere del quale è investita, a diventare totalitaria, violando le libertà civili e politiche quindi eliminando tutti gli oppositori politici. L'economista sostiene inoltre che libertà e diritti possano essere conservati solamente attraverso la salvaguardia della proprietà privata e dell'economia di mercato ossia due libertà essenziali per la teoria liberale e liberista. Storia del termine [modifica] Nonostante l'idea di una società comunista si sia sviluppata fin dall'antichità, i termini socialismo e comunismo sono di origine settecentesca e divengono di uso comune solo con l'affermarsi della Rivoluzione industriale. Nonostante ciò, il termine comunismo spesso viene usato per descrivere tutte le teorie, anche antecedenti alla nascita del termine, che prevedono il possesso collettivo dei mezzi di produzione e l'abolizione della proprietà privata. Molte di queste teorie però mancano di alcune fondamentali caratteristiche del comunismo moderno e contemporaneo (in particolar modo l'assenza di classi e l'egualitarismo). In questi casi si usano quindi anche termini differenti per marcare questa differenza: si parla di teorie comunistiche, o di comunismo ante litteram. Fino alla pubblicazione del Manifesto del Partito Comunista nel 1848, i termini socialismo e comunismo erano considerati intercambiabili. Nell'opera, invece, Marx ed Engels operano la suddivisone tra «socialismo utopistico» e «socialismo scientifico», che essi chiamano anche comunismo. Gli autori volevano evidenziare polemicamente le differenze tra le teorie socialiste allora diffuse (Saint-Simon, Fourier, Proudhon e Owen) e la loro, che si proponeva di essere scientifica, in quanto basata su fatti e leggi, e non su idee od utopie. Scrivono infatti nel Manifesto: «Le proposizioni teoriche dei comunisti non poggiano affatto su idee, su principi inventati o scoperti da questo o quel riformatore del mondo. Esse sono semplicemente espressioni generali di rapporti di fatto di una esistente lotta di classi, cioè di un movimento storico che si svolge sotto i nostri occhi». Nonostante le loro affermazioni, molti hanno criticato che il marxismo sia in effetti scientifico: in particolare Karl Popper, che basa la sua critica sulla non falsificabilità delle teorie marxiste. In ogni modo il termine comunismo continuò a essere un sinonimo di socialismo per tutto l'Ottocento: basti ricordare che i partiti che prendevano parte alla Seconda internazionale, tutti di ispirazione marxista, venivano tutti denominati socialisti o socialdemocratici. La definitiva separazione dei due termini avvenne per iniziativa di Lenin: nel 1917 il Partito Operaio Socialdemocratico Russo, per evidenziare il distacco tra le posizioni del socialismo riformista e il socialismo rivoluzionario, assunse la denominazione di Partito Comunista Russo. Da allora si definiscono comunisti tutti i partiti di ispirazione rivoluzionaria, mentre socialisti o socialdemocratici si definiscono i partiti sostenitori di un avanzato programma di riforme che rimangano tuttavia nell'alveo della società capitalistica, senza proporsi l'obiettivo di una trasformazione socialista della società. Note [modifica] 1.. ^ *Karl Marx, Lettera a Weydemeyer (5/3/1852) 2.. ^ Michail Bakunin, Stato e Anarchia 3.. ^ *Karl Matx, Indirizzo del consiglio generale dell'Associazione Internazionale dei lavoratori, 1871 4.. ^ Togliatti: "Invano avremmo sperato di andare avanti per riportare successi, se non avessimo avuto VOI, dirigente, animatore, capo geniale (...) Noi sappiamo che senza di Voi, compagno Stalin, il popolo italiano si troverebbe oggi in condizioni incomparabilmente più dure (...) Voi ci avete insegnato ad essere comunisti, a lottare in tutte le condizioni, ad essere fedeli sino all'ultimo ai principi del marxismo-leninismo, a servire la causa della emancipazione dei lavoratori. Ci impegnamo ad essere fedeli al vostro insegnamento (...) Salutiamo in voi la forza invincibile della classe operaia, la realizzazione dei più alti ideali dell'umanità. Vi auguriamo lunghi anni di vita e di salute, per il bene dei popoli dell'Unione Sovietica, per il bene della classe operaia e dei popoli del mondo intero. Gloria a Voi, compagno Stalin! (da "Rinascita n. 12 del 21 dicembre 1949 - Messaggio per il 70° compleanno di Stalin [1] 5.. ^ Trockij, Lev, La rivoluzione tradita, tr. it. di L. Maitan, Samonà e Savelli, Roma, 1968 6.. ^ Da vatican.va. 7.. ^ * Lepre, Aurelio, Che c'entra Marx con Pol Pot? Il comunismo tra Oriente ed Occidente, Laterza, Bari, 2001. a.. Losurdo, Domenico, Utopia e stato d'eccezione. Sull'esperienza storica del "socialismo reale", Laboratorio politico, Napoli, 1996. a.. Canfora, Luciano, Pensare la rivoluzione russa, Teti, Milano, 1995. -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/png Dimensione: 858 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/jpeg Dimensione: 21845 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/png Dimensione: 1376 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... 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Nome: non disponibile Tipo: image/jpeg Dimensione: 6156 bytes Descrizione: non disponibile URL: _______________________________________________ Bsf mailing list Bsf a bresciasocialforum.org https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf Passa a Yahoo! Mail. La webmail che ti offre GRATIS spazio illimitato, antispam e messenger integrato. http://it.mail.yahoo.com/               -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From fernando.sca a virgilio.it Thu Feb 19 23:35:56 2009 From: fernando.sca a virgilio.it (F. Scarlata) Date: Thu, 19 Feb 2009 23:35:56 +0100 Subject: [Bsf] R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11 References: <713949.98047.qm@web28001.mail.ukl.yahoo.com> Message-ID: <007b01c992e2$71501e30$9a90fea9@piv> Lode al comunismo È ragionevole chiunque lo capisce. È facile. Non sei uno sfruttatore, lo puoi intendere. Va bene per te, informatene. Gli idioti lo chiamano idiota e, i suicidi, suicidio. È contro il sudiciume e contro l'idiozia. Gli sfruttatori lo chiamano delitto. Ma noi sappiamo: è la fine dei delitti. Non è una follia, ma invece fine della follia. Non è il caos, ma l'ordine, invece. È la semplicità che è difficile a farsi. Bertold Brecht ----- Original Message ----- From: "Lorenzo Mazzù" To: Sent: Thursday, February 19, 2009 11:00 PM Subject: [Bsf] R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11 Ma la voglismo smettere co 'sto comunismo???!!!!!! Ma quante bastonate dobbiamo prendere ancora prima di capirla??? Ma la sinistra è solo auspicio al ritorno al comunismo? Cos'è diventato il buon vecchio social forum????!!!!! Basta!!! Basta!!!! Basta!!!!! Mi disiscrivo!!! Adios! Lorenzo From aggregatione a yahoo.com.ar Fri Feb 20 02:20:50 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Fri, 20 Feb 2009 02:20:50 +0100 Subject: [Bsf] R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11 References: <713949.98047.qm@web28001.mail.ukl.yahoo.com> Message-ID: La vida no vale nada La vida no vale nada si no es para perecer porque otros puedan tener lo que uno disfruta y ama. La vida no vale nada si yo me quedo sentado después que he visto y soñado que en todas partes me llaman. La vida no vale nada cuando otros se están matando y yo sigo aquí cantando cual si no pasara nada. La vida no vale nada si escucho un grito mortal y no es capaz de tocar mi corazón que se apaga. La vida no vale nada si ignoro que el asesino cogió por otro camino y prepara otra celada. La vida no vale nada si se sorprende a mi hermano cuando supe de antemano lo que se le preparaba. La vida no vale nada si cuatro caen por minuto y al final por el abuso se decide la jornada. La vida no vale nada si tengo que posponer otro minuto de ser y morirme en una cama. La vida no vale nada si, en fin, lo que me rodea no puedo cambiar cual fuera lo que tengo y que me ampara. Y por eso, para mí, la vida no vale nada. (1975) Pablo Milanès, cantautor cubano ----- Original Message ----- From: "Lorenzo Mazzù" To: Sent: Thursday, February 19, 2009 11:00 PM Subject: [Bsf] R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11 Ma la voglismo smettere co 'sto comunismo???!!!!!! Ma quante bastonate dobbiamo prendere ancora prima di capirla??? Ma la sinistra è solo auspicio al ritorno al comunismo? Cos'è diventato il buon vecchio social forum????!!!!! Basta!!! Basta!!!! Basta!!!!! Mi disiscrivo!!! Adios! Lorenzo --- Mer 18/2/09, bsf-request a bresciasocialforum.org ha scritto: Da: bsf-request a bresciasocialforum.org Oggetto: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11 A: bsf a bresciasocialforum.org Data: Mercoledì 18 febbraio 2009, 15:24 Invia le richieste di iscrizione alla lista Bsf all'indirizzo bsf a bresciasocialforum.org Per iscriverti o cancellarti attraverso il web, visita https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf oppure, via email, manda un messaggio con oggetto `help' all'indirizzo bsf-request a bresciasocialforum.org Puoi contattare la persona che gestisce la lista all'indirizzo bsf-owner a bresciasocialforum.org Se rispondi a questo messaggio, per favore edita la linea dell'oggetto in modo che sia più utile di un semplice "Re: Contenuti del digest della lista Bsf..." Argomenti del Giorno: 1. Foibe: una giornata da dimenticare (Paco) 2. ASSOCIAZIONE PER LA SINISTRA DI BRESCIA: COMINCIA ILVIAGGIO..... COMUNISMO?! (Paco) Foibe: una giornata da dimenticare (17 febbraio 2009) Anche se quest'anno la vergognosa speculazione politica sul caso Englaro ha impedito alle "celebrazioni" del "giorno della memoria" di avere un significativo impatto mediatico, il 10 febbraio ha comunque confermato quel processo di offuscamento ideologico della memoria storica portato avanti da vent'anni da istituzioni e partiti di destra o "sinistra". Una vera e propria campagna di disinformazione volta a riscrivere la storia, finalizzata alla diffusione di stereotipi sciovinisti e razzisti, tesa a porre sullo stesso piano partigiani e repubblichini, con l'intenzione di gettare fango su quelle componenti della Resistenza che hanno lottato per l'emancipazione e la giustizia sociale. Perché controllare il passato vuol dire anche controllare il futuro... Uno degli esempi più nitidi dell'ondata revisionista è il dibattito che negli ultimi anni si è scatenato intorno alla questione delle foibe. È stato completamente rimosso il massacro perpetrato per più di vent'anni dal regime fascista in Istria e Dalmazia; i numeri degli infoibati sono stati gonfiati a dismisura; gli stessi morti sono stati presentati come semplici "italiani" vittime della barbarie "slava" e "comunista", senza che venga fatto alcun accenno al loro ruolo negli apparati fascisti. Così l'estrema destra, appoggiandosi alle istituzioni, rialza la testa e rivendica una qualche credibilità. È così che a Padova un corteo di Forza Nuova viene protetto dalla polizia, che carica violentemente gli antifascisti arrestandone uno; sempre a Padova le istituzioni negano lo spazio assegnato ad un'iniziativa studentesca contro il revisionismo storico, per ragioni di "ordine pubblico"; a Cagliari ancora le forze dell'ordine caricano un centinaio di antifascisti impegnati a contestare la fiaccolata dell'estrema destra cittadina; all'Università di Tor Vergata i fascisti si presentano scortati dai loro rappresentanti istituzionali, pretendendo di candidarsi alle elezioni. Ovunque, però, la determinazione dei compagni ha mostrato che i fascisti non avranno mai quella legittimità che la storia, e le loro disgustose idee e pratiche, gli negano: a Padova il presidio ha visto la partecipazione decisa di centinaia di studenti; l'iniziativa pubblica si è tenuta lo stesso; a Cagliari il presidio spontaneo ha trovato la piena solidarietà della cittadinanza; a Roma i fascisti sono stati cacciati ancora una volta dall'ateneo. Anche a Napoli abbiamo provato a dare il nostro contributo a questa lotta per la memoria, contro vecchi e nuovi fascismi, con un'iniziativa di controinformazione all'Università. È necessario infatti che proprio dalle nostre aule si alzi una voce critica e consapevole della criminalità che hanno rappresentato e rappresentano sempre le politiche nazionaliste, militariste e razziste. La vergognosa scritta fascista, apparsa sui muri dell'università durante la notte che precedeva la nostra iniziativa, è stata subito cancellata. Al suo posto ci sono le parole che dobbiamo tenere sempre a mente: "Ora e sempre Resistenza". Collettivo Autorganizzato Universitario - Napoli http://cau.noblogs.org/ -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: Comunismo Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Vai a: Navigazione, cerca Disambiguazione - Questa voce riguarda il comunismo come forma di società e come movimento avente per obiettivo la realizzazione della società comunista. Per questioni riguardanti l'organizzazione politica del movimento, si veda la voce partito comunista; per gli stati governati da un partito comunista si veda stato socialista. « Il comunismo è la dottrina delle condizioni della liberazione del proletariato [cioè di] quella classe della società che trae il suo sostentamento soltanto e unicamente dalla vendita del proprio lavoro, e non dal profitto di un capitale » (Karl Marx e Friedrich Engels, Princìpi del Comunismo) « Questo comunismo [...] è la vera risoluzione dell'antagonismo tra la natura e l'uomo, tra l'uomo e l'uomo, la vera risoluzione della contesa tra l'esistenza e l'essenza, tra l'oggettivazione e l'autoaffermazione, tra la libertà e la necessità, tra l'individuo e la specie. È la soluzione dell'enigma della storia, ed è consapevole di essere questa soluzione » (Karl Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844 III, 4) Friedrich Engels Per comunismo si intende in primo luogo una realtà sociale che presuppone la comunanza dei mezzi di produzione e l'organizzazione collettiva del lavoro, a cui si accompagna l'assenza dello Stato. Per consuetudine moderna è chiamato comunismo il movimento politico riferito prevalentemente a Karl Marx e Friedrich Engels, ma anche a utopisti o rivoluzionari come Étienne Cabet, François-Noël Babeuf, Henri de Saint-Simon, Charles Fourier, Auguste Blanqui. Anche il movimento anarchico ha come fine una società dai caratteri comunisti. Per estensione, è chiamato comunismo il movimento dai molteplici aspetti che ha difeso o, secondo alcuni, travisato, le sue premesse storiche. Le correnti di tale movimento hanno quasi sempre preso il nome da capi politici che si sono distinti nelle varie rivoluzioni moderne: marxismo, leninismo, stalinismo, trotskismo, maoismo, ecc. Per Marx ed Engels il comunismo non era un principio filosofico, una dottrina politica e tanto meno una utopia, ma un divenire della realtà nell'epoca del capitalismo sviluppato: « Il comunismo non è una dottrina ma un movimento; non muove da princìpi ma da fatti. I comunisti non hanno come presupposto questa o quella filosofia, ma tutta la Storia finora trascorsa e specialmente i suoi attuali risultati reali nei paesi civili. » (Friedrich Engels, Deutsche- Brusseler- Zeitung n. 80 del 7 ottobre 1847) « Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. » (Karl Marx e Friedrich Engels. L'Ideologia tedesca, 1846) Dopo Marx ed Engels - e almeno fino ai primi tre congressi dell'Internazionale Comunista (1919, 1920, 1921) - le questioni riguardanti il divenire della società comunista furono affrontate dal movimento socialista e comunista secondo criteri "scientifici" (o almeno queste erano le intenzioni; tali criteri furono descritti ad esempio da Engels in Il socialismo dall'utopia alla scienza, un capitolo del suo Antidühring elaborato per la pubblicazione in opuscolo). Da quegli anni in poi, le già gravi divergenze all'interno del movimento si approfondirono e non sarà più possibile parlarne in modo unitario. Indice [mostra] a.. 1 Storia a.. 1.1 Età antica b.. 1.2 Età moderna c.. 1.3 Il Settecento d.. 1.4 L'Ottocento b.. 2 Teoria del movimento comunista a.. 2.1 Karl Marx e il Manifesto del Partito Comunista b.. 2.2 Sviluppi successivi del pensiero marxista c.. 2.3 Comunismo anarchico contro comunismo marxista d.. 2.4 La Comune di Parigi c.. 3 L'Unione Sovietica a.. 3.1 La Rivoluzione d'Ottobre b.. 3.2 Stalin e l'URSS c.. 3.3 Dopo Stalin d.. 3.4 Crollo del Muro e.. 3.5 Trotsky e il comunismo rivoluzionario d.. 4 I movimenti comunisti nell'antifascismo e.. 5 Esperienze comunitarie moderne f.. 6 Critiche al comunismo g.. 7 Storia del termine a.. 7.1 Note h.. 8 Voci correlate a.. 8.1 Documenti b.. 8.2 Teorici del comunismo c.. 8.3 Storia del comunismo sovietico d.. 8.4 Evoluzione del comunismo e.. 8.5 Opposizioni e critiche al comunismo i.. 9 Bibliografia a.. 9.1 Per la sezione "Comunismo anarchico" j.. 10 Altri progetti k.. 11 Collegamenti esterni Storia [modifica] Per approfondire, vedi la voce Storia del comunismo. L'aspirazione a una società egualitaria ha origini assai lontane e ha dato vita nel corso dei secoli a teorie che nel tempo hanno assunto connotazioni e realizzazioni differenti suscitando consensi e critiche di ogni genere. Di seguito ne ripercorriamo i passi salienti: Età antica [modifica] Molti pensatori occidentali hanno concepito idee di comunismo, alcune molto simili a quelle poi divenute note con questo termine nel XIX secolo. Il principio della comunione dei beni era un carattere proprio del cristianesimo delle origini. Nel secondo capitolo degli Atti degli Apostoli, ai versetti 44-48, si descrive il funzionamento della prima comunità cristiana, mettendo in risalto l'aspetto della comunione dei beni. Tale comunione non era stabilita per norma, i fedeli vi aderivano volontariamente. Si veda in proposito l'episodio di Anania e Saffira: « Un uomo di nome Anania con la moglie Saffira vendette un suo podere e, tenuta per sé una parte dell'importo d'accordo con la moglie, consegnò l'altra parte deponendola ai piedi degli apostoli. Ma Pietro gli disse: "Anania, perché mai satana si è così impossessato del tuo cuore che tu hai mentito allo Spirito Santo e ti sei trattenuto parte del prezzo del terreno? Prima di venderlo, non era forse tua proprietà e, anche venduto, il ricavato non era sempre a tua disposizione? Perché hai pensato in cuor tuo a quest'azione? Tu non hai mentito agli uomini, ma a Dio". All'udire queste parole, Anania cadde a terra e spirò. E un timore grande prese tutti quelli che ascoltavano. Si alzarono allora i più giovani e, avvoltolo in un lenzuolo, lo portarono fuori e lo seppellirono. Avvenne poi che, circa tre ore più tardi, entrò anche sua moglie, ignara dell'accaduto. Pietro le chiese: "Dimmi: avete venduto il campo a tal prezzo?". Ed essa: "Sì, a tanto". Allora Pietro le disse: "Perché vi siete accordati per tentare lo Spirito del Signore? Ecco qui alla porta i passi di coloro che hanno seppellito tuo marito e porteranno via anche te". D'improvviso cadde ai piedi di Pietro e spirò. Quando i giovani entrarono, la trovarono morta e, portatala fuori, la seppellirono accanto a suo marito. E un grande timore si diffuse in tutta la Chiesa e in quanti venivano a sapere queste cose.. » (Atti 5,1-11) Sant'Ambrogio sosteneva che la proprietà privata era un prestito fatto ai singoli dalla collettività, la quale aveva il diritto di riappropriarsene per il bene comune. Gli stessi ideali troveranno spazio negli ordini monastici, a partire dai benedettini, la cui regola, scritta direttamente dal Santo, era prettamente comunistica; oppure, soprattutto nel medioevo, in alcuni movimenti ereticali (come quello dei dolciniani). Anche le civiltà precolombiane in America sono di tipo comunistico. Età moderna [modifica] Tommaso Moro Ideali di tipo comunistico e un progetto di abolire la proprietà privata tornano in auge all'epoca della Riforma protestante, con la guerra dei contadini, che sconvolge l'Europa ed è soffocata nel sangue. Fra i protagonisti di questo movimento rivoluzionario si annoverano Thomas Müntzer e Giovanni da Leida Qualche anno prima L'Utopia di Tommaso Moro e più tardi La Città del Sole di Tommaso Campanella descrivono ugualmente altre comunità ideali in vario grado comuniste. Il 1º aprile 1649 i diggers (zappatori, scavatori) cominciano a coltivare alcune terre nei pressi di Cobham, nel Surrey, in Inghilterra, secondo principi comunisti. Grazie agli scritti del loro portavoce Gerrard Winstanley, quello del Surrey è il gruppo di diggers sul quale si hanno più informazioni, ma abbiamo notizia dell'esistenza di diggers anche in altre località dell'Inghilterra. Il Settecento [modifica] Nel Settecento l'idea di comunismo trova nuove e più concrete formulazioni. Per quanto la linea teorica possa considerarsi abbastanza comune, bisogna distinguere due indirizzi principali, quello teologico, rappresentato principalmente da Étienne-Gabriel Morelly e Dom Descamps e quello materialistico, rappresentato da Jean Meslier. In forme diverse l'idea di comunismo aleggia durante tutto l'Illuminismo come conseguenza della nascente attenzione al concetto di uguaglianza tra tutti gli esseri umani. Essa era implicita nel Cristianesimo, che essendo una religione universalistica (contrariamente all'Ebraismo) proclamava l'uguaglianza di tutti gli uomini davanti a Dio, ma non davanti al potere temporale, che implicava una gerarchia di classi sociali con diversi compiti e diritti. Il comunismo aveva infatti abbastanza caratterizzato le comunità proto-cristiane sino al IV secolo, ma poi, dopo l'Editto di Milano, cessata una relativa clandestinità, alla luce del sole la nuova società cristiana si stratificava esattamente come quella romana pre-cristiana. Il concetto di eguaglianza ha influenzato in generale il pensiero del Settecento e un'uguaglianza civile, se non comunistica, era anche quella propugnata da Jean-Jacques Rousseau o da Gabriel Bonnot de Mably, il primo con una visione di tipo religioso, il secondo di tipo laico. Mably dichiarava: "Il legislatore agisce in maniera inutile se non si concentra sullo stabilimento dell'eguaglianza. Il bene possibile si ottiene con l'eguaglianza tra tutti gli uomini perché è essa che li tiene uniti.". Il più notevole sostenitore e teorizzatore del comunismo, e in senso decisamente ateo e materialistico, è Jean Meslier, che scrive nel ''Testament'': "Quasi universalmente accettato e autorizzato è l'abuso e l'appropriazione individuale che alcuni fanno dei beni e delle ricchezze della terra, i quali dovrebbero invece essere possesso di tutti e in parti uguali. La proprietà deve esser comune e tutti debbono usufruirne equamente e comunitariamente.". Queste le basi del comunismo materialistico di Meslier, che poi arringa i destinatari del ''Testament'' con queste parole: "Cercate di unirvi tutti insieme per scuotere il giogo tirannico dei vostri principi e dei vostri re; abbattendo i troni ingiusti e malvagi; rompete le teste coronate e umiliate la loro superbia. I più saggi di voi guidino e governino gli altri, è loro compito formulare leggi e decreti che mirino sempre, a seconda dei tempi, dei posti e delle situazioni, a difendere e a far progredire il bene pubblico.". Per quanto riguarda Étienne-Gabriel Morelly, egli ha invece una visione religiosa del comunismo, basata sul fatto che Dio ha fatto le leggi di natura perfette e buone e che basta combattere l'egoismo individualistico e rifarsi a Dio per ottenere comunione ed eguaglianza tra tutti gli uomini. Nel suo poema La Basiliade, o Naufragio alle Isole Galleggianti, egli immagina una società ideale in un luogo remoto, dove c'è una società comunista, senza classi e senza veri capi; retta armonicamente dal popolo tutto e in perfetto accordo ed armonia. Analogamente il frate benedettino Dom Deschamps a metà del Settecento proporne uno stato comunista basato su una morale di tipo monastico, opponendosi al materialismo di D'Holbach. Dom Deschamps ha influenzato notevolmente le concezioni pre-socialiste del Settecento anche grazie alla notorietà e alla rete di rapporti che il suo protettore, il marchese d'Argenson, gli ha fatto avere nei circoli intellettuali dell'epoca, facendogli conoscere D'Alembert, Voltaire e Robinet. Vanno poi ricordati fra gli interessanti esperimenti di "comunismo reale" anche le reducciones del Paraguay impiantate dai Gesuiti nel XVIII secolo. Le concezioni basate sulla religione deista di Voltaire e Rousseau agiranno anche in senso egualitaristico ma non comunistico, per quanto Rousseau col suo Le contrat social abbia dato un modello interessante di stato teologico, con dei Legislatori come classe emerita e rispettata, quasi sacerdotale, che ricorda da vicino il modello platonico di stato, con i filosofi come governanti. L'influenza di Voltaire e Rousseau sui teorici della Rivoluzione francese, di cui furono considerati i veri padri, e sul Giacobinismo, che riprende specialmente il fanatismo e l'intransigenza di Rousseau, è notevolissima. I materialisti atei come Helvétius, D'Holbach e Diderot hanno invece una visione differente della società, nel senso dell'equità, ma non dell'eguaglianza. Vi erano anche circoli rivoluzionari fortemente egualitari, e questa concezione sociale è incarnata nel pensiero e nei comportamenti di Jean Paul Marat. L'Ottocento [modifica] Molti idealisti del XIX secolo, colpiti dalla miseria materiale e morale della rivoluzione industriale, fondano con poca fortuna comunità utopistiche, soprattutto nel Nuovo Mondo. Il filosofo francese Étienne Cabet, nel suo libro Viaggi ed avventure di Lord William Carisdall in Icaria descrive una società ideale in cui un governo eletto democraticamente controlla tutte le attività economiche e supervisiona le attività sociali, lasciando solo la famiglia come unica altra unità sociale indipendente. Nel 1848 cerca senza successo di organizzare comunità icariane negli Stati Uniti d'America, anche se alcune piccole comunità icariane sopravvivono fino al 1898. Teoria del movimento comunista [modifica] Karl Marx e il Manifesto del Partito Comunista [modifica] Karl Marx Per approfondire, vedi la voce Marxismo. Le condizioni di estremo sfruttamento degli operai nel corso della prima fase della rivoluzione industriale, sollecitano la nascita tra di essi di una nuova coscienza politica, che a volte sfocia nell'elaborazione di tesi comuniste. Il più importante filosofo a credere nel comunismo è Karl Marx che usa il termine tra l'altro nel Manifesto del Partito Comunista scritto con Friedrich Engels. Con Marx ed Engels il comunismo diventa un movimento rivoluzionario. In contrasto con le idee utopistiche di Owen e Saint-Simon, Fourier, Marx ed Engels affermano che il comunismo non poteva emergere da piccole comunità isolate ma solo globalmente, dal corpo dell'intera società. Il Manifesto propone una lettura della storia sotto la lente del concetto di lotta di classe: il motore della storia è nel contrasto tra una piccola élite (la classe borghese), che possiede o controlla i mezzi di produzione e la grande maggioranza di persone, che non possiede quasi nulla. Nella fase storica descritta dal Manifesto (così come in tutte le opere di Marx e Engels), il capitalismo è qualitativamente connotato, come in (quasi) tutti i modi di produzione precedenti dalla dominanza di una classe sociale su un'altra (almeno). Nello specifico, la borghesia (i capitalisti), ossia la classe che detiene i mezzi di produzione e cioè le condizioni oggettive della produzione, estrinseca la propria dominanza sulla classe subordinata, il proletariato, ossia coloro che devono vendere la propria abilità al lavoro in cambio della sussistenza (salario), attraverso lo sfruttamento di questi ultimi che si concreta nel pagamento di una parte della giornata lavorativa, mentre la restante parte - il pluslavoro, poi plusvalore - è la radice sociale del profitto. Nell'opera Das Kapital (Il Capitale), Karl Marx analizza come i capitalisti comprassero forza lavoro dai lavoratori ottenendo il diritto di rivendere il risultato dell'attività produttiva ottenendo così un profitto (vedi Teoria del valore e Teoria marxiana del valore per i dettagli). Per Marx se le classi lavoratrici di tutti i paesi prendessero coscienza dei loro comuni obiettivi, si unirebbero per rovesciare il sistema capitalista. Lo considerava, se lo svolgimento della storia avesse seguito la logica di una razionalità hegeliana, un risultato inevitabile di un processo storico in atto; potendosi comunque verificare, qualora il socialismo non fosse riuscito ad imporsi, l'imbarbarimento della società attraverso la rovina di ambedue le classi in lotta e di tutte le classi. Dalle rovine del capitalismo sarebbe sorta una società in cui, dopo un periodo di transizione (dittatura del proletariato) in cui lo Stato avrebbe controllato i mezzi di produzione, la loro proprietà sarebbe passata alla società stessa nel suo complesso (lo Stato era destinato a dissolversi). Il pugno alzato è uno dei simboli più noti del comunismo. Spesso è raffigurato anche nella scultura, come in questa creazione di Alfonso Gialdini La dittatura del proletariato, come fase transitoria, veniva così a contrapporsi alla dittatura della borghesia, come imposizione alla minoranza dei capitalisti della volontà della stragrande maggioranza della popolazione (il proletariato). La proprietà privata sarebbe stata limitata agli effetti personali (proprietà individuale). La conseguenza della proprietà collettiva dei mezzi di produzione sarebbe stata, nell'ottica di Marx, la fine della divisione della società in classi sociali e, di conseguenza, la fine dello sfruttamento e la piena realizzazione dell'individuo[1]. Una tale società sarebbe stata costruita attorno all'economia del dono "da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo le sue necessità." Sviluppi successivi del pensiero marxista [modifica] Le idee di Marx sono state sviluppate in molte direzioni diverse: alcuni pensatori prendono da Marx solo il metodo di analisi della società, mentre il nascente movimento socialista ne abbraccia con entusiasmo la parte rivoluzionaria, mettendo in secondo piano il pensiero dei socialisti non marxisti (Pierre-Joseph Proudhon, l'anarchico Bakunin, i già citati utopisti e molti altri). Fu nel segno di Marx che fu creata la Seconda Internazionale Socialista. Nel periodo successivo alla morte di Marx al termine comunismo venne di solito preferito quello, allora equivalente, di socialismo. La grande divisione tra i seguaci delle idee di trasformazione sociale di Marx passava tra i cosiddetti socialisti riformisti o gradualisti come Eduard Bernstein (e per certi versi anche il suo oppositore Karl Kautsky) in Germania, Filippo Turati in Italia o i marxisti austriaci e, sul versante opposto, i socialisti rivoluzionari come Rosa Luxemburg in Germania o Giacinto Menotti Serrati in Italia. Entrambi i gruppi pensavano che il comunismo fosse la naturale evoluzione della società occidentale, che come era evoluta dal feudalesimo al capitalismo borghese per la crisi del feudalesimo stesso, sarebbe dovuta evolvere naturalmente da capitalista in comunista per via delle contraddizioni interne del capitalismo. La differenza stava nel metodo che ritenevano necessario per questa transizione: mentre i socialisti riformisti ritenevano che il passaggio si sarebbe verificato gradualmente, attraverso una serie di riforme sociali, i socialisti rivoluzionari pensavano, in accordo con Marx, che invece questo cambiamento non sarebbe mai avvenuto spontaneamente ma avrebbe richiesto una rivoluzione. Karl Marx e Friedrich Engels studiano anche altre forme di comunismo. Partendo dalle ricerche di Lewis Morgan e di altri antropologi loro contemporanei, affermano che i primi ominidi vivevano in una sorta di società comunista, chiamata comunismo primitivo: il poco che possedevano veniva condiviso fra tutti, come anche i prodotti dell'attività dei singoli (in massima parte cibo). Alcuni gruppi isolati di persone vivevano fino a pochi anni fa in questo modo. In tutte le società moderne tuttavia la proprietà privata gioca un ruolo fondamentale, facendo sorgere il concetto di società classista. Questa tesi venne criticata da alcuni indiani americani, come Russell Means, che vedevano il concetto di comunismo primitivo come una distorsione della realtà dovuta all'imposizione di uno schema teorico occidentale precostituito su una situazione che invece non coincideva affatto con questa visione semplicistica delle cose; peggio ancora, Means e gli altri denunciavano come questa distorsione fosse strumentale, dovuta al desiderio di ricavarne prove da portare a sostegno nel dibattito ideologico in Europa. In particolare, l'antropologia del XIX secolo, i cui risultati Marx e gli altri citavano come prova a favore delle loro tesi, era basata su ricerche pesantemente influenzate da pregiudizi razziali, prive di una vera comprensione delle culture in esame e di loro osservazioni dirette. Comunismo anarchico contro comunismo marxista [modifica] Pierre-Joseph Proudhon Contemporaneamente alle dottrine di Marx si era sviluppata tuttavia un'altra forma di dottrina comunista: il comunismo anarchico. L'anarchismo prende le mosse dal pensiero di Pierre-Joseph Proudhon: non tutti i pensatori che si sono definiti anarchici hanno tuttavia adottato un modello di economia comunista (lo stesso Proudhon a un certo punto rivalutò in parte la proprietà privata). La polemica tra Proudhon e Marx fu così violenta che quando il primo pubblicò un volume intitolato Filosofia della Miseria il secondo rispose con il pamphlet Miseria della filosofia. Lo scontro tra anarchici e marxisti divampò all'interno dell'Associazione internazionale dei lavoratori (Prima Internazionale). Tra il 1871 e il 1872 Marx ed Engels riuscirono definitivamente a mettere gli anarchici in minoranza e a farli espellere dall'Internazionale. Il più importante teorico anarchico del primo periodo è sicuramente il russo Michail Bakunin che espose la sua dottrina per lo più in Stato e Anarchia. Per Bakunin libertà e eguaglianza erano due obiettivi inscindibili. Lo Stato, con la sua divisione tra governati e governanti, tra chi possiede la cultura e chi esegue il lavoro fisico, era in sé stesso un apparato repressivo e doveva essere dissolto senza il passaggio per una fase intermedia. Bakunin individuò gli equivoci e i possibili rischi della nozione di Marx di dittatura del proletariato. Secondo Bakunin il marxismo era l'ideologia di quella che chiamava "élite della classe dominata", avviata a diventare classe dominante a sua volta, e, in particolare, era l'ideologia degli intellettuali sradicati. La conquista del potere da parte dei comunisti marxisti, secondo Bakunin, avrebbe portato non alla libertà ma a una dittatura tecnocratica. Se c'è uno Stato ci deve essere per forza dominio di una classe sull'altra... Che cosa significa che il proletariato deve elevarsi a classe dominante? È possibile che tutto il proletariato si metta alla testa del governo?... I marxisti sono consci di tale contraddizione e si rendono conto che un governo di scienziati sarà effettivamente una dittatura... Essi si consolano con l'idea che tale dominio sarà temporaneo... La massa del popolo verrà divisa in due armate, quella agricola e quella industriale, poste agli ordini degli ingegneri di Stato che costituiranno la nuova classe politico-scientifica privilegiata. [2] Il modello proposto da Bakunin era quello di una libera federazione di comuni, regioni e nazioni in cui i mezzi di produzione, collettivizzati, sarebbero stati direttamente nelle mani del popolo tramite un sistema di autogestione. Idee simili a quelle di Bakunin furono sviluppate da Pëtr Kropotkin, suo connazionale, scienziato oltre che filosofo. Criticando il darwinismo sociale che fungeva da giustificazione alla competizione capitalistica e all'imperialismo, nel suo saggio Mutual Aid (1902) Kropotkin si propone di dimostrare come tra le specie animali prevalgano la cooperazione e l'armonia. Proprio cooperazione ed armonia, senza necessità di una stratificazione gerarchica, dovrebbero essere i principi dell'organizzazione sociale umana. Kropotkin prende ad esempio le poleis greche, i comuni medievali ed altre esperienze storiche come esempi di società autogestite. L'etica non dovrebbe essere imposta dalle leggi dello Stato ma scaturire spontaneamente dalla comunità. Come Bakunin, Kropotkin si augura la scomparsa dello Stato e l'instaurazione di un comunismo federalista, autogestito e decentrato. La Comune di Parigi [modifica] Nonostante le divergenze i socialisti e gli anarchici di varie tendenze furono unanimi nel vedere nella Comune di Parigi (1871) il primo tentativo da parte del movimento operaio di creare una società comunista. I comunardi presero il controllo di Parigi per due mesi e combatterono tanto contro la Prussia che contro il governo francese. La Comune introdusse una serie di leggi che riducevano il potere dei detentori di proprietà, come quelle che cancellavano i debiti, prima di venire soppressa nel sangue. Per Marx la Comune di Parigi rappresentò il primo esempio concreto di "dittatura del proletariato"; egli sostenne con forza il coraggioso esperimento politico anche se in un primo momento ritenne l'impresa troppo azzardata[3]. L'Unione Sovietica [modifica] La Rivoluzione d'Ottobre [modifica] La falce e il martello, simbolo internazionale del Comunismo, rappresentano l'unità fra i lavoratori delle città (martello) e quelli delle campagne (falce). Per approfondire, vedi la voce Rivoluzione russa. L'uso del termine comunista cambia (e acquisisce un significato distinto da socialista) quando nel 1917 il Partito Operaio Socialista Democratico Russo (bolscevico, distinto dall'omonimo partito menscevico) partito leninista, assieme alla frazione di sinistra del Partito Socialista Rivoluzionario, conquista la maggioranza nei Soviet e prende il potere in Russia con la Rivoluzione d'ottobre, la quale successivamente, 1922, porterà alla fondazione della Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS). Dopo la rivoluzione Lenin propone infatti alle fazioni rivoluzionarie dei socialisti marxisti di espellere la fazione riformista, cambiare il nome dei loro partiti in Partito Comunista e unirsi in una nuova Internazionale (la terza), 1919, che poi diventa l'Internazionale Comunista, abbreviato in seguito in Comintern. La nuova Internazionale si ispira al modello sovietico, accetta, implicitamente, la leadership del Partito Comunista Panrusso (Bolscevichi) e adotta la versione bolscevica del marxismo. Ogni partito che voleva aderire doveva accettare le "Ventuno Condizioni" decise dal secondo congresso dell'Internazionale, fra le quali la dodicesima che indicava che i partiti aderenti dovevano basarsi sul principio del centralismo democratico, che prevedeva la possibilità di ampio dibattito interno ma che impediva l'espressione all'esterno di questo dibattito ed una organizzazione di tipo centralizzata con vasti poteri al centro. Nel pensiero di Lenin, come nel marxismo classico, il primo passo della presa del potere da parte del proletariato consisteva in una rivoluzione: il dominio borghese doveva essere sostituito dalla funzione-guida del proletariato (nel pensiero marxista classico questa fase viene chiamata, in opposizione polemica alla effettiva dittatura della borghesia, dittatura del proletariato). Lenin però, che aveva ripreso e ampliato la teoria di Hobson sull'imperialismo, a differenza di Marx che credeva che la rivoluzione sarebbe avvenuta nei paesi in cui il capitalismo era più avanzato, ipotizzò che la rivoluzione potesse avvenire prima nelle nazioni arretrate, come la Russia zarista, che erano più fragili perché subivano contemporaneamente sia le sollecitazioni interne del cambiamento sociale sia la pressione concorrente degli stati confinanti, economicamente e socialmente più moderni. Lenin puntava sul movimento di massa, alla cui testa doveva porsi il proletariato guidato da un'avanguardia proletaria composta di partiti coesi, bene organizzati e retti da una rigida disciplina. Questa versione del marxismo rientra nella teoria detta leninismo. La maggior parte dei socialisti rivoluzionari accettarono dopo qualche perplessità la proposta. Non mancarono però gli accesi critici di Lenin, come Rosa Luxemburg che intravide l'involuzione dittatoriale che la Rivoluzione d'Ottobre stava prendendo sotto la direzione del partito bolscevico. Stalin e l'URSS [modifica] Per approfondire, vedi la voce Stalin. La politica sovietica e la prassi comunista cambiarono radicalmente con l'ascesa, del successore di Lenin, di Stalin; questi elaborò una ideologia, il marxismo-leninismo, che per alcuni, sotto la facciata della continuazione del pensiero di Marx e di Lenin, trasformò l'URSS in un regime totalitario del XX secolo, mentre per altri non fece altro che accentuare e sviluppare il carattere totalitario già insito nell'ideologia nella rivoluzione bolscevica. L'ascesa di Stalin corrispondeva all'ascesa al potere della burocrazia che effettivamente disponeva dello Stato e dei mezzi di produzione. Ciò richiedeva la liquidazione dei rivoluzionari. Stalin prima estromise dal potere con complesse manovre il vecchio gruppo dirigente bolscevico, del quale Leon Trotsky era l'esponente più brillante, quindi si sbarazzò uno a uno dei suoi vecchi compagni di lotta ed anche dei giovani rivoluzionari, accusandoli di varie deviazioni politiche e tradimenti immaginari (Grandi purghe degli anni '30 che videro tra le vittime quasi tutti gli esponenti del vecchio gruppo dirigente bolscevico). Ogni forma di libertà fu eliminata e fu instaurato un regime di terrore in cui tutti potevano essere da un momento all'altro accusati di qualcosa, arrestati, torturati e, quando si trattava di membri del PCUS, spesso costretti ad ammettere i loro inesistenti delitti in pubblici processi prima di venire uccisi o internati in campi di concentramento (il gulag). Queste persecuzioni si estendevano anche alle famiglie ed agli amici dei perseguitati. Alla passione ed alle idee della rivoluzione del 1917 si sostituì il potere degli apparati e l'arbitrio di Stalin. La collettivizzazione forzata e la repressione dei movimenti indipendentisti (che provocarono milioni di morti - vedi lo sterminio dei Kulaki e l'Holodomor), nonché l'industrializzazione sotto la guida statale non avevano più lo scopo di creare una qualche forma di società socialista ma piuttosto quella di rafforzare la nazione sovietica e il potere del suo dittatore. La politica estera machiavellica di Stalin passava dal sostegno aperto ai movimenti antifascisti quando la sua posizione poteva uscirne rafforzata, alla ricerca di un compromesso semi-segreto con la Germania nazista per spartirsi la Polonia e altri territori già parte dell'impero russo (Patto Molotov-Ribbentrop, 1939). Le indicazioni che impartiva ai partiti comunisti (il Comintern era ormai diventato una cinghia di trasmissione delle volontà della dirigenza sovietica anziché un luogo di discussione) erano ugualmente capaci di subire brusche sterzate da un momento all'altro. Ad ogni "capriola ideologica" chi sosteneva una tesi contraria veniva perseguitato e tacciato di tradimento. Negli anni '30 anche alcuni militanti comunisti occidentali si accorsero della piega che la situazione stava prendendo in URSS, fra questi Boris Souvarine, André Gide e George Orwell. In Italia nel 1931 venne espulso Ignazio Silone dal Pci per aver criticato Stalin. Stalin tuttavia raggiunse una ampia popolarità [4]. Seppe presentarsi ai comunisti come una guida solida e abile, alla sinistra in generale come uno dei pochi leader che facesse qualcosa per combattere il fascismo (almeno prima del Patto Molotov-Ribbentrop). Con l'avvento del fascismo molti avevano infatti cominciato a pronosticare la morte della "democrazia borghese" e a ritenere che fascismo o comunismo sovietico fossero le sole vie possibili. L'abilità manipolatoria della propaganda e l'impossibilità per molti militanti comunisti di visitare di persona l'URSS (diversamente dai dirigenti del partito) e rendersi conto della reale situazione del paese favorirono il dittatore [senza fonte]. Già dagli anni trenta importanti scrittori progressisti, come André Gide, dopo il viaggio in Unione Sovietica, organizzato dalle autorità sovietiche, criticarono la natura di quel sistema: « E io penso che in nessun paese oggi, fosse pure nella Germania di Hitler, lo spirito sia meno libero, altrettanto asservito, intimidito (leggi: terrorizzato), schiavo. » (André Gide, Retour de l'URSS, 1936) Tra le testimonianze sui campi di concentramento staliniani a partire dagli anni trenta e quaranta e tra le opere letterarie di denuncia sulla repressione staliniana il romanzo Buio a mezzogiorno (1941) di Arthur Koestler, che aveva rotto con il comunismo proprio per questa ragione. Altri intellettuali che spezzarono il conformismo sull'URSS, allora imperante nel mondo progressista, furono George Orwell, André Gide, Ignazio Silone (tutti e tre ex-comunisti). Anche Antonio Gramsci, l'ex segretario del Partito Comunista d'Italia, dal carcere dove era detenuto a causa della sua opposizione al fascismo, fece conoscere la sua opposizione alla persecuzione di Trotzkij e dei vecchi dirigenti bolscevichi. Anche dopo la seconda guerra mondiale furono numerose le denunce e le testimonianze fra le quali quella di Alexander Solzhenitsyn. Alla fine della seconda guerra mondiale il potere di Stalin e la sua ideologia si espansero nelle zone che l'Armata Rossa aveva liberato dal nazismo ed occupato. Dove esisteva un movimento comunista di massa, come in Cecoslovacchia, le purghe eliminarono presto i dirigenti non in linea con l'URSS o non sufficientemente malleabili, mentre i partiti non comunisti, maggioritari, venivano sciolti o posti sotto controllo dei partiti comunisti filosovietici . Alla fine l'Europa orientale vide nascere una cintura di Stati satelliti saldamente controllati dall'URSS e con sistemi politico-sociali ricalcati sul modello sovietico. La reazione dell'Occidente, che in quel momento voleva dire soprattutto Stati Uniti d'America, all'espansione dell'influenza dell'URSS portò ad un progressivo irrigidimento dei due grandi blocchi che si configurò come guerra fredda. L'espansione dell'ideologia marxista-leninista andò oltre l'avanzata dell'Armata Rossa, raggiunse infatti la Repubblica Popolare Cinese, che sarebbe stata proclamata nel 1949 da Mao Tse Tung e l'Albania di Enver Hoxha che erano il frutto di una lotta civile e di una resistenza antifascista interne, a queste va aggiunta la Repubblica socialista federale di Jugoslavia presieduta dal Maresciallo Tito, nella quale l'Armata Rossa non si stabilì pur avendo partecipato alla lotta per la liberazione dell'occupazione nazista. I governi di questi paesi dopo un primo periodo di buoni rapporti dimostrarono che non avevano nessuna intenzione di sottomettersi passivamente ai dettami dell'URSS quindi in epoche differenti ruppero con l'URSS teorizzando anche una propria versione dell'ideologia marxista-leninista: maoismo, hoxhismo (chiamato a volte enverismo) e il titoismo, metodologicamente non dissimili dallo stalinismo e, comunque, espressione del cosiddetto capitalismo di Stato in varie versioni. Dopo Stalin [modifica] Dopo la morte di Stalin nel 1953 ci furono da parte dei paesi e dei partiti satelliti dei tentativi di scrollarsi dal pesante dominio sovietico ma questi tentativi vennero repressi duramente. I partiti dell'europa occidentale, già membri del Comintern, seguirono le posizioni dell'URSS in linea generale fino al 1968, la Primavera di Praga, quando per la prima volta non furono d'accordo con le scelte fatte dalla dirigenza sovietica. Da quel momento in poi questi partiti si allontanarono sempre più dall'ideologia marxista-leninista fino a quando verso la fine degli anni settanta si spostarono su posizioni eurocomuniste. Crollo del Muro [modifica] Verso la fine del secolo XX lo stato di necessità economica e sociale in cui versava l'URSS spinsero i vertici del partito comunista sovietico ed in primis il Presidente Mihail Gorbacëv ad attuare una politica di rifondazione dello stato e di apertura al mondo occidentale, definita al tempo Perestrojka. A partire da questo momento (1985) il cammino dell'URSS si farà sempre più aperto allentando la stretta sull'Europa orientale, sul regime illiberale e sulla chiesa ortodossa. In alcuni paesi (Cina, Corea del Nord, Cuba, Laos, Vietnam) permangono al potere dei regimi controllati da partiti che erano espressione dell'ideologia marxista-leninista e delle sue variazioni, ma hanno adottato in misura più o meno ampia un' economia maggiormente improntata a criteri pragmatici. Nei cinque stati a regime comunista vivono, complessivamente, circa 1.428.000.000 di persone. Trotsky e il comunismo rivoluzionario [modifica] Lev Trotsky Lev Trotsky, il teorico della Rivoluzione Permanente, bollato come il traditore numero uno e costretto a fuggire dall'URSS, denunciò la politica di Stalin ma con scarso successo. Fondò nel 1938 la Quarta Internazionale, formata da gruppi e partiti comunisti dissidenti definiti, ma non da lui, trotskisti, ma fu ucciso nel 1940 in Messico da un sicario di Stalin. Nonostante Lenin preferisse Trotsky come successore, Stalin riuscì ad esautorarlo e ad esiliarlo, riuscendo a portare a compimento il proprio progetto di Stato e di Partito. Ne risultò una società paralizzata da un apparato burocratico elefantiaco. La cura a questa situazione fu teorizzata da Trotsky ne "La rivoluzione tradita" e consisteva in una seconda rivoluzione ("politica" in contrasto a quella "sociale" dell'Ottobre) che avrebbe dovuto portare il popolo a riprendersi lo Stato, togliendolo di mano ai "burocrati" che avevano assunto il ruolo di casta privilegiata al potere (non però di nuova "classe dominante") al posto dei lavoratori salariati[5]. I movimenti comunisti nell'antifascismo [modifica] La prima guerra mondiale, con i suoi milioni di morti, e la crisi economica del 1929 sembravano, nella visione dei comunisti e più in generale della sinistra, confermare la crisi del capitalismo e dell'imperialismo. Allo stesso tempo però i comunisti, insieme alle altre forze di sinistra dell'epoca, dovettero prendere atto di un fenomeno nuovo: la crisi e l'impoverimento delle nazioni europee non portava a rivoluzioni progressiste, ma all'abolizione della democrazia e all'affermarsi di regimi autoritari di destra, di cui gli esempi più eclatanti erano il fascismo italiano e il nazismo tedesco. L'avvento del fascismo colse i comunisti, come altri gruppi politici, impreparati. Sebbene l'antifascismo italiano avesse una forte impronta liberale (Manifesto degli intellettuali antifascisti del 1925 di Benedetto Croce), i comunisti si diedero un'organizzazione clandestina anche dopo l'affermazione del regime. Il ruolo fondamentale svolto dai comunisti nell'antifascismo è stato spiegato in diversi modi: essi erano per lo più persone con forti convinzioni ideali, preparate a un'eventuale azione clandestina e alla possibilità di essere