From aggregatione a yahoo.com.ar Thu Jan 1 17:25:40 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Thu, 1 Jan 2009 17:25:40 +0100 Subject: [Bsf] =?iso-8859-1?q?STORIA=3A_LLEGARON_LOS_BARBUDOS_50=B0_ANNIVE?= =?iso-8859-1?q?RSARIO_DELLA_PRESA_DI_SANTA_CLARA=3B__UNO__DE_ENERO?= =?iso-8859-1?q?_DE_1959?= Message-ID: <9727EFF499BB4801AD26C034C78D2F25@haj> Il 27 di dicembre del 1958, la Columna de Invasion Núm. 8 "Ciro Redondo" con 400 effettivi del Ejercito Rebelde, sotto il comando di Ernesto "Che" Guevara de la Serna, rivoluzionario internazionalista di origine argentino e con nomina di Comandante del suddetto esercito, chiude sulla piazza di Santa Clara, difesa da 3.500 elementi delle forze governative, sostenuti da aviazione e forze corazzate (fra esse un treno blindato), fortemente trincerati dentro la città invece che sulle cime periferiche (un gravissimo errore tattico). Dopo aspri combattimenti la guarnigione, senza possibilità di mantenere la posizione nè di ripiegare per approntare un' altra linea di difesa per proteggere La Habana, dato che non ha la possibilità di sganciarsi e riaprire, con una semplice operazione di ruttura, la sua linea di comunicazioni tagliata, si arrende alle forze rivoluzionarie il primo di Gennaio del 1959. Il dittatore abbandona Cuba alle 3 del mattino del primo gennaio; La Habana è aperta e senza governo nazionale nè locale e senza forze che possano intralciare la sua presa. La Columna de Invasion num. 8 si sposta velocemente e si impossessa della Fortaleza de San Carlos de La Cabaña e prende la città de La Habana il 2 de Gennaio per garantire alla cittadinanza le minime condizioni di sopravvivenza e sostenere lo sciopero generale rivoluzionario. La Columna de Invasion núm. 2 "Antonio Maceo" sotto il comando di Camilo Cienfuegos entra nella città il 3 di Gennaio impossessandosi della Ciudad Militar de Columbia sede del Estado Mayor del Ejército Constitucional. La guerra rivoluzionaria è finita comincia la rivoluzione... Hasta siempre Comandante Aprendimos a quererte desde la histórica altura donde el sol de tu bravura le puso un cerco a la muerte. Aquí se queda la clara, la entrañable transparencia, de tu querida presencia Comandante Che Guevara. Tu mano gloriosa y fuerte sobre la historia dispara cuando todo Santa Clara se despierta para verte. Aquí se queda la clara, la entrañable transparencia, de tu querida presencia Comandante Che Guevara. Vienes quemando la brisa con soles de primavera para plantar la bandera con la luz de tu sonrisa. Aquí se queda la clara, la entrañable transparencia, de tu querida presencia Comandante Che Guevara. Tu amor revolucionario te conduce a nueva empresa donde esperan la firmeza de tu brazo libertario. Aquí se queda la clara, la entrañable transparencia, de tu querida presencia Comandante Che Guevara. Seguiremos adelante como junto a ti seguimos y con Fidel te decimos: hasta siempre Comandante. Aquí se queda la clara, la entrañable transparencia, de tu querida presencia Comandante Che Guevara. (Carlos Puebla, 1965) Per sempre, Comandante Abbiamo imparato ad amarti sulla storica altura dove il sole del tuo coraggio ha posto un confine alla morte. Qui rimane la chiara, penetrante trasparenza della tua cara presenza, Comandante Che Guevara. La tua mano gloriosa e forte spara sulla storia quando tutta Santa Clara si sveglia per vederti. Qui rimane la chiara, penetrante trasparenza della tua cara presenza, Comandante Che Guevara Vieni bruciando la nebbia come un sole di primavera, per piantare la bandiera con la luce del tuo sorriso. Qui rimane la chiara, penetrante trasparenza della tua cara presenza, Comandante Che Guevara Il tuo amore rivoluzionario ti spinge ora a una nuova impresa dove aspettano la fermezza del tuo braccio liberatore. Qui rimane la chiara, penetrante trasparenza della tua cara presenza, Comandante Che Guevara Continueremo ad andare avanti come fossimo insieme a te e con Fidel ti diciamo: Per sempre, Comandante! Qui rimane la chiara, penetrante trasparenza della tua cara presenza, Comandante Che Guevara (Carlos Puebla, 1965) -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: Hasta siempre Comandante (Carlos Puebla 1965).doc Tipo: application/msword Dimensione: 33280 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: Hasta siempre Comandante.doc Tipo: application/msword Dimensione: 26112 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: La Batalla de Santa Clara_.pdf Tipo: application/pdf Dimensione: 177443 bytes Descrizione: non disponibile URL: From felmarg a tin.it Fri Jan 2 07:34:18 2009 From: felmarg a tin.it (felice mometti) Date: Fri, 2 Jan 2009 07:34:18 +0100 Subject: [Bsf] Manifestazione per la Palestina. Milano 3 gennaio Message-ID: <001901c96ca4$23d8d8e0$1701a8c0@txp60b75716276> LA COMUNITA' PALESTINESE DELLA LOMBARDIA ORGANIZZA UNA MANIFESTAZIONE CONTRO IL MASSACRO DI GAZA DA PARTE DELL' ESERCITO ISREALIANO, CHE STA UCCIDENDO CIVILI, BAMBINI, DONNE, DISTRUGGENDO CASE, OSPEDALI E SCUOLE. UNA MANIFESTAZIONE CONTRO IL SILENZO INTERNAZIONALE E L'EMBARGO TOTALE DELLA STRISCIA DI GAZA IMPOSTO DA OLTRE 2 ANNI PER LA FINE DELL'OCCUPAZIONE ISRAELIANA DEI TERRITORI PALESTINESI. INVITA LE/I PALESTINESI DELLA LOMBARDIA, I LORO AMICI, LE FORZE POLITICHE E SOCIALI A PARTECIPARE. SABATO 3 GENNAIO 2009, DALLE ORE 15.30 A MILANO in Porta Venezia 31/12/2008 -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Tue Jan 6 01:22:48 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Tue, 6 Jan 2009 01:22:48 +0100 Subject: [Bsf] Fw: [gc] Il sesso di Hamas Message-ID: <2920F67335B947BAB4D38C5F1C7D5B36@haj> Ricevo e con il dolore e lo smarrimento negli occhi di questi bambini e pure nei miei, inoltro.... Paco ----- Original Message ----- From: Gennaro Carotenuto To: articoligennarocarotenuto a googlegroups.com Sent: Monday, January 05, 2009 3:29 PM Subject: [gc] Il sesso di Hamas Leggi subito dal sito: La Costituzione in Bolivia. Il primo appuntamento del 2009 in America latina Il sesso di Hamas E? possibile esecrare la politica dello Stato d?Israele senza per questo diventare apologeti di Hamas? Secondo chi scrive la risposta è sì ma a giudicare dalle molteplici reazioni al mio pezzo su Gaza all?inizio dei bombardamenti israeliani, la risposta che danno alcuni è un ?no? che val la pena commentare. Sembra proprio che il nemico del mio nemico (ammesso e non concesso che Israele sia il nemico) debba essere mio amico e in quanto mio amico vada difeso ben oltre la logica e principi che altrove consideriamo ineludibili. di Gennaro Carotenuto Se condanno Israele allora deve piacermi per forza chi a Israele si oppone? Dovevano piacermi i talebani? E se chi si oppone ad Israele vaneggia tuttora della distruzione dello Stato d?Israele tale dettaglio marginale va trangugiato senza riflessione? Tutto ciò vale in maniera uguale e contraria per l?altro campo, quello filoisraeliano: se penso che Israele sia nel giusto (o sfumature digradanti) nell?infliggere inenarrabili sofferenze al popolo palestinese (non vi girate dall?altra parte e non fate a scaricabarile dando tutta la colpa ad Hamas), come è conciliabile questo con la salvaguardia del diritto dei bambini palestinesi nella foto ad avere un futuro? E se non è conciliabile, e quindi i palestinesi (o gli arabi, o i migranti, o i meridionali) sono tutti brutti, sporchi e cattivi (non dimentichiamo che il discorso pubblico su Hamas terrorista è costruito in maniera identica a quello fatto fino ad un paio d?anni fa per delegittimare Fatah e Arafat), cosa vuol dire non riconoscere nulla ai palestinesi se non un sinonimo di un colonialismo espansionista ottocentesco? Di fronte all?illegale appropriazione pezzo per pezzo della Cisgiordania, di fronte alla rigida chiusura sul diritto al ritorno dei profughi, di fronte alla trasformazione di Gaza in uno zoo, una fogna, un campo di detenzione a cielo aperto con la più alta densità abitativa al mondo, propugnate ancora la foglia di fico dei ?due popoli ? due stati?? Il punto più interessante è però quello del giudizio su Hamas da parte di chi condanna Israele. La politica di Israele è pretestuosa prima ancora di quanto sia criminale, ma a chi serve il lancio di razzi se non ad Israele? Antisemiti dichiarati come il fondamentalista cattolico Maurizio Blondet (che piace tanto ad alcuni compagnetti rossobruni) sono giunti al ridicolo di sostenere che siccome i razzi sono una cosa così stupida e controproducente allora (incurante delle rivendicazioni di Hamas) dev?essere senz?altro Israele a mandarseli da sola. Poi ci vuole un guitto della politica come Maurizio Gasparri per far passare il massacratore per il massacrato: ?i palestinesi massacrano gli israeliani?, blatera dalla bassa cucina del teatrino politico italiano. Durante la prima Intifada il rapporto tra le vittime era di tre palestinesi per ogni israeliano. Nella seconda arrivò a nove a uno. Adesso siamo a cento contro uno ma nei media italiani si può mentire spudoratamente e sostenere che sono i palestinesi i massacratori, o come nel 2006 lo scontro di civiltà tra i bei ragazzi israeliani sbarbati e i barbuti islamisti a rappresentare l?Occidente illustrato e l?Islam zotico. Del resto c?è apposta un sicario manipolatore del giornalismo come Gianni Riotta e il suo burattino Claudio Pagliara per farci commuovere del terrore del Neghev e accettare senza battere ciglio quello infinitamente più grande a Jabalya. Ma basta questo allora, il rifiuto dello stereotipo e della manipolazione per fare il tifo per Hamas? ?Sono meno corrotti di Fatah? sento dire anche da persone che rispetto molto. E allora? Altri pensano che il fatto che Hamas abbia vinto le elezioni (come Berlusconi) lo emendi da ogni macchia e renda ogni sua decisione legittima come rappresentante democratico del popolo palestinese. Rispetto all?obiezione sul sessismo sento dire: ?non sono questi i tempi?. Infatti questi per Hamas sono tempi (per esempio) per usare donne ?svergognate? per fare le kamikaze e ristabilire così l?onore della famiglia. Le avete viste o non le avete viste (e se non ci andate in Medio Oriente, fatevi raccontare) in questi anni velarsi sempre di più le donne in Palestina? Folklore? Vi sta bene? Perché vi girate dall?altra parte? Perché dovrei appoggiare un movimento che segrega la metà dei cittadini palestinesi, le donne? Vi sollevate per infinitamente meno rispetto a Giuseppe Ratzinger e al fondamentalismo cattolico, ma siccome un criminale di guerra come George Bush si è inventato la ?guerra al terrorismo? fate finta di non vedere che il fondamentalismo islamico esiste, fa schifo almeno come quello protestante o indù o ebraico, e non è pericoloso per noi, ma per chi vive nei paesi governati da tali figuri, come la striscia di Gaza sotto Hamas. Ma soprattutto, ed è il nodo centrale, quella parte di opinione pubblica che dopo aver denunciato i crimini di Israele, finisce per simpatizzare, o schierarsi apertamente (?oggi Hamas rappresenta tutti i palestinesi? come Bush l?11 settembre rappresentava l?Occidente), come si pone di fronte alla pretesa di Hamas della distruzione dello Stato d?Israele? Se è pura propaganda, o è uno scherzo, non è utile ed è macabro oltre che per fortuna irrealizzabile. Se invece è un programma politico reale vi ci riconoscete? Pensate davvero che invece di fare il tifo per l?espulsione e la diaspora di milioni di palestinesi, come fa scandalosamente mezzo Occidente tacendo sui crimini contro l?umanità di Tsahal, la soluzione sia fare il tifo per l?espulsione e la diaspora degli israeliani? Se, come credo, non pensate che la soluzione del conflitto mediorientale sia la distruzione dello Stato di Israele propugnata tuttora da Hamas e quindi pensate che un processo di pace sia comunque necessario, nonostante Israele e l?estremismo politico della sua classe dirigente, i suoi crimini contro l?umanità e le sue manipolazioni dell?informazione, qual è la strategia di Hamas per essere la classe dirigente che porterà i palestinesi fuori dal guado? Sparare quattro razzi? Cosa pensano i convertiti italiani filo-Hamas? Che vuol dire Intifada fino alla vittoria oggi? A quale prospettiva di pace pensano? Perché pensare si deve, non ci si può schierare come allo stadio, Milan o Inter, Roma o Lazio. La domanda non può essere elusa: siete con Hamas per la distruzione dello Stato d?Israele? Tutto questo non vuol dire essere neutrale o chiudere gli occhi di fronte a quanto sta commettendo Israele a Gaza. Vuol dire rifiutare la logica di guerra da qualunque parte essa provenga. E ripudiare l?estetica della bella morte e del martirio utilizzata da Hamas. Israele ha dalla sua l?obbrobrio della sua forza militare. Che vi piaccia o no la forza del più forte paga, la violenza del più forte paga e il più debole per vincere può solo essere più intelligente del più forte. Gli israeliani stanno vincendo mentre i palestinesi, che restano le vere vittime, con i Qassam di Hamas, questa guerra la stanno perdendo. Giornalismo partecipativo --~--~---------~--~----~------------~-------~--~----~ Hai ricevuto questo messaggio in quanto sei iscritto alla Newsletter del sito "Giornalismo partecipativo" Per annullare l'iscrizione a questo gruppo, invia un'email a articoligennarocarotenuto-unsubscribe a googlegroups.com Per maggiori opzioni, visita questo gruppo all'indirizzo http://groups.google.it/group/articoligennarocarotenuto?hl=it -~----------~----~----~----~------~----~------~--~--- -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/jpeg Dimensione: 36771 bytes Descrizione: non disponibile URL: From lalghisi a libero.it Tue Jan 6 12:06:10 2009 From: lalghisi a libero.it (Laura) Date: Tue, 6 Jan 2009 12:06:10 +0100 Subject: [Bsf] Cuori Rossi: Iniziativa del 09/01/09 Message-ID: In allegato inviamo volantino di presentazione per l'iniziativa in programma a Ghedi il 09/01/09. Un saluto Coordinamento antifascista bassa bresciana -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: =??Q?cuori-rossi=5F1=5FWEB.jpg?= Tipo: image/pjpeg Dimensione: 52047 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- _______________________________________________ Movimenti mailing list Movimenti a gnumerica.org https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/movimenti From a.zinelli a alice.it Tue Jan 6 15:45:34 2009 From: a.zinelli a alice.it (a.zinelli) Date: Tue, 6 Jan 2009 15:45:34 +0100 Subject: [Bsf] R: [noGelmini] Fw: [gc] Il sesso di Hamas In-Reply-To: <2920F67335B947BAB4D38C5F1C7D5B36@haj> Message-ID: Ringrazio ancora una volta Paco per la puntualità con cui sottopone le questioni. C’è una curiosità che mi assilla (un po’..., non esageriamo) da sabato 3 gennaio, ore 15.00. Da piazza Rovetta, con perfetta puntualità con quanto annunciato, parte una grande manifestazione di protesta contro il massacro che Israele sta compiendo a Gaza. Per quanto io sia un ragazzo di paese con pochi contatti con gli eventi cittadini, mi era l’informazione della manifestazione da due diverse fonti. Per quanto abbia guardato in giro, non ho visto NESSUN rappresentante della Brescia politica ufficale, nè di partito, nè di movimento. C’era solo una rappresentanza della Franciacorta – diciamo genericamente, senza sigle – ed un gruppo di “visi pallidi” a me, ripeto, ragazzo di campagna, perfettamente sconosciuti – ma non alla polizia, nè alla compagna della radio, che era lì per caso, mi pare. Per il mio vizio di dare un nome ed una collocazione, ho supposto che appartenessero all’area “anarchica” in senso generico anche in questo caso. In tutto i “visi pallidi” non superavano i venti, piuttosto un po’ meno. La domanda è questa: si è trattato di una assenza “politica”? il deserto era dovuto al fatto che tutti i compagni erano a Milano o a Roma? C’entra qualcosa il fatto che, come ho sentito dire lì, la manifestazione era indetta dalla moschea? E se c’entra, in che senso c’entra? È perché gli organizzatori hanno mantenuto il segreto? Eppure non era un segreto assoluto, se l’ho saputo anch’io, che di canali segreti proprio non ne ho. E se nessuno semplicemente l’ha saputo, non significa che “partiti” e “movimenti” si muovono tutti in un mondo virtuale autoreferenziale? Perché, se i “visi pallidi” erano meno di venti, in compenso i “colorati” erano quasi duemila – o 1700, cifra realistica, non “politica”. E le donne erano numerosissime, e molto combattive, mi è parso di vedere. E non le ho viste nè sentite imprecare contro Hamas, che tiene prigioniera metà della popolazione femminile di Gaza. Non è una provocazione, nè una accusa, e nemmeno una polemica. Vorrei solo capire. Attilio. -----Messaggio originale----- Da: perladifesadellascuolapubblica-bounces a gnumerica.org [mailto:perladifesadellascuolapubblica-bounces a gnumerica.org] Per conto di Paco Inviato: martedì 6 gennaio 2009 1.23 A: perladifesadellascuolapubblica a gnumerica.org; movimenti; bsf a bresciasocialforum.org Oggetto: [noGelmini] Fw: [gc] Il sesso di Hamas Ricevo e con il dolore e lo smarrimento negli occhi di questi bambini e pure nei miei, inoltro.... Paco ----- Original Message ----- From: Gennaro Carotenuto To: articoligennarocarotenuto a googlegroups.com Sent: Monday, January 05, 2009 3:29 PM Subject: [gc] Il sesso di Hamas Leggi subito dal sito: La Costituzione in Bolivia. Il primo appuntamento del 2009 in America latina Il sesso di Hamas bambinipalestinesi E’ possibile esecrare la politica dello Stato d’Israele senza per questo diventare apologeti di Hamas? Secondo chi scrive la risposta è sì ma a giudicare dalle molteplici reazioni al mio pezzo su Gaza all’inizio dei bombardamenti israeliani, la risposta che danno alcuni è un “no” che val la pena commentare. Sembra proprio che il nemico del mio nemico (ammesso e non concesso che Israele sia il nemico) debba essere mio amico e in quanto mio amico vada difeso ben oltre la logica e principi che altrove consideriamo ineludibili. di Gennaro Carotenuto Se condanno Israele allora deve piacermi per forza chi a Israele si oppone? Dovevano piacermi i talebani? E se chi si oppone ad Israele vaneggia tuttora della distruzione dello Stato d’Israele tale dettaglio marginale va trangugiato senza riflessione? Tutto ciò vale in maniera uguale e contraria per l’altro campo, quello filoisraeliano: se penso che Israele sia nel giusto (o sfumature digradanti) nell’infliggere inenarrabili sofferenze al popolo palestinese (non vi girate dall’altra parte e non fate a scaricabarile dando tutta la colpa ad Hamas), come è conciliabile questo con la salvaguardia del diritto dei bambini palestinesi nella foto ad avere un futuro? E se non è conciliabile, e quindi i palestinesi (o gli arabi, o i migranti, o i meridionali) sono tutti brutti, sporchi e cattivi (non dimentichiamo che il discorso pubblico su Hamas terrorista è costruito in maniera identica a quello fatto fino ad un paio d’anni fa per delegittimare Fatah e Arafat), cosa vuol dire non riconoscere nulla ai palestinesi se non un sinonimo di un colonialismo espansionista ottocentesco? Di fronte all’illegale appropriazione pezzo per pezzo della Cisgiordania, di fronte alla rigida chiusura sul diritto al ritorno dei profughi, di fronte alla trasformazione di Gaza in uno zoo, una fogna, un campo di detenzione a cielo aperto con la più alta densità abitativa al mondo, propugnate ancora la foglia di fico dei “due popoli – due stati”? Il punto più interessante è però quello del giudizio su Hamas da parte di chi condanna Israele. La politica di Israele è pretestuosa prima ancora di quanto sia criminale, ma a chi serve il lancio di razzi se non ad Israele? Antisemiti dichiarati come il fondamentalista cattolico Maurizio Blondet (che piace tanto ad alcuni compagnetti rossobruni) sono giunti al ridicolo di sostenere che siccome i razzi sono una cosa così stupida e controproducente allora (incurante delle rivendicazioni di Hamas) dev’essere senz’altro Israele a mandarseli da sola. Poi ci vuole un guitto della politica come Maurizio Gasparri per far passare il massacratore per il massacrato: “i palestinesi massacrano gli israeliani”, blatera dalla bassa cucina del teatrino politico italiano. Durante la prima Intifada il rapporto tra le vittime era di tre palestinesi per ogni israeliano. Nella seconda arrivò a nove a uno. Adesso siamo a cento contro uno ma nei media italiani si può mentire spudoratamente e sostenere che sono i palestinesi i massacratori, o come nel 2006 lo scontro di civiltà tra i bei ragazzi israeliani sbarbati e i barbuti islamisti a rappresentare l’Occidente illustrato e l’Islam zotico. Del resto c’è apposta un sicario manipolatore del giornalismo come Gianni Riotta e il suo burattino Claudio Pagliara per farci commuovere del terrore del Neghev e accettare senza battere ciglio quello infinitamente più grande a Jabalya. Ma basta questo allora, il rifiuto dello stereotipo e della manipolazione per fare il tifo per Hamas? “Sono meno corrotti di Fatah” sento dire anche da persone che rispetto molto. E allora? Altri pensano che il fatto che Hamas abbia vinto le elezioni (come Berlusconi) lo emendi da ogni macchia e renda ogni sua decisione legittima come rappresentante democratico del popolo palestinese. Rispetto all’obiezione sul sessismo sento dire: “non sono questi i tempi”. Infatti questi per Hamas sono tempi (per esempio) per usare donne “svergognate” per fare le kamikaze e ristabilire così l’onore della famiglia. Le avete viste o non le avete viste (e se non ci andate in Medio Oriente, fatevi raccontare) in questi anni velarsi sempre di più le donne in Palestina? Folklore? Vi sta bene? Perché vi girate dall’altra parte? Perché dovrei appoggiare un movimento che segrega la metà dei cittadini palestinesi, le donne? Vi sollevate per infinitamente meno rispetto a Giuseppe Ratzinger e al fondamentalismo cattolico, ma siccome un criminale di guerra come George Bush si è inventato la “guerra al terrorismo” fate finta di non vedere che il fondamentalismo islamico esiste, fa schifo almeno come quello protestante o indù o ebraico, e non è pericoloso per noi, ma per chi vive nei paesi governati da tali figuri, come la striscia di Gaza sotto Hamas. Ma soprattutto, ed è il nodo centrale, quella parte di opinione pubblica che dopo aver denunciato i crimini di Israele, finisce per simpatizzare, o schierarsi apertamente (“oggi Hamas rappresenta tutti i palestinesi” come Bush l’11 settembre rappresentava l’Occidente), come si pone di fronte alla pretesa di Hamas della distruzione dello Stato d’Israele? Se è pura propaganda, o è uno scherzo, non è utile ed è macabro oltre che per fortuna irrealizzabile. Se invece è un programma politico reale vi ci riconoscete? Pensate davvero che invece di fare il tifo per l’espulsione e la diaspora di milioni di palestinesi, come fa scandalosamente mezzo Occidente tacendo sui crimini contro l’umanità di Tsahal, la soluzione sia fare il tifo per l’espulsione e la diaspora degli israeliani? Se, come credo, non pensate che la soluzione del conflitto mediorientale sia la distruzione dello Stato di Israele propugnata tuttora da Hamas e quindi pensate che un processo di pace sia comunque necessario, nonostante Israele e l’estremismo politico della sua classe dirigente, i suoi crimini contro l’umanità e le sue manipolazioni dell’informazione, qual è la strategia di Hamas per essere la classe dirigente che porterà i palestinesi fuori dal guado? Sparare quattro razzi? Cosa pensano i convertiti italiani filo-Hamas? Che vuol dire Intifada fino alla vittoria oggi? A quale prospettiva di pace pensano? Perché pensare si deve, non ci si può schierare come allo stadio, Milan o Inter, Roma o Lazio. La domanda non può essere elusa: siete con Hamas per la distruzione dello Stato d’Israele? Tutto questo non vuol dire essere neutrale o chiudere gli occhi di fronte a quanto sta commettendo Israele a Gaza. Vuol dire rifiutare la logica di guerra da qualunque parte essa provenga. E ripudiare l’estetica della bella morte e del martirio utilizzata da Hamas. Israele ha dalla sua l’obbrobrio della sua forza militare. Che vi piaccia o no la forza del più forte paga, la violenza del più forte paga e il più debole per vincere può solo essere più intelligente del più forte. Gli israeliani stanno vincendo mentre i palestinesi, che restano le vere vittime, con i Qassam di Hamas, questa guerra la stanno perdendo. Giornalismo partecipativo --~--~---------~--~----~------------~-------~--~----~ Hai ricevuto questo messaggio in quanto sei iscritto alla Newsletter del sito "Giornalismo partecipativo" Per annullare l'iscrizione a questo gruppo, invia un'email a articoligennarocarotenuto-unsubscribe a googlegroups.com Per maggiori opzioni, visita questo gruppo all'indirizzo http://groups.google.it/group/articoligennarocarotenuto?hl=it -~----------~----~----~----~------~----~------~--~--- -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From fabio.clerici a autistici.org Tue Jan 6 16:50:27 2009 From: fabio.clerici a autistici.org (fabio.clerici) Date: Tue, 06 Jan 2009 16:50:27 +0100 Subject: [Bsf] iniziativa kurda presso centro sociale 28 maggio Message-ID: <1231257027.4314.11.camel@localhost> SABATO 17 GENNAIO 2009 EDI BESE!ORA BASTA! PACE E DIRITTI PER IL POPOLO KURDO ORE 18.30 Proiezione del video "EDI BESE VIAGGIO NEL KURDISTAN INSANGUINATO DALLA GUERRA" Marzo 2008 Interverranno esponenti della comunita'kurda e rappresentanti della Rete italiana di solidarieta' ORE 19.30 CENA KURDA DI AUTOFINANZIAMENTO-euro 15 -info 340 6265458 ORE 22.00 CONCERTO DI MUSICA KURDA CON KOMA DENGE Ingresso a sottoscrizione libera -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From ale a circolab.net Tue Jan 6 17:00:27 2009 From: ale a circolab.net (aLe) Date: Tue, 06 Jan 2009 17:00:27 +0100 Subject: [Bsf] R: [noGelmini] Fw: [gc] Il sesso di Hamas In-Reply-To: References: Message-ID: <4963801B.6010903@circolab.net> a.zinelli ha scritto: > La domanda è questa: si è trattato di una assenza ?politica?? il deserto era > dovuto al fatto che tutti i compagni erano a Milano o a Roma? C?entra > qualcosa il fatto che, come ho sentito dire lì, la manifestazione era > indetta dalla moschea? E se c?entra, in che senso c?entra? È perché gli > organizzatori hanno mantenuto il segreto? Eppure non era un segreto > assoluto, se l?ho saputo anch?io, che di canali segreti proprio non ne ho. E > se nessuno semplicemente l?ha saputo, non significa che ?partiti? e > ?movimenti? si muovono tutti in un mondo virtuale autoreferenziale? Molto semplicemente: l'iniziativa e' stata organizzata dalla moschea un po' all'ultimo minuto e questo a fatto si' che la voce si spargesse poco. Per lo stesso motivo, alcuni di noi (Magazzino47) si erano gia' orientati per andare a Milano. Abbiamo cmq fornito supporto all'iniziativa prestando e gestendo l'impianto di amplificazione, ma, come spesso facciamo in caso di iniziative organizzate da altri, non abbiamo voluto marcare la nostra presenza. Per tutto il resto puo' anche darsi che tu abbia ragione, ma partirei da qualche elemento piu' concreto del "non ho visto NESSUN rappresentante della Brescia politica ufficale, nè di partito, nè di movimento". Tanto piu' se tu stesso ammetti di avere pochi contatti con gli eventi cittadini. Ti consiglio cmq di perdere il vizio di dare sempre un nome e una collocazione: di questi tempi, potresti rimanere disorientato :) ciao aLe From sinistracritica1 a yahoo.it Tue Jan 6 17:29:05 2009 From: sinistracritica1 a yahoo.it (Sinistra Critica) Date: Tue, 6 Jan 2009 16:29:05 +0000 (GMT) Subject: [Bsf] Basta massacri,basta con l'assedio, basta occupazione Message-ID: <901444.22805.qm@web26606.mail.ukl.yahoo.com> BASTA  MASSACRI BASTA CON L?ASSEDIO BASTA OCCUPAZIONE   Quello che sta avvenendo a Gaza non è più nemmeno una guerra: è solamente un massacro. L?artiglieria israeliana continua l?opera di distruzione cominciata con i bombardamenti aerei. Se l?obiettivo politico-militare è quello di dare un colpo definitivo alla resistenza palestinese cancellando  ogni possibile dirigenza politica nella Striscia di Gaza per molti anni, gli obiettivi diretti sono molti: case, scuole, ospedali, moschee, mercati?.   