[Bsf] Fw: [Movimenti] relazione introduttiva assemblea sindacalismo di base 7febbraio
Paco
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Ven 6 Feb 2009 18:28:18 CET
ricevo ed inoltro. Paco
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<movimenti a gnumerica.org>; <perladifesadellascuolapubblica a gnumerica.org>
Sent: Friday, February 06, 2009 5:56 PM
Subject: [Movimenti] relazione introduttiva assemblea sindacalismo di base
7febbraio
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> Ciao
> Pino
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Seconda Assemblea nazionale
Cub - Confederazione Cobas - SdL intercategoriale
Roma 7 Febbraio 2009
Il successo delle iniziative che il Patto di consultazione permanente ha
messo in campo negli ultimi mesi ci consegna una grande responsabilità. Ai
nostri appelli all'unità del sindacalismo di base, alternativo e
indipendente alla lotta sulla nostra piattaforma, hanno risposto centinaia
di migliaia di lavoratori e lavoratrici che hanno così voluto dare fiducia
al progetto di lavoro comune delle nostre organizzazioni.
La grande disponibilità alla lotta, espressa in tale occasione su obbiettivi
chiari e definiti dal basso, ci indica la strada su cui continuare a mettere
in campo le nostre iniziative. Non va nascosto, pero', che una vera
capitalizzazione di quello straordinario risultato è stata parzialmente
impedita dalle divergenze emerse a proposito del successivo sciopero del 12
dicembre, effettuato da alcune forze del Patto e non da altre. Se tale
divisione ci ha momentaneamente messo in difficoltà è importante
sottolineare che essa è avvenuta su diverse interpretazioni tattiche delle
necessità della fase e non per divergenze di sostanza o programmatiche: è
appunto tale parzialita' delle divergenze, congiunta alla forte convinzione
della assoluta necessità del processo di convergenza che abbiamo insieme
avviato, che ci ha consentito di non accentuare le polemiche intorno alla
partecipazione o meno allo sciopero del 12 dicembre e di riprendere
rapidamente il percorso unitario; in altri tempi e con altri rapporti
probabilmente le divergenze avrebbero prodotte ferite profonde e assai
lentamente rimarginabile: e questo è certo di buon auspicio e ci consente di
arrivare oggi, in piena serenità e armonia alla nostra seconda Assemblea
nazionale. Essa, indetta dal Patto di Consultazione Cub, Cobas e Sdl, pur
svolgendosi a meno di 9 mesi dalla precedente Assemblea di Milano del
Maggio 2008, si inserisce in una fase del tutto diversa da quella che
abbiamo analizzato e discusso pochissimo tempo fa.
La crisi economica senza precedenti nella quale ci troviamo, pur interna
all'analisi generale fatta un anno fa, rende necessaria una serie di
riflessioni di carattere strutturale e la modifica e l'aggiornamento della
piattaforma che avevamo prodotto e che era stata alla base delle azioni di
lotta e delle iniziative dello scorso autunno.
La crisi che sta investendo l'intero globo non è affatto una crisi
esclusivamente finanziaria come tanti corifei del sistema vorrebbero far
credere: essa è una crisi globale, strutturale, di sistema che investe tutto
il sistema di produzione e di vita capitalistico. C'è un intreccio micidiale
di crisi, che ingigantiscono quella economica, già di per sé enorme; c'è una
crisi ambientale, poiché la devastazione della natura e i cambi climatici
mettono in discussione addirittura la continuità della vita in tanti parti
del mondo, una crisi energetica e una crisi alimentare. E a compenetrarle
tutte, c'è la gigantesca crisi legata alla guerra permanente e globale che
percorre il mondo: la guerra, lungi dall'attenuarsi, viene vista dai padroni
del mondo come la carta a disposizione per placare le altre crisi del
sistema. Così, decine di milioni di persone stanno per ingigantire ancora
quel miliardo e quattrocento milioni di cittadini del mondo che già vivono
in estrema povertà o martoriati dalla guerra: lo spostamento progressivo e
massiccio di ricchezza dal reddito da lavoro a quello da capitale ha creato
una povertà diffusa, un sempre maggiore squilibrio tra il nord ed il sud del
mondo e, all'interno dei paesi occidentali, una redistribuzione del reddito
a danno del lavoro salariale che non ha eguali nei passati anni ed una
sempre più marcata precarietà sociale e del lavoro.