perseguitate per le loro idee politiche. Inoltre i comunisti che militavano nei partiti membri del Comintern avevano alle loro spalle l'organizzazione di questa e il prestigio dell'URSS, anche se non sempre i sovietici li appoggiarono in modo effettivo. Nel primo periodo, infatti, lo sforzo antifascista dei comunisti ebbe un grosso limite nella politica del Comintern di considerare le forze riformiste di sinistra nemici da combattere anziché alleati: il termine "socialfascismo" coniato per bollare i socialdemocratici fu la manifestazione più evidente di questo atteggiamento. Si pensava infatti che il fascismo sarebbe stato un fenomeno transitorio (tesi questa condivisa da molti osservatori dell'epoca), che sarebbe crollato lasciando via libera alla lotta tra comunisti e loro oppositori per creare una società alternativa al capitalismo e che i socialdemocratici, compromessi con le forze conservatrici, si sarebbero trovati dalla parte opposta delle barricate. Questa politica fu in parte imposta da Stalin e in parte inizialmente caldeggiata da alcuni partiti comunisti, come il Partito Comunista Tedesco, che erano divisi da un'aspra rivalità con i socialdemocratici. Per ulteriori approfondimenti su questo punto si può leggere Nascita e avvento del fascismo dell'ex comunista italiano Angelo Tasca, e Da Potsdam a Mosca di Margaret Buber-Neumann, compagna di uno dei principali dirigenti del Partito Comunista tedesco. Le conseguenze disastrose dell'avvento del fascismo e la repressione da parte dei regimi fascisti di coloro che professavano l'ideologia comunista (fra le numerose vittime Antonio Gramsci, secondo segretario del Partito Comunista d'Italia, morto al termine di una lunga carcerazione durante la quale non ebbe pieno accesso alle cure mediche necessarie per il suo grave stato di salute) portarono a un ripensamento della posizione del Comintern e alla nuova politica dei Fronti Popolari, alleanze di tutte le forze di sinistra in funzione democratica e antifascista: il primo esempio di Fronte Popolare fu quello spagnolo che vinse le elezioni nel 1936 (vedi anche voce Guerra civile spagnola). Poco tempo dopo anche in Francia si affermò un governo di Fronte Popolare, formato da socialisti e radicali e appoggiato dai comunisti dall'esterno. Durante la guerra di Spagna la sezione locale del Comintern, che inizialmente nel paese non era che un piccolo partito, acquisì una forza e un prestigio notevole grazie agli aiuti militari che l'URSS fece pervenire ai repubblicani spagnoli e che si trovò a gestire. Il Comintern favorì la nascita e l'organizzazione delle Brigate Internazionali, che erano aperte agli antifascisti di ogni tendenza politica, che permisero a chi voleva dare il suo contributo individuale alla causa spagnola di partecipare alla lotta. Proprio in Spagna però si manifesta, fuori dall'isolamento dell'URSS, la repressione staliniana dei comunisti che non volevano piegarsi alle posizioni del Comintern. In questo paese esistevano infatti un forte movimento anarchico (vedi paragrafo comunismo anarchico) rappresentato dai sindacati FAI (Federación Anarquista Ibérica) e CNT (Confederación Nacional del Trabajo), e un piccolo ma attivo partito marxista di vaga ispirazione trotskista e antisovietica, il POUM (Partido Obrero de Unificación Marxista). La principale differenza di indirizzo politico tra POUM e i filo-sovietici durante la guerra era che i primi ritenevano inseparabili guerra antifascista e rivoluzione socialista, mentre per i secondi ogni altro obiettivo doveva essere subordinato alla vittoria sul generale Francisco Franco e i suoi miliziani. Sotto istigazione di Stalin il POUM venne accusato di essere un movimento di traditori che "oggettivamente" favorivano i fascisti e i suoi membri perseguitati (Andreu Nin, il segretario, venne torturato e assassinato in carcere). Parallelamente gli esperimenti di "comunismo libertario" e autogestito degli anarchici venivano scoraggiati o interrotti, anche se i dirigenti anarchici riuscirono per lo più a salvarsi dal terrore staliniano grazie alla loro forza politica. Il 17 maggio 1937 a Barcellona si ebbero addirittura violenti scontri armati tra POUM e CNT da una parte e combattenti inquadrati nelle organizzazioni del PSUC (Partit Socialista Unificat de Catalunya), vicino al Partido comunista de España dall'altra. Questi fatti sono stati riportati tra gli altri da George Orwell, allora combattente in Spagna in Omaggio alla Catalogna e trasposti cinematograficamente da Ken Loach in Terra e Libertà. Il movimento comunista si è impegnato anche nella resistenza all'occupazione nazifascista, durante la seconda guerra mondiale. In Europa notevole fu l'impegno nella resistenza jugoslava, italiana, francese, greca, polacca, cecoslovacca e in Asia nella resistenza cinese, malese e filippina. Esperienze comunitarie moderne [modifica] Attualmente un piccolo numero di persone, provenienti soprattutto dalle regioni industrializzate, hanno scelto di uscire dalla società moderna e di vivere in comunità, piccole società alternative: il fenomeno vide il suo apice durante il boom della contro-cultura negli anni 1960, ma in misura ridotta dura tuttora. Queste persone sono spesso designate come nuovi bohemién o hippies. Critiche al comunismo [modifica] Per approfondire, vedi la voce Critiche al comunismo. La dottrina della Chiesa si è sempre pronunciata a favore dell'inviolabilità della proprietà privata vista come prolungamento della persona stessa. La messa in comune della proprietà è proposta dalla Chiesa solo su base volontaria come gesto di adesione ai consigli evangelici. « Il diritto alla proprietà privata, acquisita o ricevuta in giusto modo, non elimina l'originaria donazione della terra all'insieme dell'umanità. La destinazione universale dei beni rimane primaria, anche se la promozione del bene comune esige il rispetto della proprietà privata, del diritto ad essa e del suo esercizio. » (Catechismo della Chiesa cattolica, III, sez. ii, cap. 2, art. 7, 2403[6]) Molti scrittori e attivisti politici si sono dimostrati critici nei confronti del comunismo: dissidenti del blocco sovietico Aleksandr Isaevic Solzenicyn, Arthur Koestler e Václav Havel; economisti Friedrich von Hayek, Ludwig von Mises e Milton Friedman; storici e sociologi Hannah Arendt, Robert Conquest, Daniel Pipes e R. J. Rummel; filosofi come Karl Popper, per citarne alcuni. Alcuni studiosi, tra questi Conquest, argomentano contro il marxismo sottolineando la violazione dei diritti umani da parte dei regimi comunisti, particolarmente a opera di Stalin e Mao Zedong. La maggior parte degli studiosi e dei politici contrari al comunismo tendono a vedere le vittime e i reati causati dai regimi comunisti come conseguenze inevitabili dell'applicazione del marxismo, mentre pensatori e politici vicini al comunismo solitamente sostengono la mancanza di un rapporto tra gli ideali e quanto compiuto dai vari regimi a essi ispirati. Ciò varrebbe in particolare per il regime staliniano in Unione Sovietica, visto come una degenerazione del marxismo[7]. Esistono, naturalmente, anche critiche alle teorie economiche sviluppate da Marx e dai marxisti. Hayek, tra gli altri, sostiene che il possesso collettivo dei mezzi di produzione può essere mantenuto solo attraverso un'autorità centrale di qualche tipo, che tende, a causa dell'enorme potere del quale è investita, a diventare totalitaria, violando le libertà civili e politiche quindi eliminando tutti gli oppositori politici. L'economista sostiene inoltre che libertà e diritti possano essere conservati solamente attraverso la salvaguardia della proprietà privata e dell'economia di mercato ossia due libertà essenziali per la teoria liberale e liberista. Storia del termine [modifica] Nonostante l'idea di una società comunista si sia sviluppata fin dall'antichità, i termini socialismo e comunismo sono di origine settecentesca e divengono di uso comune solo con l'affermarsi della Rivoluzione industriale. Nonostante ciò, il termine comunismo spesso viene usato per descrivere tutte le teorie, anche antecedenti alla nascita del termine, che prevedono il possesso collettivo dei mezzi di produzione e l'abolizione della proprietà privata. Molte di queste teorie però mancano di alcune fondamentali caratteristiche del comunismo moderno e contemporaneo (in particolar modo l'assenza di classi e l'egualitarismo). In questi casi si usano quindi anche termini differenti per marcare questa differenza: si parla di teorie comunistiche, o di comunismo ante litteram. Fino alla pubblicazione del Manifesto del Partito Comunista nel 1848, i termini socialismo e comunismo erano considerati intercambiabili. Nell'opera, invece, Marx ed Engels operano la suddivisone tra «socialismo utopistico» e «socialismo scientifico», che essi chiamano anche comunismo. Gli autori volevano evidenziare polemicamente le differenze tra le teorie socialiste allora diffuse (Saint-Simon, Fourier, Proudhon e Owen) e la loro, che si proponeva di essere scientifica, in quanto basata su fatti e leggi, e non su idee od utopie. Scrivono infatti nel Manifesto: «Le proposizioni teoriche dei comunisti non poggiano affatto su idee, su principi inventati o scoperti da questo o quel riformatore del mondo. Esse sono semplicemente espressioni generali di rapporti di fatto di una esistente lotta di classi, cioè di un movimento storico che si svolge sotto i nostri occhi». Nonostante le loro affermazioni, molti hanno criticato che il marxismo sia in effetti scientifico: in particolare Karl Popper, che basa la sua critica sulla non falsificabilità delle teorie marxiste. In ogni modo il termine comunismo continuò a essere un sinonimo di socialismo per tutto l'Ottocento: basti ricordare che i partiti che prendevano parte alla Seconda internazionale, tutti di ispirazione marxista, venivano tutti denominati socialisti o socialdemocratici. La definitiva separazione dei due termini avvenne per iniziativa di Lenin: nel 1917 il Partito Operaio Socialdemocratico Russo, per evidenziare il distacco tra le posizioni del socialismo riformista e il socialismo rivoluzionario, assunse la denominazione di Partito Comunista Russo. Da allora si definiscono comunisti tutti i partiti di ispirazione rivoluzionaria, mentre socialisti o socialdemocratici si definiscono i partiti sostenitori di un avanzato programma di riforme che rimangano tuttavia nell'alveo della società capitalistica, senza proporsi l'obiettivo di una trasformazione socialista della società. Note [modifica] 1.. ^ *Karl Marx, Lettera a Weydemeyer (5/3/1852) 2.. ^ Michail Bakunin, Stato e Anarchia 3.. ^ *Karl Matx, Indirizzo del consiglio generale dell'Associazione Internazionale dei lavoratori, 1871 4.. ^ Togliatti: "Invano avremmo sperato di andare avanti per riportare successi, se non avessimo avuto VOI, dirigente, animatore, capo geniale (...) Noi sappiamo che senza di Voi, compagno Stalin, il popolo italiano si troverebbe oggi in condizioni incomparabilmente più dure (...) Voi ci avete insegnato ad essere comunisti, a lottare in tutte le condizioni, ad essere fedeli sino all'ultimo ai principi del marxismo-leninismo, a servire la causa della emancipazione dei lavoratori. Ci impegnamo ad essere fedeli al vostro insegnamento (...) Salutiamo in voi la forza invincibile della classe operaia, la realizzazione dei più alti ideali dell'umanità. Vi auguriamo lunghi anni di vita e di salute, per il bene dei popoli dell'Unione Sovietica, per il bene della classe operaia e dei popoli del mondo intero. Gloria a Voi, compagno Stalin! (da "Rinascita n. 12 del 21 dicembre 1949 - Messaggio per il 70° compleanno di Stalin [1] 5.. ^ Trockij, Lev, La rivoluzione tradita, tr. it. di L. Maitan, Samonà e Savelli, Roma, 1968 6.. ^ Da vatican.va. 7.. ^ * Lepre, Aurelio, Che c'entra Marx con Pol Pot? Il comunismo tra Oriente ed Occidente, Laterza, Bari, 2001. a.. Losurdo, Domenico, Utopia e stato d'eccezione. Sull'esperienza storica del "socialismo reale", Laboratorio politico, Napoli, 1996. a.. Canfora, Luciano, Pensare la rivoluzione russa, Teti, Milano, 1995. -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/png Dimensione: 858 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/jpeg Dimensione: 21845 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/png Dimensione: 1376 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... 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Nome: non disponibile Tipo: image/jpeg Dimensione: 6156 bytes Descrizione: non disponibile URL: _______________________________________________ Bsf mailing list Bsf a bresciasocialforum.org https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf Passa a Yahoo! Mail. La webmail che ti offre GRATIS spazio illimitato, antispam e messenger integrato. http://it.mail.yahoo.com/ -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: _______________________________________________ Bsf mailing list https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf From aggregatione a yahoo.com.ar Fri Feb 20 02:32:19 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Fri, 20 Feb 2009 02:32:19 +0100 Subject: [Bsf] R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11 References: <713949.98047.qm@web28001.mail.ukl.yahoo.com> Message-ID: <1C3F20BC5ED645A2B38D2BA315BE2A0A@haj> CANZONE NEL SANGUE Ci sono grandi chiazze di sangue sul mondo dove va mai tutto quel sangue sparso forse è la terra a berlo a sbronzarsene? strana sbronza davvero così quieta . monotona. No la terra non si sbronza la terra non va de sghimbescio spinge innanzi regolarmente le sue quattro stagioni la pioggia. la neve. la grandine. il bel tempo. sbronza non lo è mai al più si permette ogni tanto un vulcanuccio da niente Gira la terra gira con gli alberi. le case. i giardini. con le sue grandi chiazze di sangue e ogni cosa viva gira con lei e sanguina. Se ne frega la terra gira e ogni cosa viva incomincia ad urlare lei se ne frega e gira non la smette mai di girare e il sangue non la smette di colare. Dove mai se ne va tutto quel sangue sparso il sangue dei delitti... il sangue delle guerre. il sangue della miseria. e il sangue degli uomini seviziati in prigione. il sangue dei bambini seviziati tranquillamente da papà e mammà. e il sangue degli uomini dalla testa che sanguina nelle celle per i pazzi furiosi. il sangue dei conciatetti quando il conciatetti scivola e cade dal tetto e il sangue arriva e cola a ondate con il neonato. con il figlio nuovo. la madre urla . il figlio piange il sangue cola. la terra gira la terra non la smette di girare il sangue non la smette di colare Dove mai se ne va tutto quel sangue sparso il sangue dei manganellati. degli umiliati. dei suicidi. dei fucilati. dei condannati. e il sangue di quelli che muoiono così. un incidente Per strada passa un uomo vivo con dentro tutto il suo sangue a un tratto eccolo lì morto tutto il suo sangue è fuori e gli altri vivi fanno sparire il sangue e portano via il corpo ma il sangue e cocciuto e là dov'era il morto molto più tardi tutto nero un po' di sangue se ne sta lì sparso. sangue coagulato ruggine della vita ruggine dei corpi sangue cagliato come il latte come il latte quando volge all'acido quando si volge come la terra col suo latte. con le sue vacche. con i suoi vivi. con i suoi morti. la terra che gira coi suoi alberi. coi vivi. con le case. la terra che gira coi suoi sposalizi. con i funerali. con le sue conchiglie. con i regimenti. la terra che gira e che gira coi suoi grandi rigagnoli di sangue. JACQUES PREVERT (1936) CHANSON DANS LE SANG Il y a de grandes flaques de sang sur le monde où s'en va-t-il tout ce sang répandu Est-ce la terre qui le boit et qui se saoule drôle de saoulographie alors si sage... si monotone... Non la terre ne se saoule pas la terre ne tourne pas de travers elle pousse régulièrement sa petite voiture ses quatre saisons la pluie... la neige... le grêle... le beau temps... jamais elle n'est ivre c'est à peine si elle se permet de temps en temps un malheureux petit volcan Elle tourne la terre elle tourne avec ses arbres... ses jardins... ses maisons... elle tourne avec ses grandes flaques de sang et toutes les choses vivantes tournent avec elle et saignent... Elle elle s'en fout la terre elle tourne et toutes les choses vivantes se mettent à hurler elle s'en fout elle tourne elle n'arrête pas de tourner et le sang n'arrête pas de couler... Où s'en va-t-il tout ce sang répandu le sang des meurtres... le sang des guerres... le sang de la misère... et le sang des hommes torturés dans les prisons... le sang des enfants torturés tranquillement par leur papa et leur maman... et le sang des hommes qui saignent de la tête dans les cabanons... et le sang du couvreur quand le couvreur glisse et tombe du toit Et le sang qui arrive et qui coule à grands flots avec le nouveau-né... avec l'enfant nouveau... la mère qui crie... l'enfant pleure... le sang coule... la terre tourne la terre n'arrête pas de tourner le sang n'arrête pas de couler Où s'en va-t-il tout ce sang répandu le sang des matraqués... des humiliés... des suicidés... des fusillés... des condamnés... et le sang de ceux qui meurent comme ça... par accident. Dans la rue passe un vivant avec tout son sang dedans soudain le voilà mort et tout son sang est dehors et les autres vivants font disparaître le sang ils emportent le corps mais il est têtu le sang et là où était le mort beaucoup plus tard tout noir un peu de sang s'étale encore... sang coagulé rouille de la vie rouille des corps sang caillé comme le lait comme le lait quand il tourne quand il tourne comme la terre comme la terre qui tourne avec son lait... avec ses vaches... avec ses vivants... avec ses morts... la terre qui tourne avec ses arbres... ses vivants... ses maisons... la terre qui tourne avec les mariages... les enterrements... les coquillages... les régiments... la terre qui tourne et qui tourne et qui tourne avec ses grands ruisseaux de sang. JACQUES PREVERT (1936) A coloro che verranno. Davvero, vivo in tempi bui! La parola innocente è stolta. Una fronte distesa vuol dire insensibilità. Chi ride, la notizia atroce non l'ha saputa ancora. Quali tempi sono questi, quando discorrere d'alberi è quasi un delitto, perchè su troppe stragi comporta silenzio! E l'uomo che ora traversa tranquillo la via mai più potranno raggiungerlo dunque gli amici che sono nell'affanno? È vero: ancora mi guadagno da vivere. Ma, credetemi, è appena un caso. Nulla di quel che fo m'autorizza a sfamarmi. Per caso mi risparmiano. (Basta che il vento giri, e sono perduto). "Mangia e bevi!", mi dicono: "E sii contento di averne". Ma come posso io mangiare e bere, quando quel che mangio, a chi ha fame lo strappo, e manca a chi ha sete il mio bicchiere d'acqua? Eppure mangio e bevo. Vorrei anche essere un saggio. Nei libri antichi è scritta la saggezza: lasciar le contese del mondo e il tempo breve senza tema trascorrere. Spogliarsi di violenza, render bene per male, non soddisfare i desideri, anzi dimenticarli, dicono, è saggezza. Tutto questo io non posso: davvero, vivo in tempi bui! Nelle città venni al tempo del disordine, quando la fame regnava. Tra gli uomini venni al tempo delle rivolte, e mi ribellai insieme a loro. Così passò il tempo che sulla terra m'era stato dato. Il mio pane, lo mangiai tra le battaglie. Per dormire mi stesi in mezzo agli assassini. Feci all'amore senza badarci e la natura la guardai con impazienza. Così passò il tempo che sulla terra m'era stato dato. Al mio tempo le strade si perdevano nella palude. La parola mi tradiva al carnefice. Poco era in mio potere. Ma i potenti posavano più sicuri senza di me; o lo speravo. Così passò il tempo che sulla terra m'era stato dato. Le forze erano misere. La meta era molto remota. La si poteva scorgere chiaramente, seppure anche per me quasi inattingibile. Così passò il tempo che sulla terra m'era stato dato. Voi che sarete emersi dai gorghi dove fummo travolti pensate quando parlate delle nostre debolezze anche ai tempi bui cui voi siete scampati. Andammo noi, più spesso cambiando paese che scarpe, attraverso le guerre di classe, disperati quando solo ingiustizia c'era, e nessuna rivolta. Eppure lo sappiamo: anche l'odio contro la bassezza stravolge il viso. Anche l'ira per l'ingiustizia fa roca la voce. Oh, noi che abbiamo voluto apprestare il terreno alla gentilezza, noi non si potè essere gentili. Ma voi, quando sarà venuta l'ora che all'uomo un aiuto sia l'uomo, pensate a noi con indulgenza. Bertolt Brecht, "A coloro che verranno", 1939. An die Nachgeborenen Wirklich, ich lebe in finsteren Zeiten! Das arglose Wort ist töricht. Eine glatte Stirn Deutet auf Unempfindlichkeit hin. Der Lachende Hat die furchtbare Nachricht Nur noch nicht empfangen. Was sind das für Zeiten, wo Ein Gespräch über Bäume fast ein Verbrechen ist Weil es ein Schweigen über so viele Untaten einschließt! Der dort ruhig über die Straße geht Ist wohl nicht mehr erreichbar für seine Freunde Die in Not sind? Es ist wahr: Ich verdiene nur noch meinen Unterhalt Aber glaubt mir: das ist nur ein Zufall. Nichts Von dem, was ich tue, berechtigt mich dazu, mich sattzuessen. Zufällig bin ich verschont. (Wenn mein Glück aussetzt, bin ich verloren. Man sagt mir: Iss und trink du! Sei froh, dass du hast! Aber wie kann ich essen und trinken, wenn Ich dem Hungernden entreiße, was ich esse, und Mein Glas Wasser einem Verdursteten fehlt? Und doch esse und trinke ich. Ich wäre gerne auch weise. In den alten Büchern steht, was weise ist: Sich aus dem Streit der Welt halten und die kurze Zeit Ohne Furcht verbringen Auch ohne Gewalt auskommen Böses mit Gutem vergelten Seine Wünsche nicht erfüllen, sondern vergessen Gilt für weise. Alles das kann ich nicht: Wirklich, ich lebe in finsteren Zeiten! In die Städte kam ich zur Zeit der Unordnung Als da Hunger herrschte. Unter die Menschen kam ich zu der Zeit des Aufruhrs Und ich empörte mich mit ihnen. So verging meine Zeit Die auf Erden mir gegeben war. Mein Essen aß ich zwischen den Schlachten Schlafen legte ich mich unter die Mörder Der Liebe pflegte ich achtlos Und die Natur sah ich ohne Geduld. So verging meine Zeit Die auf Erden mir gegeben war. Die Straßen führten in den Sumpf zu meiner Zeit. Die Sprache verriet mich dem Schlächter. Ich vermochte nur wenig. Aber die Herrschenden Saßen ohne mich sicherer, das hoffte ich. So verging meine Zeit Die auf Erden mir gegeben war. Die Kräfte waren gering. Das Ziel Lag in großer Ferne Es war deutlich sichtbar, wenn auch für mich Kaum zu erreichen. So verging meine Zeit Die auf Erden mir gegeben war. Ihr, die ihr auftauchen werdet aus der Flut In der wir untergegangen sind Gedenkt Wenn ihr von unseren Schwächen sprecht Auch der finsteren Zeit Der ihr entronnen seid. Gingen wir doch, öfter als die Schuhe die Länder wechselnd Durch die Kriege der Klassen, verzweifelt Wenn da nur Unrecht war und keine Empörung. Dabei wissen wir doch: Auch der Hass gegen die Niedrigkeit Verzerrt die Züge. Auch der Zorn über das Unrecht Macht die Stimme heiser. Ach, wir Die wir den Boden bereiten wollten für Freundlichkeit Konnten selber nicht freundlich sein. Ihr aber, wenn es soweit sein wird Dass der Mensch dem Menschen ein Helfer ist Gedenkt unsrer Mit Nachsicht. Bertolt Brecht, "An die Nachgeborenen", 1939 Tempo perso Davanti alla porta dell'officina l'operaio s'arresta di scatto il bel tempo l'ha tirato per la giacca e come egli si volta e osserva il sole tutto rosso tutto tondo sorridente nel suo cielo di piombo e strizza l'occhio familiarmente Su dimmi compagno Sole forse non trovi che è piuttosto una coglionata offrire una simile giornata a un padrone? LE TEMPS PERDU Devant la porte de l'usine le travailleur soudain s'arrête le beau temps l'a tiré par la veste et comme il se retourne et regarde le soleil tout rouge tout rond souriant dans son ciel de plomb il cligne de l'oil familièrement Dis donc camarade Soleil tu ne trouves pas que c'est plutôt con de donner une journée pareille à un patron ? (Jacques Prevert) Questo amore Questo amore Così violento Così fragile Così tenero Così disperato Questo amore Bello come il giorno Cattivo come il tempo Quando il tempo e cattivo Questo amore così vero Questo amore così bello Così felice Così gioioso Così irrisorio Tremante di paura come un bambino quando e buio Così sicuro dì sé Come un uomo tranquillo nel cuore della notte Questo amore che faceva paura Agli altri E li faceva parlare e impallidire Questo amore tenuto d'occhio Perché noi lo tenevamo d'occhio Braccato ferito calpestato fatto fuori negato cancellato Perché noi l'abbiamo braccato ferito calpestato fatto fuori negato cancellato Questo amore tutt'intero Così vivo ancora E baciato dal sole E' il tuo amore E' il mio amore E' quel che e stato Questa cosa sempre nuova Che non e mai cambiata Vera come una pianta Tremante come un uccello Calda viva come l'estate Sia tu che io possiamo Andare e tornare possiamo Dimenticare E poi riaddormentarci Svegliarci soffrire invecchiare Addormentarci ancora Sognarci della morte Ringiovanire E svegli sorridere ridere Il nostro amore non si muove Testardo come un mulo Vivo come il desiderio Crudele come la memoria Stupido come i rimpianti Tenero come il ricordo Freddo come il marmo Bello come il giorno Fragile come un bambino Ci guarda sorridendo Ci parla senza dire E io l'ascolto tremando E grido Grido per te Grido per me Ti supplico Per te per me per tutti quelli che si amano E che si sono amati Oh sì gli grido Per te per me per tutti gli altri Che non conosco Resta dove sei Non andartene via Resta dov'eri un tempo Resta dove sei Non muoverti Non te ne andare Noi che siamo amati noi t'abbiamo Dimenticato Tu non dimenticarci Non avevamo che te sulla terra Non lasciarci morire assiderati Lontano sempre più lontano Dove tu vuoi Dacci un segno di vita Più tardi, più tardi, di notte Nella foresta del ricordo Sorgi improvviso Tendici la mano Portaci in salvo. CET AMOUR Cet amour Si violent Si fragile Si tendre Si désespéré Cet amour Beau comme le jour Et mauvais comme le temps Quand le temps est mauvais Cet amour si vrai Cet amour si beau Si heureux Si joyeux Et si dérisoire Tremblant de peur comme un enfant dans le noir Et si sûr de lui Comme un homme tranquille au milieu de la nuit Cet amour qui faisait peur aux autres Qui les faisait parler Qui les faisait blêmir Cet amour guetté Parce que nous le guettions Traqué blessé piétiné achevé nié oublié Parce que nous l'avons traqué blessé piétiné achevé nié oublié Cet amour tout entier Si vivant encore Et tout ensoleillé C'est le tien C'est le mien Celui qui a été Cette chose toujours nouvelles Et qui n'a pas changé Aussi vraie qu'une plante Aussi tremblante qu'un oiseau Aussi chaude aussi vivante que l'été Nous pouvons tous les deux Aller et revenir Nous pouvons oublier Et puis nous rendormir Nous réveiller souffrir vieillir Nous endormir encore Rêver à la mort Nous éveiller sourire et rire Et rajeunir Notre amour reste là Têtu comme une bourrique Vivant comme le désir Cruel comme la mémoire Bête comme les regrets Tendre comme le souvenir Froid comme le marbre Beau comme le jour Fragile comme un enfant Il nous regarde en souriant Et il nous parle sans rien dire Et moi j'écoute en tremblant Et je crie Je crie pour toi Je crie pour moi Je te supplie Pour toi pour moi et pour tous ceux qui s'aiment Et qui se sont aimés Oui je lui crie Pour toi pour moi et pour tous les autres Que je ne connais pas Reste là Là où tu es Là où tu étais autrefois Reste là Ne bouge pas Ne t'en va pas Nous qui sommes aimés Nous t'avons oublié Toi ne nous oublie pas Nous n'avions que toi sur la terre Ne nous laisse pas devenir froids Beaucoup plus loin toujours Et n'importe où Donne-nous signe de vie Beaucoup plus tard au coin d'un bois Dans la forêt de la mémoire Surgis soudain Tends-nous la main Et sauve-nous. (Jacques Prévert) ----- Original Message ----- From: "Lorenzo Mazzù" To: Sent: Thursday, February 19, 2009 11:00 PM Subject: [Bsf] R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11 Ma la voglismo smettere co 'sto comunismo???!!!!!! Ma quante bastonate dobbiamo prendere ancora prima di capirla??? Ma la sinistra è solo auspicio al ritorno al comunismo? Cos'è diventato il buon vecchio social forum????!!!!! Basta!!! Basta!!!! Basta!!!!! Mi disiscrivo!!! Adios! Lorenzo --- Mer 18/2/09, bsf-request a bresciasocialforum.org ha scritto: Da: bsf-request a bresciasocialforum.org Oggetto: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11 A: bsf a bresciasocialforum.org Data: Mercoledì 18 febbraio 2009, 15:24 Invia le richieste di iscrizione alla lista Bsf all'indirizzo bsf a bresciasocialforum.org Per iscriverti o cancellarti attraverso il web, visita https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf oppure, via email, manda un messaggio con oggetto `help' all'indirizzo bsf-request a bresciasocialforum.org Puoi contattare la persona che gestisce la lista all'indirizzo bsf-owner a bresciasocialforum.org Se rispondi a questo messaggio, per favore edita la linea dell'oggetto in modo che sia più utile di un semplice "Re: Contenuti del digest della lista Bsf..." Argomenti del Giorno: 1. Foibe: una giornata da dimenticare (Paco) 2. ASSOCIAZIONE PER LA SINISTRA DI BRESCIA: COMINCIA ILVIAGGIO..... COMUNISMO?! (Paco) Foibe: una giornata da dimenticare (17 febbraio 2009) Anche se quest'anno la vergognosa speculazione politica sul caso Englaro ha impedito alle "celebrazioni" del "giorno della memoria" di avere un significativo impatto mediatico, il 10 febbraio ha comunque confermato quel processo di offuscamento ideologico della memoria storica portato avanti da vent'anni da istituzioni e partiti di destra o "sinistra". Una vera e propria campagna di disinformazione volta a riscrivere la storia, finalizzata alla diffusione di stereotipi sciovinisti e razzisti, tesa a porre sullo stesso piano partigiani e repubblichini, con l'intenzione di gettare fango su quelle componenti della Resistenza che hanno lottato per l'emancipazione e la giustizia sociale. Perché controllare il passato vuol dire anche controllare il futuro... Uno degli esempi più nitidi dell'ondata revisionista è il dibattito che negli ultimi anni si è scatenato intorno alla questione delle foibe. È stato completamente rimosso il massacro perpetrato per più di vent'anni dal regime fascista in Istria e Dalmazia; i numeri degli infoibati sono stati gonfiati a dismisura; gli stessi morti sono stati presentati come semplici "italiani" vittime della barbarie "slava" e "comunista", senza che venga fatto alcun accenno al loro ruolo negli apparati fascisti. Così l'estrema destra, appoggiandosi alle istituzioni, rialza la testa e rivendica una qualche credibilità. È così che a Padova un corteo di Forza Nuova viene protetto dalla polizia, che carica violentemente gli antifascisti arrestandone uno; sempre a Padova le istituzioni negano lo spazio assegnato ad un'iniziativa studentesca contro il revisionismo storico, per ragioni di "ordine pubblico"; a Cagliari ancora le forze dell'ordine caricano un centinaio di antifascisti impegnati a contestare la fiaccolata dell'estrema destra cittadina; all'Università di Tor Vergata i fascisti si presentano scortati dai loro rappresentanti istituzionali, pretendendo di candidarsi alle elezioni. Ovunque, però, la determinazione dei compagni ha mostrato che i fascisti non avranno mai quella legittimità che la storia, e le loro disgustose idee e pratiche, gli negano: a Padova il presidio ha visto la partecipazione decisa di centinaia di studenti; l'iniziativa pubblica si è tenuta lo stesso; a Cagliari il presidio spontaneo ha trovato la piena solidarietà della cittadinanza; a Roma i fascisti sono stati cacciati ancora una volta dall'ateneo. Anche a Napoli abbiamo provato a dare il nostro contributo a questa lotta per la memoria, contro vecchi e nuovi fascismi, con un'iniziativa di controinformazione all'Università. È necessario infatti che proprio dalle nostre aule si alzi una voce critica e consapevole della criminalità che hanno rappresentato e rappresentano sempre le politiche nazionaliste, militariste e razziste. La vergognosa scritta fascista, apparsa sui muri dell'università durante la notte che precedeva la nostra iniziativa, è stata subito cancellata. Al suo posto ci sono le parole che dobbiamo tenere sempre a mente: "Ora e sempre Resistenza". Collettivo Autorganizzato Universitario - Napoli http://cau.noblogs.org/ -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: Comunismo Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Vai a: Navigazione, cerca Disambiguazione - Questa voce riguarda il comunismo come forma di società e come movimento avente per obiettivo la realizzazione della società comunista. Per questioni riguardanti l'organizzazione politica del movimento, si veda la voce partito comunista; per gli stati governati da un partito comunista si veda stato socialista. « Il comunismo è la dottrina delle condizioni della liberazione del proletariato [cioè di] quella classe della società che trae il suo sostentamento soltanto e unicamente dalla vendita del proprio lavoro, e non dal profitto di un capitale » (Karl Marx e Friedrich Engels, Princìpi del Comunismo) « Questo comunismo [...] è la vera risoluzione dell'antagonismo tra la natura e l'uomo, tra l'uomo e l'uomo, la vera risoluzione della contesa tra l'esistenza e l'essenza, tra l'oggettivazione e l'autoaffermazione, tra la libertà e la necessità, tra l'individuo e la specie. È la soluzione dell'enigma della storia, ed è consapevole di essere questa soluzione » (Karl Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844 III, 4) Friedrich Engels Per comunismo si intende in primo luogo una realtà sociale che presuppone la comunanza dei mezzi di produzione e l'organizzazione collettiva del lavoro, a cui si accompagna l'assenza dello Stato. Per consuetudine moderna è chiamato comunismo il movimento politico riferito prevalentemente a Karl Marx e Friedrich Engels, ma anche a utopisti o rivoluzionari come Étienne Cabet, François-Noël Babeuf, Henri de Saint-Simon, Charles Fourier, Auguste Blanqui. Anche il movimento anarchico ha come fine una società dai caratteri comunisti. Per estensione, è chiamato comunismo il movimento dai molteplici aspetti che ha difeso o, secondo alcuni, travisato, le sue premesse storiche. Le correnti di tale movimento hanno quasi sempre preso il nome da capi politici che si sono distinti nelle varie rivoluzioni moderne: marxismo, leninismo, stalinismo, trotskismo, maoismo, ecc. Per Marx ed Engels il comunismo non era un principio filosofico, una dottrina politica e tanto meno una utopia, ma un divenire della realtà nell'epoca del capitalismo sviluppato: « Il comunismo non è una dottrina ma un movimento; non muove da princìpi ma da fatti. I comunisti non hanno come presupposto questa o quella filosofia, ma tutta la Storia finora trascorsa e specialmente i suoi attuali risultati reali nei paesi civili. » (Friedrich Engels, Deutsche- Brusseler- Zeitung n. 80 del 7 ottobre 1847) « Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. » (Karl Marx e Friedrich Engels. L'Ideologia tedesca, 1846) Dopo Marx ed Engels - e almeno fino ai primi tre congressi dell'Internazionale Comunista (1919, 1920, 1921) - le questioni riguardanti il divenire della società comunista furono affrontate dal movimento socialista e comunista secondo criteri "scientifici" (o almeno queste erano le intenzioni; tali criteri furono descritti ad esempio da Engels in Il socialismo dall'utopia alla scienza, un capitolo del suo Antidühring elaborato per la pubblicazione in opuscolo). Da quegli anni in poi, le già gravi divergenze all'interno del movimento si approfondirono e non sarà più possibile parlarne in modo unitario. Indice [mostra] a.. 1 Storia a.. 1.1 Età antica b.. 1.2 Età moderna c.. 1.3 Il Settecento d.. 1.4 L'Ottocento b.. 2 Teoria del movimento comunista a.. 2.1 Karl Marx e il Manifesto del Partito Comunista b.. 2.2 Sviluppi successivi del pensiero marxista c.. 2.3 Comunismo anarchico contro comunismo marxista d.. 2.4 La Comune di Parigi c.. 3 L'Unione Sovietica a.. 3.1 La Rivoluzione d'Ottobre b.. 3.2 Stalin e l'URSS c.. 3.3 Dopo Stalin d.. 3.4 Crollo del Muro e.. 3.5 Trotsky e il comunismo rivoluzionario d.. 4 I movimenti comunisti nell'antifascismo e.. 5 Esperienze comunitarie moderne f.. 6 Critiche al comunismo g.. 7 Storia del termine a.. 7.1 Note h.. 8 Voci correlate a.. 8.1 Documenti b.. 8.2 Teorici del comunismo c.. 8.3 Storia del comunismo sovietico d.. 8.4 Evoluzione del comunismo e.. 8.5 Opposizioni e critiche al comunismo i.. 9 Bibliografia a.. 9.1 Per la sezione "Comunismo anarchico" j.. 10 Altri progetti k.. 11 Collegamenti esterni Storia [modifica] Per approfondire, vedi la voce Storia del comunismo. L'aspirazione a una società egualitaria ha origini assai lontane e ha dato vita nel corso dei secoli a teorie che nel tempo hanno assunto connotazioni e realizzazioni differenti suscitando consensi e critiche di ogni genere. Di seguito ne ripercorriamo i passi salienti: Età antica [modifica] Molti pensatori occidentali hanno concepito idee di comunismo, alcune molto simili a quelle poi divenute note con questo termine nel XIX secolo. Il principio della comunione dei beni era un carattere proprio del cristianesimo delle origini. Nel secondo capitolo degli Atti degli Apostoli, ai versetti 44-48, si descrive il funzionamento della prima comunità cristiana, mettendo in risalto l'aspetto della comunione dei beni. Tale comunione non era stabilita per norma, i fedeli vi aderivano volontariamente. Si veda in proposito l'episodio di Anania e Saffira: « Un uomo di nome Anania con la moglie Saffira vendette un suo podere e, tenuta per sé una parte dell'importo d'accordo con la moglie, consegnò l'altra parte deponendola ai piedi degli apostoli. Ma Pietro gli disse: "Anania, perché mai satana si è così impossessato del tuo cuore che tu hai mentito allo Spirito Santo e ti sei trattenuto parte del prezzo del terreno? Prima di venderlo, non era forse tua proprietà e, anche venduto, il ricavato non era sempre a tua disposizione? Perché hai pensato in cuor tuo a quest'azione? Tu non hai mentito agli uomini, ma a Dio". All'udire queste parole, Anania cadde a terra e spirò. E un timore grande prese tutti quelli che ascoltavano. Si alzarono allora i più giovani e, avvoltolo in un lenzuolo, lo portarono fuori e lo seppellirono. Avvenne poi che, circa tre ore più tardi, entrò anche sua moglie, ignara dell'accaduto. Pietro le chiese: "Dimmi: avete venduto il campo a tal prezzo?". Ed essa: "Sì, a tanto". Allora Pietro le disse: "Perché vi siete accordati per tentare lo Spirito del Signore? Ecco qui alla porta i passi di coloro che hanno seppellito tuo marito e porteranno via anche te". D'improvviso cadde ai piedi di Pietro e spirò. Quando i giovani entrarono, la trovarono morta e, portatala fuori, la seppellirono accanto a suo marito. E un grande timore si diffuse in tutta la Chiesa e in quanti venivano a sapere queste cose.. » (Atti 5,1-11) Sant'Ambrogio sosteneva che la proprietà privata era un prestito fatto ai singoli dalla collettività, la quale aveva il diritto di riappropriarsene per il bene comune. Gli stessi ideali troveranno spazio negli ordini monastici, a partire dai benedettini, la cui regola, scritta direttamente dal Santo, era prettamente comunistica; oppure, soprattutto nel medioevo, in alcuni movimenti ereticali (come quello dei dolciniani). Anche le civiltà precolombiane in America sono di tipo comunistico. Età moderna [modifica] Tommaso Moro Ideali di tipo comunistico e un progetto di abolire la proprietà privata tornano in auge all'epoca della Riforma protestante, con la guerra dei contadini, che sconvolge l'Europa ed è soffocata nel sangue. Fra i protagonisti di questo movimento rivoluzionario si annoverano Thomas Müntzer e Giovanni da Leida Qualche anno prima L'Utopia di Tommaso Moro e più tardi La Città del Sole di Tommaso Campanella descrivono ugualmente altre comunità ideali in vario grado comuniste. Il 1º aprile 1649 i diggers (zappatori, scavatori) cominciano a coltivare alcune terre nei pressi di Cobham, nel Surrey, in Inghilterra, secondo principi comunisti. Grazie agli scritti del loro portavoce Gerrard Winstanley, quello del Surrey è il gruppo di diggers sul quale si hanno più informazioni, ma abbiamo notizia dell'esistenza di diggers anche in altre località dell'Inghilterra. Il Settecento [modifica] Nel Settecento l'idea di comunismo trova nuove e più concrete formulazioni. Per quanto la linea teorica possa considerarsi abbastanza comune, bisogna distinguere due indirizzi principali, quello teologico, rappresentato principalmente da Étienne-Gabriel Morelly e Dom Descamps e quello materialistico, rappresentato da Jean Meslier. In forme diverse l'idea di comunismo aleggia durante tutto l'Illuminismo come conseguenza della nascente attenzione al concetto di uguaglianza tra tutti gli esseri umani. Essa era implicita nel Cristianesimo, che essendo una religione universalistica (contrariamente all'Ebraismo) proclamava l'uguaglianza di tutti gli uomini davanti a Dio, ma non davanti al potere temporale, che implicava una gerarchia di classi sociali con diversi compiti e diritti. Il comunismo aveva infatti abbastanza caratterizzato le comunità proto-cristiane sino al IV secolo, ma poi, dopo l'Editto di Milano, cessata una relativa clandestinità, alla luce del sole la nuova società cristiana si stratificava esattamente come quella romana pre-cristiana. Il concetto di eguaglianza ha influenzato in generale il pensiero del Settecento e un'uguaglianza civile, se non comunistica, era anche quella propugnata da Jean-Jacques Rousseau o da Gabriel Bonnot de Mably, il primo con una visione di tipo religioso, il secondo di tipo laico. Mably dichiarava: "Il legislatore agisce in maniera inutile se non si concentra sullo stabilimento dell'eguaglianza. Il bene possibile si ottiene con l'eguaglianza tra tutti gli uomini perché è essa che li tiene uniti.". Il più notevole sostenitore e teorizzatore del comunismo, e in senso decisamente ateo e materialistico, è Jean Meslier, che scrive nel ''Testament'': "Quasi universalmente accettato e autorizzato è l'abuso e l'appropriazione individuale che alcuni fanno dei beni e delle ricchezze della terra, i quali dovrebbero invece essere possesso di tutti e in parti uguali. La proprietà deve esser comune e tutti debbono usufruirne equamente e comunitariamente.". Queste le basi del comunismo materialistico di Meslier, che poi arringa i destinatari del ''Testament'' con queste parole: "Cercate di unirvi tutti insieme per scuotere il giogo tirannico dei vostri principi e dei vostri re; abbattendo i troni ingiusti e malvagi; rompete le teste coronate e umiliate la loro superbia. I più saggi di voi guidino e governino gli altri, è loro compito formulare leggi e decreti che mirino sempre, a seconda dei tempi, dei posti e delle situazioni, a difendere e a far progredire il bene pubblico.". Per quanto riguarda Étienne-Gabriel Morelly, egli ha invece una visione religiosa del comunismo, basata sul fatto che Dio ha fatto le leggi di natura perfette e buone e che basta combattere l'egoismo individualistico e rifarsi a Dio per ottenere comunione ed eguaglianza tra tutti gli uomini. Nel suo poema La Basiliade, o Naufragio alle Isole Galleggianti, egli immagina una società ideale in un luogo remoto, dove c'è una società comunista, senza classi e senza veri capi; retta armonicamente dal popolo tutto e in perfetto accordo ed armonia. Analogamente il frate benedettino Dom Deschamps a metà del Settecento proporne uno stato comunista basato su una morale di tipo monastico, opponendosi al materialismo di D'Holbach. Dom Deschamps ha influenzato notevolmente le concezioni pre-socialiste del Settecento anche grazie alla notorietà e alla rete di rapporti che il suo protettore, il marchese d'Argenson, gli ha fatto avere nei circoli intellettuali dell'epoca, facendogli conoscere D'Alembert, Voltaire e Robinet. Vanno poi ricordati fra gli interessanti esperimenti di "comunismo reale" anche le reducciones del Paraguay impiantate dai Gesuiti nel XVIII secolo. Le concezioni basate sulla religione deista di Voltaire e Rousseau agiranno anche in senso egualitaristico ma non comunistico, per quanto Rousseau col suo Le contrat social abbia dato un modello interessante di stato teologico, con dei Legislatori come classe emerita e rispettata, quasi sacerdotale, che ricorda da vicino il modello platonico di stato, con i filosofi come governanti. L'influenza di Voltaire e Rousseau sui teorici della Rivoluzione francese, di cui furono considerati i veri padri, e sul Giacobinismo, che riprende specialmente il fanatismo e l'intransigenza di Rousseau, è notevolissima. I materialisti atei come Helvétius, D'Holbach e Diderot hanno invece una visione differente della società, nel senso dell'equità, ma non dell'eguaglianza. Vi erano anche circoli rivoluzionari fortemente egualitari, e questa concezione sociale è incarnata nel pensiero e nei comportamenti di Jean Paul Marat. L'Ottocento [modifica] Molti idealisti del XIX secolo, colpiti dalla miseria materiale e morale della rivoluzione industriale, fondano con poca fortuna comunità utopistiche, soprattutto nel Nuovo Mondo. Il filosofo francese Étienne Cabet, nel suo libro Viaggi ed avventure di Lord William Carisdall in Icaria descrive una società ideale in cui un governo eletto democraticamente controlla tutte le attività economiche e supervisiona le attività sociali, lasciando solo la famiglia come unica altra unità sociale indipendente. Nel 1848 cerca senza successo di organizzare comunità icariane negli Stati Uniti d'America, anche se alcune piccole comunità icariane sopravvivono fino al 1898. Teoria del movimento comunista [modifica] Karl Marx e il Manifesto del Partito Comunista [modifica] Karl Marx Per approfondire, vedi la voce Marxismo. Le condizioni di estremo sfruttamento degli operai nel corso della prima fase della rivoluzione industriale, sollecitano la nascita tra di essi di una nuova coscienza politica, che a volte sfocia nell'elaborazione di tesi comuniste. Il più importante filosofo a credere nel comunismo è Karl Marx che usa il termine tra l'altro nel Manifesto del Partito Comunista scritto con Friedrich Engels. Con Marx ed Engels il comunismo diventa un movimento rivoluzionario. In contrasto con le idee utopistiche di Owen e Saint-Simon, Fourier, Marx ed Engels affermano che il comunismo non poteva emergere da piccole comunità isolate ma solo globalmente, dal corpo dell'intera società. Il Manifesto propone una lettura della storia sotto la lente del concetto di lotta di classe: il motore della storia è nel contrasto tra una piccola élite (la classe borghese), che possiede o controlla i mezzi di produzione e la grande maggioranza di persone, che non possiede quasi nulla. Nella fase storica descritta dal Manifesto (così come in tutte le opere di Marx e Engels), il capitalismo è qualitativamente connotato, come in (quasi) tutti i modi di produzione precedenti dalla dominanza di una classe sociale su un'altra (almeno). Nello specifico, la borghesia (i capitalisti), ossia la classe che detiene i mezzi di produzione e cioè le condizioni oggettive della produzione, estrinseca la propria dominanza sulla classe subordinata, il proletariato, ossia coloro che devono vendere la propria abilità al lavoro in cambio della sussistenza (salario), attraverso lo sfruttamento di questi ultimi che si concreta nel pagamento di una parte della giornata lavorativa, mentre la restante parte - il pluslavoro, poi plusvalore - è la radice sociale del profitto. Nell'opera Das Kapital (Il Capitale), Karl Marx analizza come i capitalisti comprassero forza lavoro dai lavoratori ottenendo il diritto di rivendere il risultato dell'attività produttiva ottenendo così un profitto (vedi Teoria del valore e Teoria marxiana del valore per i dettagli). Per Marx se le classi lavoratrici di tutti i paesi prendessero coscienza dei loro comuni obiettivi, si unirebbero per rovesciare il sistema capitalista. Lo considerava, se lo svolgimento della storia avesse seguito la logica di una razionalità hegeliana, un risultato inevitabile di un processo storico in atto; potendosi comunque verificare, qualora il socialismo non fosse riuscito ad imporsi, l'imbarbarimento della società attraverso la rovina di ambedue le classi in lotta e di tutte le classi. Dalle rovine del capitalismo sarebbe sorta una società in cui, dopo un periodo di transizione (dittatura del proletariato) in cui lo Stato avrebbe controllato i mezzi di produzione, la loro proprietà sarebbe passata alla società stessa nel suo complesso (lo Stato era destinato a dissolversi). Il pugno alzato è uno dei simboli più noti del comunismo. Spesso è raffigurato anche nella scultura, come in questa creazione di Alfonso Gialdini La dittatura del proletariato, come fase transitoria, veniva così a contrapporsi alla dittatura della borghesia, come imposizione alla minoranza dei capitalisti della volontà della stragrande maggioranza della popolazione (il proletariato). La proprietà privata sarebbe stata limitata agli effetti personali (proprietà individuale). La conseguenza della proprietà collettiva dei mezzi di produzione sarebbe stata, nell'ottica di Marx, la fine della divisione della società in classi sociali e, di conseguenza, la fine dello sfruttamento e la piena realizzazione dell'individuo[1]. Una tale società sarebbe stata costruita attorno all'economia del dono "da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo le sue necessità." Sviluppi successivi del pensiero marxista [modifica] Le idee di Marx sono state sviluppate in molte direzioni diverse: alcuni pensatori prendono da Marx solo il metodo di analisi della società, mentre il nascente movimento socialista ne abbraccia con entusiasmo la parte rivoluzionaria, mettendo in secondo piano il pensiero dei socialisti non marxisti (Pierre-Joseph Proudhon, l'anarchico Bakunin, i già citati utopisti e molti altri). Fu nel segno di Marx che fu creata la Seconda Internazionale Socialista. Nel periodo successivo alla morte di Marx al termine comunismo venne di solito preferito quello, allora equivalente, di socialismo. La grande divisione tra i seguaci delle idee di trasformazione sociale di Marx passava tra i cosiddetti socialisti riformisti o gradualisti come Eduard Bernstein (e per certi versi anche il suo oppositore Karl Kautsky) in Germania, Filippo Turati in Italia o i marxisti austriaci e, sul versante opposto, i socialisti rivoluzionari come Rosa Luxemburg in Germania o Giacinto Menotti Serrati in Italia. Entrambi i gruppi pensavano che il comunismo fosse la naturale evoluzione della società occidentale, che come era evoluta dal feudalesimo al capitalismo borghese per la crisi del feudalesimo stesso, sarebbe dovuta evolvere naturalmente da capitalista in comunista per via delle contraddizioni interne del capitalismo. La differenza stava nel metodo che ritenevano necessario per questa transizione: mentre i socialisti