[Bsf] R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11

Lorenzo Mazzù l.mazzu a yahoo.it
Dom 22 Feb 2009 23:01:47 CET


Allora scusate,
cerco di chiarire meglio il mio pensiero, che nella mail precedente ho espresso in maniera sconsiderata ed arrabbiata.
Da ormai 8 anni partecipo al Brescia Social Forum, in forma presente e attiva prima, tramite mail (ma non solo) dopo.
Che volete che vi dica? sono deluso, tutto qua! Era una rete che voleva unire realtà che condividevano valori e ideali, indipendentemente dall'ispirazione e dai principi di partenza delle sue componenti. Ora cos'è diventato? La cassa di risonanza dei singoli movimenti e partiti politici? Il contenitore di polemiche infinite tra vendoliani e ferreriani e turigliattiani? Pur riconoscendo l'importanza delle varie posizioni e dell'approfondimento delle questioni teoriche sull'attualità delle idee...diciamo..scusate l'imprecisione...genericamente marxiste.....pur riconoscendo l'importanza del decidere se abbia "più ragione" chi ripropone una sinistra comunista e anticapitalista o chi propone una sinistra diversa, nuova, smarcata dal pensiero tradizionale, pur essendo comunista nel cuore e nella mente, e pur credendo nell'importanza del sogno e nell'attualità delle questioni che il pensiero marxista, con le sue infinite sfaccettature, pone più che mai
 nella società di oggi, devo tristemente riportare alla memoria che il brescia social forum NON ERA QUESTO, NON ERA QUESTO! E' stato detto, da più parti, che oggi non siamo più nel 2001 e che è inutile riproporre le esperienzedi allora, va bene, d'accordo, bisogna rinnovarsi, ma cosa siamo diventati oggi? 
me lo spiegate? ho letto anch'io il capitale e il manifesto, ma mi spiegate che c'entra con la necessità di portare oggi nella nostra società delle iniziative che sensibilizzino l'uomo della strada di fronte al problema dei danni enormi che crea il pensiero unico neo-liberista? e le mail infinite fatte di polemiche interne? ma non è ora di sintetizzare le idee e tradurle in fatti? non che non ci siano state iniziative importanti, per carità, ma il contatto con la realtà dov'è finito? l'abbiamo perso del tutto? la realtà si cambia dal di dentro - secondo me - non bastano le dispute teoriche interne a risolvere le questioni...
Grazie a tutti lo stesso, comunque lascio senza sbattere la porta, se mi viene consentito dal link......
Buona fortuna
Lorenzo
--- Ven 20/2/09, Paco <aggregatione a yahoo.com.ar> ha scritto:

Da: Paco <aggregatione a yahoo.com.ar>
Oggetto: Re: [Bsf] R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11
A: l.mazzu a yahoo.it, "brescia social forum" <bsf a bresciasocialforum.org>
Data: Venerdì 20 febbraio 2009, 02:20

La vida no vale nada



La vida no vale nada
si no es para perecer
porque otros puedan tener
lo que uno disfruta y ama.

La vida no vale nada
si yo me quedo sentado
después que he visto y soñado
que en todas partes me llaman.

La vida no vale nada
cuando otros se están matando
y yo sigo aquí cantando
cual si no pasara nada.

La vida no vale nada
si escucho un grito mortal
y no es capaz de tocar
mi corazón que se apaga.

La vida no vale nada
si ignoro que el asesino
cogió por otro camino
y prepara otra celada.

La vida no vale nada
si se sorprende a mi hermano
cuando supe de antemano
lo que se le preparaba.

La vida no vale nada
si cuatro caen por minuto
y al final por el abuso
se decide la jornada.

La vida no vale nada
si tengo que posponer
otro minuto de ser
y morirme en una cama.

La vida no vale nada
si, en fin, lo que me rodea
no puedo cambiar cual fuera
lo que tengo y que me ampara.

Y por eso, para mí,
la vida no vale nada.

(1975) Pablo Milanès, cantautor cubano

----- Original Message ----- From: "Lorenzo Mazzù"
<l.mazzu a yahoo.it>
To: <bsf a bresciasocialforum.org>
Sent: Thursday, February 19, 2009 11:00 PM
Subject: [Bsf] R: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11


Ma la voglismo smettere co 'sto comunismo???!!!!!! Ma quante bastonate
dobbiamo prendere ancora prima di capirla??? Ma la sinistra è solo auspicio al
ritorno al comunismo? Cos'è diventato il buon vecchio social forum????!!!!!
Basta!!! Basta!!!! Basta!!!!! Mi disiscrivo!!!
Adios!
Lorenzo

--- Mer 18/2/09, bsf-request a bresciasocialforum.org
<bsf-request a bresciasocialforum.org> ha scritto:

Da: bsf-request a bresciasocialforum.org
<bsf-request a bresciasocialforum.org>
Oggetto: Digest di Bsf, Volume 62, Numero 11
A: bsf a bresciasocialforum.org
Data: Mercoledì 18 febbraio 2009, 15:24

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Argomenti del Giorno:

  1. Foibe: una giornata da dimenticare (Paco)
  2. ASSOCIAZIONE PER LA SINISTRA DI BRESCIA: COMINCIA
     ILVIAGGIO..... COMUNISMO?! (Paco)
Foibe: una giornata da dimenticare
(17 febbraio 2009)

Anche se quest'anno la vergognosa speculazione politica sul caso Englaro ha
impedito alle "celebrazioni" del "giorno della memoria" di
avere un significativo impatto mediatico, il 10 febbraio ha comunque confermato
quel processo di offuscamento ideologico della memoria storica portato avanti
da
vent'anni da istituzioni e partiti di destra o "sinistra".

Una vera e propria campagna di disinformazione volta a riscrivere la storia,
finalizzata alla diffusione di stereotipi sciovinisti e razzisti, tesa a porre
sullo stesso piano partigiani e repubblichini, con l'intenzione di gettare
fango su quelle componenti della Resistenza che hanno lottato per
l'emancipazione e la giustizia sociale. Perché controllare il passato vuol
dire anche controllare il futuro... Uno degli esempi più nitidi
dell'ondata
revisionista è il dibattito che negli ultimi anni si è scatenato intorno alla
questione delle foibe. È stato completamente rimosso il massacro perpetrato
per
più di vent'anni dal regime fascista in Istria e Dalmazia; i numeri degli
infoibati sono stati gonfiati a dismisura; gli stessi morti sono stati
presentati come semplici "italiani" vittime della barbarie
"slava" e "comunista", senza che venga fatto alcun accenno
al loro ruolo negli apparati fascisti.

Così l'estrema destra, appoggiandosi alle istituzioni, rialza la testa e
rivendica una qualche credibilità. È così che a Padova un corteo di Forza
Nuova viene protetto dalla polizia, che carica violentemente gli antifascisti
arrestandone uno; sempre a Padova le istituzioni negano lo spazio assegnato ad
un'iniziativa studentesca contro il revisionismo storico, per ragioni di
"ordine pubblico"; a Cagliari ancora le forze dell'ordine
caricano
un centinaio di antifascisti impegnati a contestare la fiaccolata
dell'estrema destra cittadina; all'Università di Tor Vergata i
fascisti
si presentano scortati dai loro rappresentanti istituzionali, pretendendo di
candidarsi alle elezioni. Ovunque, però, la determinazione dei compagni ha
mostrato che i fascisti non avranno mai quella legittimità che la storia, e le
loro disgustose idee e pratiche, gli negano: a Padova il presidio ha visto la
partecipazione decisa di centinaia di studenti; l'iniziativa pubblica si è
tenuta lo stesso; a Cagliari il presidio spontaneo ha trovato la piena
solidarietà della cittadinanza; a Roma i fascisti sono stati cacciati ancora
una volta dall'ateneo. Anche a Napoli abbiamo provato a dare il nostro
contributo a questa lotta per la memoria, contro vecchi e nuovi fascismi, con
un'iniziativa di controinformazione all'Università.