Nonostante il clamoroso fallimento dell'attuale modello economico e sociale,
le principali centrali capitalistiche stanno cercando di preservare quel
sistema che è fonte delle crisi, servendo le solite ricette: allungamento
dell'età pensionabile, in particolare per le donne fino a 65 anni, taglio
della spesa pubblica, riduzione dei salari, taglio della spesa pubblica e
dei servizi sociali.Per banchieri centrali e governi, politici, economisti,
giornalisti, sindacalisti di stato il problema è presto risolto, il costo
della crisi deve essere caricato sulle spalle del lavoro dipendente dei
pensionati e dei ceti meno abbienti. In più, i governi delle principali
potenze sono stati prontissimi a soccorrere, facendo intervenire
massicciamente quegli Stati che fino a ieri avevano dichiarato impotenti
rispetto alla "energia" del Mercato, i banchieri, gli azionisti e
speculatori delle grandi multinazionali e società finanziarie. Ed infine i
grandi poteri economici e politici neanche si preoccupano di affrontare le
altre facce della crisi di sistema, la guerra globale, il clima, il cibo, l'energia,
e l'indispensabilità di trasformare radicalmente il sistema economico in
modo che sia possibile soddisfare i bisogni essenziali dei popoli,
rendendone effettivi tutti i diritti umani, nel rispetto delle basi
ambientali della vita del pianeta.
Ma la crisi, come dice la parola stessa che rimanda a trasformazioni e
cambiamenti, può anche essere una grande occasione di mutamento dei
parametri per la vita sul globo. Certo, in Europa e nei paesi ricchi,
compresa l'Italia, i tentativi di cogliere tale possibilità (per nulla
scontata: in passato grandi crisi hanno anche prodotti brutali involuzioni
reazionarie) sono per il momento deboli e frammentate. Però nel mondo la
situazione non è ovunque così: dall'Iraq all'Afghanistan c'è una forte
resistenza popolare alla guerra e alle invasioni imperialistiche; il popolo
palestinese, a cui rinnoviamo la nostra totale e appassionata solidarietà
nella sua lotta contro la barbarie sionista, non si arrende, nonostante i
massacri a Gaza e i tentativi di genocidio operati dal criminale governo
israeliano; in America Latina la lotta popolare produce sempre più governi
progressisti che si affrancano dalla dominazione USA, mettendo in opera
Costituzioni democraticamente avanzate e trasformazioni sociali di rilievo.
E molti di questi nodi di resistenza e di trasformazione alternativa all'esistente
si sono intrecciati nel Forum mondiale di Belem, da cui sono emerse proposte
programmatiche e iniziative di assoluto rilievo, decisamente
anticapitalistiche nella sostanza, espresse con linguaggi e tematiche
innovative. Il Forum ha visto la discesa in campo dirompente di un nuovo e
grande soggetto sociale, le comunità indigene, che in forma incredibilmente
unitaria, ha riassunto nella formula del "buen vivir" una descrizione
concreta di un altro modo di organizzare il mondo, ricordando a tutti che la
cosiddetta "scoperta" dell'America - in realtà la occupazione militare di
essa da parte delle potenze coloniali - ha segnato un salto di qualità nello
sfruttamento e nella distruzione di esseri viventi, natura, sentimenti ed
idee da parte dei potenti del mondo: e che dunque il riequilibrio e la
salvezza del mondo possono avvenire solo se, insieme alla fine dello
sfruttamento dell'uomo sull'uomo (e dell'uomo sulla donna) si imponga anche
la fine dello sfruttamento selvaggio degli altri esseri viventi e della
"pacha mama", della Madre Terra con la quale gli indigeni chiedono di essere
in armonia.
Questi potenti segnali di trasformazione ci invitano dunque ad essere
realisticamente utopisti, e cioè ad avanzare non piccole proposte di
aggiustamento dell'esistente ma piattaforme alternative, come quelle che
oggi vi proporremo, che ieri sarebbero apparse irrealistiche o "libro dei
sogni" e oggi, pur nella loro ricerca di "altri luoghi" (che è poi il senso
profondo della parola "utopia"), risultano molto più concrete e attuabili
per uscire dalla crisi rispetto alla banale riproposizione dell'esistente
che governi e poteri capitalistici caldeggiano.