riformisti ritenevano che il passaggio si sarebbe verificato gradualmente, attraverso una serie di riforme sociali, i socialisti rivoluzionari pensavano, in accordo con Marx, che invece questo cambiamento non sarebbe mai avvenuto spontaneamente ma avrebbe richiesto una rivoluzione. Karl Marx e Friedrich Engels studiano anche altre forme di comunismo. Partendo dalle ricerche di Lewis Morgan e di altri antropologi loro contemporanei, affermano che i primi ominidi vivevano in una sorta di società comunista, chiamata comunismo primitivo: il poco che possedevano veniva condiviso fra tutti, come anche i prodotti dell'attività dei singoli (in massima parte cibo). Alcuni gruppi isolati di persone vivevano fino a pochi anni fa in questo modo. In tutte le società moderne tuttavia la proprietà privata gioca un ruolo fondamentale, facendo sorgere il concetto di società classista. Questa tesi venne criticata da alcuni indiani americani, come Russell Means, che vedevano il concetto di comunismo primitivo come una distorsione della realtà dovuta all'imposizione di uno schema teorico occidentale precostituito su una situazione che invece non coincideva affatto con questa visione semplicistica delle cose; peggio ancora, Means e gli altri denunciavano come questa distorsione fosse strumentale, dovuta al desiderio di ricavarne prove da portare a sostegno nel dibattito ideologico in Europa. In particolare, l'antropologia del XIX secolo, i cui risultati Marx e gli altri citavano come prova a favore delle loro tesi, era basata su ricerche pesantemente influenzate da pregiudizi razziali, prive di una vera comprensione delle culture in esame e di loro osservazioni dirette. Comunismo anarchico contro comunismo marxista [modifica] Pierre-Joseph Proudhon Contemporaneamente alle dottrine di Marx si era sviluppata tuttavia un'altra forma di dottrina comunista: il comunismo anarchico. L'anarchismo prende le mosse dal pensiero di Pierre-Joseph Proudhon: non tutti i pensatori che si sono definiti anarchici hanno tuttavia adottato un modello di economia comunista (lo stesso Proudhon a un certo punto rivalutò in parte la proprietà privata). La polemica tra Proudhon e Marx fu così violenta che quando il primo pubblicò un volume intitolato Filosofia della Miseria il secondo rispose con il pamphlet Miseria della filosofia. Lo scontro tra anarchici e marxisti divampò all'interno dell'Associazione internazionale dei lavoratori (Prima Internazionale). Tra il 1871 e il 1872 Marx ed Engels riuscirono definitivamente a mettere gli anarchici in minoranza e a farli espellere dall'Internazionale. Il più importante teorico anarchico del primo periodo è sicuramente il russo Michail Bakunin che espose la sua dottrina per lo più in Stato e Anarchia. Per Bakunin libertà e eguaglianza erano due obiettivi inscindibili. Lo Stato, con la sua divisione tra governati e governanti, tra chi possiede la cultura e chi esegue il lavoro fisico, era in sé stesso un apparato repressivo e doveva essere dissolto senza il passaggio per una fase intermedia. Bakunin individuò gli equivoci e i possibili rischi della nozione di Marx di dittatura del proletariato. Secondo Bakunin il marxismo era l'ideologia di quella che chiamava "élite della classe dominata", avviata a diventare classe dominante a sua volta, e, in particolare, era l'ideologia degli intellettuali sradicati. La conquista del potere da parte dei comunisti marxisti, secondo Bakunin, avrebbe portato non alla libertà ma a una dittatura tecnocratica. Se c'è uno Stato ci deve essere per forza dominio di una classe sull'altra... Che cosa significa che il proletariato deve elevarsi a classe dominante? È possibile che tutto il proletariato si metta alla testa del governo?... I marxisti sono consci di tale contraddizione e si rendono conto che un governo di scienziati sarà effettivamente una dittatura... Essi si consolano con l'idea che tale dominio sarà temporaneo... La massa del popolo verrà divisa in due armate, quella agricola e quella industriale, poste agli ordini degli ingegneri di Stato che costituiranno la nuova classe politico-scientifica privilegiata. [2] Il modello proposto da Bakunin era quello di una libera federazione di comuni, regioni e nazioni in cui i mezzi di produzione, collettivizzati, sarebbero stati direttamente nelle mani del popolo tramite un sistema di autogestione. Idee simili a quelle di Bakunin furono sviluppate da Pëtr Kropotkin, suo connazionale, scienziato oltre che filosofo. Criticando il darwinismo sociale che fungeva da giustificazione alla competizione capitalistica e all'imperialismo, nel suo saggio Mutual Aid (1902) Kropotkin si propone di dimostrare come tra le specie animali prevalgano la cooperazione e l'armonia. Proprio cooperazione ed armonia, senza necessità di una stratificazione gerarchica, dovrebbero essere i principi dell'organizzazione sociale umana. Kropotkin prende ad esempio le poleis greche, i comuni medievali ed altre esperienze storiche come esempi di società autogestite. L'etica non dovrebbe essere imposta dalle leggi dello Stato ma scaturire spontaneamente dalla comunità. Come Bakunin, Kropotkin si augura la scomparsa dello Stato e l'instaurazione di un comunismo federalista, autogestito e decentrato. La Comune di Parigi [modifica] Nonostante le divergenze i socialisti e gli anarchici di varie tendenze furono unanimi nel vedere nella Comune di Parigi (1871) il primo tentativo da parte del movimento operaio di creare una società comunista. I comunardi presero il controllo di Parigi per due mesi e combatterono tanto contro la Prussia che contro il governo francese. La Comune introdusse una serie di leggi che riducevano il potere dei detentori di proprietà, come quelle che cancellavano i debiti, prima di venire soppressa nel sangue. Per Marx la Comune di Parigi rappresentò il primo esempio concreto di "dittatura del proletariato"; egli sostenne con forza il coraggioso esperimento politico anche se in un primo momento ritenne l'impresa troppo azzardata[3]. L'Unione Sovietica [modifica] La Rivoluzione d'Ottobre [modifica] La falce e il martello, simbolo internazionale del Comunismo, rappresentano l'unità fra i lavoratori delle città (martello) e quelli delle campagne (falce). Per approfondire, vedi la voce Rivoluzione russa. L'uso del termine comunista cambia (e acquisisce un significato distinto da socialista) quando nel 1917 il Partito Operaio Socialista Democratico Russo (bolscevico, distinto dall'omonimo partito menscevico) partito leninista, assieme alla frazione di sinistra del Partito Socialista Rivoluzionario, conquista la maggioranza nei Soviet e prende il potere in Russia con la Rivoluzione d'ottobre, la quale successivamente, 1922, porterà alla fondazione della Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS). Dopo la rivoluzione Lenin propone infatti alle fazioni rivoluzionarie dei socialisti marxisti di espellere la fazione riformista, cambiare il nome dei loro partiti in Partito Comunista e unirsi in una nuova Internazionale (la terza), 1919, che poi diventa l'Internazionale Comunista, abbreviato in seguito in Comintern. La nuova Internazionale si ispira al modello sovietico, accetta, implicitamente, la leadership del Partito Comunista Panrusso (Bolscevichi) e adotta la versione bolscevica del marxismo. Ogni partito che voleva aderire doveva accettare le "Ventuno Condizioni" decise dal secondo congresso dell'Internazionale, fra le quali la dodicesima che indicava che i partiti aderenti dovevano basarsi sul principio del centralismo democratico, che prevedeva la possibilità di ampio dibattito interno ma che impediva l'espressione all'esterno di questo dibattito ed una organizzazione di tipo centralizzata con vasti poteri al centro. Nel pensiero di Lenin, come nel marxismo classico, il primo passo della presa del potere da parte del proletariato consisteva in una rivoluzione: il dominio borghese doveva essere sostituito dalla funzione-guida del proletariato (nel pensiero marxista classico questa fase viene chiamata, in opposizione polemica alla effettiva dittatura della borghesia, dittatura del proletariato). Lenin però, che aveva ripreso e ampliato la teoria di Hobson sull'imperialismo, a differenza di Marx che credeva che la rivoluzione sarebbe avvenuta nei paesi in cui il capitalismo era più avanzato, ipotizzò che la rivoluzione potesse avvenire prima nelle nazioni arretrate, come la Russia zarista, che erano più fragili perché subivano contemporaneamente sia le sollecitazioni interne del cambiamento sociale sia la pressione concorrente degli stati confinanti, economicamente e socialmente più moderni. Lenin puntava sul movimento di massa, alla cui testa doveva porsi il proletariato guidato da un'avanguardia proletaria composta di partiti coesi, bene organizzati e retti da una rigida disciplina. Questa versione del marxismo rientra nella teoria detta leninismo. La maggior parte dei socialisti rivoluzionari accettarono dopo qualche perplessità la proposta. Non mancarono però gli accesi critici di Lenin, come Rosa Luxemburg che intravide l'involuzione dittatoriale che la Rivoluzione d'Ottobre stava prendendo sotto la direzione del partito bolscevico. Stalin e l'URSS [modifica] Per approfondire, vedi la voce Stalin. La politica sovietica e la prassi comunista cambiarono radicalmente con l'ascesa, del successore di Lenin, di Stalin; questi elaborò una ideologia, il marxismo-leninismo, che per alcuni, sotto la facciata della continuazione del pensiero di Marx e di Lenin, trasformò l'URSS in un regime totalitario del XX secolo, mentre per altri non fece altro che accentuare e sviluppare il carattere totalitario già insito nell'ideologia nella rivoluzione bolscevica. L'ascesa di Stalin corrispondeva all'ascesa al potere della burocrazia che effettivamente disponeva dello Stato e dei mezzi di produzione. Ciò richiedeva la liquidazione dei rivoluzionari. Stalin prima estromise dal potere con complesse manovre il vecchio gruppo dirigente bolscevico, del quale Leon Trotsky era l'esponente più brillante, quindi si sbarazzò uno a uno dei suoi vecchi compagni di lotta ed anche dei giovani rivoluzionari, accusandoli di varie deviazioni politiche e tradimenti immaginari (Grandi purghe degli anni '30 che videro tra le vittime quasi tutti gli esponenti del vecchio gruppo dirigente bolscevico). Ogni forma di libertà fu eliminata e fu instaurato un regime di terrore in cui tutti potevano essere da un momento all'altro accusati di qualcosa, arrestati, torturati e, quando si trattava di membri del PCUS, spesso costretti ad ammettere i loro inesistenti delitti in pubblici processi prima di venire uccisi o internati in campi di concentramento (il gulag). Queste persecuzioni si estendevano anche alle famiglie ed agli amici dei perseguitati. Alla passione ed alle idee della rivoluzione del 1917 si sostituì il potere degli apparati e l'arbitrio di Stalin. La collettivizzazione forzata e la repressione dei movimenti indipendentisti (che provocarono milioni di morti - vedi lo sterminio dei Kulaki e l'Holodomor), nonché l'industrializzazione sotto la guida statale non avevano più lo scopo di creare una qualche forma di società socialista ma piuttosto quella di rafforzare la nazione sovietica e il potere del suo dittatore. La politica estera machiavellica di Stalin passava dal sostegno aperto ai movimenti antifascisti quando la sua posizione poteva uscirne rafforzata, alla ricerca di un compromesso semi-segreto con la Germania nazista per spartirsi la Polonia e altri territori già parte dell'impero russo (Patto Molotov-Ribbentrop, 1939). Le indicazioni che impartiva ai partiti comunisti (il Comintern era ormai diventato una cinghia di trasmissione delle volontà della dirigenza sovietica anziché un luogo di discussione) erano ugualmente capaci di subire brusche sterzate da un momento all'altro. Ad ogni "capriola ideologica" chi sosteneva una tesi contraria veniva perseguitato e tacciato di tradimento. Negli anni '30 anche alcuni militanti comunisti occidentali si accorsero della piega che la situazione stava prendendo in URSS, fra questi Boris Souvarine, André Gide e George Orwell. In Italia nel 1931 venne espulso Ignazio Silone dal Pci per aver criticato Stalin. Stalin tuttavia raggiunse una ampia popolarità [4]. Seppe presentarsi ai comunisti come una guida solida e abile, alla sinistra in generale come uno dei pochi leader che facesse qualcosa per combattere il fascismo (almeno prima del Patto Molotov-Ribbentrop). Con l'avvento del fascismo molti avevano infatti cominciato a pronosticare la morte della "democrazia borghese" e a ritenere che fascismo o comunismo sovietico fossero le sole vie possibili. L'abilità manipolatoria della propaganda e l'impossibilità per molti militanti comunisti di visitare di persona l'URSS (diversamente dai dirigenti del partito) e rendersi conto della reale situazione del paese favorirono il dittatore [senza fonte]. Già dagli anni trenta importanti scrittori progressisti, come André Gide, dopo il viaggio in Unione Sovietica, organizzato dalle autorità sovietiche, criticarono la natura di quel sistema: « E io penso che in nessun paese oggi, fosse pure nella Germania di Hitler, lo spirito sia meno libero, altrettanto asservito, intimidito (leggi: terrorizzato), schiavo. » (André Gide, Retour de l'URSS, 1936) Tra le testimonianze sui campi di concentramento staliniani a partire dagli anni trenta e quaranta e tra le opere letterarie di denuncia sulla repressione staliniana il romanzo Buio a mezzogiorno (1941) di Arthur Koestler, che aveva rotto con il comunismo proprio per questa ragione. Altri intellettuali che spezzarono il conformismo sull'URSS, allora imperante nel mondo progressista, furono George Orwell, André Gide, Ignazio Silone (tutti e tre ex-comunisti). Anche Antonio Gramsci, l'ex segretario del Partito Comunista d'Italia, dal carcere dove era detenuto a causa della sua opposizione al fascismo, fece conoscere la sua opposizione alla persecuzione di Trotzkij e dei vecchi dirigenti bolscevichi. Anche dopo la seconda guerra mondiale furono numerose le denunce e le testimonianze fra le quali quella di Alexander Solzhenitsyn. Alla fine della seconda guerra mondiale il potere di Stalin e la sua ideologia si espansero nelle zone che l'Armata Rossa aveva liberato dal nazismo ed occupato. Dove esisteva un movimento comunista di massa, come in Cecoslovacchia, le purghe eliminarono presto i dirigenti non in linea con l'URSS o non sufficientemente malleabili, mentre i partiti non comunisti, maggioritari, venivano sciolti o posti sotto controllo dei partiti comunisti filosovietici . Alla fine l'Europa orientale vide nascere una cintura di Stati satelliti saldamente controllati dall'URSS e con sistemi politico-sociali ricalcati sul modello sovietico. La reazione dell'Occidente, che in quel momento voleva dire soprattutto Stati Uniti d'America, all'espansione dell'influenza dell'URSS portò ad un progressivo irrigidimento dei due grandi blocchi che si configurò come guerra fredda. L'espansione dell'ideologia marxista-leninista andò oltre l'avanzata dell'Armata Rossa, raggiunse infatti la Repubblica Popolare Cinese, che sarebbe stata proclamata nel 1949 da Mao Tse Tung e l'Albania di Enver Hoxha che erano il frutto di una lotta civile e di una resistenza antifascista interne, a queste va aggiunta la Repubblica socialista federale di Jugoslavia presieduta dal Maresciallo Tito, nella quale l'Armata Rossa non si stabilì pur avendo partecipato alla lotta per la liberazione dell'occupazione nazista. I governi di questi paesi dopo un primo periodo di buoni rapporti dimostrarono che non avevano nessuna intenzione di sottomettersi passivamente ai dettami dell'URSS quindi in epoche differenti ruppero con l'URSS teorizzando anche una propria versione dell'ideologia marxista-leninista: maoismo, hoxhismo (chiamato a volte enverismo) e il titoismo, metodologicamente non dissimili dallo stalinismo e, comunque, espressione del cosiddetto capitalismo di Stato in varie versioni. Dopo Stalin [modifica] Dopo la morte di Stalin nel 1953 ci furono da parte dei paesi e dei partiti satelliti dei tentativi di scrollarsi dal pesante dominio sovietico ma questi tentativi vennero repressi duramente. I partiti dell'europa occidentale, già membri del Comintern, seguirono le posizioni dell'URSS in linea generale fino al 1968, la Primavera di Praga, quando per la prima volta non furono d'accordo con le scelte fatte dalla dirigenza sovietica. Da quel momento in poi questi partiti si allontanarono sempre più dall'ideologia marxista-leninista fino a quando verso la fine degli anni settanta si spostarono su posizioni eurocomuniste. Crollo del Muro [modifica] Verso la fine del secolo XX lo stato di necessità economica e sociale in cui versava l'URSS spinsero i vertici del partito comunista sovietico ed in primis il Presidente Mihail Gorbacëv ad attuare una politica di rifondazione dello stato e di apertura al mondo occidentale, definita al tempo Perestrojka. A partire da questo momento (1985) il cammino dell'URSS si farà sempre più aperto allentando la stretta sull'Europa orientale, sul regime illiberale e sulla chiesa ortodossa. In alcuni paesi (Cina, Corea del Nord, Cuba, Laos, Vietnam) permangono al potere dei regimi controllati da partiti che erano espressione dell'ideologia marxista-leninista e delle sue variazioni, ma hanno adottato in misura più o meno ampia un' economia maggiormente improntata a criteri pragmatici. Nei cinque stati a regime comunista vivono, complessivamente, circa 1.428.000.000 di persone. Trotsky e il comunismo rivoluzionario [modifica] Lev Trotsky Lev Trotsky, il teorico della Rivoluzione Permanente, bollato come il traditore numero uno e costretto a fuggire dall'URSS, denunciò la politica di Stalin ma con scarso successo. Fondò nel 1938 la Quarta Internazionale, formata da gruppi e partiti comunisti dissidenti definiti, ma non da lui, trotskisti, ma fu ucciso nel 1940 in Messico da un sicario di Stalin. Nonostante Lenin preferisse Trotsky come successore, Stalin riuscì ad esautorarlo e ad esiliarlo, riuscendo a portare a compimento il proprio progetto di Stato e di Partito. Ne risultò una società paralizzata da un apparato burocratico elefantiaco. La cura a questa situazione fu teorizzata da Trotsky ne "La rivoluzione tradita" e consisteva in una seconda rivoluzione ("politica" in contrasto a quella "sociale" dell'Ottobre) che avrebbe dovuto portare il popolo a riprendersi lo Stato, togliendolo di mano ai "burocrati" che avevano assunto il ruolo di casta privilegiata al potere (non però di nuova "classe dominante") al posto dei lavoratori salariati[5]. I movimenti comunisti nell'antifascismo [modifica] La prima guerra mondiale, con i suoi milioni di morti, e la crisi economica del 1929 sembravano, nella visione dei comunisti e più in generale della sinistra, confermare la crisi del capitalismo e dell'imperialismo. Allo stesso tempo però i comunisti, insieme alle altre forze di sinistra dell'epoca, dovettero prendere atto di un fenomeno nuovo: la crisi e l'impoverimento delle nazioni europee non portava a rivoluzioni progressiste, ma all'abolizione della democrazia e all'affermarsi di regimi autoritari di destra, di cui gli esempi più eclatanti erano il fascismo italiano e il nazismo tedesco. L'avvento del fascismo colse i comunisti, come altri gruppi politici, impreparati. Sebbene l'antifascismo italiano avesse una forte impronta liberale (Manifesto degli intellettuali antifascisti del 1925 di Benedetto Croce), i comunisti si diedero un'organizzazione clandestina anche dopo l'affermazione del regime. Il ruolo fondamentale svolto dai comunisti nell'antifascismo è stato spiegato in diversi modi: essi erano per lo più persone con forti convinzioni ideali, preparate a un'eventuale azione clandestina e alla possibilità di essere perseguitate per le loro idee politiche. Inoltre i comunisti che militavano nei partiti membri del Comintern avevano alle loro spalle l'organizzazione di questa e il prestigio dell'URSS, anche se non sempre i sovietici li appoggiarono in modo effettivo. Nel primo periodo, infatti, lo sforzo antifascista dei comunisti ebbe un grosso limite nella politica del Comintern di considerare le forze riformiste di sinistra nemici da combattere anziché alleati: il termine "socialfascismo" coniato per bollare i socialdemocratici fu la manifestazione più evidente di questo atteggiamento. Si pensava infatti che il fascismo sarebbe stato un fenomeno transitorio (tesi questa condivisa da molti osservatori dell'epoca), che sarebbe crollato lasciando via libera alla lotta tra comunisti e loro oppositori per creare una società alternativa al capitalismo e che i socialdemocratici, compromessi con le forze conservatrici, si sarebbero trovati dalla parte opposta delle barricate. Questa politica fu in parte imposta da Stalin e in parte inizialmente caldeggiata da alcuni partiti comunisti, come il Partito Comunista Tedesco, che erano divisi da un'aspra rivalità con i socialdemocratici. Per ulteriori approfondimenti su questo punto si può leggere Nascita e avvento del fascismo dell'ex comunista italiano Angelo Tasca, e Da Potsdam a Mosca di Margaret Buber-Neumann, compagna di uno dei principali dirigenti del Partito Comunista tedesco. Le conseguenze disastrose dell'avvento del fascismo e la repressione da parte dei regimi fascisti di coloro che professavano l'ideologia comunista (fra le numerose vittime Antonio Gramsci, secondo segretario del Partito Comunista d'Italia, morto al termine di una lunga carcerazione durante la quale non ebbe pieno accesso alle cure mediche necessarie per il suo grave stato di salute) portarono a un ripensamento della posizione del Comintern e alla nuova politica dei Fronti Popolari, alleanze di tutte le forze di sinistra in funzione democratica e antifascista: il primo esempio di Fronte Popolare fu quello spagnolo che vinse le elezioni nel 1936 (vedi anche voce Guerra civile spagnola). Poco tempo dopo anche in Francia si affermò un governo di Fronte Popolare, formato da socialisti e radicali e appoggiato dai comunisti dall'esterno. Durante la guerra di Spagna la sezione locale del Comintern, che inizialmente nel paese non era che un piccolo partito, acquisì una forza e un prestigio notevole grazie agli aiuti militari che l'URSS fece pervenire ai repubblicani spagnoli e che si trovò a gestire. Il Comintern favorì la nascita e l'organizzazione delle Brigate Internazionali, che erano aperte agli antifascisti di ogni tendenza politica, che permisero a chi voleva dare il suo contributo individuale alla causa spagnola di partecipare alla lotta. Proprio in Spagna però si manifesta, fuori dall'isolamento dell'URSS, la repressione staliniana dei comunisti che non volevano piegarsi alle posizioni del Comintern. In questo paese esistevano infatti un forte movimento anarchico (vedi paragrafo comunismo anarchico) rappresentato dai sindacati FAI (Federación Anarquista Ibérica) e CNT (Confederación Nacional del Trabajo), e un piccolo ma attivo partito marxista di vaga ispirazione trotskista e antisovietica, il POUM (Partido Obrero de Unificación Marxista). La principale differenza di indirizzo politico tra POUM e i filo-sovietici durante la guerra era che i primi ritenevano inseparabili guerra antifascista e rivoluzione socialista, mentre per i secondi ogni altro obiettivo doveva essere subordinato alla vittoria sul generale Francisco Franco e i suoi miliziani. Sotto istigazione di Stalin il POUM venne accusato di essere un movimento di traditori che "oggettivamente" favorivano i fascisti e i suoi membri perseguitati (Andreu Nin, il segretario, venne torturato e assassinato in carcere). Parallelamente gli esperimenti di "comunismo libertario" e autogestito degli anarchici venivano scoraggiati o interrotti, anche se i dirigenti anarchici riuscirono per lo più a salvarsi dal terrore staliniano grazie alla loro forza politica. Il 17 maggio 1937 a Barcellona si ebbero addirittura violenti scontri armati tra POUM e CNT da una parte e combattenti inquadrati nelle organizzazioni del PSUC (Partit Socialista Unificat de Catalunya), vicino al Partido comunista de España dall'altra. Questi fatti sono stati riportati tra gli altri da George Orwell, allora combattente in Spagna in Omaggio alla Catalogna e trasposti cinematograficamente da Ken Loach in Terra e Libertà. Il movimento comunista si è impegnato anche nella resistenza all'occupazione nazifascista, durante la seconda guerra mondiale. In Europa notevole fu l'impegno nella resistenza jugoslava, italiana, francese, greca, polacca, cecoslovacca e in Asia nella resistenza cinese, malese e filippina. Esperienze comunitarie moderne [modifica] Attualmente un piccolo numero di persone, provenienti soprattutto dalle regioni industrializzate, hanno scelto di uscire dalla società moderna e di vivere in comunità, piccole società alternative: il fenomeno vide il suo apice durante il boom della contro-cultura negli anni 1960, ma in misura ridotta dura tuttora. Queste persone sono spesso designate come nuovi bohemién o hippies. Critiche al comunismo [modifica] Per approfondire, vedi la voce Critiche al comunismo. La dottrina della Chiesa si è sempre pronunciata a favore dell'inviolabilità della proprietà privata vista come prolungamento della persona stessa. La messa in comune della proprietà è proposta dalla Chiesa solo su base volontaria come gesto di adesione ai consigli evangelici. « Il diritto alla proprietà privata, acquisita o ricevuta in giusto modo, non elimina l'originaria donazione della terra all'insieme dell'umanità. La destinazione universale dei beni rimane primaria, anche se la promozione del bene comune esige il rispetto della proprietà privata, del diritto ad essa e del suo esercizio. » (Catechismo della Chiesa cattolica, III, sez. ii, cap. 2, art. 7, 2403[6]) Molti scrittori e attivisti politici si sono dimostrati critici nei confronti del comunismo: dissidenti del blocco sovietico Aleksandr Isaevic Solzenicyn, Arthur Koestler e Václav Havel; economisti Friedrich von Hayek, Ludwig von Mises e Milton Friedman; storici e sociologi Hannah Arendt, Robert Conquest, Daniel Pipes e R. J. Rummel; filosofi come Karl Popper, per citarne alcuni. Alcuni studiosi, tra questi Conquest, argomentano contro il marxismo sottolineando la violazione dei diritti umani da parte dei regimi comunisti, particolarmente a opera di Stalin e Mao Zedong. La maggior parte degli studiosi e dei politici contrari al comunismo tendono a vedere le vittime e i reati causati dai regimi comunisti come conseguenze inevitabili dell'applicazione del marxismo, mentre pensatori e politici vicini al comunismo solitamente sostengono la mancanza di un rapporto tra gli ideali e quanto compiuto dai vari regimi a essi ispirati. Ciò varrebbe in particolare per il regime staliniano in Unione Sovietica, visto come una degenerazione del marxismo[7]. Esistono, naturalmente, anche critiche alle teorie economiche sviluppate da Marx e dai marxisti. Hayek, tra gli altri, sostiene che il possesso collettivo dei mezzi di produzione può essere mantenuto solo attraverso un'autorità centrale di qualche tipo, che tende, a causa dell'enorme potere del quale è investita, a diventare totalitaria, violando le libertà civili e politiche quindi eliminando tutti gli oppositori politici. L'economista sostiene inoltre che libertà e diritti possano essere conservati solamente attraverso la salvaguardia della proprietà privata e dell'economia di mercato ossia due libertà essenziali per la teoria liberale e liberista. Storia del termine [modifica] Nonostante l'idea di una società comunista si sia sviluppata fin dall'antichità, i termini socialismo e comunismo sono di origine settecentesca e divengono di uso comune solo con l'affermarsi della Rivoluzione industriale. Nonostante ciò, il termine comunismo spesso viene usato per descrivere tutte le teorie, anche antecedenti alla nascita del termine, che prevedono il possesso collettivo dei mezzi di produzione e l'abolizione della proprietà privata. Molte di queste teorie però mancano di alcune fondamentali caratteristiche del comunismo moderno e contemporaneo (in particolar modo l'assenza di classi e l'egualitarismo). In questi casi si usano quindi anche termini differenti per marcare questa differenza: si parla di teorie comunistiche, o di comunismo ante litteram. Fino alla pubblicazione del Manifesto del Partito Comunista nel 1848, i termini socialismo e comunismo erano considerati intercambiabili. Nell'opera, invece, Marx ed Engels operano la suddivisone tra «socialismo utopistico» e «socialismo scientifico», che essi chiamano anche comunismo. Gli autori volevano evidenziare polemicamente le differenze tra le teorie socialiste allora diffuse (Saint-Simon, Fourier, Proudhon e Owen) e la loro, che si proponeva di essere scientifica, in quanto basata su fatti e leggi, e non su idee od utopie. Scrivono infatti nel Manifesto: «Le proposizioni teoriche dei comunisti non poggiano affatto su idee, su principi inventati o scoperti da questo o quel riformatore del mondo. Esse sono semplicemente espressioni generali di rapporti di fatto di una esistente lotta di classi, cioè di un movimento storico che si svolge sotto i nostri occhi». Nonostante le loro affermazioni, molti hanno criticato che il marxismo sia in effetti scientifico: in particolare Karl Popper, che basa la sua critica sulla non falsificabilità delle teorie marxiste. In ogni modo il termine comunismo continuò a essere un sinonimo di socialismo per tutto l'Ottocento: basti ricordare che i partiti che prendevano parte alla Seconda internazionale, tutti di ispirazione marxista, venivano tutti denominati socialisti o socialdemocratici. La definitiva separazione dei due termini avvenne per iniziativa di Lenin: nel 1917 il Partito Operaio Socialdemocratico Russo, per evidenziare il distacco tra le posizioni del socialismo riformista e il socialismo rivoluzionario, assunse la denominazione di Partito Comunista Russo. Da allora si definiscono comunisti tutti i partiti di ispirazione rivoluzionaria, mentre socialisti o socialdemocratici si definiscono i partiti sostenitori di un avanzato programma di riforme che rimangano tuttavia nell'alveo della società capitalistica, senza proporsi l'obiettivo di una trasformazione socialista della società. Note [modifica] 1.. ^ *Karl Marx, Lettera a Weydemeyer (5/3/1852) 2.. ^ Michail Bakunin, Stato e Anarchia 3.. ^ *Karl Matx, Indirizzo del consiglio generale dell'Associazione Internazionale dei lavoratori, 1871 4.. ^ Togliatti: "Invano avremmo sperato di andare avanti per riportare successi, se non avessimo avuto VOI, dirigente, animatore, capo geniale (...) Noi sappiamo che senza di Voi, compagno Stalin, il popolo italiano si troverebbe oggi in condizioni incomparabilmente più dure (...) Voi ci avete insegnato ad essere comunisti, a lottare in tutte le condizioni, ad essere fedeli sino all'ultimo ai principi del marxismo-leninismo, a servire la causa della emancipazione dei lavoratori. Ci impegnamo ad essere fedeli al vostro insegnamento (...) Salutiamo in voi la forza invincibile della classe operaia, la realizzazione dei più alti ideali dell'umanità. Vi auguriamo lunghi anni di vita e di salute, per il bene dei popoli dell'Unione Sovietica, per il bene della classe operaia e dei popoli del mondo intero. Gloria a Voi, compagno Stalin! (da "Rinascita n. 12 del 21 dicembre 1949 - Messaggio per il 70° compleanno di Stalin [1] 5.. ^ Trockij, Lev, La rivoluzione tradita, tr. it. di L. Maitan, Samonà e Savelli, Roma, 1968 6.. ^ Da vatican.va. 7.. ^ * Lepre, Aurelio, Che c'entra Marx con Pol Pot? Il comunismo tra Oriente ed Occidente, Laterza, Bari, 2001. a.. Losurdo, Domenico, Utopia e stato d'eccezione. Sull'esperienza storica del "socialismo reale", Laboratorio politico, Napoli, 1996. a.. Canfora, Luciano, Pensare la rivoluzione russa, Teti, Milano, 1995. -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/png Dimensione: 858 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/jpeg Dimensione: 21845 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/png Dimensione: 1376 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... 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URL: _______________________________________________ Bsf mailing list https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf From plovitale a virgilio.it Fri Feb 20 08:31:00 2009 From: plovitale a virgilio.it (plovitale a virgilio.it) Date: Fri, 20 Feb 2009 08:31:00 +0100 (CET) Subject: [Bsf] R: Re: R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11 Message-ID: <1944925.1261235115060551.JavaMail.defaultUser@defaultHost> Bellissima poesia mi è sempre piaciutapeccato che dopo cent'anni siamo ancora alla poesia purtroppo nella mia vita il regno dei cieli non cadrà sulla Terra e le profezie non si realizzeranno (né quelle di Marx né altre), oltretutto sono ateo e non ho religione, nemmeno la religione comunistama le idee che ci motivano ad agire sono comuni quindi agiamo insieme subito e cessiamo la conflittualità interna, nessuno ha la ricetta magica per migliorare la situazione, forse qualcuno ha qualche ingrediente e qualcuno ne ha altri, la ricetta è collettivaciao ----Messaggio originale---- Da: fernando.sca a virgilio.it Data: 19-feb-2009 11.35 PM A: , "brescia social forum" Ogg: Re: [Bsf] R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11 Lode al comunismo È ragionevole chiunque lo capisce. È facile. Non sei uno sfruttatore, lo puoi intendere. Va bene per te, informatene. Gli idioti lo chiamano idiota e, i suicidi, suicidio. È contro il sudiciume e contro l'idiozia. Gli sfruttatori lo chiamano delitto. Ma noi sappiamo: è la fine dei delitti. Non è una follia, ma invece fine della follia. Non è il caos, ma l'ordine, invece. È la semplicità che è difficile a farsi. Bertold Brecht ----- Original Message ----- From: "Lorenzo Mazzù" To: Sent: Thursday, February 19, 2009 11:00 PM Subject: [Bsf] R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11 Ma la voglismo smettere co 'sto comunismo???!!!!!! Ma quante bastonate dobbiamo prendere ancora prima di capirla??? Ma la sinistra è solo auspicio al ritorno al comunismo? Cos'è diventato il buon vecchio social forum????!!!!! Basta!!! Basta!!!! Basta!!!!! Mi disiscrivo!!! Adios! Lorenzo _______________________________________________ Bsf mailing list https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Fri Feb 20 11:10:21 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Fri, 20 Feb 2009 11:10:21 +0100 Subject: [Bsf] Guadalupa in fiamme, Guadalupa: rivoluzione antifrancese, La Guadalupa a ferro e fuoco: un morto, La Guadalupe verso la lotta armata Message-ID: <66D58DF69CA74087986A42AA7233E7CF@haj> http://www.lemonde.fr/societe/article/2009/02/20/guadeloupe-le-lkp-retourne-a-la-table-des-negociations_1157881_3224.html#ens_id=1146113 Guadeloupe : le LKP retourne à la table des négociations LEMONDE.FR avec AFP | 20.02.09 | 06h18 . Mis à jour le 20.02.09 | 08h11 Le LKP a décidé jeudi soir de reprendre les négociations tout en se montrant assez méfiant sur les propositions de l'exécutif et sans appeler à la fin de la grève qui paralyse l'île depuis un mois et marquée par trois nuits d'émeutes ayant fait un mort. Après une réunion avec le préfet de Guadeloupe, Nicolas Desforges, et les deux émissaires du gouvernement, le leader du collectif contre l'exploitation (LKP), Elie Domota, a annoncé la reprise des discussions, officiellement interrompues depuis une semaine, dès vendredi. Il est cependant resté très prudent sur leur issue estimant que "les propositions" de Nicolas Sarkozy étaient "particulièrement floues". "Mais demain, a-t-il ajouté, nous débuterons les négociations à 15 heures (20 heures, heure de Paris) toujours dans le même esprit, celui de trouver des solutions sur la base du document négocié dans la nuit du 7 au 8 février", un accord dont s'est toujours réclamé le LKP mais que le gouvernement conteste avoir signé. A l'exception de quelques "barrages", dont un complètement étanche à Sainte-Rose et certains où le passage "se monnaye", la préfecture assurait jeudi à 21 heures, heure locale, que tout était "calme". Le leader du collectif LKP, Elie Domota, jeudi 19 février, à Pointe-à-Pitre. 19 Feb 09 Guadalupa in fiamme Pubblicato da Paolo di Lautrèamont alle 12:56 in Esteri A quanto pare la Francia sta cedendo rispetto alla Guadalupa, ma solo sul piano "sindacale" concedendo cioé i 200 euro di aumenti richiesti dagli scioperanti. La questione però resta quella dell'indipendentismo. Il morto di ieri, il quadro politico: leggere qui. http://leguerrecivili.splinder.com/post/19887886/Guadalupa%3A+rivoluzione+antifra 19/02/2009 Guadalupa: rivoluzione antifrancese Il re è nudo. E' nuda la patria dei Diritti civili, la Francia alla Carla Bruni, che ora dovrebbe vergognarsi anche di essere francese, oltre che italiana, se fosse coerente. Attraverso la rivolta della Guadalupa si svela il colonialismo di un paese europeo citato come modello universale. Immaginiamo la costernazione delle Amnesty International e dei bonzi della Conferenza Onu contro il razzismo, ma sappiamo che i grandi media staranno zitti, come hanno fatto in tutte le crisi internazionali che non coinvolgono nazioni "anglo-pluto-giudee", per dirla alla Mussolini. E invece soffia un vento di indipendentismo dalla Martinica alla Guyana, dall'isola di Réunion e da Mayotte nell'arcipelago delle Comore, a Tahiti. L'occhio del ciclone è Guadalupa con i suoi 450.000 abitanti, dove la miseria e le diseguaglianze rispetto alla Francia sono palesi (inflazione al 70%, salari bassi, uso di pesticidi cancerogeni vietati in Europa). L'arcipelago caraibico è in sciopero da 30 giorni, con manifestazioni da 60.000 persone, guidate da Elie Domota, neo segretario del sindacato UGTG vicino al partito comunista, il quale guida anche l'LKP, punto di riferimento di una rivolta che precipita verso la lotta armata. Infatti non si tratta più di offrire agli isolani 200 euro di aumenti, ma di capire che nemmeno i comunisti sono più in grado di controllare la situazione. Il MIR, movimento francese terzomondista, invita gli isolani a sospendere la lotta, perché l'indipendenza potrebbe essere fomentata da "multinazionali straniere". Ma ormai ci sono pochi spazi per i "pipo", come li definisce il sito Carib Creole One, vicino al LKP. I "pipo" (populisti) sono gli incapaci parlamentari e amministratori guadalupegni, vicini alle sinistre, che non hanno mai cambiato nulla, anche sotto il lungo regno di François Mitterrand. Sono cominciati gli incendi di auto, le barricate. Ieri notte nella capitale Pointe à Pitre un sindacalista è stato ucciso da pallottole provenienti dai rivoltosi, secondo quanto sostiene il procuratore capo della capitale dell'isola. Tre poliziotti francesi sono stati feriti. La polizia (tutta formata da bianchi) ha perso il controllo della situazione: "la situazione è vicina alla guerriglia", ammette Christian Vainqueur, responsabile militare dell'isola. Il primo ministro Fillon ha condannato le violenze. Adesso o si trova un accordo economico, com'è avvenuto ieri in Martinica, oppure la Guadalupa "esploderà", come dice Elie Domota. Domani ci sarà un incontro tra Sarkozy e la rappresentanza di Guadalupa al parlamento francese (i "pipos" di cui sopra). L'alternativa è bellica, come si capisce in un appello apparso su un forum francese vicino all'estremismo islamico (La banlieue s'exprime). Il comunicato fa capire molte cose: "Cari compatrioti, siamo entrati nella lotta armata e la nostra vita non sarà più la stessa. lotteremo per la liberazione dei nostri territori da quelle bestie selvagge e malefiche che ci tengono sotto giogo da secoli". Il messaggio, censurato in Europa, circola formidabilmente in Guadalupa e nelle altre colonie d'Oltremare, che invece ascoltano "I leader che si alzano contro l'oppressore razzista, avido e vampiro. I leader come Elie Domota, che lottano per il popolo e non per fini personali. Alle armi!". Intanto l'ex leader del movimento anti Ogm, José Bové, è volato nei Caraibi per portare solidarietà, ma "senza soffiare sulle braci". E' stato preceduto da una delegazione del PCF. Questi mazzi di garofani sono però respinti dagli indipendentisti, che invece discutono coi delegati giunti dalla Corsica. Nei prossimi giorni ci sarà la repressione totale, oppure una rivolta generalizzata. Per qualche settimana la Martinica e Guadalupa dei Turisti per caso non sarà visitabile: la realtà è diversa dalle spiagge di sogno cubaneggianti e guevariste immaginate dai tamburini del caspitalismo equo e solidale. http://lapulcedivoltaire.blogosfere.it/2009/02/la-guadalupa-a-ferro-e-fuoco-un-morto.html La Guadalupa a ferro e fuoco: un morto Pubblicato da Paolo di Lautrèamont alle 14:20 in Esteri 18 Feb 09 Ieri questo blog è stata tra le prime fonti in Italia a lanciare l'allarme sulla situazione esplosiva che c'è nei territori francesi nei Caraibi, Guadalupa (o Guadalupe) e la Martinica, così come nell'isola africana di La Réunion. In particolare abbiamo presentato un documento esplosivo, che appare solo in siti dell'ultrasinistra islamica francese, nel quale si lancia un forte appello ai cittadini dei Territori francesi d'Oltremare, perché combattano con le armi gli invasori francesi. Di questo documento non c'è ancora oggi traccia nella stampa ufficiale francese, per quanto ho visto ieri. Le ragioni sono evidenti: sminuire la crisi, per meglio intervenire. Oggi l'esercito francese è intervenuto, e ci è scappato il morto: un delegato sindacale che si trovava vicino a una delle centinaia di barricate elevate dopo un mese di sciopero generale (secondo la versione ufficiale, ferito da colpi provenienti dai rivoltosi). Ma è iniziata anche la fase più violenta e dura di questa battaglia che è -sia chiaro- indipendentista, e non più limitata alle rivendicazioni di equità sociale cui vorrebbero legarla i partiti e le organizzazioni della sinistra radicale in Francia e nei territori d'Oltremare. Rivendicazioni sociali che hanno una base più che fondata, sia chiaro: salari e redditi sono molto peggiori che in Francia, mentre queste isole sono una grande fonte di reddito per il turismo e per le piantagioni presenti. Naturalmente, Carla Bruni non si vergogna di essere francese, dopo questa crisi. Naturalmente, Amnesty International, l'Onu, la UE, e D'Alerma non hanno battuto ciglio per un mese intero, visto che non si trattava di Israele o degli USA. Ci si immagini cosa sarebbe successo se tutto ciò fosse successo nelle isole Hawai, dove pure c'è un forte movimento indipendentista (qui ne abbiamo parlato, da altre parti no). http://lapulcedivoltaire.blogosfere.it/2009/02/la-guadalupe-verso-la-lotta-armata.html La Guadalupe verso la lotta armata Pubblicato da Paolo di Lautrèamont alle 12:06 in Esteri 17 Feb 09 Addio isole felici: la Guadalupe e la Martinica (come La Réunion in Africa) sono in rivolta durissima. Sui siti e sulla stampa ufficiale affiora la parte legale della rivolta, ma altrove affiora quella violenta che ha iniziato la lotta armata. Fillon dice che con le barricate non si va da nessuna parte... La guida della rivolta è il collettivo sindacale LKP della Guadalupe. Si legga la dichiarazione di lotta contro la Francia del leader LKP Elie Domota, da me tradotta dal francese. P.S. Leggete a Carla Bruni queste parole: forse si vergognerà di essere francese? 16-02-2009/16:27 --- Scuole e università chiuse, trasporti pubblici paralizzati, chiuse anche le poste ed i comuni, bloccati gli accessi all'aeroporto di Pointe-a-Pitre, fermi la maggior parte dei villaggi turistici. Ogni giorno migliaia di persone manifestano nelle strade. Blocchi stradali e presidi nelle strade della Guadalupa sono in corso anche oggi in tutta l'isola in segno di protesta contro il carovita e il rifiuto del dialogo da parte del governo di Parigi; ad annunciarlo è il collettivo "Liyannaj kont pwofitasyon" (Lkp, Contro lo sfruttamento a oltranza), che dallo scorso 20 gennaio guida lo sciopero generale chiedendo "un generale miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro" per gli abitanti dei territori francesi d'Oltremare nel cuore delle Antille. Nel fine-settimana più di 20.000 persone hanno manifestato a Point-a-Pitre, capoluogo della Guadalupa, denunciando la scelta della "repressione" da parte delle autorità francesi e il predominio della minoranza bianca sull'economia locale a scapito dei diritti della maggioranza della popolazione creola. "Considerato il numero di gendarmi che sono arrivati in Guadalupa armati fino ai denti - ha detto il portavoce del collettivo Lkp, Elie Domota, ricordando una manifestazione del 14 febbraio 1952, quando la polizia uccise a Moule quattro persone che partecipavano ad un corteo di operai e contadini - lo stato francese ha scelto la sua via naturale: quella di uccidere, come ha già fatto, gli abitanti della Guadalupa". Iniziato come reazione all'aumento dei prezzi dei prodotti di prima necessità (l'inflazione in Guadalupa è salita del 70% nel 2008, mentre i salari sono cresciuti in media solo del 3%, lo sciopero a oltranza si è esteso alle vicine isole di Martinica e Réunion. E ora non solo il Governo di Parigi, ma anche il 63% dei francesi teme che un contagio della protesta arrivi proprio da quelle province d'Oltremare che tanto si sentono emarginate. Si sentono offesi gli abitanti della Guadalupa, dal governo che - tramite il ministro d'Oltremare Yves Jego - ha fatto sapere loro che per quelle richieste di aiuto non c'è proprio niente da fare. E dal presidente Nicolas Sarkozy, pronto a comparire ovunque ci sia il minimo sintomo di disagio - fabbriche, citta' francesi, banlieue - ma finora talmente sordo al grido di dolore delle Antille da non averle neppure nominate nel discorso dall'Eliseo, trasmesso in diretta tv, che ancora fa discutere. Eppure gli abitanti della Guadalupa, sono in sciopero generale da quattro settimane e l'incendio si è già propagato alla Martinica, paralizzata da 11 giorni, e agli altri cosiddetti Dom-Tom, ciò che resta delle colonie francesi in giro per il sud del mondo. I sindacati, quello legato al partito comunista Cgt in testa, tentano di mantenere l'unità tra i lavoratori e di continuare la mobilitazione... (Da Radio città aperta). Cari compatrioti Ultramarini (D'Oltremare), siamo entrati in una fase della lotta armata e la nostra vita non sarà più la stessa. Sarà difficile, incerta, ma sarà appassionata perché lotteremo per un'esistenza degna e per la liberazione dei nostri territori da quelle bestie selvagge e malefiche che ci tengono sotto giogo da secoli. Se siamo pronti ad abbandonari i nostri piccoli privilegi per un certo periodo -che potrebbe essere lungo- potremmo dare un futuro ai nostri figli. Ma dobbiamo respingere gli imperialisti razzisti fuori dalle nostre frontiere, dobbiamo far cessare la razzia dello Stato francese nei nostri confronti... Dobbiamo sollevarci e lottare. Questa lotta sarà sanguinosa come la lotta armata fatta da Toussaint Louverture e da tutti coloro che hanno lottato per la liberazione del loro popolo e del loro paese. Non ascoltiamo i politici: devono sapere che con la lotta perderanno il potere e le prebende alle quali sono attaccati, e si dovranno mettere a lavorare per guadagnarsi il pane, cosa che non hanno voglia di fare. D'altra parte, visto che fanno da maggiordomi, finiranno così... Non li ascoltiamo. Ascoltiamo i leader che si alzano contro l'oppressore razzista, avido e vampiro. I leader come Elie Domota a Guadalupe. Loro lottano per tutto il popolo e non per fini personali. Alle armi! E' suonata l'ora della verità! E' il momento di mostrare i nostri attributi. E' il momento dei coraggiosi e dei tenaci, se vogliamo riprendere il controllo dei nostri territori e delle nostre vite. Lottiamo insieme per il nostro futuro comune! Chers Compatriotes Ultramarins, Nous sommes rentrés dans une phase de lutte armée et notre vie ne sera plus la même sous peu. Elle sera difficile, elle sera incertaine, mais elle sera vibrante car nous lutterons pour une existence dans la dignité et pour la libération de nos territoires de ces bêtes sauvages et maléfiques qui nous maintiennent sous leur joug depuis des siècles. Si nous sommes prêts à abandonner notre petit confort pour un temps -qui risque d'être long- nous oeuvrerons au futur de nos enfants. Il nous faut repousser les impérialistes racistes hors de nos frontières, il nous faut faire cesser la mainmise de l'Etat français sur nos territoires et nos vies (surtout quand on voit ce qu'il en fait). Il nous faut nous lever ; il nous faut lutter. Cette lutte sera sanglante comme l'ont été celles qu'a menées Toussaint Louverture, et tous ceux qui ont lutté pour la libération de leur peuple et de leur pays. Nos élus nous dissuaderons de lutter car ils savent bien qu'avec la lutte ils perdront leur pouvoir et leurs prébendes auxquelles ils sont attachés et devront se mettre enfin à travailler pour gagner leur vie, ce qu'ils n'ont pas envie de faire : après tout, s'ils servent la soupe, c'est que ça rapporte !!! Ne les écoutons pas. ! Ecoutons les leaders qui se lèvent contre l'oppresseur raciste, avide et suceur de sang. Les leaders tels qu'Elie Domota en Guadeloupe. Ceux-là luttent pour le peuple dans son ensemble et non pour rafler la mise à des fins personnelles. Aux Armes Ultramarins ! L'heure de la vérité nue a sonné ! C'est le moment de montrer ce que nous avons dans le ventre. C'est le moment de faire preuve de tout le courage et de la ténacité dont nous sommes capables et de toute la détermination à reprendre le contrôle de nos territoires et de nos vies. Ensemble, ayons ce courage et cette ténacité et, ensemble, luttons pour notre futur et celui de nos enfants ! -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/jpeg Dimensione: 14195 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/gif Dimensione: 835 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/gif Dimensione: 836 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/jpeg Dimensione: 46908 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: application/octet-stream Dimensione: 102558 bytes Descrizione: non disponibile URL: From fernando.sca a virgilio.it Fri Feb 20 14:44:28 2009 From: fernando.sca a virgilio.it (fernando.sca a virgilio.it) Date: Fri, 20 Feb 2009 14:44:28 +0100 (GMT+01:00) Subject: [Bsf] domani presidio davanti all'Ikea Message-ID: <11f93ee1947.fernando.sca@virgilio.it> IKEA DOVE STA IL TRUCCO? Vi siete mai chiesti il motivo dei bassi costi dei prodotti ikea? Eccolo il motivo: · ipersfruttamento · mancanza di democrazia interna · licenziamenti per ritorsione e rappresaglia e contratti non rinnovati · minacce ai lavoratori e allontanamento dei lavoratori attivi sindacalmente · precariato ed esternalizzazione del lavoro e di conseguenza per stesso lavoro paghe diverse in modo arbitrario · mancato rispetto delle norme di sicurezza prima di fare acquisti chiedi spiegazioni alla direzione! CHIEDIAMO LA RIASSUNZIONE DEI LAVORATORI LICENZIATI CONTRO IL PRECARIATO E L?ESTERNALIZZAZIONE A STESSO LAVORO, STESSA PAGA Sabato 21 febbraio ore 15.00 presidio davanti all?ingresso dell?Ikea di Roncadelle Collettivo senzatemponedenaro, USI (unione sindacale italiana) sez. commercio Unione Sindacale Italiana-AIT fed. Brescia Confederazione COBAS SdL intercategoriale Radio Onda D'Urto CSA Magazzino 47 Sinistra Critica Kollettivo Studenti in Lotta From cristianbodei a yahoo.it Fri Feb 20 19:17:05 2009 From: cristianbodei a yahoo.it (Cristian Bodei) Date: Fri, 20 Feb 2009 18:17:05 +0000 (GMT) Subject: [Bsf] I: [AntifabassaBs] PORCHETTA ANTIFASCISTA A GHEDI: FATE GIRARE Message-ID: <23848.23991.qm@web28212.mail.ukl.yahoo.com> ----- Messaggio inoltrato ----- Da: manu1911 A: Coordinamentoantifabassabs a gnumerica.org Inviato: Giovedì 19 febbraio 2009, 15:26:33 Oggetto: [AntifabassaBs] PORCHETTA ANTIFASCISTA A GHEDI: FATE GIRARE PRANZO DI AUTOFINANZIAMENTO DEL COORDINAMENTO ANTIFASCISTA DELLA BASSA BRESCIANA sosteniamo il coordinamento antifascista della bassa bresciana ! Sosteniamo l'antifascismo! DOMENICA 1 MARZO 2009 A GHEDI, PRESSO IL CIRCOLO DI RIFONDAZIONE COMUNISTA DI VIA MATTEOTTI MENU' DEL PRANZO ANTIPASTI FATTI IN CASA PORCHETTA AL FORNO CONTORNI ACQUA / VINO DOLCE CAFFE' Possibilità di pranzo per vegetariani con torte salate, riso alle verdure e insalata.   