È necessario infatti che proprio dalle nostre aule si alzi una voce critica e
consapevole della criminalità che hanno rappresentato e rappresentano sempre
le
politiche nazionaliste, militariste e razziste. La vergognosa scritta fascista,
apparsa sui muri dell'università durante la notte che precedeva la nostra
iniziativa, è stata subito cancellata.
Al suo posto ci sono le parole che dobbiamo tenere sempre a mente: "Ora e
sempre Resistenza".

Collettivo Autorganizzato Universitario - Napoli
http://cau.noblogs.org/
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Comunismo
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Disambiguazione - Questa voce riguarda il comunismo come forma di società e
come movimento avente per obiettivo la realizzazione della società comunista.
Per questioni riguardanti l'organizzazione politica del movimento, si veda
la voce partito comunista; per gli stati governati da un partito comunista si
veda stato socialista.
    « Il comunismo è la dottrina delle condizioni della liberazione del
proletariato [cioè di] quella classe della società che trae il suo
sostentamento soltanto e unicamente dalla vendita del proprio lavoro, e non dal
profitto di un capitale »
    (Karl Marx e Friedrich Engels, Princìpi del Comunismo)
    « Questo comunismo [...] è la vera risoluzione dell'antagonismo tra
la natura e l'uomo, tra l'uomo e l'uomo, la vera risoluzione della
contesa tra l'esistenza e l'essenza, tra l'oggettivazione e
l'autoaffermazione, tra la libertà e la necessità, tra l'individuo e
la specie. È la soluzione dell'enigma della storia, ed è consapevole di
essere questa soluzione »
    (Karl Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844 III, 4)



Friedrich Engels
Per comunismo si intende in primo luogo una realtà sociale che presuppone la
comunanza dei mezzi di produzione e l'organizzazione collettiva del lavoro,
a cui si accompagna l'assenza dello Stato.

Per consuetudine moderna è chiamato comunismo il movimento politico riferito
prevalentemente a Karl Marx e Friedrich Engels, ma anche a utopisti o
rivoluzionari come Étienne Cabet, François-Noël Babeuf, Henri de
Saint-Simon,
Charles Fourier, Auguste Blanqui. Anche il movimento anarchico ha come fine una
società dai caratteri comunisti.

Per estensione, è chiamato comunismo il movimento dai molteplici aspetti che
ha difeso o, secondo alcuni, travisato, le sue premesse storiche. Le correnti
di
tale movimento hanno quasi sempre preso il nome da capi politici che si sono
distinti nelle varie rivoluzioni moderne: marxismo, leninismo, stalinismo,
trotskismo, maoismo, ecc.

Per Marx ed Engels il comunismo non era un principio filosofico, una dottrina
politica e tanto meno una utopia, ma un divenire della realtà nell'epoca
del capitalismo sviluppato:

    « Il comunismo non è una dottrina ma un movimento; non muove da
princìpi ma da fatti. I comunisti non hanno come presupposto questa o quella
filosofia, ma tutta la Storia finora trascorsa e specialmente i suoi attuali
risultati reali nei paesi civili. »
    (Friedrich Engels, Deutsche- Brusseler- Zeitung n. 80 del 7 ottobre 1847)
    « Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose
presente. »
    (Karl Marx e Friedrich Engels. L'Ideologia tedesca, 1846)

Dopo Marx ed Engels - e almeno fino ai primi tre congressi
dell'Internazionale Comunista (1919, 1920, 1921) - le questioni riguardanti
il divenire della società comunista furono affrontate dal movimento socialista
e comunista secondo criteri "scientifici" (o almeno queste erano le
intenzioni; tali criteri furono descritti ad esempio da Engels in Il socialismo
dall'utopia alla scienza, un capitolo del suo Antidühring elaborato per la
pubblicazione in opuscolo). Da quegli anni in poi, le già gravi divergenze
all'interno del movimento si approfondirono e non sarà più possibile
parlarne in modo unitario.

     Indice
     [mostra]
       a.. 1 Storia
         a.. 1.1 Età antica
         b.. 1.2 Età moderna
         c.. 1.3 Il Settecento
         d.. 1.4 L'Ottocento
       b.. 2 Teoria del movimento comunista
         a.. 2.1 Karl Marx e il Manifesto del Partito Comunista
         b.. 2.2 Sviluppi successivi del pensiero marxista
         c.. 2.3 Comunismo anarchico contro comunismo marxista
         d.. 2.4 La Comune di Parigi
       c.. 3 L'Unione Sovietica
         a.. 3.1 La Rivoluzione d'Ottobre
         b.. 3.2 Stalin e l'URSS
         c.. 3.3 Dopo Stalin
         d.. 3.4 Crollo del Muro
         e.. 3.5 Trotsky e il comunismo rivoluzionario
       d.. 4 I movimenti comunisti nell'antifascismo
       e.. 5 Esperienze comunitarie moderne
       f.. 6 Critiche al comunismo
       g.. 7 Storia del termine
         a.. 7.1 Note
       h.. 8 Voci correlate
         a.. 8.1 Documenti
         b.. 8.2 Teorici del comunismo
         c.. 8.3 Storia del comunismo sovietico
         d.. 8.4 Evoluzione del comunismo
         e.. 8.5 Opposizioni e critiche al comunismo
       i.. 9 Bibliografia
         a.. 9.1 Per la sezione "Comunismo anarchico"
       j.. 10 Altri progetti
       k.. 11 Collegamenti esterni



Storia [modifica]
    Per approfondire, vedi la voce Storia del comunismo.

L'aspirazione a una società egualitaria ha origini assai lontane e ha dato
vita nel corso dei secoli a teorie che nel tempo hanno assunto connotazioni e
realizzazioni differenti suscitando consensi e critiche di ogni genere. Di
seguito ne ripercorriamo i passi salienti:


Età antica [modifica]
Molti pensatori occidentali hanno concepito idee di comunismo, alcune molto
simili a quelle poi divenute note con questo termine nel XIX secolo.

Il principio della comunione dei beni era un carattere proprio del
cristianesimo delle origini. Nel secondo capitolo degli Atti degli Apostoli, ai
versetti 44-48, si descrive il funzionamento della prima comunità cristiana,
mettendo in risalto l'aspetto della comunione dei beni. Tale comunione non
era stabilita per norma, i fedeli vi aderivano volontariamente. Si veda in
proposito l'episodio di Anania e Saffira:

    « Un uomo di nome Anania con la moglie Saffira vendette un suo podere e,
tenuta per sé una parte dell'importo d'accordo con la moglie,
consegnò
l'altra parte deponendola ai piedi degli apostoli. Ma Pietro gli disse:
"Anania, perché mai satana si è così impossessato del tuo cuore che tu
hai mentito allo Spirito Santo e ti sei trattenuto parte del prezzo del
terreno?
Prima di venderlo, non era forse tua proprietà e, anche venduto, il ricavato
non era sempre a tua disposizione? Perché hai pensato in cuor tuo a
quest'azione? Tu non hai mentito agli uomini, ma a Dio". All'udire
queste parole, Anania cadde a terra e spirò. E un timore grande prese tutti
quelli che ascoltavano. Si alzarono allora i più giovani e, avvoltolo in un
lenzuolo, lo portarono fuori e lo seppellirono. Avvenne poi che, circa tre ore
più tardi, entrò anche sua moglie, ignara dell'accaduto. Pietro le
chiese:
"Dimmi: avete venduto il campo a tal prezzo?". Ed essa: "Sì, a
tanto". Allora Pietro le disse: "Perché vi siete accordati per
tentare lo Spirito del Signore? Ecco qui alla porta i passi di coloro che hanno
seppellito tuo marito e porteranno via anche te". D'improvviso cadde
ai
piedi di Pietro e spirò. Quando i giovani entrarono, la trovarono morta e,
portatala fuori, la seppellirono accanto a suo marito. E un grande timore si
diffuse in tutta la Chiesa e in quanti venivano a sapere queste cose.. »
(Atti 5,1-11)

Sant'Ambrogio sosteneva che la proprietà privata era un prestito fatto ai
singoli dalla collettività, la quale aveva il diritto di riappropriarsene per
il bene comune.