Ancora una volta le lacrime di coccodrillo dei vari liberal, in Israele e in Occidente, piangono gli ?effetti collaterali? di una guerra ?necessaria perché difensiva?. E chiedono a Israele ?moderazione?, esprimendo comprensione perché subisce continui attacchi missilistici. E sanno di mentire. Non ci piacciono i missili, per quanto rudimentali, sui cittadini israeliani. Ma sappiamo che sono solo l?ultimo pretesto di un?occupazione che ha come obiettivo impedire la nascita di una Palestina indipendente e sovrana (o, peggio ancora per i sionisti al governo, di uno stato democratico bi-nazionale). I nostri liberal dimenticano, perché complici, che Israele ha violato per primo la tregua il 4 novembre scorso; che Israele da due anni ha posto la Striscia di Gaza sotto un assedio criminale; che Israele ha come obiettivo politico quello dell?eliminazione di ogni organizzazione palestinese indipendente fin dal 1948; che Israele continua l?occupazione dei territori palestinesi e aumenta la costruzione delle sue colonie illegali? E dimenticano che Israele può farlo perché Stati Uniti e paesi europei ? Italia in prima linea ? permettono che lo faccia; perché collaborano alla buona riuscita dell?assedio di Gaza e dell?occupazione (finanziando il Muro e i Check Point); perché aiutano Israele con le loro armi e gli accordi militari. E l'Italia interviene attivamente a fianco di Israele anche con la missione Unifil che oggi dimostra la vera natura che denunciammo allora di fronte agli entusiasmi della sinistra di governo I nostri governi non sono silenziosi: sono complici della guerra di Israele.   In questi giorni molte sono state le manifestazioni contro la guerra, dalla Palestina al mondo arabo, da Tel Aviv alle città italiane. In queste ultime migliaia sono stati i giovani arabi, islamici e non, a partecipare, a dimostrare la loro rabbia per una guerra che ancora una volta colpisce i loro fratelli e sorelle, come in Iraq o in Libano prima. E questa rabbia è diventata nei racconti giornalistici ?fondamentalismo? per la determinazione e per le preghiere che spesso hanno accompagnato le manifestazioni; è diventato ?antisemitismo? per le bandiere con la Stella di Davide bruciate. Purtroppo quel simbolo è lo stesso che vedono sui carri armati e gli aerei che uccidono in Palestina: questo dovrebbe essere lo scandalo.   Noi, convinti che in Palestina sia in corso un conflitto politico e non uno ?scontro di civiltà?, siamo con quei giovani e manifesteremo ancora insieme a loro. Crediamo sia urgente arrivare nel più breve tempo possibile a una manifestazione nazionale ampia e unitaria che raccolga tutti i democratici, chi in questi anni ha dato vita al grande movimento contro la guerra e tutti quelli che chiedono, con le stesse parole d?ordine dei pacifisti di Tel Aviv, israeliani e palestinesi: BASTA  MASSACRI, BASTA CON L?ASSEDIO, BASTA OCCUPAZIONE   Sinistra critica movimento per la sinistra anticapitalista   -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Wed Jan 7 15:20:31 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Wed, 7 Jan 2009 15:20:31 +0100 Subject: [Bsf] =?windows-1252?q?Fw=3A_=5Bgc=5D_Primo_blitz_2009_del_govern?= =?windows-1252?q?o=2C_il_7_gennaio_voto_di_fiducia_sulla_riforma_d?= =?windows-1252?q?i_Mariastella_Gelmini_per_l=27Universit=E0?= Message-ID: <9081820B547149CC9D86CFD33C68A7F4@haj> ----- Original Message ----- From: Gennaro Carotenuto To: articoligennarocarotenuto a googlegroups.com Sent: Wednesday, January 07, 2009 1:16 PM Subject: [gc] Primo blitz 2009 del governo, il 7 gennaio voto di fiducia sulla riforma di Mariastella Gelmini per l'Università Primo blitz 2009 del governo, il 7 gennaio voto di fiducia sulla riforma di Mariastella Gelmini per l?Università Oggi pomeriggio alle 16, con l?ennesimo grave blitz festivo, il decreto legge 180, approvato dal Senato il 28 novembre 2008 e non modificato alla Camera, verrà convertito in legge con voto di fiducia. Al di là dell?uso ossessivo e contro il dettato costituzionale del voto di fiducia, l?anno prossimo 40.000 insegnamenti universitari potrebbero rimanere scoperti mettendo a rischio il funzionamento di interi corsi di laurea. di Gennaro Carotenuto Mariastella Gelmini la presenta come legge antibaroni ma tale definizione è solo l?ultima grembiulata, la formula ad effetto che serve a far parlar d?altro l?opinione pubblica come per i grembiuli o il voto in condotta. Sarebbe una svolta epocale che premierebbe chi fa ricerca penalizzando chi non lavora. Norme antibaroni? Valorizzazione degli atenei virtuosi? Svolta nel sistema universitario? Premiare chi lavora? In realtà la riforma di Mariastella Gelmini concentra ancora di più tutto il potere sugli ordinari che saranno gli unici a far parte di commissioni di concorso, crea paurosi buchi generazionali e avvia l?Università pubblica verso il collasso definitivo. E lo concentra perché così ha preteso con un semplice editoriale sul ?Corriere della Sera? il baronissimo Francesco Giavazzi, uomo della COMIT con cattedra alla Bocconi. In questo articolo spieghiamo perché l?Università sta per bloccarsi. Concentriamoci sulla norma presentata come rivoluzionaria e che è invece solo l?ennesima grembiulata di una ministra brava solo a nascondere la spazzatura sotto il tappeto: solo chi produce ricerca vedrà il suo stipendio aumentato, dice la Gelmini. Viva! Bene! Brava! Peccato che invece legittima proprio chi ricerca non la fa e induce chi lavora nelle facoltà ad abbandonare la docenza. Per i non addetti ai lavori va spiegato che i docenti universitari non hanno contrattazione nazionale ma un aumento biennale dell?8%. Questo ha molti difetti, a malapena recupera l?inflazione e a parità di ruolo un anziano guadagna il doppio di un giovane ma può lavorare la metà. E? un meccanismo che andrebbe cambiato profondamente ma la Gelmini si limita a dimezzare lo scatto biennale (4% invece di 8%) per chi non dimostrerà di avere svolto ricerca. Giusto? Forse, a patto di notare con due obiezioni che ancora una volta non si premia il merito ma si finge di punire il demerito: 1) Il mezzo scatto in questione vale circa 30 euro al mese per i giovani e meno di 100 per i pochissimi baroni con 30 anni da ordinario alle spalle. Questa è tutta la portata economica della presunta norma antibaroni sbandierata dalla Gelmini! Chiunque abbia altro da fare sarà legittimato (al modico prezzo di 30 Euro al mese) a non fare ricerca. Grazie Gelmini, stanno già dicendo. Per gli altri, quelli che fanno ricerca, i 30 euro non tolti non sono né un premio né uno stimolo a lavorare meglio. 2) Il lavoro universitario è composto di molte cose in precario equilibrio tra loro. Proviamo per comodità a suddividerle in tre. Oltre alla fondamentale ricerca, per la quale contemporaneamente si tagliano i fondi, c?è l?altrettanto fondamentale docenza (che include gli esami, ricevere gli studenti, seguire le tesi?) che è un?attività comprensibile a tutti a meno di non prendere posizioni demagogiche come quella dei calunniatori di professione de ?Il Giornale?. Infine c?è l?attività di gestione della struttura, i dipartimenti, le facoltà, l?organizzazione pratica, convegni, master, dottorati, e-learning, la partecipazione a una pletora di riunioni, consigli, commissioni. Una parte importante (una buona metà?) del personale docente strutturato dedica molte ore alla settimana (10 ore? 20 ore?) a queste attività quasi mai retribuite a parte, volontarie, eppure indispensabili al funzionamento dell?Università. Non stiamo parlando di generico (per quanto importante) ?studio?, ma di attività spesso verificabili e misurabili anche con i tornelli di Brunetta. Perché si fa? Intanto perché (incomprensibile per alcuni) molte, moltissime persone lavorano con coscienza come stile di vita, e tengono molto alla struttura (dipartimento, facoltà, ateneo) dove lavorano e agli studenti. E? allo stesso tempo evidente che a più lavoro, incarichi, responsabilità per gli ordinari corrisponde più potere e per i giovani corrisponde maggiore possibilità di rendersi utili alla struttura e sperare di accelerare la carriera. Con la legge approvata definitivamente oggi la Gelmini decide arbitrariamente e demagogicamente di valutare SOLO la ricerca, che sarebbe, a suo dire, facilmente misurabile. Ma con quali conseguenze? Il 4% dello scatto, come abbiamo dimostrato, non è quantitativamente importante, è pura demagogia. Ma il combinato disposto dello spostamento su concorsi nazionali, più la valutazione della sola ricerca, più il taglio massiccio dei fondi che fa sì che le possibilità di progressione saranno sempre meno in futuro rischia di creare un corto circuito in grado di bloccare l?Università. Se per molti anni, soprattutto per esigenze delle strutture, i ricercatori sono stati considerati ?terza fascia docente?, adesso la terza fascia docente può scomparire senza che scompaiano le esigenze didattiche che avevano nei fatti trasformato il ruolo di ricercatore in docente. COSA MI CONVIENE FARE? I giovani, soprattutto i ricercatori, sanno da oggi che tutto quello che fanno nelle strutture avrà un impatto minimo sulle loro carriere future. Non serve più caricarsi di impegni, non serve più accettare docenza extra, pagata ogni anno meno, né serve seguire con diligenza le tesi degli studenti. Per progredire serve fare altro, soprattutto pubblicare. Altro che seguire tesi, stare in commissioni e andare a riunioni! Alcuni rinunceranno alla docenza, si sottrarranno, punteranno i piedi, magari nascerà un movimento più o meno organizzato che l?anno prossimo porterà una parte importante dei 20.000 ricercatori italiani a rinunciare platealmente alla didattica, anche quella gratuita del carico didattico di base. Non succederà in questa misura, ma se così fosse l?anno prossimo ci saranno 30-40.000 corsi universitari finora tenuti gratuitamente che vedranno i rispettivi titolari rinunciare. Lo stesso potrebbe succedere con centinaia di migliaia di tesi di laureandi che il 3+2 ha raddoppiato. Chi farà questo lavoro al loro posto? Qualche corso verrà preso in carico dai professori ordinari e associati che andranno così oltre il loro carico didattico di base e dovranno essere retribuiti con un costo extra su bilanci già massacrati. Non ci si inganni: oramai gli ?affidamenti? (così sono definiti i corsi in più che alcuni docenti tengono) sono così mal pagati che non ci sarà la fila. E allora li daranno ?a contratto? ai giovani precari, dottorandi, assegnisti, attaccati al predellino nella vana speranza di prendere l?ultimo treno e ai quali non importa (sic) se, quando e quanto saranno pagati. In alcune università da tempo la docenza è sostanzialmente non retribuita. Sarà sufficiente l?ambizione di giovani senza esperienza per coprire i vuoti? Forse, ma soprattutto i ragazzi dopo la laurea dovrebbero studiare e far ricerca, non dedicarsi subito della docenza. D?altra parte l?opposizione non sembra in particolare disagio. Maria Pia Garavaglia del PD è preoccupata dalle dinamiche parlamentari e dal ricorso alla fiducia, più che dai contenuti. Giorni fa invece, Vincenzo Cerami (ministro della cultura del governo ombra), in un articolo dai toni particolarmente stantii buttava almeno lì un punto essenziale ?Bisogna progettare una riforma che coniughi ricerca e didattica?. Ma quando si tratta di dire ?che fare? Cerami, che ammette di fare un altro mestiere, non ha proposte e preferisce prendersela con i baroni che, seppur non meritano difese d?ufficio, giova ricordare che non sono più di un paio di migliaia di persone su 60.000 docenti strutturati nei tre ruoli, non peggiori di altre élite delle pubbliche amministrazioni, i primari ospedalieri, gli alti gradi militari (di questi non si parla proprio mai ma comprando un solo aeroplanino da guerra spendono e sprecano più di tutti i baroni messi insieme), i dirigenti della pubblica amministrazione locale e nazionale, delle ASL, gli alti magistrati, i dirigenti della RAI e delle industrie artistiche, teatrali, cinematografiche, musicali, operistiche, che stanno tutte sul mercato solo perché finanziate dallo stato. Tra le pratiche di potere connesse col ruolo di tutti questi gruppi di alti funzionari (tutti meglio pagati dei docenti universitari) vi sono esattamente la stesse prerogative che hanno i cosiddetti baroni universitari: selezionare, cooptare, decidere chi farà carriera, spesso per nepotismo o per servilismo o per reciprocità di favori. E allora Cerami e il suo partito cosa propongono per limitare e condannare tali pratiche? Il meccanismo che indica il governo è quello di asfissiare e privatizzare un?università impoverita. Il PD non si discosta. Eppure di correttivi ce ne sarebbero. Se il problema sono i baroni, cosa pensa il PD del ruolo unico che funziona bene in Germania e dell?abolizione di mille meccanismi, come lo straordinariato (un vincitore di concorso da ordinario sta in un limbo tre anni) che rallentano e riducono l?accesso al potere decisionale nelle università? Oppure cosa ne pensa di meccanismi che favoriscano o quasi obblighino alla mobilità tra sedi nelle carriere, facendo sì che un tizio laureato a Siena possa agilmente fare il dottorato a Messina e poi svolgere la sua carriera università tra Venezia, Bari e magari una sede straniera senza per questo chiudersi le porte in Italia? Sono correttivi semplici che limiterebbero il nepotismo facilitando la cooptazione per merito. Quel che è certo è che nelle attuali condizioni è ipocrita parlare di abolizione dei concorsi e responsabilizzare i criteri di cooptazione: vuol solo dar ragione al Barone Giavazzi e concentrare più potere nelle mani di quei 2-3.000 baroni che a parole per Cerami sono colpevoli di tutto. E? evidente allora che dalla politica il mondo universitario non può aspettarsi nulla. Messi di fronte all?ennesimo gravissimo fatto compiuto, una legge approvata con la fiducia con le sedi universitarie ancora chiuse, il mondo universitario e i ragazzi dell?Onda sapranno riattivarsi? Giornalismo partecipativo --~--~---------~--~----~------------~-------~--~----~ Hai ricevuto questo messaggio in quanto sei iscritto alla Newsletter del sito "Giornalismo partecipativo" Per annullare l'iscrizione a questo gruppo, invia un'email a articoligennarocarotenuto-unsubscribe a googlegroups.com Per maggiori opzioni, visita questo gruppo all'indirizzo http://groups.google.it/group/articoligennarocarotenuto?hl=it -~----------~----~----~----~------~----~------~--~--- -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/jpeg Dimensione: 20064 bytes Descrizione: non disponibile URL: From ladysa23 a hotmail.com Thu Jan 8 15:34:52 2009 From: ladysa23 a hotmail.com (sara.b) Date: Thu, 8 Jan 2009 14:34:52 +0000 Subject: [Bsf] weekend@Magazzino47 Message-ID: Magazzino47 saluta l'anno nuovo con 2 appuntamenti musicali: *VENERDì 9 GENNAIO dopo il consueto appuntamento pomeridiano con Mercato47, dalle 16.30 alle 20.00, spazio alla musica Punk Hardcore con INGEGNO da Perugia OUZO da Perugia MY OWN VOICE da Milano *SABATO 10 GENNAIO reggae night con BOVISA REGGAE FOUNDATION (www.bovisareggaefoundation.it) e a seguire Sound System Reggae/Ragga/Rap con dj Balbo di Radio Onda d'Urto ingresso a sottoscrizione www.magazzino47.org _________________________________________________________________ Party? con Eventi! http://events.live.com/?showunauth=1 -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Thu Jan 8 18:15:25 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Thu, 8 Jan 2009 18:15:25 +0100 Subject: [Bsf] =?iso-8859-1?q?Fw=3A_=5Bdibattito=5D_decreto_Gelmini_=E8_le?= =?iso-8859-1?q?gge_http=3A//www=2Ecittadinolex=2Ekataweb=2Eit/arti?= =?iso-8859-1?q?cle=5Fview=2Ejsp=3FidArt=3D86865=26idCat=3D82?= Message-ID: Ricevo, inoltro, e vi creo il pdf in allegato.... Paco ----- Original Message ----- From: To: "dibattito" Sent: Thursday, January 08, 2009 5:03 PM Subject: [dibattito] decreto Gelmini è legge ehi ma non ci si può lamentare troppo. sotto natale i precari sono proprio tutti in vacanza :) per chi se lo fosse perso: il testo definitivo della riforma Gelmini approvato oggi in parlamento con voto di fiducia: http://www.cittadinolex.kataweb.it/article_view.jsp?idArt=86865&idCat=82 --------------------------------------------------------------------- Per cancellarsi, scrivi a: dibattito-unsubscribe a ricercatoriprecari.org Se vuoi conoscere altri comandi, scrivi a: dibattito-help a ricercatoriprecari.org -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: Ddl Senato 1197 - Conversione in legge del decreto-legge 10 novembre 2008, n. 180.pdf Tipo: application/pdf Dimensione: 26361 bytes Descrizione: non disponibile URL: From sauro a bresciascuola.it Fri Jan 9 06:44:01 2009 From: sauro a bresciascuola.it (Sauro DiGiovanbattista) Date: Fri, 09 Jan 2009 06:44:01 +0100 Subject: [Bsf] MANIFESTAZIONE PER LA PALESTINA Message-ID: <4966E421.6060300@bresciascuola.it> BASTA MASSACRI, BASTA BOMBARDAMENTI, DIRITTI UMANI PER I PALESTINESI. A Gaza, chiusa da anni come un enorme ghetto, il governo dello stato di Israele sta massacrando indiscriminatamente donne, uomini e bambini. Se fossero stati uccisi con bombe nelle scuole, negli ospedali, sulle case centinaia di israeliani, che indignazione e reazioni ci sarebbero da parte dei governi e dei partiti "democratici" occidentali? I semiti palestinesi sono meno umani dei semiti israeliani? Al fondo c'è ancora la lotta perchè non ci sia qualcuno che ha più diritti di altri, e potere di vita e di morte senza limiti. Se credi che gli esseri umani debbano essere eguali e abbiano il diritto a vivere, questo è il momento di fare qualcosa per fermare i massacri a Gaza. Sabato 10 gennaio 2009 ore 15 p.zza della Loggia manifestazione per la vita a Gaza. Il governo italiano cessi qualsiasi aiuto militare ed economico allo stato di Israele. Associazione diritti per tutti, Magazzino 47, Sinistra Critica, Conf. Cobas, Moschea pachistana di via Volta, Coll. Studenti in Lotta. From sinistracritica1 a yahoo.it Fri Jan 9 15:23:49 2009 From: sinistracritica1 a yahoo.it (Sinistra Critica Brescia) Date: Fri, 9 Jan 2009 14:23:49 +0000 (GMT) Subject: [Bsf] dal Blog di Sinistra Critica di Brescia Message-ID: <947278.10662.qm@web26604.mail.ukl.yahoo.com> da www.sinistracritica.org/brescia   Fermiamo il massacro dei palestinesi a Gaza.    SABATO 17 GENNAIO MANIFESTAZIONE A ROMA Basta con l?impunità del terrorismo di stato israeliano Rompere ogni complicità politica, militare, economica tra lo stato italiano e Israele Le bombe uccidono le persone, l?informazione manipolata uccide le coscienze Boicottaggio dei prodotti israeliani. Occhio al codice a barre: il 729 è made in Israel Inserito da brescia il Ven, 09/01/2009 - 15:12 DISTRUGGERE GAZA, CANCELLARE LA PALESTINA di Bashir Abu-Manneh 4 Gennaio 2009 Assistiamo con orrore Israele lanciare ancora un'altra offensiva contro i diseredati e i deboli. I morti si contano a centinaia (per la maggior parte forze di polizia e civili e non soldati addestrati), migliaia sono i feriti e un milione e mezzo di persone vengono terrorizzate, punite per aver osato sfidare il volere dei loro assedianti e perché continuano a non sottomettersi ad essi. Inserito da brescia il Ven, 09/01/2009 - 15:02 GOMORRA PADANA La mafia al nord, come opera, dove investe, come si muove. di Fernando Scarlata Coordinatore del Comitato Antimafia di Brescia ?Peppino Impastato Inserito da brescia il Dom, 28/12/2008 - 01:16   -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From paolomori a bresciaonline.it Fri Jan 9 19:08:05 2009 From: paolomori a bresciaonline.it (Paolo Mori) Date: Fri, 9 Jan 2009 19:08:05 +0100 Subject: [Bsf] Fwd: presidio 10 11 gennaio 2009 References: Message-ID: Non mi sembra d'averlo visto in questa mailing list! PaoloMori Inizio messaggio inoltrato: > Da: ass.Italia-Palestina di Brescia > > Data: 08 gennaio 2009 19:49:07 GMT+01:00 > A: > Oggetto: FW: presidio 10 11 gennaio 2009 > > > > > Continua l?aggressione israeliana contro la popolazione civile di > Gaza con più di 700 morti di cui circa 230 bambini e 90 donne, 3500 > sono i feriti che affollano gli ospedali già in condizioni precarie > e dove da tempo mancano medicinali per curarli. Città fantasma dove > mancano cibo, elettricità, acqua o medicinali. > Dopo gli inutili incontri e il vergognoso fallimento della comunità > internazionale per fermare il massacro, noi chiediamo che il > massacro cessi subito e che le popolazioni si mobilitino affinchè la > comunità internazionale si attivi per imporre agli israeliani un > cessate il fuoco e la salvaguardia di tutti i civili. SUBITO! > Per tutto questo l?associazione di amicizia Italia-Palestina di > Brescia organizza un > > presidio Sabato-Domenica 10-11 gennaio 2009 ore 16.00-18.00 > a Brescia Largo Formentone- Angolo piazza Rovetta > aderisce segreteria della C.G.I.L. di Brescia > > ------------------------------------------- > Ass.ne di Amicizia Italia Palestina > circolo di Brescia > via Bertoni n.6 Brescia - 25124 > > Tutela della privacy > Questa e-mail è ad uso esclusivo del Destinatario e potrebbe > contenere informazioni riservate. Se aveste ricevuto questa e-mail > per errore, ci scusiamo per l'accaduto , Vi invitiamo cortesemente a > darcene notizia e a distruggerla. Vi ricordiamo che la > comunicazione, la diffusione, l'utilizzo e/o la conservazione dei > dati ricevuti per errore, costituiscono violazioni alle disposizioni > del Decreto legislativo n. 196/2003 denominato "Codice in materia di > protezione dei dati personali". > > Accordingly to italian law D.L. 196/2003 concerning privacy, if you > are not he adressee (or responsible for delivery of the message to > such person) you are hereby notified that any disclosure, > reproduction, distribution or other dissemination or use of this > communication is strictly prohibited. If you have received this > message in error, you should destroy it and please notify us by email. > > > > > > Scoprilo insieme ai nuovi servizi Windows Live! Messenger 9: oltre > le parole. > Scopri le novità! Più veloce, più tua, più Hotmail. > Scopri le novità! La tua vita, i tuoi interessi, tutto insieme su > Windows Live. > Scopri le novità di Spaces! Blog, foto, amici? e molto altro! > Scopri le novità di Spaces! Blog, foto, amici? e molto altro! > Scopri le novità! La tua vita, i tuoi interessi, tutto insieme su > Windows Live. > Scoprilo insieme ai nuovi servizi Windows Live! Messenger 9: oltre > le parole. > Scoprilo con Typectionary! Sei bravo con l'italiano? > Scopri le novità! La tua vita, i tuoi interessi, tutto insieme su > Windows Live. > Scoprilo con Typectionary! Sei bravo con l'italiano? > Scopri le novità! Più veloce, più tua, più Hotmail. -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From paolomori a bresciaonline.it Fri Jan 9 19:16:28 2009 From: paolomori a bresciaonline.it (Paolo Mori) Date: Fri, 9 Jan 2009 19:16:28 +0100 Subject: [Bsf] MANIFESTAZIONE PER LA PALESTINA In-Reply-To: <4966E421.6060300@bresciascuola.it> References: <4966E421.6060300@bresciascuola.it> Message-ID: Non c'è male: avendo da qualche giorno promosso l'Associazione Italia- Palestina una manifestazione contro la strage di Gaza in Largo Formentone (v. sotto), qualche "compagno" pensa sia meglio farne un'altra. Ricordatevi: divide et impera faceva il gioco dei Romani come oggi lo fa di USA ed Israele. Bye, PaoloMori > Da: ass.Italia-Palestina di Brescia > > Data: 08 gennaio 2009 19:49:07 GMT+01:00 > A: > Oggetto: FW: presidio 10 11 gennaio 2009 > > > > > Continua l?aggressione israeliana contro la popolazione civile di > Gaza con più di 700 morti di cui circa 230 bambini e 90 donne, 3500 > sono i feriti che affollano gli ospedali già in condizioni precarie > e dove da tempo mancano medicinali per curarli. Città fantasma dove > mancano cibo, elettricità, acqua o medicinali. > Dopo gli inutili incontri e il vergognoso fallimento della comunità > internazionale per fermare il massacro, noi chiediamo che il > massacro cessi subito e che le popolazioni si mobilitino affinchè la > comunità internazionale si attivi per imporre agli israeliani un > cessate il fuoco e la salvaguardia di tutti i civili. SUBITO! > Per tutto questo l?associazione di amicizia Italia-Palestina di > Brescia organizza un > > presidio Sabato-Domenica 10-11 gennaio 2009 ore 16.00-18.00 > a Brescia Largo Formentone- Angolo piazza Rovetta > aderisce segreteria della C.G.I.L. di Brescia > > ------------------------------------------- > Ass.ne di Amicizia Italia Palestina > circolo di Brescia > via Bertoni n.6 Brescia - 25124 Il giorno 09/gen/09, alle ore 06:44, Sauro DiGiovanbattista ha scritto: > > BASTA MASSACRI, BASTA BOMBARDAMENTI, DIRITTI UMANI PER I PALESTINESI. > > A Gaza, chiusa da anni come un enorme ghetto, il governo dello stato > di > Israele sta massacrando indiscriminatamente donne, uomini e bambini. > Se fossero stati uccisi con bombe nelle scuole, negli ospedali, > sulle case > centinaia di israeliani, che indignazione e reazioni ci sarebbero da > parte > dei governi e dei partiti "democratici" occidentali? > I semiti palestinesi sono meno umani dei semiti israeliani? > Al fondo c'è ancora la lotta perchè non ci sia qualcuno che ha più > diritti > di altri, e potere di vita e di morte senza limiti. > Se credi che gli esseri umani debbano essere eguali e abbiano il > diritto a > vivere, questo è il momento di fare qualcosa per fermare i massacri a > Gaza. > > Sabato 10 gennaio 2009 ore 15 p.zza della Loggia manifestazione per la > vita a Gaza. > > Il governo italiano cessi qualsiasi aiuto militare ed economico allo > stato > di Israele. > > Associazione diritti per tutti, Magazzino 47, Sinistra Critica, Conf. > Cobas, Moschea pachistana di via Volta, Coll. Studenti in Lotta. > > > _______________________________________________ > Bsf mailing list > https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf > -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Sat Jan 10 00:30:23 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Sat, 10 Jan 2009 00:30:23 +0100 Subject: [Bsf] Fwd: presidio 10 11 gennaio 2009 Re: MANIFESTAZIONE PER LA PALESTINA References: Message-ID: Caro Paolo, se la Ass. Italia -Palestina non usa le mailing list bresciane più frequentate, è un problema organizzativo della suddetta ass. che ha informato il giorno 8 alle 19:49 i suoi soli associati (come palesemente dimostra il messaggio inoltrato da te ); se per di più la segreteria della organizzazione sindacale nella quale milito, aderisce e lo pubblica la sera del 9 nel suo sito risulta difficile dalla base capire chi ha cucinato, cosa ha cucinato, in quale cucina e soprattutto se il cuoco pure si è mangiato la cosa senza voler invitare nessuno. Per dovere di cronaca bisogna ricordare che la manifestazione di sabato è stata promossa dagli stessi immigrati che avevano indetto l'altra. Per essere ancora più esplicito, attivisti immigrati della Associazione Diritti per Tutti che hanno chiesto il sostegno delle realtà di movimento. Con comunicazione alla questura prima che fosse pubblica la richiesta di presidio in Largo Formentone (che ritengo sia interessante ma allo stesso tempo una cura troppo lieve per raffreddare un numero così alto di neuroni surriscaldati e non mi riferisco nè alla base nè al movimento) Tieni presente che ti rispondo con e per cortesia e con più cortesia di quella usata da te nella tua ultima email (sarebbe stata una villania non darti soddisfazione ) Questo ti dovevo e resto a tua disposizione .... Paco ----- Original Message ----- From: "Paolo Mori" To: "brescia social forum" Sent: Friday, January 09, 2009 7:16 PM Subject: Re: [Bsf] MANIFESTAZIONE PER LA PALESTINA Non c'è male: avendo da qualche giorno promosso l'Associazione Italia- Palestina una manifestazione contro la strage di Gaza in Largo Formentone (v. sotto), qualche "compagno" pensa sia meglio farne un'altra. Ricordatevi: divide et impera faceva il gioco dei Romani come oggi lo fa di USA ed Israele. Bye, PaoloMori Il giorno 09/gen/09, alle ore 06:44, Sauro DiGiovanbattista ha scritto: > > BASTA MASSACRI, BASTA BOMBARDAMENTI, DIRITTI UMANI PER I PALESTINESI. > > A Gaza, chiusa da anni come un enorme ghetto, il governo dello stato di > Israele sta massacrando indiscriminatamente donne, uomini e bambini. > Se fossero stati uccisi con bombe nelle scuole, negli ospedali, sulle > case > centinaia di israeliani, che indignazione e reazioni ci sarebbero da > parte > dei governi e dei partiti "democratici" occidentali? > I semiti palestinesi sono meno umani dei semiti israeliani? > Al fondo c'è ancora la lotta perchè non ci sia qualcuno che ha più > diritti > di altri, e potere di vita e di morte senza limiti. > Se credi che gli esseri umani debbano essere eguali e abbiano il diritto > a > vivere, questo è il momento di fare qualcosa per fermare i massacri a > Gaza. > > Sabato 10 gennaio 2009 ore 15 p.zza della Loggia manifestazione per la > vita a Gaza. > > Il governo italiano cessi qualsiasi aiuto militare ed economico allo > stato > di Israele. > > Associazione diritti per tutti, Magazzino 47, Sinistra Critica, Conf. > Cobas, Moschea pachistana di via Volta, Coll. Studenti in Lotta. ----- Original Message ----- From: "Paolo Mori" To: "brescia social forum" Sent: Friday, January 09, 2009 7:08 PM Subject: [Bsf] Fwd: presidio 10 11 gennaio 2009 Non mi sembra d'averlo visto in questa mailing list! PaoloMori Inizio messaggio inoltrato: > Da: ass.Italia-Palestina di Brescia > > Data: 08 gennaio 2009 19:49:07 GMT+01:00 > A: > Oggetto: FW: presidio 10 11 gennaio 2009 > > > > > Continua l?aggressione israeliana contro la popolazione civile di Gaza > con più di 700 morti di cui circa 230 bambini e 90 donne, 3500 sono i > feriti che affollano gli ospedali già in condizioni precarie e dove da > tempo mancano medicinali per curarli. Città fantasma dove mancano cibo, > elettricità, acqua o medicinali. > Dopo gli inutili incontri e il vergognoso fallimento della comunità > internazionale per fermare il massacro, noi chiediamo che il massacro > cessi subito e che le popolazioni si mobilitino affinchè la comunità > internazionale si attivi per imporre agli israeliani un cessate il fuoco > e la salvaguardia di tutti i civili. SUBITO! > Per tutto questo l?associazione di amicizia Italia-Palestina di Brescia > organizza un > > presidio Sabato-Domenica 10-11 gennaio 2009 ore 16.00-18.00 > a Brescia Largo Formentone- Angolo piazza Rovetta > aderisce segreteria della C.G.I.L. di Brescia > > ------------------------------------------- > Ass.ne di Amicizia Italia Palestina > circolo di Brescia > via Bertoni n.6 Brescia - 25124 > > Tutela della privacy > Questa e-mail è ad uso esclusivo del Destinatario e potrebbe contenere > informazioni riservate. Se aveste ricevuto questa e-mail per errore, ci > scusiamo per l'accaduto , Vi invitiamo cortesemente a darcene notizia e a > distruggerla. Vi ricordiamo che la comunicazione, la diffusione, > l'utilizzo e/o la conservazione dei dati ricevuti per errore, > costituiscono violazioni alle disposizioni del Decreto legislativo n. > 196/2003 denominato "Codice in materia di protezione dei dati personali". > > Accordingly to italian law D.L. 196/2003 concerning privacy, if you are > not he adressee (or responsible for delivery of the message to such > person) you are hereby notified that any disclosure, reproduction, > distribution or other dissemination or use of this communication is > strictly prohibited. If you have received this message in error, you > should destroy it and please notify us by email. > > > > > > Scoprilo insieme ai nuovi servizi Windows Live! Messenger 9: oltre le > parole. > Scopri le novità! Più veloce, più tua, più Hotmail. > Scopri le novità! La tua vita, i tuoi interessi, tutto insieme su Windows > Live. > Scopri le novità di Spaces! Blog, foto, amici? e molto altro! > Scopri le novità di Spaces! Blog, foto, amici? e molto altro! > Scopri le novità! La tua vita, i tuoi interessi, tutto insieme su Windows > Live. > Scoprilo insieme ai nuovi servizi Windows Live! Messenger 9: oltre le > parole. > Scoprilo con Typectionary! Sei bravo con l'italiano? > Scopri le novità! La tua vita, i tuoi interessi, tutto insieme su Windows > Live. > Scoprilo con Typectionary! Sei bravo con l'italiano? > Scopri le novità! Più veloce, più tua, più Hotmail. -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: _______________________________________________ Bsf mailing list https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf From paolomori a bresciaonline.it Sat Jan 10 00:49:43 2009 From: paolomori a bresciaonline.it (Paolo Mori) Date: Sat, 10 Jan 2009 00:49:43 +0100 Subject: [Bsf] Fwd: presidio 10 11 gennaio 2009 Re: MANIFESTAZIONE PER LA PALESTINA In-Reply-To: References: Message-ID: <45655A87-25A5-4FD7-AE22-882996A3551F@bresciaonline.it> Le tue spiegazioni mi sembrano buone, certo tali da spiegare la sovrapposizione. Continua a stupirmi il fatto che non ci sia rapporto tra l'associazione Italia-Palestina e chi ha indetto la manifestazione di P.za della Loggia: Italia-Palestina avvisa tutte le organizzazioni che hanno partecipato a qualche sua iniziativa nel tempo, possibile che non sia mai successo con "quei" promotori? Comunque, il mio fastidio nasceva (notare l'imperfetto) soprattutto dal fatto che ci sia a Brescia una manifestazione che sembrerà ALTERNATIVA (anche se non lo è) a quella indetta da Italia-Palestina; aggiungo che mi sembra che in Italia-Palestina militino parecchi amici di Fatah, il che rende l'iniziativa di l.go Formentone ancora più significativa (e positiva, direi). Sarebbe molto bene che si stabilissero immediatamente contatti perché in qualche modo le due iniziative si contaminassero: anche per questo metto in lista di ricezione la stessa Italia-Palestina. A domani (oggi, ormai) PaoloMori Il giorno 10/gen/09, alle ore 00:30, Paco ha scritto: > Caro Paolo, se la Ass. Italia -Palestina non usa le mailing list > bresciane più frequentate, è un problema organizzativo della > suddetta ass. che ha informato il giorno 8 alle 19:49 i suoi soli > associati (come palesemente dimostra il messaggio inoltrato da te ); > se per di più la segreteria della organizzazione sindacale nella > quale milito, aderisce e lo pubblica la sera del 9 nel suo sito > risulta difficile dalla base capire chi ha cucinato, cosa ha > cucinato, in quale cucina e soprattutto se il cuoco pure si è > mangiato la cosa senza voler invitare nessuno. Per dovere di > cronaca bisogna ricordare che la manifestazione di sabato è stata > promossa dagli stessi immigrati che avevano indetto l'altra. Per > essere ancora più esplicito, attivisti immigrati della Associazione > Diritti per Tutti che hanno chiesto il sostegno delle realtà di > movimento. Con comunicazione alla questura prima che fosse pubblica > la richiesta di presidio in Largo Formentone (che ritengo sia > interessante ma allo stesso tempo una cura troppo lieve per > raffreddare un numero così alto di neuroni surriscaldati e non mi > riferisco nè alla base nè al movimento) > Tieni presente che ti rispondo con e per cortesia e con più cortesia > di quella usata da te nella tua ultima email (sarebbe stata una > villania non darti soddisfazione ) > Questo ti dovevo e resto a tua disposizione .... > Paco > > > ----- Original Message ----- From: "Paolo Mori" > > To: "brescia social forum" > Sent: Friday, January 09, 2009 7:16 PM > Subject: Re: [Bsf] MANIFESTAZIONE PER LA PALESTINA > > > Non c'è male: avendo da qualche giorno promosso l'Associazione Italia- > Palestina una manifestazione contro la strage di Gaza in Largo > Formentone (v. sotto), qualche "compagno" pensa sia meglio farne > un'altra. > Ricordatevi: divide et impera faceva il gioco dei Romani come oggi lo > fa di USA ed Israele. > Bye, PaoloMori > > > Il giorno 09/gen/09, alle ore 06:44, Sauro DiGiovanbattista ha > scritto: > >> >> BASTA MASSACRI, BASTA BOMBARDAMENTI, DIRITTI UMANI PER I PALESTINESI. >> >> A Gaza, chiusa da anni come un enorme ghetto, il governo dello >> stato di >> Israele sta massacrando indiscriminatamente donne, uomini e bambini. >> Se fossero stati uccisi con bombe nelle scuole, negli ospedali, >> sulle case >> centinaia di israeliani, che indignazione e reazioni ci sarebbero >> da parte >> dei governi e dei partiti "democratici" occidentali? >> I semiti palestinesi sono meno umani dei semiti israeliani? >> Al fondo c'è ancora la lotta perchè non ci sia qualcuno che ha più >> diritti >> di altri, e potere di vita e di morte senza limiti. >> Se credi che gli esseri umani debbano essere eguali e abbiano il >> diritto a >> vivere, questo è il momento di fare qualcosa per fermare i massacri a >> Gaza. >> >> Sabato 10 gennaio 2009 ore 15 p.zza della Loggia manifestazione per >> la >> vita a Gaza. >> >> Il governo italiano cessi qualsiasi aiuto militare ed economico >> allo stato >> di Israele. >> >> Associazione diritti per tutti, Magazzino 47, Sinistra Critica, Conf. >> Cobas, Moschea pachistana di via Volta, Coll. Studenti in Lotta. > > ----- Original Message ----- From: "Paolo Mori" > > To: "brescia social forum" > Sent: Friday, January 09, 2009 7:08 PM > Subject: [Bsf] Fwd: presidio 10 11 gennaio 2009 > > > Non mi sembra d'averlo visto in questa mailing list! > PaoloMori > > Inizio messaggio inoltrato: > >> Da: ass.Italia-Palestina di Brescia > > >> Data: 08 gennaio 2009 19:49:07 GMT+01:00 >> A: >> Oggetto: FW: presidio 10 11 gennaio 2009 >> >> >> >> >> Continua l?aggressione israeliana contro la popolazione civile di >> Gaza con più di 700 morti di cui circa 230 bambini e 90 donne, >> 3500 sono i feriti che affollano gli ospedali già in condizioni >> precarie e dove da tempo mancano medicinali per curarli. Città >> fantasma dove mancano cibo, elettricità, acqua o medicinali. >> Dopo gli inutili incontri e il vergognoso fallimento della comunità >> internazionale per fermare il massacro, noi chiediamo che il >> massacro cessi subito e che le popolazioni si mobilitino affinchè >> la comunità internazionale si attivi per imporre agli israeliani >> un cessate il fuoco e la salvaguardia di tutti i civili. SUBITO! >> Per tutto questo l?associazione di amicizia Italia-Palestina di >> Brescia organizza un >> >> presidio Sabato-Domenica 10-11 gennaio 2009 ore 16.00-18.00 >> a Brescia Largo Formentone- Angolo piazza Rovetta >> aderisce segreteria della C.G.I.L. di Brescia >> >> ------------------------------------------- >> Ass.ne di Amicizia Italia Palestina >> circolo di Brescia >> via Bertoni n.6 Brescia - 25124 >> >> Tutela della privacy >> Questa e-mail è ad uso esclusivo del Destinatario e potrebbe >> contenere informazioni riservate. 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In particolare non si vorrebbe che si ripetesse quanto accaduto sabato scorso quando oltre 2000 immigrati senza sponsor italiani ufficiali, hanno manifestato contro l'attacco israeliano al ghetto di Gaza. Magari questa volta passano anche per corso Zanardelli. ORRORE!!! Sono daccordo non dividiamoci, però a pensar male..... Ieri sera a Ghedi all'assemblea del com ant bassa bs un compagno di Ghedi della Fiom mi dice che ha appena ricevuto un sms dalla cgil che invita al presidio di sabato in l.formentone alle 16. abbiamo commentato che storditi quelli della cgil di bs che sbagliano anche se di poco ora e luogo. ho capito adesso che non si sono sbagliati. sono d'accordo non dividiamoci e non dividiamo!!!! se non c'è l'accordo per la manifestazione unitaria sarebbe carino dirlo e spiegare i motivi, del resto è quanto sta succedendo anche a livello nazionale per sabato 17. sauro > La Federazione di Brescia di Rifondazione Comunista aderisce al presidio > organizzato dall'associazione Italia Palestina in Largo Formentone-angolo > Piazza Rovetta dalle ore 16 alle ore 18 di sabato 10 e domenica 11 > CON IL POPOLO PALESTINESE > FERMIAMO IL MASSACRO A GAZA > BASTA CON L'OCCUPOAZIONE ISRAELIANA > DUE STATI PER DUE POPOLI > NO ALL'APARTHEID > > _______________________________________________ > Bsf mailing list > https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf > From beppe.almansi a libero.it Sat Jan 10 21:57:54 2009 From: beppe.almansi a libero.it (beppe almansi) Date: Sat, 10 Jan 2009 21:57:54 +0100 Subject: [Bsf] Decapitate un'esperienza giornalistica unica Message-ID: Decapitate un'esperienza giornalistica unica Una pagina nera, nerissima, nella storia di una sinistra agonizzante. Rivendicata esplicitamente: «E' ora che il partito si riprenda il giornale», annunciava alle agenzie di stampa il segretario Ferrero qualche settimana fa. Tant'è. Chi ha preordinato queste scelte, chi le sottoscrive e chi non le contrasta con la necessaria efficacia se ne assume la responsabilità. A noi preme solo chiarire senza possibilità di equivoco una cosa: non di sostituzione di un direttore si tratta, ma della decapitazione di un esperimento giornalistico che ci ha visto appassionatamente partecipi. Con tutte le differenze e le sfumature, talvolta anche critiche, di una situazione collettiva libera e viva. Con Sansonetti vengono di fatto neutralizzati l'intero gruppo dirigente della testata, e il collettivo redazionale allargato nella sua parte attiva. Sì perché il giornale che abbiamo fatto in questi anni non sarebbe esistito senza il suo invidiabile parterre di collaboratrici e collaboratori: già note/i o "lanciate/i" da noi, diverse/i per collocazione, età, esperienza, ma accomunate/i da una disponibilità e una adesione al progetto che ci hanno scaldato il cuore. Piero Sansonetti ha spalancato porte e finestre del giornale, ha fatto circolare aria nuova, idee, progetti editoriali e interlocutori nuovi. E noi con lui. Una sperimentazione che, proprio perché condotta all'interno di un giornale di partito, rivendichiamo con orgoglio. A partire dai temi che hanno incontrato più resistenza e fatto più scandalo: il femminismo, la cultura glbtq, le battaglie antisecuritarie, anticarcerarie, antirazziste, non violente, antitotalitarie, antiproibizioniste, contro gli omicidi sul lavoro, in generale di libertà. Senza mai cedere alla indegna contrapposizione tra diritti sociali e diritti civili. E senza mai dimenticare la storia da cui proveniamo, il movimento operaio e la passione per la politica anche partitica. Ma la ricerca giornalistica e la dignità della nostra testata vengono da molto più lontano: del quindicennio che abbiamo alle spalle, fatto di tante luci e tante ombre, vogliamo citare qui almeno le due esperienze più importanti, quella con Lucio Manisco e quella con l'indimenticabile Sandro Curzi. Tutto questo arriva oggi al capolinea. Noi non siamo donne e uomini per tutte le stagioni. E del resto l'operazione in corso è stata annunciata con la massima chiarezza: vuole marcare una «discontinuità forte» con il giornale così come noi lo abbiamo fatto. Al commissario politico (chiunque egli o ella sia) che arriva a fare la guardia all'avvizzito orticello a cui si è voluto ridurre il grande sogno di Rifondazione comunista, e al/alla giornalista che si presterà a dargli la copertura, diciamo che purtroppo una simile "presa di una redazione" azzera i margini di incontro: non c'è profilo personale, non ci sono ipotetiche "buone intenzioni", non c'è preteso superiore interesse che possano edulcorare la sostanza oggettivamente repressiva del lavoro che accettano di svolgere. Noi abbiamo un'altra idea del giornalismo, della politica, delle relazioni collettive. Alla fine di questa importante avventura, ringraziamo con grandissimo affetto e riconoscenza Piero Sansonetti che l'ha resa possibile. E ringraziamo compagne/i di strada, salutiamo lettrici, lettori: quelle/i che ci hanno comprato o letto gratuitamente su internet o sulle metropolitane di Roma e Milano. Nessuna/o intende regalare il bene inestimabile di un posto di lavoro (onorato negli anni da un massimo di impegno e coinvolgimento) agli irresponsabili che da mesi e mesi lo mettono a repentaglio mischiando crisi economica e scontro politico. Anzi a qualcuno di noi è già stato scippato. Ma da oggi ci riteniamo tutte/i imbavagliate/i. Angela Azzaro, Stefano Bocconetti, Monia Cappuccini, Simonetta Cossu, Carla Cotti, Giuseppe D'Agata, Anubi D'Avossa Lussurgiu, Sabrina Deligia, Laura Eduati, Rina Gagliardi, Claudio Jampaglia, Antonella Marrone, Angela Mauro, Martino Mazzonis, Andrea Milluzzi, Frida Nacinovich, Angela Nocioni, Paolo Persichetti, Paola Pittei, Sandro Podda, Stefania Podda, Roberta Ronconi, Davide Varì, Daniele Zaccaria 10/01/2009 From invite+pi==grfz a facebookmail.com Sun Jan 11 03:15:31 2009 From: invite+pi==grfz a facebookmail.com (Katia De Col) Date: Sat, 10 Jan 2009 18:15:31 -0800 Subject: [Bsf] Guarda il mio profilo su Facebook Message-ID: Ciao Mailing, Ho creato un profilo su Facebook dove posso pubblicare le mie foto, i miei video ed eventi: ti vorrei aggiungere ai miei amici per poterli condividere con te. Prima di tutto, devi iscriverti su Facebook! Poi anche tu potrai creare il tuo profilo personale! Grazie, Katia Per registrarti a Facebook, usa il link in basso: http://www.facebook.com/p.php?i=1032244514&k=6VG34VV24V6M5G1GQA45TW&r -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Sun Jan 11 06:40:38 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Sun, 11 Jan 2009 06:40:38 +0100 Subject: [Bsf] Fw: [Rete28Aprile] I Gattopardi padroni della crisi di Giorgio Cremaschi Message-ID: Ricevo ed inoltro... Paco ----- Original Message ----- From: Carlo Carelli To: retenews Sent: Saturday, January 10, 2009 1:45 PM Subject: [Rete28Aprile] I Gattopardi padroni della crisi di Giorgio Cremaschi I Gattopardi padroni della crisi Giorgio Cremaschi Nel "Gattopardo" il nipote garibaldino così si rivolge allo zio, barone siciliano fedele ai Borboni, per convincerlo a schierarsi con i piemontesi: "Perché non cambi nulla bisogna che cambi davvero tutto". A questo fa pensare l'incontro di politici ed economisti europei, presenti tra gli altri Merkel, Blair, Tremonti, Sarkozy, dal quale è emersa una critica radicale al capitalismo finanziario e speculativo crollato nello scorso autunno. Cos'è il tutto che deve cambiare? La follia speculativa e il ruolo predominante della casta dei manager, il dominio della finanza sulla cosiddetta economia reale, del sistema bancario su quello delle imprese industriali. Cos'è però che deve restare? La sostanza della globalizzazione liberista, cioè la distruzione dello stato sociale ove c'era, lo smantellamento dei diritti dei lavoratori, la concorrenza salariale al ribasso, la precarietà e la flessibilità spinte all'estremo. Non una parola finora, tra tante critiche e autocritiche dei governanti, è stata rivolta alle condizioni del lavoro. La flessibilità è sempre la via maestra dello sviluppo e il salario resta sempre il nemico del sistema: guai a dire semplicemente "più salario". Anche quando si parla di una maggiore giustizia sociale, al massimo si pensa a un po' di esenzioni fiscali, e qualche elargizione per i disoccupati e i più poveri. La riduzione degli orari di lavoro, per contenere i licenziamenti, deve avvenire riducendo i salari e nessuno, ma proprio nessuno, pensa di mettere in discussione i contratti precari in quanto tali. Il rappresentante italiano nella Banca Europea, Bini Smaghi (successore di Padoa Schioppa, evidentemente il doppio cognome è indispensabile per accedere a quegli incarichi), ha proposto di finanziare le indennità per i disoccupati con l'aumento dell'età pensionabile. L'obiezione che sarebbe più sensato far andare prima in pensione e assumere così più disoccupati, invece che produrne ancora di più con l'allungamento del tempo di lavoro, è considerata ideologica. E a proposito di pensioni, è ideologico dubitare che non sia più vera la favola dei fondi. Quella secondo la quale ciò che manca nella pensione pubblica, può essere sostituito dalla moltiplicazione dei pani e dei pesci che avverrebbe con i fondi pensionistici privati. Ma se Borse e mercati crollano, come faranno i fondi a mantenere le loro promesse? Non lo faranno, ed infatti ai lavoratori della General Motors, in cambio dei possibili aiuti di stato, viene chiesto di rinunciare a gran parte della pensione aziendale, per ridurre il costo del lavoro. Qui sta il punto. Le critiche al capitalismo liberista si fermano sulla soglia dei rapporti di lavoro, dei salari, delle condizioni e della dignità concreta dei lavoratori. Ai quali anzi vengono richiesti nuovi sacrifici, questa volta non in nome di promesse di guadagni magici, ma secondo la più antica favola di Menenio Agrippa. E chi non ci sta, chi prova a collegare la sua condizione di sfruttamento con il capitalismo in crisi, è un nemico da stroncare ed allontanare e le lacrime di coccodrillo degli imprenditori coprono una prepotente crescita dell'autoritarismo aziendale. Si licenziano i precari dalla sera alla mattina. Si licenziano delegati, come alla Maserati, si impongono continui peggioramenti delle condizioni di lavoro, si distribuiscono provvedimenti disciplinari e minacce continue. Cresce in ogni luogo di lavoro la paura, che galleggia ancor di più nel brodo della dilagante cassa integrazione, che aggiunge dramma sociale al degrado. Le ragioni della dignità del lavoro sono calpestate e coloro che le sollevano sono considerati e trattati come nemici dell'azienda e dell'economia. Alla fine avremo un capitalismo più regolato nei piani alti e ancor più feroce e ingiusto in quelli bassi. Qual è il ruolo assegnato al sindacato in tutto questo? In Italia ne abbiamo avuto un primo saggio nella vicenda Alitalia. Chi ha firmato, il sindacalismo confederale, non ha contato nulla, è stato messo all'angolo in un ruolo ridicolo e impotente. Chi non ha firmato è stato posto alla gogna riservata ai nemici della nazione. Del resto le parole sono sempre chiare. Oggi al sindacato non si chiede più soltanto collaborazione, ma complicità. Il maxiaccordo sul sistema contrattuale, rispetto al quale destra e sinistra, Confindustria e grandi giornali, premono per l'adesione della Cgil, dovrebbe sanzionare tutto questo. Si dovrebbe finalmente abbandonare le rigidità del contratto nazionale e accettare flessibilità e sfruttamento, azienda per azienda, territorio per territorio, nel nome della comune lotta per la produttività. I lavoratori perderebbero definitivamente il diritto a rivendicare aumenti salariali "a prescindere", come ha detto il segretario della Cisl, e potrebbero solo sperare di guadagnare di più lavorando di più. E il sindacato, complice di tutto questo, ne verrebbe premiato con l'accesso a fondi, Enti, ruoli economici, ai quali il capitalismo riformato promette di lasciare spazio. Se vogliamo che qualcosa cambi davvero nel sistema economico e sociale, bisogna allora prima di tutto impedire, anzi rovesciare, la soluzione gattopardesca. Bisogna ripartire dai salari, dalle condizioni di lavoro, dagli orari, dalla salute e dai diritti. Bisogna costruire un nuovo antagonismo sindacale e sociale che rifiuti le compatibilità che servono a salvare la sostanza profonda del sistema che ci ha portato alla crisi. Solo dalla rottura di questo disegno possono partire un'altra politica economica e un diverso sviluppo fondato sulla giustizia e l'uguaglianza. p.s.: saluto affettuosamente Piero Sansonetti, con cui ho avuto grandi disaccordi ma con cui ho potuto sempre discutere e scrivere liberamente. -------------------------------------------------------------------------------- -- Newsletter di del sito Rete28aprile.it web: http://www.rete28aprile.it Iscrizioni: retenews-subscribe a liste.rete28aprile.it Cancella: retenews-unsubscribe a liste.rete28aprile.it -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From sauro a bresciascuola.it Sun Jan 11 09:26:13 2009 From: sauro a bresciascuola.it (sauro a bresciascuola.it) Date: Sun, 11 Jan 2009 09:26:13 +0100 (CET) Subject: [Bsf] un'interessante studio Message-ID: <44543.217.133.80.236.1231662373.squirrel@webmail.bresciascuola.it> Un'interessante studio dall'università di Tel Aviv. Chi sono gli Ebrei e chi sono i Palestinesi. Mi permetto di aggiungere che gli attuali palestinesi non sono solo i discendenti degli antichi ebrei, ma anche degli altri popoli semiti che popolavano l'area, Canaanei, Aramei ecc. che si sono rapidamente arabizzati dopo il VII secolo per l'affinità linguistica e culturale. L'apporto di "sangue" arabo è stato trascurabile, ma ciò conferma solo l'assurdità di ogni discorso sulle "razze". sauro. Uno storico israeliano afferma che l'idea di un popolo ebraico è un'invenzione Nessuno è rimasto maggiormente sorpreso di Shlomo Sand quando il suo ultimo lavoro accademico è rimasto per 19 settimane nella classifica dei best-sellers israeliani, e che tale successo questo professore di storia lo abbia ottenuto a dispetto del fatto che il suo libro contesta il più grande tabù di Israele. Il dott. Sand sostiene che l'idea di una nazione ebraica, la cui necessità come sicuro rifugio è stata originariamente sostenuta per giustificare la fondazione dello stato di Israele, è soltanto un mito inventato poco più di un secolo fa. Esperto di storia europea all'Università  di Tel Aviv, il dott. Sand ha condotto estese ricerche storiche ed archeologiche volte a sostenere non solo questa sua affermazione. Oltre a ciò, Sand afferma anche che gli ebrei non furono mai esiliati dalla Terrasanta, che la maggior parte degli ebrei attuali non ha alcun collegamento storico con la regione chiamata Israele, e che abolire lo stato ebraico è l'unica soluzione politica per porre fine al conflitto con i palestinesi....... In effetti è impossibile spiegare l'essere ebrei senza l'esilio; ma anche in quel caso, quando cominciai a cercare libri di storia che descrivessero gli eventi relativi a questo esilio, non riuscii a trovarne alcuno; neppure uno solo, perchè i Romani non esiliarono il popolo: come dato di fatto, gli ebrei in Palestina erano principalmente contadini, e tutte le prove confermano che rimasero sulle loro terre...... Così, se non c'è stato un esilio, come è accaduto che moltissimi ebrei si siano ritrovati dispersi per il mondo prima che l'attuale stato di Israele cominciasse ad incoraggiarli a tornare? Il dott. Sand afferma che, nei secoli immediatamente precedenti e successivi all'era cristiana, il giudaismo erano una religione di proselitismo alla disperata ricerca di conversioni. Questo si ritrova nella Letteratura romana dell'epoca .Gli ebrei viaggiavano in altri paesi cercando gente da convertire, specialmente nello Yemen e fra le tribù berbere del Nord Africa; secoli dopo il popolo del regno Cazaro, in quella che è l'attuale Russia meridionale, si sarebbe convertito in massa al giudaismo, dando origine agli ebrei askenaziti dell'Europa centrale ed orientale. Il dott. Sand evidenzia lo strano stato di negazione nel quale vive la maggior parte degli israeliani, facendo notare che i giornali avevano dato ampio risalto alla recente scoperta della capitale del regno Cazaro vicino al Mar Caspio. Ynet, il sito web del più popolare quotidiano israeliano, Yedioth Ahronot, titolò: "Archeologi russi trovano la capitale ebrea da lungo perduta". Eppure nessun altro giornale, aggiunge Sand, aveva considerato l'importanza di questa scoperta in confronto con la tradizione corrente della storia ebraica. Il resoconto del dott. Sand suscita, come lui stesso annota, una ulteriore domanda: se la maggior parte degli ebrei non ha neppure mai lasciato la Terrasanta, che cosa è stato di loro? Non si insegna nelle scuole di Israele, ma molti dei primi leaders sionisti, incluso David Ben Gurion (primo capo del governo di Israele), ritenevano che i palestinesi fossero i discendenti degli ebrei originari di quell'area; e ritenevano anche che si fossero successivamente convertiti all'Islam. Il dott. Sand attribuisce la reticenza dei suoi colleghi a confrontarsi con lui ad un'implicita ammissione da parte di molti che l'intero edificio della storia ebraica insegnata nelle università israeliane sia costruito come un castello di carte....... From beppe.almansi a libero.it Sun Jan 11 13:22:42 2009 From: beppe.almansi a libero.it (beppe almansi) Date: Sun, 11 Jan 2009 13:22:42 +0100 Subject: [Bsf] La normalizzazione di Liberazione, vista da Facebook Message-ID: La normalizzazione di Liberazione, vista da Facebook di Beppe Almansi*(da Liberazione del 11/1/2009) Seguo attentamente e con sempre più sconcerto la vicenda che ruota attorno al destino di Liberazione e del suo direttore Piero Sansonetti. Una vicenda che ai miei occhi, assume connotati sempre più preoccupanti. Una vicenda che nel suo dispiegarsi pare essere la riproposizione di quanto visto e vissuto a Chianciano; quei cori da stadio che nulla hanno a che fare con la discussione politica; l’intonazione di una canzone, patrimonio di tutti gli antifascisti, quale è “Bella ciao” usata come un randello quasi fosse un manganello (strumento fascista per eccellenza) contro quello che viene identificato in quel momento come “il nemico”, contro chi ha pensieri e parole differenti dalle tue; la promessa non solo ventilata ma più volte espressa di una imminente “normalizzazione”. Liberazione, con tutti i suoi supplementi a partire da queer, è stata per me strumento