IL TUTTO PER SOLI 15 EURO! AFFRETTATEVI! I POSTI SONO LIMITATI, MENTRE GLI ANTIFASCISTI E LE ANTIFASCISTE SONO MOLTI! prenotatevi chiamando Radio onda d'urto 030/45670 oppure scrivendo una mail:  antifa.bassabs a gmail.com Passa a Yahoo! Mail. La webmail che ti offre GRATIS spazio illimitato, antispam e messenger integrato. http://it.mail.yahoo.com/               -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- _______________________________________________ Coordinamentoantifabassabs mailing list Coordinamentoantifabassabs a gnumerica.org https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/coordinamentoantifabassabs From sauro a bresciascuola.it Sat Feb 21 06:07:42 2009 From: sauro a bresciascuola.it (Sauro DiGiovanbattista) Date: Sat, 21 Feb 2009 06:07:42 +0100 Subject: [Bsf] [Fwd: Re: R: Re: R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11] Message-ID: <499F8C1E.10903@bresciascuola.it> -------- Messaggio Originale -------- Oggetto: Re: [Bsf] R: Re: R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11 Data: Fri, 20 Feb 2009 16:06:43 +0100 Da: Sauro DiGiovanbattista A: brescia social forum Referenze: <1944925.1261235115060551.JavaMail.defaultUser a defaultHost> Grande Fernando!!! Una domanda a Paolo quali sono le profezie di Marx? Non ho mai letto Marx come profeta. Mi è sempre sembrato un uomo dotato di incredibile ostinazione nel cercar di capire come gira il mondo, e che ha costruito delle teorie economiche, storiche e politiche che ha cercato di verificare e modificare con metodo scientifico. La teoria della caduta tendenziale del saggio di profitto ,il profitto come motore del capitalismo , il lavoro produttivo all'epoca del capitale è produttivo solo se produce profitto e quidi la tendenza a distruggere tutti gli aspetti economici che non producono profitto ecc. ecc. l'inevitabilità delle crisi per questi motivi sono profezie? Socialismo o barbarie è una profezia? Già durante la grande depressione degli anni 30 i lavoratori non hanno trovato la strada per il socialismo e il risultato è stata la barbarie. Non mi sembra una profezia religiosa, ma una facile conclusione del resto nessuno ha mai accusato Newton di essere un profeta per la teoria della gravitazione universale! Odio i profeti, i mistici e compari che mi raccontano il Vero. Ma accusare chi tenta di capire di misticismo è ideologico!! sauro che non vuole più stare insieme a chi lo ha preso per il culo e che dopo aver governato, aver tessuto e fatto disastri accusa gli altri. plovitale a virgilio.it ha scritto: > Bellissima poesia mi è sempre piaciutapeccato che dopo cent'anni siamo ancora alla poesia purtroppo nella mia vita il regno dei cieli non cadrà sulla Terra e le profezie non si realizzeranno (né quelle di Marx né altre), oltretutto sono ateo e non ho religione, nemmeno la religione comunistama le idee che ci motivano ad agire sono comuni > quindi agiamo insieme subito e cessiamo la conflittualità interna, nessuno ha la ricetta magica per migliorare la situazione, forse qualcuno ha qualche ingrediente e qualcuno ne ha altri, la ricetta è collettivaciao > > > > ----Messaggio originale---- > Da: fernando.sca a virgilio.it > Data: 19-feb-2009 11.35 PM > A: , "brescia social forum" > Ogg: Re: [Bsf] R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11 > > Lode al comunismo > > > > È ragionevole chiunque lo capisce. È facile. > > Non sei uno sfruttatore, lo puoi intendere. > > Va bene per te, informatene. > > Gli idioti lo chiamano idiota e, i suicidi, suicidio. > > È contro il sudiciume e contro l'idiozia. > > Gli sfruttatori lo chiamano delitto. > > Ma noi sappiamo: è la fine dei delitti. > > Non è una follia, ma invece fine della follia. > > Non è il caos, ma l'ordine, invece. > > È la semplicità che è difficile a farsi. > > > > > > Bertold Brecht > > ----- Original Message ----- > From: "Lorenzo Mazzù" > To: > Sent: Thursday, February 19, 2009 11:00 PM > Subject: [Bsf] R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11 > > > Ma la voglismo smettere co 'sto comunismo???!!!!!! Ma quante bastonate > dobbiamo prendere ancora prima di capirla??? Ma la sinistra è solo auspicio > al ritorno al comunismo? Cos'è diventato il buon vecchio social > forum????!!!!! Basta!!! Basta!!!! Basta!!!!! Mi disiscrivo!!! > Adios! > Lorenzo > > > > _______________________________________________ > Bsf mailing list > https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf > > > > -------------- parte successiva -------------- > Un allegato HTML è stato rimosso... > URL: > _______________________________________________ > Bsf mailing list > https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf > From plovitale a virgilio.it Sat Feb 21 09:25:19 2009 From: plovitale a virgilio.it (plovitale a virgilio.it) Date: Sat, 21 Feb 2009 09:25:19 +0100 (CET) Subject: [Bsf] R: [Fwd: Re: R: Re: R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11] Message-ID: <13670659.17301235204719592.JavaMail.defaultUser@defaultHost> Secondo me, è un parere ovviamente, l'alternativa secca socialismo o barbarie, è molto profetica, ma poco realistica. La storia ha dimostrato che tra questi due estremi, uno ottimale e l'altro pessimo, si realizzano in pratica una miriade di vie di mezzo tra l'utopia bellissima e la catastrofe orribile. Basti pensare a come sono migliorate le condizioni di vita dei lavoratori da quando sono nato, senza che sia venuto il regno dei cieli in Terra. Il monoteismo non ammette vie di mezzo, ma esistono nei fatti. Ho molti dubbi e li coltivo, comunque. paolo ----Messaggio originale---- Da: sauro a bresciascuola.it Data: 21-feb-2009 6.07 AM A: "brescia social forum" Ogg: [Bsf] [Fwd: Re: R: Re: R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11] -------- Messaggio Originale -------- Oggetto: Re: [Bsf] R: Re: R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11 Data: Fri, 20 Feb 2009 16:06:43 +0100 Da: Sauro DiGiovanbattista A: brescia social forum Referenze: <1944925.1261235115060551.JavaMail.defaultUser a defaultHost> Grande Fernando!!! Una domanda a Paolo quali sono le profezie di Marx? Non ho mai letto Marx come profeta. Mi è sempre sembrato un uomo dotato di incredibile ostinazione nel cercar di capire come gira il mondo, e che ha costruito delle teorie economiche, storiche e politiche che ha cercato di verificare e modificare con metodo scientifico. La teoria della caduta tendenziale del saggio di profitto ,il profitto come motore del capitalismo , il lavoro produttivo all'epoca del capitale è produttivo solo se produce profitto e quidi la tendenza a distruggere tutti gli aspetti economici che non producono profitto ecc. ecc. l'inevitabilità delle crisi per questi motivi sono profezie? Socialismo o barbarie è una profezia? Già durante la grande depressione degli anni 30 i lavoratori non hanno trovato la strada per il socialismo e il risultato è stata la barbarie. Non mi sembra una profezia religiosa, ma una facile conclusione del resto nessuno ha mai accusato Newton di essere un profeta per la teoria della gravitazione universale! Odio i profeti, i mistici e compari che mi raccontano il Vero. Ma accusare chi tenta di capire di misticismo è ideologico!! sauro che non vuole più stare insieme a chi lo ha preso per il culo e che dopo aver governato, aver tessuto e fatto disastri accusa gli altri. plovitale a virgilio.it ha scritto: > Bellissima poesia mi è sempre piaciutapeccato che dopo cent'anni siamo ancora alla poesia purtroppo nella mia vita il regno dei cieli non cadrà sulla Terra e le profezie non si realizzeranno (né quelle di Marx né altre), oltretutto sono ateo e non ho religione, nemmeno la religione comunistama le idee che ci motivano ad agire sono comuni > quindi agiamo insieme subito e cessiamo la conflittualità interna, nessuno ha la ricetta magica per migliorare la situazione, forse qualcuno ha qualche ingrediente e qualcuno ne ha altri, la ricetta è collettivaciao > > > > ----Messaggio originale---- > Da: fernando.sca a virgilio.it > Data: 19-feb-2009 11.35 PM > A: , "brescia social forum" > Ogg: Re: [Bsf] R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11 > > Lode al comunismo > > > > È ragionevole chiunque lo capisce. È facile. > > Non sei uno sfruttatore, lo puoi intendere. > > Va bene per te, informatene. > > Gli idioti lo chiamano idiota e, i suicidi, suicidio. > > È contro il sudiciume e contro l'idiozia. > > Gli sfruttatori lo chiamano delitto. > > Ma noi sappiamo: è la fine dei delitti. > > Non è una follia, ma invece fine della follia. > > Non è il caos, ma l'ordine, invece. > > È la semplicità che è difficile a farsi. > > > > > > Bertold Brecht > > ----- Original Message ----- > From: "Lorenzo Mazzù" > To: > Sent: Thursday, February 19, 2009 11:00 PM > Subject: [Bsf] R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11 > > > Ma la voglismo smettere co 'sto comunismo???!!!!!! Ma quante bastonate > dobbiamo prendere ancora prima di capirla??? Ma la sinistra è solo auspicio > al ritorno al comunismo? Cos'è diventato il buon vecchio social > forum????!!!!! Basta!!! Basta!!!! Basta!!!!! Mi disiscrivo!!! > Adios! > Lorenzo > > > > _______________________________________________ > Bsf mailing list > https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf > > > > -------------- parte successiva -------------- > Un allegato HTML è stato rimosso... > URL: > _______________________________________________ > Bsf mailing list > https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf > _______________________________________________ Bsf mailing list https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From paolomori a bresciaonline.it Sat Feb 21 09:31:45 2009 From: paolomori a bresciaonline.it (Paolo Mori) Date: Sat, 21 Feb 2009 09:31:45 +0100 Subject: [Bsf] R: [Fwd: Re: R: Re: R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11] In-Reply-To: <13670659.17301235204719592.JavaMail.defaultUser@defaultHost> References: <13670659.17301235204719592.JavaMail.defaultUser@defaultHost> Message-ID: A parte il fatto che "socialismo o barbarie" è luxemburghiano (!), serve una linea di tendenza cui aspirare, altrimenti gli accomodamenti sono sempre al ribasso. Una volta si diceva che in mancanza di un'ideologia diversa, trionfa (come criterio di riferimento, valutazione delle compatibilità ecc) l'ideologia dominante... La poesia di Brecht è datata ed è una poesia, ma è molto bella e in fondo piena di senso. Ciao a tutti, PaoloMori Il giorno 21/feb/09, alle ore 09:25, plovitale a virgilio.it ha scritto: > Secondo me, è un parere ovviamente, l'alternativa secca socialismo o > barbarie, è molto profetica, ma poco realistica. La storia ha > dimostrato che tra questi due estremi, uno ottimale e l'altro > pessimo, si realizzano in pratica una miriade di vie di mezzo tra > l'utopia bellissima e la catastrofe orribile. Basti pensare a come > sono migliorate le condizioni di vita dei lavoratori da quando sono > nato, senza che sia venuto il regno dei cieli in Terra. > Il monoteismo non ammette vie di mezzo, ma esistono nei fatti. > Ho molti dubbi e li coltivo, comunque. > paolo > > ----Messaggio originale---- > Da: sauro a bresciascuola.it > Data: 21-feb-2009 6.07 AM > A: "brescia social forum" > Ogg: [Bsf] [Fwd: Re: R: Re: R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11] > > > > -------- Messaggio Originale -------- > Oggetto: Re: [Bsf] R: Re: R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11 > Data: Fri, 20 Feb 2009 16:06:43 +0100 > Da: Sauro DiGiovanbattista > A: brescia social forum > Referenze: <1944925.1261235115060551.JavaMail.defaultUser a defaultHost> > > > > Grande Fernando!!! > Una domanda a Paolo quali sono le profezie di Marx? Non ho mai letto > Marx come profeta. Mi è sempre sembrato un uomo dotato di incredibile > ostinazione nel cercar di capire come gira il mondo, e che ha > costruito > delle teorie economiche, storiche e politiche che ha cercato di > verificare e modificare con metodo scientifico. La teoria della caduta > tendenziale del saggio di profitto ,il profitto come motore del > capitalismo , il lavoro produttivo all'epoca del capitale è produttivo > solo se produce profitto e quidi la tendenza a distruggere tutti gli > aspetti economici che non producono profitto ecc. ecc. l'inevitabilità > delle crisi per questi motivi sono profezie? Socialismo o barbarie è > una > profezia? Già durante la grande depressione degli anni 30 i lavoratori > non hanno trovato la strada per il socialismo e il risultato è stata > la > barbarie. Non mi sembra una profezia religiosa, ma una facile > conclusione del resto nessuno ha mai accusato Newton di essere un > profeta per la teoria della gravitazione universale! Odio i profeti, i > mistici e compari che mi raccontano il Vero. Ma accusare chi tenta di > capire di misticismo è ideologico!! > > sauro che non vuole più stare insieme a chi lo ha preso per il culo e > che dopo aver governato, aver tessuto e fatto disastri accusa gli > altri. > > plovitale a virgilio.it ha scritto: >> Bellissima poesia mi è sempre piaciutapeccato che dopo cent'anni >> siamo ancora alla poesia purtroppo nella mia vita il regno dei >> cieli non cadrà sulla Terra e le profezie non si realizzeranno (né >> quelle di Marx né altre), oltretutto sono ateo e non ho religione, >> nemmeno la religione comunistama le idee che ci motivano ad agire >> sono comuni >> quindi agiamo insieme subito e cessiamo la conflittualità interna, >> nessuno ha la ricetta magica per migliorare la situazione, forse >> qualcuno ha qualche ingrediente e qualcuno ne ha altri, la ricetta >> è collettivaciao >> >> >> >> ----Messaggio originale---- >> Da: fernando.sca a virgilio.it >> Data: 19-feb-2009 11.35 PM >> A: , "brescia social forum"> > >> Ogg: Re: [Bsf] R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11 >> >> Lode al comunismo >> >> >> >> È ragionevole chiunque lo capisce. È facile. >> >> Non sei uno sfruttatore, lo puoi intendere. >> >> Va bene per te, informatene. >> >> Gli idioti lo chiamano idiota e, i suicidi, suicidio. >> >> È contro il sudiciume e contro l'idiozia. >> >> Gli sfruttatori lo chiamano delitto. >> >> Ma noi sappiamo: è la fine dei delitti. >> >> Non è una follia, ma invece fine della follia. >> >> Non è il caos, ma l'ordine, invece. >> >> È la semplicità che è difficile a farsi. >> >> >> >> >> >> Bertold Brecht >> >> ----- Original Message ----- >> From: "Lorenzo Mazzù" >> To: >> Sent: Thursday, February 19, 2009 11:00 PM >> Subject: [Bsf] R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11 >> >> >> Ma la voglismo smettere co 'sto comunismo???!!!!!! Ma quante >> bastonate >> dobbiamo prendere ancora prima di capirla??? Ma la sinistra è solo >> auspicio >> al ritorno al comunismo? Cos'è diventato il buon vecchio social >> forum????!!!!! Basta!!! Basta!!!! Basta!!!!! Mi disiscrivo!!! >> Adios! >> Lorenzo >> >> >> >> _______________________________________________ >> Bsf mailing list >> https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf >> >> >> >> -------------- parte successiva -------------- >> Un allegato HTML è stato rimosso... >> URL: > > >> _______________________________________________ >> Bsf mailing list >> https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf >> > > > > _______________________________________________ > Bsf mailing list > https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf > > > -------------- parte successiva -------------- > Un allegato HTML è stato rimosso... > URL: > > _______________________________________________ > Bsf mailing list > https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf > From aggregatione a yahoo.com.ar Sat Feb 21 10:54:37 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Sat, 21 Feb 2009 10:54:37 +0100 Subject: [Bsf] =?iso-8859-1?q?=22LA_SINISTRA=22_DI_CLASSE_DI_BRESCIA_OGGI_?= =?iso-8859-1?q?E_IMPEGNATA_E_NON_PU=D2_FREQUENTARE_SALOTTI=2E=2E?= =?iso-8859-1?q?=2E=2E=2E?= Message-ID: <9901BE1C032748B1A6AB9D58E63C66FF@haj> "LA SINISTRA" DI CLASSE DI BRESCIA OGGI E IMPEGNATA E NON PUÒ FREQUENTARE SALOTTI..... PER DIFENDERE I VALORI DELLA LOTTA PARTIGIANA, DELLA RESISTENZA , DEL ANTIFASCISMO (VALORI CON PROPRIA LEGITTIMITÀ COSTITUENTE CHE SONO FONTE DI DIRITTO E DI CONSEGUENZA GENERANO UN NUOVO DIRITTO ) . VALORI SOPRANAZIONALI E CHE IN ITALIA HANNO GENERATO UNA COSTITUZIONE REPUBBLICANA BASATA SULLA DEMOCRAZIA PARLAMENTARIA RAPPRESENTATIVA NEL RISPETTO DELLE MINORANZE. A TRAVERSO DI UN SISTEMA ELETTORALE CHE I COSTITUENTI NON POTEVANO CONCEPIRE SE NON PROPORZIONALE E SENZA SBARRAMENTI COME GARANZIA DI DEMOCRAZIA DOPO UN VENTENNIO DI DITTATURA E GUERRE E CHE PER QUESTO MOTIVO DA PIÙ VALORE ALLA DEMOCRAZIA, ALLA RAPPRESENTANZA PROPORZIONALE CHE ALLA GOVERNABILITA' DELLA NAZIONE. LO STATO E LO STATO SOCIALE NELLA COSTITUZIONE SONO LA MEDESIMA COSA. QUESTO SPIRITO COSTITUENTE E COSTITUZIONALE, IN QUESTI ANNI E STATO TRADITO DALLE STESSE FORZE "SEDICENTI" DI "SINISTRA" CHE IN QUELLI ANNI OSCURI LO AVEVANO ELABORATO. GENERANDO DI CONSEGUENZA L'ATTACCO PORTATO DALLA DESTRA A TUTTO QUESTO SISTEMA LEGISLATIVO Ricordo che "la sinistra" di classe di Brescia si fa sulle piazze e non nei salotti..... Oggi abbiamo diversi appuntamenti per dimostrarlo.... 1.. Sabato 21 febbraio dalle ore 11:30 alle ore 13:30 Forza Nuova presidierà la Stazione di Brescia, (DIFESA DEI VALORI COSTITUENTI) 2.. Sabato 21 febbraio ore 15.00 presidio davanti all'ingresso dell'Ikea di Roncadelle (DIFESA DEL MOVIMENTO DEI LAVORATORI) 3.. Sabato 21 febbraio ore 15.00 Manifestazione a Milano in difesa della Lotta Partigiana e della Resistenza dei popoli Basco, Kurdo e Palestinese (DIFESA DELLA LEGITTIMITÀ COSTITUENTE DELLA LOTTA PARTIGIANA E DELLA RESISTENZA DI TUTTI I POPOLI INCLUSO IL NOSTRO) ¡¡¡SALUD, ABRAZOS, VICTORIA!!! Paco -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From sauro a bresciascuola.it Sat Feb 21 14:57:16 2009 From: sauro a bresciascuola.it (Sauro DiGiovanbattista) Date: Sat, 21 Feb 2009 14:57:16 +0100 Subject: [Bsf] R: [Fwd: Re: R: Re: R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11] In-Reply-To: References: <13670659.17301235204719592.JavaMail.defaultUser@defaultHost> Message-ID: <49A0083C.2040002@bresciascuola.it> Vero, Rosa ha sintetizzato in una frase di grande effetto la tesi marxiana sulla rovina della società sotto il peso delle sue contradizioni e delle classi in lotta, quando queste non trovino la strada della trasformazione rivoluzionaria. Mi sembra che si possa utilizzare come patrimonio della riflessione marxista. E' curioso che mentre gli economisti borghesi, riscoprono Marx come scienziato, ovviamente separandolo dal politico, per interpretare la crisi, si affermi da sinistra il suo essere datato, riscoprendo le progressive modernità dei liberali del 700. I più radicali giungono alle grandi riflessioni e proposte di Keynes. (Le quali non hanno peraltro impedito la barbarie). Mi sembra ovvio che qualcuno di fronte ad una crisi catastrofica come quella attuale vuol chiarire che non pensa a cambiamenti rivoluzionari. Auguri, ma anche i miglioramenti di cui parla Paolo V. sono il sottoprodotto delle lotte dei rivoluzionari. Comunque oggi siamo di nuovo di fronte ad una crisi di vaste proporzioni le cui cause ed effetti sono ancora poco analizzate da sinistra. Non penso che ci salveremo con un'appello all'unità della sinistra e sperando che la storia si muova sempre e comunque verso un miglioramento delle condizioni di vita. La storia umana ha anche recentemente dimostrato di poter essere fortemente distruttiva, se poi torniamo indietro nel tempo, allora...... Sauro Paolo Mori ha scritto: > A parte il fatto che "socialismo o barbarie" è luxemburghiano (!), > serve una linea di tendenza cui aspirare, altrimenti gli accomodamenti > sono sempre al ribasso. > Una volta si diceva che in mancanza di un'ideologia diversa, trionfa > (come criterio di riferimento, valutazione delle compatibilità ecc) > l'ideologia dominante... > La poesia di Brecht è datata ed è una poesia, ma è molto bella e in > fondo piena di senso. > Ciao a tutti, PaoloMori > > > > > Il giorno 21/feb/09, alle ore 09:25, plovitale a virgilio.it ha scritto: > >> Secondo me, è un parere ovviamente, l'alternativa secca socialismo o >> barbarie, è molto profetica, ma poco realistica. La storia ha >> dimostrato che tra questi due estremi, uno ottimale e l'altro >> pessimo, si realizzano in pratica una miriade di vie di mezzo tra >> l'utopia bellissima e la catastrofe orribile. Basti pensare a come >> sono migliorate le condizioni di vita dei lavoratori da quando sono >> nato, senza che sia venuto il regno dei cieli in Terra. >> Il monoteismo non ammette vie di mezzo, ma esistono nei fatti. >> Ho molti dubbi e li coltivo, comunque. >> paolo >> >> ----Messaggio originale---- >> Da: sauro a bresciascuola.it >> Data: 21-feb-2009 6.07 AM >> A: "brescia social forum" >> Ogg: [Bsf] [Fwd: Re: R: Re: R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11] >> >> >> >> -------- Messaggio Originale -------- >> Oggetto: Re: [Bsf] R: Re: R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11 >> Data: Fri, 20 Feb 2009 16:06:43 +0100 >> Da: Sauro DiGiovanbattista >> A: brescia social forum >> Referenze: <1944925.1261235115060551.JavaMail.defaultUser a defaultHost> >> >> >> >> Grande Fernando!!! >> Una domanda a Paolo quali sono le profezie di Marx? Non ho mai letto >> Marx come profeta. Mi è sempre sembrato un uomo dotato di incredibile >> ostinazione nel cercar di capire come gira il mondo, e che ha costruito >> delle teorie economiche, storiche e politiche che ha cercato di >> verificare e modificare con metodo scientifico. La teoria della caduta >> tendenziale del saggio di profitto ,il profitto come motore del >> capitalismo , il lavoro produttivo all'epoca del capitale è produttivo >> solo se produce profitto e quidi la tendenza a distruggere tutti gli >> aspetti economici che non producono profitto ecc. ecc. l'inevitabilità >> delle crisi per questi motivi sono profezie? Socialismo o barbarie è una >> profezia? Già durante la grande depressione degli anni 30 i lavoratori >> non hanno trovato la strada per il socialismo e il risultato è stata la >> barbarie. Non mi sembra una profezia religiosa, ma una facile >> conclusione del resto nessuno ha mai accusato Newton di essere un >> profeta per la teoria della gravitazione universale! Odio i profeti, i >> mistici e compari che mi raccontano il Vero. Ma accusare chi tenta di >> capire di misticismo è ideologico!! >> >> sauro che non vuole più stare insieme a chi lo ha preso per il culo e >> che dopo aver governato, aver tessuto e fatto disastri accusa gli altri. >> >> plovitale a virgilio.it ha scritto: >>> Bellissima poesia mi è sempre piaciutapeccato che dopo cent'anni >>> siamo ancora alla poesia purtroppo nella mia vita il regno dei cieli >>> non cadrà sulla Terra e le profezie non si realizzeranno (né quelle >>> di Marx né altre), oltretutto sono ateo e non ho religione, nemmeno >>> la religione comunistama le idee che ci motivano ad agire sono comuni >>> quindi agiamo insieme subito e cessiamo la conflittualità interna, >>> nessuno ha la ricetta magica per migliorare la situazione, forse >>> qualcuno ha qualche ingrediente e qualcuno ne ha altri, la ricetta è >>> collettivaciao >>> >>> >>> >>> ----Messaggio originale---- >>> Da: fernando.sca a virgilio.it >>> Data: 19-feb-2009 11.35 PM >>> A: , "brescia social >>> forum" >>> Ogg: Re: [Bsf] R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11 >>> >>> Lode al comunismo >>> >>> >>> >>> È ragionevole chiunque lo capisce. È facile. >>> >>> Non sei uno sfruttatore, lo puoi intendere. >>> >>> Va bene per te, informatene. >>> >>> Gli idioti lo chiamano idiota e, i suicidi, suicidio. >>> >>> È contro il sudiciume e contro l'idiozia. >>> >>> Gli sfruttatori lo chiamano delitto. >>> >>> Ma noi sappiamo: è la fine dei delitti. >>> >>> Non è una follia, ma invece fine della follia. >>> >>> Non è il caos, ma l'ordine, invece. >>> >>> È la semplicità che è difficile a farsi. >>> >>> >>> >>> >>> >>> Bertold Brecht >>> >>> ----- Original Message ----- >>> From: "Lorenzo Mazzù" >>> To: >>> Sent: Thursday, February 19, 2009 11:00 PM >>> Subject: [Bsf] R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11 >>> >>> >>> Ma la voglismo smettere co 'sto comunismo???!!!!!! Ma quante bastonate >>> dobbiamo prendere ancora prima di capirla??? Ma la sinistra è solo >>> auspicio >>> al ritorno al comunismo? Cos'è diventato il buon vecchio social >>> forum????!!!!! Basta!!! Basta!!!! Basta!!!!! Mi disiscrivo!!! >>> Adios! >>> Lorenzo >>> >>> >>> >>> _______________________________________________ >>> Bsf mailing list >>> https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf >>> >>> >>> >>> -------------- parte successiva -------------- >>> Un allegato HTML è stato rimosso... >>> URL: >>> >>> >>> _______________________________________________ >>> Bsf mailing list >>> https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf >>> >> >> >> >> _______________________________________________ >> Bsf mailing list >> https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf >> >> >> -------------- parte successiva -------------- >> Un allegato HTML è stato rimosso... >> URL: >> >> >> _______________________________________________ >> Bsf mailing list >> https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf >> > > _______________________________________________ > Bsf mailing list > https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf From plovitale a virgilio.it Sat Feb 21 16:23:37 2009 From: plovitale a virgilio.it (plovitale a virgilio.it) Date: Sat, 21 Feb 2009 16:23:37 +0100 (CET) Subject: [Bsf] R: Re: R: [Fwd: Re: R: Re: R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11] Message-ID: <20086497.11531235229817683.JavaMail.defaultUser@defaultHost> Questa risposta di sauro mi sembra più condivisibile almeno nelle conclusioni ciao paolo ----Messaggio originale---- Da: sauro a bresciascuola.it Data: 21-feb-2009 2.57 PM A: "brescia social forum" Ogg: Re: [Bsf] R: [Fwd: Re: R: Re: R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11] Vero, Rosa ha sintetizzato in una frase di grande effetto la tesi marxiana sulla rovina della società sotto il peso delle sue contradizioni e delle classi in lotta, quando queste non trovino la strada della trasformazione rivoluzionaria. Mi sembra che si possa utilizzare come patrimonio della riflessione marxista. E' curioso che mentre gli economisti borghesi, riscoprono Marx come scienziato, ovviamente separandolo dal politico, per interpretare la crisi, si affermi da sinistra il suo essere datato, riscoprendo le progressive modernità dei liberali del 700. I più radicali giungono alle grandi riflessioni e proposte di Keynes. (Le quali non hanno peraltro impedito la barbarie). Mi sembra ovvio che qualcuno di fronte ad una crisi catastrofica come quella attuale vuol chiarire che non pensa a cambiamenti rivoluzionari. Auguri, ma anche i miglioramenti di cui parla Paolo V. sono il sottoprodotto delle lotte dei rivoluzionari. Comunque oggi siamo di nuovo di fronte ad una crisi di vaste proporzioni le cui cause ed effetti sono ancora poco analizzate da sinistra. Non penso che ci salveremo con un'appello all'unità della sinistra e sperando che la storia si muova sempre e comunque verso un miglioramento delle condizioni di vita. La storia umana ha anche recentemente dimostrato di poter essere fortemente distruttiva, se poi torniamo indietro nel tempo, allora...... Sauro Paolo Mori ha scritto: > A parte il fatto che "socialismo o barbarie" è luxemburghiano (!), > serve una linea di tendenza cui aspirare, altrimenti gli accomodamenti > sono sempre al ribasso. > Una volta si diceva che in mancanza di un'ideologia diversa, trionfa > (come criterio di riferimento, valutazione delle compatibilità ecc) > l'ideologia dominante... > La poesia di Brecht è datata ed è una poesia, ma è molto bella e in > fondo piena di senso. > Ciao a tutti, PaoloMori > > > > > Il giorno 21/feb/09, alle ore 09:25, plovitale a virgilio.it ha scritto: > >> Secondo me, è un parere ovviamente, l'alternativa secca socialismo o >> barbarie, è molto profetica, ma poco realistica. La storia ha >> dimostrato che tra questi due estremi, uno ottimale e l'altro >> pessimo, si realizzano in pratica una miriade di vie di mezzo tra >> l'utopia bellissima e la catastrofe orribile. Basti pensare a come >> sono migliorate le condizioni di vita dei lavoratori da quando sono >> nato, senza che sia venuto il regno dei cieli in Terra. >> Il monoteismo non ammette vie di mezzo, ma esistono nei fatti. >> Ho molti dubbi e li coltivo, comunque. >> paolo >> >> ----Messaggio originale---- >> Da: sauro a bresciascuola.it >> Data: 21-feb-2009 6.07 AM >> A: "brescia social forum" >> Ogg: [Bsf] [Fwd: Re: R: Re: R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11] >> >> >> >> -------- Messaggio Originale -------- >> Oggetto: Re: [Bsf] R: Re: R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11 >> Data: Fri, 20 Feb 2009 16:06:43 +0100 >> Da: Sauro DiGiovanbattista >> A: brescia social forum >> Referenze: <1944925.1261235115060551.JavaMail.defaultUser a defaultHost> >> >> >> >> Grande Fernando!!! >> Una domanda a Paolo quali sono le profezie di Marx? Non ho mai letto >> Marx come profeta. Mi è sempre sembrato un uomo dotato di incredibile >> ostinazione nel cercar di capire come gira il mondo, e che ha costruito >> delle teorie economiche, storiche e politiche che ha cercato di >> verificare e modificare con metodo scientifico. La teoria della caduta >> tendenziale del saggio di profitto ,il profitto come motore del >> capitalismo , il lavoro produttivo all'epoca del capitale è produttivo >> solo se produce profitto e quidi la tendenza a distruggere tutti gli >> aspetti economici che non producono profitto ecc. ecc. l'inevitabilità >> delle crisi per questi motivi sono profezie? Socialismo o barbarie è una >> profezia? Già durante la grande depressione degli anni 30 i lavoratori >> non hanno trovato la strada per il socialismo e il risultato è stata la >> barbarie. Non mi sembra una profezia religiosa, ma una facile >> conclusione del resto nessuno ha mai accusato Newton di essere un >> profeta per la teoria della gravitazione universale! Odio i profeti, i >> mistici e compari che mi raccontano il Vero. Ma accusare chi tenta di >> capire di misticismo è ideologico!! >> >> sauro che non vuole più stare insieme a chi lo ha preso per il culo e >> che dopo aver governato, aver tessuto e fatto disastri accusa gli altri. >> >> plovitale a virgilio.it ha scritto: >>> Bellissima poesia mi è sempre piaciutapeccato che dopo cent'anni >>> siamo ancora alla poesia purtroppo nella mia vita il regno dei cieli >>> non cadrà sulla Terra e le profezie non si realizzeranno (né quelle >>> di Marx né altre), oltretutto sono ateo e non ho religione, nemmeno >>> la religione comunistama le idee che ci motivano ad agire sono comuni >>> quindi agiamo insieme subito e cessiamo la conflittualità interna, >>> nessuno ha la ricetta magica per migliorare la situazione, forse >>> qualcuno ha qualche ingrediente e qualcuno ne ha altri, la ricetta è >>> collettivaciao >>> >>> >>> >>> ----Messaggio originale---- >>> Da: fernando.sca a virgilio.it >>> Data: 19-feb-2009 11.35 PM >>> A: , "brescia social >>> forum" >>> Ogg: Re: [Bsf] R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11 >>> >>> Lode al comunismo >>> >>> >>> >>> È ragionevole chiunque lo capisce. È facile. >>> >>> Non sei uno sfruttatore, lo puoi intendere. >>> >>> Va bene per te, informatene. >>> >>> Gli idioti lo chiamano idiota e, i suicidi, suicidio. >>> >>> È contro il sudiciume e contro l'idiozia. >>> >>> Gli sfruttatori lo chiamano delitto. >>> >>> Ma noi sappiamo: è la fine dei delitti. >>> >>> Non è una follia, ma invece fine della follia. >>> >>> Non è il caos, ma l'ordine, invece. >>> >>> È la semplicità che è difficile a farsi. >>> >>> >>> >>> >>> >>> Bertold Brecht >>> >>> ----- Original Message ----- >>> From: "Lorenzo Mazzù" >>> To: >>> Sent: Thursday, February 19, 2009 11:00 PM >>> Subject: [Bsf] R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11 >>> >>> >>> Ma la voglismo smettere co 'sto comunismo???!!!!!! Ma quante bastonate >>> dobbiamo prendere ancora prima di capirla??? Ma la sinistra è solo >>> auspicio >>> al ritorno al comunismo? Cos'è diventato il buon vecchio social >>> forum????!!!!! Basta!!! Basta!!!! Basta!!!!! Mi disiscrivo!!! >>> Adios! >>> Lorenzo >>> >>> >>> >>> _______________________________________________ >>> Bsf mailing list >>> https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf >>> >>> >>> >>> -------------- parte successiva -------------- >>> Un allegato HTML è stato rimosso... >>> URL: >>> >>> >>> _______________________________________________ >>> Bsf mailing list >>> https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf >>> >> >> >> >> _______________________________________________ >> Bsf mailing list >> https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf >> >> >> -------------- parte successiva -------------- >> Un allegato HTML è stato rimosso... >> URL: >> >> >> _______________________________________________ >> Bsf mailing list >> https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf >> > > _______________________________________________ > Bsf mailing list > https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf _______________________________________________ Bsf mailing list https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From sinistracritica1 a yahoo.it Sat Feb 21 19:34:46 2009 From: sinistracritica1 a yahoo.it (Sinistra Critica Brescia) Date: Sat, 21 Feb 2009 18:34:46 +0000 (GMT) Subject: [Bsf] Appello alla sinistra alternativa bresciana Message-ID: <545531.39782.qm@web26603.mail.ukl.yahoo.com> Appello alla sinistra alternativa bresciana   E? NECESSARIO UN NUOVO INIZIO   La sinistra non gode di ottima salute, a Brescia come in tutto il paese. Tante sono le ragioni, e tra le principali sicuramente aver privilegiato le compatibilità istituzionali e la gabbia di un centrosinistra sempre più omologato a un pensiero liberista, più o meno temperato, e compromesso con le politiche dei poteri forti della città e della provincia. La sinistra già radicale, poi arcobaleno, poi divisa e litigiosa ha progressivamente ridotto la capacità di contrasto alla ?deriva? del centrosinistra e del Partito Democratico. E non ci convincono i tentativi di riproporre i medesimi percorsi che hanno portato al fallimento politico di quella esperienza. La provincia di Brescia è investita da una profonda trasformazione sociale e produttiva e la destra che ha amministrato negli ultimi anni punta a mercificare il territorio e l?intero ambiente, a privatizzare lo stato sociale e criminalizzare i migranti con politiche razziste. Senza trovare un?opposizione coerente da parte di un centrosinistra sempre più lacerato dalle lotte intestine delle varie caste e sottocaste interne. Pensiamo però che la sinistra alternativa bresciana non si riduca alle sue rappresentazioni politico-istituzionali, e sul territorio provinciale molte sono le esperienze sociali, politiche e culturali impegnate nella costruzione di una società diversa, dove nessuno sia escluso; dove il lavoro sia un diritto ? senza sfruttamento e con salari degni; dove; dove socialità e spazi di vita siano l?alternativa agli ?imprenditori? della paura. Dove la partecipazione non sia l?ennesima appropriazione indebita di un ceto politico, ma la pratica diffusa di un protagonismo sociale chiamato a sviluppare lotte e conflitti,. Questa sinistra diffusa è fatta di comitati di difesa dello stato sociale e del territorio, da lavoratrici e lavoratori privati, pubblici, precari e precarie  che lottano per condizioni di lavoro e salari dignitosi; dai collettivi femministi che rifiutano il patriarcato, la paura e le politiche sicuritarie ?in loro nome?; dalle/dai migranti e dalle reti che con loro lavorano e lottano; dalle associazioni che si battono per una società laica e libera da integralismi e intromissioni vaticane; dai centri sociali autogestiti e dagli altri luoghi di produzione culturale, di comunicazione  libera e autonoma; dagli studenti che lottano contro l?espropriazione del sapere. Da tutte/i quelle/i donne e uomini che non si rassegnano all?indifferenza e alla smobilitazione. Questa sinistra diffusa e alternativa non ha al centro della sua iniziativa ? per fortuna! ? ogni scadenza elettorale: ma con questa dovrà fare i conti per non farsi rappresentare da coloro che hanno portato al disastro la sinistra in questo paese. Sinistra Critica vuole verificare le condizioni per costruire una rete alternativa alle destre e al centrosinistra bresciano che si confronti anche con la scelta elettorale provinciale insieme ad altri soggetti politici e sociali interessati, alle esperienze di movimento Una proposta rivolta in primo luogo, evidentemente, a coloro che rifiutano qualsiasi prospettiva di governo, locale e nazionale, con il PD. Un tentativo che ha l?obiettivo di  riaprire uno spazio pubblico, che non si riduca alla scadenza elettorale, di confronto e di iniziativa . Serve un nuovo inizio al di fuori della retorica, della nostalgia, delle compatibilità presunte o imposte. Per questo invitiamo tutte/i quelle/i interessate/i alla costruzione di una lista della sinistra alternativa, anticapitalista e di movimento a discutere, a incontrarsi, a rimettersi in gioco.   Sinistra Critica Brescia   sinistracritica1 a yahoo.it www.sinistracritica.org/brescia     Passa a Yahoo! Mail. La webmail che ti offre GRATIS spazio illimitato, antispam e messenger integrato. http://it.mail.yahoo.com/               -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Sun Feb 22 11:52:43 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Sun, 22 Feb 2009 11:52:43 +0100 Subject: [Bsf] =?iso-8859-1?q?Il_crocefisso_=E8_un_simbolo_religioso_non_u?= =?iso-8859-1?q?n_simbolo_da_usare_a_fondamento_dei_valori_civili?= =?iso-8859-1?q?=2E?= Message-ID: <299771AFB0CF434C94AAD55440B5639E@haj> "Per la Scuola della Repubblica" tel. 06 3337437 -- telefax 06 3723742 e-mail scuolarep a tin.it sito www.scuolaecostituzione.it Il crocefisso è un simbolo religioso non un simbolo da usare a fondamento dei valori civili. Le ragioni addotte dal professor Franco Coppoli per giustificare il suo gesto di rimuovere il crocifisso nell'aula durante la sua lezione non hanno convinto i cinque componenti del Consiglio di disciplina del Cnpi (Consiglio nazionale della pubblica istruzione), che hanno espresso parere favorevole alla sua sospensione per un mese dal servizio. La sospensione è stata inflitta dal Direttore dell'Ufficio scolastico regionale dell'Umbria. Il procedimento è stato attivato in seguito alla denuncia del dirigente scolastico dell'istituto Giuseppe Metastasio di Terni dove il docente insegna. Il dirigente scolastico ha sostenuto pubblicamente di avere il dovere di fare "rispettare la volontà degli studenti", di coloro che si erano lamentati e che durante un'assemblea studentesca avevano ottenuto l'approvazione di una mozione che vuole il crocifisso alle pareti. E' l'ennesimo episodio di una lunga contesa sulla strumentalizzazione del crocifisso sottratto al suo profondo significato religioso e diventato, secondo una sentenza del Consiglio di Stato che contraddice clamorosamente il principio della laicità dello Stato, un simbolo idoneo ad esprimere l'elevato fondamento dei valori civili, che sono poi i valori che delineano la laicità nell'attuale ordinamento dello Stato. L'Associazione Per la Scuola della Repubblica e il Comitato Nazionale Scuola e Costituzione, nello schierarsi a difesa del professor Coppoli, riaffermano la loro denuncia di tale strumentalizzazione. Le due Associazioni, nel ribadire che la presenza del crocefisso nelle aule scolastiche non può essere decisa da maggioranze variabili, richiamano la sentenza n. 439 / 2000 della IV sezione penale della Corte di Cassazione che afferma l'incompatibilità dell'esposizione del crocifisso nelle sedi statali con i principi costituzionali di laicità e uguaglianza e col diritto alla libertà di coscienza in materia religiosa. Giova inoltre ricordare che proprio in data odierna la Corte di Cassazione ha concluso con l'assoluzione l'annosa vicenda del giudice Luigi Tosti denunciato e sospeso dal proprio ufficio per aver rifiutato di esercitare la funzione di giudice in un'aula alle cui pareti fosse appeso il crocefisso. Tutto ciò rende ancora più grave e incomprensibile il provvedimento emesso contro il professor Franco Coppoli. Roma, 19 febbraio 2009 Comitato "Per la scuola della Repubblica" associazione onlus - Sede legale via La Marmora 26 50121, Firenze; operativa via Papiniano 38, 00136 Roma, amministrativa via G. Venezian 3, 40121 Bologna. (c/c postale 23452543) -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: ASS_Crocefisso_Coppoli.pdf Tipo: application/pdf Dimensione: 66692 bytes Descrizione: non disponibile URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Sun Feb 22 12:06:03 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Sun, 22 Feb 2009 12:06:03 +0100 Subject: [Bsf] CRISTIANESIMO OBBLIGATORIO A SCUOLA UNA PREOCCUPANTE RISOLUZIONE DELLA CAMERA References: <299771AFB0CF434C94AAD55440B5639E@haj> Message-ID: <596C04F3CE9A43FE837BE1C913583AEF@haj> CRISTIANESIMO OBBLIGATORIO A SCUOLA UNA PREOCCUPANTE RISOLUZIONE DELLA CAMERA La VII Commissione permanente della Camera dei Deputati giovedì 22 gennaio 2009 ha approvato una risoluzione proposta dall'on. Garagnani (7-00076) sul tema Salvaguardia della tradizione culturale e spirituale legata al Cristianesimo nelle politiche scolastiche, la cui discussione era stata avviata il 4 dicembre 2008 e rispetto alla quale era stata presentata a suo tempo dal sottosegretario on. Pizza una apposita Relazione governativa. Di seguito la Risoluzione approvata nella versione definitiva (8-00027) e la Relazione governativa del 4 dicembre. RISOLUZIONE APPROVATA La VII Commissione, premesso che: mai come in questi ultimi tempi l'opinione pubblica italiana si interroga sul futuro in riferimento alla propria identità culturale; la migrazione extra-comunitaria, l'allargamento dell'Unione europea ai Paesi dell'est Europa ed il progressivo dilatarsi di un certo fondamentalismo islamico chiamano in causa l'Occidente, la sua storia e il suo futuro, strettamente legati alla tradizione cristiana, che ne definisce l'essenza e ne è elemento costitutivo; in questo contesto, non può non destare preoccupazione quella sorta di relativismo culturale e di nichilismo etico che, in nome di una presunta tolleranza e rispetto di tradizioni diverse dalle nostre, non sostiene i presupposti della nostra civiltà , e rischia di omologare tutte le culture in un amalgama indistinto in cui la nostra storia, italiana ed europea, perde di valore. La scuola è terreno privilegiato in cui sperimentare un approccio culturale ai temi dell'integrazione in nome di ideali di accoglienza e solidarietà , che, per essere davvero tali devono fondarsi sul ricordo del proprio passato e devono essere ancorate alle proprie radici culturali e spirituali; il fallimento del modello di integrazione delle democrazie nord-europee e l'esperienza di Paesi come l'Olanda, la Danimarca e, in modo diverso la Francia e la Germania, pone per il nostro Paese il problema di una legislazione scolastica che, nell'affrontare, in modo graduale e rispettoso dei diritti della persona, il problema dell'integrazione dei cittadini comunitari ed extracomunitari, sappia difendere la tradizione culturale italiana, ed europea, quale si è manifestata nel corso dei secoli, e proporla, evitando denigrazioni o dimenticanze, agli studenti di ogni provenienza culturale; al riguardo è bene ricordare che l'insegnamento della religione cattolica, basato su un'adesione volontaria dello studente, risponde a un'esigenza religiosa importante ed essenziale, ma distinta da quella eminentemente culturale e laica che sarebbe opportuno introdurre nella legislazione scolastica e proporre a tutti, impegna il Governo a far sì che nell'ambito dell'autonomia scolastica, e fatta salva la libertà di insegnamento dei docenti, sia reso esplicitamente obbligatorio nelle indicazioni nazionali il preciso riferimento alla nostra tradizione culturale e spirituale che si riconnette esplicitamente al Cristianesimo. (8-00027) «Garagnani, Granata, Goisis, Mazzuca, Palmieri, Centemero». RELAZIONE PRESENTATA DAL GOVERNO Si condivide l'opinione dell'Onorevole interrogante che il giusto principio dell'accoglienza e dell'integrazione possa essere realizzato solo laddove si conservi la memoria del proprio passato e delle proprie radici culturali, in quanto è soltanto con l'affermazione della propria identità , che si può riconoscere e comprendere l'identità degli altri. Ricordo che l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole di ogni ordine e grado è regolamentato da norme pattizie che rappresentano la sintesi finale di posizioni ed interessi rappresentati dall'autorità scolastica italiana e dalla Conferenza Episcopale. La legge n. 121 del 1985 di ratifica ed esecuzione dell'accordo con protocollo addizionale, firmato a Roma il 18 febbraio 1984, che apporta modifiche al Concordato lateranense dell'11 febbraio 1929, tra la Repubblica italiana e la Santa Sede, che già prevedeva un esplicito riferimento alla tradizione culturale del Cattolicesimo, all'articolo 9, comma 2, precisa che «La Repubblica italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, continuerà ad assicurare, nel quadro delle finalità della scuola, l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado. Nel rispetto della libertà di coscienza e della responsabilità educativa dei genitori, è garantito a ciascuno il diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi di detto insegnamento». Peraltro la nascita della religione cristiana, le sue peculiarità e il suo sviluppo così come le vicende dei rapporti tra Stato e Chiesa, con particolare riferimento all'Italia, già sono oggetto di studio nell'insegnamento della storia sin dalla scuola primaria e rappresentano, trasversalmente, l'asse portante di altri insegnamenti. Faccio riferimento, in particolare, allo studio della letteratura italiana, molti testi della quale (e basti citare la Commedia dantesca) risulterebbero incomprensibili senza gli opportuni riferimenti alla dottrina cattolica e al dibattito teologico, o alla storia dell'arte, per secoli legata inscindibilmente all'iconografia cristiana. Proprio per questo motivo le indicazioni nazionali relativamente al primo ciclo di istruzione fanno esplicito riferimento al Cristianesimo e stessa cura verrà posta nelle indicazioni nazionali relative al secondo ciclo di Istruzione, proprio al fine di rispondere ad una ineludibile esigenza culturale degli studenti. -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: 001_cristianesimo_obbligatorio_22gen09.pdf Tipo: application/pdf Dimensione: 35713 bytes Descrizione: non disponibile URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Sun Feb 22 12:14:09 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Sun, 22 Feb 2009 12:14:09 +0100 Subject: [Bsf] Gli articoli 33 e 34 della Costituzione References: <299771AFB0CF434C94AAD55440B5639E@haj> Message-ID: <5E0D5CB8DB704F1B8B2D580CEE1F5680@haj> Gli articoli 33 e 34 della Costituzione di Sergio Lariccia* La Carta costituzionale prevede un sistema educativo di istruzione e formazione, consistente nel complesso di diritti, doveri e libertà previsti nei confronti di vari soggetti, pubblici e privati: gli artt. 33 e 34 devono essere considerati in coerenza con i principi contenuti in altre disposizioni costituzionali (innanzi tutto, gli artt. 2, 3 e 21) e tenendo presenti la riforma costituzionale attuata a seguito dell'entrata in vigore della legge costituzionale del 18 ottobre 2001, n. 3, che ha modificato il titolo V della parte seconda della Costituzione, e la grande importanza che assume il passaggio dal sistema della scuola di Stato al sistema nazionale di istruzione, fondato sul principio di autonomia delle scuole. Libertà di insegnamento nella scuola L'art. 33, c. 1, garantisce la libertà di insegnamento, con una disposizione che, considerando tale libertà in stretta connessione con la libertà dell'arte e della scienza, non consente la previsione di limiti concettualmente incompatibili con l'arte e con la scienza. La libertà di insegnamento nella scuola merita una considerazione particolare rispetto alle altre libertà costituzionali, perché il rapporto di insegnamento/apprendimento presuppone una differenza di cognizioni e di preparazione tra chi insegna e chi impara che rende necessarie la tutela morale nei confronti di questa seconda categoria di soggetti e la garanzia dell'esigenza di protezione dell'infanzia e della gioventù (art. 31 cost.). Con una disposizione che assume grande importanza in materia scolastica, il legislatore, nell'art. 1 d.lgs. 16 aprile 1994, n. 297, prevede che l'esercizio della libertà di insegnamento è diretto a promuovere , attraverso un confronto aperto di posizioni culturali, la piena formazione della personalità degli alunni e che tale azione di promozione è attuata nel rispetto della coscienza morale e civile degli alunni. Il rapporto tra istruzione pubblica e istruzione privata Un problema che rappresenta tuttora una delle questioni più discusse e controverse della politica scolastica del nostro paese è quello del rapporto tra istruzione pubblica e istruzione privata. La Costituzione prevede un sistema pluralistico tendente a