Gli stessi ideali troveranno spazio negli ordini monastici, a partire dai
benedettini, la cui regola, scritta direttamente dal Santo, era prettamente
comunistica; oppure, soprattutto nel medioevo, in alcuni movimenti ereticali
(come quello dei dolciniani). Anche le civiltà precolombiane in America sono
di
tipo comunistico.


Età moderna [modifica]


Tommaso Moro
Ideali di tipo comunistico e un progetto di abolire la proprietà privata
tornano in auge all'epoca della Riforma protestante, con la guerra dei
contadini, che sconvolge l'Europa ed è soffocata nel sangue. Fra i
protagonisti di questo movimento rivoluzionario si annoverano Thomas Müntzer e
Giovanni da Leida

Qualche anno prima L'Utopia di Tommaso Moro e più tardi La Città del Sole
di Tommaso Campanella descrivono ugualmente altre comunità ideali in vario
grado comuniste.

Il 1º aprile 1649 i diggers (zappatori, scavatori) cominciano a coltivare
alcune terre nei pressi di Cobham, nel Surrey, in Inghilterra, secondo principi
comunisti. Grazie agli scritti del loro portavoce Gerrard Winstanley, quello
del
Surrey è il gruppo di diggers sul quale si hanno più informazioni, ma abbiamo
notizia dell'esistenza di diggers anche in altre località
dell'Inghilterra.


Il Settecento [modifica]
Nel Settecento l'idea di comunismo trova nuove e più concrete
formulazioni. Per quanto la linea teorica possa considerarsi abbastanza comune,
bisogna distinguere due indirizzi principali, quello teologico, rappresentato
principalmente da Étienne-Gabriel Morelly e Dom Descamps e quello
materialistico, rappresentato da Jean Meslier. In forme diverse l'idea di
comunismo aleggia durante tutto l'Illuminismo come conseguenza della
nascente attenzione al concetto di uguaglianza tra tutti gli esseri umani. Essa
era implicita nel Cristianesimo, che essendo una religione universalistica
(contrariamente all'Ebraismo) proclamava l'uguaglianza di tutti gli
uomini davanti a Dio, ma non davanti al potere temporale, che implicava una
gerarchia di classi sociali con diversi compiti e diritti. Il comunismo aveva
infatti abbastanza caratterizzato le comunità proto-cristiane sino al IV
secolo, ma poi, dopo l'Editto di Milano, cessata una relativa
clandestinità, alla luce del sole la nuova società cristiana si stratificava
esattamente come quella romana pre-cristiana. Il concetto di eguaglianza ha
influenzato in generale il pensiero del Settecento e un'uguaglianza civile,
se non comunistica, era anche quella propugnata da Jean-Jacques Rousseau o da
Gabriel Bonnot de Mably, il primo con una visione di tipo religioso, il secondo
di tipo laico. Mably dichiarava: "Il legislatore agisce in maniera inutile
se non si concentra sullo stabilimento dell'eguaglianza. Il bene possibile
si ottiene con l'eguaglianza tra tutti gli uomini perché è essa che li
tiene uniti.".

Il più notevole sostenitore e teorizzatore del comunismo, e in senso
decisamente ateo e materialistico, è Jean Meslier, che scrive nel
''Testament'': "Quasi universalmente accettato e
autorizzato è l'abuso e l'appropriazione individuale che alcuni fanno
dei beni e delle ricchezze della terra, i quali dovrebbero invece essere
possesso di tutti e in parti uguali. La proprietà deve esser comune e tutti
debbono usufruirne equamente e comunitariamente.". Queste le basi del
comunismo materialistico di Meslier, che poi arringa i destinatari del
''Testament'' con queste parole: "Cercate di unirvi tutti
insieme per scuotere il giogo tirannico dei vostri principi e dei vostri re;
abbattendo i troni ingiusti e malvagi; rompete le teste coronate e umiliate la
loro superbia. I più saggi di voi guidino e governino gli altri, è loro
compito formulare leggi e decreti che mirino sempre, a seconda dei tempi, dei
posti e delle situazioni, a difendere e a far progredire il bene
pubblico.". Per quanto riguarda Étienne-Gabriel Morelly, egli ha invece
una visione religiosa del comunismo, basata sul fatto che Dio ha fatto le leggi
di natura perfette e buone e che basta combattere l'egoismo
individualistico
e rifarsi a Dio per ottenere comunione ed eguaglianza tra tutti gli uomini. Nel
suo poema La Basiliade, o Naufragio alle Isole Galleggianti, egli immagina una
società ideale in un luogo remoto, dove c'è una società comunista, senza
classi e senza veri capi; retta armonicamente dal popolo tutto e in perfetto
accordo ed armonia. Analogamente il frate benedettino Dom Deschamps a metà del
Settecento proporne uno stato comunista basato su una morale di tipo monastico,
opponendosi al materialismo di D'Holbach. Dom Deschamps ha influenzato
notevolmente le concezioni pre-socialiste del Settecento anche grazie alla
notorietà e alla rete di rapporti che il suo protettore, il marchese
d'Argenson, gli ha fatto avere nei circoli intellettuali dell'epoca,
facendogli conoscere D'Alembert, Voltaire e Robinet. Vanno poi ricordati
fra
gli interessanti esperimenti di "comunismo reale" anche le
reducciones
del Paraguay impiantate dai Gesuiti nel XVIII secolo.

Le concezioni basate sulla religione deista di Voltaire e Rousseau agiranno
anche in senso egualitaristico ma non comunistico, per quanto Rousseau col suo
Le contrat social abbia dato un modello interessante di stato teologico, con
dei
Legislatori come classe emerita e rispettata, quasi sacerdotale, che ricorda da
vicino il modello platonico di stato, con i filosofi come governanti.
L'influenza di Voltaire e Rousseau sui teorici della Rivoluzione francese,
di cui furono considerati i veri padri, e sul Giacobinismo, che riprende
specialmente il fanatismo e l'intransigenza di Rousseau, è notevolissima.
I
materialisti atei come Helvétius, D'Holbach e Diderot hanno invece una
visione differente della società, nel senso dell'equità, ma non
dell'eguaglianza. Vi erano anche circoli rivoluzionari fortemente
egualitari, e questa concezione sociale è incarnata nel pensiero e nei
comportamenti di Jean Paul Marat.


L'Ottocento [modifica]
Molti idealisti del XIX secolo, colpiti dalla miseria materiale e morale della
rivoluzione industriale, fondano con poca fortuna comunità utopistiche,
soprattutto nel Nuovo Mondo. Il filosofo francese Étienne Cabet, nel suo libro
Viaggi ed avventure di Lord William Carisdall in Icaria descrive una società
ideale in cui un governo eletto democraticamente controlla tutte le attività
economiche e supervisiona le attività sociali, lasciando solo la famiglia come
unica altra unità sociale indipendente. Nel 1848 cerca senza successo di
organizzare comunità icariane negli Stati Uniti d'America, anche se alcune
piccole comunità icariane sopravvivono fino al 1898.


Teoria del movimento comunista [modifica]

Karl Marx e il Manifesto del Partito Comunista [modifica]


Karl Marx
    Per approfondire, vedi la voce Marxismo.