in tutti questi anni di confronto politico e personale, l’opportunità e la possibilità di essere partecipe di un dibattito politico e culturale in grado di guardare oltre il limite del quotidiano, condividendo o meno le analisi di volta in volta proposte ma sempre comunque dense del senso di una ricerca, della ricerca di una via, di una strada in grado di fare uscire il pensiero della sinistra, di tutta la sinistra, dalle secche omologanti in cui è venuta a trovarsi in questi ultimi anni. Per questo un giorno decido di condividere queste mie preoccupazioni aprendo un gruppo su facebook. Un gruppo “Impediamo la vendita (chiusura) di Liberazione e la cacciata di Sansonetti”che nasce anche come risposta ad altri gruppi presenti in rete che chiedono la cacciata dell’anticomunista Sansonetti e dei servi del PD Bertinotti e Vendola. Una scelta quella decisione nata anche dal bisogno di “fare” qualcosa, non fosse altro un po di informazione, contro quello che si prospetta l’ennesimo restringimento degli spazi di libertà, libertà di parola, libertà di pensiero, libertà di confronto. La cosa che colpisce da subito è il numero impressionante di adesioni ricevute in meno di 24 ore, quasi 400 persone, gente in carne ed ossa, lavoratori, intellettuali, attivisti del mondo LGBQT, compagni di partito, tanti i giovani ma anche nomi e situazioni che richiamano ad una trasversalità di posizioni e di provenienza, umana prima ancora che politica. Una partecipazione ricca e colorata decisamente inaspettata nella quantità e qualità che esprime. Una delle prime sottoscrizioni pervenute è quella di Fabio Grossi che mi comunica, in aggiunta alla propria, l’adesione di Leo Gullotta. In poche ore vengo travolto da un numero tale di email da rendere difficile rispondere a tutti, richieste di informazioni su quanto sta succedendo a Liberazione, commenti, valutazioni o semplici adesioni. Dalla Bosnia aderisce Paola Lucchesi (ex collaboratrice di Avvenimenti sul quale scriveva di Jugoslavia tra il 1989 e il 1991), che prende posizione rendendo pubblico anche un suo scambio di opinioni con Giulietto Chiesa che chiarisce immediatamente anche la sua opinione sull’intera operazione: “Non so se Ferrero l’abbia capito o lo capirà. Intendo dire che ne ricaverebbe un giornale per tre quarti fagiolotto e per il quarto restante trasformato in bollettino per un pugno di fedelissimi. Naturalmente con una redazione piena di fagiolini dopo essere stata epurata selvaggiamente, nello stile di un broker di quelle borse dove si è rapinato il mondo intero. Il tutto puzza come il pesce marcio.” Mentre scrivo, le adesioni al gruppo sono circa 800 (secondo qualcuno un ottavo dei potenziali acquirenti del giornale) e scorrendole, accanto a nomi scontati, appaiono altri per me del tutto inaspettati. Gennaro Migliore, Elettra Deiana e Bifo, Lisa Clark, Michele De Palma, Adriana Faranda, Aurelio Mancuso, Saverio Aversa (che per primo rivela con grande amarezza che per questo non prenderà più la tessera del partito). Moltissime le associazioni, esponenti dell’ass. Italia Palestina, l’Associazione L’Orlando di Brescia, la Confederazione Cobas Lavoro Privato, l’Associazione Brescia Antifascista, la presidente dell’ass. Lily Elbe, il Csa ventottodicembre Maddaloni, il Gruppo Gionata, la Redazione GayRoma, l’Associazione Alba, l’Arcigay Verona e Firenze, il Sitio Mundo Onlus, l’Associazione trans genere, il Teatro Vascello, il Circoli Arci di Accatà, la Rivista di antropologia medica, Sinistra Democratica, GaYLib Piemonte, ArteFatti, Associazione, Associazione Culturale l’Arpa, Giornalisti e direttori di televisioni locali, consiglieri comunali e regionali del PD. Ma soprattutto moltissima gente “comune”a me sconosciuta da tutta Italia Gente diversissima ma con un comune sentire: “Liberazione è il nostro giornale non vogliamo una Pravda, non ci interessa un bollettino di partito”, questa la sintesi di moltissimi messaggi arrivati. Ho la conferma che al di là delle copie vendute fatto che ,come ha spiegato benissimo Sansonetti, non tiene conto dei moltissimi che leggono il giornale online, Liberazione è un punto di riferimento culturale, prima ancora che politico per tantissime persone che non rientrano nei canoni del lettore/tipo che ci si aspetta (il rifondarolo doc) E come queste persone anche io capisco che in gioco c’è ben altro che la sopravvivenza di “un giornaletto illeggibile che non interessa al Partito e che si occupa troppo di froci” (come ho sentito dire dalle mie parti in questi giorni) e tantomeno un problema economico che pure c’è. Cosa lega in pochi giorni persone tanto diverse ad un comune impegno per la difesa di questo giornale? Forse lo stesso timore che provo io; che non solo una stagione si stia per chiudere definitivamente. Che forse con il pretesto di Liberazione e del suo direttore qualcuno voglia accelerare in modo arrogante la chiusura di un ciclo eterodosso, la fine di ogni contaminazione possibile, quella che al congresso della mia federazione ho chiamato “la campanella della fine della ricreazione”. Quella contaminazione che ha permesso a me di confrontarmi, grazie alle pagine di Liberazione, con nuove prospettive, con nuove consapevolezze, di misurarmi con tutte le nostre arretratezze, di analisi affrettate e monche. Quella contaminazione che ha permesso il rilancio nella mia città dei Giovani Comunisti e del nostro partito a tutto campo, dalle rivendicazioni sociali ai temi dei diritti civili senza tema di discontinuità. Che ci ha permesso, credo unici in Italia, di presentare come sinistra una lista alle ultime amministrative arricchita dalla presenza di ben tre rappresentanti (un gay, una lesbica e una trans) delle associazioni LGBT accanto a lavoratori, studenti e precari. Questo il quadro di una mobilitazione nata quasi per caso sulla rete e che ora intende far sentire tutto il suo peso perché quanto sta accadendo non passi sotto silenzio. Da oggi inonderemo la Direzione Nazionale del PRC, la segreteria nazionale e Paolo Ferrero, la redazione di Liberazione di centinaia di email e di fax per dire ai lavoratori di Liberazione e a Piero Sansonetti che saremo con loro contro ogni tentativo di normalizzazione. * Segreteria provinciale PRC federazione di Brescia From aggregatione a yahoo.com.ar Sun Jan 11 14:47:31 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Sun, 11 Jan 2009 14:47:31 +0100 Subject: [Bsf] Ragnatele!!! Message-ID: Che parlassero con due amici o a una pubblica riunione si sentiva che stavano tessendo una tela. Entrambi erano infaticabili tessitori di ragnatele ma cio' che li rendeva estranei era che a uno interessavano le mosche da acchiappare per rafforzare le proprie posizioni, all'altro le ragnatele come organi di collegamento nel mondo degli insetti. Nanni Balestrini -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Sun Jan 11 15:27:26 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Sun, 11 Jan 2009 15:27:26 +0100 Subject: [Bsf] NOMADE Message-ID: <2B86B76F734C4904AAAA476EE2E4031A@haj> "Al pari dei nomadi che per la prima volta montarono a cavallo, abbiamo di nuovo i mezzi per una mobilità totale...Ma questo nuovo internazionalismo ha attivato un nuovo provincialismo. Il separatismo dilaga. Le minoranze si sentono minacciate; piccoli gruppi esclusivi si staccano come schegge." (Bruce Chatwin, Anatomia dell'Irrequietezza) -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From paolomori a bresciaonline.it Sun Jan 11 18:32:30 2009 From: paolomori a bresciaonline.it (Paolo Mori) Date: Sun, 11 Jan 2009 18:32:30 +0100 Subject: [Bsf] La normalizzazione di Liberazione, vista da Facebook In-Reply-To: References: Message-ID: <34BCF9A4-4AC4-4589-B970-0FF00F0FC522@bresciaonline.it> Per evitare che resti una discussione interna a PRC, esterno qualche mio pensiero/dubbio. Un giornale non di partito la sinistra ce l'ha da tempo, ed è il Manifesto. Liberazione è nato per essere, ed è stato, il giornale di PRC. Non entro nel merito del finanziamento pubblico e di altre questioni del genere, che penso abbiano il loro peso e ritengo non vadano ignorate, ma non sono fondamentali in questa fase dei miei pensieri. Se PRC ritiene che la prospettiva giusta per la sinistra in Italia sia sciogliere i partiti oggi sulla sua scena (i partiti comunisti, i verdi, sinistra democratica ...) è giusto -mi sembra- che il suo giornale promuova questa linea e lavori perché questa linea cresca nella sinistra e nel Paese. Se invece PRC ritiene che sia il momento di consolidare la sinistra attraverso il rafforzamento della componente/coscienza/organizzazione comunista, in modo da costruire un interlocutore forte e organizzato (non ripeto il resto) che sappia ricostruire un eventuale centrosinistra su rapporti di forza diversi dal passato con la parte "moderata" di questo, è altrettanto giusto -mi sembra- che chiami il proprio giornale a lavorare per tale prospettiva. Una volta si chiamava "centralismo democratico": dopo una vera discussione congressuale, le tesi maggioritarie diventavano la linea dei partiti di sinistra; linea da verificare nel fuoco della lotta politica e del "lavoro di massa", ma senza boicottaggio dall'interno, tanto meno dall'organo di partito. Al di là delle simpatie personali o delle adesioni (io sono un fan di Giulietto Chiesa, ma non m'è piaciuta la sua scelta di farsi eleggere in Europa con Di Pietro), certo espressione di chi vuole Liberazione come giornale della "propria" linea politica, credo che un giornale di partito debba essere espressione e strumento dell'azione e della proposta politica di quello? Credete davvero che sbagli? PaoloMori Il giorno 11/gen/09, alle ore 13:22, beppe almansi ha scritto: > La normalizzazione di Liberazione, vista da Facebook > di Beppe Almansi*(da Liberazione del 11/1/2009) > > Seguo attentamente e con sempre più sconcerto la vicenda che ruota > attorno al destino di Liberazione e del suo direttore Piero > Sansonetti. > Una vicenda che ai miei occhi, assume connotati sempre più > preoccupanti. > > Una vicenda che nel suo dispiegarsi pare essere la riproposizione di > quanto visto e vissuto a Chianciano; quei cori da stadio che nulla > hanno a che fare con la discussione politica; l?intonazione di una > canzone, patrimonio di tutti gli antifascisti, quale è ?Bella ciao? > usata come un randello quasi fosse un manganello (strumento fascista > per eccellenza) contro quello che viene identificato in quel momento > come ?il nemico?, contro chi ha pensieri e parole differenti dalle > tue; la promessa non solo ventilata ma più volte espressa di una > imminente ?normalizzazione?. > > Liberazione, con tutti i suoi supplementi a partire da queer, è > stata per me strumento in tutti questi anni di confronto politico e > personale, l?opportunità e la possibilità di essere partecipe di un > dibattito politico e culturale in grado di guardare oltre il limite > del quotidiano, condividendo o meno le analisi di volta in volta > proposte ma sempre comunque dense del senso di una ricerca, della > ricerca di una via, di una strada in grado di fare uscire il > pensiero della sinistra, di tutta la sinistra, dalle secche > omologanti in cui è venuta a trovarsi in questi ultimi anni. > > Per questo un giorno decido di condividere queste mie preoccupazioni > aprendo un gruppo su facebook. Un gruppo ?Impediamo la vendita > (chiusura) di Liberazione e la cacciata di Sansonetti?che nasce > anche come risposta ad altri gruppi presenti in rete che chiedono la > cacciata dell?anticomunista Sansonetti e dei servi del PD Bertinotti > e Vendola. > > Una scelta quella decisione nata anche dal bisogno di ?fare? > qualcosa, non fosse altro un po di informazione, contro quello che > si prospetta l?ennesimo restringimento degli spazi di libertà, > libertà di parola, libertà di pensiero, libertà di confronto. > > La cosa che colpisce da subito è il numero impressionante di > adesioni ricevute in meno di 24 ore, quasi 400 persone, gente in > carne ed ossa, lavoratori, intellettuali, attivisti del mondo LGBQT, > compagni di partito, tanti i giovani ma anche nomi e situazioni che > richiamano ad una trasversalità di posizioni e di provenienza, umana > prima ancora che politica. > Una partecipazione ricca e colorata decisamente inaspettata nella > quantità e qualità che esprime. > > Una delle prime sottoscrizioni pervenute è quella di Fabio Grossi > che mi comunica, in aggiunta alla propria, l?adesione di Leo Gullotta. > > In poche ore vengo travolto da un numero tale di email da rendere > difficile rispondere a tutti, richieste di informazioni su quanto > sta succedendo a Liberazione, commenti, valutazioni o semplici > adesioni. > > Dalla Bosnia aderisce Paola Lucchesi (ex collaboratrice di > Avvenimenti sul quale scriveva di Jugoslavia tra il 1989 e il 1991), > che prende posizione rendendo pubblico anche un suo scambio di > opinioni con Giulietto Chiesa che chiarisce immediatamente anche la > sua opinione sull?intera operazione: ?Non so se Ferrero l?abbia > capito o lo capirà. Intendo dire che ne ricaverebbe un giornale per > tre quarti fagiolotto e per il quarto restante trasformato in > bollettino per un pugno di fedelissimi. Naturalmente con una > redazione piena di fagiolini dopo essere stata epurata > selvaggiamente, nello stile di un broker di quelle borse dove si è > rapinato il mondo intero. Il tutto puzza come il pesce marcio.? > > Mentre scrivo, le adesioni al gruppo sono circa 800 (secondo > qualcuno un ottavo dei potenziali acquirenti del giornale) e > scorrendole, accanto a nomi scontati, appaiono altri per me del > tutto inaspettati. > Gennaro Migliore, Elettra Deiana e Bifo, Lisa Clark, Michele De > Palma, Adriana Faranda, Aurelio Mancuso, Saverio Aversa (che per > primo rivela con grande amarezza che per questo non prenderà più la > tessera del partito). > > Moltissime le associazioni, esponenti dell?ass. Italia Palestina, > l?Associazione L?Orlando di Brescia, la Confederazione Cobas Lavoro > Privato, l?Associazione Brescia Antifascista, la presidente > dell?ass. Lily Elbe, il Csa ventottodicembre Maddaloni, il Gruppo > Gionata, la Redazione GayRoma, l?Associazione Alba, l?Arcigay Verona > e Firenze, il Sitio Mundo Onlus, l?Associazione trans genere, il > Teatro Vascello, il Circoli Arci di Accatà, la Rivista di > antropologia medica, Sinistra Democratica, GaYLib Piemonte, > ArteFatti, Associazione, Associazione Culturale l?Arpa, Giornalisti > e direttori di televisioni locali, consiglieri comunali e regionali > del PD. > > Ma soprattutto moltissima gente ?comune?a me sconosciuta da tutta > Italia > > Gente diversissima ma con un comune sentire: > ?Liberazione è il nostro giornale non vogliamo una Pravda, non ci > interessa un bollettino di partito?, questa la sintesi di moltissimi > messaggi arrivati. > Ho la conferma che al di là delle copie vendute fatto che ,come ha > spiegato benissimo Sansonetti, non tiene conto dei moltissimi che > leggono il giornale online, Liberazione è un punto di riferimento > culturale, prima ancora che politico per tantissime persone che non > rientrano nei canoni del lettore/tipo che ci si aspetta (il > rifondarolo doc) > > E come queste persone anche io capisco che in gioco c?è ben altro > che la sopravvivenza di ?un giornaletto illeggibile che non > interessa al Partito e che si occupa troppo di froci? (come ho > sentito dire dalle mie parti in questi giorni) e tantomeno un > problema economico che pure c?è. > > Cosa lega in pochi giorni persone tanto diverse ad un comune impegno > per la difesa di questo giornale? > > Forse lo stesso timore che provo io; che non solo una stagione si > stia per chiudere definitivamente. > > Che forse con il pretesto di Liberazione e del suo direttore > qualcuno voglia accelerare in modo arrogante la chiusura di un ciclo > eterodosso, la fine di ogni contaminazione possibile, quella che al > congresso della mia federazione ho chiamato ?la campanella della > fine della ricreazione?. > > Quella contaminazione che ha permesso a me di confrontarmi, grazie > alle pagine di Liberazione, con nuove prospettive, con nuove > consapevolezze, di misurarmi con tutte le nostre arretratezze, di > analisi affrettate e monche. > > Quella contaminazione che ha permesso il rilancio nella mia città > dei Giovani Comunisti e del nostro partito a tutto campo, dalle > rivendicazioni sociali ai temi dei diritti civili senza tema di > discontinuità. > > Che ci ha permesso, credo unici in Italia, di presentare come > sinistra una lista alle ultime amministrative arricchita dalla > presenza di ben tre rappresentanti (un gay, una lesbica e una trans) > delle associazioni LGBT accanto a lavoratori, studenti e precari. > > Questo il quadro di una mobilitazione nata quasi per caso sulla rete > e che ora intende far sentire tutto il suo peso perché quanto sta > accadendo non passi sotto silenzio. > > Da oggi inonderemo la Direzione Nazionale del PRC, la segreteria > nazionale e Paolo Ferrero, la redazione di Liberazione di centinaia > di email e di fax per dire ai lavoratori di Liberazione e a Piero > Sansonetti che saremo con loro contro ogni tentativo di > normalizzazione. > > * Segreteria provinciale PRC federazione di Brescia > > _______________________________________________ > Bsf mailing list > https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf > From waltsar a aliceposta.it Mon Jan 12 09:09:07 2009 From: waltsar a aliceposta.it (valter) Date: Mon, 12 Jan 2009 09:09:07 +0100 Subject: [Bsf] La normalizzazione di Liberazione, vista da Facebook References: Message-ID: <000f01c9748d$0b0d46c0$6201a8c0@waltercfpc0jpr> Ho letto ( da Liberazione e dal Bs Oggi) in questi giorni interventi di ogni genere, dirigenti provinciali e nazionale che gridano allo scandalo, al colpo di stato interno, all'attacco della democrazia interna ecc...Dirigenti di ex maggioranza , o meglio di una parte della maggioranza che è diventata minoranza dopo le ultime elezioni e francamente sono ( ma è solo un eufemismo) rimasto sbalordito . "Come?" mi dico , quando cose simili le dicevano persone come me , e per quelle cose tanti compagni, persone come me, se ne sono andati da Rifondazione , gli stessi dirigenti ai quali venivano rivolte critiche ci trattavano mal celata sopportazione , quando andava bene. Quando si criticava la nostra presenza nel governo, ci rispondevano che eravamo disfattisti, che non era ancora tempo di rompere e cose simili, che si sarebbe fatto un congresso, poi una consultazione interna, poi..... Poi ci sono state le elezioni ed i "disfattisti " che avevano visto giusto erano diventati i responsabili della disfatta, e i dirigenti che nel frattempo si erano ridivisi tra maggioranza e minoranza hanno ridato , loro che avevano sbagliato analisi , sordi alle critiche , della base, le nuove coordinate per "ricominciare".... Chi accusava di scissionismo i compagni che criticavano, oggi si scindono, chi è stato ministro, dopo breve "autocritica" vuole rifare un partito comunista e parla solo al suo interno ma non con i comunisti fuori da quel partito.Insomma un romanzo Kafchiano infinito.... Si cambiano i direttori, e io non ci vedo niente di male, non si sono forse cambiati i segretari, i funzionari, i responsabili di dipartimento ecc.. ? E'il modo con cui si cambiano che crea scandalo ? e prima come si è cambiato tutto senza che ciò producesse nessuno scandalo? Forse è chi attua il cambiamento che crea scandalo? come a dire se cambio io va bene se lo fanno altri no ? Ripeto sono sbalordito, ed ho tante domande ( alcune lo confesso , retoriche), qualcuno sa darmi delle risposte ? Ciao Walter ----- Original Message ----- From: "beppe almansi" To: "bsf bsf" ; "movimenti movimenti" Sent: Sunday, January 11, 2009 1:22 PM Subject: [Bsf] La normalizzazione di Liberazione, vista da Facebook La normalizzazione di Liberazione, vista da Facebook di Beppe Almansi*(da Liberazione del 11/1/2009) Seguo attentamente e con sempre più sconcerto la vicenda che ruota attorno al destino di Liberazione e del suo direttore Piero Sansonetti. Una vicenda che ai miei occhi, assume connotati sempre più preoccupanti. Una vicenda che nel suo dispiegarsi pare essere la riproposizione di quanto visto e vissuto a Chianciano; quei cori da stadio che nulla hanno a che fare con la discussione politica; l'intonazione di una canzone, patrimonio di tutti gli antifascisti, quale è "Bella ciao" usata come un randello quasi fosse un manganello (strumento fascista per eccellenza) contro quello che viene identificato in quel momento come "il nemico", contro chi ha pensieri e parole differenti dalle tue; la promessa non solo ventilata ma più volte espressa di una imminente "normalizzazione". Liberazione, con tutti i suoi supplementi a partire da queer, è stata per me strumento in tutti questi anni di confronto politico e personale, l'opportunità e la possibilità di essere partecipe di un dibattito politico e culturale in grado di guardare oltre il limite del quotidiano, condividendo o meno le analisi di volta in volta proposte ma sempre comunque dense del senso di una ricerca, della ricerca di una via, di una strada in grado di fare uscire il pensiero della sinistra, di tutta la sinistra, dalle secche omologanti in cui è venuta a trovarsi in questi ultimi anni. Per questo un giorno decido di condividere queste mie preoccupazioni aprendo un gruppo su facebook. Un gruppo "Impediamo la vendita (chiusura) di Liberazione e la cacciata di Sansonetti"che nasce anche come risposta ad altri gruppi presenti in rete che chiedono la cacciata dell'anticomunista Sansonetti e dei servi del PD Bertinotti e Vendola. Una scelta quella decisione nata anche dal bisogno di "fare" qualcosa, non fosse altro un po di informazione, contro quello che si prospetta l'ennesimo restringimento degli spazi di libertà, libertà di parola, libertà di pensiero, libertà di confronto. La cosa che colpisce da subito è il numero impressionante di adesioni ricevute in meno di 24 ore, quasi 400 persone, gente in carne ed ossa, lavoratori, intellettuali, attivisti del mondo LGBQT, compagni di partito, tanti i giovani ma anche nomi e situazioni che richiamano ad una trasversalità di posizioni e di provenienza, umana prima ancora che politica. Una partecipazione ricca e colorata decisamente inaspettata nella quantità e qualità che esprime. Una delle prime sottoscrizioni pervenute è quella di Fabio Grossi che mi comunica, in aggiunta alla propria, l'adesione di Leo Gullotta. In poche ore vengo travolto da un numero tale di email da rendere difficile rispondere a tutti, richieste di informazioni su quanto sta succedendo a Liberazione, commenti, valutazioni o semplici adesioni. Dalla Bosnia aderisce Paola Lucchesi (ex collaboratrice di Avvenimenti sul quale scriveva di Jugoslavia tra il 1989 e il 1991), che prende posizione rendendo pubblico anche un suo scambio di opinioni con Giulietto Chiesa che chiarisce immediatamente anche la sua opinione sull'intera operazione: "Non so se Ferrero l'abbia capito o lo capirà. Intendo dire che ne ricaverebbe un giornale per tre quarti fagiolotto e per il quarto restante trasformato in bollettino per un pugno di fedelissimi. Naturalmente con una redazione piena di fagiolini dopo essere stata epurata selvaggiamente, nello stile di un broker di quelle borse dove si è rapinato il mondo intero. Il tutto puzza come il pesce marcio." Mentre scrivo, le adesioni al gruppo sono circa 800 (secondo qualcuno un ottavo dei potenziali acquirenti del giornale) e scorrendole, accanto a nomi scontati, appaiono altri per me del tutto inaspettati. Gennaro Migliore, Elettra Deiana e Bifo, Lisa Clark, Michele De Palma, Adriana Faranda, Aurelio Mancuso, Saverio Aversa (che per primo rivela con grande amarezza che per questo non prenderà più la tessera del partito). Moltissime le associazioni, esponenti dell'ass. Italia Palestina, l'Associazione L'Orlando di Brescia, la Confederazione Cobas Lavoro Privato, l'Associazione Brescia Antifascista, la presidente dell'ass. Lily Elbe, il Csa ventottodicembre Maddaloni, il Gruppo Gionata, la Redazione GayRoma, l'Associazione Alba, l'Arcigay Verona e Firenze, il Sitio Mundo Onlus, l'Associazione trans genere, il Teatro Vascello, il Circoli Arci di Accatà, la Rivista di antropologia medica, Sinistra Democratica, GaYLib Piemonte, ArteFatti, Associazione, Associazione Culturale l'Arpa, Giornalisti e direttori di televisioni locali, consiglieri comunali e regionali del PD. Ma soprattutto moltissima gente "comune"a me sconosciuta da tutta Italia Gente diversissima ma con un comune sentire: "Liberazione è il nostro giornale non vogliamo una Pravda, non ci interessa un bollettino di partito", questa la sintesi di moltissimi messaggi arrivati. Ho la conferma che al di là delle copie vendute fatto che ,come ha spiegato benissimo Sansonetti, non tiene conto dei moltissimi che leggono il giornale online, Liberazione è un punto di riferimento culturale, prima ancora che politico per tantissime persone che non rientrano nei canoni del lettore/tipo che ci si aspetta (il rifondarolo doc) E come queste persone anche io capisco che in gioco c'è ben altro che la sopravvivenza di "un giornaletto illeggibile che non interessa al Partito e che si occupa troppo di froci" (come ho sentito dire dalle mie parti in questi giorni) e tantomeno un problema economico che pure c'è. Cosa lega in pochi giorni persone tanto diverse ad un comune impegno per la difesa di questo giornale? Forse lo stesso timore che provo io; che non solo una stagione si stia per chiudere definitivamente. Che forse con il pretesto di Liberazione e del suo direttore qualcuno voglia accelerare in modo arrogante la chiusura di un ciclo eterodosso, la fine di ogni contaminazione possibile, quella che al congresso della mia federazione ho chiamato "la campanella della fine della ricreazione". Quella contaminazione che ha permesso a me di confrontarmi, grazie alle pagine di Liberazione, con nuove prospettive, con nuove consapevolezze, di misurarmi con tutte le nostre arretratezze, di analisi affrettate e monche. Quella contaminazione che ha permesso il rilancio nella mia città dei Giovani Comunisti e del nostro partito a tutto campo, dalle rivendicazioni sociali ai temi dei diritti civili senza tema di discontinuità. Che ci ha permesso, credo unici in Italia, di presentare come sinistra una lista alle ultime amministrative arricchita dalla presenza di ben tre rappresentanti (un gay, una lesbica e una trans) delle associazioni LGBT accanto a lavoratori, studenti e precari. Questo il quadro di una mobilitazione nata quasi per caso sulla rete e che ora intende far sentire tutto il suo peso perché quanto sta accadendo non passi sotto silenzio. Da oggi inonderemo la Direzione Nazionale del PRC, la segreteria nazionale e Paolo Ferrero, la redazione di Liberazione di centinaia di email e di fax per dire ai lavoratori di Liberazione e a Piero Sansonetti che saremo con loro contro ogni tentativo di normalizzazione. * Segreteria provinciale PRC federazione di Brescia _______________________________________________ Bsf mailing list https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf From felmarg a tin.it Mon Jan 12 10:07:58 2009 From: felmarg a tin.it (felice mometti) Date: Mon, 12 Jan 2009 10:07:58 +0100 Subject: [Bsf] Appello degli ebrei ai soldati israeliani Message-ID: <003201c97495$43a7a860$1701a8c0@txp60b75716276> Gli Ebrei invitano i soldati israeliani a fermare i crimini di guerra. Noi ebrei della comunità internazionale invitiamo i soldati israeliani a issare la Bandiera Nera dell'illegalità sulle operazioni contro la popolazione di Gaza. Ci rifiutiamo di rimanere in silenzio mentre i leader israeliani costringono i soldati israeliani a commettere crimini di guerra: crimini contro l'umanità per i quali saranno un giorno chiamati a rispondere. I soldati israeliani di coscienza possono e devono fermare questa guerra pericolosa, illegale e immorale. Questa attività criminale non migliora la salute e il benessere degli ebrei. Piuttosto, da Sderot a Sidney, da Ashkelon a Amsterdam, staremo tutti meglio quando ci sarà giustizia per i palestinesi. Pertanto, vi chiediamo di utilizzare tutte le misure possibili per fermare queste atrocità contro il popolo palestinese. Non si deve semplicemente disobbedire a ordini palesemente illegali, ma bisogna opporsi ad essi attivamente ed efficacemente. Noi membri della comunità ebraica internazionale, ci appelliamo a voi, soldati israeliani di coscienza, per bloccare la macchina bellica israeliana; solo voi potete e dovete farlo. Organizzazioni promotrici per Paese: Jews for Israeli-Palestinian Peace (JIPF) Sweden European Jews for a Just Peace Europe American Jews for a Just Peace United States Tikkun Community Chicago United States Jewish Women for Justice in Israel/Palestine (Boston, MA) United States Jewish Voice for Peace-Chicago United States People of Faith CT United States Jews Against the Occupation - NYC United States Jews Against the Occupation (Central NJ) United States Israeli Committee Against House Demolitions Israel Jews for Justice for Palestine Britain Portland Peaceful Response Coalition United States ICAHD-USA United States Tucson Women in Black United States -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Mon Jan 12 12:55:20 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Mon, 12 Jan 2009 12:55:20 +0100 Subject: [Bsf] =?iso-8859-1?q?Il_Fronte_Popolare_per_la_Liberazione_della_?