garantire il diritto dei bambini e dei ragazzi di iscriversi alle scuole e alle università ispirate liberamente ai vari orientamenti di pensiero politico-sociali diffusi nel paese. L'ammissibilità di scuole impegnate ideologicamente, che è conforme all'orientamento pluralistico della nostra società e del nostro ordinamento, pone il problema dei criteri con i quali valutare le ipotesi di eventuale contrasto tra gli orientamenti ideologici della direzione della scuola e quelli dei docenti che prestano la loro attività all'interno della scuola: ed è questione di non facile soluzione quella di considerare quali limiti, nelle scuole private, la libertà di insegnamento possa legittimamente subire per effetto dell'obbligo contrattuale, eventualmente assunto dal docente, di orientare l'insegnamento in conformità all'indirizzo ideologico della direzione della scuola. La Corte costituzionale, con sentenza n. 195 del 1972, in relazione a un famoso caso verificatosi nell'Università cattolica di Milano, ha stabilito che sussiste il potere delle università libere di verificare la conformità degli indirizzi ideologici o religiosi del docente rispetto a quelli che caratterizzano l'istituto di istruzione e, in caso di contrasto, di interrompere il rapporto di lavoro con il docente; a mio avviso è invece più esatta la tesi che sulla libertà collettiva della scuola ritiene prevalente la libertà del docente nella scuola: un'opinione coerente con il principio, caratteristico degli ordinamenti democratici contemporanei, per quale la libertà individuale merita tutela anche nelle ipotesi in cui possa derivarne un sacrificio della libertà collettiva. Il costituente ha stabilito, nell'art. 33 cost., cc. 3 e 4, che gli enti e i privati sono liberi di istituire scuole ed istituti di educazione, purché non ne derivi alcun onere finanziario per lo Stato, e che le scuole private e i loro alunni hanno diritto a un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni delle scuole statali, e, nell'art. 34, che la scuola è aperta a tutti, che l'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita, che i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno di diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi e che la Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie e altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso. Gli artt. 33 e 34 cost. rappresentano la risultante delle diverse tendenze emerse all'Assemblea costituente in materia scolastica. Per quanto in particolare si riferisce al divieto di sovvenzioni alle scuole private, è da ricordare che esso è stato, sin dai primi anni dopo l'entrata in vigore della Costituzione, costantemente aggirato per ogni ordine e grado di scuola; nel periodo più recente, anche a seguito della crescente contestazione dello 'statalismo' e del 'centralismo', si è sollecitato un profondo ripensamento dei rapporti pubblico/privato nell'ambito scolastico (si ricorda a proposito l'importante legge del 10 marzo 2000, n. 62, contenente le norme sulla parità scolastica e le disposizioni sul diritto allo studio). Intervento educativo privato «senza oneri per lo Stato Ma ogni testo di legge e, a maggior ragione, il testo di una disposizione inserita in una costituzione 'rigida', qual è quella italiana, va interpretato anzitutto per quel che dice, e in modo che quel che dice abbia un significato e non si risolva in un'interpretazione esattamente contrastante con le espressioni usate nel testo. Senza vuol dire senza; scuola privata vuol dire scuola privata e non può significare scuola pubblica (non statale); e oneri per lo stato sono non soltanto i diretti finanziamenti, ma anche gli esoneri fiscali e tutte le agevolazioni che comportino un aggravio del bilancio statale. Qualunque riforma normativa riguardante il problema della politica scolastica deve essere impostata tenendo presente che la Costituzione disciplina diversamente la scuola pubblica e la scuola privata, che sono istituzioni obiettivamente diverse, e stabilisce che l'intervento educativo privato debba avvenire «senza oneri per lo Stato» (art. 33, c. 3): la scuola privata non ha dunque diritto a ricevere contributi economici da parte dell'erario, anche se sovvenzioni possono essere concesse per soddisfare le legittime aspettative delle popolazioni di fruire del diritto allo studio. É necessario, inoltre, considerare che solo nella scuola 'pubblica' possono liberamente convivere diverse posizioni culturali e ideali; ed è la scuola pubblica che, nonostante tutti i suoi malanni, resta ancora la soluzione preferibile per la formazione e l'educazione delle giovani generazioni. -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: artt_33_34_Costituzione.pdf Tipo: application/pdf Dimensione: 61055 bytes Descrizione: non disponibile URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Sun Feb 22 14:40:13 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Sun, 22 Feb 2009 14:40:13 +0100 Subject: [Bsf] Spagna: Rimozione del crocifisso dalle aule di una scuola pubblica Message-ID: <06C3536DA2EA4AD8973A445D362CA240@haj> Sentenza 14 novembre 2008, n.288/2008 Spagna: Obligo a retirar los crucifijos de las aulas y espacios comunes de un colegio público - Rimozione del crocifisso dalle aule di una scuola pubblica autore: Tribunale Amministrativo data: 14 novembre 2008 argomento: Libertà religiosa / Simboli religiosi area tematica: Crocifisso nazione: Spagna parole chiave: Simboli religiosi, Crocifisso, Esposizione nelle aule, Libertà religiosa, Minori, Scuola, Luogo pubblico, Formazione, Istruzione, Principio di laicità dello stato, Religious symbol, Crucifix, School, Pupils, Religious freedom, Secular State, Education abstract: Viola i diritti fondamentali riconosciuti dagli artt. 14 (uguaglianza) e 16.1 (libertà religiosa) la scelta di un Consiglio scolastico di una scuola pubblica di mantenere nelle aule e negli altri locali l'esposizione di crocifissi. Gli stessi vanno quindi rimossi poichè, al di là della loro valenza storico-culturale, continuano ad avere un chiaro significato religioso. La loro presenza all'interno di istituto scolastico pubblico destinato all'insegnamento di base gratuito per i minori in piena fase di sviluppo della loro capacità intellettiva, può ingenerare in essi la convizione che lo Stato sia più vicino alla confessione religiosa di cui tali simboli siano espressione. F A L L O QUE ESTIMANDO el presente recurso contencioso-administrativo nO 5/2.008, seguido al amparo del procedimiento especial para la tutela de los derechos fundamentales, interpuesto, por la representación de Asociación Cultural Escuela Laica de Valladolid, contra el Acuerdo del Consejo Escolar del Colegio Público Macías Picavea de Valladolid, adoptado el día 17 de marzo de 2008, de no proceder a la retirada- de los símbolos religiosos; debo declarar y declaro que el acto administrativo impugnado vulnera los derechos fundamentales reconocidos en los artículos 14 y 16.1 de la Constitución Española, por lo que debe ser anulado y se anula, declarándose la obligación del referido centro educativo Colegio Público Macías Picavea de retirar los símbolos religiosos de las aulas y espacios comunes. Todo ello, sin que proceda establecer una condena en costas. Así, por esta mi sentencia, frente a la que cabe interponer recurso de apelación en un efecto ante este Juzgado, en el plazo de quince días, lo pronuncio, mando y "firmo. CONSTITUCION ESPAÑOLA DE 27 DE DICIEMBRE DE 1978. (B.O.E. NÚM. 311, DE 29 DE DICIEMBRE DE 1978) Don Juan Carlos I, Rey de España, a todos los que la presente vieren y entendieren, sabed: Que las Cortes han aprobado y el Pueblo Español ratificado la siguiente Constitución: PREAMBULO La Nación española, deseando establecer la justicia, la igualdad y la seguridad y promover el bien de cuantos la integran, en uso de su soberanía, proclama su voluntad de: Garantizar la convivencia democrática dentro de la Constitución y de las leyes conforme a un orden económico y social justo. Consolidar un Estado de Derecho que asegure el imperio de la ley como expresión de la voluntad popular. Proteger a todos los españoles y pueblos de España en el ejercicio de los derechos humanos, sus culturas y tradiciones, lenguas e instituciones. Promover el progreso de la cultura y de la economía para asegurar a todos una digna calidad de vida. Establecer una sociedad democrática avanzada, y Colaborar en el fortalecimiento de unas relaciones pacíficas y de eficaz cooperación entre todos los pueblos de la Tierra. En consecuencia, las Cortes aprueban y el Pueblo Español ratifica la siguiente CONSTITUCION TITULO PRELIMINAR Artículo 1. 1. España se constituye en un Estado social y democrático de Derecho, que propugna como valores superiores de su ordenamiento jurídico la libertad, la justicia la igualdad y el pluralismo político. (Omissis) Artículo 9. 1. Los ciudadanos y los poderes públicos están sujetos a la Constitución y al resto del ordenamiento jurídico. 2. Corresponde a los poderes públicos promover las condiciones para que la libertad y la igualdad del individuo y de los grupos en que se integran sean reales y efectivas; remover los obstáculos que impidan o dificulten su plenitud y facilitar la participación de todos los ciudadanos en la vida política, económica, cultural y social. 3. La Constitución garantiza el principio de legalidad, la jerarquía normativa, la publicidad de las normas, la irretroactividad de las disposiciones sancionadoras no favorables o restrictivas de derechos individuales, la seguridad jurídica, la responsabilidad y la interdicción de la arbitrariedad de los poderes públicos. (Omissis) TITULO I DE LOS DERECHOS Y DEBERES FUNDAMENTALES. Artículo 10. 1. La dignidad de la persona, los derechos inviolables que le son inherentes, el libre desarrollo de la personalidad, el respeto a la ley y a los derechos de los demás son fundamentos del orden político y de la paz social. 2. Las normas relativas a los derechos fundamentales y a las libertades que la Constitución reconoce, se interpretarán de conformidad con la Declaración Universal de Derechos Humanos y los tratados y acuerdos internacionales sobre las mismas materias ratificados por España. (Omissis) CAPITULO I De los españoles y los extranjeros. (Omissis) Artículo 13. 1. Los extranjeros gozarán en España de las libertades públicas que garantiza el presente Título en los términos que establezcan los tratados y la ley. 2. Solamente los españoles serán titulares de los derechos reconocidos en el artículo 23, salvo lo que, atendiendo a criterios de reciprocidad, pueda establecerse por tratado o ley para el derecho de sufragio activo y pasivo en las elecciones municipales. 3. La extradición sólo se concederá en cumplimiento de un tratado o de la ley, atendiendo al principio de reciprocidad. Quedan excluidos de la extradición los delitos políticos, no considerándose como tales los actos de terrorismo. 4. La ley establecerá los términos en que los ciudadanos de otros países y los apátridas podrán gozar del derecho de asilo en España. CAPITULO II Derechos y libertades Artículo 14. Los españoles son iguales ante la ley, sin que pueda prevalecer discriminación alguna por razón de nacimiento, raza, sexo, religión, opinión o cualquier otra condición o circunstancia personal o social. SECCION 1ª De los derechos fundamentales y de las libertades públicas. (Omissis) Artículo 16. 1. Se garantiza la libertad ideológica, religiosa y de culto de los individuos y las comunidades sin más limitación, en sus manifestaciones, que la necesaria para el mantenimiento del orden público protegido por la ley. 2. Nadie podrá ser obligado a declarar sobre su ideología, religión o creencias. 3. Ninguna confesión tendrá carácter estatal. Los poderes públicos tendrán en cuenta las creencias religiosas de la sociedad española y mantendrán las consiguientes relaciones de cooperación con la Iglesia Católica y las demás confesiones. (Omissis) Artículo 20. 1. Se reconocen y protegen los derechos: a) A expresar y difundir libremente los pensamientos, ideas y opiniones mediante la palabra, el escrito o cualquier otro medio de reproducción. b) A la producción y creación literaria, artística, científica y técnica. c) A la libertad de cátedra. d) A comunicar o recibir libremente información veraz por cualquier medio de difusión. La ley regulará el derecho a la cláusula de conciencia y al secreto profesional en el ejercicio de estas libertades. 2. El ejercicio de estos derechos no puede restringirse mediante ningún tipo de censura previa. 3. La ley regulará la organización y el control parlamentario de los medios de comunicación social dependientes del Estado o de cualquier ente público y garantizará el acceso a dichos medios de los grupos sociales y políticos significativos, respetando el pluralismo de la sociedad y de las diversas lenguas de España. 4. Estas libertades tienen su límite en el respeto a los derechos reconocidos en este Título, en los preceptos de las leyes que lo desarrollen y, especialmente, en el derecho al honor, a la intimidad, a la propia imagen y a la protección de la juventud y de la infancia. 5. Sólo podrá acordarse el secuestro de las publicaciones, grabaciones y otros medios de información en virtud de resolución judicial. Artículo 21. 1. Se reconoce el derecho de reunión pacífica y sin armas. El ejercicio de este derecho no necesitará de autorización previa. 2. En los casos de reuniones en lugares de tránsito público y manifestaciones se dará comunicación previa a la autoridad, que sólo podrá prohibirse cuando existan razones fundadas de alteración del orden público, con peligro para personas o bienes. Artículo 22. 1. Se reconoce el derecho de asociación. 2. Las asociaciones que persigan fines o utilicen medios tipificados como delito son ilegales. 3. Las asociaciones constituidas al amparo de este artículo deberán inscribirse en un registro a los solos efectos de publicidad. 4. Las asociaciones sólo podrán ser disueltas o suspendidas en sus actividades en virtud de resolución judicial motivada. 5. Se prohíben las asociaciones secretas y las de carácter paramilitar. -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: SENTENCIA 2882008.pdf Tipo: application/pdf Dimensione: 312083 bytes Descrizione: non disponibile URL: From sauro a bresciascuola.it Sun Feb 22 14:58:04 2009 From: sauro a bresciascuola.it (sauro a bresciascuola.it) Date: Sun, 22 Feb 2009 14:58:04 +0100 (CET) Subject: [Bsf] =?iso-8859-1?q?=28senza_oggetto=29?= Message-ID: <53925.217.133.80.236.1235311084.squirrel@webmail.bresciascuola.it> Vorrei proporre alcune considerazioni numeriche e politiche sulle recenti vittorie di Berlusconi in Sardegna. Il Popolo delle libertà ottiene 242.000 voti circa, che sommati ai suoi alleati stretti che non si sono presentati alle politiche, giunge a 324.000 voti circa. Perdendo 91,000 voti rispetto alle politiche di 10 mesi fa, 52.000 voti rispetto alle politiche 2006, guadagnando quasi 6.000 voti rispetto al risultato disastroso delle elezioni regionali del 2004 stravinte dal csx.(minimo storico assoluto). La verità è che in cifre assolute il centrodestra è circa al suo minimo storico, ma il centrosinistra è sprofondato.(meno 158.000 voti dalle politiche 2008, meno 187.000 voti dalle politiche 2006, meno 110.000 dalle amministrative 2004.) La sinistra di governo fa quello che si dice in gergo borsistico, il rimbalzo del gatto morto. (anche un gatto morto se scagliato con abbastanza violenza per terra rimbalza verso l'alto) Passa dai 117.000 voti del 2006 ai 35.000 del 2008, ai 53.000 delle regionali 2009. (nel 2008 circa 10.000 voti sono presi da liste di estrema sinistra che non si sono presentate alle regionali). La considerazione principale è che in realtà prosegue la crisi di consenso verso il ceto politico, ma mentre Berlusconi con grandi sforzi riesce a rallentare la sua caduta, il csx è in caduta libera. Le astensioni e i voti nulli e bianchi sono al massimo storico. Le classi dominanti hanno un problema serio di costruzione del consenso. La crisi economica le metterà ancora più in difficoltà, di qui i ricorsi al nemico interno al tentativo di costruire consenso intorno a misure antiimmigrati, e securitarie, cercando di spostare l'attenzione dalla crisi del suo sistema e dalle cause. Sauro From sauro a bresciascuola.it Sun Feb 22 14:59:42 2009 From: sauro a bresciascuola.it (sauro a bresciascuola.it) Date: Sun, 22 Feb 2009 14:59:42 +0100 (CET) Subject: [Bsf] dati Message-ID: <40127.217.133.80.236.1235311182.squirrel@webmail.bresciascuola.it> Dimenticavo le fonti dei dati sono il sito del ministero degli interni Italiano, e il sito della regione autonoma della Sardegna. sauro From waltsar a aliceposta.it Sun Feb 22 19:10:00 2009 From: waltsar a aliceposta.it (valter) Date: Sun, 22 Feb 2009 19:10:00 +0100 Subject: [Bsf] R: Re: R: [Fwd: Re: R: Re: R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11] References: <20086497.11531235229817683.JavaMail.defaultUser@defaultHost> Message-ID: <000801c99518$c7641af0$6201a8c0@waltercfpc0jpr> " Poichè l'aristocrazia finanziaria dettava le leggi, controllava la gestione dello stato, disponeva di tuti poteri pubblici costituiti, dominava l'opinione pubblica nei fatti e con la stampa, si riproducevano in tuti gli ambienti, dalla corte fino al caffè più malfamato, la stessa prostituzione,lo stesso inganno spudorato, la stessa sete di arricchirsi non certo con la produzione, ma con la sostituzione della ricchezza altrui" . non è un profezia di Nostradamus ma alcune righe di Marx che analizzava la situazione francese alla vigilia della rivoluzione del 1848. La cosa sorprendente è che le stesse righe potrebbero essere usate per rappresentare la situazione odierna. Marx in questo non è certo profeta ma testimone e analista di un qualcosa che il capitalismo ripete costantemente, non c'è nulla di nuovo sotto il cielo dell'umanità, da una parte i dominatori dall'altra i dominati, e fino a quando noi ci obblighiamo a ricercare altre strade, mentre "loro" i dominatori, continuano per la stessa non risciremo mai a fermarli. non capisco perchè si continua a negare questa evidenza, che la strategia dei potenti NON è MAI CAMBIATA è una cosa scientificamente provata, almeno leggendo l'analisi di Marx prima del 1848. Certo comunismo , marxismo, sono percorsi anche scomodi , sono idee, dure , che ammettono però la necessità della ricerca non del dogma, una ricerca evolutiva , che noi abbiamo negato da troppo tempo, quasi dovessimo vergognarci di usare quel metodo, quegli strumenti per analizzare la storia e la politica, e per cercare di dare risposte diverse per soluzioni diverse. Alla gente dobbiamo dire quel che siamo, non quel che vorremmo essere, o che siamo stati o che non volevamo essere o che....... le persone vogliono interlocutori certi della loro identità altrimenti cambiano registro..... Su un po' di coraggio , che di tempo non ne abbiamo più molto. Ciao Valter Saresini ----- Original Message ----- From: To: Sent: Saturday, February 21, 2009 4:23 PM Subject: [Bsf] R: Re: R: [Fwd: Re: R: Re: R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11] Questa risposta di sauro mi sembra più condivisibile almeno nelle conclusioni ciao paolo ----Messaggio originale---- Da: sauro a bresciascuola.it Data: 21-feb-2009 2.57 PM A: "brescia social forum" Ogg: Re: [Bsf] R: [Fwd: Re: R: Re: R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11] Vero, Rosa ha sintetizzato in una frase di grande effetto la tesi marxiana sulla rovina della società sotto il peso delle sue contradizioni e delle classi in lotta, quando queste non trovino la strada della trasformazione rivoluzionaria. Mi sembra che si possa utilizzare come patrimonio della riflessione marxista. E' curioso che mentre gli economisti borghesi, riscoprono Marx come scienziato, ovviamente separandolo dal politico, per interpretare la crisi, si affermi da sinistra il suo essere datato, riscoprendo le progressive modernità dei liberali del 700. I più radicali giungono alle grandi riflessioni e proposte di Keynes. (Le quali non hanno peraltro impedito la barbarie). Mi sembra ovvio che qualcuno di fronte ad una crisi catastrofica come quella attuale vuol chiarire che non pensa a cambiamenti rivoluzionari. Auguri, ma anche i miglioramenti di cui parla Paolo V. sono il sottoprodotto delle lotte dei rivoluzionari. Comunque oggi siamo di nuovo di fronte ad una crisi di vaste proporzioni le cui cause ed effetti sono ancora poco analizzate da sinistra. Non penso che ci salveremo con un'appello all'unità della sinistra e sperando che la storia si muova sempre e comunque verso un miglioramento delle condizioni di vita. La storia umana ha anche recentemente dimostrato di poter essere fortemente distruttiva, se poi torniamo indietro nel tempo, allora...... Sauro Paolo Mori ha scritto: > A parte il fatto che "socialismo o barbarie" è luxemburghiano (!), > serve una linea di tendenza cui aspirare, altrimenti gli accomodamenti > sono sempre al ribasso. > Una volta si diceva che in mancanza di un'ideologia diversa, trionfa > (come criterio di riferimento, valutazione delle compatibilità ecc) > l'ideologia dominante... > La poesia di Brecht è datata ed è una poesia, ma è molto bella e in > fondo piena di senso. > Ciao a tutti, PaoloMori > > > > > Il giorno 21/feb/09, alle ore 09:25, plovitale a virgilio.it ha scritto: > >> Secondo me, è un parere ovviamente, l'alternativa secca socialismo o >> barbarie, è molto profetica, ma poco realistica. La storia ha >> dimostrato che tra questi due estremi, uno ottimale e l'altro >> pessimo, si realizzano in pratica una miriade di vie di mezzo tra >> l'utopia bellissima e la catastrofe orribile. Basti pensare a come >> sono migliorate le condizioni di vita dei lavoratori da quando sono >> nato, senza che sia venuto il regno dei cieli in Terra. >> Il monoteismo non ammette vie di mezzo, ma esistono nei fatti. >> Ho molti dubbi e li coltivo, comunque. >> paolo >> >> ----Messaggio originale---- >> Da: sauro a bresciascuola.it >> Data: 21-feb-2009 6.07 AM >> A: "brescia social forum" >> Ogg: [Bsf] [Fwd: Re: R: Re: R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11] >> >> >> >> -------- Messaggio Originale -------- >> Oggetto: Re: [Bsf] R: Re: R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11 >> Data: Fri, 20 Feb 2009 16:06:43 +0100 >> Da: Sauro DiGiovanbattista >> A: brescia social forum >> Referenze: <1944925.1261235115060551.JavaMail.defaultUser a defaultHost> >> >> >> >> Grande Fernando!!! >> Una domanda a Paolo quali sono le profezie di Marx? Non ho mai letto >> Marx come profeta. Mi è sempre sembrato un uomo dotato di incredibile >> ostinazione nel cercar di capire come gira il mondo, e che ha costruito >> delle teorie economiche, storiche e politiche che ha cercato di >> verificare e modificare con metodo scientifico. La teoria della caduta >> tendenziale del saggio di profitto ,il profitto come motore del >> capitalismo , il lavoro produttivo all'epoca del capitale è produttivo >> solo se produce profitto e quidi la tendenza a distruggere tutti gli >> aspetti economici che non producono profitto ecc. ecc. l'inevitabilità >> delle crisi per questi motivi sono profezie? Socialismo o barbarie è una >> profezia? Già durante la grande depressione degli anni 30 i lavoratori >> non hanno trovato la strada per il socialismo e il risultato è stata la >> barbarie. Non mi sembra una profezia religiosa, ma una facile >> conclusione del resto nessuno ha mai accusato Newton di essere un >> profeta per la teoria della gravitazione universale! Odio i profeti, i >> mistici e compari che mi raccontano il Vero. Ma accusare chi tenta di >> capire di misticismo è ideologico!! >> >> sauro che non vuole più stare insieme a chi lo ha preso per il culo e >> che dopo aver governato, aver tessuto e fatto disastri accusa gli altri. >> >> plovitale a virgilio.it ha scritto: >>> Bellissima poesia mi è sempre piaciutapeccato che dopo cent'anni >>> siamo ancora alla poesia purtroppo nella mia vita il regno dei cieli >>> non cadrà sulla Terra e le profezie non si realizzeranno (né quelle >>> di Marx né altre), oltretutto sono ateo e non ho religione, nemmeno >>> la religione comunistama le idee che ci motivano ad agire sono comuni >>> quindi agiamo insieme subito e cessiamo la conflittualità interna, >>> nessuno ha la ricetta magica per migliorare la situazione, forse >>> qualcuno ha qualche ingrediente e qualcuno ne ha altri, la ricetta è >>> collettivaciao >>> >>> >>> >>> ----Messaggio originale---- >>> Da: fernando.sca a virgilio.it >>> Data: 19-feb-2009 11.35 PM >>> A: , "brescia social >>> forum" >>> Ogg: Re: [Bsf] R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11 >>> >>> Lode al comunismo >>> >>> >>> >>> È ragionevole chiunque lo capisce. È facile. >>> >>> Non sei uno sfruttatore, lo puoi intendere. >>> >>> Va bene per te, informatene. >>> >>> Gli idioti lo chiamano idiota e, i suicidi, suicidio. >>> >>> È contro il sudiciume e contro l'idiozia. >>> >>> Gli sfruttatori lo chiamano delitto. >>> >>> Ma noi sappiamo: è la fine dei delitti. >>> >>> Non è una follia, ma invece fine della follia. >>> >>> Non è il caos, ma l'ordine, invece. >>> >>> È la semplicità che è difficile a farsi. >>> >>> >>> >>> >>> >>> Bertold Brecht >>> >>> ----- Original Message ----- >>> From: "Lorenzo Mazzù" >>> To: >>> Sent: Thursday, February 19, 2009 11:00 PM >>> Subject: [Bsf] R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11 >>> >>> >>> Ma la voglismo smettere co 'sto comunismo???!!!!!! Ma quante bastonate >>> dobbiamo prendere ancora prima di capirla??? Ma la sinistra è solo >>> auspicio >>> al ritorno al comunismo? Cos'è diventato il buon vecchio social >>> forum????!!!!! Basta!!! Basta!!!! Basta!!!!! Mi disiscrivo!!! >>> Adios! >>> Lorenzo >>> >>> >>> >>> _______________________________________________ >>> Bsf mailing list >>> https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf >>> >>> >>> >>> -------------- parte successiva -------------- >>> Un allegato HTML è stato rimosso... >>> URL: >>> >>> >>> _______________________________________________ >>> Bsf mailing list >>> https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf >>> >> >> >> >> _______________________________________________ >> Bsf mailing list >> https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf >> >> >> -------------- parte successiva -------------- >> Un allegato HTML è stato rimosso... >> URL: >> >> >> _______________________________________________ >> Bsf mailing list >> https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf >> > > _______________________________________________ > Bsf mailing list > https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf _______________________________________________ Bsf mailing list https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: _______________________________________________ Bsf mailing list https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf From l.mazzu a yahoo.it Sun Feb 22 23:01:47 2009 From: l.mazzu a yahoo.it (=?iso-8859-1?Q?Lorenzo_Mazz=F9?=) Date: Sun, 22 Feb 2009 22:01:47 +0000 (GMT) Subject: [Bsf] R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11 In-Reply-To: Message-ID: <773319.94022.qm@web28002.mail.ukl.yahoo.com> Allora scusate, cerco di chiarire meglio il mio pensiero, che nella mail precedente ho espresso in maniera sconsiderata ed arrabbiata. Da ormai 8 anni partecipo al Brescia Social Forum, in forma presente e attiva prima, tramite mail (ma non solo) dopo. Che volete che vi dica? sono deluso, tutto qua! Era una rete che voleva unire realtà che condividevano valori e ideali, indipendentemente dall'ispirazione e dai principi di partenza delle sue componenti. Ora cos'è diventato? La cassa di risonanza dei singoli movimenti e partiti politici? Il contenitore di polemiche infinite tra vendoliani e ferreriani e turigliattiani? Pur riconoscendo l'importanza delle varie posizioni e dell'approfondimento delle questioni teoriche sull'attualità delle idee...diciamo..scusate l'imprecisione...genericamente marxiste.....pur riconoscendo l'importanza del decidere se abbia "più ragione" chi ripropone una sinistra comunista e anticapitalista o chi propone una sinistra diversa, nuova, smarcata dal pensiero tradizionale, pur essendo comunista nel cuore e nella mente, e pur credendo nell'importanza del sogno e nell'attualità delle questioni che il pensiero marxista, con le sue infinite sfaccettature, pone più che mai nella società di oggi, devo tristemente riportare alla memoria che il brescia social forum NON ERA QUESTO, NON ERA QUESTO! E' stato detto, da più parti, che oggi non siamo più nel 2001 e che è inutile riproporre le esperienzedi allora, va bene, d'accordo, bisogna rinnovarsi, ma cosa siamo diventati oggi? me lo spiegate? ho letto anch'io il capitale e il manifesto, ma mi spiegate che c'entra con la necessità di portare oggi nella nostra società delle iniziative che sensibilizzino l'uomo della strada di fronte al problema dei danni enormi che crea il pensiero unico neo-liberista? e le mail infinite fatte di polemiche interne? ma non è ora di sintetizzare le idee e tradurle in fatti? non che non ci siano state iniziative importanti, per carità, ma il contatto con la realtà dov'è finito? l'abbiamo perso del tutto? la realtà si cambia dal di dentro - secondo me - non bastano le dispute teoriche interne a risolvere le questioni... Grazie a tutti lo stesso, comunque lascio senza sbattere la porta, se mi viene consentito dal link...... Buona fortuna Lorenzo --- Ven 20/2/09, Paco ha scritto: Da: Paco Oggetto: Re: [Bsf] R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11 A: l.mazzu a yahoo.it, "brescia social forum" Data: Venerdì 20 febbraio 2009, 02:20 La vida no vale nada La vida no vale nada si no es para perecer porque otros puedan tener lo que uno disfruta y ama. La vida no vale nada si yo me quedo sentado después que he visto y soñado que en todas partes me llaman. La vida no vale nada cuando otros se están matando y yo sigo aquí cantando cual si no pasara nada. La vida no vale nada si escucho un grito mortal y no es capaz de tocar mi corazón que se apaga. La vida no vale nada si ignoro que el asesino cogió por otro camino y prepara otra celada. La vida no vale nada si se sorprende a mi hermano cuando supe de antemano lo que se le preparaba. La vida no vale nada si cuatro caen por minuto y al final por el abuso se decide la jornada. La vida no vale nada si tengo que posponer otro minuto de ser y morirme en una cama. La vida no vale nada si, en fin, lo que me rodea no puedo cambiar cual fuera lo que tengo y que me ampara. Y por eso, para mí, la vida no vale nada. (1975) Pablo Milanès, cantautor cubano ----- Original Message ----- From: "Lorenzo Mazzù" To: Sent: Thursday, February 19, 2009 11:00 PM Subject: [Bsf] R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11 Ma la voglismo smettere co 'sto comunismo???!!!!!! Ma quante bastonate dobbiamo prendere ancora prima di capirla??? Ma la sinistra è solo auspicio al ritorno al comunismo? Cos'è diventato il buon vecchio social forum????!!!!! Basta!!! Basta!!!! Basta!!!!! Mi disiscrivo!!! Adios! Lorenzo --- Mer 18/2/09, bsf-request a bresciasocialforum.org ha scritto: Da: bsf-request a bresciasocialforum.org Oggetto: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11 A: bsf a bresciasocialforum.org Data: Mercoledì 18 febbraio 2009, 15:24 Invia le richieste di iscrizione alla lista Bsf all'indirizzo bsf a bresciasocialforum.org Per iscriverti o cancellarti attraverso il web, visita https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf oppure, via email, manda un messaggio con oggetto `help' all'indirizzo bsf-request a bresciasocialforum.org Puoi contattare la persona che gestisce la lista all'indirizzo bsf-owner a bresciasocialforum.org Se rispondi a questo messaggio, per favore edita la linea dell'oggetto in modo che sia più utile di un semplice "Re: Contenuti del digest della lista Bsf..." Argomenti del Giorno: 1. Foibe: una giornata da dimenticare (Paco) 2. ASSOCIAZIONE PER LA SINISTRA DI BRESCIA: COMINCIA ILVIAGGIO..... COMUNISMO?! (Paco) Foibe: una giornata da dimenticare (17 febbraio 2009) Anche se quest'anno la vergognosa speculazione politica sul caso Englaro ha impedito alle "celebrazioni" del "giorno della memoria" di avere un significativo impatto mediatico, il 10 febbraio ha comunque confermato quel processo di offuscamento ideologico della memoria storica portato avanti da vent'anni da istituzioni e partiti di destra o "sinistra". Una vera e propria campagna di disinformazione volta a riscrivere la storia, finalizzata alla diffusione di stereotipi sciovinisti e razzisti, tesa a porre sullo stesso piano partigiani e repubblichini, con l'intenzione di gettare fango su quelle componenti della Resistenza che hanno lottato per l'emancipazione e la giustizia sociale. Perché controllare il passato vuol dire anche controllare il futuro... Uno degli esempi più nitidi dell'ondata revisionista è il dibattito che negli ultimi anni si è scatenato intorno alla questione delle foibe. È stato completamente rimosso il massacro perpetrato per più di vent'anni dal regime fascista in Istria e Dalmazia; i numeri degli infoibati sono stati gonfiati a dismisura; gli stessi morti sono stati presentati come semplici "italiani" vittime della barbarie "slava" e "comunista", senza che venga fatto alcun accenno al loro ruolo negli apparati fascisti. Così l'estrema destra, appoggiandosi alle istituzioni, rialza la testa e rivendica una qualche credibilità. È così che a Padova un corteo di Forza Nuova viene protetto dalla polizia, che carica violentemente gli antifascisti arrestandone uno; sempre a Padova le istituzioni negano lo spazio assegnato ad un'iniziativa studentesca contro il revisionismo storico, per ragioni di "ordine pubblico"; a Cagliari ancora le forze dell'ordine caricano un centinaio di antifascisti impegnati a contestare la fiaccolata dell'estrema destra cittadina; all'Università di Tor Vergata i fascisti si presentano scortati dai loro rappresentanti istituzionali, pretendendo di candidarsi alle elezioni. Ovunque, però, la determinazione dei compagni ha mostrato che i fascisti non avranno mai quella legittimità che la storia, e le loro disgustose idee e pratiche, gli negano: a Padova il presidio ha visto la partecipazione decisa di centinaia di studenti; l'iniziativa pubblica si è tenuta lo stesso; a Cagliari il presidio spontaneo ha trovato la piena solidarietà della cittadinanza; a Roma i fascisti sono stati cacciati ancora una volta dall'ateneo. Anche a Napoli abbiamo provato a dare il nostro contributo a questa lotta per la memoria, contro vecchi e nuovi fascismi, con un'iniziativa di controinformazione all'Università. È necessario infatti che proprio dalle nostre aule si alzi una voce critica e consapevole della criminalità che hanno rappresentato e rappresentano sempre le politiche nazionaliste, militariste e razziste. La vergognosa scritta fascista, apparsa sui muri dell'università durante la notte che precedeva la nostra iniziativa, è stata subito cancellata. Al suo posto ci sono le parole che dobbiamo tenere sempre a mente: "Ora e sempre Resistenza". Collettivo Autorganizzato Universitario - Napoli http://cau.noblogs.org/ -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: Comunismo Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Vai a: Navigazione, cerca Disambiguazione - Questa voce riguarda il comunismo come forma di società e come movimento avente per obiettivo la realizzazione della società comunista. Per questioni riguardanti l'organizzazione politica del movimento, si veda la voce partito comunista; per gli stati governati da un partito comunista si veda stato socialista. « Il comunismo è la dottrina delle condizioni della liberazione del proletariato [cioè di] quella classe della società che trae il suo sostentamento soltanto e unicamente dalla vendita del proprio lavoro, e non dal profitto di un capitale » (Karl Marx e Friedrich Engels, Princìpi del Comunismo) « Questo comunismo [...] è la vera risoluzione dell'antagonismo tra la natura e l'uomo, tra l'uomo e l'uomo, la vera risoluzione della contesa tra l'esistenza e l'essenza, tra l'oggettivazione e l'autoaffermazione, tra la libertà e la necessità, tra l'individuo e la specie. È la soluzione dell'enigma della storia, ed è consapevole di essere questa soluzione » (Karl Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844 III, 4) Friedrich Engels Per comunismo si intende in primo luogo una realtà sociale che presuppone la comunanza dei mezzi di produzione e l'organizzazione collettiva del lavoro, a cui si accompagna l'assenza dello Stato. Per consuetudine moderna è chiamato comunismo il movimento politico riferito prevalentemente a Karl Marx e Friedrich Engels, ma anche a utopisti o rivoluzionari come Étienne Cabet, François-Noël Babeuf, Henri de Saint-Simon, Charles Fourier, Auguste Blanqui. Anche il movimento anarchico ha come fine una società dai caratteri comunisti. Per estensione, è chiamato comunismo il movimento dai molteplici aspetti che ha difeso o, secondo alcuni, travisato, le sue premesse storiche. Le correnti di tale movimento hanno quasi sempre preso il nome da capi politici che si sono distinti nelle varie rivoluzioni moderne: marxismo, leninismo, stalinismo, trotskismo, maoismo, ecc. Per Marx ed Engels il comunismo non era un principio filosofico, una dottrina politica e tanto meno una utopia, ma un divenire della realtà nell'epoca del capitalismo sviluppato: « Il comunismo non è una dottrina ma un movimento; non muove da princìpi ma da fatti. I comunisti non hanno come presupposto questa o quella filosofia, ma tutta la Storia finora trascorsa e specialmente i suoi attuali risultati reali nei paesi civili. » (Friedrich Engels, Deutsche- Brusseler- Zeitung n. 80 del 7 ottobre 1847) « Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. » (Karl Marx e Friedrich Engels. L'Ideologia tedesca, 1846) Dopo Marx ed Engels - e almeno fino ai primi tre congressi dell'Internazionale Comunista (1919, 1920, 1921) - le questioni riguardanti il divenire della società comunista furono affrontate dal movimento socialista e comunista secondo criteri "scientifici" (o almeno queste erano le intenzioni; tali criteri furono descritti ad esempio da Engels in Il socialismo dall'utopia alla scienza, un capitolo del suo Antidühring elaborato per la pubblicazione in opuscolo). Da quegli anni in poi, le già gravi divergenze all'interno del movimento si approfondirono e non sarà più possibile parlarne in modo unitario. Indice [mostra] a.. 1 Storia a.. 1.1 Età antica b.. 1.2 Età moderna c.. 1.3 Il Settecento d.. 1.4 L'Ottocento b.. 2 Teoria del movimento comunista a.. 2.1 Karl Marx e il Manifesto del Partito Comunista b.. 2.2 Sviluppi successivi del pensiero marxista c.. 2.3 Comunismo anarchico contro comunismo marxista d.. 2.4 La Comune di Parigi c.. 3 L'Unione Sovietica a.. 3.1 La Rivoluzione d'Ottobre b.. 3.2 Stalin e l'URSS c.. 3.3 Dopo Stalin d.. 3.4 Crollo del Muro e.. 3.5 Trotsky e il comunismo rivoluzionario d.. 4 I movimenti comunisti nell'antifascismo e.. 5 Esperienze comunitarie moderne f.. 6 Critiche al comunismo g.. 7 Storia del termine a.. 7.1 Note h.. 8 Voci correlate a.. 8.1 Documenti b.. 8.2 Teorici del comunismo c.. 8.3 Storia del comunismo sovietico d.. 8.4 Evoluzione del comunismo e.. 8.5 Opposizioni e critiche al comunismo i.. 9 Bibliografia a.. 9.1 Per la sezione "Comunismo anarchico" j.. 10 Altri progetti k.. 11 Collegamenti esterni Storia [modifica] Per approfondire, vedi la voce Storia del comunismo. L'aspirazione a una società egualitaria ha origini assai lontane e ha dato vita nel corso dei secoli a teorie che nel tempo hanno assunto connotazioni e realizzazioni differenti suscitando consensi e critiche di ogni genere. Di seguito ne ripercorriamo i passi salienti: Età antica [modifica] Molti pensatori occidentali hanno concepito idee di comunismo, alcune molto simili a quelle poi divenute note con questo termine nel XIX secolo. Il principio della comunione dei beni era un carattere proprio del cristianesimo delle origini. Nel secondo capitolo degli Atti degli Apostoli, ai versetti 44-48, si descrive il funzionamento della prima comunità cristiana, mettendo in risalto l'aspetto della comunione dei beni. Tale comunione non era stabilita per norma, i fedeli vi aderivano volontariamente. Si veda in proposito l'episodio di Anania e Saffira: « Un uomo di nome Anania con la moglie Saffira vendette un suo podere e, tenuta per sé una parte dell'importo d'accordo con la moglie, consegnò l'altra parte deponendola ai piedi degli apostoli. Ma Pietro gli disse: "Anania, perché mai satana si è così impossessato del tuo cuore che tu hai mentito allo Spirito Santo e ti sei trattenuto parte del prezzo del terreno? Prima di venderlo, non era forse tua proprietà e, anche venduto, il ricavato non era sempre a tua disposizione? Perché hai pensato in cuor tuo a quest'azione? Tu non hai mentito agli uomini, ma a Dio". All'udire queste parole, Anania cadde a terra e spirò. E un timore grande prese tutti quelli che ascoltavano. Si alzarono allora i più giovani e, avvoltolo in un lenzuolo, lo portarono fuori e lo seppellirono. Avvenne poi che, circa tre ore più tardi, entrò anche sua moglie, ignara dell'accaduto. Pietro le chiese: "Dimmi: avete venduto il campo a tal prezzo?". Ed essa: "Sì, a tanto". Allora Pietro le disse: "Perché vi siete accordati per tentare lo Spirito del Signore? Ecco qui alla porta i passi di coloro che hanno seppellito tuo marito e porteranno via anche te". D'improvviso cadde ai piedi di Pietro e spirò. Quando i giovani entrarono, la trovarono morta e, portatala fuori, la seppellirono accanto a suo marito. E un grande timore si diffuse in tutta la Chiesa e in quanti venivano a sapere queste cose.. » (Atti 5,1-11) Sant'Ambrogio sosteneva che la proprietà privata era un prestito fatto ai singoli dalla collettività, la quale aveva il diritto di riappropriarsene per il bene comune. Gli stessi ideali troveranno spazio negli ordini monastici, a partire dai benedettini, la cui regola, scritta direttamente dal Santo, era prettamente comunistica; oppure, soprattutto nel medioevo, in alcuni movimenti ereticali (come quello dei dolciniani). Anche le civiltà precolombiane in America sono di tipo comunistico. Età moderna [modifica] Tommaso Moro Ideali di tipo comunistico e un progetto di abolire la proprietà privata tornano in auge all'epoca della Riforma protestante, con la guerra dei contadini, che sconvolge l'Europa ed è soffocata nel sangue. Fra i protagonisti di questo movimento rivoluzionario si annoverano Thomas Müntzer e Giovanni da Leida Qualche anno prima L'Utopia di Tommaso Moro e più tardi La Città del Sole di Tommaso Campanella descrivono ugualmente altre comunità ideali in vario grado comuniste. Il 1º aprile 1649 i diggers (zappatori, scavatori) cominciano a coltivare alcune terre nei pressi di Cobham, nel Surrey, in Inghilterra, secondo principi comunisti. Grazie agli scritti del loro portavoce Gerrard Winstanley, quello del Surrey è il gruppo di diggers sul quale si hanno più informazioni, ma abbiamo notizia dell'esistenza di diggers anche in altre località dell'Inghilterra. Il Settecento [modifica] Nel Settecento l'idea di comunismo trova nuove e più concrete formulazioni. Per quanto la linea teorica possa considerarsi abbastanza comune, bisogna distinguere due indirizzi principali, quello teologico, rappresentato principalmente da Étienne-Gabriel Morelly e Dom Descamps e quello materialistico, rappresentato da Jean Meslier. In forme diverse l'idea di comunismo aleggia durante tutto l'Illuminismo come conseguenza della nascente attenzione al concetto di uguaglianza tra tutti gli esseri umani. Essa era implicita nel Cristianesimo, che essendo una religione universalistica (contrariamente all'Ebraismo) proclamava l'uguaglianza di tutti gli uomini davanti a Dio, ma non davanti al potere temporale, che implicava una gerarchia di classi sociali con diversi compiti e diritti. Il comunismo aveva infatti abbastanza caratterizzato le comunità proto-cristiane sino al IV secolo, ma poi, dopo l'Editto di Milano, cessata una relativa clandestinità, alla luce del sole la nuova società cristiana si stratificava esattamente come quella romana pre-cristiana. Il concetto di eguaglianza ha influenzato in generale il pensiero del Settecento e un'uguaglianza civile, se non comunistica, era anche quella propugnata da Jean-Jacques Rousseau o da Gabriel Bonnot de Mably, il primo con una visione di tipo religioso, il secondo di tipo laico. Mably dichiarava: "Il legislatore agisce in maniera inutile se non si concentra sullo stabilimento dell'eguaglianza. Il bene possibile si ottiene con l'eguaglianza tra tutti gli uomini perché è essa che li tiene uniti.". Il più notevole sostenitore e teorizzatore del comunismo, e in senso decisamente ateo e materialistico, è Jean Meslier, che scrive nel ''Testament'': "Quasi universalmente accettato e autorizzato è l'abuso e l'appropriazione individuale che alcuni fanno dei beni e delle ricchezze della terra, i quali dovrebbero invece essere possesso di tutti e in parti uguali. La proprietà deve esser comune e tutti debbono usufruirne equamente e comunitariamente.". Queste le basi del comunismo materialistico di Meslier, che poi arringa i destinatari del ''Testament'' con queste parole: "Cercate di unirvi tutti insieme per scuotere il giogo tirannico dei vostri principi e dei vostri re; abbattendo i troni ingiusti e malvagi; rompete le teste coronate e umiliate la loro superbia. I più saggi di voi guidino e governino gli altri, è loro compito formulare leggi e decreti che mirino sempre, a seconda dei tempi, dei posti e delle situazioni, a difendere e a far progredire il bene pubblico.". Per quanto riguarda Étienne-Gabriel Morelly, egli ha invece una visione religiosa del comunismo, basata sul fatto che Dio ha fatto le leggi di natura perfette e buone e che basta combattere l'egoismo individualistico e rifarsi a Dio per ottenere comunione ed eguaglianza tra tutti gli uomini. Nel suo poema La Basiliade, o Naufragio alle Isole Galleggianti, egli immagina una società ideale in un luogo remoto, dove c'è una società comunista, senza classi e senza veri capi; retta armonicamente dal popolo tutto e in perfetto accordo ed armonia. Analogamente il frate benedettino Dom Deschamps a metà del Settecento proporne uno stato comunista basato su una morale di tipo monastico, opponendosi al materialismo di D'Holbach. Dom Deschamps ha influenzato notevolmente le concezioni pre-socialiste del Settecento anche grazie alla notorietà e alla rete di rapporti che il suo protettore, il marchese d'Argenson, gli ha fatto avere nei circoli intellettuali dell'epoca, facendogli conoscere D'Alembert, Voltaire e Robinet. Vanno poi ricordati fra gli interessanti esperimenti di "comunismo reale" anche le reducciones del Paraguay impiantate dai Gesuiti nel XVIII secolo. Le concezioni basate sulla religione deista di Voltaire e Rousseau agiranno anche in senso egualitaristico ma non comunistico, per quanto Rousseau col suo Le contrat social abbia dato un modello interessante di stato teologico, con dei Legislatori come classe emerita e rispettata, quasi sacerdotale, che ricorda da vicino il modello platonico di stato, con i filosofi come governanti. L'influenza di Voltaire e Rousseau sui teorici della Rivoluzione francese, di cui furono considerati i veri padri, e sul Giacobinismo, che riprende specialmente il fanatismo e l'intransigenza di Rousseau, è notevolissima. I materialisti atei come Helvétius, D'Holbach e Diderot hanno invece una visione differente della società, nel senso dell'equità, ma non dell'eguaglianza. Vi erano anche circoli rivoluzionari fortemente egualitari, e questa concezione sociale è incarnata nel pensiero e nei comportamenti di Jean Paul Marat. L'Ottocento [modifica] Molti idealisti del XIX secolo, colpiti dalla miseria materiale e morale della rivoluzione industriale, fondano con poca fortuna comunità utopistiche, soprattutto nel Nuovo Mondo. Il filosofo francese Étienne Cabet, nel suo libro Viaggi ed avventure di Lord William Carisdall in Icaria descrive una società ideale in cui un governo eletto democraticamente controlla tutte le attività economiche e supervisiona le attività sociali, lasciando solo la famiglia come unica altra unità sociale indipendente. Nel 1848 cerca senza successo di organizzare comunità icariane negli Stati Uniti d'America, anche se alcune piccole comunità icariane sopravvivono fino al 1898. Teoria del movimento comunista [modifica] Karl Marx e il Manifesto del Partito Comunista [modifica] Karl Marx Per approfondire, vedi la voce Marxismo. Le condizioni di estremo sfruttamento degli operai nel corso della prima fase della rivoluzione industriale, sollecitano la nascita tra di essi di una nuova coscienza politica, che a volte sfocia nell'elaborazione di tesi comuniste. Il più importante filosofo a credere nel comunismo è Karl Marx che usa il termine tra l'altro nel Manifesto del Partito Comunista scritto con Friedrich Engels. Con Marx ed Engels il comunismo diventa un movimento rivoluzionario. In contrasto con le idee utopistiche di Owen e Saint-Simon, Fourier, Marx ed Engels affermano che il comunismo non poteva emergere da piccole comunità isolate ma solo globalmente, dal corpo dell'intera società. Il Manifesto propone una lettura della storia sotto la lente del concetto di lotta di classe: il motore della storia è nel contrasto tra una piccola élite (la classe borghese), che possiede o controlla i mezzi di produzione e la grande maggioranza di persone, che non possiede quasi nulla. Nella fase storica descritta dal Manifesto (così come in tutte le opere di Marx e Engels), il capitalismo è qualitativamente connotato, come in (quasi) tutti i modi di produzione precedenti dalla dominanza di una classe sociale su un'altra (almeno). Nello specifico, la borghesia (i capitalisti), ossia la classe che detiene i mezzi di produzione e cioè le condizioni oggettive della produzione, estrinseca la propria dominanza sulla classe subordinata, il proletariato, ossia coloro che devono vendere la propria abilità al lavoro in cambio della sussistenza (salario), attraverso lo sfruttamento di questi ultimi che si concreta nel pagamento di una parte della giornata lavorativa, mentre la restante parte - il pluslavoro, poi plusvalore - è la radice sociale del profitto. Nell'opera Das Kapital (Il Capitale), Karl Marx analizza come i capitalisti comprassero forza lavoro dai lavoratori ottenendo il diritto di rivendere il risultato dell'attività produttiva ottenendo così un profitto (vedi Teoria del valore e Teoria marxiana del valore per i dettagli). Per Marx se le classi lavoratrici di tutti i paesi prendessero coscienza dei loro comuni obiettivi, si unirebbero per rovesciare il sistema capitalista. Lo considerava, se lo svolgimento della storia avesse