[Bsf] CRISTIANESIMO OBBLIGATORIO A SCUOLA UNA PREOCCUPANTE RISOLUZIONE DELLA CAMERA
Paco
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Dom 22 Feb 2009 12:06:03 CET
CRISTIANESIMO OBBLIGATORIO A SCUOLA
UNA PREOCCUPANTE RISOLUZIONE DELLA CAMERA
La VII Commissione permanente della Camera dei Deputati giovedì 22 gennaio 2009 ha
approvato una risoluzione proposta dall'on. Garagnani (7-00076) sul tema Salvaguardia
della tradizione culturale e spirituale legata al Cristianesimo nelle politiche scolastiche, la
cui discussione era stata avviata il 4 dicembre 2008 e rispetto alla quale era stata
presentata a suo tempo dal sottosegretario on. Pizza una apposita Relazione governativa.
Di seguito la Risoluzione approvata nella versione definitiva (8-00027) e la Relazione
governativa del 4 dicembre.
RISOLUZIONE APPROVATA
La VII Commissione, premesso che:
mai come in questi ultimi tempi l'opinione pubblica italiana si interroga sul futuro in
riferimento alla propria identità culturale; la migrazione extra-comunitaria, l'allargamento
dell'Unione europea ai Paesi dell'est Europa ed il progressivo dilatarsi di un certo
fondamentalismo islamico chiamano in causa l'Occidente, la sua storia e il suo futuro,
strettamente legati alla tradizione cristiana, che ne definisce l'essenza e ne è elemento
costitutivo; in questo contesto, non può non destare preoccupazione quella sorta di
relativismo culturale e di nichilismo etico che, in nome di una presunta tolleranza e rispetto
di tradizioni diverse dalle nostre, non sostiene i presupposti della nostra civiltà , e rischia di
omologare tutte le culture in un amalgama indistinto in cui la nostra storia, italiana ed
europea, perde di valore. La scuola è terreno privilegiato in cui sperimentare un approccio
culturale ai temi dell'integrazione in nome di ideali di accoglienza e solidarietà , che, per
essere davvero tali devono fondarsi sul ricordo del proprio passato e devono essere
ancorate alle proprie radici culturali e spirituali; il fallimento del modello di integrazione
delle democrazie nord-europee e l'esperienza di Paesi come l'Olanda, la Danimarca e, in
modo diverso la Francia e la Germania, pone per il nostro Paese il problema di una
legislazione scolastica che, nell'affrontare, in modo graduale e rispettoso dei diritti della
persona, il problema dell'integrazione dei cittadini comunitari ed extracomunitari, sappia
difendere la tradizione culturale italiana, ed europea, quale si è manifestata nel corso dei
secoli, e proporla, evitando denigrazioni o dimenticanze, agli studenti di ogni provenienza
culturale; al riguardo è bene ricordare che l'insegnamento della religione cattolica, basato
su un'adesione volontaria dello studente, risponde a un'esigenza religiosa importante ed
essenziale, ma distinta da quella eminentemente culturale e laica che sarebbe opportuno
introdurre nella legislazione scolastica e proporre a tutti, impegna il Governo a far sì che
nell'ambito dell'autonomia scolastica, e fatta salva la libertà di insegnamento dei docenti,
sia reso esplicitamente obbligatorio nelle indicazioni nazionali il preciso riferimento
alla nostra tradizione culturale e spirituale che si riconnette esplicitamente al
Cristianesimo.
(8-00027) «Garagnani, Granata, Goisis, Mazzuca, Palmieri, Centemero».
RELAZIONE PRESENTATA DAL GOVERNO
Si condivide l'opinione dell'Onorevole interrogante che il giusto principio dell'accoglienza e
dell'integrazione possa essere realizzato solo laddove si conservi la memoria del proprio
passato e delle proprie radici culturali, in quanto è soltanto con l'affermazione della propria
identità , che si può riconoscere e comprendere l'identità degli altri.
Ricordo che l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole di ogni ordine e grado è
regolamentato da norme pattizie che rappresentano la sintesi finale di posizioni ed
interessi rappresentati dall'autorità scolastica italiana e dalla Conferenza Episcopale.
La legge n. 121 del 1985 di ratifica ed esecuzione dell'accordo con protocollo addizionale,
firmato a Roma il 18 febbraio 1984, che apporta modifiche al Concordato lateranense
dell'11 febbraio 1929, tra la Repubblica italiana e la Santa Sede, che già prevedeva un
esplicito riferimento alla tradizione culturale del Cattolicesimo, all'articolo 9, comma 2,
precisa che «La Repubblica italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e
tenendo conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo
italiano, continuerà ad assicurare, nel quadro delle finalità della scuola, l'insegnamento
della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado.
Nel rispetto della libertà di coscienza e della responsabilità educativa dei genitori, è
garantito a ciascuno il diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi di detto
insegnamento».
Peraltro la nascita della religione cristiana, le sue peculiarità e il suo sviluppo così come le
vicende dei rapporti tra Stato e Chiesa, con particolare riferimento all'Italia, già sono
oggetto di studio nell'insegnamento della storia sin dalla scuola primaria e rappresentano,
trasversalmente, l'asse portante di altri insegnamenti.
Faccio riferimento, in particolare, allo studio della letteratura italiana, molti testi della quale
(e basti citare la Commedia dantesca) risulterebbero incomprensibili senza gli opportuni
riferimenti alla dottrina cattolica e al dibattito teologico, o alla storia dell'arte, per secoli
legata inscindibilmente all'iconografia cristiana.
Proprio per questo motivo le indicazioni nazionali relativamente al primo ciclo di istruzione
fanno esplicito riferimento al Cristianesimo e stessa cura verrà posta nelle indicazioni
nazionali relative al secondo ciclo di Istruzione, proprio al fine di rispondere ad una
ineludibile esigenza culturale degli studenti.
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