= =?iso-8859-1?q?Palestina_omaggia_il_Venezuela_per_l=27espulsione_d?= =?iso-8859-1?q?ell=27ambasciatore_di_Israele=2E_Traduzione_a_cura_?= =?iso-8859-1?q?del_Collettivo_Autorganizzato_Universitario_-_Napol?= =?iso-8859-1?q?i?= Message-ID: <3D6280D966CB4B8C954C77C90DFAFBD6@haj> http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o13890 Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina omaggia il Venezuela per l'espulsione dell'ambasciatore di Israele (11 gennaio 2009) Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) omaggia il Presidente venezuelano Hugo Chavez e il popolo del Venezuela per aver espulso l'ambasciatore di Israele, Shlomo Cohen, insieme ad altri sei impiegati dell'ambasciata, come gesto di solidarietà al popolo palestinese e per protestare contro i massacri israeliani a Gaza. Il Venezuela ha preso questa decisione il 6 gennaio 2009, assumendo una posizione di guida nell'isolare e nel denunciare i crimini del regime di Israele contro il nostro popolo palestinese. Il Presidente Chavez ha annunciato alla televisione venezuelana che il Presidente di Israele dovrebbe essere condotto davanti ad un tribunale internazionale per i crimini di guerra insieme al presidente degli Stati Uniti, denunciando il silenzio internazionale sull'aggressione contro il popolo palestinese. Chavez ha denunciato il massacro israeliano e definito "vigliacche" le forze armate d'occupazione. L'FPLP accoglie positivamente l'atto del Venezuela e lo riconosce come ulteriore esempio della fermezza della leadership del Venezuela nel contrastare l'imperialismo statunitense e l'ingiustizia internazionale, e nell'agire in solidarietà con i popoli in lotta del mondo. Saluta con favore Hugo Chavez e l'impegno del popolo venezuelano alla solidarietà ed all'azione in appoggio al popolo palestinese. L'FPLP inoltre si appella affinché quest'azione sia ripetuta in tutto il mondo, esortando ad espellere gli ambasciatori dell'occupazione da Il Cairo, da Amman, da ogni capitale araba ed islamica e da ogni capitale del mondo, e invitando al completo e totale isolamento, boicottaggio e ripudio internazionale dello stato occupante. Il Ministro degli Esteri venezuelano ha denunciato Israele anche per aver posto come bersaglio le scuole dell'UNRWA (United Nationss Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East - Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei profughi palestinesi nel vicino oriente) che servivano come rifugio, uccidendo oltre 43 palestinesi, e ha chiesto che Israele e U.S.A. siano ritenuti responsabili per i loro crimini contro il popolo palestinese, equivalenti ad un olocausto di un moderno stato nazista. Traduzione a cura del Collettivo Autorganizzato Universitario - Napoli coll.autorg.universitario a gmail.com http://cau.noblogs.org Tratto da: http://www.pflp.ps/english/ Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Mon Jan 12 12:54:19 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Mon, 12 Jan 2009 12:54:19 +0100 Subject: [Bsf] Il tradimento degli intellettuali Message-ID: <2B0C13B820C744709659AFB97BFF4742@haj> http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o13888 Il tradimento degli intellettuali (11 gennaio 2009) Marco Travaglio ha appena scritto un commento su Gaza, diramato dalla sua casa editrice Chiarelettere, che inizia così: "Israele non sta attaccando i civili palestinesi. Israele sta combattendo un'organizzazione terroristica come Hamas che, essa sì, attacca civili israeliani". Bene. Il compianto Edward Said, palestinese e docente di Inglese e di Letteratura Comparata alla Columbia University di New York, scrisse anni fa un saggio intitolato "The Treason of the Intellectuals" (il tradimento degli intellettuali). Si riferiva alla vergognosa ritirata delle migliori menti progressiste d'America di fronte al tabù Israele. Ovvero come costoro si tramutassero nelle proverbiali tre scimmiette - che non vedono, non sentono, non parlano - al cospetto dei crimini contro l'umanità e dei crimini di guerra che il Sionismo e Israele Stato avevano commesso e ancora commettono in Palestina, contro un popolo fra i più straziati dell'era contemporanea. E di tradimento si tratta, senza ombra di dubbio, e cioè tradimento della propria coscienza, delle proprie facoltà intellettive, e del proprio mestiere. Gli intellettuali infatti hanno a disposizione, al contrario delle persone comuni, ogni mezzo per sapere, per approfondire. Ma nel caso dei 60 anni di conflitto israelo-palestinese, con la mole schiacciate e autorevole di documenti, di prove e di testimonianze che inchiodano lo Stato ebraico, non sapere e non pronunciarsi può essere solo disonestà e vigliaccheria. Poiché in quella tragedia la sproporzione fra i rispettivi torti è così colossale che non riconoscere nel Sionismo e in Israele un "torto marcio", una colpa grottescamente e atrocemente superiore a qualsiasi cosa la parte araba abbia mai fatto o stia oggi facendo, è ignobile. E' un tradimento della più elementare pietas, del cuore stesso dei Diritti dell'Uomo e della legalità moderna. E' complicità, sì, com-pli-ci-tà nei crimini ebraici in Palestina. Leggete più sotto. I traditori nostrani abbondano, particolarmente nelle fila dell'ala 'progressista'. Marco Travaglio guida oggi il drappello, che vede Furio Colombo, Gad Lerner, Umberto Eco, Adriano Sofri, Gustavo Zagrebelsky, Walter Veltroni, Davide Bidussa et al., affiancati dell'instancabile lavoro di falsificazione della cronaca di tutti i corrispondenti a Tel Aviv delle maggiori testate italiane. E ci si chiede: perché lo fanno? Personalmente non mi interessa la risposta, e non voglio neppure addentrarmi in ipotesi contorte del tipo 'il potere della lobby ebraica', la carriera, o simili. Ciò che conta è il danno che costoro causano, che è, si badi bene, superiore a quello delle armi, delle torture, delle pulizie etniche, del terrorismo. Molto superiore. Perché una cosa sia chiara a tutti: l'unica speranza di porre fine alla barbarie in Palestina sta nella presa di posizione decisa dell'opinione pubblica occidentale, nella sua ribellione alla narrativa mendace che da 60 anni permette a Israele di torturare un intero popolo innocente e prigioniero nell'indifferenza del mondo che conta, quando non con la sua attiva partecipazione. Ma se gli intellettuali non fanno il loro dovere di denuncia della verità, se cioè non sono disposti a riconoscere ciò che l'evidenza della Storia gli sbatte in faccia da decenni, e se non hanno il coraggio di chiamarla pubblicamente col suo nome, che è: Pulizia Etnica dei palestinesi, mai si arriverà alla pace laggiù. E l'orrore continua. Essi, di quegli orrori, hanno una piena e primaria corresponsabilità. L'evidenza della Storia di cui parlo è in primo luogo: che il progetto sionista di una 'casa nazionale' ebraica in Palestina nacque alla fine del XIX secolo con la precisa intenzione di cancellare dalla 'Grande Israele' biblica la presenza araba, attraverso l'uso di qualsiasi mezzo, dall'inganno alla strage, dalla spoliazione violenta alla guerra diretta, fino al terrorismo senza freni. I palestinesi erano condannati a priori nel progetto sionista, e lo furono 40 anni prima dell'Olocausto. Quel progetto è oggi il medesimo, i metodi sono ancor più sadici e rivoltanti, e Israele tenterà di non fermarsi di fronte a nulla e a nessuno nella sua opera di Pulizia Etnica della Palestina. Questo accadde, sta accadendo e accadrà. Questo va detto, illustrato con la sua mole schiacciante di prove autorevoli, va gridato con urgenza, affinché il pubblico apra finalmente gli occhi e possa agire per fermare la barbarie. In secondo luogo: che la violenza araba-palestinese, per quanto assassina e ingiustificabile (ma non incomprensibile), è una reazione, REAZIONE, disperata e convulsa, a oltre un secolo di progetto sionista come sopra descritto, in particolare a 60 anni di orrori inflitti dallo Stato d'Israele ai civili palestinesi, atrocità talmente scioccanti dall'aver costretto la Commissione dell'ONU per i Diritti Umani a chiamare per ben tre volte le condotte di Israele "un insulto all'Umanità" (1977, 1985, 2000). La differenza è cruciale: REAGIRE con violenza a violenze immensamente superiori e durate decenni, non è AGIRE violenza. E' immorale oltre ogni immaginazione invertire i ruoli di vittima e carnefice nel conflitto israelo-palestinese, ed è quello che sempre accade. E' immorale condannare il "terrorismo alla spicciolata" di Hamas e ignorare del tutto il Grande terrorismo israeliano. Le prove. Non posso ricopiare qui migliaia di documenti, citazioni, libri, atti ufficiali e governativi, rapporti di intelligence americana e inglese, dell'ONU, delle maggiori organizzazioni per i Diritti Umani del mondo, di intellettuali e politici e testimoni ebrei, e tanto altro, che dimostrano oltre ogni dubbio quanto da me scritto. Quelle prove sono però facilmente consultabili poiché raccolte per voi e rigorosamente referenziate in libri come "La Pulizia Etnica della Palestina", di Ilan Pappe, Fazi ed., o "Pity The Nation", di Robert Fisk, Oxford University Press, e "Perché ci Odiano", Paolo Barnard, Rizzoli BUR, fra i tantissimi. O consultabili nei siti http://www.btselem.org/index.asp, http://www.jewishvoiceforpeace.org, http://zope.gush-shalom.org/index_en.html, http://www.kibush.co.il, http://rhr.israel.net, http://otherisrael.home.igc.org. O ancora leggendo gli archivi di Amnesty International o Human Rights Watch, o ne "La Questione Palestinese" della libreria delle Nazioni Unite a New York. E torno al "tradimento degli intellettuali" nostrani. Vi sono aspetti di quel fenomeno che sono fin disperanti. Il primo è l'ignoranza in materia di conflitto israelo-palestinese di alcuni di quei personaggi, Marco Travaglio per primo; un'ignoranza non scusabile, per le ragioni dette sopra, ma anche 'sospetta' in diversi casi. Un secondo aspetto è l'ipocrisia: l'evidenza di cui sopra è soverchiante nel descrivere Israele come uno Stato innanzi tutto razzista, poi criminale di guerra, poi terrorista, poi Canaglia, poi persino neonazista nelle sue condotte come potere occupante. Ricordo il 17 novembre 1948, quando Aharon Cizling, allora ministro dell'agricoltura della neonata Israele, sorta sui massacri dei palestinesi innocenti, disse: "Adesso anche gli ebrei si sono comportati come nazisti, e tutta la mia anima ne è scossa". Ricordo Albert Einstein, che sul New York Times del dicembre 1948 definì l'emergere delle forze di Menachem Begin (futuro premier d'Israele) in Palestina come "un partito fascista per il quale il terrorismo e la menzogna sono gli strumenti". Ricordo Ephrahim Katzir, futuro presidente di Israele, che nel 1948 mise a punto un veleno chimico per accecare i palestinesi, e ne raccomandò l'uso nel giugno di quell'anno. Ricordo Ariel Sharon, che sarà premier, e che nel 1953 fu condannato per terrorismo dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU con la risoluzione 101, dopo che ebbe rinchiuso intere famiglie palestinesi nelle loro abitazioni facendole esplodere. Ricordo l'ambasciatore israeliano all'ONU, Abba Eban, che nel 1981 disse a Menachem Begin: "Il quadro che emerge è di un Israele che selvaggiamente infligge ogni possibile orrore di morte e di angoscia alle popolazioni civili, in una atmosfera che ci ricorda regimi che né io né il signor Begin oseremmo citare per nome". Ricordo la risoluzione ONU A/RES/37/123, che nel dicembre del 1982 definì il massacro dei palestinesi a Sabra e Chatila sotto la "personale responsabilità di Ariel Sharon" un "atto di genocidio". Ricordo le parole dello Special Rapporteur dell'ONU per i Diritti Umani, il sudafricano John Dugard, che nel febbraio del 2007 scrisse che l'occupazione israeliana era Apartheid razzista sui palestinesi, e che Israele doveva essere processata dalla Corte di Giustizia dell'Aja. Ricordo le parole dell'intellettuale ebreo Norman G. Finkelstein, i cui genitori furono vittime dell'Olocausto: "Ma se gli israeliani non vogliono essere accusati di essere come i nazisti, devono semplicemente smettere di comportarsi da nazisti." Ricordo che esistono prove soverchianti che Israele usa bambini come scudi umani; che lascia morire gli ammalati ai posti di blocco; che manda i soldati a distruggere i macchinari medici nei derelitti ospedali palestinesi; che viola dal 1967 tutte le Convenzioni di Ginevra e i Principi di Norimberga; che ammazza i sospettati senza processo e con loro centinai di innocenti; che punisce collettivamente un milione e mezzo di civili esattamente come Saddam Hussein fece con le sue minoranze shiite; che massacra 19.000 o 1.000 civili a piacimento in Libano (1982, 2006) e poi reclama lo status di vittima del 'terrorismo'. Ricordo che il Piano di Spartizione della Palestina del 1947 fu rigettato da Ben Gurion prima ancora che l'ONU lo adottasse, e che esso privava i palestinesi di ogni risorsa importante (dai Diari di Ben Gurion). Ricordo che la guerra arabo-israeliana del 1948 fu una farsa dove mai l'esercito ebraico fu in pericolo di sconfitta, tanto è vero che Ben Gurion diresse in quei mesi i suoi soldati migliori alla pulizia etnica dei palestinesi (sempre dai Diari di Ben Gurion); che la guerra dei Sei Giorni nel 1967 fu un'altra menzogna, dove ancora Israele sapeva in aticipo di vincere facilmente "in 7 giorni", come disse il capo del Mossad Meir Amit a McNamara a Washington prima delle ostilità, e mentre l'egiziano Nasser tentava disperatamente di mediare una pace (dagli archivi desecretati della Johnson Library, USA); che gli incontri di Camp David nel 2000 furono un inganno per distruggere Arafat, come ho dimostrato in "Perché ci Odiano" intervistando i mediatori di Clinton; che i governi di Israele hanno redatto 4 piani in sei anni per la distruzione dell'Autorità Palestinese sancita dagli accordi di Oslo mentre fingevano di volere la pace (nomi: Fields of Thorns, Dagan, The Destruction of the PA, ed Eitam); che la tregua con Hamas che ha preceduto l'aggressione a Gaza fu rotta da Israele per prima il 4 novembre del 2008 (The Guardian, 5/11/08 - Ha'aretz, 30/12/08), con l'assassino di 6 palestinesi. E queste sono solo briciole della mole di menzogne che ci hanno raccontato da sempre sulla 'epopea' sionista. Ricordo infine Ben Gurion, il padre di Israele, che lasciò scritto: "Dobbiamo usare il terrore, l'assassinio, l'intimidazione, la confisca delle loro terre, per ripulire la Galilea dalla sua popolazione araba". E ancora: "C'è bisogno di una reazione brutale. Se accusiamo una famiglia, dobbiamo straziarli senza pietà, donne e bambini inclusi. Durante l'operazione non c'è bisogno di distinguere fra colpevoli e innocenti". Quell'uomo pronunciò quelle agghiaccianti parole 20 anni prima della nascita dell'OLP, più di 30 anni prima della nascita di Hamas, 50 anni prima dell'esplosione del prima razzo Qassam su Sderot in Israele. Ricordo ai nostri 'intellettuali' di andarle a leggere queste cose, che sono in libreria accessibili a tutti, prima di emettere sentenze. E l'ipocrisia sta nel fatto che questi negazionisti di tali orrori storici possono scrivere le enormità che scrivono sulla tragedia di Gaza, sulla Pulizia Etnica dei palestinesi, e possono dichiararsi filo-israeliani "appassionati" (Travaglio) senza essere ricoperti di vergogna dal mondo della cultura, dai giornalisti e dai politici come lo sarebbe chiunque negasse in pubblico l'orrore patito per decenni dalle vittime dell'Apartheid sudafricana, o i massacri di pulizia etnica di Srebrenica e in tutta la ex Jugoslavia. Il mio appello a questi colti mistificatori è: continuare a seppellire sotto un oceano di menzogne, di ipocrisia, sotto l'indifferenza allo strazio infinito di un popolo, sotto la vostra paura o la vostra convenienza, la grottesca sproporzione fra il torto di Israele e quello palestinese, causa e causerà ancora morti, agonie, inferno in terra per esseri umani come noi, palestinesi e israeliani. Sono più di cento anni che il nostro mondo li sta umiliando, tradendo, derubando, straziando, con Israele come suo sicario. Sono 60 anni che chiamiamo quelle vittime "terroristi" e i terroristi "vittime". Questo è orribile, contorce le coscienze. Non ci meravigliamo poi se i palestinesi e i loro sostenitori nel mondo islamico finiscono per odiarci. Dio sa quanta ragione hanno, cari 'intellettuali'. Gennaio 2009 Paolo Barnard fonte: http://www.paolobarnard.info/intervento_stampa.php?id=86 -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Mon Jan 12 12:57:18 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Mon, 12 Jan 2009 12:57:18 +0100 Subject: [Bsf] =?iso-8859-1?q?Vittorio_Arrigoni_da_Gaza=3A_=22non_lascer?= =?iso-8859-1?q?=F2_il_mio_paese!=22_Restiamo_umani?= Message-ID: <312369CF2206421583E1572059571753@haj> http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o13889 Vittorio Arrigoni da Gaza: "non lascerò il mio paese!" (11 gennaio 2009) Il dentifricio, lo spazzolino, le lamette e la mia schiuma da barba. I vestiti che indosso, lo sciroppo per curarmi una brutta tosse che mi affligge da settimane, le sigarette comprate per Ahmed, il tabacco per il mio arghile. Il mio telefono cellulare, Il computer portatile su cui batto ebefrenico per tramandare una testimonianza dell'inferno circostante. Tutto il necessario per una vita umile e dignitosa a Gaza, proviene dall'Egitto, ed è arrivato sugli scaffali dei negozi del centro passando attraverso i tunnel. Gli stessi tunnel che caccia F16 israeliani hanno continuato a bombardare massicciamente nelle ultime 12 ore, coinvolgendo nelle distruzioni le migliaia di case di Rafah vicini al confine. Un paio di mesi fa mi sono fatto sistemare tre denti malconci, alla fine dell'intervento ricordo che ho chiesto al mio dentista palestinese dove si procurava tutto il materiale odontotecnico, anestetico, siringhe, corone in ceramica e ferri del mestiere, sornione, il dentista mi aveva fatto un cenno con le mani: da sotto terra. Non vi è alcun dubbio che attraverso i cunicoli sotto Rafah passavano anche esplosivo e armi, le stesse che la resistenza sta impiegando oggi per cercare di arginare le temibile avanzata dei mortiferi blindati israeliani, ma è poca cosa rispetto alle tonnellate di beni di consumo che confluivano in una Gaza ridotta alla fame da un criminale assedio. Su internet è facile reperire foto che documentano come anche il bestiame passava per i tunnel al confine con l'Egitto. Capre e bovini addormentati e imbragati venivano fatti calare in un pozzo egiziano per riemergere da quest'altra parte e rifornivano di latte, formaggi e carne. Anche i principali ospedali della Striscia si approvvigionavano clandestinamente al confine. I tunnel erano l'unica risorsa che ha consentito alla popolazione palestinese di sopravvivere all'assedio; un assedio che qui, ben prima dei bombardamenti, causava un tasso di disoccupazione del 60%, e costringeva l'80% delle famiglie a vivere di aiuti umanitari. I nostri compagni dell'ISM a Rafah ci descrivono l'ennesimo esodo a cui stanno assistendo. Carovane di disperati che su carretti trainati da muli o sopra mezzi di fortuna stanno lasciando le loro case dinnanzi all'Egitto. Copione già visto, i giorni precedenti erano piovuti dal cielo volantini che intimavano l'evacuazione, Israele mantiene sempre le sue minacce, ora stanno piovendo bombe. Gli sfollati di oggi passeranno la notte da parenti, amici e conoscenti a Gaza. Nessuno si fida più ad andare ad affollare le scuole delle Nazioni Unite, dopo il massacro di ieri a Jabalia. Moltissimi però non si sono mossi, non hanno alcuno posto dove riparare. Passeranno la notte pregando un Dio che li scampi alla morte, dato che nessun uomo pare interessarsi alle loro esistenze. A ora sono 768 i morti palestinesi, 3129 i feriti, 219 i bambini ammazzati. Il computo delle vittime civile israeliane, fortunatamente, è fermo a quota 4. A Zaytoun, quartiere a Est di Gaza city, le ambulanze delle Croce Rossa hanno potuto accorrere sul luogo di una strage solo dopo diverse ore, dietro coordinamento dei vertici militari israeliani. Quando sono arrivati, hanno raccolto 17 cadaveri, e 10 feriti tutti appartenenti alla famiglia Al Samoui. Una esecuzione perfetta, nei corpicini dei bambini morti, è possibile notare non schegge di esplosivo, ma fori di proiettile. Le ultime due notti negli ospedali di Gaza city sono state più tranquille del solito, abbiamo soccorso decine di feriti e non centinaia. Evidentemente dopo la strage della scuola di Al Fakhura l'esercito israeliano ha sfondato il budget quotidiano di morti civili da offrire in pasto ad un governo assetato di sangue in vista delle imminenti elezioni. Abbiamo sentore che già da stanotte torneranno a riempire fino a far scoppiare gli obitori. A sirene spiegate continuiamo a scortare negli ospedali donne gravide che partoriscono prematuramente. Come se la natura , la conservazione della specie induca queste madri coraggio ad anticipare la messa al mondo di nuove vite per sopperire al crescente numero di morti. Il primo vagito di questi neonati, quando sopravvivono, sovrasta per un attimo il boato delle bombe. Leila, compagna dell'ISM, ha chiesto ai figli dei nostri vicini di casa di scrivere dei pensieri sull'immane tragedia che stiamo vivendo. Questi alcuni stralci dei loro termini, gli orrori della guerra osservati da uno sguardo puro e innocente, quello dei bambini di Gaza: Da Suzanne, 15 anni:"La vita a Gaza è molto difficile. In realtà non si può descrivere tutto. Non possiamo dormire, non possiamo andare a scuola o studiare. Proviamo molte emozioni, a volte abbiamo paura e ci preoccupiamo perché gli aerei e le navi colpiscono 24 ore su 24. A volte ci annoiamo perché durante il giorno non c'è elettricità, e la notte ce l'abbiamo solo per circa quattro ore, e quando c'è, guardiamo il notiziario in TV. E vediamo bambini e donne feriti o morti. Così viviamo l'assedio e la guerra." Da Fatma, 13 anni: "E' stata la settimana più difficile della mia vita. Il primo giorno eravamo a scuola, a dare l'esame del primo trimestre, poi sono iniziate le esplosioni e molti studenti sono stati uccisi o feriti, e gli altri sicuramente hanno perso un parente o vicino. Non c'è elettricità, cibo o pane. Che possiamo fare - sono gli israeliani! Tutti nel mondo festeggiano il nuovo anno, anche noi lo festeggiamo ma in modo diverso." Da Sara, 11 anni : "Gaza vive in un assedio, come in una grande prigione: niente acqua, niente elettricità. La gente ha paura e non dorme la notte, e ogni giorno nuove persone vengono uccise. Fino ad ora, più di 700 sono state uccise e più di 3000 ferite. E gli studenti davano gli esami del primo trimestre, così Israele ha colpito le scuole, il Ministero dell'educazione, e molti ministeri. Ogni giorno la gente chiede quando finirà, e aspettano altre navi di attivisti come Vittorio e Leila." Da Darween, 8 anni "Sono un bambino palestinese e non lascerò il mio paese così avrò molti vantaggi perché non lascerò il mio paese e sento il rumore di razzi così non lascerò il mio paese!." Meriam ha quattro anni. I suoi fratellini le hanno chiesto: "Cosa provi quando senti I razzi?" E lei ha detto: "Ho paura!", e subito è corsa a nascondersi dietro le gambe del papà. Gaza è tristemente avvolta nell'oscurità da dieci giorni, solo negli ospedali ci è concesso ricaricare computer e cellulari, e guardare la televisione con i dottori e i paramedici in attesa di una chiamata di soccorso. Ascoltiamo i boati in lontananza, dopo qualche minuto le reti satellitare arabe riferiscono esattamente dove è avvenuta l'esplosione. Spesso ci riguardiamo sullo schermo trarre fuori dalle macerie corpi, come se non bastasse averli visti in diretta. Ieri sera col telecomando ho scanalato sono una televisione israeliana. Davano un festival di musica tradizionale, con tanto di soubrette in vestiti succinti e fuochi artificiali finali. Siamo tornati al nostro orrore, non sullo schermo, ma sulle ambulanze. Israele ha tutti i diritti di ridere e cantare anche mentre massacra il suo vicino di casa. I palestinesi chiedono solo di morire di una morte diversa, che so, di vecchiaia. Restiamo umani. 09/01/2009 blog: http://guerrillaradio.iobloggo.com/ website della missione: http://www.freegaza.org/ e www.palsolidarity.org Vittorio Arrigoni -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From a.zinelli a alice.it Mon Jan 12 16:27:19 2009 From: a.zinelli a alice.it (Attilio Zinelli) Date: Mon, 12 Jan 2009 16:27:19 +0100 Subject: [Bsf] I: [] Fwd: Message-ID: Ricevo da Medicina Democratica ed inoltro. Attilio. -----Messaggio originale----- Da: Giorgio Forti [mailto:giorgio.forti a unimi.it] Inviato: lunedì 12 gennaio 2009 14.18 A: ea.forti a gmail.com; Anna Cattoretti; Marcello Buiatti; joan.haim a libero.it; SOCI a MEDICINADEMOCRATICA.ORG; Paola Zocchi; Piero Basso; Anna Polo; robsigno a libero.it; Romina Paola Barbagallo; Marinella; Carla e Luigi; gptonello a libero.it; vera.minazzi a gmail.com; zambon a zambon.net Oggetto: [] Fwd: >>Care/i tutti, >>in allegato trovate una dichiarazione sugli eventi di Gaza, e le >>indicazioni sul come far pervenire aiuti agli ospedali di Gaza, ed >>ai centri di raccolta dei/delle bambine resi orfani da Israele. >>Ciao, >>Giorgio -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: GAZA Garanti.doc Tipo: application/msword Dimensione: 39936 bytes Descrizione: non disponibile URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Mon Jan 12 17:22:55 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Mon, 12 Jan 2009 17:22:55 +0100 Subject: [Bsf] =?iso-8859-1?q?Perch=E9_una_manifestazione_ad_Assisi_contra?= =?iso-8859-1?q?pposta_a_quella_di_Roma=3F?= Message-ID: <271680E29D154694B273C2E8CBBC4235@haj> http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o13867 Perché una manifestazione ad Assisi contrapposta a quella di Roma? (10 gennaio 2009) Siamo un gruppo di soci Arci e Acli del Comune di Cascina, ci rivolgiamo alla cittadinanza , alle associazioni e alle istituzioni del nostro territorio. Ci sono differenze culturali e politiche tra i firmatari di questo appello, ma siamo accomunati dall'impegno sociale e civile che rappresenta un baluardo contro la barbarie, la xenofobia, la intolleranza. Affermiamo una cultura pacifista e solidale che cerchiamo di concretizzare ogni giorno nelle nostre iniziative. Siamo terrorizzati dagli avvenimenti di Gaza e non possiamo stare a guardare davanti all'uso di armi di distruzione di massa, alla distruzione di scuole e ospedali, alla strage di vecchi e bambini, non vogliamo subire la scelta del Governo di Israele che nega il diritto ad una terra e ad uno stato indipendente per il popolo palestinese. Questa volta non abbiamo dubbi e ci schieriamo contro la guerra e gli attacchi militari di Israele, facciamo nostri gli appelli dei pacifisti Israeliani e della rete italiana degli ebrei contro la guerra. Non condividiamo la scelta della Tavola della pace, di Acli, Cgil e Arci di indire una seconda manifestazione il 17 Gennaio, ad Assisi in contrapposizione a Roma. E' giusto l'appello "la guerra deve essere fermata", è giusto criticare la retorica e gli appelli inconcludenti ma è assolutamente ingiusto negare la solidarietà ad un popolo martoriato da attacchi missilistici e da anni di embargo. Per questo noi saremo a Roma dove porteremo le nostre istanze di pace e di solidarietà al popolo palestinese per costruire un ponte con la società civile di Israele contro la guerra e per la coesistenza di arabi e palestinesi. Chiediamo all'Arci e all'Acli di Pisa di rivedere la propria posizione e ricordiamo che negli anni passati tante volte abbiamo manifestato per la pace e contro la guerra ma anche a sostegno di popoli affamati da guerra e da carestie Un gruppo di iscritti all'Arci e all'Acli del Comune di Cascina fonte: confcobaspisa a alice.it -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Mon Jan 12 18:41:13 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Mon, 12 Jan 2009 18:41:13 +0100 Subject: [Bsf] =?iso-8859-1?q?S=EC_a_sanzioni_politiche_ed_economiche_vers?