seguito la logica di una razionalità hegeliana, un risultato inevitabile di un processo storico in atto; potendosi comunque verificare, qualora il socialismo non fosse riuscito ad imporsi, l'imbarbarimento della società attraverso la rovina di ambedue le classi in lotta e di tutte le classi. Dalle rovine del capitalismo sarebbe sorta una società in cui, dopo un periodo di transizione (dittatura del proletariato) in cui lo Stato avrebbe controllato i mezzi di produzione, la loro proprietà sarebbe passata alla società stessa nel suo complesso (lo Stato era destinato a dissolversi). Il pugno alzato è uno dei simboli più noti del comunismo. Spesso è raffigurato anche nella scultura, come in questa creazione di Alfonso Gialdini La dittatura del proletariato, come fase transitoria, veniva così a contrapporsi alla dittatura della borghesia, come imposizione alla minoranza dei capitalisti della volontà della stragrande maggioranza della popolazione (il proletariato). La proprietà privata sarebbe stata limitata agli effetti personali (proprietà individuale). La conseguenza della proprietà collettiva dei mezzi di produzione sarebbe stata, nell'ottica di Marx, la fine della divisione della società in classi sociali e, di conseguenza, la fine dello sfruttamento e la piena realizzazione dell'individuo[1]. Una tale società sarebbe stata costruita attorno all'economia del dono "da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo le sue necessità." Sviluppi successivi del pensiero marxista [modifica] Le idee di Marx sono state sviluppate in molte direzioni diverse: alcuni pensatori prendono da Marx solo il metodo di analisi della società, mentre il nascente movimento socialista ne abbraccia con entusiasmo la parte rivoluzionaria, mettendo in secondo piano il pensiero dei socialisti non marxisti (Pierre-Joseph Proudhon, l'anarchico Bakunin, i già citati utopisti e molti altri). Fu nel segno di Marx che fu creata la Seconda Internazionale Socialista. Nel periodo successivo alla morte di Marx al termine comunismo venne di solito preferito quello, allora equivalente, di socialismo. La grande divisione tra i seguaci delle idee di trasformazione sociale di Marx passava tra i cosiddetti socialisti riformisti o gradualisti come Eduard Bernstein (e per certi versi anche il suo oppositore Karl Kautsky) in Germania, Filippo Turati in Italia o i marxisti austriaci e, sul versante opposto, i socialisti rivoluzionari come Rosa Luxemburg in Germania o Giacinto Menotti Serrati in Italia. Entrambi i gruppi pensavano che il comunismo fosse la naturale evoluzione della società occidentale, che come era evoluta dal feudalesimo al capitalismo borghese per la crisi del feudalesimo stesso, sarebbe dovuta evolvere naturalmente da capitalista in comunista per via delle contraddizioni interne del capitalismo. La differenza stava nel metodo che ritenevano necessario per questa transizione: mentre i socialisti riformisti ritenevano che il passaggio si sarebbe verificato gradualmente, attraverso una serie di riforme sociali, i socialisti rivoluzionari pensavano, in accordo con Marx, che invece questo cambiamento non sarebbe mai avvenuto spontaneamente ma avrebbe richiesto una rivoluzione. Karl Marx e Friedrich Engels studiano anche altre forme di comunismo. Partendo dalle ricerche di Lewis Morgan e di altri antropologi loro contemporanei, affermano che i primi ominidi vivevano in una sorta di società comunista, chiamata comunismo primitivo: il poco che possedevano veniva condiviso fra tutti, come anche i prodotti dell'attività dei singoli (in massima parte cibo). Alcuni gruppi isolati di persone vivevano fino a pochi anni fa in questo modo. In tutte le società moderne tuttavia la proprietà privata gioca un ruolo fondamentale, facendo sorgere il concetto di società classista. Questa tesi venne criticata da alcuni indiani americani, come Russell Means, che vedevano il concetto di comunismo primitivo come una distorsione della realtà dovuta all'imposizione di uno schema teorico occidentale precostituito su una situazione che invece non coincideva affatto con questa visione semplicistica delle cose; peggio ancora, Means e gli altri denunciavano come questa distorsione fosse strumentale, dovuta al desiderio di ricavarne prove da portare a sostegno nel dibattito ideologico in Europa. In particolare, l'antropologia del XIX secolo, i cui risultati Marx e gli altri citavano come prova a favore delle loro tesi, era basata su ricerche pesantemente influenzate da pregiudizi razziali, prive di una vera comprensione delle culture in esame e di loro osservazioni dirette. Comunismo anarchico contro comunismo marxista [modifica] Pierre-Joseph Proudhon Contemporaneamente alle dottrine di Marx si era sviluppata tuttavia un'altra forma di dottrina comunista: il comunismo anarchico. L'anarchismo prende le mosse dal pensiero di Pierre-Joseph Proudhon: non tutti i pensatori che si sono definiti anarchici hanno tuttavia adottato un modello di economia comunista (lo stesso Proudhon a un certo punto rivalutò in parte la proprietà privata). La polemica tra Proudhon e Marx fu così violenta che quando il primo pubblicò un volume intitolato Filosofia della Miseria il secondo rispose con il pamphlet Miseria della filosofia. Lo scontro tra anarchici e marxisti divampò all'interno dell'Associazione internazionale dei lavoratori (Prima Internazionale). Tra il 1871 e il 1872 Marx ed Engels riuscirono definitivamente a mettere gli anarchici in minoranza e a farli espellere dall'Internazionale. Il più importante teorico anarchico del primo periodo è sicuramente il russo Michail Bakunin che espose la sua dottrina per lo più in Stato e Anarchia. Per Bakunin libertà e eguaglianza erano due obiettivi inscindibili. Lo Stato, con la sua divisione tra governati e governanti, tra chi possiede la cultura e chi esegue il lavoro fisico, era in sé stesso un apparato repressivo e doveva essere dissolto senza il passaggio per una fase intermedia. Bakunin individuò gli equivoci e i possibili rischi della nozione di Marx di dittatura del proletariato. Secondo Bakunin il marxismo era l'ideologia di quella che chiamava "élite della classe dominata", avviata a diventare classe dominante a sua volta, e, in particolare, era l'ideologia degli intellettuali sradicati. La conquista del potere da parte dei comunisti marxisti, secondo Bakunin, avrebbe portato non alla libertà ma a una dittatura tecnocratica. Se c'è uno Stato ci deve essere per forza dominio di una classe sull'altra... Che cosa significa che il proletariato deve elevarsi a classe dominante? È possibile che tutto il proletariato si metta alla testa del governo?... I marxisti sono consci di tale contraddizione e si rendono conto che un governo di scienziati sarà effettivamente una dittatura... Essi si consolano con l'idea che tale dominio sarà temporaneo... La massa del popolo verrà divisa in due armate, quella agricola e quella industriale, poste agli ordini degli ingegneri di Stato che costituiranno la nuova classe politico-scientifica privilegiata. [2] Il modello proposto da Bakunin era quello di una libera federazione di comuni, regioni e nazioni in cui i mezzi di produzione, collettivizzati, sarebbero stati direttamente nelle mani del popolo tramite un sistema di autogestione. Idee simili a quelle di Bakunin furono sviluppate da Pëtr Kropotkin, suo connazionale, scienziato oltre che filosofo. Criticando il darwinismo sociale che fungeva da giustificazione alla competizione capitalistica e all'imperialismo, nel suo saggio Mutual Aid (1902) Kropotkin si propone di dimostrare come tra le specie animali prevalgano la cooperazione e l'armonia. Proprio cooperazione ed armonia, senza necessità di una stratificazione gerarchica, dovrebbero essere i principi dell'organizzazione sociale umana. Kropotkin prende ad esempio le poleis greche, i comuni medievali ed altre esperienze storiche come esempi di società autogestite. L'etica non dovrebbe essere imposta dalle leggi dello Stato ma scaturire spontaneamente dalla comunità. Come Bakunin, Kropotkin si augura la scomparsa dello Stato e l'instaurazione di un comunismo federalista, autogestito e decentrato. La Comune di Parigi [modifica] Nonostante le divergenze i socialisti e gli anarchici di varie tendenze furono unanimi nel vedere nella Comune di Parigi (1871) il primo tentativo da parte del movimento operaio di creare una società comunista. I comunardi presero il controllo di Parigi per due mesi e combatterono tanto contro la Prussia che contro il governo francese. La Comune introdusse una serie di leggi che riducevano il potere dei detentori di proprietà, come quelle che cancellavano i debiti, prima di venire soppressa nel sangue. Per Marx la Comune di Parigi rappresentò il primo esempio concreto di "dittatura del proletariato"; egli sostenne con forza il coraggioso esperimento politico anche se in un primo momento ritenne l'impresa troppo azzardata[3]. L'Unione Sovietica [modifica] La Rivoluzione d'Ottobre [modifica] La falce e il martello, simbolo internazionale del Comunismo, rappresentano l'unità fra i lavoratori delle città (martello) e quelli delle campagne (falce). Per approfondire, vedi la voce Rivoluzione russa. L'uso del termine comunista cambia (e acquisisce un significato distinto da socialista) quando nel 1917 il Partito Operaio Socialista Democratico Russo (bolscevico, distinto dall'omonimo partito menscevico) partito leninista, assieme alla frazione di sinistra del Partito Socialista Rivoluzionario, conquista la maggioranza nei Soviet e prende il potere in Russia con la Rivoluzione d'ottobre, la quale successivamente, 1922, porterà alla fondazione della Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS). Dopo la rivoluzione Lenin propone infatti alle fazioni rivoluzionarie dei socialisti marxisti di espellere la fazione riformista, cambiare il nome dei loro partiti in Partito Comunista e unirsi in una nuova Internazionale (la terza), 1919, che poi diventa l'Internazionale Comunista, abbreviato in seguito in Comintern. La nuova Internazionale si ispira al modello sovietico, accetta, implicitamente, la leadership del Partito Comunista Panrusso (Bolscevichi) e adotta la versione bolscevica del marxismo. Ogni partito che voleva aderire doveva accettare le "Ventuno Condizioni" decise dal secondo congresso dell'Internazionale, fra le quali la dodicesima che indicava che i partiti aderenti dovevano basarsi sul principio del centralismo democratico, che prevedeva la possibilità di ampio dibattito interno ma che impediva l'espressione all'esterno di questo dibattito ed una organizzazione di tipo centralizzata con vasti poteri al centro. Nel pensiero di Lenin, come nel marxismo classico, il primo passo della presa del potere da parte del proletariato consisteva in una rivoluzione: il dominio borghese doveva essere sostituito dalla funzione-guida del proletariato (nel pensiero marxista classico questa fase viene chiamata, in opposizione polemica alla effettiva dittatura della borghesia, dittatura del proletariato). Lenin però, che aveva ripreso e ampliato la teoria di Hobson sull'imperialismo, a differenza di Marx che credeva che la rivoluzione sarebbe avvenuta nei paesi in cui il capitalismo era più avanzato, ipotizzò che la rivoluzione potesse avvenire prima nelle nazioni arretrate, come la Russia zarista, che erano più fragili perché subivano contemporaneamente sia le sollecitazioni interne del cambiamento sociale sia la pressione concorrente degli stati confinanti, economicamente e socialmente più moderni. Lenin puntava sul movimento di massa, alla cui testa doveva porsi il proletariato guidato da un'avanguardia proletaria composta di partiti coesi, bene organizzati e retti da una rigida disciplina. Questa versione del marxismo rientra nella teoria detta leninismo. La maggior parte dei socialisti rivoluzionari accettarono dopo qualche perplessità la proposta. Non mancarono però gli accesi critici di Lenin, come Rosa Luxemburg che intravide l'involuzione dittatoriale che la Rivoluzione d'Ottobre stava prendendo sotto la direzione del partito bolscevico. Stalin e l'URSS [modifica] Per approfondire, vedi la voce Stalin. La politica sovietica e la prassi comunista cambiarono radicalmente con l'ascesa, del successore di Lenin, di Stalin; questi elaborò una ideologia, il marxismo-leninismo, che per alcuni, sotto la facciata della continuazione del pensiero di Marx e di Lenin, trasformò l'URSS in un regime totalitario del XX secolo, mentre per altri non fece altro che accentuare e sviluppare il carattere totalitario già insito nell'ideologia nella rivoluzione bolscevica. L'ascesa di Stalin corrispondeva all'ascesa al potere della burocrazia che effettivamente disponeva dello Stato e dei mezzi di produzione. Ciò richiedeva la liquidazione dei rivoluzionari. Stalin prima estromise dal potere con complesse manovre il vecchio gruppo dirigente bolscevico, del quale Leon Trotsky era l'esponente più brillante, quindi si sbarazzò uno a uno dei suoi vecchi compagni di lotta ed anche dei giovani rivoluzionari, accusandoli di varie deviazioni politiche e tradimenti immaginari (Grandi purghe degli anni '30 che videro tra le vittime quasi tutti gli esponenti del vecchio gruppo dirigente bolscevico). Ogni forma di libertà fu eliminata e fu instaurato un regime di terrore in cui tutti potevano essere da un momento all'altro accusati di qualcosa, arrestati, torturati e, quando si trattava di membri del PCUS, spesso costretti ad ammettere i loro inesistenti delitti in pubblici processi prima di venire uccisi o internati in campi di concentramento (il gulag). Queste persecuzioni si estendevano anche alle famiglie ed agli amici dei perseguitati. Alla passione ed alle idee della rivoluzione del 1917 si sostituì il potere degli apparati e l'arbitrio di Stalin. La collettivizzazione forzata e la repressione dei movimenti indipendentisti (che provocarono milioni di morti - vedi lo sterminio dei Kulaki e l'Holodomor), nonché l'industrializzazione sotto la guida statale non avevano più lo scopo di creare una qualche forma di società socialista ma piuttosto quella di rafforzare la nazione sovietica e il potere del suo dittatore. La politica estera machiavellica di Stalin passava dal sostegno aperto ai movimenti antifascisti quando la sua posizione poteva uscirne rafforzata, alla ricerca di un compromesso semi-segreto con la Germania nazista per spartirsi la Polonia e altri territori già parte dell'impero russo (Patto Molotov-Ribbentrop, 1939). Le indicazioni che impartiva ai partiti comunisti (il Comintern era ormai diventato una cinghia di trasmissione delle volontà della dirigenza sovietica anziché un luogo di discussione) erano ugualmente capaci di subire brusche sterzate da un momento all'altro. Ad ogni "capriola ideologica" chi sosteneva una tesi contraria veniva perseguitato e tacciato di tradimento. Negli anni '30 anche alcuni militanti comunisti occidentali si accorsero della piega che la situazione stava prendendo in URSS, fra questi Boris Souvarine, André Gide e George Orwell. In Italia nel 1931 venne espulso Ignazio Silone dal Pci per aver criticato Stalin. Stalin tuttavia raggiunse una ampia popolarità [4]. Seppe presentarsi ai comunisti come una guida solida e abile, alla sinistra in generale come uno dei pochi leader che facesse qualcosa per combattere il fascismo (almeno prima del Patto Molotov-Ribbentrop). Con l'avvento del fascismo molti avevano infatti cominciato a pronosticare la morte della "democrazia borghese" e a ritenere che fascismo o comunismo sovietico fossero le sole vie possibili. L'abilità manipolatoria della propaganda e l'impossibilità per molti militanti comunisti di visitare di persona l'URSS (diversamente dai dirigenti del partito) e rendersi conto della reale situazione del paese favorirono il dittatore [senza fonte]. Già dagli anni trenta importanti scrittori progressisti, come André Gide, dopo il viaggio in Unione Sovietica, organizzato dalle autorità sovietiche, criticarono la natura di quel sistema: « E io penso che in nessun paese oggi, fosse pure nella Germania di Hitler, lo spirito sia meno libero, altrettanto asservito, intimidito (leggi: terrorizzato), schiavo. » (André Gide, Retour de l'URSS, 1936) Tra le testimonianze sui campi di concentramento staliniani a partire dagli anni trenta e quaranta e tra le opere letterarie di denuncia sulla repressione staliniana il romanzo Buio a mezzogiorno (1941) di Arthur Koestler, che aveva rotto con il comunismo proprio per questa ragione. Altri intellettuali che spezzarono il conformismo sull'URSS, allora imperante nel mondo progressista, furono George Orwell, André Gide, Ignazio Silone (tutti e tre ex-comunisti). Anche Antonio Gramsci, l'ex segretario del Partito Comunista d'Italia, dal carcere dove era detenuto a causa della sua opposizione al fascismo, fece conoscere la sua opposizione alla persecuzione di Trotzkij e dei vecchi dirigenti bolscevichi. Anche dopo la seconda guerra mondiale furono numerose le denunce e le testimonianze fra le quali quella di Alexander Solzhenitsyn. Alla fine della seconda guerra mondiale il potere di Stalin e la sua ideologia si espansero nelle zone che l'Armata Rossa aveva liberato dal nazismo ed occupato. Dove esisteva un movimento comunista di massa, come in Cecoslovacchia, le purghe eliminarono presto i dirigenti non in linea con l'URSS o non sufficientemente malleabili, mentre i partiti non comunisti, maggioritari, venivano sciolti o posti sotto controllo dei partiti comunisti filosovietici . Alla fine l'Europa orientale vide nascere una cintura di Stati satelliti saldamente controllati dall'URSS e con sistemi politico-sociali ricalcati sul modello sovietico. La reazione dell'Occidente, che in quel momento voleva dire soprattutto Stati Uniti d'America, all'espansione dell'influenza dell'URSS portò ad un progressivo irrigidimento dei due grandi blocchi che si configurò come guerra fredda. L'espansione dell'ideologia marxista-leninista andò oltre l'avanzata dell'Armata Rossa, raggiunse infatti la Repubblica Popolare Cinese, che sarebbe stata proclamata nel 1949 da Mao Tse Tung e l'Albania di Enver Hoxha che erano il frutto di una lotta civile e di una resistenza antifascista interne, a queste va aggiunta la Repubblica socialista federale di Jugoslavia presieduta dal Maresciallo Tito, nella quale l'Armata Rossa non si stabilì pur avendo partecipato alla lotta per la liberazione dell'occupazione nazista. I governi di questi paesi dopo un primo periodo di buoni rapporti dimostrarono che non avevano nessuna intenzione di sottomettersi passivamente ai dettami dell'URSS quindi in epoche differenti ruppero con l'URSS teorizzando anche una propria versione dell'ideologia marxista-leninista: maoismo, hoxhismo (chiamato a volte enverismo) e il titoismo, metodologicamente non dissimili dallo stalinismo e, comunque, espressione del cosiddetto capitalismo di Stato in varie versioni. Dopo Stalin [modifica] Dopo la morte di Stalin nel 1953 ci furono da parte dei paesi e dei partiti satelliti dei tentativi di scrollarsi dal pesante dominio sovietico ma questi tentativi vennero repressi duramente. I partiti dell'europa occidentale, già membri del Comintern, seguirono le posizioni dell'URSS in linea generale fino al 1968, la Primavera di Praga, quando per la prima volta non furono d'accordo con le scelte fatte dalla dirigenza sovietica. Da quel momento in poi questi partiti si allontanarono sempre più dall'ideologia marxista-leninista fino a quando verso la fine degli anni settanta si spostarono su posizioni eurocomuniste. Crollo del Muro [modifica] Verso la fine del secolo XX lo stato di necessità economica e sociale in cui versava l'URSS spinsero i vertici del partito comunista sovietico ed in primis il Presidente Mihail Gorbacëv ad attuare una politica di rifondazione dello stato e di apertura al mondo occidentale, definita al tempo Perestrojka. A partire da questo momento (1985) il cammino dell'URSS si farà sempre più aperto allentando la stretta sull'Europa orientale, sul regime illiberale e sulla chiesa ortodossa. In alcuni paesi (Cina, Corea del Nord, Cuba, Laos, Vietnam) permangono al potere dei regimi controllati da partiti che erano espressione dell'ideologia marxista-leninista e delle sue variazioni, ma hanno adottato in misura più o meno ampia un' economia maggiormente improntata a criteri pragmatici. Nei cinque stati a regime comunista vivono, complessivamente, circa 1.428.000.000 di persone. Trotsky e il comunismo rivoluzionario [modifica] Lev Trotsky Lev Trotsky, il teorico della Rivoluzione Permanente, bollato come il traditore numero uno e costretto a fuggire dall'URSS, denunciò la politica di Stalin ma con scarso successo. Fondò nel 1938 la Quarta Internazionale, formata da gruppi e partiti comunisti dissidenti definiti, ma non da lui, trotskisti, ma fu ucciso nel 1940 in Messico da un sicario di Stalin. Nonostante Lenin preferisse Trotsky come successore, Stalin riuscì ad esautorarlo e ad esiliarlo, riuscendo a portare a compimento il proprio progetto di Stato e di Partito. Ne risultò una società paralizzata da un apparato burocratico elefantiaco. La cura a questa situazione fu teorizzata da Trotsky ne "La rivoluzione tradita" e consisteva in una seconda rivoluzione ("politica" in contrasto a quella "sociale" dell'Ottobre) che avrebbe dovuto portare il popolo a riprendersi lo Stato, togliendolo di mano ai "burocrati" che avevano assunto il ruolo di casta privilegiata al potere (non però di nuova "classe dominante") al posto dei lavoratori salariati[5]. I movimenti comunisti nell'antifascismo [modifica] La prima guerra mondiale, con i suoi milioni di morti, e la crisi economica del 1929 sembravano, nella visione dei comunisti e più in generale della sinistra, confermare la crisi del capitalismo e dell'imperialismo. Allo stesso tempo però i comunisti, insieme alle altre forze di sinistra dell'epoca, dovettero prendere atto di un fenomeno nuovo: la crisi e l'impoverimento delle nazioni europee non portava a rivoluzioni progressiste, ma all'abolizione della democrazia e all'affermarsi di regimi autoritari di destra, di cui gli esempi più eclatanti erano il fascismo italiano e il nazismo tedesco. L'avvento del fascismo colse i comunisti, come altri gruppi politici, impreparati. Sebbene l'antifascismo italiano avesse una forte impronta liberale (Manifesto degli intellettuali antifascisti del 1925 di Benedetto Croce), i comunisti si diedero un'organizzazione clandestina anche dopo l'affermazione del regime. Il ruolo fondamentale svolto dai comunisti nell'antifascismo è stato spiegato in diversi modi: essi erano per lo più persone con forti convinzioni ideali, preparate a un'eventuale azione clandestina e alla possibilità di essere perseguitate per le loro idee politiche. Inoltre i comunisti che militavano nei partiti membri del Comintern avevano alle loro spalle l'organizzazione di questa e il prestigio dell'URSS, anche se non sempre i sovietici li appoggiarono in modo effettivo. Nel primo periodo, infatti, lo sforzo antifascista dei comunisti ebbe un grosso limite nella politica del Comintern di considerare le forze riformiste di sinistra nemici da combattere anziché alleati: il termine "socialfascismo" coniato per bollare i socialdemocratici fu la manifestazione più evidente di questo atteggiamento. Si pensava infatti che il fascismo sarebbe stato un fenomeno transitorio (tesi questa condivisa da molti osservatori dell'epoca), che sarebbe crollato lasciando via libera alla lotta tra comunisti e loro oppositori per creare una società alternativa al capitalismo e che i socialdemocratici, compromessi con le forze conservatrici, si sarebbero trovati dalla parte opposta delle barricate. Questa politica fu in parte imposta da Stalin e in parte inizialmente caldeggiata da alcuni partiti comunisti, come il Partito Comunista Tedesco, che erano divisi da un'aspra rivalità con i socialdemocratici. Per ulteriori approfondimenti su questo punto si può leggere Nascita e avvento del fascismo dell'ex comunista italiano Angelo Tasca, e Da Potsdam a Mosca di Margaret Buber-Neumann, compagna di uno dei principali dirigenti del Partito Comunista tedesco. Le conseguenze disastrose dell'avvento del fascismo e la repressione da parte dei regimi fascisti di coloro che professavano l'ideologia comunista (fra le numerose vittime Antonio Gramsci, secondo segretario del Partito Comunista d'Italia, morto al termine di una lunga carcerazione durante la quale non ebbe pieno accesso alle cure mediche necessarie per il suo grave stato di salute) portarono a un ripensamento della posizione del Comintern e alla nuova politica dei Fronti Popolari, alleanze di tutte le forze di sinistra in funzione democratica e antifascista: il primo esempio di Fronte Popolare fu quello spagnolo che vinse le elezioni nel 1936 (vedi anche voce Guerra civile spagnola). Poco tempo dopo anche in Francia si affermò un governo di Fronte Popolare, formato da socialisti e radicali e appoggiato dai comunisti dall'esterno. Durante la guerra di Spagna la sezione locale del Comintern, che inizialmente nel paese non era che un piccolo partito, acquisì una forza e un prestigio notevole grazie agli aiuti militari che l'URSS fece pervenire ai repubblicani spagnoli e che si trovò a gestire. Il Comintern favorì la nascita e l'organizzazione delle Brigate Internazionali, che erano aperte agli antifascisti di ogni tendenza politica, che permisero a chi voleva dare il suo contributo individuale alla causa spagnola di partecipare alla lotta. Proprio in Spagna però si manifesta, fuori dall'isolamento dell'URSS, la repressione staliniana dei comunisti che non volevano piegarsi alle posizioni del Comintern. In questo paese esistevano infatti un forte movimento anarchico (vedi paragrafo comunismo anarchico) rappresentato dai sindacati FAI (Federación Anarquista Ibérica) e CNT (Confederación Nacional del Trabajo), e un piccolo ma attivo partito marxista di vaga ispirazione trotskista e antisovietica, il POUM (Partido Obrero de Unificación Marxista). La principale differenza di indirizzo politico tra POUM e i filo-sovietici durante la guerra era che i primi ritenevano inseparabili guerra antifascista e rivoluzione socialista, mentre per i secondi ogni altro obiettivo doveva essere subordinato alla vittoria sul generale Francisco Franco e i suoi miliziani. Sotto istigazione di Stalin il POUM venne accusato di essere un movimento di traditori che "oggettivamente" favorivano i fascisti e i suoi membri perseguitati (Andreu Nin, il segretario, venne torturato e assassinato in carcere). Parallelamente gli esperimenti di "comunismo libertario" e autogestito degli anarchici venivano scoraggiati o interrotti, anche se i dirigenti anarchici riuscirono per lo più a salvarsi dal terrore staliniano grazie alla loro forza politica. Il 17 maggio 1937 a Barcellona si ebbero addirittura violenti scontri armati tra POUM e CNT da una parte e combattenti inquadrati nelle organizzazioni del PSUC (Partit Socialista Unificat de Catalunya), vicino al Partido comunista de España dall'altra. Questi fatti sono stati riportati tra gli altri da George Orwell, allora combattente in Spagna in Omaggio alla Catalogna e trasposti cinematograficamente da Ken Loach in Terra e Libertà. Il movimento comunista si è impegnato anche nella resistenza all'occupazione nazifascista, durante la seconda guerra mondiale. In Europa notevole fu l'impegno nella resistenza jugoslava, italiana, francese, greca, polacca, cecoslovacca e in Asia nella resistenza cinese, malese e filippina. Esperienze comunitarie moderne [modifica] Attualmente un piccolo numero di persone, provenienti soprattutto dalle regioni industrializzate, hanno scelto di uscire dalla società moderna e di vivere in comunità, piccole società alternative: il fenomeno vide il suo apice durante il boom della contro-cultura negli anni 1960, ma in misura ridotta dura tuttora. Queste persone sono spesso designate come nuovi bohemién o hippies. Critiche al comunismo [modifica] Per approfondire, vedi la voce Critiche al comunismo. La dottrina della Chiesa si è sempre pronunciata a favore dell'inviolabilità della proprietà privata vista come prolungamento della persona stessa. La messa in comune della proprietà è proposta dalla Chiesa solo su base volontaria come gesto di adesione ai consigli evangelici. « Il diritto alla proprietà privata, acquisita o ricevuta in giusto modo, non elimina l'originaria donazione della terra all'insieme dell'umanità. La destinazione universale dei beni rimane primaria, anche se la promozione del bene comune esige il rispetto della proprietà privata, del diritto ad essa e del suo esercizio. » (Catechismo della Chiesa cattolica, III, sez. ii, cap. 2, art. 7, 2403[6]) Molti scrittori e attivisti politici si sono dimostrati critici nei confronti del comunismo: dissidenti del blocco sovietico Aleksandr Isaevic Solzenicyn, Arthur Koestler e Václav Havel; economisti Friedrich von Hayek, Ludwig von Mises e Milton Friedman; storici e sociologi Hannah Arendt, Robert Conquest, Daniel Pipes e R. J. Rummel; filosofi come Karl Popper, per citarne alcuni. Alcuni studiosi, tra questi Conquest, argomentano contro il marxismo sottolineando la violazione dei diritti umani da parte dei regimi comunisti, particolarmente a opera di Stalin e Mao Zedong. La maggior parte degli studiosi e dei politici contrari al comunismo tendono a vedere le vittime e i reati causati dai regimi comunisti come conseguenze inevitabili dell'applicazione del marxismo, mentre pensatori e politici vicini al comunismo solitamente sostengono la mancanza di un rapporto tra gli ideali e quanto compiuto dai vari regimi a essi ispirati. Ciò varrebbe in particolare per il regime staliniano in Unione Sovietica, visto come una degenerazione del marxismo[7]. Esistono, naturalmente, anche critiche alle teorie economiche sviluppate da Marx e dai marxisti. Hayek, tra gli altri, sostiene che il possesso collettivo dei mezzi di produzione può essere mantenuto solo attraverso un'autorità centrale di qualche tipo, che tende, a causa dell'enorme potere del quale è investita, a diventare totalitaria, violando le libertà civili e politiche quindi eliminando tutti gli oppositori politici. L'economista sostiene inoltre che libertà e diritti possano essere conservati solamente attraverso la salvaguardia della proprietà privata e dell'economia di mercato ossia due libertà essenziali per la teoria liberale e liberista. Storia del termine [modifica] Nonostante l'idea di una società comunista si sia sviluppata fin dall'antichità, i termini socialismo e comunismo sono di origine settecentesca e divengono di uso comune solo con l'affermarsi della Rivoluzione industriale. Nonostante ciò, il termine comunismo spesso viene usato per descrivere tutte le teorie, anche antecedenti alla nascita del termine, che prevedono il possesso collettivo dei mezzi di produzione e l'abolizione della proprietà privata. Molte di queste teorie però mancano di alcune fondamentali caratteristiche del comunismo moderno e contemporaneo (in particolar modo l'assenza di classi e l'egualitarismo). In questi casi si usano quindi anche termini differenti per marcare questa differenza: si parla di teorie comunistiche, o di comunismo ante litteram. Fino alla pubblicazione del Manifesto del Partito Comunista nel 1848, i termini socialismo e comunismo erano considerati intercambiabili. Nell'opera, invece, Marx ed Engels operano la suddivisone tra «socialismo utopistico» e «socialismo scientifico», che essi chiamano anche comunismo. Gli autori volevano evidenziare polemicamente le differenze tra le teorie socialiste allora diffuse (Saint-Simon, Fourier, Proudhon e Owen) e la loro, che si proponeva di essere scientifica, in quanto basata su fatti e leggi, e non su idee od utopie. Scrivono infatti nel Manifesto: «Le proposizioni teoriche dei comunisti non poggiano affatto su idee, su principi inventati o scoperti da questo o quel riformatore del mondo. Esse sono semplicemente espressioni generali di rapporti di fatto di una esistente lotta di classi, cioè di un movimento storico che si svolge sotto i nostri occhi». Nonostante le loro affermazioni, molti hanno criticato che il marxismo sia in effetti scientifico: in particolare Karl Popper, che basa la sua critica sulla non falsificabilità delle teorie marxiste. In ogni modo il termine comunismo continuò a essere un sinonimo di socialismo per tutto l'Ottocento: basti ricordare che i partiti che prendevano parte alla Seconda internazionale, tutti di ispirazione marxista, venivano tutti denominati socialisti o socialdemocratici. La definitiva separazione dei due termini avvenne per iniziativa di Lenin: nel 1917 il Partito Operaio Socialdemocratico Russo, per evidenziare il distacco tra le posizioni del socialismo riformista e il socialismo rivoluzionario, assunse la denominazione di Partito Comunista Russo. Da allora si definiscono comunisti tutti i partiti di ispirazione rivoluzionaria, mentre socialisti o socialdemocratici si definiscono i partiti sostenitori di un avanzato programma di riforme che rimangano tuttavia nell'alveo della società capitalistica, senza proporsi l'obiettivo di una trasformazione socialista della società. Note [modifica] 1.. ^ *Karl Marx, Lettera a Weydemeyer (5/3/1852) 2.. ^ Michail Bakunin, Stato e Anarchia 3.. ^ *Karl Matx, Indirizzo del consiglio generale dell'Associazione Internazionale dei lavoratori, 1871 4.. ^ Togliatti: "Invano avremmo sperato di andare avanti per riportare successi, se non avessimo avuto VOI, dirigente, animatore, capo geniale (...) Noi sappiamo che senza di Voi, compagno Stalin, il popolo italiano si troverebbe oggi in condizioni incomparabilmente più dure (...) Voi ci avete insegnato ad essere comunisti, a lottare in tutte le condizioni, ad essere fedeli sino all'ultimo ai principi del marxismo-leninismo, a servire la causa della emancipazione dei lavoratori. Ci impegnamo ad essere fedeli al vostro insegnamento (...) Salutiamo in voi la forza invincibile della classe operaia, la realizzazione dei più alti ideali dell'umanità. Vi auguriamo lunghi anni di vita e di salute, per il bene dei popoli dell'Unione Sovietica, per il bene della classe operaia e dei popoli del mondo intero. Gloria a Voi, compagno Stalin! (da "Rinascita n. 12 del 21 dicembre 1949 - Messaggio per il 70° compleanno di Stalin [1] 5.. ^ Trockij, Lev, La rivoluzione tradita, tr. it. di L. Maitan, Samonà e Savelli, Roma, 1968 6.. ^ Da vatican.va. 7.. ^ * Lepre, Aurelio, Che c'entra Marx con Pol Pot? Il comunismo tra Oriente ed Occidente, Laterza, Bari, 2001. a.. Losurdo, Domenico, Utopia e stato d'eccezione. Sull'esperienza storica del "socialismo reale", Laboratorio politico, Napoli, 1996. a.. Canfora, Luciano, Pensare la rivoluzione russa, Teti, Milano, 1995. -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/png Dimensione: 858 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/jpeg Dimensione: 21845 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/png Dimensione: 1376 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... 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Nome: non disponibile Tipo: image/jpeg Dimensione: 6156 bytes Descrizione: non disponibile URL: _______________________________________________ Bsf mailing list Bsf a bresciasocialforum.org https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf Passa a Yahoo! Mail. La webmail che ti offre GRATIS spazio illimitato, antispam e messenger integrato. http://it.mail.yahoo.com/ -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: _______________________________________________ Bsf mailing list https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf Passa a Yahoo! Mail. La webmail che ti offre GRATIS spazio illimitato, antispam e messenger integrato. http://it.mail.yahoo.com/               -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Mon Feb 23 08:02:45 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Mon, 23 Feb 2009 08:02:45 +0100 Subject: [Bsf] R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11 References: <773319.94022.qm@web28002.mail.ukl.yahoo.com> Message-ID: <381DA6199E014E35B5F2E3BED1107313@haj> Caro Lorenzo: Io ti rispetto personalmente per il coraggio e l'onesta delle tue parole... Personalmente non credo che ci siano fra di noi motivi personali ne ideologici che ci portino al concetto della Inimicizia Assoluta. Considero legittime le tue posizioni,le comprendo, condivido certe ed altre no...Sono pronto a compartire con te lo stesso pane (compagni). Si continui nel impegno di disiscriveti del forum debbi abilitare i cookie e farti mandare la password cliccando sul link, con la password che ti arriverà in casella introduce la mail, digita la password ed entrerai nel tuo account. Sempre con i cookie abilitati, se non non funge.... Saluti e Abbracci Comunisti... Paco ----- Original Message ----- From: Lorenzo Mazzù To: brescia social forum ; Paco Sent: Sunday, February 22, 2009 11:01 PM Subject: Re: [Bsf] R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11 Allora scusate, cerco di chiarire meglio il mio pensiero, che nella mail precedente ho espresso in maniera sconsiderata ed arrabbiata. Da ormai 8 anni partecipo al Brescia Social Forum, in forma presente e attiva prima, tramite mail (ma non solo) dopo. Che volete che vi dica? sono deluso, tutto qua! Era una rete che voleva unire realtà che condividevano valori e ideali, indipendentemente dall'ispirazione e dai principi di partenza delle sue componenti. Ora cos'è diventato? La cassa di risonanza dei singoli movimenti e partiti politici? Il contenitore di polemiche infinite tra vendoliani e ferreriani e turigliattiani? Pur riconoscendo l'importanza delle varie posizioni e dell'approfondimento delle questioni teoriche sull'attualità delle idee...diciamo..scusate l'imprecisione...genericamente marxiste.....pur riconoscendo l'importanza del decidere se abbia "più ragione" chi ripropone una sinistra comunista e anticapitalista o chi propone una sinistra diversa, nuova, smarcata dal pensiero tradizionale, pur essendo comunista nel cuore e nella mente, e pur credendo nell'importanza del sogno e nell'attualità delle questioni che il pensiero marxista, con le sue infinite sfaccettature, pone più che mai nella società di oggi, devo tristemente riportare alla memoria che il brescia social forum NON ERA QUESTO, NON ERA QUESTO! E' stato detto, da più parti, che oggi non siamo più nel 2001 e che è inutile riproporre le esperienzedi allora, va bene, d'accordo, bisogna rinnovarsi, ma cosa siamo diventati oggi? me lo spiegate? ho letto anch'io il capitale e il manifesto, ma mi spiegate che c'entra con la necessità di portare oggi nella nostra società delle iniziative che sensibilizzino l'uomo della strada di fronte al problema dei danni enormi che crea il pensiero unico neo-liberista? e le mail infinite fatte di polemiche interne? ma non è ora di sintetizzare le idee e tradurle in fatti? non che non ci siano state iniziative importanti, per carità, ma il contatto con la realtà dov'è finito? l'abbiamo perso del tutto? la realtà si cambia dal di dentro - secondo me - non bastano le dispute teoriche interne a risolvere le questioni... Grazie a tutti lo stesso, comunque lascio senza sbattere la porta, se mi viene consentito dal link...... Buona fortuna Lorenzo --- Ven 20/2/09, Paco ha scritto: Da: Paco Oggetto: Re: [Bsf] R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11 A: l.mazzu a yahoo.it, "brescia social forum" Data: Venerdì 20 febbraio 2009, 02:20 La vida no vale nada La vida no vale nada si no es para perecer porque otros puedan tener lo que uno disfruta y ama. La vida no vale nada si yo me quedo sentado después que he visto y soñado que en todas partes me llaman. La vida no vale nada cuando otros se están matando y yo sigo aquí cantando cual si no pasara nada. La vida no vale nada si escucho un grito mortal y no es capaz de tocar mi corazón que se apaga. La vida no vale nada si ignoro que el asesino cogió por otro camino y prepara otra celada. La vida no vale nada si se sorprende a mi hermano cuando supe de antemano lo que se le preparaba. La vida no vale nada si cuatro caen por minuto y al final por el abuso se decide la jornada. La vida no vale nada si tengo que posponer otro minuto de ser y morirme en una cama. La vida no vale nada si, en fin, lo que me rodea no puedo cambiar cual fuera lo que tengo y que me ampara. Y por eso, para mí, la vida no vale nada. (1975) Pablo Milanès, cantautor cubano ----- Original Message ----- From: "Lorenzo Mazzù" To: Sent: Thursday, February 19, 2009 11:00 PM Subject: [Bsf] R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11 Ma la voglismo smettere co 'sto comunismo???!!!!!! Ma quante bastonate dobbiamo prendere ancora prima di capirla??? Ma la sinistra è solo auspicio al ritorno al comunismo? Cos'è diventato il buon vecchio social forum????!!!!! Basta!!! Basta!!!! Basta!!!!! Mi disiscrivo!!! Adios! Lorenzo --- Mer 18/2/09, bsf-request a bresciasocialforum.org ha scritto: Da: bsf-request a bresciasocialforum.org Oggetto: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11 A: bsf a bresciasocialforum.org Data: Mercoledì 18 febbraio 2009, 15:24 Invia le richieste di iscrizione alla lista Bsf all'indirizzo bsf a bresciasocialforum.org Per iscriverti o cancellarti attraverso il web, visita https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf oppure, via email, manda un messaggio con oggetto `help' all'indirizzo bsf-request a bresciasocialforum.org Puoi contattare la persona che gestisce la lista all'indirizzo bsf-owner a bresciasocialforum.org Se rispondi a questo messaggio, per favore edita la linea dell'oggetto in modo che sia più utile di un semplice "Re: Contenuti del digest della lista Bsf..." Argomenti del Giorno: 1. Foibe: una giornata da dimenticare (Paco) 2. ASSOCIAZIONE PER LA SINISTRA DI BRESCIA: COMINCIA ILVIAGGIO..... COMUNISMO?! (Paco) Foibe: una giornata da dimenticare (17 febbraio 2009) Anche se quest'anno la vergognosa speculazione politica sul caso Englaro ha impedito alle "celebrazioni" del "giorno della memoria" di avere un significativo impatto mediatico, il 10 febbraio ha comunque confermato quel processo di offuscamento ideologico della memoria storica portato avanti da vent'anni da istituzioni e partiti di destra o "sinistra". Una vera e propria campagna di disinformazione volta a riscrivere la storia, finalizzata alla diffusione di stereotipi sciovinisti e razzisti, tesa a porre sullo stesso piano partigiani e repubblichini, con l'intenzione di gettare fango su quelle componenti della Resistenza che hanno lottato per l'emancipazione e la giustizia sociale. Perché controllare il passato vuol dire anche controllare il futuro... Uno degli esempi più nitidi dell'ondata revisionista è il dibattito che negli ultimi anni si è scatenato intorno alla questione delle foibe. È stato completamente rimosso il massacro perpetrato per più di vent'anni dal regime fascista in Istria e Dalmazia; i numeri degli infoibati sono stati gonfiati a dismisura; gli stessi morti sono stati presentati come semplici "italiani" vittime della barbarie "slava" e "comunista", senza che venga fatto alcun accenno al loro ruolo negli apparati fascisti. Così l'estrema destra, appoggiandosi alle istituzioni, rialza la testa e rivendica una qualche credibilità. È così che a Padova un corteo di Forza Nuova viene protetto dalla polizia, che carica violentemente gli antifascisti arrestandone uno; sempre a Padova le istituzioni negano lo spazio assegnato ad un'iniziativa studentesca contro il revisionismo storico, per ragioni di "ordine pubblico"; a Cagliari ancora le forze dell'ordine caricano un centinaio di antifascisti impegnati a contestare la fiaccolata dell'estrema destra cittadina; all'Università di Tor Vergata i fascisti si presentano scortati dai loro rappresentanti istituzionali, pretendendo di candidarsi alle elezioni. Ovunque, però, la determinazione dei compagni ha mostrato che i fascisti non avranno mai quella legittimità che la storia, e le loro disgustose idee e pratiche, gli negano: a Padova il presidio ha visto la partecipazione decisa di centinaia di studenti; l'iniziativa pubblica si è tenuta lo stesso; a Cagliari il presidio spontaneo ha trovato la piena solidarietà della cittadinanza; a Roma i fascisti sono stati cacciati ancora una volta dall'ateneo. Anche a Napoli abbiamo provato a dare il nostro contributo a questa lotta per la memoria, contro vecchi e nuovi fascismi, con un'iniziativa di controinformazione all'Università. È necessario infatti che proprio dalle nostre aule si alzi una voce critica e consapevole della criminalità che hanno rappresentato e rappresentano sempre le politiche nazionaliste, militariste e razziste. La vergognosa scritta fascista, apparsa sui muri dell'università durante la notte che precedeva la nostra iniziativa, è stata subito cancellata. Al suo posto ci sono le parole che dobbiamo tenere sempre a mente: "Ora e sempre Resistenza". Collettivo Autorganizzato Universitario - Napoli http://cau.noblogs.org/ -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: Comunismo Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Vai a: Navigazione, cerca Disambiguazione - Questa voce riguarda il comunismo come forma di società e come movimento avente per obiettivo la realizzazione della società comunista. Per questioni riguardanti l'organizzazione politica del movimento, si veda la voce partito comunista; per gli stati governati da un partito comunista si veda stato socialista. « Il comunismo è la dottrina delle condizioni della liberazione del proletariato [cioè di] quella classe della società che trae il suo sostentamento soltanto e unicamente dalla vendita del proprio lavoro, e non dal profitto di un capitale » (Karl Marx e Friedrich Engels, Princìpi del Comunismo) « Questo comunismo [...] è la vera risoluzione dell'antagonismo tra la natura e l'uomo, tra l'uomo e l'uomo, la vera risoluzione della contesa tra l'esistenza e l'essenza, tra l'oggettivazione e l'autoaffermazione, tra la libertà e la necessità, tra l'individuo e la specie. È la soluzione dell'enigma della storia, ed è consapevole di essere questa soluzione » (Karl Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844 III, 4) Friedrich Engels Per comunismo si intende in primo luogo una realtà sociale che presuppone la comunanza dei mezzi di produzione e l'organizzazione collettiva del lavoro, a cui si accompagna l'assenza dello Stato. Per consuetudine moderna è chiamato comunismo il movimento politico riferito prevalentemente a Karl Marx e Friedrich Engels, ma anche a utopisti o rivoluzionari come Étienne Cabet, François-Noël Babeuf, Henri de Saint-Simon, Charles Fourier, Auguste Blanqui. Anche il movimento anarchico ha come fine una società dai caratteri comunisti. Per estensione, è chiamato comunismo il movimento dai molteplici aspetti che ha difeso o, secondo alcuni, travisato, le sue premesse storiche. Le correnti di tale movimento hanno quasi sempre preso il nome da capi politici che si sono distinti nelle varie rivoluzioni moderne: marxismo, leninismo, stalinismo, trotskismo, maoismo, ecc. Per Marx ed Engels il comunismo non era un principio filosofico, una dottrina politica e tanto meno una utopia, ma un divenire della realtà nell'epoca del capitalismo sviluppato: « Il comunismo non è una dottrina ma un movimento; non muove da princìpi ma da fatti. I comunisti non hanno come presupposto questa o quella filosofia, ma tutta la Storia finora trascorsa e specialmente i suoi attuali risultati reali nei paesi civili. » (Friedrich Engels, Deutsche- Brusseler- Zeitung n. 80 del 7 ottobre 1847) « Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. » (Karl Marx e Friedrich Engels. L'Ideologia tedesca, 1846) Dopo Marx ed Engels - e almeno fino ai primi tre congressi dell'Internazionale Comunista (1919, 1920, 1921) - le questioni riguardanti il divenire della società comunista furono affrontate dal movimento socialista e comunista secondo criteri "scientifici" (o almeno queste erano le intenzioni; tali criteri furono descritti ad esempio da Engels in Il socialismo dall'utopia alla scienza, un capitolo del suo Antidühring elaborato per la pubblicazione in opuscolo). Da quegli anni in poi, le già gravi divergenze all'interno del movimento si approfondirono e non sarà più possibile parlarne in modo unitario. Indice [mostra] a.. 1 Storia a.. 1.1 Età antica b.. 1.2 Età moderna c.. 1.3 Il Settecento d.. 1.4 L'Ottocento b.. 2 Teoria del movimento comunista a.. 2.1 Karl Marx e il Manifesto del Partito Comunista b.. 2.2 Sviluppi successivi del pensiero marxista c.. 2.3 Comunismo anarchico contro comunismo marxista d.. 2.4 La Comune di Parigi c.. 3 L'Unione Sovietica a.. 3.1 La Rivoluzione d'Ottobre b.. 3.2 Stalin e l'URSS c.. 3.3 Dopo Stalin d.. 3.4 Crollo del Muro e.. 3.5 Trotsky e il comunismo rivoluzionario d.. 4 I movimenti comunisti nell'antifascismo e.. 5 Esperienze comunitarie moderne f.. 6 Critiche al comunismo g.. 7 Storia del termine a.. 7.1 Note h.. 8 Voci correlate a.. 8.1 Documenti b.. 8.2 Teorici del comunismo c.. 8.3 Storia del comunismo sovietico d.. 8.4 Evoluzione del comunismo e.. 8.5 Opposizioni e critiche al comunismo i.. 9 Bibliografia a.. 9.1 Per la sezione "Comunismo anarchico" j.. 10 Altri progetti k.. 11 Collegamenti esterni Storia [modifica] Per approfondire, vedi la voce Storia del comunismo. L'aspirazione a una società egualitaria ha origini assai lontane e ha dato vita nel corso dei secoli a teorie che nel tempo hanno assunto connotazioni e realizzazioni differenti suscitando consensi e critiche di ogni genere. Di seguito ne ripercorriamo i passi salienti: Età antica [modifica] Molti pensatori occidentali hanno concepito idee di comunismo, alcune molto simili a quelle poi divenute note con questo termine nel XIX secolo. Il principio della comunione dei beni era un carattere proprio del cristianesimo delle origini. Nel secondo capitolo degli Atti degli Apostoli, ai versetti 44-48, si descrive il funzionamento della prima comunità cristiana, mettendo in risalto l'aspetto della comunione dei beni. Tale comunione non era stabilita per norma, i fedeli vi aderivano volontariamente. Si veda in proposito l'episodio di Anania e Saffira: « Un uomo di nome Anania con la moglie Saffira vendette un suo podere e, tenuta per sé una parte dell'importo d'accordo con la moglie, consegnò l'altra parte deponendola ai piedi degli apostoli. Ma Pietro gli disse: "Anania, perché mai satana si è così impossessato del tuo cuore che tu hai mentito allo Spirito Santo e ti sei trattenuto parte del prezzo del terreno? Prima di venderlo, non era forse tua proprietà e, anche venduto, il ricavato non era sempre a tua disposizione? Perché hai pensato in cuor tuo a quest'azione? Tu non hai mentito agli uomini, ma a Dio". All'udire queste parole, Anania cadde a terra e spirò. E un timore grande prese tutti quelli che ascoltavano. Si alzarono allora i più giovani