E venendo al "qui ed ora" italiano, nonostante il tentativo del Governo di
minimizzare le conseguenze della crisi, possiamo già misurarne i primi
effetti attraverso il numero di aziende che chiudono, i licenziamenti, i
precari che restano senza lavoro, l'incremento progressivo della
disoccupazione e l'enorme numero di ore di cassa integrazione che si stanno
distribuendo in tutti i settori produttivi.
Allo stesso tempo si fa sempre più incisivo l'intervento politico ed
economico per destrutturare ancor più il mondo del lavoro e le sue forme di
rappresentanza.
L'accordo sottoscritto da Governo, Confindustria e Cisl, Uil e Ugl pochi
giorni fa non rappresenta infatti soltanto l'attacco ad un modello
contrattuale già di per se negativo per i lavoratori, ma si colloca in una
revisione strutturale delle relazioni industriali del rapporto tra azienda,
sindacato e lavoratori.
Si abbandona di fatto anche la "concertazione" azienda/sindacato e si
abbraccia una logica "neocorporativa" che vede un fronte più o meno compatto
che, anche se formalmente collocato su piani distinti, lotta per difendere
gli stessi interessi di impresa, considerando il fattore lavoro
esclusivamente un costo da abbattere attraverso leggi ed accordi e da tenere
sotto controllo costantemente per ridurne il potenziale conflittuale.
La frattura avvenuta in questi ultimi mesi nel sindacato confederale e che
vede oggi la Cgil su posizioni differenziate rispetto a Cisl, Uil e Ugl,
rappresenta una fase di riequilibrio del mondo sindacale cosiddetto
"storico" e soprattutto dei rapporti tra esso e la Confindustria.
E' evidente che gli equilibri ed i problemi interni alla Cgil rappresentano
la motivazione principale della temporanea presa di distanza dal resto del
sindacato confederale, ma tale situazione non può essere sottovalutata, sia
in positivo, sia in negativo.
L'apertura di una frattura, anche se temporanea, all'interno del sindacato
confederale può infatti alimentare un clima di conflitto tra i lavoratori
che è certamente elemento positivo in termini generali. Ma è altrettanto
chiaro che non si tratta di una rottura definitiva e che, come spesso è
accaduto anche nel recente passato, potrebbe ben presto ridursi a merce di
scambio per contrattare un diverso equilibrio di potere tra Cgil, Cisl, Uil
e Ugl, (alimentando così il senso di frustrazione e di rassegnazione tra i
lavoratori). La Cgil si trova in una posizione difficile, la competizione
con Cisl e Uil non è sui contenuti delle politiche concertative e dei
sacrifici ma ruota su chi è l'interlocutore privilegiato della controparte
padronale e governativa, ruolo di cui la Cgil ha sempre goduto in questi
anni, lo stesso sciopero fatto dalla Cgil il 12 dicembre è stato debole in
quanto risentiva di questa profonda contraddizione.
Se è vero che il contesto mondiale e quello nazionale vanno nella direzione
del restringimento dei diritti e dell'aumento della produttività e della
precarietà, è però anche vero che in questa situazione aumentano in modo
esponenziale le contraddizioni derivanti dalla compressione senza limite dei
bisogni primari dei lavoratori e di intere fasce di popolazione.
Ciò produce potenziale conflitto sociale che si vorrebbe reprimere o
contenere attraverso una serie di misure finalizzate a sottrarre diritti e
rappresentanza reale al mondo del lavoro: attacco al diritto di sciopero ed
abolizione dello stesso nei settori di pubblica utilità; negoziazione e
diritti sindacali, anche quelli minimi, riservati ai soli firmatari dei
contratti che sono quelli che di fatto vengono scelti dalle aziende;
possibilità per la contrattazione di secondo livello di derogare dal
contratto nazionale legittimando e legalizzando così definitivamente la
contrattazione in peius; un nuovo modello di rappresentanza sindacale
mutuato dal mondo politico parlamentare che prevede soglie numeriche molto
elevate e progressivi accorpamenti contrattuali.
E' anche in queste contraddizioni che il sindacalismo di base deve
inserirsi: sia per difendere le condizioni dei lavoratori ed il diritto a
scegliersi liberamente da chi ed in quali forme essere rappresentato, sia
per rilanciare una fase di conflitto che ponga come centrale i temi che
riteniamo prioritari e che sono alla base della nostra proposta di modifica
della Piattaforma rivendicativa condivisa pochi mesi fa.
Di fronte all'evidente tentativo di far pagare ancora una volta la crisi ai
lavoratori, salvando banche e banchieri e sostenendo le imprese e lo
"sviluppismo" più che lo sviluppo, è necessario che ci assumiamo la
responsabilità di indicare con chiarezza quali sono gli obbiettivi che ci
poniamo e che intendiamo rappresentare in ogni azienda e in ogni luogo di
lavoro e per la cui realizzazione costruire nuove e incisive azioni di
lotta.
Una piattaforma contro la crisi: perché non siano i
salariati, i pensionati, i giovani, i settori popolari
a pagare la crisi al posto dei responsabili
ecco sinteticamente i punti centrali
1. Blocco dei licenziamenti
2. Riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario
3. Aumenti consistenti di salari e pensioni, introduzione di un reddito
minimo garantito per chi non ha lavoro
4. Aggancio dei salari e pensioni al reale costo della vita
5. Cassa integrazione almeno all'80% del salario per tutti i
lavoratori/trici, precari compresi, continuità del reddito per i lavoratori
"atipici", con mantenimento del permesso di soggiorno per gli immigrati/e
6. Nuova occupazione mediante un Piano straordinario per lo sviluppo di
energie rinnovabili ed ecocompatibili, promuovendo il risparmio energetico e
il riassetto idrogeologico del territorio, rifiutando il nucleare e
diminuendo le emissioni di CO2
7. Piano di massicci investimenti per la messa in sicurezza dei luoghi
di lavoro e delle scuole, sanzioni penali per gli omicidi sul lavoro e gli
infortuni gravi
8. Eliminazione della precarietà lavorativa attraverso l'assunzione a
tempo indeterminato dei precari e la re-internalizzazione dei servizi
9. Piano straordinario di investimenti pubblici per il reperimento di un
milione di alloggi popolari, tramite utilizzo di case sfitte e mediante
recupero, ristrutturazione e requisizioni del patrimonio immobiliare
esistente; blocco degli sfratti, canone sociale per i bassi redditi
10. Diritto di uscita immediata per gli iscritti/e ai
fondi-pensione chiusi.
Questa Piattaforma, in ragione della profondità della crisi e della
necessità assoluta di cambiare radicalmente rotta, non è affatto un "libro
dei sogni", ma un richiamo concreto all'unica via realistica, tramite il
recupero di diritti, di reddito e di strutture sociali da parte dei settori
popolari, di uscita dalla crisi. Ma è necessario anche e soprattutto
iniziare a dare risposte concrete attraverso iniziative e campagne generali.
Per questo motivo abbiamo individuato quattro temi fondamentali sui quali
puntare e rispetto ai quali è necessario impegnare le nostre strutture ed
individuare in tempi brevi iniziative specifiche:
l Reddito, precariato, occupazione, licenziamenti, orario di lavoro
l Beni comuni, energia e ambiente
l Diritto alla casa
l Democrazia sindacale
Ma se su questi temi dovremo essere capaci di costruire vere e proprie
campagne, destinate a durare nel tempo e ad essere incisive e che ci
consentano di pervadere ogni territorio ed ogni luogo di lavoro, è evidente
che è oggi necessario indicare nuovi e tempestivi momenti di mobilitazione e
di lotta per contrastare la crisi e sostenere la nostra piattaforma.
A FINE MARZO SI RIUNIRANNO A ROMA I MINISTRI DEL WELFARE DEL G14 PROPRIO PER
DISCUTERE A LIVELLO MONDIALE COME FAR FRONTE ALLA CRISI ED EVIDENTEMENTE
SCEGLIERANNO DI FARVI FRONTE NELL'UNICO MODO DI CUI SONO CAPACI,
SCARICANDONE I COSTI SUI SALARI, L'OCCUPAZIONE, LE PENSIONI, LA PRESSIONE
FISCALE.