= =?iso-8859-1?q?o_lo_stato_di_Israele_se_continua_a_ignorare_il_dir?= =?iso-8859-1?q?itto_internazionale__La_Rete28Aprile_il_17_gennaio_?= =?iso-8859-1?q?in_piazza_contro_la_guerra_di_Israele?= Message-ID: Rete 28 Aprile nella Cgil per l'indipendenza e la democrazia sindacale Sì a sanzioni politiche ed economiche verso lo stato di Israele se continua a ignorare il diritto internazionale La Rete28Aprile il 17 gennaio in piazza contro la guerra di Israele La Rete28Aprile aderisce e partecipa alla giornata di mobilitazione del 17 gennaio, ove a Roma e ad Assisi si manifesterà per fermare il massacro attuato dal governo israeliano nella striscia di Gaza. Il governo di Israele, in spregio a tutte le norme del diritto internazionale, alla civiltà, ai principi umanitari, sta conducendo a Gaza una guerra senza quartiere, che sta uccidendo soprattutto civili inermi e bambini. Condanniamo con tutta la nostra forza la politica del governo israeliano, che può avvenire solo perché la comunità internazionale usa due pesi e due misure di fronte ai diritti dei popoli e in questo caso permette a Israele di violarli tutti. Scendiamo in piazza per chiedere che Israele sia fermata e per il diritto dei palestinesi ad avere uno stato sicuro e democratico. Respingiamo l'accusa che questo significhi la distruzione dello stato di Israele e, con ancor più sdegno, l'accusa di antisemitismo che viene, spesso strumentalmente, rivolta a chi contrasta la politica coloniale e di guerra del governo israeliano. Ogni rigurgito di antisemitismo va condannato nella vergogna, ma la difesa della libertà e la lotta contro il razzismo oggi si affermano anche difendendo il popolo palestinese. La Cgil ha aderito alla manifestazione di Assisi. La Rete28Aprile aderisce e sarà presente anche alla manifestazione di Roma, indetta da un arco di forze che comprende anche le comunità palestinesi in Italia. Saremo un piazza per dire basta al massacro di Gaza, per chiedere la fine dei combattimenti e per rivendicare sanzioni politiche ed economiche verso lo stato di Israele, se questo continuerà a ignorare e violare tutte le risoluzioni dell'Onu e tutti i principi del diritto internazionale e dei popoli. Roma, 12 gennaio 2009 Rete 28 Aprile nella Cgil per l'indipendenza e la democrazia sindacale www.rete28aprile.it - info a rete28aprile.it -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: 0674 - Rete contro guerra di Israele 12.1.09.doc Tipo: application/msword Dimensione: 31744 bytes Descrizione: non disponibile URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Mon Jan 12 18:58:54 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Mon, 12 Jan 2009 18:58:54 +0100 Subject: [Bsf] Basta con il massacro dei palestinesi a Gaza Sabato 17 gennaio riempiamo Roma di gente, di kefje e bandiere palestinesi Message-ID: <8EE168DA7CF24B0C9C26B0C58552F789@haj> http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o13900 Basta con il massacro dei palestinesi a Gaza Sabato 17 gennaio riempiamo Roma di gente, di kefje e bandiere palestinesi (12 gennaio 2009) Domenica 11 gennaio a Firenze si è tenuta la riunione nazionale d'urgenza per discutere sulla manifestazione nazionale "Fermare il massacro dei palestinesi a Gaza" prevista per sabato 17 gennaio a Roma. Sull'urgenza della manifestazione e della data dell'11 gennaio l'accordo è stato praticamente totale. Le adesioni crescono vertiginosamente (associazioni, sindacati, partiti, singole personalità, comunità di immigrati) così come la spinta alla mobilitazione. Sono stati forniti i dettagli sul percorso della manifestazione (partenza ore 15.30 da Piazza Vittorio, vicino stazione Termini) e sulla conclusione del corteo si è presa la decisione di riaprire la trattativa con la Questura per concludere il corteo - significativamente - a Porta S. Paolo, luogo simbolo dell'antifascismo in modo da mandare un segnale inequivocabile a chiunque in questi giorni ha inteso o intenderà strumentalizzare le proteste contro il massacro e la nostra scelta di campo di essere al fianco del popolo palestinese. La discussione si è concentrata sulla ipotesi avanzata dai compagni di Milano di tenere due cortei nazionali il 17 gennaio: uno a Roma e uno a Milano. Tutti gli interventi delle varie realtà presenti hanno convenuto che era meglio concentrare gli sforzi in un unico appuntamento a Roma per mandare un forte segnale politico contro il governo e la filiera istituzionale che appare a tutt'oggi pressoché omogenea nella complicità con i crimini di guerra israeliani. Significativamente sia l'unione delle comunità islamiche in Italia che l'Udap hanno indicato che si adopereranno per facilitare il massimo afflusso delle comunità di migranti e di palestinesi- la vera novità nella partecipazione delle manifestazioni di queste ultime due settimane per la Palestina - alla manifestazione di Roma ritenuta centrale ed opportuna. I compagni di Milano e Torino presenti - correttamente - hanno assunto questo orientamento e si impegneranno alla riuscita dell'appuntamento nazionale. A questo punto occorre concentrarsi sulla partecipazione massima alla manifestazione del 17 gennaio a Roma e sulle prospettive di continuità della mobilitazione dopo la manifestazione stessa. In modo particolare ci si attiverà per articolare anche in Italia la campagna internazionale BDS (Boicottaggio-Disinvestimento-Sanzioni) contro gli apparati economici, politici e militari israeliani. Nella manifestazione ci sarà uno striscione apposito che darà questa indicazione. A tale scopo sarà attivato un gruppo di lavoro già nelle prossime settimane con l'obiettivo di fornire materiale, indicazioni e proposte da articolare capillarmente in tutti i territori. L'altra questione su cui lavorare dopo la manifestazione è l'apertura dei corridoi umanitari per fare uscire i feriti da Gaza e far entrare il materiale e il personale sanitario a Gaza. In modo particolare c'è urgenza di concordare l'ospitalità nelle strutture sanitarie italiane dei feriti palestinesi colpiti dalle nuove armi sperimentate dalle truppe israeliane che presentano ferite che gli ospedali di Gaza non sono affatto in grado di curare. Su questo obiettivo è stata convocata una prima manifestazione alla Farnesina martedì 13 gennaio che ha anche l'obiettivo di denunciare la complicità del governo italiano con questo massacro. Tra le varie questioni va rammentato che a Firenze a fine gennaio ci sarà la sentenza contro gli studenti che quattro anni fa contestarono l'ambasciatore israeliano all'Università. La mobilitazione e la partecipazione di tutti a questa scadenza deve essere sentita come propria da tutta la rete di solidarietà costruita in questi anni intorno alla questione palestinese. Viene dunque lanciato un appello alla massima partecipazione alla manifestazione nazionale di sabato 17 gennaio a Roma. Questa manifestazione ha tutte le caratteristiche per essere un evento unitario, popolare e di massa dove tutti coloro che vogliono fermare il massacro a Gaza, che sono solidali con il popolo palestinese, che chiedono la fine dell'impunità per i crimini di guerra israeliani e si battono per una pace giusta in Medio Oriente, possono trovare il loro spazio di partecipazione. Facciamo in modo che sabato 17 gennaio la capitale di uno stato complice dei crimini di guerra israeliani sia riempita da migliaia e migliaia di persone e di kefje e bandiere palestinesi. Mandiamo questo segnale forte e chiaro a chi sta resistendo a Gaza, in Cisgiordania, nei campi profughi palestinesi e nella stessa Israele. Organizziamo pullman, carovane di macchine, lì dove possibile i treni, carovane in bicicletta o arrivate come volete, ma sabato 17 dobbiamo riempire il cuore e le strade della capitale con la Palestina. Un buon lavoro e un abbraccio a tutte e a tutti Forumpalestina fonte: forumpalestina a libero.it -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Mon Jan 12 20:12:05 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Mon, 12 Jan 2009 20:12:05 +0100 Subject: [Bsf] Messaggio del Partito Comunista di Israele a Hugo Chavez Percorso corteo del 17 gennaio Le adesioni giunte finora alla manifestazione del 17 gennaio a Roma per la Palestina Message-ID: <981094930BFF47FB95A682324343FCDD@haj> http://www.forumpalestina.org/ http://www.forumpalestina.org/news/2009/Gennaio09/10-01-09MessaggioPC.htm Messaggio del Partito Comunista di Israele a Hugo Chavez Dopo l'espulsione dell'ambasciatore israeliano a Caracas, come segno di protesta del governo del Venezuela contro l'offensiva militare a Gaza, i comunisti israeliani hanno inviato l'8 gennaio un messaggio al presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Hugo Rafael Chavez Frias, in cui esprimono, a nome del Partito Comunista di Israele, il ringraziamento per il suo comportamento coraggioso di fronte all'offensiva scatenata 12 giorni prima dall'esercito israeliano contro il popolo palestinese nella Striscia di Gaza. Nel messaggio i comunisti di Israele sottolineano: "crediamo che il vostro sia un esempio da imitare, non solamente da parte degli altri governi latinoamericani. Questa deve essere la posizione di tutti gli Stati della nostra regione, il Medio Oriente". La lettera si conclude così: "vogliamo anche esprimere, ancora una volta, la nostra ammirazione per il lavoro realizzato nel vostro paese e inviarle un saluto di solidarietà con la strada intrapresa per garantire l'indipendenza e la giustizia sociale". su www.solidnet.org del 10/01/2009 traduzione di Mauro Gemma Partito Comunista di Israele English http://www.maki.org.il/index.php?option=com_content&task=blogcategory&id=79&Itemid=106 http://www.forumpalestina.org/news/2009/Gennaio09/17-01-09PercorsoCorteo.htm Percorso corteo del 17 gennaio La partenza della manifestazione è sabato 17 gennaio, ore 15.30 a Piazza Vittorio (vicino la stazione Termini) conclusione a Piazza di Porta Capena (Circo Massimo). Il percorso sarà S. Maria Maggiore, Via Cavour, Colosseo, Porta Capena http://www.forumpalestina.org/news/2009/Gennaio09/17-01-09ADESIONIManifestazione.htm Le adesioni giunte finora alla manifestazione del 17 gennaio a Roma per la Palestina Le adesioni vanno inviate tassativamente ed esclusivamente a: stopmassacrogaza a libero.it per evitare disguidi e inutili discussioni usate solo questa casella di posta elettronica per mandare le adesioni Coordinamento delle comunità palestinesi Unione Democratica Arabo Palestinese Unione delle Comunità Islamiche in Italia Forum Palestina International Solidarity Movement Assemblea Free Palestine (Torino) Coordinamento permanente Palestina (Pisa) Coordinamento Palestina (Genova) Comitato Palestina (Bologna) Comitato con la Palestina nel cuore (Roma) Comitato di Solidarietà con il popolo palestinese (Catania) Associazione Zaatar (Genova) Collettivo Antagonista Primavalle CIRC-Internazionale Centro Iniziativa Popolare Comunisti Uniti - Lazio Circolo Comunista "Stefano Chiarini" Rete Proletari@ Rete nazionale Disarmiamoli Giovani in Lotta (Roma Sud) Comitato Pace e Disarmo (Napoli) Rete Artisti contro le guerre Associazione Scuole di Pace (Napoli) Deposito dei Segni Centro Popolare Autogestito (Firenze) CSOA Ex Karcere(Palermo) Collettivo Universitario Autonomo(Pa) Box3 Autogestito Facoltà di Lettere e Filosofia(Pa) Centro Sociale Vittoria Associazione L'altra Lombardia - SU LA TESTA Materiali Resistenti Partito della Rifondazione Comunista Partito dei Comunisti Italiani Partito Comunista dei Lavoratori Partito d'Alternativa Comunista Partito dei Carc Rete dei Comunisti Sinistra Critica Socialismo Rivoluzionario Federazione Giovanile Comunisti Italiani Federazione RdB/CUB Confederazione Cobas Sindacato dei Lavoratori SdL Rete 28 aprile della Cgil Adesioni a titolo individuale: Franco Ottaviano (Presidente della Casa delle Culture, Roma) Stefano Franchi, segreteria Prc di Bologna Fausto Gianelli - Coordinatore provinciale Giuristi Democratici di Modena Marco Rizzo - europarlamentare Giulietto Chiesa - europarlamentare Le adesioni vanno inviate tassativamente ed esclusivamente a: stopmassacrogaza a libero.it -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: ManifestazioneNazionale.pdf Tipo: application/pdf Dimensione: 154385 bytes Descrizione: non disponibile URL: From manliovicini a hotmail.com Mon Jan 12 22:41:52 2009 From: manliovicini a hotmail.com (manlio vicini) Date: Mon, 12 Jan 2009 21:41:52 +0000 Subject: [Bsf] dimissioni dalla carica di consigliere circoscrizionale Message-ID: Alla Segreteria Provinciale di Rifondazione Comunista Brescia Al Comitato Politico Federale del PRC di Brescia Care Compagne e Cari Compagni, Vi comunico con questa lettera (che diffondo anche sulla lista del bsf, perché sia pubblica e non fraintendibile) la mia decisione irrevocabile di dimettermi da consigliere della Circoscrizione Sud, carica alla quale sono stato eletto nelle elezioni amministrative della scorsa primavera. E? una decisione che meditavo da tempo, che affonda le sue ragioni nelle questioni che ponevo circa un anno e mezzo fa, in occasione della crisi della Segreteria bresciana, sfociata nelle dimissioni del Compagno Osvaldo Squassina. Avevo allora cercato di porre dei temi al centro della discussione nel Partito, con lo scritto che allego e che molti di voi avranno già letto. E? uno scritto datato, certo, ma le questioni che ponevo credo sarebbero ancora attuali, se si avesse a cuore il futuro del PRC. Fatto sta che di risposte adeguate non ve ne sono state e anzi la disfatta elettorale ha alimentato nel Partito una continua rissa con toni e modalità che nulla hanno a che fare col confronto e con la dialettica politica. Intorno a noi c?è una crisi globale di fronte alla quale siamo muti; c?è una guerra in Palestina di fronte alla quale la comunità internazionale è vergognosamente inetta; c?è un governo che fa scelte sciagurate in assenza di una credibile opposizione, anche ?extraparlamentare?; c?è (c?è stato?) un movimento degli studenti che non ha trovato credibili interlocutori politici; a Brescia c?è un?amministrazione di destra che su viabilità, sicurezza, servizi sociali, immigrazione e quant?altro sta lasciando un?impronta pesante sulla città. In questo contesto, in cui occorrerebbe mettersi di buona lena a organizzare l?opposizione sociale, affrontando una difficile stagione di politica fatta per le strade e sui luoghi di lavoro, la discussione nel Partito è stata a tratti surreale, a tratti tragicomica, altre volte francamente ripugnante. Nell?ansia di menare fendenti, i contendenti si sono insultati su temi appassionanti e decisivi per le sorti del proletariato come la partecipazione di Luxuria all?Isola dei famosi, e su temi di attualità come il Muro di Berlino. E che dire della vicenda di un giornale di Partito che si fa catalizzatore dell?opposizione alla maggioranza congressuale e organizzatore del superamento di (o della scissione da) Rifondazione Comunista? O piuttosto delle anticipazioni della Segreteria provinciale, apprese ovviamente dagli organi di informazione, sulle prospettive per le prossime elezioni amministrative in provincia di Brescia, che riproducono modelli già sperimentati con esiti disastrosi? O della partecipazione di Rifondazione, sabato scorso, a un presidio di poche decine di persone per la Palestina, mentre una grande manifestazione costruita dal basso attraversava la città? In questo contesto, il mio impegno istituzionale non ha, per me, più alcun senso, non essendo mia intenzione rappresentare, anche solo al livello della Circoscrizione, un Partito che di fatto è condannato all?inutilità, e di conseguenza alla fine della sua storia, dall?irresponsabilità di gruppi dirigenti gli uni contro gli altri armati, ormai accomunati solo dall?incapacità di fare un passo indietro e di ammettere il loro fallimento. Non intendo, peraltro, costituire un gruppo indipendente in Circoscrizione, ciò che sarebbe scorretto nei confronti dei partiti che mi hanno candidato, sicché il mio posto verrà preso dal primo dei non eletti, Fabrizio Tedoldi, ai quali faccio i migliori auguri perché possa svolgere, con entusiasmo superiore al mio, l?impegno l?istituzionale al quale viene chiamato. Brescia, 12 gennaio 2009. Manlio Vicini La lettera da me inviata nel luglio 2007 Alla Segreteria Provinciale del PRC di Brescia Al Comitato Politico Federale del PRC di Brescia Cari compagni e care compagne, fino a oggi mi sono astenuto dal partecipare attivamente al dibattito interno al Partito, trovandolo in molti casi ingessato in schemi preconfezionati, dettato più da logiche di appartenenze correntizie che da una reale disponibilita' al confronto, all'analisi, all'assunzione di una prospettiva concreta di intervento politico. Il mio silenzio, su alcuni passaggi anche importanti del Partito, non va quindi letto come disinteresse, ma piuttosto come difficolta' a calarmi in un tipo di dialettica che mi e' estranea per formazione, e anche come difesa da possibili strumentalizzazioni, da parte di chiunque, della visibilita' che mi deriva dalla carica istituzionale che ricopro per il Partito. In questi anni non ho mai dato adesione ad alcuna delle "mozioni" in cui il Partito si articola e ho cercato sul terreno delle cose da fare di interpretare al meglio, per le mie capacita' e possibilita' e con i miei limiti, il ruolo di consigliere comunale cittadino. Credo di averlo fatto in modo che nessuna componente del Partito potesse ascrivermi all'una piuttosto che all'altra mozione, per essere percepito come il Consigliere che rappresenta il Partito, e non solo una sua parte, al comune di Brescia. Spero che questo mi venga riconosciuto, ben consapevole di quali fossero le prevenzioni e i "sospetti" nei miei confronti di una parte del Partito, per la mia estrazione politica, certo più interna ai movimenti sociali che alla storia del PRC.Oggi, pero', credo sia doveroso che mi esprima su quanto sta accadendo, sui fatti che hanno portato il compagno Osvaldo Squassina a rassegnare le dimissioni da Segretario Provinciale e da componente della Segreteria, perche' credo che quelle dimissioni segnalino una difficolta' del Partito in una fase cruciale, sia per gli scenari di politica nazionale, che per quelli di politica locale.Una fase connotata dalla sensazione diffusa di tradimento delle aspettative, forse invero eccessive, nel governo Prodi; dall'estrema problematicita' dei rapporti con le realta' di movimento, sui quali tanto si era creduto e investito da Genova 2001; dalla confusione di processi aggregativi a sinistra, che si avvitano nella discussione tra Partito, Sinistra Europea, Cantiere.Una fase che, a Brescia, richiede la capacita' di uno sforzo ulteriore e reale per dotarsi di un progetto di intervento, che non puo' che porsi l'orizzonte delle elezioni amministrative del 2008, ma nemmeno puo' eludere il nodo del rapporto con i movimenti, in questo momento un rapporto quanto meno problematico.Gli scenari di politica nazionale non possono non influire sulle dinamiche locali, e nel Partito la discussione necessariamente dovra' approdare al tema della permanenza o meno in un governo che su Afghanistan, Vicenza, spese militari, diritti dei migranti, dico, precarieta', risarcimento sociale, sta avanzando in rotta di collisione con le aspettative sollevate dal programma dell'Unione, che si sta rivelando sempre più come un programma elettorale, e sempre meno programma di governo.Ma la rotta di collisione, prima ancora che con le attese che il programma poteva aver sollevato, e' con la linea politica e con le istanze, portate avanti dal Partito coi Movimenti sociali quanto meno negli ultimi cinque anni. In questo contesto, sarebbe logico aspettarsi che la discussione nel Partito sappia affrontare i nodi problematici che il momento propone, cercando nelle proprie articolazioni territoriali di darsi prospettive attraverso l'apertura di un confronto con i movimenti sociali, ponendo il tema delle cose da fare. A Brescia, poi, col di più da farsi perche' un'ipotesi di aggregazione a sinistra non sia solo un'operazione elettorale in vista del 2008, ma la proposta condivisa e partecipata di un'idea diversa di citta'. Invece, la discussione si inaridisce e svilisce ad autorappresentazione di correnti interne; le differenze dentro al Partito, anziche' arricchire il dibattito, lo rendono impossibile, o al più lo riducono a un prevedibile e inutile muro contro muro; il tema di come costruire le condizioni del cambiamento sociale viene sacrificato a dinamiche di acquisizione di posizioni di potere dentro al Partito.In questo contesto, capisco la scelta del compagno Osvaldo Squassina di rassegnare le dimissioni, ed e' una scelta che condivido se col suo gesto ha inteso dare uno scossone al Partito, riportare tutti e tutte a una politica che sia assunzione di responsabilita', consentire l'apertura di una reale discussione sul che fare. Se e' cosi', apprezzo ancora di più il suo gesto, e proprio per questo invito il CPP a respingere all'unanimita' le dimissioni e il compagno Osvaldo a prenderne atto e confermare la sua disponibilita' a mantenere la carica di Segretario. In questa fase, un commissariamento della Federazione di Brescia sarebbe deleterio e credo che il compagno Osvaldo sia la persona più indicata, per capacita' e disposizione al confronto, a guidare il Partito accompagnandolo nei difficili impegni che lo attendono nei prossimi mesi.Impegni per affrontare i quali e' indispensabile superare l'attuale situazione di paralisi, liberando la discussione interna da lacci e lacciuoli di appartenenze correntizie. Ma, qualsiasi possa essere la scelta definitiva del compagno Osvaldo, credo che in ogni caso il viatico che si propone al Partito a Brescia sia obbligato, a meno di rassegnarsi alla marginalita' politica, a perdere consenso e all'inefficacia di fronte alle questioni di rilievo che attraversano le citta'.Ed e' un viatico che non puo' che compiersi liberando una discussione in cui davvero vogliano e possano esprimersi le differenze, ma in cui poi lo sforzo sia quello della sintesi condivisa. Uno dei nodi, ma non l'unico, e' evidentemente quello posto dalle politiche del governo Prodi e, conseguentemente, della continuazione dell'esperienza governativa. Un'esperienza che, e' evidente, non potra' proseguire sulla falsariga del primo anno, a meno di sacrificarle il patrimonio di valori, di idealita', di relazioni che il PRC si e' dato nella sua storia. Da qui a sei mesi, dal DPEF alla legge finanziaria, si misureranno la capacita' e la possibilita' del PRC, con le altre componenti della sinistra, di imporre un'inversione di rotta al Governo; se i segnali non saranno inequivocabilmente positivi, non ci sara' che da prenderne atto e assumere le decisioni conseguenti. Rimanere in un Governo che continua la missione in Afghanistan (della conferenza internazionale di pace nessuno parla più, ma chi ci ha mai creduto...), che incrementa le spese militari, che concede Dal Molin agli USA, segna una divaricazione insanabile non solo col movimento pacifista, ma con la storia stessa, direi col dna, del PRC. Una divaricazione resa evidente lo scorso 9 giugno, con una Piazza del Popolo desolantemente vuota. Far parte di un Governo che non mette mano all'abrogazione della legge 30, che tergiversa sullo scalone, che subisce i diktat di Confindustria, non si giustifica nemmeno agitando lo spauracchio del ritorno di Berlusconi, perche' non di molto dissimili risultano le politiche in campo economico, in materia di lavoro e di pensioni. E pure sul versante dei diritti delle persone (coppie di fatto, migranti, consumatori di sostanze, ecc) non si sono dati subito quei segnali, nelle cose fatte e non in quelle proclamate, che avrebbero avuto un forte impatto simbolico, oltre a intervenire concretamente sulle condizioni materiali di vita di milioni di persone. Il paradosso, pero', e' che a Brescia si e' toccato il punto di crisi nel Partito non sulle questioni politiche decisive che riguardano il Governo nazionale, ne' sulle strategie in vista dei prossimi appuntamenti sul territorio, ma per quella che mi sembra una battaglia di posizionamento, interna alla maggioranza, in vista di futuri assetti, anteponendo evidentemente interessi di corrente a quelli del Partito. E' una prassi inaccettabile, deleteria, sulla quale richiedo un ripensamento e un passo indietro: pubblico, trasparente, inequivocabile, quale passaggio obbligato per l'apertura di una fase ineludibile di discussione, in cui sulla logica delle mozioni prevalga quella delle emozioni, unita a una capacita' di analisi e di strategia che sappia darsi l'orizzonte del che fare di fronte agli appuntamenti che ci detta l'agenda della politica, a partire dai nostri territori.Che questa discussione avvenga in un congresso straordinario, o piuttosto nelle diverse istanze di Partito, credo non sia opzione determinante; lo e', invece, la disponibilita' ad affrontarla in una prospettiva di ricomposizione, sul terreno delle scelte che impegneranno il Partito nei prossimi mesi.Due, penso, gli snodi inevitabili: il rapporto con le diverse realta', di movimento, sindacali, comitati ambientalisti, con le quali da Genova 2001 (ma a Brescia io direi dalla primavera dei migranti della Piazza nel 2000) il PRC ha seguito un importante percorso comune; il progetto di citta', e di una sinistra per la citta', da proporre anche in vista delle elezioni amministrative del 2008.Quanto al primo punto, occorre andare a fondo delle ragioni della divaricazione che si e' determinata tra il Partito (e più in generale i partiti della sinistra di governo) e alcune componenti del movimento. Affermare "mai più senza i movimenti", come si e' fatto dopo le manifestazioni separate del 9 giugno, ha un senso se con umilta' il Partito si adoperera' per riannodare il rapporto, in particolare con quel composito movimento pacifista che dopo il voto sull'Afghanistan e la decisione del raddoppio della base di Vicenza, si e' sentito giustamente tradito da chi fino a qualche mese prima proclamava il no alla guerra "senza se e senza ma": anche alla guerra in Afghanistan.Il Partito e' in condizione di dover recuperare credibilita' nei confronti di quel movimento, tra l'altro innervato da tanti compagni e compagne militanti, o comunque simpatizzanti del PRC, che oggi vivono disaffezione, distacco dal Partito, come ben si e' potuto vedere anche leggendo il risultato delle elezioni amministrative dello scorso maggio. Occorre lavorare perche' lo strappo possa essere ricucito, sapendo che non sara' semplice e che forti saranno le resistenze di alcune componenti di quel movimento, che con coerenza continueranno a dire: "senza se e senza ma", o a segnalare la contraddizione tra presenza al Governo e coerenza. Ma e' un impegno che va assunto, con l'obiettivo di un momento pubblico di discussione con tutte le componenti di quel movimento (dalla CGIL ai sindacati di base, dal Magazzino 47 e Radio Onda d'Urto al pacifismo cattolico, a quello che resta, se resta qualcosa, dell'esperienza del Brescia Social Forum, ai comitati territoriali, in primis il da poco costituito "via le atomiche da Ghedi"), in vista di una ripresa d'iniziativa, anche conflittuale, che si ponga l'obiettivo della trasformazione della societa', a partire dalle cose da fare nella nostra citta'. E' su questa base, poi, che la possibile aggregazione di forze a sinistra in citta' potra' essere qualcosa di più di una mera operazione elettorale. Se l'incontro con PdCI, Verdi e Sinistra Democratica sara' solo una sommatoria di sigle, tatticamente coalizzate, il risultato sara' inefficace politicamente e deludente in termini di voti; se l'incontro sara' frutto di un percorso, certo più problematico e impegnativo, di costruzione di un progetto comune, capace di coinvolgere esperienze