Le condizioni di estremo sfruttamento degli operai nel corso della prima fase
della rivoluzione industriale, sollecitano la nascita tra di essi di una nuova
coscienza politica, che a volte sfocia nell'elaborazione di tesi comuniste.
Il più importante filosofo a credere nel comunismo è Karl Marx che usa il
termine tra l'altro nel Manifesto del Partito Comunista scritto con
Friedrich Engels.

Con Marx ed Engels il comunismo diventa un movimento rivoluzionario. In
contrasto con le idee utopistiche di Owen e Saint-Simon, Fourier, Marx ed
Engels
affermano che il comunismo non poteva emergere da piccole comunità isolate ma
solo globalmente, dal corpo dell'intera società. Il Manifesto propone una
lettura della storia sotto la lente del concetto di lotta di classe: il motore
della storia è nel contrasto tra una piccola élite (la classe borghese), che
possiede o controlla i mezzi di produzione e la grande maggioranza di persone,
che non possiede quasi nulla.

Nella fase storica descritta dal Manifesto (così come in tutte le opere di
Marx e Engels), il capitalismo è qualitativamente connotato, come in (quasi)
tutti i modi di produzione precedenti dalla dominanza di una classe sociale su
un'altra (almeno). Nello specifico, la borghesia (i capitalisti), ossia la
classe che detiene i mezzi di produzione e cioè le condizioni oggettive della
produzione, estrinseca la propria dominanza sulla classe subordinata, il
proletariato, ossia coloro che devono vendere la propria abilità al lavoro in
cambio della sussistenza (salario), attraverso lo sfruttamento di questi ultimi
che si concreta nel pagamento di una parte della giornata lavorativa, mentre la
restante parte - il pluslavoro, poi plusvalore - è la radice sociale del
profitto. Nell'opera Das Kapital (Il Capitale), Karl Marx analizza come i
capitalisti comprassero forza lavoro dai lavoratori ottenendo il diritto di
rivendere il risultato dell'attività produttiva ottenendo così un
profitto
(vedi Teoria del valore e Teoria marxiana del valore per i dettagli). Per Marx
se le classi lavoratrici di tutti i paesi prendessero coscienza dei loro comuni
obiettivi, si unirebbero per rovesciare il sistema capitalista. Lo considerava,
se lo svolgimento della storia avesse seguito la logica di una razionalità
hegeliana, un risultato inevitabile di un processo storico in atto; potendosi
comunque verificare, qualora il socialismo non fosse riuscito ad imporsi,
l'imbarbarimento della società attraverso la rovina di ambedue le classi
in
lotta e di tutte le classi.

Dalle rovine del capitalismo sarebbe sorta una società in cui, dopo un periodo
di transizione (dittatura del proletariato) in cui lo Stato avrebbe controllato
i mezzi di produzione, la loro proprietà sarebbe passata alla società stessa
nel suo complesso (lo Stato era destinato a dissolversi).



Il pugno alzato è uno dei simboli più noti del comunismo. Spesso è
raffigurato anche nella scultura, come in questa creazione di Alfonso Gialdini
La dittatura del proletariato, come fase transitoria, veniva così a
contrapporsi alla dittatura della borghesia, come imposizione alla minoranza
dei
capitalisti della volontà della stragrande maggioranza della popolazione (il
proletariato). La proprietà privata sarebbe stata limitata agli effetti
personali (proprietà individuale). La conseguenza della proprietà collettiva
dei mezzi di produzione sarebbe stata, nell'ottica di Marx, la fine della
divisione della società in classi sociali e, di conseguenza, la fine dello
sfruttamento e la piena realizzazione dell'individuo[1]. Una tale società
sarebbe stata costruita attorno all'economia del dono "da ciascuno
secondo le sue capacità, a ciascuno secondo le sue necessità."


Sviluppi successivi del pensiero marxista [modifica]
Le idee di Marx sono state sviluppate in molte direzioni diverse: alcuni
pensatori prendono da Marx solo il metodo di analisi della società, mentre il
nascente movimento socialista ne abbraccia con entusiasmo la parte
rivoluzionaria, mettendo in secondo piano il pensiero dei socialisti non
marxisti (Pierre-Joseph Proudhon, l'anarchico Bakunin, i già citati
utopisti e molti altri). Fu nel segno di Marx che fu creata la Seconda
Internazionale Socialista. Nel periodo successivo alla morte di Marx al termine
comunismo venne di solito preferito quello, allora equivalente, di socialismo.
La grande divisione tra i seguaci delle idee di trasformazione sociale di Marx
passava tra i cosiddetti socialisti riformisti o gradualisti come Eduard
Bernstein (e per certi versi anche il suo oppositore Karl Kautsky) in Germania,
Filippo Turati in Italia o i marxisti austriaci e, sul versante opposto, i
socialisti rivoluzionari come Rosa Luxemburg in Germania o Giacinto Menotti
Serrati in Italia. Entrambi i gruppi pensavano che il comunismo fosse la
naturale evoluzione della società occidentale, che come era evoluta dal
feudalesimo al capitalismo borghese per la crisi del feudalesimo stesso,
sarebbe
dovuta evolvere naturalmente da capitalista in comunista per via delle
contraddizioni interne del capitalismo. La differenza stava nel metodo che
ritenevano necessario per questa transizione: mentre i socialisti riformisti
ritenevano che il passaggio si sarebbe verificato gradualmente, attraverso una
serie di riforme sociali, i socialisti rivoluzionari pensavano, in accordo con
Marx, che invece questo cambiamento non sarebbe mai avvenuto spontaneamente ma
avrebbe richiesto una rivoluzione.

Karl Marx e Friedrich Engels studiano anche altre forme di comunismo. Partendo
dalle ricerche di Lewis Morgan e di altri antropologi loro contemporanei,
affermano che i primi ominidi vivevano in una sorta di società comunista,
chiamata comunismo primitivo: il poco che possedevano veniva condiviso fra
tutti, come anche i prodotti dell'attività dei singoli (in massima parte
cibo). Alcuni gruppi isolati di persone vivevano fino a pochi anni fa in questo
modo. In tutte le società moderne tuttavia la proprietà privata gioca un
ruolo
fondamentale, facendo sorgere il concetto di società classista.

Questa tesi venne criticata da alcuni indiani americani, come Russell Means,
che vedevano il concetto di comunismo primitivo come una distorsione della
realtà dovuta all'imposizione di uno schema teorico occidentale
precostituito su una situazione che invece non coincideva affatto con questa
visione semplicistica delle cose; peggio ancora, Means e gli altri denunciavano
come questa distorsione fosse strumentale, dovuta al desiderio di ricavarne
prove da portare a sostegno nel dibattito ideologico in Europa. In particolare,
l'antropologia del XIX secolo, i cui risultati Marx e gli altri citavano
come prova a favore delle loro tesi, era basata su ricerche pesantemente
influenzate da pregiudizi razziali, prive di una vera comprensione delle
culture
in esame e di loro osservazioni dirette.


Comunismo anarchico contro comunismo marxista [modifica]


Pierre-Joseph Proudhon
Contemporaneamente alle dottrine di Marx si era sviluppata tuttavia
un'altra forma di dottrina comunista: il comunismo anarchico.
L'anarchismo prende le mosse dal pensiero di Pierre-Joseph Proudhon: non
tutti i pensatori che si sono definiti anarchici hanno tuttavia adottato un
modello di economia comunista (lo stesso Proudhon a un certo punto rivalutò in
parte la proprietà privata). La polemica tra Proudhon e Marx fu così violenta
che quando il primo pubblicò un volume intitolato Filosofia della Miseria il
secondo rispose con il pamphlet Miseria della filosofia. Lo scontro tra
anarchici e marxisti divampò all'interno dell'Associazione
internazionale dei lavoratori (Prima Internazionale). Tra il 1871 e il 1872
Marx
ed Engels riuscirono definitivamente a mettere gli anarchici in minoranza e a
farli espellere dall'Internazionale.