e, avvoltolo in un lenzuolo, lo portarono fuori e lo seppellirono. Avvenne poi che, circa tre ore più tardi, entrò anche sua moglie, ignara dell'accaduto. Pietro le chiese: "Dimmi: avete venduto il campo a tal prezzo?". Ed essa: "Sì, a tanto". Allora Pietro le disse: "Perché vi siete accordati per tentare lo Spirito del Signore? Ecco qui alla porta i passi di coloro che hanno seppellito tuo marito e porteranno via anche te". D'improvviso cadde ai piedi di Pietro e spirò. Quando i giovani entrarono, la trovarono morta e, portatala fuori, la seppellirono accanto a suo marito. E un grande timore si diffuse in tutta la Chiesa e in quanti venivano a sapere queste cose.. » (Atti 5,1-11) Sant'Ambrogio sosteneva che la proprietà privata era un prestito fatto ai singoli dalla collettività, la quale aveva il diritto di riappropriarsene per il bene comune. Gli stessi ideali troveranno spazio negli ordini monastici, a partire dai benedettini, la cui regola, scritta direttamente dal Santo, era prettamente comunistica; oppure, soprattutto nel medioevo, in alcuni movimenti ereticali (come quello dei dolciniani). Anche le civiltà precolombiane in America sono di tipo comunistico. Età moderna [modifica] Tommaso Moro Ideali di tipo comunistico e un progetto di abolire la proprietà privata tornano in auge all'epoca della Riforma protestante, con la guerra dei contadini, che sconvolge l'Europa ed è soffocata nel sangue. Fra i protagonisti di questo movimento rivoluzionario si annoverano Thomas Müntzer e Giovanni da Leida Qualche anno prima L'Utopia di Tommaso Moro e più tardi La Città del Sole di Tommaso Campanella descrivono ugualmente altre comunità ideali in vario grado comuniste. Il 1º aprile 1649 i diggers (zappatori, scavatori) cominciano a coltivare alcune terre nei pressi di Cobham, nel Surrey, in Inghilterra, secondo principi comunisti. Grazie agli scritti del loro portavoce Gerrard Winstanley, quello del Surrey è il gruppo di diggers sul quale si hanno più informazioni, ma abbiamo notizia dell'esistenza di diggers anche in altre località dell'Inghilterra. Il Settecento [modifica] Nel Settecento l'idea di comunismo trova nuove e più concrete formulazioni. Per quanto la linea teorica possa considerarsi abbastanza comune, bisogna distinguere due indirizzi principali, quello teologico, rappresentato principalmente da Étienne-Gabriel Morelly e Dom Descamps e quello materialistico, rappresentato da Jean Meslier. In forme diverse l'idea di comunismo aleggia durante tutto l'Illuminismo come conseguenza della nascente attenzione al concetto di uguaglianza tra tutti gli esseri umani. Essa era implicita nel Cristianesimo, che essendo una religione universalistica (contrariamente all'Ebraismo) proclamava l'uguaglianza di tutti gli uomini davanti a Dio, ma non davanti al potere temporale, che implicava una gerarchia di classi sociali con diversi compiti e diritti. Il comunismo aveva infatti abbastanza caratterizzato le comunità proto-cristiane sino al IV secolo, ma poi, dopo l'Editto di Milano, cessata una relativa clandestinità, alla luce del sole la nuova società cristiana si stratificava esattamente come quella romana pre-cristiana. Il concetto di eguaglianza ha influenzato in generale il pensiero del Settecento e un'uguaglianza civile, se non comunistica, era anche quella propugnata da Jean-Jacques Rousseau o da Gabriel Bonnot de Mably, il primo con una visione di tipo religioso, il secondo di tipo laico. Mably dichiarava: "Il legislatore agisce in maniera inutile se non si concentra sullo stabilimento dell'eguaglianza. Il bene possibile si ottiene con l'eguaglianza tra tutti gli uomini perché è essa che li tiene uniti.". Il più notevole sostenitore e teorizzatore del comunismo, e in senso decisamente ateo e materialistico, è Jean Meslier, che scrive nel ''Testament'': "Quasi universalmente accettato e autorizzato è l'abuso e l'appropriazione individuale che alcuni fanno dei beni e delle ricchezze della terra, i quali dovrebbero invece essere possesso di tutti e in parti uguali. La proprietà deve esser comune e tutti debbono usufruirne equamente e comunitariamente.". Queste le basi del comunismo materialistico di Meslier, che poi arringa i destinatari del ''Testament'' con queste parole: "Cercate di unirvi tutti insieme per scuotere il giogo tirannico dei vostri principi e dei vostri re; abbattendo i troni ingiusti e malvagi; rompete le teste coronate e umiliate la loro superbia. I più saggi di voi guidino e governino gli altri, è loro compito formulare leggi e decreti che mirino sempre, a seconda dei tempi, dei posti e delle situazioni, a difendere e a far progredire il bene pubblico.". Per quanto riguarda Étienne-Gabriel Morelly, egli ha invece una visione religiosa del comunismo, basata sul fatto che Dio ha fatto le leggi di natura perfette e buone e che basta combattere l'egoismo individualistico e rifarsi a Dio per ottenere comunione ed eguaglianza tra tutti gli uomini. Nel suo poema La Basiliade, o Naufragio alle Isole Galleggianti, egli immagina una società ideale in un luogo remoto, dove c'è una società comunista, senza classi e senza veri capi; retta armonicamente dal popolo tutto e in perfetto accordo ed armonia. Analogamente il frate benedettino Dom Deschamps a metà del Settecento proporne uno stato comunista basato su una morale di tipo monastico, opponendosi al materialismo di D'Holbach. Dom Deschamps ha influenzato notevolmente le concezioni pre-socialiste del Settecento anche grazie alla notorietà e alla rete di rapporti che il suo protettore, il marchese d'Argenson, gli ha fatto avere nei circoli intellettuali dell'epoca, facendogli conoscere D'Alembert, Voltaire e Robinet. Vanno poi ricordati fra gli interessanti esperimenti di "comunismo reale" anche le reducciones del Paraguay impiantate dai Gesuiti nel XVIII secolo. Le concezioni basate sulla religione deista di Voltaire e Rousseau agiranno anche in senso egualitaristico ma non comunistico, per quanto Rousseau col suo Le contrat social abbia dato un modello interessante di stato teologico, con dei Legislatori come classe emerita e rispettata, quasi sacerdotale, che ricorda da vicino il modello platonico di stato, con i filosofi come governanti. L'influenza di Voltaire e Rousseau sui teorici della Rivoluzione francese, di cui furono considerati i veri padri, e sul Giacobinismo, che riprende specialmente il fanatismo e l'intransigenza di Rousseau, è notevolissima. I materialisti atei come Helvétius, D'Holbach e Diderot hanno invece una visione differente della società, nel senso dell'equità, ma non dell'eguaglianza. Vi erano anche circoli rivoluzionari fortemente egualitari, e questa concezione sociale è incarnata nel pensiero e nei comportamenti di Jean Paul Marat. L'Ottocento [modifica] Molti idealisti del XIX secolo, colpiti dalla miseria materiale e morale della rivoluzione industriale, fondano con poca fortuna comunità utopistiche, soprattutto nel Nuovo Mondo. Il filosofo francese Étienne Cabet, nel suo libro Viaggi ed avventure di Lord William Carisdall in Icaria descrive una società ideale in cui un governo eletto democraticamente controlla tutte le attività economiche e supervisiona le attività sociali, lasciando solo la famiglia come unica altra unità sociale indipendente. Nel 1848 cerca senza successo di organizzare comunità icariane negli Stati Uniti d'America, anche se alcune piccole comunità icariane sopravvivono fino al 1898. Teoria del movimento comunista [modifica] Karl Marx e il Manifesto del Partito Comunista [modifica] Karl Marx Per approfondire, vedi la voce Marxismo. Le condizioni di estremo sfruttamento degli operai nel corso della prima fase della rivoluzione industriale, sollecitano la nascita tra di essi di una nuova coscienza politica, che a volte sfocia nell'elaborazione di tesi comuniste. Il più importante filosofo a credere nel comunismo è Karl Marx che usa il termine tra l'altro nel Manifesto del Partito Comunista scritto con Friedrich Engels. Con Marx ed Engels il comunismo diventa un movimento rivoluzionario. In contrasto con le idee utopistiche di Owen e Saint-Simon, Fourier, Marx ed Engels affermano che il comunismo non poteva emergere da piccole comunità isolate ma solo globalmente, dal corpo dell'intera società. Il Manifesto propone una lettura della storia sotto la lente del concetto di lotta di classe: il motore della storia è nel contrasto tra una piccola élite (la classe borghese), che possiede o controlla i mezzi di produzione e la grande maggioranza di persone, che non possiede quasi nulla. Nella fase storica descritta dal Manifesto (così come in tutte le opere di Marx e Engels), il capitalismo è qualitativamente connotato, come in (quasi) tutti i modi di produzione precedenti dalla dominanza di una classe sociale su un'altra (almeno). Nello specifico, la borghesia (i capitalisti), ossia la classe che detiene i mezzi di produzione e cioè le condizioni oggettive della produzione, estrinseca la propria dominanza sulla classe subordinata, il proletariato, ossia coloro che devono vendere la propria abilità al lavoro in cambio della sussistenza (salario), attraverso lo sfruttamento di questi ultimi che si concreta nel pagamento di una parte della giornata lavorativa, mentre la restante parte - il pluslavoro, poi plusvalore - è la radice sociale del profitto. Nell'opera Das Kapital (Il Capitale), Karl Marx analizza come i capitalisti comprassero forza lavoro dai lavoratori ottenendo il diritto di rivendere il risultato dell'attività produttiva ottenendo così un profitto (vedi Teoria del valore e Teoria marxiana del valore per i dettagli). Per Marx se le classi lavoratrici di tutti i paesi prendessero coscienza dei loro comuni obiettivi, si unirebbero per rovesciare il sistema capitalista. Lo considerava, se lo svolgimento della storia avesse seguito la logica di una razionalità hegeliana, un risultato inevitabile di un processo storico in atto; potendosi comunque verificare, qualora il socialismo non fosse riuscito ad imporsi, l'imbarbarimento della società attraverso la rovina di ambedue le classi in lotta e di tutte le classi. Dalle rovine del capitalismo sarebbe sorta una società in cui, dopo un periodo di transizione (dittatura del proletariato) in cui lo Stato avrebbe controllato i mezzi di produzione, la loro proprietà sarebbe passata alla società stessa nel suo complesso (lo Stato era destinato a dissolversi). Il pugno alzato è uno dei simboli più noti del comunismo. Spesso è raffigurato anche nella scultura, come in questa creazione di Alfonso Gialdini La dittatura del proletariato, come fase transitoria, veniva così a contrapporsi alla dittatura della borghesia, come imposizione alla minoranza dei capitalisti della volontà della stragrande maggioranza della popolazione (il proletariato). La proprietà privata sarebbe stata limitata agli effetti personali (proprietà individuale). La conseguenza della proprietà collettiva dei mezzi di produzione sarebbe stata, nell'ottica di Marx, la fine della divisione della società in classi sociali e, di conseguenza, la fine dello sfruttamento e la piena realizzazione dell'individuo[1]. Una tale società sarebbe stata costruita attorno all'economia del dono "da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo le sue necessità." Sviluppi successivi del pensiero marxista [modifica] Le idee di Marx sono state sviluppate in molte direzioni diverse: alcuni pensatori prendono da Marx solo il metodo di analisi della società, mentre il nascente movimento socialista ne abbraccia con entusiasmo la parte rivoluzionaria, mettendo in secondo piano il pensiero dei socialisti non marxisti (Pierre-Joseph Proudhon, l'anarchico Bakunin, i già citati utopisti e molti altri). Fu nel segno di Marx che fu creata la Seconda Internazionale Socialista. Nel periodo successivo alla morte di Marx al termine comunismo venne di solito preferito quello, allora equivalente, di socialismo. La grande divisione tra i seguaci delle idee di trasformazione sociale di Marx passava tra i cosiddetti socialisti riformisti o gradualisti come Eduard Bernstein (e per certi versi anche il suo oppositore Karl Kautsky) in Germania, Filippo Turati in Italia o i marxisti austriaci e, sul versante opposto, i socialisti rivoluzionari come Rosa Luxemburg in Germania o Giacinto Menotti Serrati in Italia. Entrambi i gruppi pensavano che il comunismo fosse la naturale evoluzione della società occidentale, che come era evoluta dal feudalesimo al capitalismo borghese per la crisi del feudalesimo stesso, sarebbe dovuta evolvere naturalmente da capitalista in comunista per via delle contraddizioni interne del capitalismo. La differenza stava nel metodo che ritenevano necessario per questa transizione: mentre i socialisti riformisti ritenevano che il passaggio si sarebbe verificato gradualmente, attraverso una serie di riforme sociali, i socialisti rivoluzionari pensavano, in accordo con Marx, che invece questo cambiamento non sarebbe mai avvenuto spontaneamente ma avrebbe richiesto una rivoluzione. Karl Marx e Friedrich Engels studiano anche altre forme di comunismo. Partendo dalle ricerche di Lewis Morgan e di altri antropologi loro contemporanei, affermano che i primi ominidi vivevano in una sorta di società comunista, chiamata comunismo primitivo: il poco che possedevano veniva condiviso fra tutti, come anche i prodotti dell'attività dei singoli (in massima parte cibo). Alcuni gruppi isolati di persone vivevano fino a pochi anni fa in questo modo. In tutte le società moderne tuttavia la proprietà privata gioca un ruolo fondamentale, facendo sorgere il concetto di società classista. Questa tesi venne criticata da alcuni indiani americani, come Russell Means, che vedevano il concetto di comunismo primitivo come una distorsione della realtà dovuta all'imposizione di uno schema teorico occidentale precostituito su una situazione che invece non coincideva affatto con questa visione semplicistica delle cose; peggio ancora, Means e gli altri denunciavano come questa distorsione fosse strumentale, dovuta al desiderio di ricavarne prove da portare a sostegno nel dibattito ideologico in Europa. In particolare, l'antropologia del XIX secolo, i cui risultati Marx e gli altri citavano come prova a favore delle loro tesi, era basata su ricerche pesantemente influenzate da pregiudizi razziali, prive di una vera comprensione delle culture in esame e di loro osservazioni dirette. Comunismo anarchico contro comunismo marxista [modifica] Pierre-Joseph Proudhon Contemporaneamente alle dottrine di Marx si era sviluppata tuttavia un'altra forma di dottrina comunista: il comunismo anarchico. L'anarchismo prende le mosse dal pensiero di Pierre-Joseph Proudhon: non tutti i pensatori che si sono definiti anarchici hanno tuttavia adottato un modello di economia comunista (lo stesso Proudhon a un certo punto rivalutò in parte la proprietà privata). La polemica tra Proudhon e Marx fu così violenta che quando il primo pubblicò un volume intitolato Filosofia della Miseria il secondo rispose con il pamphlet Miseria della filosofia. Lo scontro tra anarchici e marxisti divampò all'interno dell'Associazione internazionale dei lavoratori (Prima Internazionale). Tra il 1871 e il 1872 Marx ed Engels riuscirono definitivamente a mettere gli anarchici in minoranza e a farli espellere dall'Internazionale. Il più importante teorico anarchico del primo periodo è sicuramente il russo Michail Bakunin che espose la sua dottrina per lo più in Stato e Anarchia. Per Bakunin libertà e eguaglianza erano due obiettivi inscindibili. Lo Stato, con la sua divisione tra governati e governanti, tra chi possiede la cultura e chi esegue il lavoro fisico, era in sé stesso un apparato repressivo e doveva essere dissolto senza il passaggio per una fase intermedia. Bakunin individuò gli equivoci e i possibili rischi della nozione di Marx di dittatura del proletariato. Secondo Bakunin il marxismo era l'ideologia di quella che chiamava "élite della classe dominata", avviata a diventare classe dominante a sua volta, e, in particolare, era l'ideologia degli intellettuali sradicati. La conquista del potere da parte dei comunisti marxisti, secondo Bakunin, avrebbe portato non alla libertà ma a una dittatura tecnocratica. Se c'è uno Stato ci deve essere per forza dominio di una classe sull'altra... Che cosa significa che il proletariato deve elevarsi a classe dominante? È possibile che tutto il proletariato si metta alla testa del governo?... I marxisti sono consci di tale contraddizione e si rendono conto che un governo di scienziati sarà effettivamente una dittatura... Essi si consolano con l'idea che tale dominio sarà temporaneo... La massa del popolo verrà divisa in due armate, quella agricola e quella industriale, poste agli ordini degli ingegneri di Stato che costituiranno la nuova classe politico-scientifica privilegiata. [2] Il modello proposto da Bakunin era quello di una libera federazione di comuni, regioni e nazioni in cui i mezzi di produzione, collettivizzati, sarebbero stati direttamente nelle mani del popolo tramite un sistema di autogestione. Idee simili a quelle di Bakunin furono sviluppate da Pëtr Kropotkin, suo connazionale, scienziato oltre che filosofo. Criticando il darwinismo sociale che fungeva da giustificazione alla competizione capitalistica e all'imperialismo, nel suo saggio Mutual Aid (1902) Kropotkin si propone di dimostrare come tra le specie animali prevalgano la cooperazione e l'armonia. Proprio cooperazione ed armonia, senza necessità di una stratificazione gerarchica, dovrebbero essere i principi dell'organizzazione sociale umana. Kropotkin prende ad esempio le poleis greche, i comuni medievali ed altre esperienze storiche come esempi di società autogestite. L'etica non dovrebbe essere imposta dalle leggi dello Stato ma scaturire spontaneamente dalla comunità. Come Bakunin, Kropotkin si augura la scomparsa dello Stato e l'instaurazione di un comunismo federalista, autogestito e decentrato. La Comune di Parigi [modifica] Nonostante le divergenze i socialisti e gli anarchici di varie tendenze furono unanimi nel vedere nella Comune di Parigi (1871) il primo tentativo da parte del movimento operaio di creare una società comunista. I comunardi presero il controllo di Parigi per due mesi e combatterono tanto contro la Prussia che contro il governo francese. La Comune introdusse una serie di leggi che riducevano il potere dei detentori di proprietà, come quelle che cancellavano i debiti, prima di venire soppressa nel sangue. Per Marx la Comune di Parigi rappresentò il primo esempio concreto di "dittatura del proletariato"; egli sostenne con forza il coraggioso esperimento politico anche se in un primo momento ritenne l'impresa troppo azzardata[3]. L'Unione Sovietica [modifica] La Rivoluzione d'Ottobre [modifica] La falce e il martello, simbolo internazionale del Comunismo, rappresentano l'unità fra i lavoratori delle città (martello) e quelli delle campagne (falce). Per approfondire, vedi la voce Rivoluzione russa. L'uso del termine comunista cambia (e acquisisce un significato distinto da socialista) quando nel 1917 il Partito Operaio Socialista Democratico Russo (bolscevico, distinto dall'omonimo partito menscevico) partito leninista, assieme alla frazione di sinistra del Partito Socialista Rivoluzionario, conquista la maggioranza nei Soviet e prende il potere in Russia con la Rivoluzione d'ottobre, la quale successivamente, 1922, porterà alla fondazione della Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS). Dopo la rivoluzione Lenin propone infatti alle fazioni rivoluzionarie dei socialisti marxisti di espellere la fazione riformista, cambiare il nome dei loro partiti in Partito Comunista e unirsi in una nuova Internazionale (la terza), 1919, che poi diventa l'Internazionale Comunista, abbreviato in seguito in Comintern. La nuova Internazionale si ispira al modello sovietico, accetta, implicitamente, la leadership del Partito Comunista Panrusso (Bolscevichi) e adotta la versione bolscevica del marxismo. Ogni partito che voleva aderire doveva accettare le "Ventuno Condizioni" decise dal secondo congresso dell'Internazionale, fra le quali la dodicesima che indicava che i partiti aderenti dovevano basarsi sul principio del centralismo democratico, che prevedeva la possibilità di ampio dibattito interno ma che impediva l'espressione all'esterno di questo dibattito ed una organizzazione di tipo centralizzata con vasti poteri al centro. Nel pensiero di Lenin, come nel marxismo classico, il primo passo della presa del potere da parte del proletariato consisteva in una rivoluzione: il dominio borghese doveva essere sostituito dalla funzione-guida del proletariato (nel pensiero marxista classico questa fase viene chiamata, in opposizione polemica alla effettiva dittatura della borghesia, dittatura del proletariato). Lenin però, che aveva ripreso e ampliato la teoria di Hobson sull'imperialismo, a differenza di Marx che credeva che la rivoluzione sarebbe avvenuta nei paesi in cui il capitalismo era più avanzato, ipotizzò che la rivoluzione potesse avvenire prima nelle nazioni arretrate, come la Russia zarista, che erano più fragili perché subivano contemporaneamente sia le sollecitazioni interne del cambiamento sociale sia la pressione concorrente degli stati confinanti, economicamente e socialmente più moderni. Lenin puntava sul movimento di massa, alla cui testa doveva porsi il proletariato guidato da un'avanguardia proletaria composta di partiti coesi, bene organizzati e retti da una rigida disciplina. Questa versione del marxismo rientra nella teoria detta leninismo. La maggior parte dei socialisti rivoluzionari accettarono dopo qualche perplessità la proposta. Non mancarono però gli accesi critici di Lenin, come Rosa Luxemburg che intravide l'involuzione dittatoriale che la Rivoluzione d'Ottobre stava prendendo sotto la direzione del partito bolscevico. Stalin e l'URSS [modifica] Per approfondire, vedi la voce Stalin. La politica sovietica e la prassi comunista cambiarono radicalmente con l'ascesa, del successore di Lenin, di Stalin; questi elaborò una ideologia, il marxismo-leninismo, che per alcuni, sotto la facciata della continuazione del pensiero di Marx e di Lenin, trasformò l'URSS in un regime totalitario del XX secolo, mentre per altri non fece altro che accentuare e sviluppare il carattere totalitario già insito nell'ideologia nella rivoluzione bolscevica. L'ascesa di Stalin corrispondeva all'ascesa al potere della burocrazia che effettivamente disponeva dello Stato e dei mezzi di produzione. Ciò richiedeva la liquidazione dei rivoluzionari. Stalin prima estromise dal potere con complesse manovre il vecchio gruppo dirigente bolscevico, del quale Leon Trotsky era l'esponente più brillante, quindi si sbarazzò uno a uno dei suoi vecchi compagni di lotta ed anche dei giovani rivoluzionari, accusandoli di varie deviazioni politiche e tradimenti immaginari (Grandi purghe degli anni '30 che videro tra le vittime quasi tutti gli esponenti del vecchio gruppo dirigente bolscevico). Ogni forma di libertà fu eliminata e fu instaurato un regime di terrore in cui tutti potevano essere da un momento all'altro accusati di qualcosa, arrestati, torturati e, quando si trattava di membri del PCUS, spesso costretti ad ammettere i loro inesistenti delitti in pubblici processi prima di venire uccisi o internati in campi di concentramento (il gulag). Queste persecuzioni si estendevano anche alle famiglie ed agli amici dei perseguitati. Alla passione ed alle idee della rivoluzione del 1917 si sostituì il potere degli apparati e l'arbitrio di Stalin. La collettivizzazione forzata e la repressione dei movimenti indipendentisti (che provocarono milioni di morti - vedi lo sterminio dei Kulaki e l'Holodomor), nonché l'industrializzazione sotto la guida statale non avevano più lo scopo di creare una qualche forma di società socialista ma piuttosto quella di rafforzare la nazione sovietica e il potere del suo dittatore. La politica estera machiavellica di Stalin passava dal sostegno aperto ai movimenti antifascisti quando la sua posizione poteva uscirne rafforzata, alla ricerca di un compromesso semi-segreto con la Germania nazista per spartirsi la Polonia e altri territori già parte dell'impero russo (Patto Molotov-Ribbentrop, 1939). Le indicazioni che impartiva ai partiti comunisti (il Comintern era ormai diventato una cinghia di trasmissione delle volontà della dirigenza sovietica anziché un luogo di discussione) erano ugualmente capaci di subire brusche sterzate da un momento all'altro. Ad ogni "capriola ideologica" chi sosteneva una tesi contraria veniva perseguitato e tacciato di tradimento. Negli anni '30 anche alcuni militanti comunisti occidentali si accorsero della piega che la situazione stava prendendo in URSS, fra questi Boris Souvarine, André Gide e George Orwell. In Italia nel 1931 venne espulso Ignazio Silone dal Pci per aver criticato Stalin. Stalin tuttavia raggiunse una ampia popolarità [4]. Seppe presentarsi ai comunisti come una guida solida e abile, alla sinistra in generale come uno dei pochi leader che facesse qualcosa per combattere il fascismo (almeno prima del Patto Molotov-Ribbentrop). Con l'avvento del fascismo molti avevano infatti cominciato a pronosticare la morte della "democrazia borghese" e a ritenere che fascismo o comunismo sovietico fossero le sole vie possibili. L'abilità manipolatoria della propaganda e l'impossibilità per molti militanti comunisti di visitare di persona l'URSS (diversamente dai dirigenti del partito) e rendersi conto della reale situazione del paese favorirono il dittatore [senza fonte]. Già dagli anni trenta importanti scrittori progressisti, come André Gide, dopo il viaggio in Unione Sovietica, organizzato dalle autorità sovietiche, criticarono la natura di quel sistema: « E io penso che in nessun paese oggi, fosse pure nella Germania di Hitler, lo spirito sia meno libero, altrettanto asservito, intimidito (leggi: terrorizzato), schiavo. » (André Gide, Retour de l'URSS, 1936) Tra le testimonianze sui campi di concentramento staliniani a partire dagli anni trenta e quaranta e tra le opere letterarie di denuncia sulla repressione staliniana il romanzo Buio a mezzogiorno (1941) di Arthur Koestler, che aveva rotto con il comunismo proprio per questa ragione. Altri intellettuali che spezzarono il conformismo sull'URSS, allora imperante nel mondo progressista, furono George Orwell, André Gide, Ignazio Silone (tutti e tre ex-comunisti). Anche Antonio Gramsci, l'ex segretario del Partito Comunista d'Italia, dal carcere dove era detenuto a causa della sua opposizione al fascismo, fece conoscere la sua opposizione alla persecuzione di Trotzkij e dei vecchi dirigenti bolscevichi. Anche dopo la seconda guerra mondiale furono numerose le denunce e le testimonianze fra le quali quella di Alexander Solzhenitsyn. Alla fine della seconda guerra mondiale il potere di Stalin e la sua ideologia si espansero nelle zone che l'Armata Rossa aveva liberato dal nazismo ed occupato. Dove esisteva un movimento comunista di massa, come in Cecoslovacchia, le purghe eliminarono presto i dirigenti non in linea con l'URSS o non sufficientemente malleabili, mentre i partiti non comunisti, maggioritari, venivano sciolti o posti sotto controllo dei partiti comunisti filosovietici . Alla fine l'Europa orientale vide nascere una cintura di Stati satelliti saldamente controllati dall'URSS e con sistemi politico-sociali ricalcati sul modello sovietico. La reazione dell'Occidente, che in quel momento voleva dire soprattutto Stati Uniti d'America, all'espansione dell'influenza dell'URSS portò ad un progressivo irrigidimento dei due grandi blocchi che si configurò come guerra fredda. L'espansione dell'ideologia marxista-leninista andò oltre l'avanzata dell'Armata Rossa, raggiunse infatti la Repubblica Popolare Cinese, che sarebbe stata proclamata nel 1949 da Mao Tse Tung e l'Albania di Enver Hoxha che erano il frutto di una lotta civile e di una resistenza antifascista interne, a queste va aggiunta la Repubblica socialista federale di Jugoslavia presieduta dal Maresciallo Tito, nella quale l'Armata Rossa non si stabilì pur avendo partecipato alla lotta per la liberazione dell'occupazione nazista. I governi di questi paesi dopo un primo periodo di buoni rapporti dimostrarono che non avevano nessuna intenzione di sottomettersi passivamente ai dettami dell'URSS quindi in epoche differenti ruppero con l'URSS teorizzando anche una propria versione dell'ideologia marxista-leninista: maoismo, hoxhismo (chiamato a volte enverismo) e il titoismo, metodologicamente non dissimili dallo stalinismo e, comunque, espressione del cosiddetto capitalismo di Stato in varie versioni. Dopo Stalin [modifica] Dopo la morte di Stalin nel 1953 ci furono da parte dei paesi e dei partiti satelliti dei tentativi di scrollarsi dal pesante dominio sovietico ma questi tentativi vennero repressi duramente. I partiti dell'europa occidentale, già membri del Comintern, seguirono le posizioni dell'URSS in linea generale fino al 1968, la Primavera di Praga, quando per la prima volta non furono d'accordo con le scelte fatte dalla dirigenza sovietica. Da quel momento in poi questi partiti si allontanarono sempre più dall'ideologia marxista-leninista fino a quando verso la fine degli anni settanta si spostarono su posizioni eurocomuniste. Crollo del Muro [modifica] Verso la fine del secolo XX lo stato di necessità economica e sociale in cui versava l'URSS spinsero i vertici del partito comunista sovietico ed in primis il Presidente Mihail Gorbacëv ad attuare una politica di rifondazione dello stato e di apertura al mondo occidentale, definita al tempo Perestrojka. A partire da questo momento (1985) il cammino dell'URSS si farà sempre più aperto allentando la stretta sull'Europa orientale, sul regime illiberale e sulla chiesa ortodossa. In alcuni paesi (Cina, Corea del Nord, Cuba, Laos, Vietnam) permangono al potere dei regimi controllati da partiti che erano espressione dell'ideologia marxista-leninista e delle sue variazioni, ma hanno adottato in misura più o meno ampia un' economia maggiormente improntata a criteri pragmatici. Nei cinque stati a regime comunista vivono, complessivamente, circa 1.428.000.000 di persone. Trotsky e il comunismo rivoluzionario [modifica] Lev Trotsky Lev Trotsky, il teorico della Rivoluzione Permanente, bollato come il traditore numero uno e costretto a fuggire dall'URSS, denunciò la politica di Stalin ma con scarso successo. Fondò nel 1938 la Quarta Internazionale, formata da gruppi e partiti comunisti dissidenti definiti, ma non da lui, trotskisti, ma fu ucciso nel 1940 in Messico da un sicario di Stalin. Nonostante Lenin preferisse Trotsky come successore, Stalin riuscì ad esautorarlo e ad esiliarlo, riuscendo a portare a compimento il proprio progetto di Stato e di Partito. Ne risultò una società paralizzata da un apparato burocratico elefantiaco. La cura a questa situazione fu teorizzata da Trotsky ne "La rivoluzione tradita" e consisteva in una seconda rivoluzione ("politica" in contrasto a quella "sociale" dell'Ottobre) che avrebbe dovuto portare il popolo a riprendersi lo Stato, togliendolo di mano ai "burocrati" che avevano assunto il ruolo di casta privilegiata al potere (non però di nuova "classe dominante") al posto dei lavoratori salariati[5]. I movimenti comunisti nell'antifascismo [modifica] La prima guerra mondiale, con i suoi milioni di morti, e la crisi economica del 1929 sembravano, nella visione dei comunisti e più in generale della sinistra, confermare la crisi del capitalismo e dell'imperialismo. Allo stesso tempo però i comunisti, insieme alle altre forze di sinistra dell'epoca, dovettero prendere atto di un fenomeno nuovo: la crisi e l'impoverimento delle nazioni europee non portava a rivoluzioni progressiste, ma all'abolizione della democrazia e all'affermarsi di regimi autoritari di destra, di cui gli esempi più eclatanti erano il fascismo italiano e il nazismo tedesco. L'avvento del fascismo colse i comunisti, come altri gruppi politici, impreparati. Sebbene l'antifascismo italiano avesse una forte impronta liberale (Manifesto degli intellettuali antifascisti del 1925 di Benedetto Croce), i comunisti si diedero un'organizzazione clandestina anche dopo l'affermazione del regime. Il ruolo fondamentale svolto dai comunisti nell'antifascismo è stato spiegato in diversi modi: essi erano per lo più persone con forti convinzioni ideali, preparate a un'eventuale azione clandestina e alla possibilità di essere perseguitate per le loro idee politiche. Inoltre i comunisti che militavano nei partiti membri del Comintern avevano alle loro spalle l'organizzazione di questa e il prestigio dell'URSS, anche se non sempre i sovietici li appoggiarono in modo effettivo. Nel primo periodo, infatti, lo sforzo antifascista dei comunisti ebbe un grosso limite nella politica del Comintern di considerare le forze riformiste di sinistra nemici da combattere anziché alleati: il termine "socialfascismo" coniato per bollare i socialdemocratici fu la manifestazione più evidente di questo atteggiamento. Si pensava infatti che il fascismo sarebbe stato un fenomeno transitorio (tesi questa condivisa da molti osservatori dell'epoca), che sarebbe crollato lasciando via libera alla lotta tra comunisti e loro oppositori per creare una società alternativa al capitalismo e che i socialdemocratici, compromessi con le forze conservatrici, si sarebbero trovati dalla parte opposta delle barricate. Questa politica fu in parte imposta da Stalin e in parte inizialmente caldeggiata da alcuni partiti comunisti, come il Partito Comunista Tedesco, che erano divisi da un'aspra rivalità con i socialdemocratici. Per ulteriori approfondimenti su questo punto si può leggere Nascita e avvento del fascismo dell'ex comunista italiano Angelo Tasca, e Da Potsdam a Mosca di Margaret Buber-Neumann, compagna di uno dei principali dirigenti del Partito Comunista tedesco. Le conseguenze disastrose dell'avvento del fascismo e la repressione da parte dei regimi fascisti di coloro che professavano l'ideologia comunista (fra le numerose vittime Antonio Gramsci, secondo segretario del Partito Comunista d'Italia, morto al termine di una lunga carcerazione durante la quale non ebbe pieno accesso alle cure mediche necessarie per il suo grave stato di salute) portarono a un ripensamento della posizione del Comintern e alla nuova politica dei Fronti Popolari, alleanze di tutte le forze di sinistra in funzione democratica e antifascista: il primo esempio di Fronte Popolare fu quello spagnolo che vinse le elezioni nel 1936 (vedi anche voce Guerra civile spagnola). Poco tempo dopo anche in Francia si affermò un governo di Fronte Popolare, formato da socialisti e radicali e appoggiato dai comunisti dall'esterno. Durante la guerra di Spagna la sezione locale del Comintern, che inizialmente nel paese non era che un piccolo partito, acquisì una forza e un prestigio notevole grazie agli aiuti militari che l'URSS fece pervenire ai repubblicani spagnoli e che si trovò a gestire. Il Comintern favorì la nascita e l'organizzazione delle Brigate Internazionali, che erano aperte agli antifascisti di ogni tendenza politica, che permisero a chi voleva dare il suo contributo individuale alla causa spagnola di partecipare alla lotta. Proprio in Spagna però si manifesta, fuori dall'isolamento dell'URSS, la repressione staliniana dei comunisti che non volevano piegarsi alle posizioni del Comintern. In questo paese esistevano infatti un forte movimento anarchico (vedi paragrafo comunismo anarchico) rappresentato dai sindacati FAI (Federación Anarquista Ibérica) e CNT (Confederación Nacional del Trabajo), e un piccolo ma attivo partito marxista di vaga ispirazione trotskista e antisovietica, il POUM (Partido Obrero de Unificación Marxista). La principale differenza di indirizzo politico tra POUM e i filo-sovietici durante la guerra era che i primi ritenevano inseparabili guerra antifascista e rivoluzione socialista, mentre per i secondi ogni altro obiettivo doveva essere subordinato alla vittoria sul generale Francisco Franco e i suoi miliziani. Sotto istigazione di Stalin il POUM venne accusato di essere un movimento di traditori che "oggettivamente" favorivano i fascisti e i suoi membri perseguitati (Andreu Nin, il segretario, venne torturato e assassinato in carcere). Parallelamente gli esperimenti di "comunismo libertario" e autogestito degli anarchici venivano scoraggiati o interrotti, anche se i dirigenti anarchici riuscirono per lo più a salvarsi dal terrore staliniano grazie alla loro forza politica. Il 17 maggio 1937 a Barcellona si ebbero addirittura violenti scontri armati tra POUM e CNT da una parte e combattenti inquadrati nelle organizzazioni del PSUC (Partit Socialista Unificat de Catalunya), vicino al Partido comunista de España dall'altra. Questi fatti sono stati riportati tra gli altri da George Orwell, allora combattente in Spagna in Omaggio alla Catalogna e trasposti cinematograficamente da Ken Loach in Terra e Libertà. Il movimento comunista si è impegnato anche nella resistenza all'occupazione nazifascista, durante la seconda guerra mondiale. In Europa notevole fu l'impegno nella resistenza jugoslava, italiana, francese, greca, polacca, cecoslovacca e in Asia nella resistenza cinese, malese e filippina. Esperienze comunitarie moderne [modifica] Attualmente un piccolo numero di persone, provenienti soprattutto dalle regioni industrializzate, hanno scelto di uscire dalla società moderna e di vivere in comunità, piccole società alternative: il fenomeno vide il suo apice durante il boom della contro-cultura negli anni 1960, ma in misura ridotta dura tuttora. Queste persone sono spesso designate come nuovi bohemién o hippies. Critiche al comunismo [modifica] Per approfondire, vedi la voce Critiche al comunismo. La dottrina della Chiesa si è sempre pronunciata a favore dell'inviolabilità della proprietà privata vista come prolungamento della persona stessa. La messa in comune della proprietà è proposta dalla Chiesa solo su base volontaria come gesto di adesione ai consigli evangelici. « Il diritto alla proprietà privata, acquisita o ricevuta in giusto modo, non elimina l'originaria donazione della terra all'insieme dell'umanità. La destinazione universale dei beni rimane primaria, anche se la promozione del bene comune esige il rispetto della proprietà privata, del diritto ad essa e del suo esercizio. » (Catechismo della Chiesa cattolica, III, sez. ii, cap. 2, art. 7, 2403[6]) Molti scrittori e attivisti politici si sono dimostrati critici nei confronti del comunismo: dissidenti del blocco sovietico Aleksandr Isaevic Solzenicyn, Arthur Koestler e Václav Havel; economisti Friedrich von Hayek, Ludwig von Mises e Milton Friedman; storici e sociologi Hannah Arendt, Robert Conquest, Daniel Pipes e R. J. Rummel; filosofi come Karl Popper, per citarne alcuni. Alcuni studiosi, tra questi Conquest, argomentano contro il marxismo sottolineando la violazione dei diritti umani da parte dei regimi comunisti, particolarmente a opera di Stalin e Mao Zedong. La maggior parte degli studiosi e dei politici contrari al comunismo tendono a vedere le vittime e i reati causati dai regimi comunisti come conseguenze inevitabili dell'applicazione del marxismo, mentre pensatori e politici vicini al comunismo solitamente sostengono la mancanza di un rapporto tra gli ideali e quanto compiuto dai vari regimi a essi ispirati. Ciò varrebbe in particolare per il regime staliniano in Unione Sovietica, visto come una degenerazione del marxismo[7]. Esistono, naturalmente, anche critiche alle teorie economiche sviluppate da Marx e dai marxisti. Hayek, tra gli altri, sostiene che il possesso collettivo dei mezzi di produzione può essere mantenuto solo attraverso un'autorità centrale di qualche tipo, che tende, a causa dell'enorme potere del quale è investita, a diventare totalitaria, violando le libertà civili e politiche quindi eliminando tutti gli oppositori politici. L'economista sostiene inoltre che libertà e diritti possano essere conservati solamente attraverso la salvaguardia della proprietà privata e dell'economia di mercato ossia due libertà essenziali per la teoria liberale e liberista. Storia del termine [modifica] Nonostante l'idea di una società comunista si sia sviluppata fin dall'antichità, i termini socialismo e comunismo sono di origine settecentesca e divengono di uso comune solo con l'affermarsi della Rivoluzione industriale. Nonostante ciò, il termine comunismo spesso viene usato per descrivere tutte le teorie, anche antecedenti alla nascita del termine, che prevedono il possesso collettivo dei mezzi di produzione e l'abolizione della proprietà privata. Molte di queste teorie però mancano di alcune fondamentali caratteristiche del comunismo moderno e contemporaneo (in particolar modo l'assenza di classi e l'egualitarismo). In questi casi si usano quindi anche termini differenti per marcare questa differenza: si parla di teorie comunistiche, o di comunismo ante litteram. Fino alla pubblicazione del Manifesto del Partito Comunista nel 1848, i termini socialismo e comunismo erano considerati intercambiabili. Nell'opera, invece, Marx ed Engels operano la suddivisone tra «socialismo utopistico» e «socialismo scientifico», che essi chiamano anche comunismo. Gli autori volevano evidenziare polemicamente le differenze tra le teorie socialiste allora diffuse (Saint-Simon, Fourier, Proudhon e Owen) e la loro, che si proponeva di essere scientifica, in quanto basata su fatti e leggi, e non su idee od utopie. Scrivono infatti nel Manifesto: «Le proposizioni teoriche dei comunisti non poggiano affatto su idee, su principi inventati o scoperti da questo o quel riformatore del mondo. Esse sono semplicemente espressioni generali di rapporti di fatto di una esistente lotta di classi, cioè di un movimento storico che si svolge sotto i nostri occhi». Nonostante le loro affermazioni, molti hanno criticato che il marxismo sia in effetti scientifico: in particolare Karl Popper, che basa la sua critica sulla non falsificabilità delle teorie marxiste. In ogni modo il termine comunismo continuò a essere un sinonimo di socialismo per tutto l'Ottocento: basti ricordare che i partiti che prendevano parte alla Seconda internazionale, tutti di ispirazione marxista, venivano tutti denominati socialisti o socialdemocratici. La definitiva separazione dei due termini avvenne per iniziativa di Lenin: nel 1917 il Partito Operaio Socialdemocratico Russo, per evidenziare il distacco tra le posizioni del socialismo riformista e il socialismo rivoluzionario, assunse la denominazione di Partito Comunista Russo. Da allora si definiscono comunisti tutti i partiti di ispirazione rivoluzionaria, mentre socialisti o socialdemocratici si definiscono i partiti sostenitori di un avanzato programma di riforme che rimangano tuttavia nell'alveo della società capitalistica, senza proporsi l'obiettivo di una trasformazione socialista della società. Note [modifica] 1.. ^ *Karl Marx, Lettera a Weydemeyer (5/3/1852) 2.. ^ Michail Bakunin, Stato e Anarchia 3.. ^ *Karl Matx, Indirizzo del consiglio generale dell'Associazione Internazionale dei lavoratori, 1871 4.. ^ Togliatti: "Invano avremmo sperato di andare avanti per riportare successi, se non avessimo avuto VOI, dirigente, animatore, capo geniale (...) Noi sappiamo che senza di Voi, compagno Stalin, il popolo italiano si troverebbe oggi in condizioni incomparabilmente più dure (...) Voi ci avete insegnato ad essere comunisti, a lottare in tutte le condizioni, ad essere fedeli sino all'ultimo ai principi del marxismo-leninismo, a servire la causa della emancipazione dei lavoratori. Ci impegnamo ad essere fedeli al vostro insegnamento (...) Salutiamo in voi la forza invincibile della classe operaia, la realizzazione dei più alti ideali dell'umanità. Vi auguriamo lunghi anni di vita e di salute, per il bene dei popoli dell'Unione Sovietica, per il bene della classe operaia e dei popoli del mondo intero. Gloria a Voi, compagno Stalin! (da "Rinascita n. 12 del 21 dicembre 1949 - Messaggio per il 70° compleanno di Stalin [1] 5.. ^ Trockij, Lev, La rivoluzione tradita, tr. it. di L. Maitan, Samonà e Savelli, Roma, 1968 6.. ^ Da vatican.va. 7.. ^ * Lepre, Aurelio, Che c'entra Marx con Pol Pot? Il comunismo tra Oriente ed Occidente, Laterza, Bari, 2001. a.. Losurdo, Domenico, Utopia e stato d'eccezione. Sull'esperienza storica del "socialismo reale", Laboratorio politico, Napoli, 1996. a.. Canfora, Luciano, Pensare la rivoluzione russa, Teti, Milano, 1995. -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/png Dimensione: 858 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/jpeg Dimensione: 21845 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/png Dimensione: 1376 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... 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Nome: non disponibile Tipo: image/jpeg Dimensione: 6156 bytes Descrizione: non disponibile URL: _______________________________________________ Bsf mailing list Bsf a bresciasocialforum.org https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf Passa a Yahoo! Mail. La webmail che ti offre GRATIS spazio illimitato, antispam e messenger integrato. http://it.mail.yahoo.com/ -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: _______________________________________________ Bsf mailing list https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf ------------------------------------------------------------------------------ Passa a Yahoo! Mail. La webmail che ti offre GRATIS spazio illimitato, antispam e messenger integrato. -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From paolomori a bresciaonline.it Mon Feb 23 12:16:21 2009 From: paolomori a bresciaonline.it (paolomori a bresciaonline.it) Date: Mon, 23 Feb 2009 12:16:21 +0100 (CET) Subject: [Bsf] R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11 Message-ID: <7277842.1235387781381.JavaMail.tomcat5@einsteinium> Com'è evidente, il BSF non esiste più da tempo. Avrebbe forse potuto resistere se l'avessimo agito come "assemblea permanente non vincolante" della sinistra bresciana. Le diverse realtà organizzate non intendevano cedere la propria sovranità, ma si poteva pensare ad un luogo di confronto ed elaborazione di iniziative, programmi e campagne: non necessariamente da condividere, ma da proporre vicendevolmente e discutere ed eventualmente condividere. In questo modo saremmo un po' cresciuti tutti, ma non sarebbe stato possibile organizzare il BSF come "organizzazione politica": evidentemente alla maggioranza di chi ne faceva parte sembrava poco utile... Alla prossima (cercando di fare in modo che cui sia, ciascuno per quello che può) PaoloMori Paco ha scritto: > Caro Lorenzo: > Io ti rispetto personalmente per il coraggio e l'onesta delle tue parole... Personalmente non credo che ci siano fra di noi motivi personali ne ideologici che ci portino al concetto della Inimicizia Assoluta. > Considero legittime le tue posizioni,le comprendo, condivido certe ed altre no...Sono pronto a compartire con te lo stesso pane (compagni). Si continui nel impegno di disiscriveti del forum debbi abilitare i cookie e farti mandare la password cliccando sul link, con la password che ti arriverà in casella introduce la mail, digita la password ed entrerai nel tuo account. Sempre con i cookie abilitati, se non non funge.... > Saluti e Abbracci Comunisti... > Paco > ----- Original Message ----- > From: Lorenzo Mazzù > To: brescia social forum ; Paco > Sent: Sunday, February 22, 2009 11:01 PM > Subject: Re: [Bsf] R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11 > Allora scusate, > cerco di chiarire meglio il mio pensiero, che nella mail precedente ho espresso in maniera sconsiderata ed arrabbiata. > Da ormai 8 anni partecipo al Brescia Social Forum, in forma presente e attiva prima, tramite mail (ma non solo) dopo. > Che volete che vi dica? sono deluso, tutto qua! Era una rete che voleva unire realtà che condividevano valori e ideali, indipendentemente dall'ispirazione e dai principi di partenza delle sue componenti. Ora cos'è diventato? La cassa di risonanza dei singoli movimenti e partiti politici? Il contenitore di polemiche infinite tra vendoliani e ferreriani e turigliattiani? Pur riconoscendo l'importanza delle varie posizioni e dell'approfondimento delle questioni teoriche sull'attualità delle idee...diciamo..scusate l'imprecisione...genericamente marxiste.....pur riconoscendo l'importanza del decidere se abbia "più ragione" chi ripropone una sinistra comunista e anticapitalista o chi propone una sinistra diversa, nuova, smarcata dal pensiero tradizionale, pur essendo comunista nel cuore e nella mente, e pur credendo nell'importanza del sogno e nell'attualità delle questioni che il pensiero marxista, con le sue infinite sfaccettature, pone più che mai nella società di oggi, devo tristemente riportare alla memoria che il brescia social forum NON ERA QUESTO, NON ERA QUESTO! E' stato detto, da più parti, che oggi non siamo più nel 2001 e che è inutile riproporre le esperienzedi allora, va bene, d'accordo, bisogna rinnovarsi, ma cosa siamo diventati oggi? > me lo spiegate? ho letto anch'io il capitale e il manifesto, ma mi spiegate che c'entra con la necessità di portare oggi nella nostra società delle iniziative che sensibilizzino l'uomo della strada di fronte al problema dei danni enormi che crea il pensiero unico neo-liberista? e le mail infinite fatte di polemiche interne? ma non è ora di sintetizzare le idee e tradurle in fatti? non che non ci siano state iniziative importanti, per carità, ma il contatto con la realtà dov'è finito? l'abbiamo perso del tutto? la realtà si cambia dal di dentro - secondo me - non bastano le dispute teoriche interne a risolvere le questioni... > Grazie a tutti lo stesso, comunque lascio senza sbattere la porta, se mi viene consentito dal link...... > Buona fortuna > Lorenzo From aggregatione a yahoo.com.ar Mon Feb 23 17:50:54 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Mon, 23 Feb 2009 17:50:54 +0100 Subject: [Bsf] protestate per la condanna di Coppoli Message-ID: <1F481D6B21E04D16AFD5A26E2BF0CD84@haj> In Difesa della laicità dello stato e della scuola pubblica, del rispetto delle minoranze, del diritto di ogni uno a ribellarsi con forza irruenta alle decisioni della maggioranza che conculcano il Diritto Naturale delle persone. Perche sono illegittime quando invadono la sfera delle libertà individuali ed inviolabili della persona. DICHIARO LA MIA SOLIDARIETÀ AL PROF. FRANCO COPPOLI. PACO MILITANTE RIVOLUZIONARIO.... http://lombardia.indymedia.org/node/13695#comment-16434 protesta per la condanna di Coppoli Inserito da Anonimo il Ven, 20/02/2009 - 15:37 Giunta la notizia della sospensione di un mese comminata a Coppoli, ho inviato e invitato a inviare il seguente messaggio al Dirigente scolastico dell' Istituto di Terni e al Direttore generale dell'Uff. scolastico regionale: "Apprendo dalla stampa con stupore e indignazione della sanzione disciplinare inflitta al prof. Franco Coppoli, sanzione che viola il principio di laicità della scuola che, al contrario, sarebbe dovere delle Istituzioni pubbliche difendere, pena la violazione dei principi costituzionali. Ricordo, a tale proposito, che non essendo più la religione cattolica in Italia religione di stato l'istituzione pubblica non può attribuire ad essa alcun privilegio nei confronti di qualunque altra corrente di pensiero o credo religioso." Gli indirizzi a cui inviare la protesta per la sanzione sono: preside a istitutocasagrande.it (prof.Giuseppe Metastasio) direzione-umbria a istruzione.it (dr. Nicola Rossi) saluti paolida carli -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Mon Feb 23 18:17:36 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Mon, 23 Feb 2009 18:17:36 +0100 Subject: [Bsf] 'Misure urgenti in materia di pubblica sicurezza e di contrasto alla violenza sessuale' Message-ID: <2660F44661A649F9B737F34D0F4FF700@haj> La Presidenza del Consiglio dei Ministri comunica: il Consiglio dei Ministri si è riunito oggi, alle ore 9,05 a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente, Silvio Berlusconi. Segretario, il Sottosegretario di Stato alla Presidenza, Gianni Letta. Il Consiglio ha approvato, su proposta del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e dei Ministri dell'interno, Roberto Maroni, della giustizia, Angelino Alfano, e per le pari opportunità, Maria Rosaria Carfagna: - un decreto-legge per l'adozione immediata di incisive misure di contrasto a reati (in particolare quelli legati a violenza sessuale) la cui recrudescenza sta creando allarme sociale per frequenza ed efferatezza; le norme, già presentate al Parlamento e riversate in questo provvedimento per garantirne un'immediata efficacia, prevedono tra l'altro l'obbligatorietà della custodia cautelare in carcere per reati particolarmente odiosi (violenza sessuale, violenza sessuale di gruppo, prostituzione minorile e pedopornografia, turismo sessuale) nonchè l'esclusione dei benefici dell'affidamento in prova e della semilibertà per i condannati, particolari misure di prevenzione quali la possibilità che i sindaci, previa intesa coi Prefetti, si avvalgano di forme di collaborazione da parte di associazioni di cittadini (non armati) utili a segnalare casi di disagio sociale o che possano recare pregiudizio alla sicurezza. A tutte le vittime di violenza sessuale viene garantito il gratuito patrocinio a spese dello Stato. Il decreto assegna al Ministero dell'Interno maggiori risorse per 100 milioni di euro e prevede l'assunzione di circa 2500 unità di personale delle Forze di polizia. In coerenza con la direttiva europea, il trattenimento di stranieri irregolari può essere protratto fino ad un massimo di sei mesi.Viene introdotto nell'ordinamento il reato di "atti persecutori" (cosiddetto "stalking") per sanzionare minacce e molestie reiterate che potrebbero evolversi in violenza sessuale o omicidio. Sanzioni ancora maggiori se il reato è commesso dall'ex partner o nei confronti di soggetti particolarmente vulnerabili. Il decreto-legge istituisce tra l'altro un numero verde per le vittime. Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica, di contrasto alla violenza sessuale e in tema di atti persecutori IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione; Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di introdurre una serie di misure urgenti intese ad assicurare una maggiore tutela della sicurezza della collettività a fronte dell'allarmante crescita degli episodi collegati alla violenza sessuale attraverso un sistema di norme finalizzate al contrasto dei delitti di violenza sessuale e ad una più concreta tutela delle vittime dei suddetti reati, all'introduzione di una disciplina organica in materia di atti persecutori, ad una più efficace disciplina dell'espulsione e del respingimento degli immigrati irregolari, ad un più articolato controllo del territorio; Ritenuto, pertanto, di anticipare talune delle norme contenute in disegni di legge già approvati da un ramo del Parlamento in materia di sicurezza pubblica e di atti persecutori Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del ; Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, del Ministro per le pari opportunità, del Ministro dell'interno e del Ministro della giustizia ; emana il seguente decreto-legge: CAPO I Disposizioni in materia di violenza sessuale, esecuzione dell'espulsione e controllo del territorio Articolo 1 (Modifiche al codice penale) 1 . All'articolo 576, primo comma, del codice penale, il n .5) è sostituito dal seguente: " 5) in occasione della commissione di taluno dei delitti previsti dagli articoli 609- bis, 609- quater, 609- octies" ; Articolo 2 (Modifiche al codice di procedura penale) 1 . Al codice di procedura penale sono apportate le seguenti modificazioni: a) all'articolo 275, comma 3, le parole : «all'articolo 416-bis del codice penale o ai delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dal predetto articolo 416-bis ovvero al fine di agevolare l'attività delle associazioni previste dallo stesso articolo» sono sostituite dalle seguenti : «all'articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, nonché in ordine ai delitti di cui agli articoli 575, 600-bis, primo comma, 600-ter, escluso il quarto comma, 600-quinquies, 609-bis, escluso il caso previsto dal terzo comma, 609-quater, commi primo, n . 2, secondo e quinto, e 609-octies del codice penale,» b) all'articolo 380, comma 2, dopo la lettera d) è inserita la seguente: «d-bis) delitto di violenza sessuale previsto dall'articolo 609-bis, escluso il caso previsto dal terzo comma, e delitto di violenza sessuale di gruppo previsto dall'articolo 609-octies del codice penale» Articolo 3 1 . Al comma 1 dell'articolo 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al primo periodo, dopo la parola : «600,» sono inserite le seguenti : «600-bis, primo comma, 600-ter, primo e secondo comma,» e dopo la parola : «602» sono inserite le seguenti : «, 609-bis, escluso il caso previsto dal terzo comma, 609-ter, 609-quater, primo comma, 609-octies»; b) al quarto periodo, le parole : «600-bis, primo comma, 600-ter, primo e secondo comma, 600-quinquies, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-octies» sono sostituite dalle seguenti : «600-bis, secondo e terzo comma, 600-ter, terzo comma, 600-quinquies e 609-quater, secondo comma» . Articolo 4 (Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115.). 1 . All'articolo 76 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, dopo il comma 4-bis è aggiunto il seguente: «4-ter. Articolo 5 (Esecuzione dell 'espulsione) 1. Al comma 5 dell'articolo 14 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n . 286, sono aggiunti in fine i seguenti periodi: "Trascorso tale termine, in caso di mancata cooperazione al rimpatrio del cittadino del Paese terzo interessato o di ritardi nell'ottenimento della necessaria documentazione dai paesi terzi, il questore può chiedere al giudice di pace la proroga del trattenimento per un periodo ulteriore di sessanta giorni. Qualora persistano le condizioni di cui al periodo precedente il questore può chiedere al giudice una ulteriore proroga di sessanta giorni . Il periodo massimo complessivo di trattenimento non può essere superiore a centottanta giorni . Il questore, in ogni caso, può eseguire l'espulsione ed il respingimento anche prima della scadenza del termine prorogato, dandone comunicazione senza ritardo al giudice di pace .". 2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano ai cittadini di Stati non appartenenti all'Unione europea anche se già trattenuti nei centri di identificazione e espulsione al momento dell'entrata in vigore del presente decreto . Articolo 6 (Piano straordinario di controllo del territorio). 1. Al fine di predispone un piano straordinario di controllo del territorio, nell'art. 61, comma 22 del decreto legge 25 giugno 2008, n . 112 convertito, con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008, n . 133, che ha autorizzato le Forze di polizia ed il Corpo dei Vigili del Fuoco ad effettuare, in deroga alla normativa vigente, assunzioni entro il limite di spesa pari a 100 milioni di euro annui, le parole " con decreto del Presidente della Repubblica, da emanare entro il 30 aprile 2009", contenute nell'ultimo periodo dello stesso comma 22, sono sostituite dalle seguenti : "con decreto del Presidente della Repubblica, da adottarsi su proposta dei Ministri della Funzione pubblica, dell'interno e dell'economia e delle finanze, entro il 31 marzo 2009". 2. In attesa dell'adozione del decreto di cui al comma 6 dell'articolo 2 del decreto-legge 16 settembre 2008, n. 143, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2008, n . 181, e successive modificazioni, le risorse oggetto di confisca versate all'entrata del bilancio dello Stato successivamente all'entrata in vigore del predetto decreto-legge sono immediatamente riassegnate, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, nel limite di 100 milioni di euro, al fondo per le esigenze correnti di funzionamento dei servizi dell'amministrazione di cui alla Missione Fondi da ripartire - Programma Fondi d'assegnare - cap 3001 del bilancio del Ministero dell'interno, per le urgenti necessità di tutela della sicurezza pubblica e del soccorso pubblico. 3. I Sindaci possono avvalersi della collaborazione di associazioni tra cittadini non armati, previa intesa con il Prefetto che ne informa il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, al fine di segnalare agli organi di polizia locale, ovvero alle Forze di polizia dello Stato, eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana ovvero situazioni di disagio sociale. 4. Le associazioni sono iscritte in apposito elenco tenuto a cura del prefetto . Con decreto del Ministro dell'interno, da emanare entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto legge, sono determinati gli ambiti operativi, i requisiti per l'iscrizione nell'elenco e sono disciplinate le modalità di tenuta dei relativi elenchi. 5. Per la tutela della sicurezza urbana, i comuni possono utilizzare sistemi di videosorveglianza in luoghi pubblici o aperti al pubblico. 6. La conservazione dei dati, delle informazioni e delle immagini raccolte mediante l'uso di sistemi di videosorveglianza è limitata ai sette giorni successivi alla rilevazione, fatte salve speciali esigenze di ulteriore conservazione . CAPO II Disposizioni in materia di atti persecutori Articolo 7 (Modifiche al codice penale) 1 . Al codice penale sono apportate le seguenti modificazioni: a) dopo l'articolo 612 è inserito il seguente: «Art. 612-bis . - (Atti persecutori) . - Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita. La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa. La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero con armi, o da persona travisata. Il delitto è punito a querela della persona offesa . Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. Si procede tuttavia d'ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n . 104, nonche' quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d'ufficio»; b) al primo comma dell'articolo 576, dopo il numero 5) è inserito il seguente: «5 .1) dall'autore del delitto previsto dall'articolo 612-bis» . (Ammonimento) 1. Fino a quando non è proposta querela per il reato di cui all'articolo 612-bis del codice penale, introdotto dall'articolo 7 del presente decreto-legge, la persona offesa può esporre i fatti all'autorità di pubblica sicurezza avanzando richiesta al questore di ammonimento nei confronti dell'autore della condotta . La richiesta è trasmessa senza ritardo al questore. 2. Il questore, assunte se necessario informazioni dagli organi investigativi e sentite le persone informate dei fatti, ove ritenga fondata l'istanza, ammonisce oralmente il soggetto nei cui confronti e' stato richiesto il provvedimento, invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge e redigendo processo verbale . Copia del processo verbale è rilasciata al richiedente l'ammonimento e al soggetto ammonito . Il questore valuta l'eventuale adozione di provvedimenti in materia di armi e munizioni. 3. La pena per il delitto di cui all'articolo 612-bis del codice penale è aumentata se il fatto è commesso da soggetto già ammonito ai sensi del presente articolo. 4. Si procede d'ufficio per il delitto previsto dall'articolo 612-bis del codice penale quando il fatto è commesso da soggetto ammonito ai sensi del presente articolo . Articolo 9. (Modifiche al codice di procedura penale) 1 . Al codice di procedura penale sono apportate le seguenti modificazioni: a) all'articolo 266, comma 1, lettera f), dopo la parola: «minaccia,» sono inserite le seguenti : «atti persecutori,»; b) dopo l'articolo 282-bis sono inseriti i seguenti: «Art. 282-ter. - (Divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa). - 1 . Con il provvedimento che dispone il divieto di avvicinamento il giudice prescrive all'imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa ovvero di mantenere una determinata distanza da tali luoghi o dalla persona offesa. 2. Qualora sussistano ulteriori esigenze di tutela, il giudice può prescrivere all'imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati da prossimi congiunti della persona offesa o da persone con questa conviventi o comunque legate da relazione affettiva ovvero di mantenere una determinata distanza da tali luoghi o da tali persone. 3 . Il giudice può, inoltre, vietare all'imputato di comunicare, attraverso qualsiasi mezzo, con le persone di cui ai commi 1 e 2. 4. Quando la frequentazione dei luoghi di cui ai commi 1 e 2 sia necessaria per motivi di lavoro ovvero per esigenze abitative, il giudice prescrive le relative modalità e può imporre limitazioni. Art. 282-quater . - (Obblighi di comunicazione) . - 1 . I provvedimenti di cui agli articoli 282-bis e 282-ter sono comunicati all'autorità di pubblica sicurezza competente, ai fini dell'eventuale adozione dei provvedimenti in materia di armi e munizioni . Essi sono altresì comunicati alla parte offesa e ai servizi socio-assistenziali del territorio»; c) ali' articolo 392, il comma 1-bis è sostituito dal seguente : «1-bis. Nei procedimenti per i delitti di cui agli articoli 572, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, 612-bis, 600, 600-bis, 600-ter, anche se relativo al materiale pornografico di cui all'articolo 600-quater .1, 600-quinquies, 601, 602, del codice penale il pubblico ministero, anche su richiesta della persona offesa, o la persona sottoposta alle indagini possono chiedere che si proceda con incidente probatorio all'assunzione della testimonianza di persona minorenne ovvero della persona offesa maggiorenne, anche al di fuori delle ipotesi previste dal comma l» ; d) al comma 5-bis dell'articolo 398: 1) le parole : «e 609-octies» sono sostituite dalle seguenti : «, 609-octies e 612-bis»; 2) le parole : «vi siano minori di anni sedici» sono sostituite dalle seguenti : «vi siano minorenni»; 3) le parole: «quando le esigenze del minore» sono sostituite dalle seguenti : «quando le esigenze di tutela delle persone»; 4) le parole: «l'abitazione dello stesso minore» sono sostituite dalle seguenti : «l'abitazione della persona interessata all' assunzione della prova»; e) al comma 4-ter dell'articolo 498: 1) le parole : «e 609-octies» sono sostituite dalle seguenti : «, 609-octies e 612-bis»; 2) dopo le parole: «l'esame del minore vittima del reato» sono inserite le seguenti : «ovvero del maggiorenne infermo di mente vittima del reato» . Articolo 10 1 . All'articolo 342-ter, terzo comma, del codice civile, le parole : «sei mesi» sono sostituite dalle seguenti: «un anno» . Articolo 11 (Misure a sostegno delle vittime del reato di atti persecutori) 1 . Le forze dell'ordine, i presìdi sanitari e le istituzioni pubbliche che ricevono dalla vittima notizia del reato di atti persecutori, di cui all'articolo 612-bis del codice penale, introdotto dall'articolo 7 del presente decreto-legge, hanno l'obbligo di fornire alla vittima stessa tutte le informazioni relative ai centri antiviolenza presenti sul territorio, e in particolare nella zona di residenza della vittima. Le forze dell'ordine, i presìdi sanitari e le istituzioni pubbliche provvedono a mettere in contatto la vittima con i centri antiviolenza, qualora ne faccia espressamente richiesta . Articolo 12 (Numero verde) 1 . Presso la Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento per le pari opportunità è istituito un numero verde nazionale a favore delle vittime degli atti persecutori, attivo ventiquattro ore su ventiquattro, con la finalità di fornire, nei limiti di spesa di cui al comma 2 dell'articolo 13, un servizio di prima assistenza psicologica e giuridica da parte di personale dotato delle adeguate competenze nonche' di comunicare prontamente, nei casi di urgenza e su richiesta della persona offesa, alle forze dell'ordine competenti gli atti persecutori segnalati . CAPO III Copertura finanziaria Articolo 13 (Copertura finanziaria) 1. Agli oneri derivanti dalle disposizioni di cui all'articolo 4, comma 1, si provvede con gli ordinari stanziamenti di bilancio. 2. Per le finalità di cui all'articolo 12 è autorizzata la spesa annua di un milione di euro a decorrere dall'anno 2009. Al relativo onere si provvede mediante utilizzo dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 19, comma 3, del decreto-legge 4 luglio 2006, n . 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n . 248, come rideterminata dalla Tabella C allegata alla legge 22 dicembre 2008, n. 203. 3. Per le finalità di cui agli articoli 5, (...) 4. Dall'attuazione delle restanti disposizioni del presente decreto-legge non derivano nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica (Modifica all'articolo 342-ter del codice civile) Articolo 8.La persona offesa dai reati di cui agli articoli 609-bis, 609-quater e 609-octies del codice penale può essere ammessa al patrocinio anche in deroga ai limiti di reddito previsti dal presente decreto» . (Modifiche alla legge 26 luglio 1975, n . 354) -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: DECRETO-LEGGE SULLE MISURE URGENTI IN MATERIA DI SICUREZZA PUBBLICA DI CONTRASTO ALLA VIOLENZA SESSUALE E IN TEMA DI ATTI PERSECUTORI.pdf Tipo: application/pdf Dimensione: 25033 bytes Descrizione: non disponibile URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Mon Feb 23 19:42:49 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Mon, 23 Feb 2009 19:42:49 +0100 Subject: [Bsf] gruppo su Facebook in supporto del Professore Franco Coppoli Message-ID: Da http://lombardia.indymedia.org/node/13695 Abbiamo creato un gruppo su Facebook in supporto del Professore Franco Coppoli http://www.facebook.com/group.php?gid=54769471783 -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From cristianbodei a yahoo.it Mon Feb 23 20:12:54 2009 From: cristianbodei a yahoo.it (Cristian Bodei) Date: Mon, 23 Feb 2009 19:12:54 +0000 (GMT) Subject: [Bsf] I: NO alla sede di Forza Nuova a BG Message-ID: <219738.73943.qm@web28204.mail.ukl.yahoo.com> ----- Messaggio inoltrato ----- Da: carc bg A: Cristian Bodei ; Claudio Michelazzi ; Alec ; (nuovo) PCI ; SlaiCobaspSDC Dalmine ; FIOM Treviglio ; FIOM Bg ; FILT-CGIL BG ; CUB Bg ; CGIL Valter Pirovano ; CGIL Sergio Rota ; CGIL Paola Guerini ; CGIL Luciano Accetti ; CGIL Giuseppe Severgnini ; CGIL Giovanna Roncelli ; CGIL Gennaro Palazzo ; CGIL Emilia Naldi ; CGIL Bertoli Anna ; CGIL Bergamo ; CGIL Battista Pasta ; LaCittàInvisibile ; Graziella Norino(DiN) ; Chiara Lasala (laici BG) ; Baldi Miris ; Anghileri Giuseppe Inviato: Lunedì 23 febbraio 2009, 17:52:19 Oggetto: NO alla sede di Forza Nuova a BG In allegato il volantino e fax di protesta da inviare al sindaco di Bergamo. Passa a Yahoo! Mail. La webmail che ti offre GRATIS spazio illimitato, antispam e messenger integrato. http://it.mail.yahoo.com/               -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: 09.02.23 CARC BG NO FN a Bergamo + fax.doc Tipo: application/msword Dimensione: 148992 bytes Descrizione: non disponibile URL: From felmarg a tin.it Tue Feb 24 20:38:18 2009 From: felmarg a tin.it (felice mometti) Date: Tue, 24 Feb 2009 20:38:18 +0100 Subject: [Bsf] =?iso-8859-1?q?Presidio_migranti_Venerd=EC_27_febbraio_piaz?= =?iso-8859-1?q?za_della_Loggia?= Message-ID: <010a01c996b7$7201c530$1701a8c0@txp60b75716276> IL SENATO HA APPROVATO UNA LEGGE RAZZISTA IL COMUNE DI BRESCIA CONTINUA LA CAMPAGNA CONTRO I DIRITTI DEI MIGRANTI NONOSTANTE DUE SENTENZE DEL TRIBUNALE DEL LAVORO DICIAMO NO AL RAZZISMO E ALLE RITORSIONI VENERDI 27 FEBBRAIO ALLE 17.30 durante il Consiglio Comunale PRESIDIO in piazza della Loggia Il Senato ha approvato una legge ( Pacchetto sicurezza) che prevede: - il reato di clandestinità, non avere il permesso di soggiorno si commette un reato e si subisce una condanna - una tassa di centinaia di euro per rinnovare il permesso di soggiorno - i medici e gli ospedali potranno denunciare i migranti senza permesso di soggiorno che si rivolgono alle strutture sanitarie pubbliche Il Comune di Brescia dopo essere stato sconfessato un'altra volta dal Tribunale del Lavoro su bonus bebè, in quanto provvedimento discriminatorio, continua una campagna di odio nei confronti dei migranti fino a minacciare la sospensione dei pochi servizi a loro dedicati. Vogliono che i migranti siano i primi, e più degli altri, a pagare la crisi. E per fare questo vogliono aprire anche a Brescia un Centro di Identificazione e Espulsione ( ex Cpt ), un altro carcere speciale per i migranti. Dobbiamo dire NO a questi provvedimenti e chiedere - la cancellazione delle legge Bossi -Fini - una sanatoria per tutti gli immigrati - i servizi sociali, scuole, ospedali devono essere accessibili a tutti senza discriminazioni. Il bonus bebè deve essere dato a tutti. Associazioni migranti e reti antirazziste di Brescia e Provincia -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From sauro a bresciascuola.it Wed Feb 25 07:15:35 2009 From: sauro a bresciascuola.it (Sauro DiGiovanbattista) Date: Wed, 25 Feb 2009 07:15:35 +0100 Subject: [Bsf] si puo? Message-ID: <49A4E207.1080307@bresciascuola.it> Vorrei proporre alcune riflessioni che spingono a proposte. Da almeno due anni in provincia di Brescia si è costituito un tessuto di organizzazioni, collettivi, comitati, singoli compagni che operano insieme su posizioni di classe, organizzando iniziative, mobilitazioni, qualche volta dibattiti, lotte e movimenti. I temi sono quelli della difesa degli sfruttati, (no alla guerra, antifascismo, diritti individuali e collettivi, condizioni di vita dignitose, difesa dell'ambiente per tutti gli esseri viventi, alternativa al capitalismo) senza mediazioni ne deleghe agli apparati politici di sinistra. Ognuno si è ritagliato e costruito i luoghi di organizzazione o partecipazione saltuaria che meglio ha potuto o voluto. Questa area che ha tanto in comune in pratiche e obiettivi e speranze è costituita da forse alcune centinaia di compagni in tutta la provincia, è in parte riconosciuta, ma non capace di aggregazione strategica e progettualità. Pongo alla riflessione, è possibile costruire, (senza chiedere a nessuno di rinunciare alle proprie strutture o pratiche, ma anzi valorizzandole) un luogo fisico di incontro, discussione, coordinamento organizzativo continuativo della sinistra anticapitalista bresciana? ciao sauro From gabrielebrn a hotmail.com Wed Feb 25 09:08:06 2009 From: gabrielebrn a hotmail.com (Gabriele Bernardi) Date: Wed, 25 Feb 2009 08:08:06 +0000 Subject: [Bsf] =?windows-1252?q?presidio_contro_il_razzismo_e_per_il_bonus?= =?windows-1252?q?_beb=E8_venerd=EC_27_febbraio_ore_17=2E30_piazza_loggia?= Message-ID: LA PEDOFOBIA DI PAROLI&ROLFI Il Comune di Brescia ha deciso di togliere a tutti i genitori il bonus bebè, il finanziamento di mille euro già promesso per i bambini nati nel 2008. Motivo: Paroli&Rolfi non vogliono che a beneficiare di questo contributo economico siano anche i neonati bresciani figli di genitori immigrati, come invece prescrivono ben due sentenze del tribunale di Brescia. I signori dell?Amministrazione comunale non hanno ben chiaro che il bonus bebè non è una loro concessione, non è un regalo che possono decidere di fare e poi negare a loro piacimento. Tanto meno ora, nel pieno di una crisi economica e sociale che accresce la precarietà e il costo della vita per la grande maggioranza della popolazione. Una crisi che l?ennesimo governo dei banchieri e degli industriali vuole far pagare non a chi l?ha causata arricchendosi per anni (banchieri e industriali ricevono anzi miliardi di finanziamenti pubblici), ma a chi paga da sempre: su lavoratrici e lavoratori, italiani e immigrati, piovono licenziamenti, altra precarietà, tagli alle retribuzioni e ai servizi sociali. Il bonus bebè è una misura di welfare - per altro misera e insufficiente ? pagata dalla collettività per la collettività e necessaria a sostenere il reddito di migliaia di persone a Brescia. Il bonus bebè è un diritto. Per questo esigiamo che venga erogato a tutti i genitori con figli neonati a Brescia che ne hanno bisogno. Che ne abbiano fatto richiesta o che vogliano farne richiesta. Siano italiani oppure no. Perché l?etnia o la razza non possono essere requisito per il riconoscimento di un diritto. Perché non esiste ragione accettabile per escludere i neonati bresciani figli di genitori immigrati, di lavoratori e lavoratrici che non sono da meno nel pagare tasse, versare contributi INPS e dare un apporto fondamentale (10% del PIL) alla produzione della ricchezza di questa città e di questo Paese. E? il razzismo la sola motivazione di chi vuole negare il bonus ai figli dei migranti. Così come è soltanto la volontà di alimentare odio etnico a spiegare la decisione di Paroli&Rolfi di togliere il bonus a tutti pur di non darlo anche ai neonati figli di genitori immigrati. I signori della Giunta comunale non rinuciano a voler mettere italiani contro immigrati nemmeno se a farne le spese sono i bambini. E non è la prima volta che se la prendono con i più piccoli, come ci ricorda la chiusura della biblioludoteca del Carmine. LA LORO CRISI SE LA PAGHINO LORO, NON I NOSTRI FIGLI!! Vogliono usare la crisi, che viene scaricata sulle classi popolari, italiane e immigrate, per fomentare guerre tra poveri. E? la logica del Comune di Brescia. Dei ministri, sindaci e mass media che ogni giorno ci spiegano che a mettere a rischio la nostra sicurezza sono gli immigrati. Di chi istituzionalizza le ronde e vara il nuovo ?pacchetto sicurezza? (ddl 733), vera legge razziale con la quale il parlamento rende ancora più ricattabili, sfruttabili e insicuri proprio gli immigranti, e con loro i diritti sociali di tutti e tutte. NOI NON CI STIAMO, NON SIAMO ARRUOLABILI. GIU? LE MANI DAL BONUS BEBE? PER TUTTI I NEONATI! NO AL ?PACCHETTO SICUREZZA?, AL LEGAME TRA LAVORO E PERMESSO DI SOGGIORNO, AI CENTRI DI DETENZIONE DI IMMIGRATI, ALLA LEGGE BOSSI-FINI venerdì 27 febbraio h 17.30 piazza loggia in concomitanza con la riunione del consiglio comunale manifestazione - presidio organizzato dalle Associazioni migranti e reti antirazziste di Brescia e Provincia ATTENZIONE! Per la raccolta dei ricorsi e delle nuove richieste del bonus bebé da parte delle famiglie italiane e immigrate è possibile rivolgersi a Radio Onda d?Urto (tel. 03045670) e all?Associazione diritti per tutti (via Battaglie 29 Brescia, tel. 3316152012/7). Associazione Diritti per Tutti _________________________________________________________________ Quali sono le più cliccate della settimana? http://livesearch.it.msn.com/ -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Wed Feb 25 10:30:15 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Wed, 25 Feb 2009 10:30:15 +0100 Subject: [Bsf] SCUOLA PRIVATIZZATA? NO GRAZIE! NO AL DDL APREA FIRMA E DIFFONDI QUESTO APPELLO Message-ID: <496A6117013143959E894D967FD481DE@haj> http://www.foruminsegnanti.it/appello2009/ SCUOLA PRIVATIZZATA? NO GRAZIE! NO AL DDL APREA Ma che razza di scuola è? - Una scuola che si "governa" tramite un consiglio di amministrazione, diretto e gestito con poteri assolutistici dal dirigente scolastico e formato da 11 persone tra rappresentanti di docenti, genitori, studenti (nelle superiori con voto consultivo), degli enti locali, delle realtà culturali, produttive (che condizionerebbero la vita della scuola secondo i propri interessi, soprattutto se sono tra i finanziatori) e nessuna rappresentanza del personale ATA. - Una scuola che può essere trasformata in fondazione e soggetta al condizionamento di chi la finanzia e la gestisce con la presenza nel consiglio di amministrazione, come se si trattasse di una SpA. - Una scuola regionalizzata con il trasferimento a tali enti delle risorse umane (docenti e ATA) e dei beni e delle risorse finanziarie. - Dove si lavorerà per chiamata diretta come in una ditta privata, senza la garanzia di un pubblico concorso nazionale, ma con un concorso di istituto. - In cui i docenti non decidono neanche dell'offerta formativa, perché il piano elaborato dal collegio dovrà subire l'approvazione dell'onnipotente consiglio e dovrà soddisfare la richiesta prevalente delle famiglie. - Con i docenti inquadrati per gradi come in un corpo militare e promossi al grado superiore, se lo vorrà il dirigente e il ministro delle finanze, che concederà i soldi. - Con capi sottocapi e caporali. - Sottoposti a periodica valutazione sull'attività svolta, documentata nel loro portfolio. - Dove tra due insegnanti, a parità di ore lavorate ed anzianità di servizio, potranno esserci consistenti differenze di retribuzione, sulla base di un presunto merito attribuito da una commissione interna presieduta dal dirigente, con tutti i probabilissimi risvolti clientelari del caso. - Dove il precariato sarà una condizione lavorativa permanente di tutti. - Senza rappresentanza sindacale di istituto, le cui mansioni sarebbero svolte da più compiacenti associazioni professionali. Quest' obbrobrio non è la scuola della Costituzione! Eppure tutto ciò, per quanto incredibile e orribile, è contenuto in un disegno di legge presentato da Valentina Aprea, attualmente in discussione in Parlamento. il DDL Aprea è un colpo mortale alla Scuola Pubblica e ai diritti dei lavoratori - Destruttura il carattere pubblico dell'istruzione statale. - Elimina la libertà d'insegnamento - Attacca la Costituzione. - Infrange l'unicità della funzione docente istituendo gerarchie di ruolo, giuridiche e funzionali. - Viola le regole generali per il reclutamento dei dipendenti pubblici. - Svilisce il contratto nazionale. Bisogna disinnescare subito questo pericolosissimo progetto attraverso una massiccia opera di controinformazione ed una mobilitazione generale e diffusa nelle Scuole e nel Paese Il Forum Insegnanti CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DELL'ISTRUZIONE BENE COMUNE DI TUTTI I CITTADINI FIRMA E DIFFONDI QUESTO APPELLO PER ADERIRE scarica il modulo per la raccolta delle sottoscrizioni da compilare, digitalizzare con lo scanner e spedire via email all'indirizzo: info a foruminsegnanti.it Oppure aggiungi semplicemente la tua firma on line compilando il form nel indirizzo sottostante http://www.foruminsegnanti.it/appello2009/ -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/gif Dimensione: 186 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/png Dimensione: 95 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: NO_APREA.pdf Tipo: application/pdf Dimensione: 18338 bytes Descrizione: non disponibile URL: From manliovicini a hotmail.com Wed Feb 25 21:44:03 2009 From: manliovicini a hotmail.com (manlio vicini) Date: Wed, 25 Feb 2009 20:44:03 +0000 Subject: [Bsf] Appello alla sinistra alternativa bresciana In-Reply-To: <545531.39782.qm@web26603.mail.ukl.yahoo.com> References: <545531.39782.qm@web26603.mail.ukl.yahoo.com> Message-ID: Cari compagni e compagne di Sinistra Critica, raccolgo l?appello da voi lanciato per l?apertura di una discussione sul che fare a sinistra, anche in prospettiva delle prossime scadenze elettorali in provincia di Brescia, perché credo che la proposta abbia il merito di intercettare un sentire diffuso, un?esigenza avvertita da ampi settori delle persone che si riconoscono nei valori e negli ideali della Sinistra, ma che non riescono a identificarsi, o più semplicemente a credere nelle proposte (e nelle persone che di quelle proposte si fanno portatrici) che pervengono dalla diaspora del PRC e dalla deriva ultramoderata del P.D. La sinistra che per comodità definirei ?istituzionale? sconta infatti una gravissima crisi che è deficit di proposta politica, di intervento nella società, ma forse ancor più di credibilità di fronte ai propri interlocutori. E? una crisi che si è manifestata nelle disfatte elettorali (alle politiche per le forze assemblate nella Sinistra Arcobaleno, alle successive amministrative di Abruzzo e Sardegna per il P.D.), ma che affonda le sue radici negli errori fatti in un passato più o meno prossimo, errori che sono noti a tutti e dei quali non serve quindi ripercorrere il lungo elenco. Può apparire incongruo il mio riferimento anche alle vicende del P.D., che ha scelto un percorso che lo ha allontanato definitivamente da una prospettiva anche soltanto socialdemocratica, ma non è certo al P.D. che penso come possibile interlocutore in una discussione sulle prospettive a sinistra, quanto invece a quei militanti, simpatizzanti, elettori che lo stanno abbandonando in massa perché non si riconoscono nella progettualità neodemocristiana di quel partito. La deriva moderata del P.D. e la crisi politica e di credibilità di quanto si agita a sinistra del P.D. stesso, si realizzano in una fase che definirei senza mezzi termini drammatica, per le conseguenze di lungo periodo che possono realizzarsi. La crisi economica mondiale rischia infatti di trovare la sua via d?uscita passando attraverso i licenziamenti di massa, la compressione dei diritti dei lavoratori, l?attacco ai diritti sindacali e al diritto di sciopero, l?ulteriore erosione dei salari, la prospettiva della chiusura per tante piccole attività economiche. D?altro lato, il governo sia nazionale che locale spinge sempre di più sul versante della paranoia securitaria, dell?attacco ai diritti dei migranti, della costruzione di uno Stato etico di stampo clericale, della destrutturazione degli equilibri tra i poteri, con una prospettiva autoritaria di impronta populista. A fronte questa di situazione disastrosa, risulta ancora più grave la mancanza di un?opposizione di sinistra che sappia proporsi come alternativa credibile all?esistente, che possa coagulare intorno a sé il consenso di quella parte sempre più ampia di cittadini che manifestano il loro malcontento abbandonando i partiti, nei confronti dei quali hanno perso ogni fiducia. Il vostro appello si rivolge, scrivete, ai lavoratori e ai precari, ai comitati territoriali, ai collettivi femministi, alle reti di migranti, ai centri sociali, alle associazioni agli studenti; si tratta di realtà comunque esistenti e organizzate, o autorganizzate, che nei loro ambiti d?intervento portano avanti un importante lavoro ?resistenziale?. Sicuramente si deve partire da lì, con la consapevolezza però che non si può fermarsi lì e che occorre sapersi rivolgere anche a tutte quelle persone che, in maniera meno visibile, resistono quotidianamente a condizioni di vita sempre più insopportabili, e alle quali non resta altrimenti che la scelta della rassegnazione e del disimpegno. E?, questo, un momento che richiede sforzo di analisi e di intervento, credibilità della proposta, capacità di costruire consenso con un lavoro in profondità certo di non breve periodo, che sappia rendere plausibile e desiderabile un modello diverso di società, perché si possa passare da una fase difensiva, appunto ?resistenziale?, a una nuova fase di affermazione ed espansione dei diritti: di libertà, di uguaglianza e di giustizia sociale. Credo, raccogliendo la vostra proposta e per darle uno sbocco, che a Brescia il primo momento possa e debba essere un?assemblea pubblica di dimensione provinciale, da prepararsi e costruirsi entro un mese con un lavoro capillare di coinvolgimento di realtà e persone, e che sappia intercettare l?esigenza di Sinistra che credo sia presente nella società ben oltre la rappresentazione che ne danno i diversi partiti a sinistra del P.D. Penso a un?assemblea modulata su due giornate, in cui a ciascuno sia data la possibilità di rappresentare le proprie aspirazioni e dalla quale possa uscire una proposta di intervento inclusiva e continuativa, una ?rete civica della sinistra? di dimensione provinciale, che non si limiti a ripercorrere l?esperienza dei gruppi tematici. Credo infatti che quell?esperienza, per come è stata realizzata nei Social Forum, abbia segnato dei limiti, portando alla separatezza tra gruppi di lavoro poco comunicanti tra loro e all?accentramento in capo a poche persone di funzioni di coordinamento che, spesso, si risolvono poi nelle funzioni decisionali. Credo che oggi più che mai sia necessario invece lavorare per ricostruire una proposizione comune, riaffermare l?esigenza di un mondo migliore e attorno a quell?esigenza coagulare disponibilità ed entusiasmi (se di questi tempi può parlarsi di entusiasmi?), riempiendo lo spazio lasciato vuoto dai partiti politici. Credo che sia il momento del rimescolamento, della necessità di attivare una rete di relazioni fluide, di iniziare un lavoro che non si proponga risultati nell?immediato, ma che sappia comunque individuare degli ambiti e temi di intervento sui quali costruire da subito un terreno comune di iniziativa. Ambiti e temi che non potranno essere che quelli sui quali è più urgente la ricostruzione e l?organizzazione di un?opposizione di sinistra, perché più forte l?attacco portato dalle destre. Se seguendo questo percorso emergerà la possibilità di incrociarlo con la scadenza elettorale, sperimentando forme reticolari di ?civismo? di sinistra che riescano a proporsi come elemento di rottura nel panorama politico locale, ci si potrà anche provare, a partire da una scelta chiara e netta di opposizione. Ma credo ci si debba provare solo se, da una verifica assembleare larga, risulterà essere una scelta che risponde a un?esigenza diffusa, capace di suscitare speranze e rinnovare entusiasmi. E, a dirla tutta, credo che la proposta sia quasi fuori tempo massimo per le amministrative del giugno, perché impone un?accelerazione su un percorso non ancora iniziato, che potrebbe deviare dai suoi possibili sbocchi. La presentazione di una lista alla scadenza elettorale può avere un senso, solo se può contribuire ad alimentare un volano di partecipazione che favorisca la crescita di questo percorso; non certo per contarci, per far vedere che esistiamo, o per dare visibilità a una prospettiva di lotta che deve maturare prima di tutto nella società. Comunque, per concludere, propongo di convocare per la prossima settimana un?assemblea aperta, per iniziare la discussione e confrontarci sulle prospettive. Un saluto a tutte e tutti. Manlio > Date: Sat, 21 Feb 2009 18:34:46 +0000 > From: sinistracritica1 a yahoo.it > To: bsf a bresciasocialforum.org > Subject: [Bsf] Appello alla sinistra alternativa bresciana > > Appello alla sinistra alternativa bresciana > > E? NECESSARIO UN NUOVO INIZIO > > La sinistra non gode di ottima salute, a Brescia come in tutto il paese. Tante sono le ragioni, e tra le principali sicuramente aver privilegiato le compatibilità istituzionali e la gabbia di un centrosinistra sempre più omologato a un pensiero liberista, più o meno temperato, e compromesso con le politiche dei poteri forti della città e della provincia. > La sinistra già radicale, poi arcobaleno, poi divisa e litigiosa ha progressivamente ridotto la capacità di contrasto alla ?deriva? del centrosinistra e del Partito Democratico. E non ci convincono i tentativi di riproporre i medesimi percorsi che hanno portato al fallimento politico di quella esperienza. La provincia di Brescia è investita da una profonda trasformazione sociale e produttiva e la destra che ha amministrato negli ultimi anni punta a mercificare il territorio e l?intero ambiente, a privatizzare lo stato sociale e criminalizzare i migranti con politiche razziste. Senza trovare un?opposizione coerente da parte di un centrosinistra sempre più lacerato dalle lotte intestine delle varie caste e sottocaste interne. > Pensiamo però che la sinistra alternativa bresciana non si riduca alle sue rappresentazioni politico-istituzionali, e sul territorio provinciale molte sono le esperienze sociali, politiche e culturali impegnate nella costruzione di una società diversa, dove nessuno sia escluso; dove il lavoro sia un diritto ? senza sfruttamento e con salari degni; dove; dove socialità e spazi di vita siano l?alternativa agli ?imprenditori? della paura. Dove la partecipazione non sia l?ennesima appropriazione indebita di un ceto politico, ma la pratica diffusa di un protagonismo sociale chiamato a sviluppare lotte e conflitti,. > Questa sinistra diffusa è fatta di comitati di difesa dello stato sociale e del territorio, da lavoratrici e lavoratori privati, pubblici, precari e precarie che lottano per condizioni di lavoro e salari dignitosi; dai collettivi femministi che rifiutano il patriarcato, la paura e le politiche sicuritarie ?in loro nome?; dalle/dai migranti e dalle reti che con loro lavorano e lottano; dalle associazioni che si battono per una società laica e libera da integralismi e intromissioni vaticane; dai centri sociali autogestiti e dagli altri luoghi di produzione culturale, di comunicazione libera e autonoma; dagli studenti che lottano contro l?espropriazione del sapere. Da tutte/i quelle/i donne e uomini che non si rassegnano all?indifferenza e alla smobilitazione. > Questa sinistra diffusa e alternativa non ha al centro della sua iniziativa ? per fortuna! ? ogni scadenza elettorale: ma con questa dovrà fare i conti per non farsi rappresentare da coloro che hanno portato al disastro la sinistra in questo paese. > Sinistra Critica vuole verificare le condizioni per costruire una rete alternativa alle destre e al centrosinistra bresciano che si confronti anche con la scelta elettorale provinciale insieme ad altri soggetti politici e sociali interessati, alle esperienze di movimento Una proposta rivolta in primo luogo, evidentemente, a coloro che rifiutano qualsiasi prospettiva di governo, locale e nazionale, con il PD. > Un tentativo che ha l?obiettivo di riaprire uno spazio pubblico, che non si riduca alla scadenza elettorale, di confronto e di iniziativa . Serve un nuovo inizio al di fuori della retorica, della nostalgia, delle compatibilità presunte o imposte. > Per questo invitiamo tutte/i quelle/i interessate/i alla costruzione di una lista della sinistra alternativa, anticapitalista e di movimento a discutere, a incontrarsi, a rimettersi in gioco. > > Sinistra Critica Brescia > > sinistracritica1 a yahoo.it > www.sinistracritica.org/brescia > > > > > Passa a Yahoo! Mail. > > La webmail che ti offre GRATIS spazio illimitato, > antispam e messenger integrato. > http://it.mail.yahoo.com/ > -------------- parte successiva -------------- > Un allegato HTML è stato rimosso... > URL: > _______________________________________________ > Bsf mailing list > https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf _________________________________________________________________ Quante ne sai? Gioca con i 50 nuovi schemi di CrossWire! http://livesearch.games.msn.com/crosswire/play_it/ -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From cristianbodei a yahoo.it Wed Feb 25 23:05:43 2009 From: cristianbodei a yahoo.it (Cristian Bodei) Date: Wed, 25 Feb 2009 22:05:43 +0000 (GMT) Subject: [Bsf] I: SABATO 28 MOBILITAZIONE ANTIFA A BG Message-ID: <427389.55099.qm@web28213.mail.ukl.yahoo.com> ----- Messaggio inoltrato ----- Inviato: Mercoledì 25 febbraio 2009, 0:46:31 Oggetto: Fw: SABATO 28 MOBILITAZIONE ANTIFA A BG ----- Original Message ----- From: Rossana Noris Sent: Tuesday, February 24, 2009 3:48 PM Subject: SABATO 28 MOBILITAZIONE ANTIFA A BG fate girare ciao Rossa Passa a Yahoo! Mail. La webmail che ti offre GRATIS spazio illimitato, antispam e messenger integrato. http://it.mail.yahoo.com/               -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: 28feb.jpg Tipo: image/jpeg Dimensione: 476009 bytes Descrizione: non disponibile URL: From sinistracritica1 a yahoo.it Thu Feb 26 14:44:40 2009 From: sinistracritica1 a yahoo.it (Sinistra Critica Brescia) Date: Thu, 26 Feb 2009 13:44:40 +0000 (GMT) Subject: [Bsf] Ultimi inserimenti nel Blog di Sinistra Critica di Brescia Message-ID: <33977.45332.qm@web26605.mail.ukl.yahoo.com> www.sinistracritica.org/brescia   Appello alla sinistra alternativa bresciana E? necessario un nuovo inizio La sinistra non gode di ottima salute, a Brescia come in tutto il paese. Tante sono le ragioni, e tra le principali sicuramente aver privilegiato le compatibilità istituzionali e la gabbia di un centrosinistra sempre più omologato a un pensiero liberista, più o meno temperato, e compromesso con le politiche dei poteri forti della città e della provincia. La sinistra già radicale, poi arcobaleno, poi divisa e litigiosa ha progressivamente ridotto la capacità di contrasto alla ?deriva? del centrosinistra e del Partito Democratico. E non ci convincono i tentativi di riproporre i medesimi percorsi che hanno portato al fallimento politico di quella esperienza. [continua]     LA A2A DI BRESCIA Dai rifiuti al nuke, come si fanno affari al tempo di Silvio di Andrea Palladino È l'azienda lombarda per eccellenza la A2A, nata nel gennaio del 2008 dalla fusione tra Aem - l'ex municipalizzata partecipata dal Comune di Milano - e la Asm Brescia. Una azienda prodigio del Nord, che ha costruito l'inceneritore «modello» di Brescia e ha trovato fortuna anche in Campania, dove ha preso in gestione l'appalto per il termovalorizzatore di Acerra, oggi in via di ultimazione (l'inaugurazione è però slittata a data non ancora precisata) e militarizzato. Sa presentarsi bene sui tanti tavoli che gli amici giusti gli aprono esibendo come fiore all'occhiello il mostro brucia-monnezza di Brescia, sfoggiando un premio di qualità ricevuto da un organismo che ha tra i promotori gli stessi costruttori dell'inceneritore. [continua] Da che parte stare In questo tempo di crisi è ancora più chiaro il significato della legge Bossi-Fini, del legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, dei centri di detenzione. Mentre il mercato del lavoro ogni giorno espelle migliaia di lavoratori e di lavoratrici, le risposte previste per i migranti sono solo due: razzismo ed espulsione. [continua] Passa a Yahoo! Mail. La webmail che ti offre GRATIS spazio illimitato, antispam e messenger integrato. http://it.mail.yahoo.com/               -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From luigino.beltrami1 a tin.it Fri Feb 27 16:56:00 2009 From: luigino.beltrami1 a tin.it (Luigino Beltrami) Date: Fri, 27 Feb 2009 16:56:00 +0100 Subject: [Bsf] SINTI: SABATO 28.2.09 MANIFESTAZIONE CONTRO LE INFAMI SCHEDATURE ETNICHE Message-ID: <49A80D10.9000208@tin.it> *_APPELLO_* *L'associazione Sinti Italiani, invita tutti ad aderire e a partecipare alla manifestazione che si terrà sabato 28 febbraio a Brescia per protestare contro i ddl n. 733 sulla "sicurezza". La manifestazione inizierà alle ore 14.00 a Piazzale Fossa Bagni * * *La manifestazione ha l'obiettivo di sensibilizzare i Parlamentari, il Presidente della Repubblica e tutta l'opinione pubblica su alcune norme contenute nella proposta di legge sulla "sicurezza", votata la scorsa settimana dal senato. In particolare gli articoli 42 (ex art. 36) e 50 (ex art. 44) colpiranno tutti i Cittadini italiani e non che vivono in roulotte, case-mobili, carovane o che vivono in ben immobili (appartamenti) che non hanno tutti i requisiti igienico sanitari, indicati dalle diverse leggi. Tutti questi Cittadini perderanno l'iscrizione anagrafica dal loro luogo di residenza e saranno schedati in un registro apposito dal Ministero dell'Interno: il registro dei senza fissa dimora. Se questa proposta di legge fosse approvata in maniera definitiva da un giorno all'altro migliaia di Cittadini si potranno vedere cancellata l'iscrizione anagrafica dai Comuni dove vivono per essere schedati in un apposito registro come "senza fissa dimora". Il registro separerà l'iscrizione anagrafica dagli abituali luoghi di vita, con effetti imprevedibili sul reale accesso ai servizi. Un esempio? Se una famiglia italiana di Venezia dovesse avere qualsiasi tipo di problema, dovrà rivolgersi ai servizi sociali della sua città o direttamente a Roma? Inoltre, non è da sottovalutare la dizione che sarà scritta sulle Carte d'Identità: "senza fissa dimora". Questa dizione limiterà in maniera notevole le possibilità di vita sociale e lavorativa. Infatti, con tale dicitura sulla Carta d'Identità sarà difficile anche solo ottenere una tessera per noleggiare dei video. Di fatto con l'approvazione degli articoli 42 e 50 la stragrande maggioranza dei Sinti italiani ma anche tantissimi altri Cittadini saranno cancellati dai luoghi di residenza e saranno tutti inseriti in un unico registro nazionale. Per queste ragioni invitiamo tutti ad aderire e a partecipare alla manifestazione *IN ALLEGATO LA LOCANDINA DELLA MANIFESTAZIONE* -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: manifestazione Sinti a Brescia 28-2-2009 Locandina.pdf Tipo: application/pdf Dimensione: 3268725 bytes Descrizione: non disponibile URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Fri Feb 27 23:23:49 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Fri, 27 Feb 2009 23:23:49 +0100 Subject: [Bsf] RITIRATA DELLA VITA POLITICA PUBBLICA Message-ID: <75A8209972CB4106B8A9139FFF01FAEA@haj> A Tutto il Movimento Bresciano, A Tutti gli Antifascisti e Rivoluzionari Bresciani In fondo questo e solo il detonante di una mia ricerca interiore sul che fare giusto in questo momento e sopratutto nella mia condizione di espulso dal lavoro, che ormai alla mia età e per sempre.... IO che sono nato sotto il fascismo e lo conosco molto bene fin da piccolo o dovuto imparare a leggere fra le rigge.... Per il momento mi ritiro fra le mie montagne e della politica alla luce del sole e medito seriamente se e il momento di passare direttamente a fare altre cose.... Vi abbraccio a tutti, vi tengo nel cuore e vi auguro che l'impegno che avete preso vi porti ad una gioiosa vittoria, a questo punto non credo che le nostre strade si incontreranno più sotto il sole ed neanche nel buio della notte terribile che sono certo si avvicina Per questo vi dico ¡¡¡HASTA SIEMPRE COMPAÑEROS !!! PACO -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: