[Bsf] ASSOCIAZIONE PER LA SINISTRA DI BRESCIA: COMINCIA IL VIAGGIO..... VERSO CHE LUOGO IN CONCRETO? CI PIACEREBBE SAPERE LA DESTINAZIONE....CI FA VERAMENTE PAURA....
Paco
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Mer 18 Feb 2009 14:36:09 CET
Sinistra (politica)
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Con il termine sinistra, utilizzato nel campo della politica, si indica la componente del Parlamento che si siede alla sinistra del Presidente dell'assemblea e, in generale, l'insieme delle posizioni politiche qualificate come progressiste.
Storia del termine
Le denominazioni "destra" e "sinistra" delle due parti opposte nell'arena politica nascono in Francia poco prima della Rivoluzione francese. Nel maggio 1789 furono convocati gli Stati generali dal Re di Francia, un'assemblea che doveva rappresentare le tre classi sociali allora istituite: il clero, la nobiltà e il terzo Stato. Quest'ultimo si ordinò all'interno dell'emiciclo con gli esponenti conservatori capeggiati da Pierre Victor de Malouet che presero i posti alla destra del Presidente, i radicali di Honoré Gabriel Riqueti de Mirabeau quelli alla sinistra. Questa divisione si ripresentò anche in seguito, quando si formò l'Assemblea nazionale. A destra prevaleva una corrente volta a mantenere i poteri monarchici, a sinistra stava la componente più rivoluzionaria.
Quando, a fine agosto, si discusse l'articolo della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino che riguarda la libertà religiosa, "coloro i quali tenevano alla religione e al re si erano messi alla destra del presidente, per sfuggire alle urla, ai discorsi e alle indecenze che avevano luogo nella parte opposta", dove stava la componente più rivoluzionaria (Marcel Gauchet). La denominazione si consolidò durante l'Assemblea legislativa e la Convenzione Nazionale. Con Restaurazione la distinzione si conferma come una caratteristica costante del sistema parlamentare, destinata a durare. Dalla Francia si estese rapidamente a tutta l'Europa. Nel periodo della Restaurazione, la sinistra era occupata dai settori rivoluzionari.
Nel corso del Novecento, la sinistra ha compreso posizioni ideologiche come la socialdemocrazia, il socialismo democratico, il comunismo e, sotto certi profili, il liberalismo. Il termine left è stato utilizzato nel Regno Unito per indicare le componenti liberale (erede degli Whig) e laburista, il termine linke in Germania per indicare prevalentemente i Socialdemocratici.
La sinistra in Italia
La prima volta che in Italia fece capolino il termine "sinistra" fu in riferimento della Sinistra storica, che governò il Paese dal 1876 per vent'anni con Agostino Depretis. La matrice ideologica del raggruppamento era liberale progressista, e si rifaceva alle idee mazziniane, garibaldine e dunque democratiche. Negli anni di governo della Sinistra storica, si fecero strada alcune forze politiche allora catalogate come "estrema sinistra": il Partito Repubblicano Italiano e il Partito Radicale storico. La Sinistra storica venne poi succeduta al governo del Paese dalla cosiddetta Sinistra liberale, cioè dall'ala più progressista dello schieramento liberal-conservatore.
Nel Novecento maggiori partiti di sinistra attivi sono stati il Partito Socialista Italiano (poi Socialisti Italiani e Socialisti Democratici Italiani, oggi di nuovo Partito Socialista), il più antico, e il Partito Comunista Italiano (in seguito Partito Democratico della Sinistra e Democratici di Sinistra), scissione del primo. Non mancarono poi partiti più moderati, ma comunque ascrivibili alla sinistra sotto molti profili: il Partito Socialista Democratico Italiano, il Partito Radicale e lo stesso Partito Repubblicano Italiano.
Oggi all'area "moderata" o "riformista" della sinistra (detta anche centro-sinistra) appartengono il Partito Democratico, che tuttavia ha al suo interno significative componenti centriste, e il Partito Socialista, che presidia la sinistra tradizionale. All'area della c.d. sinistra radicale, cioè più estrema, aderiscono: il Partito della Rifondazione Comunista, il Partito dei Comunisti Italiani, la Federazione dei Verdi e Sinistra Democratica. Altre formazioni di estrema sinistra sono il Partito Comunista dei Lavoratori e Sinistra Critica.
Sinistra storica
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La Sinistra fu uno schieramento politico dell'Italia post-risorgimentale, detta in seguito storica per distinguerla dai partiti e movimenti di massa qualificati come di sinistra che si sarebbero affermati nel corso del XX secolo. L'epoca della sinistra storica va dal 1876, anno della "rivoluzione parlamentare" che portò alla caduta della Destra storica, e durò con alterne vicende fino alla "crisi di fine secolo" (1896), che sfociò nell'età giolittiana.
Il Primo Ministro della Sinistra storica fu Agostino Depretis, incaricato dal re, pochi giorno dopo le dimissioni del governo Minghetti. La matrice ideologica del raggruppamento era liberale progressista, e, pur non avendo un precedente storico, si rifaceva alle idee mazziniane, garibaldine e dunque democratiche. Depretis formò un governo che, oltre all'appoggio della Sinistra, schieramento di cui faceva parte, si reggeva anche sull'appoggio di una parte della Destra, quella che aveva contribuito alla caduta del governo Minghetti. Nella sua azione di governo, Depretis cercò sempre ampie convergenze su singoli temi con settori dell'opposizione, dando vita al fenomeno del trasformismo. Proprio nello stesso anno si giunse alle elezioni politiche, che videro la vittoria della Sinistra storica, guidata da Agostino Depretis, che fu confermato alla guida del governo.
Allargamento del suffragio e politiche sociali
Gli esponenti della Sinistra storica erano perlopiù esponenti della media borghesia, in maggior parte avvocati. Tentarono di riconciliare la politica col «paese reale» democratizzando e modernizzando lo stato e il paese.[1]
Un'importante riforma riguardava l'istruzione: la legge Coppino (1877) rese obbligatoria e gratuita l'istruzione elementare (dai 6 ai 9 anni d'età).
La Sinistra si batté per l'allargamento del suffragio, tramite una legge del 1882 (legge Zanardelli) che concedeva diritto di voto a tutti i maschi, che avessero compiuto i 21 anni e rispettassero requisiti per il voto: il pagamento di un'imposta di almeno 19,8 lire (invece delle precedenti 40) o, in alternativa, il conseguimento dell'istruzione elementare appena allargata (era comunque sufficiente dimostrare di saper leggere e scrivere). Con la suddetta riforma il corpo elettorale salì al 6,9% della popolazione italiana, rispetto al 2,2% del 1880.[2]
La volontà della Sinistra storica era quella di ampliare il suffragio fino a un'utopica universalità (che per quel periodo era comunque ben lungi dall'essere proponibile) basandosi non più tanto sul censo dei cittadini, quanto sulla loro istruzione.
La Sinistra storica prese provvedimenti anche in campo amministrativo, dove provvide ad un decentramento dei poteri e in campo sociale, con l'introduzione di prime misure a difesa dei lavoratori. Furono inoltre avviate una serie di inchieste per esaminare le condizioni di vita della popolazione rurale: la più nota è senz'altro l'inchiesta Jacini, che ha rivelato una diffusa malnutrizione (pellagra), alta mortalità infantile (per difterite), grande povertà e scarse condizioni igieniche. Diffuso era il fenomeno dell'emigrazione.
Il protezionismo
La Sinistra storica, in politica interna, ebbe come obiettivo l'abolizione dell'impopolare tassa sul macinato[3] e in generale una politica di sgravi fiscali e di investimenti nello sviluppo industriale del paese.
La Sinistra perseguì una politica protezionista. In Italia il principale ispiratore della nuova politica tariffaria in materia di commercio estero fu Luigi Luzzatti. Con la crisi economica in Europa (1873-1895) crebbe la miseria dei braccianti, e questo provocò i primi scioperi agricoli. Il protezionismo si tradusse nell'intervento diretto dello Stato nell'economia. I governi italiani della Sinistra, condizionati da gruppi industriali del Nord, approvarono nel 1878 l'introduzione di tariffe doganali a protezione delle industrie tessili e siderurgiche; furono inoltre concessi sussidi ai settori in difficoltà e sviluppate le infrastrutture.
Nel 1887, per fronteggiare la grande depressione, si diede vita a quel "patto mostruoso", come lo chiama Antonio Gramsci, tra la classe liberale e progressista del Nord con gli agrari e i latifondisti reazionari del Meridione, estendendo la tariffa protettiva sulla cerealicoltura che risentiva delle esportazioni dagli Stati Uniti d'America di grano, che, per la riduzione dei noli dei trasporti, arrivava sul mercato italiano a prezzi inferiori.
Un dazio che danneggiava evidentemente gli industriali settentrionali che dovevano commisurare il salario degli operai sul prezzo del pane che aumentava artificiosamente e che pure accettarono di buon grado il danno economico, compensato, secondo la storiografia marxista, da un'alleanza con gli agrari che avrebbe tenuto lontani tentativi di riscatto sociale delle masse subalterne.
Una tariffa protettiva, che reintroduceva la tassa sulla fame come ai tempi dell'imposta sul macinato e che danneggiava inoltre il settore della produzione meridionale del vino e dell'ortofrutta, già in crisi dalla rottura dei rapporti commerciali con la Francia dai tempi del Congresso di Berlino e della politica filotedesca di Crispi.
Politica estera
In politica estera, la Sinistra storica di Depretis abbandonò la tradizionale alleanza con la Francia, a causa degli attriti diplomatici generati dalla presa di posizione dei transalpini sulla questione tunisina, entrando nell'orbita della Triplice Alleanza a fianco degli imperi centrali di Austria-Ungheria e Germania, favorendo lo sviluppo del colonialismo italiano, innanzitutto con l'occupazione di Massaua in Eritrea.
Fine della Sinistra storica
La fase della Sinistra storica si concluse nel 1896 a seguito delle elezioni politiche. Il governo Depretis, infatti, si era spostato verso l'ala conservatrice del parlamento, incontrando i moderati più progressisti, che erano stati inglobati all'interno di una più grande coalizione.
Lentamente furono estromessi gli esponenti più progressisti della Sinistra, dando vita ad un Grande Centro, che monopolizzava la vita politica del Paese, lasciando a pochi partiti minori il ruolo di opposizione di estrema sinistra. Questa politica, in cui la dialettica e la differenza ideologica fra le ali del Parlamento vengono sfumando, è detta trasformismo, e fu resa possibile dalla riforma elettorale.[3]
Dopo Depretis, la figura cardine della politica italiana dal 1887 al 1896 fu Francesco Crispi. Il modello della sua politica era la Germania di Bismark, dove le tensioni sociali fra la classe operaia e la borghesia sembravano equilibrate. Crispi represse nel sangue la rivolta dei fasci operai in Sicilia e scioglie il Partito Socialista, fondato da Turati a Genova nel 1892, ma emana nel contempo una serie di riforme sociali quali la riduzione della giornata lavorativa.
Sotto il suo governo la politica coloniale fu ripresa con più vigore, fino alla disfatta di Adua (1896), che segnò la fine della Sinistra Storica con le dimissioni del primo ministro.
Nella crisi di fine secolo si manifestarono le conseguenze sul piano sociale della politica protezionistica[senza fonte], come dimostrano i fatti di piazza del Duomo a Milano del maggio 1898 quando il generale Bava Beccaris non esitò a sparare con i cannoni ad alzo zero sulla folla che chiedeva "Pane e lavoro" durante la protesta dello stomaco.
Si era infatti verificato un ulteriore aumento del prezzo del grano a causa delle diminuite importazioni da parte degli Stati Uniti, impegnati nella guerra per Cuba.
Sarebbe bastato togliere la tariffa protettiva, ma ormai la classe dirigente italiana era terrorizzata dal socialismo e preferiva ricorrere all'intervento repressivo del Regio Esercito.
Centro-sinistra
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Il centro-sinistra, dal punto di vista politologico, si riferisce all'unione del centro e della sinistra politica e dunque a schieramenti politici di orientamento prevalentemente progressista, con componenti, a seconda dei casi, di matrice socialdemocratica, socio-liberale, cristiano-sociale e ambientalista
Il centro-sinistra in Europa
I partiti socialdemocratici d'Europa si sono riuniti nel 1992 nel Partito del Socialismo Europeo, mentre alcuni partiti di stampo cristiano-sociale si sono uniti con altri partiti politici di centro-sinistra, fondando il Partito Democratico Europeo nel 2004. Questo soggetto politico centrista ha stretto solidi rapporti sia con il PSE che con i liberali dell'ELDR. Con questi ultimi il PDE ha formato il gruppo parlamentare Alleanza dei Liberali e Democratici per l'Europa.
Il centro-sinistra in Italia
Panoramica dal 1850 al 1960
L'espressione comparve per la prima volta nella politica italiana a nel 1850, in seguito all'operazione del "connubio" operata da Camillo Benso Conte di Cavour nel Parlamento del Regno di Sardegna, che di lì a pochi anni (nel 1861) sarebbe diventato il Parlamento del Regno d'Italia. L'operazione del "connubio" consisteva nel favorire un'alleanza politica fra la parte più progressista della Destra, il cosiddetto centro-destra, di cui Cavour stesso era leader, e l'ala più moderata della Sinistra, appunto il centro-sinistra, con a capo Urbano Rattazzi. È una manovra politica che crea i fondamenti del trasformismo.
Il centro-sinistra fu in seguito una formula di governo che prese corpo a partire dei primi anni Sessanta. Essa prevedeva sostanzialmente l'alleanza tra le tradizionali forza di centro (Democrazia Cristiana, Partito Repubblicano Italiano e Partito Socialista Democratico Italiano) e il Partito Socialista Italiano con un programma teso alla realizzazione di riforme che privilegiassero principalmente le classi sociali medio-basse.
La preparazione al centro-sinistra
Uno degli elementi che caratterizza il centro-sinistra è la fase di preparazione. Nel 1960, il democristiano Fernando Tambroni, ricevette dal Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi l'incarico di formare un governo. Tambroni inizialmente cercò di formare un'alleanza con il PSI, da parte di Pietro Nenni però la risposta fu incerta e a quel punto la reazione di Tambroni fu quella di cercare in Parlamento l'appoggio esterno della destra monarchica e missina.
A luglio, in cambio dell'appoggio esterno ai governi DC, i missini ottennero il permesso di celebrare il loro Congresso Nazionale a Genova (città di forte tradizione anti-fascista e medaglia d'oro per la resistenza). La città rispose con una sommossa, che da Genova si estende ad altre città d'Italia assumendo le proporzioni di una vera rivolta anti-fascista. Diverse manifestazioni pacifiche vennero organizzate dai sindacati nonché da tutti i partiti dell'arco costituzionale (compresi il centro e la sinistra DC). Sulla scorta di questi avvenimenti nella DC gli orientamenti cambiarono.
All'inizio degli anni Sessanta si registrò una ripresa dei conflitti operai a causa delle sperequazioni fra uomini e donne, fra impiegati e operai. Al tempo stesso, la grande pesantezza degli orari di lavoro trovava poche giustificazioni in un mondo industriale caratterizzato da innovazioni tecnologiche e da razionalizzazioni dei processi produttivi. Mutano anche i soggetti che partecipano alle manifestazioni, vi è una sempre più forte presenza degli studenti. Il fenomeno più vistoso di questo periodo fu la fortissima emigrazione interna dalle campagne alle città e dal Sud verso il Nord, per sfuggire alla persistente realtà di sottoccupazione cronica e di miseria.
Nel 1962 prese corpo il governo monocolore DC, presieduto da Amintore Fanfani, con la partecipazione attiva del PSDI e del PRI e l'astensione del PSI. Questo governo, pur non essendo propriamente di centro-sinistra, attuò una serie di riforme fra cui spicca l'istituzione della scuola media unificata , la nazionalizzazione delle industrie elettriche con la istituzione dell'ENEL e l'istituzione della cedolare d'acconto.
Il centro-sinistra "organico"
Nel 1963 Aldo Moro compose il primo governo di centro-sinistra con la partecipazione attiva dei Socialisti: nacque così il centro-sinistra organico, formato appunto da DC, PSI, PSDI e PRI. Nell'estate del 1964 la formula di centro-sinistra andò in crisi.
La riunificazione nel 1966 fra PSI e PSDI nel Partito Socialista Unificato, e la conseguente scissione del Partito Socialista di Unità Proletaria, trasforma coloro che provenivano dal PSI in militanti socialdemocratici, con una chiara vocazione riformista e governativa. Ciò spinge la DC a creare una nuova formula di centro-sinistra fondata sul perno centrista della DC e su quello socialdemocratico del PSU: si trattò quindi di una formula di centro-sinistra più rassicurante l'elettorato moderato. Ciononostante il centro-sinistra entra in crisi dopo le elezioni politiche del 1968 e già nel 1969 il PSU si spacca in due gruppi che poi rifonderanno rispettivamente il PSI ed il PSDI.
Nel 1970 il centro-sinistra, sempre costituito da DC, PSI, PSDI e PRI, sembrò avere una nuova spinta propulsiva, sotto la guida Mariano Rumor. Tra le riforme di quegli anni si ricordino l'approvazione della legge sul divorzio (ovviamente senza il sotegno della DC), dello Statuto dei lavoratori, dell'attuazione delle regioni, la costituzione della Commissione Parlamentare Antimafia.
Alla fine degli anni Sessanta si ebbero forti agitazioni sindacali, il cosiddetto autunno caldo, unite alla forte contestazione studentesca (del 1968). La strategia della tensione fu probabilmente l'evento più insidioso che la Repubblica dovette affrontare con il tentativo di golpe di Junio Valerio Borghese. Il centro-sinistra termina così definitivamente nel 1976, quando ebbe inizio l'esperienza dei governi di solidarietà nazionale con il progressivo coinvolgimento del Partito Comunista Italiano nelle maggioranze parlamentari e il cosiddetto compromesso storico.
Il Pentapartito
Successivamente la formula di centro-sinistra (con l'aggiunta del Partito Liberale Italiano) fu sostanzialmente ripresa dalla successiva esperienza del pentapartito DC, PSI, PSDI, PRI, PLI). Si può dunque definire il pentapartito come una sorta di coalizione di centro-sinistra aperto anche a istanze di centro-destra e confindustriale, rappresentate rispettivamente da alcune anime della DC e dal PLI.
L'Ulivo, L'Unione e il Partito Democratico
Un altro centro-sinistra è sorto a partire dal 1995: ne fanno parte i partiti di centro, di sinistra e di centro-sinistra che si riconoscono nel progetto de L'Ulivo. Tale coalizione, guidata da Romano Prodi (da sempre vicino alla sinistra DC), vinse le elezioni politiche del 1996. Il governo Prodi I cadde nel 1998 a causa dell'uscita dalla maggioranza di governo del Partito della Rifondazione Comunista di Fausto Bertinotti. Tuttavia, grazie anche all'apporto di alcuni parlamentari provenienti dal centro-destra (allora diviso in Polo delle Libertà e Lega Nord), fu trovata una nuova maggioranza che permise al centro-sinistra di continuare a governare l'Italia fino al 2001, con i successivi governi guidati da Massimo D'Alema e Giuliano Amato.
Nel 2005, dopo gli anni di opposizione alla maggioranza di centro-destra guidata da Silvio Berlusconi, la coalizione costituì un'alleanza più estesa, denominata L'Unione, aperta anche a Rifondazione Comunista e all'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, con il rinnovato intento di coinvolgere la società civile. L'Unione debuttò con le elezioni regionali del 2005, nelle quali conquistò 12 regioni su 14, guadagnandone 5 precedentemente governate dalla Casa delle Libertà. Il dato delle regionali non deve comunque ingannare, infatti il centro-sinistra venne severamente sconfitto in Lombardia e Veneto, che da sole contano un quarto dell'intera popolazione italiana, e vinse poi le elezioni politiche del 2006 con un margine ristrettissimo, inferiore allo 0,1% dei voti espressi.
Nel 2005 il progetto dei Democratici di Sinistra, di Democrazia è Libertà - La Margherita e di altri partiti minori di dar vita ad un unico soggetto politico a vocazione maggioritaria che unisca socialdemocratici, cristiano-sociali e liberali di sinistra prese maggiormente corpo. L'unificazione di gran parte del centro-sinistra italiano di stampo riformista si è poi concretizzata nel 2007 con la nascita del Partito Democratico. Questo partito si presenta come la naturale prosecuzione dell'esperienza della federazione de L'Ulivo, che nel 2004 aveva unito DS, DL e SDI.
Lo SDI, guidato da Enrico Boselli, decise però di seguire una strada diversa. Nel 2005 strinse un accordo con i Radicali Italiani per la formazione di una unica lista chiamata Rosa nel Pugno, con la partecipazione di Emma Bonino e Marco Pannella, i quali, nonostante le aperture nei loro confronti di Silvio Berlusconi, avevano deciso di favorire l'alternanza al governo del Paese. Nel 2007 invece prese corpo il progetto di unire tutte le correnti di stampo socialdemocratico contrarie al PD in un nuovo partito, che si ponesse nella linea della tradizione del vecchio PSI. A tale progetto hanno aderito, oltre allo SDI, una parte del Nuovo Partito Socialista Italiano, I Socialisti Italiani e una cospicua componente di Sinistra Democratica (partito fondato da coloro che nei DS si opponevano alla nascita dal PD). La nascita del nuovo partito, denominato Partito Socialista, è avvenuta ufficialmente nel luglio 2008.
Partiti di centro-sinistra in Italia sono dunque oggi il Partito Democratico, il Partito Socialista e l'Italia dei Valori.
Estrema sinistra
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L'espressione estrema sinistra indica l'ala più estrema dello schieramento politico della sinistra.
Può assumere diverso significato a secondo del luogo in cui viene usato. In Italia l'uso riguarda l'identificazione di movimenti del recente passato che si trovavano a sinistra del Partito Comunista Italiano. Nel gergo politico odierno con estrema sinistra viene talvolta identificata quell'area politica parlamentare composta dai partiti che si richiamano al marxismo, come il Partito della Rifondazione Comunista e il Partito dei Comunisti Italiani (per questi due partiti la terminologia è stata oggetto di battaglia linguistica da parte dell'ex-segretario del PRC ed ex-presidente della Camera dei Deputati Fausto Bertinotti che non ha mai nascosto di preferirle la definizione di Sinistra Radicale)[senza fonte]. Oggi con estrema sinistra si indicano perlopiù le aree della sinistra antagonista, i Centri sociali e le soggettività comuniste fuoriuscite dal PRC come Sinistra Critica e il Partito Comunista dei Lavoratori.
In Francia vengono indicate con tale termine i partiti politici a sinistra del Partito Comunista Francese (PCF), fra cui i principali sono Lutte Ouvriere, (LO), e Ligue Communiste Révolutionnaire (LCR).
La definizione di "estrema sinistra" è comunque generica e include tutte le posizioni più radicali.
Sinistra extraparlamentare
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L'espressione sinistra extraparlamentare indica quell'area politica della sinistra che non partecipa al sistema politico istituzionale e che rifiuta il concetto di rappresentanza parlamentare nei sistemi democratici occidentali. In genere le organizzazioni extraparlamentari sono formazioni radicali-massimaliste. I gruppi, partiti e movimenti della sinistra extraparlamentare preferiscono l'azione politica diretta e puntano ad un coinvolgimento delle masse e alla partecipazione senza intermediari, facendo evolvere un processo di cambiamento politico fuori dall'alveo delle istituzioni. Spesso le formazioni che si riferiscono a questa area hanno una vocazione marcatamente rivoluzionaria.
La definizione di sinistra extraparlamentare include molte organizzazioni con impianti ideologici variegati ma sempre riconducibili all'area della sinistra più estrema. Queste organizzazioni, per quanto spesso molto diverse fra loro, vengono accomunate dal rifiuto del metodo parlamentare, considerato obsoleto e inefficace per risolvere i problemi della società moderna nonché strumento della borghesia per esautorare le masse dall'iniziativa politica. Questa impostazione ha reso possibile collocare queste formazioni all'interno di movimenti più o meno omogenei soprattutto nei momenti di grande mobilitazione sociale. Alcune di queste formazioni hanno alimentato il clima di scontro violento con le autorità e contro i propri nemici politici, tanto da arrivare a teorizzare e talvolta praticare la lotta armata.
L'acme della sinistra extraparlamentare in Italia si è avuto negli anni '70, dove i gruppi politici di sinistra nati dopo il '68 divennero i principali animatori delle lotte politico-sociali di quegli anni. Le formazioni più importanti furono Potere Operaio, Lotta Continua, Avanguardia Operaia, Movimento Lavoratori per il Socialismo, Autonomia Operaia.
Cronologia della sinistra extraparlamentare
Extraparlamentare
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L'aggettivo extraparlamentare denota la scelta di non partecipare al sistema politico istituzionale e il rifiuto del concetto di rappresentanza parlamentare nei sistemi democratici occidentali.
In genere le organizzazioni extraparlamentari sono formazioni radicali-massimaliste.
I gruppi e movimenti extraparlamentari preferiscono l'azione politica diretta puntando ad un coinvolgimento delle masse e alla partecipazione senza intermediari, facendo evolvere un processo di cambiamento politico fuori dall'alveo delle istituzioni.
Spesso le formazioni che si riferiscono a questa area hanno una vocazione marcatamente rivoluzionaria.
Organizzazioni di destra e sinistra e estremamente diverse fra loro vengono accomunate da questo attributo nel rifiuto del metodo parlamentare, considerato o obsoleto o inefficace per risolvere i problemi della società.
Da alcune organizzazioni di sinistra il metodo parlamentare viene considerato strumento della borghesia per esautorare le masse dall'iniziativa politica.
Alcune di queste formazioni hanno alimentato il clima di scontro violento con le autorità e contro i propri nemici politici, tanto da arrivare a teorizzare e talvolta praticare la "lotta armata".
Sinistra radicale
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Sinistra radicale è un neologismo giornalistico, indicante l'area politica parlamentare più estrema della sinistra, spesso con riferimenti alle correnti ideologiche che affondano le loro radici nel marxismo. Il termine si differenzia politologicamente sia da estrema sinistra che dai movimenti dell'area radicale.[1]
Componenti ideologiche
Oggi le tesi condivise all'interno della sinistra radicale e i valori ufficialmente dichiarati dai maggiori partiti della sinistra radicale sono la laicità, il pacifismo, l'ambientalismo, la critica all'imperialismo e agli eccessi del capitalismo, la solidarietà verso i popoli del terzo mondo e verso le fasce più deboli della popolazione (come gli immigrati), e, ovviamente, la difesa dei diritti dei lavoratori. La sinistra radicale è anche legata al variegato movimento no-global. Anche i Partiti Umanisti vengono avvicinati alla sinistra radicale, benché non abbiano origini marxiste.
La sinistra radicale nella politica italiana moderna
I partiti italiani comunemente identificati dai media con la locuzione sinistra radicale sono il Partito della Rifondazione Comunista, il Partito dei Comunisti Italiani e la Federazione dei Verdi. Non vengono compresi, in linea di massima, i movimenti e i partiti tradizionalmente inclusi nella definizione di estrema sinistra. La Federazione dei Verdi in particolare, precedentemente considerato un partito moderato di centrosinistra, sotto la guida di Alfonso Pecoraro Scanio ha sposato molte delle tesi della sinistra radicale. Questi partiti in occasione delle Elezioni politiche italiane del 2008 si sono federati, insieme a Sinistra Democratica, nel gruppo la Sinistra - l'Arcobaleno.
Storia
Origine della denominazione
Il termine radicale nasce nel XVIII secolo per indicare quei partiti che esprimono favore o cercano di indurre riforme politiche senza compromessi, inclusi cambiamenti dell'ordine sociale di maggiore o minore portata. Durante il XIX secolo iniziò ad essere impiegato il termine sinistra radicale per raggruppare quelle formazioni politiche liberali progressiste che si distinguevano dai liberisti classici e che avevano posizioni simili a quelle ora tenute da molti partiti di centrosinistra (proprio in virtù di queste origini il termine "radicale" è ancora oggi presente in Europa nel nome di molti partiti di centro e centrosinistra, che non appartengono però ai partiti dell'attuale sinistra radicale).
La sinistra radicale dopo il muro di Berlino
Questi movimenti politici in Italia, dopo la caduta del muro di Berlino e l'implosione dell'URSS, si sono caratterizzati per un profondo cambiamento d'ideologia e di proposte politiche. Soprattutto la nascita di un nuovo disagio sociale, espresso per la prima volta dal popolo di Seattle e alla luce di nuovi movimenti di massa come il movimento no-global, la sinistra radicale ha attualizzato molto i temi che la caratterizzano.
Note
1.. ^ Il termine sinistra radicale non deve confondersi con i radicali del Partito Radicale o delle altre organizzazioni radicali. I Radicali si oppongono a quello che considerano un abuso giornalistico piuttosto che un calco linguistico sull'inglese e preferiscono il termine sinistra massimalista o - polemicamente - conservatrice.
Sinistra rivoluzionaria
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Col termine di Sinistra Rivoluzionaria si sono autodefiniti numerosi gruppi politici degli anni sessanta, settanta e ottanta del XX secolo per distinguersi dalla sinistra moderata o sinistra riformista, composta dai partiti comunista, socialista e socialdemocratico, che avrebbero progressivamente abbandonato le istanze rivoluzionarie presenti nel movimento dei lavoratori. Alcuni gruppi definivano se stessi anche col termine di Nuova Sinistra. La storia e lo sviluppo dei vari gruppi della Sinistra Rivoluzionaria è comunque interessante per capire nel profondo la realtà di quegli anni: formazioni come Lotta Continua, Avanguardia Operaia, Quarta Internazionale, Potere Operaio, Movimento Studentesco (poi Movimento Lavoratori per il Socialismo), Unione dei Comunisti Italiani (marxisti-leninisti), i vari partiti comunisti internazionalisti, Lotta Comunista e vari altri hanno avuto, anche se in modo discontinuo, un vasto seguito di massa e di consensi che ha, in parte, influenzato la vita politica italiana di quegli anni. Negli anni del riflusso e dell'abbandono delle ideologie di massa quasi tutti questi gruppi si sono sciolti o sono confluiti in altre formazioni: una delle più importanti avvenne già nella seconda metà degli anni settanta con Democrazia Proletaria che, al passaggio dal PCI al PDS, confluì nella nascente formazione del Partito della Rifondazione Comunista.
Attuale "Sinistra Radicale Extraparlamentare" per decisione altrui (Il Corpo Elettorale) , divisa per propria decisione e con "vocazione" ed esperienza parlamentare, "sedicenti" con coerenza i "meriti" di governo non sufficientemente riconosciuti . Tutta da definire (Che lo faccia Wikipedia si ci riesce......)
Da Paco, senza enciclopedia ed ancora libero, con i tempi che corrono...
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