diverse e di restituire il senso di una sinistra per la citta', il risultato sara' probabilmente proporzionato allo sforzo fatto. Sotto questo profilo credo che, probabilmente al di la' delle intenzioni, non sia stato felicissimo il titolo dato all'iniziativa pubblica del 26 giugno alla Camera del Lavoro, col riferimento all'esigenza di dar vita all'Unione anche a Brescia. E questo perche' proprio dalle vicende del governo e della politica nazionali ci arriva il segnale della necessita' di superare l'esperienza dell'Unione, di porre prioritariamente il tema della costruzione di una sinistra capace di determinare le condizioni dell'avanzamento sociale, e solo in un secondo tempo quello del come rapportarsi, ed eventualmente allearsi, con le altre forze del centro-sinistra. Ritengo che a Brescia si possa e probabilmente si debba tentare l'alleanza con l'attuale maggioranza che amministra la citta', ma solo dopo aver costruito le condizioni per poter incidere e imporre significativi segnali di discontinuita', quanto meno su alcuni punti irrinunciabili. Il primato dell'intervento pubblico nella gestione dei servizi sociali e alla persona, le questioni ambientali e relative ai beni comuni, l'approccio alle tematiche complesse che ineriscono alla sicurezza sociale, l'attenzione sul versante dei diritti e della partecipazione democratica dei cittadini, il grande tema del disarmo e della riconversione dell'industria armiera: sono punti sui quali provare a costruire una piattaforma di sinistra per l' amministrazione della citta', con le altre forze politiche che si renderanno disponibili, ma prima ancora con le realta' sociali presenti in citta'.Questi i temi che credo dovrebbe affrontare la discussione nel Partito, per farsi trovare preparato alle sfide non facili che lo attendono, e su questi temi sara' legittimo confrontarsi anche aspramente, dare piena liberta' di espressione alle differenze, fare sforzo di sintesi condivisa. Una discussione cosi' fatta consentirebbe probabilmente di superare l'espressione di opinioni per appartenza di mozione e magari di rompere la monotonia di interventi in cui e' quasi sempre gioco facile prevedere chi dira' cosa. Mi rendo conto di aver scritto troppo, anche se allo stesso tempo troppo poco. Ancora una cosa pero' voglio dire prima di concludere: l'esigenza che avverto di una ripresa di un dialogo reale, dentro al Partito e con le realta' di movimento, e' un'esigenza per me irrinunciabile. Se restasse inappagata, non saranno date le condizioni di una mia ricandidatura al consiglio comunale l'anno prossimo, ammesso che gli Organi dirigenti del Partito intendano propormela. Vi ringrazio tutti e tutte per l'attenzione Manlio Vicini _________________________________________________________________ Party? con Eventi! http://events.live.com/?showunauth=1 -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From sauro a bresciascuola.it Tue Jan 13 05:29:16 2009 From: sauro a bresciascuola.it (sauro a bresciascuola.it) Date: Tue, 13 Jan 2009 05:29:16 +0100 (CET) Subject: [Bsf] senso del ridicolo Message-ID: <57793.217.133.80.236.1231820956.squirrel@webmail.bresciascuola.it> Ho l'impressione come Valter, che all'interno di rifo, in particolare nella maggioranza bresciana, si sia perso il senso del ridicolo. Ho letto la bacheca del sito della fed. di bs e sono rimasto allibito. Quanta generosità nella difesa della democrazia e della libertà di opinione. Del resto si erano già battuti con le unghie quando veniva espulso Turigliatto perchè si rifiutava di votare il finanziamento alla guerra. Lo richiedeva il PD e tutti i giornali benpensanti. Prima era stato escluso dalle liste elettorali Ferrando perchè criticava duramente lo stato di israele, e difendeva il diritto dei palestinesi all'autodifesa. Allora di fronte alle proteste anche mie gli attuali dirigenti della fed di bs ci spiegavano che questi con i loro gravi gesti (che pertavano discredito) si erano posti oggettivamente fuori dal partito!!! Dopo le elezioni questi generosi e fini politici in un comitato pol. accusavano me, (non ho mai ricoperto incarichi dirigenti nel prc sin dalla sua nascita) di essere stato uno dei responsabili della catastrofe, mentre i poveri Bertinotti, Ferrero, Giordano, Sentinelli.... forse avevano fatto qualche errore, ma non era il momento delle accuse, e anzi avrei fatto bene ad assumermi le mie responsabilità e andarmene! Oggi è in gioco il posto di Sansonetti che deve poter utilizzare il giornale Liberazione per poter continuare la linea dell'arcobalenino, perbacco!!!! Vi annuncio che non sarei così caldo neanche per la difesa del posto di lavoro di Ferrero.... Scusate il sarcasmo e lo sfogo, ma il ridicolo ha un limite. sauro From linfavitale a hotmail.com Tue Jan 13 14:30:36 2009 From: linfavitale a hotmail.com (luciana sossi) Date: Tue, 13 Jan 2009 13:30:36 +0000 Subject: [Bsf] Guarda il mio profilo su Facebook In-Reply-To: References: Message-ID: e se lasciassimo fuori questa lista da Facebook?? Già viene usata a volte per scopi diversi da quelli per i quali è nata, non alimentiamo il problema.... Ciao Luciana > Date: Sat, 10 Jan 2009 18:15:31 -0800> To: bsf a bresciasocialforum.org> From: invite+pi==grfz a facebookmail.com> Subject: [Bsf] Guarda il mio profilo su Facebook> > Ciao Mailing,> > Ho creato un profilo su Facebook dove posso pubblicare le mie foto, i miei video ed eventi: ti vorrei aggiungere ai miei amici per poterli condividere con te. Prima di tutto, devi iscriverti su Facebook! Poi anche tu potrai creare il tuo profilo personale!> > Grazie,> Katia> > Per registrarti a Facebook, usa il link in basso:> http://www.facebook.com/p.php?i=1032244514&k=6VG34VV24V6M5G1GQA45TW&r> > -------------- parte successiva --------------> Un allegato HTML è stato rimosso...> URL: > _______________________________________________> Bsf mailing list> https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf _________________________________________________________________ Quali sono le più cliccate della settimana? http://livesearch.it.msn.com/ -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From kattivando a hotmail.com Tue Jan 13 14:40:01 2009 From: kattivando a hotmail.com (Katia De Col) Date: Tue, 13 Jan 2009 14:40:01 +0100 Subject: [Bsf] FW: Face - scuse formali a te non giunte evidentemente. In-Reply-To: References: Message-ID: Luciana a te forse non sono arrivate le scuse inviate ieri mattina. Un po' dei virus accertati, un po' la mia imbranataggine, han fatto danno. Mi scuso sinceramente. Katia Mi scuso con tutti/e coloro che hanno ricevuto la mail con oggetto - Guarda il mio profilo su Face Book. E' stata la mia imbranataggine: non so come sia accaduto! Sono stati selezionati tutti, e sottolineo tutti, gli indirizzi mail della mia rubrica.Se non si sanno utilizzare gli strumenti, è decisamente auspicabile il sottrarsi.O studiarne meglio le funzionalità.E' una lezione di vita.Scusatemi ancora. Detesto l'invasività informatica. Mi rammarico d'esserne stata fa(ce)utrice.Katia PS: sto cercando di utilizzarlo per fini social-aggregativi, in una Brescia tutt'altro che solidale. Chissà come andrà. Da: Katia De Col (kattivando a hotmail.com) Inviato: lunedì 12 gennaio 2009 9.52.43 A: paolo holliwood ggb (jeipaul a libero.it) Ccn: Caggia Fawithyou (caggiafawithyou a libero.it); fabio.bsd a gmail.com; flavia.piccinelli a aslbrescia.it; francesca.mazzei a tin.it; frassinedan a tiscali.it; giovanni fotografo (imageb a ciaoweb.it); Laura Giorgio (forc a hotmail.com); Omar Filippi (omar.shadow a gmail.com); oriella savoldi (fla a bs.lomb.cgil.it); pl ferrari giornalista rai tre (p.ferrari a rai.it); sergio fotografo (lussignoli a gmail.com); tiziana fotografa (tizaric a inwind.it); g.susco a iol.it; gigei2000 a hotmait.it; gioalesarges a alice.it; gungari a comune.brescia.it; guida alpina di Thomas Roc palace (guido a liberavventura.it); Ludo 8 (gbmarchioni a libero.it); MARCO GHIDINELLI (marcogh a linux.it); Pasini Gianna (gipasi2002 a libero.it); ruberto maria grazia (ruberto a amm.unibs.it); tiziana gardoni (tizianagardoni a libero.it); tiziana ghidinelli (tghidin a yahoo.it) Mi scuso con tutti/e coloro che hanno ricevuto la mail con oggetto - Guarda il mio profilo su Face Book. E' stata la mia imbranataggine: non so come sia accaduto! Sono stati selezionati tutti, e sottolineo tutti, gli indirizzi mail della mia rubrica.Se non si sanno utilizzare gli strumenti, è decisamente auspicabile il sottrarsi.O studiarne meglio le funzionalità.E' una lezione di vita.Scusatemi ancora. Detesto l'invasività informatica. Mi rammarico d'esserne stata fa(ce)utrice.Katia PS: sto cercando di utilizzarlo per fini social-aggregativi, in una Brescia tutt'altro che solidale. Chissà come andrà. Scoprilo insieme ai nuovi servizi Windows Live! Messenger 9: oltre le parole. _________________________________________________________________ Party? con Eventi! http://events.live.com/?showunauth=1 -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Tue Jan 13 15:14:07 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Tue, 13 Jan 2009 15:14:07 +0100 Subject: [Bsf] NOMADE; DE BELLO GALLICO LIBER I; IL PRC LICENZIA SANSONETTI, BERTINOTTI E I SUOI SE NE VANNO: CAMBIAMO CASA PER RIFONDARE LA SINISTRA!!!!!????? References: <2B86B76F734C4904AAAA476EE2E4031A@haj> Message-ID: De Bello Gallico Libro I I La Gallia nel suo complesso ? divisa in tre parti: una ? abitata dai Belgi, una dagli Aquitani, la terza da quelli che nella loro lingua si chiamano Celti, nella nostra Galli. Tutte queste popolazioni differiscono tra loro nella lingua, nelle istituzioni e nelle leggi. Divide i Galli dagli Aquitani il fiume Garonnna, dai Belgi la Marna e la Senna. Di tutti questi i pi? valorosi sono i Belgi, perch? sono i pi? lontani dalla raffinatezza e dalla civilt? della provincia, e molto raramente i mercanti si recano da loro a portarvi quei prodotti che servono ad effeminari gli animi, e sono i pi? vicini ai Germani che abitano oltre Reno, con i quali sono ininterrottamente in guerra. Questa ? la ragione per cui anche gli Elvezi superano nel valore gli altri Galli, perch? quasi ogni giorno combattono contro i Germani, o tenendoli fuori dal proprio paese o portando essi la guerra nel loro paese. Quella parte che, come ho detto, ? abitata dai Galli, inizia dal fiume Rodano; ? delimitata dal fiume Garonna, dall'Oceano, dal paese dei Belgi; dalla parte dei Sequani e degli Elvezi tocca anche il fiume Reno; si stende verso settentrione. Il paese dei Belgi comincia dalla parte estrema della Gallia; tocca il corso inferiore del fiume Reno, si stende verso settentrione e oriente. L'Aquitania dal fiume Garonna si stende fino a toccare i monti Pirenei e quella parte dell'Oceano che volge verso la Spagna; si stende tra occidente e settentrione. II Presso gli Elvezi, Orgetorige fu di gran lunga il pi? nobile e ricco. Durante il consolato di Marco Messala e di Pupio Marco Pisone, indotto dal desiderio del regno fece una congiura contro i nobili e convinse la sua gente ad uscire dai loro confini con tutti i loro possessi: era cosa facilissima, dal momento che eccellevano su tutti per valore militare, impadronendosi del potere di tutta la Gallia. Li convinse pi? facilmente per questo, perch? gli Elvezi sono confinati da ogni parte per la natura dei luoghi: da una parte dal fiume Reno larghissimo e profondissimo, che divide il territorio degli Elvezi da quello dei Germani; dall'altra parte dall'altissimo monte Iura, che sta tra i Sequani e gli Elvezi; dal terzo lato dal lago Lemanno e dal fiume Rodano, che divide la Provenza dagli Elvezi. Per queste ragioni accadeva sia che potevano sconfinare meno estesamente sia che potevano portare guerra meno facilmente ai popoli confinanti; da quella parte uomini ansiosi di combattere erano travagliati da grande malumore. In ragione poi del gran numero di uomini e della gloria militare e della forza, stimavano avere dei confini angusti che si estendevano in longitudine per 240 mila passi, in latitudine per 180. III Spinti da tali motivi e indotti dal prestigio di Orgetorige, gli Elvezi decisero di preparare ci? che serviva per la partenza: comprarono quanti pi? giumenti e carri fosse possibile, seminarono tutto il grano che gli riusc? di seminare, per averne a sufficienza durante il viaggio, rafforzarono i rapporti di pace e di amicizia con i popoli pi? vicini. Ritennero che due anni fossero sufficienti per portare a termine i preparativi: con una legge fissarono la partenza al terzo anno. Per eseguire tali operazioni viene scelto Orgetorige, che si assume il compito di recarsi in ambasceria presso gli altri popoli. Durante la sua missione, il sequano Castico, figlio di Catamantalede, che era stato per molti anni signore dei Sequani e aveva ricevuto dal senato del popolo romano il titolo di amico, venne persuaso da Orgetorige a impadronirsi del regno che in precedenza era stato del padre. Allo stesso modo Orgetorige convince ad analoga azione l'eduo Dumnorige, al quale d? in sposa sua figlia. Dumnorige era fratello di Diviziaco, a quel tempo principe degli Edui e amatissimo dal suo popolo. Orgetorige dimostra a Castico e a Dumnorige che ? assai facile portare a compimento l'impresa, perch? egli stesso sta per prendere il potere: gli Elvezi, senza dubbio, erano i pi? forti tra tutti i Galli. Assicura che con le sue truppe e con il suo esercito avrebbe procurato loro il regno. Spinti dalle sue parole, si scambiano giuramenti di fedelt?, sperando, una volta ottenuti i rispettivi domini, di potersi impadronire di tutta la Gallia mediante i tre popoli pi? potenti e pi? forti. IV Un delatore svel? l'accordo agli Elvezi. Secondo la loro usanza, essi costrinsero Orgetorige a discolparsi incatenato: se lo avessero condannato, la pena comportava il rogo. Nel giorno stabilito per il processo, Orgetorige fece venire da ogni parte tutti i suoi familiari e servi, circa diecimila persone, nonch? tutti i suoi clienti e debitori, che erano molto numerosi. Grazie a essi riusc? a sottrarsi all'interrogatorio. Mentre il popolo, adirato per l'accaduto, cercava di far valere con le armi il proprio diritto e i magistrati radunavano dalle campagne una grande moltitudine di uomini, Orgetorige mor?. Non manc? il sospetto, secondo l'opinione degli Elvezi, che si fosse suicidato. V Dopo la morte di Orgetorige, gli Elvezi cercano ugualmente di attuare il progetto di abbandonare il loro territorio. Quando ritengono di essere ormai pronti per la partenza, incendiano tutte le loro citt?, una dozzina, i loro villaggi, circa quattrocento, e le singole case private che ancora restavano; danno fuoco a tutto il grano, a eccezione delle scorte che dovevano portare con s?, per essere pi? pronti ad affrontare tutti i pericoli, una volta privati della speranza di tornare in patria; ordinano che ciascuno porti da casa farina per tre mesi. Persuadono i Rauraci, i Tulingi e i Latobici, con i quali confinavano, a seguire la loro decisione, a incendiare le citt? e i villaggi e a partire con loro. Accolgono e si aggregano come alleati i Boi, che si erano stabiliti al di l? del Reno, erano passati nel Norico e avevano assediato Noreia. VI Le strade, attraverso le quali gli Elvezi potevano uscire dal loro territorio, erano in tutto due: la prima, stretta e difficoltosa, attraversava le terre dei Sequani tra il monte Giura e il Rodano e permetteva, a stento, il transito di un carro per volta; inoltre, il Giura incombeva su di essa a precipizio, in modo tale che pochissimi bastavano facilmente a impedire il passaggio; la seconda attraversava la nostra provincia ed era molto pi? agevole e rapida, perch? tra i territori degli Elvezi e degli Allobrogi, da poco pacificati, scorre il Rodano, che in alcuni punti consente il guado. Ginevra ? la citt? degli Allobrogi pi? settentrionale e confina con i territori degli Elvezi, ai quali ? collegata da un ponte. Gli Elvezi, per garantirsi via libera, pensavano di persuadere gli Allobrogi, che non sembravano ancora ben disposti verso i Romani, o di obbligarli con la forza. Ultimati i preparativi per la partenza, stabiliscono la data in cui avrebbero dovuto riunirsi tutti sulla riva del Rodano: cinque giorni prima delle calende di aprile, nell'anno del consolato di Lucio Pisone e A. Gabinio. VII Essendo stato annunciato questo a Cesare, cio? che gli Elvezi tentavano di passare per la nostra provincia, egli si affrett? a partire dalla citt? e si diresse verso la Gallia Ulteriore, a marce il pi? possibile forzate e giunse a Ginevra. Ordin? a tutte le province di fornire il numero pi? grande possibile di soldati - c'era solamente una legione in Gallia Ulteriore; ordin? di tagliare il ponte che era vicino a Ginevra. Quando gli Elvezi vennero informati del suo arrivo, inviarono presso di lui i legati pi? illustri della citt?, della cui ambasceria Nammeio e Veruclezio ottenevano il posto di capo, per dire che loro avevano intenzione di passare per la provincia senza alcun cattivo proposito, per il fatto che non avevano nessun'altra via. Lo pregavano di permettere loro di fare ci? con il suo assenso. Cesare, poich? ricordava che il console Lucio Cassio era stato ucciso, e il suo esercito era stato sconfitto dagli Elvezi e soggiogato, non ritenne di dover cedere; e pensava che, se si fosse concesso a uomini di animo ostile la facolt? di passare per la provincia, non si sarebbero astenuti dal recar danno e offesa. Tuttavia, per aspettare finch? non arrivassero i soldati che aveva richiesto, rispose che avrebbe preso un giorno per decidere: se volessero una risposta, che tornassero il 13 aprile. VIII Nel frattempo, impiegando la legione al suo seguito e i soldati giunti dalla provincia, Cesare scava un fossato ed erige un muro lungo diciannove miglia e alto sedici piedi, dal lago Lemano, che sbocca nel Rodano, fino al monte Giura, che divide i territori dei Sequani dagli Elvezi. Ultimata l'opera, dispone presidi e costruisce ridotte per respingere con maggior facilit? gli Elvezi, se avessero tentato di passare suo malgrado. Quando giunse il giorno fissato con gli ambasciatori ed essi ritornarono, Cesare disse che, conforme alle tradizioni e ai precedenti del popolo romano, non poteva concedere ad alcuno il transito attraverso la provincia e si dichiar? pronto a impedir loro il passaggio nel caso cercassero di far ricorso alla forza. Gli Elvezi, persa questa speranza, cercarono di aprirsi un varco sia di giorno, sia, pi? spesso, di notte, o per mezzo di barche legate insieme e di zattere, che avevano costruito in gran numero, o guadando il Rodano nei punti in cui era meno profondo. Respinti dalle fortificazioni e dall'intervento dei nostri soldati, rinunciarono ai loro tentativi. IX Agli Elvezi rimaneva solo la strada attraverso le terre dei Sequani; contro il loro volere, per?, non avrebbero potuto passare, perch? era troppo stretta. Da soli non sarebbero riusciti a persuadere i Sequani, perci? mandarono degli emissari all'eduo Dumnorige, per ottenere via libera grazie alla sua intercessione. Dumnorige era molto potente presso i Sequani per il favore di cui godeva e per le sue elargizioni, ed era amico degli Elvezi perch? aveva preso in moglie una elvetica, la figlia di Orgetorige; inoltre, spinto dalla brama di regnare, tendeva a novit? politiche e voleva, mediante i benefici resi, tenere legati a s? quanti pi? popoli possibile. Perci?, si assume l'incarico e ottiene che i Sequani concedano agli Elvezi il permesso di transito e che le due parti si scambino ostaggi: i Sequani per non ostacolare gli Elvezi durante l'attraversamento del paese, gli Elvezi per attraversarlo senza provocare offese o danni. X A Cesare fu annunciato ancora che gli Elvezi avevano in animo di marciare attraverso i territori dei Sequani e degli Edui nel territorio dei Santoni, che non sono distandi dal territorio degli abitanti di Tolosa, che ? una citt? nella Provenza. Se ci? fosse accaduto, (Cesare) capiva che sarebbe successo, con gran pericolo per la Provenza, che avrebbero avuto come confinanti uomini bellicosi, nemici del popolo Romano, in luoghi estesi e per soprattutto fertili. Per queste ragioni mise il luogotenente Tito Labieno a capo delle fortificazioni che aveva fatto; egli stesso scese in Italia a marce forzate, e l? arruol? due legioni e (ne) richiam? dai quartieri invernali tre, che svernavano vicino ad Aquileia, e si diresse verso la Gallia Ulteriore per la strada pi? vicina attraverso Alpi con queste cinque legioni. Qui i Ceutroni e i Graiceli e i Caturigi, che avevano occupavato le zone sovrastanti, tentavano di ostacolare l'avanzata dell'esercito. Dopo essere stati respinti in parecchie battaglie, il settimo giorno arriva nel territorio dei Vocontii nella Provenza Citeriore da Ocelo, che ? il villaggio pi? lontano della Provenza Citeriore; quindi conduce l'esercito nel territorio degli Allobrogi, (e) dagli Allobrogi ai Segusiani. Questi sono i primi (popoli) fuori dalla Provincia oltre il Rodano. XI Gli Elvezi avevano gi? fatto passare alle loro truppe le strette gole montane e, attraverso le terre dei Sequani, avevano raggiunto il paese degli Edui e ne devastavano i campi. Questi, non essendo in grado di difendere n? le loro vite n? le loro propriet?, mandarono ambasciatori a Cesare per chiedere aiuto, supplicando, dato che loro in tutti i tempi avevano rispettato il popolo Romano, che i loro campi non venissero devastati, i loro bambini non fossero resi schiavi e le loro citt? non fossero rase al suolo. Contemporaneamente gli Ambarri, popolo amico ed affine agli Edui, informarono Cesare che le loro terre erano state devastate ed era per loro difficile difendere dagli attacchi dei nemici le proprie citt?. Nello stesso modo gli Allobrogi, che avevano i villaggi e i campi oltre il Rodano, fuggirono e si rifugiarono da Cesare, dicendo che nulla era rimasto loro se non la terra. A queste notizie Cesare cap? di non dover attendere che gli Elvezi giungessero nelle terre dei Santoni, dopo aver distrutte tutte le ricchezze degli alleati di Roma. XII L'Arar ? un fiume che confluisce nel Rodano attraverso i territori degli Edui e dei Sequani, con incredibile lentezza, tanto che, a prima vista, non si pu? giudicare in quale delle due direzioni scorra. Gli Elvezi lo attraversano con un ponte di barche legate. Quando Cesare venne informato per mezzo degli esploratori che tre quarti delle truppe degli Elvezi avevano attraversato quel fiume, che il (restante) quarto invece era stato lasciato al di qua del fiume Arar, subito dopo la terza vigilia, dopo essere partito con tre legioni dall'accampamento, (Cesare) si diresse verso quel quarto che non aveva ancora attraversato il fiume. Assaliti questi, carichi di bagagli e sorpresi, ne massacr? una gran parte, i rimanenti si dettero alla fuga e si rifugiarono nelle foreste pi? vicine. Questo cantone si chiamava Tigurino; infatti tutta la patria degli Elvezi era divisa in quattro cantoni. Questo cantone da solo, essendo uscito dalla patria, aveva assassinato al tempo dei nostri avi il console Lucio Cassio, e aveva soggiogato il suo esercito. Cos? o per la circostanza o per consiglio degli dei immortali, quella parte della popolazione elvetica che aveva provocato una famosa disfatta al popolo romano, quella pag? come responsabile. E in questo fatto Cesare non vendic? solo gli affronti pubblici, ma anche (quelli) privati, poich? i Tigurini uccisero un avo di suo suocero Lucio Pisone, l'ambasciatore Lucio Pisone, nella stessa battaglia in cui uccisero Cassio. XIII Dopodich?, per poter raggiungere le rimanenti truppe degli Elvezi, Cesare ordina di costruire un ponte sulla Saona e, cos?, trasborda sull'altra riva le sue truppe. Gli Elvezi, scossi dal suo arrivo repentino, quando si resero conto che per attraversare il fiume a Cesare era occorso un giorno solo, mentre essi avevano impiegato venti giorni di enormi sforzi, gli mandarono degli ambasciatori. Li guidava Divicone, gi? capo degli Elvezi all'epoca della guerra di Cassio. Divicone parl? a Cesare in questi termini: se il popolo romano siglava la pace con gli Elvezi, essi si sarebbero recati dove Cesare avesse deciso e voluto, per rimanervi; se, invece, continuava con le operazioni di guerra, si ricordasse sia del precedente rovescio del popolo romano, sia dell'antico eroismo degli Elvezi. Aveva attaccato all'improvviso una sola trib?, quando gli uomini ormai al di l? del fiume non potevano soccorrerla: non doveva, dunque, attribuire troppo merito, per la vittoria, al suo grande valore, o disprezzare gli Elvezi, che avevano imparato dai padri e dagli avi a combattere da prodi pi? che con l'inganno o gli agguati. Perci?, non si esponesse al rischio che il luogo dove si trovavano prendesse il nome e tramandasse alla storia la disfatta del popolo romano e il massacro del suo esercito. XIV A tali parole Cesare cos? rispose: tanto meno doveva esitare, perch? ci? che gli ambasciatori degli Elvezi avevano ricordato era impresso nella sua mente, e quanto minore era stata la colpa del popolo romano, tanto maggior dolore provava lui per la sconfitta: se i Romani avessero avuto coscienza di qualche torto commesso, facilmente si sarebbero tenuti in guardia; ma non pensavano di aver compiuto qualcosa per cui temere, n? di dover temere senza motivo, e questo li aveva traditi. E se anche avesse voluto dimenticare le antiche offese, poteva forse rimuovere dalla mente le recenti? Gli Elvezi, contro il suo volere, non avevano cercato di aprirsi a forza un varco attraverso la provincia, non avevano infierito contro gli Edui, gli Ambarri, gli Allobrogi? Che si gloriassero in modo tanto insolente e si stupissero di aver evitato cos? a lungo la punizione delle offese inflitte, concorreva a uno stesso scopo: gli d?i immortali, di solito, quando vogliono castigare qualcuno per le sue colpe, gli concedono, ogni tanto, maggior fortuna e un certo periodo di impunit?, perch? abbia a dolersi ancor di pi?, quando la sorte cambia. La situazione stava cos?, ma lui era disposto a far pace: gli Elvezi, per?, dovevano consegnargli ostaggi, a garanzia che le promesse le avrebbero mantenute, e risarcire gli Edui, i loro alleati e gli Allobrogi per i danni arrecati. Divicone replic? che gli Elvezi avevano imparato dai loro antenati a ricevere, non a consegnare ostaggi; di ci? il popolo romano era testimone. Detto questo, se ne and?. XV Il giorno seguente gli Elvezi tolgono le tende. Lo stesso fa Cesare e, per vedere dove si dirigevano, manda in avanscoperta tutta la cavalleria, di circa quattromila unit?, reclutata sia in tutta la provincia, sia tra gli Edui e i loro alleati. I nostri, inseguita con troppo slancio la retroguardia degli Elvezi, si scontrano con la cavalleria nemica in un luogo sfavorevole: pochi dei nostri cadono. Gli Elvezi, esaltati dal successo, poich? con cinquecento cavalieri avevano sbaragliato un numero di nemici cos? alto, incominciarono a fermarsi, di tanto in tanto, con maggiore audacia e a provocare con la loro retroguardia i nostri. Cesare tratteneva i suoi e si accontentava, per il momento, di impedire al nemico ruberie, foraggiamenti e saccheggi. Proseguirono per circa quindici giorni la marcia, in modo che gli ultimi reparti del nemico e i nostri primi non distassero pi? di cinque o sei miglia. XVI Nel frattempo, Cesare ogni giorno chiedeva agli Edui il grano che gli avevano promesso ufficialmente. Infatti, a causa del freddo, dato che la Gallia, come gi? si ? detto, ? situata a settentrione, non solo il frumento nei campi non era ancora maturo, ma non c'era neppure una quantit? sufficiente di foraggio. Del grano, poi, che aveva fatto portare su nave risalendo la Saona, Cesare non poteva far uso, perch? gli Elvezi si erano allontanati dal fiume ed egli non voleva perderne il contatto. Gli Edui rimandavano di giorno in giorno: dicevano che il grano lo stavano raccogliendo, che era gi? in viaggio, che stava per arrivare. Cesare, quando si rese conto che da troppo tempo si tirava in lungo e che incalzava il giorno della distribuzione ai soldati, convoc? i principi degli Edui, presenti in buon numero nell'accampamento; tra di essi c'erano Diviziaco e Lisco. Quest'ultimo era il "vergobreto" - come lo chiamano gli Edui - ossia il magistrato che riveste la carica pi? alta, ? eletto annualmente e ha potere di vita e di morte sui suoi concittadini. Cesare li accusa duramente: non lo aiutavano proprio quando il grano non poteva n? comprarlo, n? prenderlo dai