PER QUESTO NOI PROPONIAMO OGGI ALL'ASSEMBLEA DI PROMUOVERE PER SABATO 28
MARZO UNA GRANDE MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA A CUI CHIAMARE TUTTI I
LAVORATORI E LE LAVORATRICI, LE FORZE SOCIALI, GLI STUDENTI E TUTTI COLORO
CHE INTENDANO BATTERSI SERIAMENTE CONTRO L'EVIDENTE TENTATIVO DEL CAPITALE
DI USCIRE RAFFORZATO DALLA CRISI SCARICANDOLA SUI CETI POPOLARI. TALE
PROPOSTA ESCE RAFFORZATA DALLA COINCIDENZA CON LA GIORNATA MONDIALE ANTI-G20
DECISA A BELEM E CHE VEDRA' SVOLGERSI IN EUROPA E NEL MONDO NELLA STESSA
GIORNATA UNA MIRIADE DI ANALOGHE INIZIATIVE, IN PARTICOLARE IN EUROPA DA
PARTE DI ALTRE ORGANIZZAZIONI SINDACALI ALTERNATIVE.
MA SE LE GRANDI MANIFESTAZIONI NAZIONALI HANNO IL PREGIO DI RENDERE EVIDENTE
LA ENORME QUANTITA' DI PERSONE CHE CONDIVIDONO LA NOSTRA PIATTAFORMA - COME
E' AVVENUTO IL 17 OTTOBRE - E' PERO' NECESSSARIO DECIDERE OGGI ANCHE
INIZIATIVE DI SCIOPERO CHE NEI LUOGHI DI LAVORO, NELLE AZIENDE, BLOCCHINO LA
PRODUZIONE E OGNI ATTIVITA' PERCHE' QUESTO E' IL MODO PIU' GIUSTO DI
SOSTENERE LE NOSTRE PAROLE D'ORDINE E RAPPRESENTARE LA NOSTRA RABBIA.
PROPONIAMO PERCIO' ALL'ASSEMBLEA DI DARE MANDATO AL PATTO DI PROCLAMARE UN
NUOVO SCIOPERO GENERALE ENTRO APRILE CON MANIFESTAZIONI REGIONALI.
E' evidente che ciò potrà realizzarsi se saremo capaci di mantenere e
sviluppare quella forte capacità di dialogo tra le nostre organizzazioni che
abbiamo realizzato negli ultimi mesi e che in queste ultime settimane si è
estesa al livello territoriale cominciando ad interessare non più solo i
responsabili nazionali delle organizzazioni, ma i lavoratori e i delegati
del territorio e dei luoghi di lavoro, incontrando un forte interesse e una
forte disponibilità all'unità.
Riteniamo quindi che sul piano dei rapporti tra Cub, Cobas e SdL che lo
scorso mese di settembre hanno dato vita al Patto di Consultazione
permanente, sia indispensabile dare nuovo slancio alla costruzione di un
percorso unitario che veda le tre organizzazioni di base operare in modo
sempre più omogeneo sia dal punto di vista dell'iniziativa sindacale, sia
dell'utilizzo di pratiche e di strumenti condivisi.
Questa Assemblea è stata preceduta da un intenso lavoro delle tre
organizzazioni, sia a livello nazionale, sia territoriale, con riunioni che
hanno fatto registrare un consenso ampio sulla necessità di sviluppare il
Patto di Consultazione.
Per questo motivo riteniamo sia opportuno dare un segnale di evoluzione del
Patto di Consultazione, anche dal punto di vista nominale, trasformandolo in
"PATTO DI BASE": una differenza importante che non sta certo solo nella
denominazione, ma nella necessità e nella volontà di perseguire obiettivi
comuni ed utilizzare strumenti organizzativi e di coordinamento sempre più
incisivi.
Restiamo consapevoli delle differenze esistenti tra noi, in quanto a modelli
organizzativi, impostazione politico-sindacale, vita interna e lavoro sul
territorio, e del fatto che tali differenze si sono manifestate finora più
sui livelli di categoria, locali e dei posti di lavoro piuttosto che sui
livelli nazionali e confederali o sulle prese di posizione generali. Però,
il procedere della alleanza a livello nazionale e intercategoriale comincia
ad avere benefici effetti di collaborazione e convergenza anche a livello
territoriale: e l'avvio del Patto di Base anche a tale livello ci pare la
condizione basilare perché tali effetti si intensifichino.
Questi i punti fondamentali che caratterizzeranno il nuovo Patto di Base:
1) Il Patto di Base ha come obiettivo fondamentale quello di
intensificare e facilitare, partendo dal lavoro del Patto di Consultazione,
l'unità d'azione tra le tre organizzazioni, portando ad un più stretto ed
organico rapporto generale.
2) Il Patto di Base rappresenta lo sviluppo naturale del Patto di
Consultazione e ne assorbe contenuti e finalità. In particolare, per gestire
efficacemente mobilitazioni e iniziative di lotta comuni, si prevede la
realizzazione di sedi unitarie di dibattito, convegni, seminari ed
elaborazione di documenti. Si gestirà unitariamente un Forum Permanente
sulla rappresentanza, sui diritti sindacali, il diritto di sciopero e contro
il monopolio concesso ai sindacati concertativi e il sequestro dei diritti
operato da essi. Inoltre si cercherà di intervenire congiuntamente nelle
situazioni dove eventuali attriti fra le organizzazioni dovessero risultare
significativi, per appianarne almeno le asprezze dannose per le situazioni
locali ma anche, alla lunga, per la stabilità del Patto.
3) Il Patto di Base viene organizzato in una prima fase su due livelli,
nazionale e regionale, e prevede riunioni periodiche a livello nazionale e
territoriale nel corso delle quali, oltre a esprimere le rispettive
posizioni sul conflitto politico-sindacale generale e locale, si confrontino
le varie proposte di lotta, a livello nazionale e territoriale, cercando di
giungere in ogni occasione ad iniziative unitarie, o, nell'eventualità di
esigenze non riconducibili ad unità, ad iniziative plurime ma non
conflittuali, evitando contrapposizioni sulle eventuali scelte
differenziate. Con il Patto di base, ci poniamo l'obiettivo, partendo dall'unità
d'azione e di dibattito tra le tre organizzazioni a livello nazionale e
confederale, di giungere ad una diffusione della consultazione e unità d'azione
anche a livelli categoriali, territoriali e aziendali. A tal proposito le
riunioni nazionali del Patto dovrebbero anche verificare periodicamente lo
stato dell'alleanza a questi livelli, lavorando per estendere la portata
del Patto.
4) Le riunioni nazionali del Patto di Base avverranno in genere, e salvo
diversa richiesta da parte di una delle organizzazioni, con la presenza di
quattro - cinque rappresentanti per ciascuna organizzazione. A livello
territoriale, le modalità di svolgimento delle riunioni potranno essere
analoghe.
5) A livello regionale il Patto potrà stabilire rapporti stabili e
condividere iniziative comuni con altre organizzazioni di base, con
l'accordo delle tre organizzazioni promotrici, anche in previsione di un
eventuale richiesta di adesione al patto.
6) Ogni decisione del Patto, a qualsiasi livello, potrà essere assunta
esclusivamente con il consenso delle tre organizzazioni. Il Patto di Base
potrà rappresentare le tre organizzazioni soltanto se espressamente deciso
dalle tre strutture.
Come è evidente stiamo proponendo all'Assemblea di dar vita ad una nuova
fase di lotta e di relazione tra di noi, che sappia coinvolgere anche altri
soggetti, che sia capace di rappresentare un'alternativa forte e convincente
ai sindacati concertativi, anche a quelli che oggi, prigionieri della
congiuntura politica più che di scelte di organizzazione, gridano al
complotto contro di loro e chiamano alla lotta per difendere la propria
identità e collocazione più che gli interessi dei lavoratori e delle
lavoratrici.
Riteniamo non ci possa più essere l'una senza l'altra.
La lotta che non si trasforma in organizzazione può registrare anche
successi significativi ma, se non sedimenta, si espone al rischio della
cancellazione successiva dei risultati ottenuti. Se invece alla radicalità e
all'estensione del conflitto sapremo affiancare momenti sempre più incisivi
di relazione, di coinvolgimento, di discussione franca ed aperta ma sempre
improntata a trovare ciò che ci unisce più che ciò che potrebbe dividerci,
allora davvero potremo dire che stiamo facendo i passaggi giusti per dare ai
lavoratori e alle lavoratrici di questo paese strumenti sempre più forti ed
adeguati per rilanciare, potenziare e rendere vincente il conflitto con il
padronato e la trasformazione sociale più profonda verso una società non più
dominata dal profitto, dalla guerra, dal razzismo, dal patriarcato e dalla
mercificazione di ogni cosa.
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