Il più importante teorico anarchico del primo periodo è sicuramente il russo
Michail Bakunin che espose la sua dottrina per lo più in Stato e Anarchia. Per
Bakunin libertà e eguaglianza erano due obiettivi inscindibili. Lo Stato, con
la sua divisione tra governati e governanti, tra chi possiede la cultura e chi
esegue il lavoro fisico, era in sé stesso un apparato repressivo e doveva
essere dissolto senza il passaggio per una fase intermedia.

Bakunin individuò gli equivoci e i possibili rischi della nozione di Marx di
dittatura del proletariato. Secondo Bakunin il marxismo era l'ideologia di
quella che chiamava "élite della classe dominata", avviata a
diventare classe dominante a sua volta, e, in particolare, era l'ideologia
degli intellettuali sradicati. La conquista del potere da parte dei comunisti
marxisti, secondo Bakunin, avrebbe portato non alla libertà ma a una dittatura
tecnocratica. Se c'è uno Stato ci deve essere per forza dominio di una
classe sull'altra... Che cosa significa che il proletariato deve elevarsi a
classe dominante? È possibile che tutto il proletariato si metta alla testa
del
governo?... I marxisti sono consci di tale contraddizione e si rendono conto
che
un governo di scienziati sarà effettivamente una dittatura... Essi si
consolano
con l'idea che tale dominio sarà temporaneo... La massa del popolo verrà
divisa in due armate, quella agricola e quella industriale, poste agli ordini
degli ingegneri di Stato che costituiranno la nuova classe politico-scientifica
privilegiata. [2]

Il modello proposto da Bakunin era quello di una libera federazione di comuni,
regioni e nazioni in cui i mezzi di produzione, collettivizzati, sarebbero
stati
direttamente nelle mani del popolo tramite un sistema di autogestione.

Idee simili a quelle di Bakunin furono sviluppate da Pëtr Kropotkin, suo
connazionale, scienziato oltre che filosofo. Criticando il darwinismo sociale
che fungeva da giustificazione alla competizione capitalistica e
all'imperialismo, nel suo saggio Mutual Aid (1902) Kropotkin si propone di
dimostrare come tra le specie animali prevalgano la cooperazione e
l'armonia. Proprio cooperazione ed armonia, senza necessità di una
stratificazione gerarchica, dovrebbero essere i principi
dell'organizzazione
sociale umana. Kropotkin prende ad esempio le poleis greche, i comuni medievali
ed altre esperienze storiche come esempi di società autogestite. L'etica
non dovrebbe essere imposta dalle leggi dello Stato ma scaturire spontaneamente
dalla comunità. Come Bakunin, Kropotkin si augura la scomparsa dello Stato e
l'instaurazione di un comunismo federalista, autogestito e decentrato.


La Comune di Parigi [modifica]
Nonostante le divergenze i socialisti e gli anarchici di varie tendenze furono
unanimi nel vedere nella Comune di Parigi (1871) il primo tentativo da parte
del
movimento operaio di creare una società comunista. I comunardi presero il
controllo di Parigi per due mesi e combatterono tanto contro la Prussia che
contro il governo francese. La Comune introdusse una serie di leggi che
riducevano il potere dei detentori di proprietà, come quelle che cancellavano
i
debiti, prima di venire soppressa nel sangue. Per Marx la Comune di Parigi
rappresentò il primo esempio concreto di "dittatura del
proletariato"; egli sostenne con forza il coraggioso esperimento politico
anche se in un primo momento ritenne l'impresa troppo azzardata[3].


L'Unione Sovietica [modifica]

La Rivoluzione d'Ottobre [modifica]


La falce e il martello, simbolo internazionale del Comunismo, rappresentano
l'unità fra i lavoratori delle città (martello) e quelli delle campagne
(falce).
    Per approfondire, vedi la voce Rivoluzione russa.

L'uso del termine comunista cambia (e acquisisce un significato distinto da
socialista) quando nel 1917 il Partito Operaio Socialista Democratico Russo
(bolscevico, distinto dall'omonimo partito menscevico) partito leninista,
assieme alla frazione di sinistra del Partito Socialista Rivoluzionario,
conquista la maggioranza nei Soviet e prende il potere in Russia con la
Rivoluzione d'ottobre, la quale successivamente, 1922, porterà alla
fondazione della Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS). Dopo la
rivoluzione Lenin propone infatti alle fazioni rivoluzionarie dei socialisti
marxisti di espellere la fazione riformista, cambiare il nome dei loro partiti
in Partito Comunista e unirsi in una nuova Internazionale (la terza), 1919, che
poi diventa l'Internazionale Comunista, abbreviato in seguito in Comintern.
La nuova Internazionale si ispira al modello sovietico, accetta,
implicitamente,
la leadership del Partito Comunista Panrusso (Bolscevichi) e adotta la versione
bolscevica del marxismo. Ogni partito che voleva aderire doveva accettare le
"Ventuno Condizioni" decise dal secondo congresso
dell'Internazionale, fra le quali la dodicesima che indicava che i partiti
aderenti dovevano basarsi sul principio del centralismo democratico, che
prevedeva la possibilità di ampio dibattito interno ma che impediva
l'espressione all'esterno di questo dibattito ed una organizzazione di
tipo centralizzata con vasti poteri al centro.

Nel pensiero di Lenin, come nel marxismo classico, il primo passo della presa
del potere da parte del proletariato consisteva in una rivoluzione: il dominio
borghese doveva essere sostituito dalla funzione-guida del proletariato (nel
pensiero marxista classico questa fase viene chiamata, in opposizione polemica
alla effettiva dittatura della borghesia, dittatura del proletariato). Lenin
però, che aveva ripreso e ampliato la teoria di Hobson sull'imperialismo,
a
differenza di Marx che credeva che la rivoluzione sarebbe avvenuta nei paesi in
cui il capitalismo era più avanzato, ipotizzò che la rivoluzione potesse
avvenire prima nelle nazioni arretrate, come la Russia zarista, che erano più
fragili perché subivano contemporaneamente sia le sollecitazioni interne del
cambiamento sociale sia la pressione concorrente degli stati confinanti,
economicamente e socialmente più moderni. Lenin puntava sul movimento di
massa,
alla cui testa doveva porsi il proletariato guidato da un'avanguardia
proletaria composta di partiti coesi, bene organizzati e retti da una rigida
disciplina. Questa versione del marxismo rientra nella teoria detta leninismo.

La maggior parte dei socialisti rivoluzionari accettarono dopo qualche
perplessità la proposta. Non mancarono però gli accesi critici di Lenin, come
Rosa Luxemburg che intravide l'involuzione dittatoriale che la Rivoluzione
d'Ottobre stava prendendo sotto la direzione del partito bolscevico.


Stalin e l'URSS [modifica]
    Per approfondire, vedi la voce Stalin.

La politica sovietica e la prassi comunista cambiarono radicalmente con
l'ascesa, del successore di Lenin, di Stalin; questi elaborò una
ideologia,
il marxismo-leninismo, che per alcuni, sotto la facciata della continuazione
del
pensiero di Marx e di Lenin, trasformò l'URSS in un regime totalitario del
XX secolo, mentre per altri non fece altro che accentuare e sviluppare il
carattere totalitario già insito nell'ideologia nella rivoluzione
bolscevica.

L'ascesa di Stalin corrispondeva all'ascesa al potere della burocrazia
che effettivamente disponeva dello Stato e dei mezzi di produzione. Ciò
richiedeva la liquidazione dei rivoluzionari. Stalin prima estromise dal potere
con complesse manovre il vecchio gruppo dirigente bolscevico, del quale Leon
Trotsky era l'esponente più brillante, quindi si sbarazzò uno a uno dei
suoi vecchi compagni di lotta ed anche dei giovani rivoluzionari, accusandoli
di
varie deviazioni politiche e tradimenti immaginari (Grandi purghe degli anni
'30 che videro tra le vittime quasi tutti gli esponenti del vecchio gruppo
dirigente bolscevico). Ogni forma di libertà fu eliminata e fu instaurato un
regime di terrore in cui tutti potevano essere da un momento all'altro
accusati di qualcosa, arrestati, torturati e, quando si trattava di membri del
PCUS, spesso costretti ad ammettere i loro inesistenti delitti in pubblici
processi prima di venire uccisi o internati in campi di concentramento (il
gulag). Queste persecuzioni si estendevano anche alle famiglie ed agli amici
dei
perseguitati.

Alla passione ed alle idee della rivoluzione del 1917 si sostituì il potere
degli apparati e l'arbitrio di Stalin. La collettivizzazione forzata e la
repressione dei movimenti indipendentisti (che provocarono milioni di morti -
vedi lo sterminio dei Kulaki e l'Holodomor), nonché
l'industrializzazione sotto la guida statale non avevano più lo scopo di
creare una qualche forma di società socialista ma piuttosto quella di
rafforzare la nazione sovietica e il potere del suo dittatore. La politica
estera machiavellica di Stalin passava dal sostegno aperto ai movimenti
antifascisti quando la sua posizione poteva uscirne rafforzata, alla ricerca di
un compromesso semi-segreto con la Germania nazista per spartirsi la Polonia e
altri territori già parte dell'impero russo (Patto Molotov-Ribbentrop,
1939). Le indicazioni che impartiva ai partiti comunisti (il Comintern era
ormai
diventato una cinghia di trasmissione delle volontà della dirigenza sovietica
anziché un luogo di discussione) erano ugualmente capaci di subire brusche
sterzate da un momento all'altro. Ad ogni "capriola ideologica"
chi sosteneva una tesi contraria veniva perseguitato e tacciato di tradimento.

Negli anni '30 anche alcuni militanti comunisti occidentali si accorsero
della piega che la situazione stava prendendo in URSS, fra questi Boris
Souvarine, André Gide e George Orwell. In Italia nel 1931 venne espulso
Ignazio
Silone dal Pci per aver criticato Stalin. Stalin tuttavia raggiunse una ampia
popolarità [4]. Seppe presentarsi ai comunisti come una guida solida e abile,
alla sinistra in generale come uno dei pochi leader che facesse qualcosa per
combattere il fascismo (almeno prima del Patto Molotov-Ribbentrop). Con
l'avvento del fascismo molti avevano infatti cominciato a pronosticare la
morte della "democrazia borghese" e a ritenere che fascismo o
comunismo sovietico fossero le sole vie possibili. L'abilità manipolatoria
della propaganda e l'impossibilità per molti militanti comunisti di
visitare di persona l'URSS (diversamente dai dirigenti del partito) e
rendersi conto della reale situazione del paese favorirono il dittatore [senza
fonte]. Già dagli anni trenta importanti scrittori progressisti, come André
Gide, dopo il viaggio in Unione Sovietica, organizzato dalle autorità
sovietiche, criticarono la natura di quel sistema:

    « E io penso che in nessun paese oggi, fosse pure nella Germania di
Hitler, lo spirito sia meno libero, altrettanto asservito, intimidito (leggi:
terrorizzato), schiavo. »
    (André Gide, Retour de l'URSS, 1936)

Tra le testimonianze sui campi di concentramento staliniani a partire dagli
anni trenta e quaranta e tra le opere letterarie di denuncia sulla repressione
staliniana il romanzo Buio a mezzogiorno (1941) di Arthur Koestler, che aveva
rotto con il comunismo proprio per questa ragione. Altri intellettuali che
spezzarono il conformismo sull'URSS, allora imperante nel mondo
progressista, furono George Orwell, André Gide, Ignazio Silone (tutti e tre
ex-comunisti). Anche Antonio Gramsci, l'ex segretario del Partito Comunista
d'Italia, dal carcere dove era detenuto a causa della sua opposizione al
fascismo, fece conoscere la sua opposizione alla persecuzione di Trotzkij e dei
vecchi dirigenti bolscevichi. Anche dopo la seconda guerra mondiale furono
numerose le denunce e le testimonianze fra le quali quella di Alexander
Solzhenitsyn.

Alla fine della seconda guerra mondiale il potere di Stalin e la sua ideologia
si espansero nelle zone che l'Armata Rossa aveva liberato dal nazismo ed
occupato. Dove esisteva un movimento comunista di massa, come in
Cecoslovacchia,
le purghe eliminarono presto i dirigenti non in linea con l'URSS o non
sufficientemente malleabili, mentre i partiti non comunisti, maggioritari,
venivano sciolti o posti sotto controllo dei partiti comunisti filosovietici .
Alla fine l'Europa orientale vide nascere una cintura di Stati satelliti
saldamente controllati dall'URSS e con sistemi politico-sociali ricalcati
sul modello sovietico.

La reazione dell'Occidente, che in quel momento voleva dire soprattutto
Stati Uniti d'America, all'espansione dell'influenza dell'URSS
portò ad un progressivo irrigidimento dei due grandi blocchi che si configurò
come guerra fredda.

L'espansione dell'ideologia marxista-leninista andò oltre
l'avanzata dell'Armata Rossa, raggiunse infatti la Repubblica Popolare
Cinese, che sarebbe stata proclamata nel 1949 da Mao Tse Tung e l'Albania
di
Enver Hoxha che erano il frutto di una lotta civile e di una resistenza
antifascista interne, a queste va aggiunta la Repubblica socialista federale di
Jugoslavia presieduta dal Maresciallo Tito, nella quale l'Armata Rossa non
si stabilì pur avendo partecipato alla lotta per la liberazione
dell'occupazione nazista. I governi di questi paesi dopo un primo periodo
di
buoni rapporti dimostrarono che non avevano nessuna intenzione di sottomettersi
passivamente ai dettami dell'URSS quindi in epoche differenti ruppero con
l'URSS teorizzando anche una propria versione dell'ideologia
marxista-leninista: maoismo, hoxhismo (chiamato a volte enverismo) e il
titoismo, metodologicamente non dissimili dallo stalinismo e, comunque,
espressione del cosiddetto capitalismo di Stato in varie versioni.


Dopo Stalin [modifica]
Dopo la morte di Stalin nel 1953 ci furono da parte dei paesi e dei partiti
satelliti dei tentativi di scrollarsi dal pesante dominio sovietico ma questi
tentativi vennero repressi duramente. I partiti dell'europa occidentale,
già membri del Comintern, seguirono le posizioni dell'URSS in linea
generale fino al 1968, la Primavera di Praga, quando per la prima volta non
furono d'accordo con le scelte fatte dalla dirigenza sovietica. Da quel
momento in poi questi partiti si allontanarono sempre più dall'ideologia
marxista-leninista fino a quando verso la fine degli anni settanta si
spostarono
su posizioni eurocomuniste.


Crollo del Muro [modifica]
Verso la fine del secolo XX lo stato di necessità economica e sociale in cui
versava l'URSS spinsero i vertici del partito comunista sovietico ed in
primis il Presidente Mihail Gorbacëv ad attuare una politica di rifondazione
dello stato e di apertura al mondo occidentale, definita al tempo Perestrojka.
A
partire da questo momento (1985) il cammino dell'URSS si farà sempre più
aperto allentando la stretta sull'Europa orientale, sul regime illiberale e
sulla chiesa ortodossa.

In alcuni paesi (Cina, Corea del Nord, Cuba, Laos, Vietnam) permangono al
potere dei regimi controllati da partiti che erano espressione
dell'ideologia marxista-leninista e delle sue variazioni, ma hanno adottato
in misura più o meno ampia un' economia maggiormente improntata a criteri
pragmatici. Nei cinque stati a regime comunista vivono, complessivamente, circa
1.428.000.000 di persone.




Trotsky e il comunismo rivoluzionario [modifica]


Lev Trotsky
Lev Trotsky, il teorico della Rivoluzione Permanente, bollato come il traditore
numero uno e costretto a fuggire dall'URSS, denunciò la politica di Stalin
ma con scarso successo. Fondò nel 1938 la Quarta Internazionale, formata da
gruppi e partiti comunisti dissidenti definiti, ma non da lui, trotskisti, ma
fu
ucciso nel 1940 in Messico da un sicario di Stalin.

Nonostante Lenin preferisse Trotsky come successore, Stalin riuscì ad
esautorarlo e ad esiliarlo, riuscendo a portare a compimento il proprio
progetto
di Stato e di Partito. Ne risultò una società paralizzata da un apparato
burocratico elefantiaco. La cura a questa situazione fu teorizzata da Trotsky
ne
"La rivoluzione tradita" e consisteva in una seconda rivoluzione
("politica" in contrasto a quella "sociale"
dell'Ottobre) che avrebbe dovuto portare il popolo a riprendersi lo Stato,
togliendolo di mano ai "burocrati" che avevano assunto il ruolo di
casta privilegiata al potere (non però di nuova "classe dominante")
al posto dei lavoratori salariati[5].


I movimenti comunisti nell'antifascismo [modifica]
La prima guerra mondiale, con i suoi milioni di morti, e la crisi economica del
1929 sembravano, nella visione dei comunisti e più in generale della sinistra,
confermare la crisi del capitalismo e dell'imperialismo. Allo stesso tempo
però i comunisti, insieme alle altre forze di sinistra dell'epoca,
dovettero prendere atto di un fenomeno nuovo: la crisi e l'impoverimento
delle nazioni europee non portava a rivoluzioni progressiste, ma
all'abolizione della democrazia e all'affermarsi di regimi autoritari
di
destra, di cui gli esempi più eclatanti erano il fascismo italiano e il
nazismo
tedesco.

L'avvento del fascismo colse i comunisti, come altri gruppi politici,
impreparati. Sebbene l'antifascismo italiano avesse una forte impronta
liberale (Manifesto degli intellettuali antifascisti del 1925 di Benedetto
Croce), i comunisti si diedero un'organizzazione clandestina anche dopo
l'affermazione del regime. Il ruolo fondamentale svolto dai comunisti
nell'antifascismo è stato spiegato in diversi modi: essi erano per lo più
persone con forti convinzioni ideali, preparate a un'eventuale azione
clandestina e alla possibilità di essere perseguitate per le loro idee
politiche. Inoltre i comunisti che militavano nei partiti membri del Comintern
avevano alle loro spalle l'organizzazione di questa e il prestigio
dell'URSS, anche se non sempre i sovietici li appoggiarono in modo
effettivo. Nel primo periodo, infatti, lo sforzo antifascista dei comunisti
ebbe
un grosso limite nella politica del Comintern di considerare le forze
riformiste
di sinistra nemici da combattere anziché alleati: il termine
"socialfascismo" coniato per bollare i socialdemocratici fu la
manifestazione più evidente di questo atteggiamento. Si pensava infatti che il
fascismo sarebbe stato un fenomeno transitorio (tesi questa condivisa da molti
osservatori dell'epoca), che sarebbe crollato lasciando via libera alla
lotta tra comunisti e loro oppositori per creare una società alternativa al
capitalismo e che i socialdemocratici, compromessi con le forze conservatrici,
si sarebbero trovati dalla parte opposta delle barricate. Questa politica fu in
parte imposta da Stalin e in parte inizialmente caldeggiata da alcuni partiti
comunisti, come il Partito Comunista Tedesco, che erano divisi da un'aspra
rivalità con i socialdemocratici. Per ulteriori approfondimenti su questo
punto
si può leggere Nascita e avvento del fascismo dell'ex comunista italiano
Angelo Tasca, e Da Potsdam a Mosca di Margaret Buber-Neumann, compagna di uno
dei principali dirigenti del Partito Comunista tedesco.

Le conseguenze disastrose dell'avvento del fascismo e la repressione da
parte dei regimi fascisti di coloro che professavano l'ideologia comunista
(fra le numerose vittime Antonio Gramsci, secondo segretario del Partito
Comunista d'Italia, morto al termine di una lunga carcerazione durante la
quale non ebbe pieno accesso alle cure mediche necessarie per il suo grave
stato
di salute) portarono a un ripensamento della posizione del Comintern e alla
nuova politica dei Fronti Popolari, alleanze di tutte le forze di sinistra in
funzione democratica e antifascista: il primo esempio di Fronte Popolare fu
quello spagnolo che vinse le elezioni nel 1936 (vedi anche voce Guerra civile
spagnola). Poco tempo dopo anche in Francia si affermò un governo di Fronte
Popolare, formato da socialisti e radicali e appoggiato dai comunisti
dall'esterno.

Durante la guerra di Spagna la sezione locale del Comintern, che inizialmente
nel paese non era che un piccolo partito, acquisì una forza e un prestigio
notevole grazie agli aiuti militari che l'URSS fece pervenire ai
repubblicani spagnoli e che si trovò a gestire. Il Comintern favorì la
nascita
e l'organizzazione delle Brigate Internazionali, che erano aperte agli
antifascisti di ogni tendenza politica, che permisero a chi voleva dare il suo
contributo individuale alla causa spagnola di partecipare alla lotta.

Proprio in Spagna però si manifesta, fuori dall'isolamento dell'URSS,
la repressione staliniana dei comunisti che non volevano piegarsi alle
posizioni
del Comintern. In questo paese esistevano infatti un forte movimento anarchico
(vedi paragrafo comunismo anarchico) rappresentato dai sindacati FAI
(Federación Anarquista Ibérica) e CNT (Confederación Nacional del Trabajo),
e
un piccolo ma attivo partito marxista di vaga ispirazione trotskista e
antisovietica, il POUM (Partido Obrero de Unificación Marxista). La principale
differenza di indirizzo politico tra POUM e i filo-sovietici durante la guerra
era che i primi ritenevano inseparabili guerra antifascista e rivoluzione
socialista, mentre per i secondi ogni altro obiettivo doveva essere subordinato
alla vittoria sul generale Francisco Franco e i suoi miliziani. Sotto
istigazione di Stalin il POUM venne accusato di essere un movimento di
traditori
che "oggettivamente" favorivano i fascisti e i suoi membri
perseguitati (Andreu Nin, il segretario, venne torturato e assassinato in
carcere). Parallelamente gli esperimenti di "comunismo libertario" e
autogestito degli anarchici venivano scoraggiati o interrotti, anche se i
dirigenti anarchici riuscirono per lo più a salvarsi dal terrore staliniano
grazie alla loro forza politica. Il 17 maggio 1937 a Barcellona si ebbero
addirittura violenti scontri armati tra POUM e CNT da una parte e combattenti
inquadrati nelle organizzazioni del PSUC (Partit Socialista Unificat de
Catalunya), vicino al Partido comunista de España dall'altra. Questi fatti
sono stati riportati tra gli altri da George Orwell, allora combattente in
Spagna in Omaggio alla Catalogna e trasposti cinematograficamente da Ken Loach
in Terra e Libertà.

Il movimento comunista si è impegnato anche nella resistenza
all'occupazione nazifascista, durante la seconda guerra mondiale. In Europa
notevole fu l'impegno nella resistenza jugoslava, italiana, francese,
greca,
polacca, cecoslovacca e in Asia nella resistenza cinese, malese e filippina.


Esperienze comunitarie moderne [modifica]
Attualmente un piccolo numero di persone, provenienti soprattutto dalle regioni
industrializzate, hanno scelto di uscire dalla società moderna e di vivere in
comunità, piccole società alternative: il fenomeno vide il suo apice durante
il boom della contro-cultura negli anni 1960, ma in misura ridotta dura
tuttora.
Queste persone sono spesso designate come nuovi bohemién o hippies.


Critiche al comunismo [modifica]
    Per approfondire, vedi la voce Critiche al comunismo.

La dottrina della Chiesa si è sempre pronunciata a favore
dell'inviolabilità della proprietà privata vista come prolungamento della
persona stessa. La messa in comune della proprietà è proposta dalla Chiesa
solo su base volontaria come gesto di adesione ai consigli evangelici.

    « Il diritto alla proprietà privata, acquisita o ricevuta in giusto
modo, non elimina l'originaria donazione della terra all'insieme
dell'umanità. La destinazione universale dei beni rimane primaria, anche
se
la promozione del bene comune esige il rispetto della proprietà privata, del
diritto ad essa e del suo esercizio. »
    (Catechismo della Chiesa cattolica, III, sez. ii, cap. 2, art. 7, 2403[6])


Molti scrittori e attivisti politici si sono dimostrati critici nei confronti
del comunismo: dissidenti del blocco sovietico Aleksandr Isaevic Solzenicyn,
Arthur Koestler e Václav Havel; economisti Friedrich von Hayek, Ludwig von
Mises e Milton Friedman; storici e sociologi Hannah Arendt, Robert Conquest,
Daniel Pipes e R. J. Rummel; filosofi come Karl Popper, per citarne alcuni.

Alcuni studiosi, tra questi Conquest, argomentano contro il marxismo
sottolineando la violazione dei diritti umani da parte dei regimi comunisti,
particolarmente a opera di Stalin e Mao Zedong.

La maggior parte degli studiosi e dei politici contrari al comunismo tendono a
vedere le vittime e i reati causati dai regimi comunisti come conseguenze
inevitabili dell'applicazione del marxismo, mentre pensatori e politici
vicini al comunismo solitamente sostengono la mancanza di un rapporto tra gli
ideali e quanto compiuto dai vari regimi a essi ispirati. Ciò varrebbe in
particolare per il regime staliniano in Unione Sovietica, visto come una
degenerazione del marxismo[7].

Esistono, naturalmente, anche critiche alle teorie economiche sviluppate da
Marx e dai marxisti. Hayek, tra gli altri, sostiene che il possesso collettivo
dei mezzi di produzione può essere mantenuto solo attraverso un'autorità
centrale di qualche tipo, che tende, a causa dell'enorme potere del quale
è
investita, a diventare totalitaria, violando le libertà civili e politiche
quindi eliminando tutti gli oppositori politici. L'economista sostiene
inoltre che libertà e diritti possano essere conservati solamente attraverso
la
salvaguardia della proprietà privata e dell'economia di mercato ossia due
libertà essenziali per la teoria liberale e liberista.


Storia del termine [modifica]
Nonostante l'idea di una società comunista si sia sviluppata fin
dall'antichità, i termini socialismo e comunismo sono di origine
settecentesca e divengono di uso comune solo con l'affermarsi della
Rivoluzione industriale. Nonostante ciò, il termine comunismo spesso viene
usato per descrivere tutte le teorie, anche antecedenti alla nascita del
termine, che prevedono il possesso collettivo dei mezzi di produzione e
l'abolizione della proprietà privata. Molte di queste teorie però mancano
di alcune fondamentali caratteristiche del comunismo moderno e contemporaneo
(in
particolar modo l'assenza di classi e l'egualitarismo). In questi casi
si usano quindi anche termini differenti per marcare questa differenza: si
parla
di teorie comunistiche, o di comunismo ante litteram.

Fino alla pubblicazione del Manifesto del Partito Comunista nel 1848, i termini
socialismo e comunismo erano considerati intercambiabili. Nell'opera,
invece, Marx ed Engels operano la suddivisone tra «socialismo utopistico» e
«socialismo scientifico», che essi chiamano anche comunismo. Gli autori
volevano evidenziare polemicamente le differenze tra le teorie socialiste
allora
diffuse (Saint-Simon, Fourier, Proudhon e Owen) e la loro, che si proponeva di
essere scientifica, in quanto basata su fatti e leggi, e non su idee od utopie.
Scrivono infatti nel Manifesto: «Le proposizioni teoriche dei comunisti non
poggiano affatto su idee, su principi inventati o scoperti da questo o quel
riformatore del mondo. Esse sono semplicemente espressioni generali di rapporti
di fatto di una esistente lotta di classi, cioè di un movimento storico che si
svolge sotto i nostri occhi». Nonostante le loro affermazioni, molti hanno
criticato che il marxismo sia in effetti scientifico: in particolare Karl
Popper, che basa la sua critica sulla non falsificabilità delle teorie
marxiste.

In ogni modo il termine comunismo continuò a essere un sinonimo di socialismo
per tutto l'Ottocento: basti ricordare che i partiti che prendevano parte
alla Seconda internazionale, tutti di ispirazione marxista, venivano tutti
denominati socialisti o socialdemocratici. La definitiva separazione dei due
termini avvenne per iniziativa di Lenin: nel 1917 il Partito Operaio
Socialdemocratico Russo, per evidenziare il distacco tra le posizioni del
socialismo riformista e il socialismo rivoluzionario, assunse la denominazione
di Partito Comunista Russo. Da allora si definiscono comunisti tutti i partiti
di ispirazione rivoluzionaria, mentre socialisti o socialdemocratici si
definiscono i partiti sostenitori di un avanzato programma di riforme che
rimangano tuttavia nell'alveo della società capitalistica, senza proporsi
l'obiettivo di una trasformazione socialista della società.


Note [modifica]
 1.. ^ *Karl Marx, Lettera a Weydemeyer (5/3/1852)
 2.. ^ Michail Bakunin, Stato e Anarchia
 3.. ^ *Karl Matx, Indirizzo del consiglio generale dell'Associazione
Internazionale dei lavoratori, 1871
 4.. ^ Togliatti: "Invano avremmo sperato di andare avanti per riportare
successi, se non avessimo avuto VOI, dirigente, animatore, capo geniale (...)
Noi sappiamo che senza di Voi, compagno Stalin, il popolo italiano si
troverebbe
oggi in condizioni incomparabilmente più dure (...) Voi ci avete insegnato ad
essere comunisti, a lottare in tutte le condizioni, ad essere fedeli sino
all'ultimo ai principi del marxismo-leninismo, a servire la causa della
emancipazione dei lavoratori. Ci impegnamo ad essere fedeli al vostro
insegnamento (...) Salutiamo in voi la forza invincibile della classe operaia,
la realizzazione dei più alti ideali dell'umanità. Vi auguriamo lunghi
anni di vita e di salute, per il bene dei popoli dell'Unione Sovietica, per
il bene della classe operaia e dei popoli del mondo intero. Gloria a Voi,
compagno Stalin! (da "Rinascita n. 12 del 21 dicembre 1949 - Messaggio per
il 70° compleanno di Stalin [1]
 5.. ^ Trockij, Lev, La rivoluzione tradita, tr. it. di L. Maitan, Samonà e
Savelli, Roma, 1968
 6.. ^ Da vatican.va.
 7.. ^ * Lepre, Aurelio, Che c'entra Marx con Pol Pot? Il comunismo tra
Oriente ed Occidente, Laterza, Bari, 2001.
   a.. Losurdo, Domenico, Utopia e stato d'eccezione. Sull'esperienza
storica del "socialismo
 reale", Laboratorio politico, Napoli, 1996.
   a.. Canfora, Luciano, Pensare la rivoluzione russa, Teti, Milano, 1995.
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