campi, in un momento cos? critico e con il nemico cos? vicino, tanto pi? che aveva intrapreso la guerra spinto soprattutto dalle loro preghiere. Perci?, si lamenta ancor pi? pesantemente di essere stato abbandonato. XVII Solo allora Lisco, spinto dal discorso di Cesare, espone ci? che in precedenza aveva passato sotto silenzio: c'erano degli individui che godevano di grande prestigio tra il popolo e che, pur non rivestendo cariche pubbliche, avevano da privati pi? potere dei magistrati stessi. Erano loro a indurre la massa, con discorsi sediziosi e proditori, a non consegnare il grano dovuto: sostenevano che, se gli Edui non erano pi? capaci di conservare la signoria sul paese, era meglio sopportare il dominio dei Galli piuttosto che dei Romani; i Romani, una volta sconfitti gli Elvezi, avrebbero senza dubbio tolto la libert? agli Edui insieme agli altri Galli. E le stesse persone rivelavano ai nemici i nostri piani e tutto ci? che accadeva nell'accampamento. Lisco non era in grado di tenerle a freno, anzi, adesso che era stato costretto a palesare a Cesare la situazione cos? critica, si rendeva conto di quale pericolo stesse correndo. Ecco il motivo per cui aveva taciuto il pi? a lungo possibile. XVIII Cesare intuiva che il discorso alludeva a Dumnorige, fratello di Diviziaco, ma non voleva trattare l'argomento di fronte a troppa gente; cos?, si affretta a sciogliere l'assemblea, ma trattiene Lisco. A tu per tu gli chiede delucidazioni su ci? che aveva detto durante la riunione. Lisco parla con maggior libert? e minor timore. Cesare, poi, prende segretamente informazioni anche da altre fonti e scopre che era vero: si trattava proprio di Dumnorige, un individuo di estrema audacia, di gran credito presso il popolo per la sua liberalit? e avido di rivolgimenti. Per parecchi anni aveva ottenuto a basso prezzo l'appalto delle dogane e di tutte le altre imposte, perch? nessuno osava fare concorrenza alle sue offerte. In questo modo aveva aumentato il patrimonio familiare e si era procurato ingenti mezzi per fare delle elargizioni. A sue spese finanziava costantemente un gran numero di cavalieri, che aveva sempre intorno a s?; inoltre, non solo in patria, ma anche tra le genti confinanti godeva di molta autorit? e, per aumentarla, aveva dato in sposa sua madre a un uomo molto nobile e potente della trib? dei Biturigi, aveva preso in moglie una donna degli Elvezi, aveva fatto maritare una sua sorella dal lato materno e altre sue parenti con uomini che appartenevano ad altri popoli. Favoriva gli Elvezi ed era ben disposto nei loro confronti per ragioni di parentela; nutriva anche un odio personale nei confronti di Cesare e dei Romani, perch? con il loro arrivo il suo potere era diminuito e suo fratello Diviziaco aveva riacquistato la precedente posizione di influenza e di onore. Nel caso di una sconfitta dei Romani aveva forti speranze di ottenere il regno con l'appoggio degli Elvezi; sotto il dominio del popolo romano non poteva nutrire speranze non solo di regnare, ma neppure di mantenere l'influenza che aveva. Cesare, continuando nella sua indagine, veniva anche a sapere che nel malaugurato scontro di cavalleria di recente avvenuto, il primo a fuggire era stato Dumnorige con i suoi (infatti, era lui il comandante della cavalleria che gli Edui avevano mandato di rinforzo a Cesare): la loro fuga aveva seminato il panico tra gli altri cavalieri. XIX Cesare, una volta appurato tutto ci?, poich? ai sospetti si aggiungevano dati di assoluta certezza (Dumnorige aveva fatto passare gli Elvezi attraverso i territori dei Sequani; aveva promosso lo scambio degli ostaggi; aveva agito sempre senza ricevere ordini da Cesare o dal suo popolo, anzi a loro insaputa; era, infine, accusato dal magistrato degli Edui), riteneva che vi fossero motivi sufficienti per procedere personalmente contro Dumnorige o per invitare il suo popolo a punirlo. A tutte le precedenti considerazioni, una sola si opponeva: Cesare aveva conosciuto l'eccezionale devozione verso il popolo romano, la disposizione davvero buona nei propri confronti, la straordinaria fedelt?, giustizia e misura di Diviziaco, fratello di Dumnorige. Intervenendo contro quest'ultimo, quindi, temeva di offendere i sentimenti di Diviziaco. Perci?, prima di muoversi contro Dumnorige, convoc? Diviziaco: allontanati i soliti interpreti, utilizz?, per il colloquio, C. Valerio Trocillo, principe della provincia della Gallia, suo parente, nel quale riponeva la massima fiducia. Cesare inizia subito col ricordare a Diviziaco tutto ci? che in sua presenza era stato detto su Dumnorige durante l'assemblea dei Galli e lo mette al corrente delle informazioni che ciascuno, singolarmente, gli aveva dato sul conto del fratello. Gli chiede, anzi lo prega di non offendersi, se lui stesso, aperta un'inchiesta contro Dumnorige, emetter? un giudizio o inviter? gli Edui a emetterlo. XX Diviziaco abbracci? Cesare e scoppi? in lacrime: incominci? a implorarlo di non prendere provvedimenti troppo gravi nei confronti del fratello. Diceva di sapere che era vero, ma ne era addolorato pi? di chiunque altro, perch? a rendere potente Dumnorige era stato proprio lui, Diviziaco, quando era molto influente in patria e nel resto della Gallia, mentre suo fratello non lo era affatto a causa della sua giovane et?. Dumnorige, per?, si era servito delle risorse e delle forze acquisite, finendo non solo per diminuire il favore di cui godeva suo fratello, ma quasi per rovinare se stesso. Tuttavia, Diviziaco diceva di essere mosso sia dall'affetto fraterno, sia dall'opinione della sua gente. Se Cesare condannava Dumnorige a una pena grave, nessuno avrebbe creduto all'estraneit? di Diviziaco, che aveva una posizione di privilegio, come amico di Cesare, ragion per cui egli avrebbe perso l'appoggio di tutti i Galli. Piangendo, continuava a rivolgergli parole di supplica. Cesare, prendendogli la destra, lo consola, gli chiede di non aggiungere altro e gli dichiara che la sua influenza contava per lui tanto, che avrebbe sacrificato al suo desiderio e alle sue preghiere sia l'offesa arrecata alla repubblica, sia il proprio risentimento. Alla presenza del fratello convoca Dumnorige, gli espone gli addebiti da muovergli, le cose che aveva capito e quelle di cui il suo popolo si lamentava. Lo ammonisce a evitare in futuro tutti i sospetti e gli dice che gli perdonava il passato in virt? di suo fratello Diviziaco. Lo mette, per?, sotto sorveglianza per poter sapere che cosa facesse e con chi parlasse. XXI Nello stesso giorno Cesare venne informato dagli esploratori che i nemici si erano fermati alle pendici di un monte a otto miglia dal suo accampamento. Mand? allora ad accertare quale fosse la conformazione del monte e se c'era una via d'accesso. Gli riferirono che vi si poteva salire con facilit?. Ordina a T. Labieno, legato propretore, di salire dopo mezzanotte sulla sommit? del monte con due legioni, avvalendosi delle guide che avevano effettuato il sopralluogo, e gli chiarisce il suo piano. Lui stesso, dopo le tre di notte, per la stessa via percorsa dal nemico, muove contro gli Elvezi, mandando avanti tutta la cavalleria. In avanscoperta, con gli esploratori, viene spedito P. Considio, che aveva fama di soldato espertissimo per avere servito prima nell'esercito di L. Silla e, poi, in quello di M. Crasso. XXII All'alba, mentre Labieno teneva la sommit? del monte e Cesare non distava pi? di illecinquecento passi dall'accampamento dei nemici, ignari, come si seppe in seguito dai prigionieri, sia del suo arrivo, sia della presenza di Labieno, Considio a briglia sciolta si precipita da Cesare e gli comunica che il monte, di cui Labieno doveva impadronirsi, era nelle mani dei nemici: lo aveva capito dalle armi e dalle insegne galliche. Cesare comanda alle sue truppe di ritirarsi sul colle pi? vicino e le schiera a battaglia. Labieno aveva ricevuto ordine di non attaccare finch? non avesse visto nei pressi dell'accampamento nemico le truppe di Cesare: lo scopo era di sferrare l'assalto contemporaneamente da tutti i lati. Labieno, perci?, teneva la sommit? del monte e aspettava i nostri, senza attaccare. Solo a giorno gi? inoltrato Cesare seppe dagli esploratori che il monte era in mano ai suoi, che gli Elvezi avevano spostato l'accampamento e che Considio, in preda al panico, aveva riferito di avere visto ci? che, in realt?, non aveva visto. Quel giorno Cesare segue i nemici alla solita distanza e si ferma a tre miglia dalle loro posizioni. XXIII L'indomani, considerando che mancavano solo due giorni alla distribuzione di grano e che Bibracte, la citt? degli Edui pi? grande e pi? ricca in assoluto, non distava pi? di diciotto miglia, Cesare pens? di dover provvedere ai rifornimenti. Smette di seguire gli Elvezi e si affretta verso Bibracte. Alcuni schiavi, fuggiti dalla cavalleria gallica del decurione L. Emilio, riferiscono al nemico la faccenda. Gli Elvezi, o perch? pensavano che i Romani si allontanassero per paura, tanto pi? che il giorno precedente non avevano attaccato pur occupando le alture, o perch? contavano di poter impedire ai nostri l'approvvigionamento di grano, modificarono i loro piani, invertirono il senso di marcia e incominciarono a inseguire e a provocare la nostra retroguardia. XXIV Cesare, quando se ne accorse, ritir? le sue truppe sul colle pi? vicino e mand? la cavalleria a fronteggiare l'attacco nemico. Nel frattempo, a met? del colle dispose, su tre linee, le quattro legioni di veterani, mentre in cima piazz? le due legioni da lui appena arruolate nella Gallia cisalpina e tutti gli ausiliari, riempiendo di uomini tutto il monte. Ordin?, frattanto, che le salmerie venissero ammassate in un sol luogo e che lo difendessero le truppe schierate pi? in alto. Gli Elvezi, che venivano dietro con tutti i loro carri, raccolsero in un unico posto i bagagli, si schierarono in formazione serratissima, respinsero la nostra cavalleria, formarono la falange e avanzarono contro la nostra prima linea. XXV Cesare ordin? di allontanare e nascondere prima il suo cavallo, poi quelli degli altri: voleva rendere il pericolo uguale per tutti e togliere a ognuno la speranza della fuga. Spronati i soldati, attacc?. I nostri riuscirono con facilit? a spezzare la falange nemica lanciando dall'alto i giavellotti; una volta disunita la falange, sguainarono le spade e si gettarono all'assalto. I Galli combattevano con grande difficolt?: molti dei loro scudi erano stati trafitti e inchiodati da un solo lancio di giavellotti; i giavellotti si erano piegati, per cui essi non riuscivano n? a svellerli, n? a lottare nel modo migliore con la mano sinistra impedita. Molti, dopo avere a lungo agitato il braccio, preferirono gettare a terra gli scudi e combattere a corpo scoperto. Alla fine, spossati per le ferite, incominciarono a ritirarsi e a cercar riparo su un monte, che si trovava a circa un miglio di distanza; l? si attestarono. Mentre i nostri si spingevano sotto, i Boi e i Tulingi, che con circa quindicimila uomini chiudevano lo schieramento nemico e proteggevano la retroguardia, aggirarono i nostri e li assalirono dal fianco scoperto. Vedendo ci?, gli Elvezi che si erano rifugiati sul monte incominciarono a premere di nuovo e a riaccendere lo scontro. I Romani operarono una conversione e attaccarono su due fronti: la prima e la seconda linea per tener testa agli Elvezi gi? vinti e respinti, la terza per reggere all'urto dei nuovi arrivati. XXVI Cos?, si combatt? su due fronti a lungo e con accanimento. Alla fine, quando non poterono pi? sostenere l'attacco dei nostri, parte degli Elvezi, come aveva gi? fatto prima, si mise al sicuro sul monte, parte si ritir? l? dove avevano ammassato i bagagli e i carri. A dire il vero, per tutto il tempo della battaglia, durata dall'una del pomeriggio fino al tramonto, nessuno pot? vedere un solo nemico in fuga. Nei pressi delle salmerie si lott? addirittura fino a notte inoltrata, perch? gli Elvezi avevano disposto i carri come una trincea e dall'alto scagliavano frecce sui nostri che attaccavano. Alcuni, appostati tra i carri e le ruote, lanciavano matare e tragule, colpendo i nostri. Dopo una lunga lotta, i soldati romani si impadronirono dell'accampamento e delle salmerie. Qui vennero catturati la figlia di Orgetorige e uno dei figli. Sopravvissero allo scontro centotrentamila Elvezi e per tutta la notte marciarono ininterrottamente. Senza fermarsi mai neppure nelle notti seguenti, dopo tre giorni giunsero nei territori dei Lingoni. I nostri, invece, sia per curare le ferite riportate dai soldati, sia per dare sepoltura ai morti, si attardarono per tre giorni e non poterono incalzarli. Cesare invi? ai Lingoni una lettera e dei messaggeri per proibir loro di fornire grano o altro agli Elvezi: in caso contrario, li avrebbe trattati alla stessa stregua. Al quarto giorno riprese a inseguire gli Elvezi con tutte le truppe. XXVII Agli Elvezi mancava tutto il necessario per proseguire la guerra, perci? inviarono degli ambasciatori a offrire la resa. Cesare era ancora in marcia quando gli si fecero incontro; si gettarono ai suoi piedi e gli chiesero pace, piangendo e supplicando. Cesare ordin? agli Elvezi di aspettarlo dove adesso si trovavano, ed essi obbedirono. Appena giunto, chiese la consegna degli ostaggi, delle armi e degli schiavi fuggiti. Mentre gli Elvezi stavano ancora provvedendo alla ricerca e alla raccolta, scese la notte, nelle prime ore della quale circa seimila uomini della trib? dei Verbigeni lasciarono l'accampamento degli Elvezi e si diressero verso il Reno e i territori dei Germani: forse temevano di essere uccisi, una volta consegnate le armi, oppure speravano di salvarsi, pensando che in mezzo a tanta gente che si era arresa la loro fuga potesse rimanere nascosta o passare del tutto inosservata. XXVIII Cesare, appena lo seppe, ordin? ai popoli, attraverso i cui territori erano passati i Verbigeni, di cercarli e di riportarglieli, se volevano essere giustificati ai suoi occhi. Tratt? come nemici i Verbigeni catturati, mentre accett? la resa degli Elvezi che gli consegnarono ostaggi, armi e fuggiaschi. Comand? agli Elvezi, ai Tulingi e ai Latobici di ritornare nei territori dai quali erano partiti e, poich? in patria erano andati perduti tutti i raccolti e non avevano pi? nulla con cui sfamarsi, diede disposizione agli Allobrogi di rifornirli di grano. Ordin? agli Elvezi di ricostruire le citt? e i villaggi incendiati. La sua intenzione era, soprattutto, di non lasciare spopolate le zone dalle quali gli Elvezi si erano mossi: non voleva che i Germani d'oltre Reno passassero nei territori degli Elvezi, pi? fertili, venendo a confinare con la provincia della Gallia e con gli Allobrogi. I Boi, che avevano dato prova di grande valore, ottennero il permesso di stabilirsi nei territori degli Edui, che lo avevano richiesto. Ai Boi gli Edui diedero campi da coltivare e, in seguito. concessero parit? di diritti e la stessa condizione di libert? di cui essi stessi godevano. XXIX Nell'accampamento degli Elvezi vennero trovate e consegnate a Cesare delle tavolette scritte in caratteri greci. Si trattava di un elenco nominativo degli uomini in grado di combattere che avevano lasciato i loro territori; c'era anche, a parte, una lista riguardante i bambini, i vecchi e le donne. La somma dei due elenchi contava duecentosessantatremila Elvezi, trentaseimila Tulingi, quattordicimila Latobici, ventitremila Rauraci, trentaduemila Boi. Circa novantaduemila erano, tra di essi, gli uomini in grado di portare armi. Il totale ammontava a trecentosessantottomila. Si tenne, per ordine di Cesare, un censimento generale degli Elvezi che rientravano in patria: risultarono centodiecimila. XXX Terminata la guerra con gli Elvezi, da quasi tutta la Gallia vennero a congratularsi con Cesare, in veste di ambasciatori, i pi? autorevoli cittadini dei vari popoli. Si rendevano conto che Cesare, con questa guerra, aveva punito gli Elvezi per le vecchie offese da essi inflitte al popolo romano, ma ne aveva tratto vantaggio la Gallia non meno di Roma: gli Elvezi, pur godendo di grandissima prosperit?, avevano abbandonato la loro terra per portare guerra a tutta la Gallia, conquistarla e scegliersi per insediamento, tra tutte le regioni del paese, la zona che avessero giudicato pi? vantaggiosa e fertile, assoggettando gli altri popoli con un tributo. Chiesero a Cesare il permesso di fissare una data per una riunione generale dei Galli: volevano presentargli delle richieste, sulle quali c'era completo accordo. Cesare acconsent? e tutti giurarono solennemente di non rivelare gli argomenti trattati, se non su incarico dell'assemblea stessa. XXXI Dopo che l'assemblea fu sciolta, si ripresentarono a Cesare i principi delle varie popolazioni, gli stessi che gi? erano venuti da lui. Gli chiesero di poter trattare con lui, segretamente, di questioni che riguardavano non solo loro, ma la salvezza comune. Ottenuto il permesso, si gettarono tutti ai suoi piedi, supplicandolo: desideravano e si preoccupavano di non fare trapelare nulla del loro colloquio tanto quanto di vedere esaudite le proprie richieste, perch? erano certi che avrebbero subito i peggiori tormenti, se la cosa si fosse risaputa. Parl? a nome di tutti l'eduo Diviziaco: tutta la Gallia era divisa in due fazioni con a capo, rispettivamente, gli Edui e gli Arverni. I due popoli si erano contesi tenacemente la supremazia per molti anni, fino a che gli Arverni e i Sequani non erano ricorsi all'aiuto dei Germani, assoldandoli. In un primo tempo, avevano passato il Reno circa quindicimila Germani; quando, per?, questa gente rozza e barbara aveva incominciato ad apprezzare i campi, la civilt? e le ricchezze dei Galli, il loro numero era aumentato: adesso, in Gallia, ammontavano a circa centoventimila. Gli Edui e i popoli loro soggetti li avevano affrontati pi? di una volta, ma avevano subito una grave disfatta, perdendo tutti i nobili, tutti i senatori, tutti i cavalieri. In passato, gli Edui detenevano il potere assoluto in Gallia sia per il loro valore, sia per l'ospitalit? e l'amicizia che li legava al popolo romano; adesso, invece, prostrati dalle battaglie e dalle calamit?, erano stati costretti dai Sequani a consegnare in ostaggio i cittadini pi? insigni e a vincolare il popolo con il giuramento di non chiedere la restituzione degli ostaggi, di non implorare l'aiuto del popolo romano e di non ribellarsi mai alla loro autorit?. Ma lui, Diviziaco, non erano riusciti a costringerlo: tra tutti gli Edui, era l'unico a non aver giurato, n? consegnato i propri figli in ostaggio. Era fuggito dalla sua terra ed era venuto a Roma dal senato per chiedere aiuto, proprio perch? solo lui non era vincolato da giuramenti o da ostaggi. Ma ai Sequani vincitori era toccata sorte peggiore che agli Edui vinti: Ariovisto, re dei Germani, si era stabilito nei territori dei Sequani e aveva occupato un terzo delle loro campagne, le pi? fertili dell'intera Gallia; adesso ordinava ai Sequani di evacuarne un altro terzo, perch? pochi mesi prima lo avevano raggiunto circa ventimila Arudi e a essi voleva trovare una regione in cui potessero stanziarsi. In pochi anni tutti i Galli sarebbero stati scacciati dai loro territori e tutti i Germani avrebbero oltrepassato il Reno. Non c'era paragone, infatti, tra le campagne dei Galli e dei Germani, n? tra il loro tenore di vita. Ariovisto, poi, da quando aveva vinto l'esercito dei Galli ad Admagetobriga, regnava con superbia e crudelt?, chiedeva in ostaggio i figli di tutti i pi? nobili e riservava loro ogni specie di punizione e di tortura, se non eseguivano gli ordini secondo il suo cenno e volere. Era un uomo barbaro, iracondo e temerario. Non era possibile sopportare pi? a lungo le sue prepotenze. Se non avessero trovato aiuto in Cesare e nel popolo romano, a tutti i Galli non restava che seguire la decisione degli Elvezi: emigrare dalla patria, cercarsi altra dimora, altre sedi lontane dai Germani e tentare la sorte, qualunque cosa accadesse. Ma se Ariovisto avesse avuto notizia di tutto questo, senza dubbio avrebbe inflitto terribili supplizi agli ostaggi in sua mano. Cesare, avvalendosi del prestigio suo e dell'esercito oppure sfruttando la recente vittoria o il nome del popolo romano, poteva impedire che aumentasse il numero dei Germani in Gallia e difendere tutto il paese dai torti di Ariovisto. XXXII Quando Diviziaco ebbe finito il suo discorso, tutti i presenti, tra grandi pianti, iniziarono a chiedere aiuto a Cesare, il quale not? che solo i Sequani non si comportavano per nulla come gli altri, ma, senza alzare lo sguardo da terra, tenevano la testa bassa, tristi. Stupito, ne chiese loro il motivo. I Sequani non risposero, continuando a rimanere in silenzio, nello stesso atteggiamento di tristezza. Pi? volte Cesare ripet? la sua domanda, senza ottenere la bench? minima risposta. Intervenne ancora Diviziaco: la sorte dei Sequani era molto pi? misera e pesante di quella degli altri perch? non osavano, neppure in una riunione segreta, lamentarsi e implorare aiuto e rabbrividivano per la crudelt? di Ariovisto come se fosse l? presente, anche se era lontano. E poi, perch? gli altri, almeno, avevano la possibilit? di fuggire; essi, invece, che avevano accolto Ariovisto nei loro territori e avevano visto le loro citt? cadere nelle sue mani, dovevano sopportare tormenti d'ogni sorta. XXXIII Cesare, sapute queste cose, rinfranc? i Galli con le sue parole e la promessa che avrebbe preso a cuore la faccenda: aveva fondate speranze che Ariovisto, in considerazione dei benefici ricevuti e del prestigio di Cesare, avrebbe posto fine ai suoi torti. Detto ci?, sciolse l'assemblea. Molte considerazioni, oltre alle precedenti, lo spingevano a ritenere che fosse necessario riflettere sulla situazione e occuparsene: primo, vedeva che gli Edui, pi? volte definiti dal senato fratelli e consanguinei, si trovavano sotto il dominio e la schiavit? dei Germani e capiva che loro ostaggi si trovavano nelle mani di Ariovisto e dei Sequani, cosa che giudicava una vergogna per s? e per la repubblica, data la potenza del popolo romano; secondo, riteneva pericoloso per Roma che, a poco a poco, i Germani prendessero l'abitudine di oltrepassare il Reno e di stanziarsi in Gallia in numero molto elevato. Infatti, stimava che questa gente, rozza e barbara, una volta occupata tutta la Gallia, non avrebbe fatto a meno di passare nella nostra provincia e di dirigersi verso l'Italia, come un tempo i Cimbri ed i Teutoni, soprattutto tenendo conto che solo il Rodano divide la nostra provincia dalla regione dei Sequani. Stimava, dunque, di doversi occupare al pi? presto del problema. Ariovisto stesso, poi, aveva assunto una superbia e una arroganza tale, che non lo si poteva pi? sopportare. XXXIV Perci?, Cesare decise di mandare ad Ariovisto degli ambasciatori, incaricati di chiedergli che scegliesse un luogo per un colloquio, a met? strada tra loro: voleva trattare di questioni politiche della massima importanza per entrambi. Agli ambasciatori Ariovisto cos? rispose: se gli serviva qualcosa da Cesare, si sarebbe recato di persona da lui; ma se era Cesare a volere qualcosa, toccava a lui andare da Ariovisto. Inoltre, non osava recarsi senza esercito nelle zone della Gallia possedute da Cesare, n? era possibile radunare l'esercito senza ingenti scorte di viveri e grandi sforzi. Del resto, si domandava con meraviglia che cosa Cesare o, in generale, il popolo romano avessero a che fare nella sua parte di Gallia, da lui vinta in guerra. XXXV Ricevuta tale risposta, Cesare manda di nuovo ad Ariovisto degli ambasciatori, coi compito di comunicargli quanto segue: durante il consolato di Cesare, il senato e il popolo romano lo avevano definito re e amico. Adesso, poich? cos? dimostrava a Cesare e al popolo romano la sua gratitudine, rifiutandosi di venire a colloquio bench? invitato e ritenendo di non dover discutere o conoscere questioni di interesse comune, Cesare, allora, gli notificava le proprie richieste: primo, di non far pi? passare in Gallia altri Germani; secondo, di restituire gli ostaggi ricevuti dagli Edui e di permettere ai Sequani di rendere quelli che detenevano per ordine suo; infine, di non provocare ingiustamente gli Edui e di non muovere guerra n? a essi, n? ai loro alleati. Regolandosi cos?, Ariovisto si sarebbe garantito per sempre il favore e l'amicizia del popolo romano. Cesare, invece, se non avesse ottenuto quanto chiedeva, non sarebbe rimasto indifferente alle offese inflitte agli Edui, perch? sotto il consolato di M. Messala e M. Pisone il senato aveva stabilito che il governatore della Gallia transalpina doveva difendere gli Edui e gli altri amici del popolo romano, per quanto ci? rispondesse agli interessi di Roma. XXXVI Ariovisto replic? cos?: il diritto di guerra permetteva ai vincitori di dominare i vinti a proprio piacimento; allo stesso modo il popolo romano era abituato a governare i vinti non secondo le imposizioni altrui, ma a proprio arbitrio. Se Ariovisto non dava ordini ai Romani su come esercitare il loro diritto, non c'era ragione che i Romani ponessero ostacoli a lui, quando applicava il suo. Gli Edui avevano tentato la sorte in guerra, avevano combattuto ed erano usciti sconfitti; perci?, li aveva resi suoi tributari. Era Cesare a fargli un grave torto, perch? con il suo arrivo erano diminuiti i versamenti dei popoli sottomessi. Non avrebbe restituito gli ostaggi agli Edui, ma neppure avrebbe mosso guerra a essi, n? ai loro alleati, se rispettavano gli obblighi assunti, pagando ogni anno i tributi. In caso contrario, poco sarebbe servito loro il titolo di fratelli del popolo romano. Se Cesare lo aveva avvertito che non avrebbe lasciato impunite le offese inferte agli Edui, gli rispondeva che nessuno aveva combattuto contro Ariovisto senza subire una disfatta. Attaccasse pure quando voleva: si sarebbe reso conto del valore degli invitti Germani, che erano addestratissimi e per quattordici anni non avevano mai avuto bisogno di un tetto. XXXVII Nel momento stesso in cui a Cesare veniva riferita la risposta di Ariovisto, giungevano emissari da parte degli Edui e dei Treveri. Gli Edui si lamentavano che gli Arudi, da poco trasferitisi in Gallia, devastavano il loro territorio: neppure la consegna degli ostaggi era valsa a ottenere la pace da Ariovisto. I Treveri, invece, dicevano che le cento trib? degli Svevi si erano stabilite lungo le rive del Reno e tentavano di attraversarlo; li guidavano i fratelli Nasua e Cimberio. Cesare, fortemente scosso dalle notizie, pens? di dover stringere i tempi per evitare di incontrare maggiore resistenza, se il nuovo gruppo degli Svevi si fosse aggiunto alle precedenti truppe di Ariovisto. Perci?, fatta al pi? presto provvista di grano, mosse contro Ariovisto forzando le tappe. XXXVIII Dopo tre giorni di marcia gli riferirono che Ariovisto era partito dai suoi territori gi? da tre giorni e si dirigeva con tutte le truppe verso Vesonzione, la pi? grande citt? dei Sequani, per occuparla. Cesare giudic? di dover impedire a ogni costo che Vesonzione cadesse. Infatti, nella citt? si trovava, in abbondanza, tutto ci? che serve in guerra; inoltre, era cos? protetta dalla conformazione naturale, da permettere con facilit? le operazioni belliche: il fiume Doubs la circonda quasi completamente, come se il suo corso fosse stato tracciato con un compasso; dove non scorre il fiume, in una zona che si estende per non pi? di milleseicento piedi, sorge un monte molto elevato, la cui base tocca da entrambi i lati le sponde del Doubs. Un muro circonda il monte, lo unisce alla citt? e ne fa una roccaforte. Cesare qui si diresse, a marce forzate di giorno e di notte. occup? la citt? e vi pose un presidio. XXXIX Nei pochi giorni in cui Cesare si trattenne a Vesonzione per rifornirsi di grano e di viveri, i Galli e i mercanti, interrogati dai nostri soldati, andavano dicendo che i Germani erano uomini dal fisico imponente, incredibilmente valorosi e avvezzi al combattimento; spesso li avevano affrontati, ma non erano neppure riusciti a sostenerne l'aspetto e lo sguardo. Di colpo, in seguito a tali voci, un timore cos? grande si impadron? dei nostri, da sconvolgere profondamente le menti e gli animi di tutti. Dapprima, si manifest? tra i tribuni militari, i prefetti e gli altri privi di grande esperienza militare, che avevano seguito Cesare da Roma per ragioni di amicizia. Tutti adducevano scuse, chi l'una, chi l'altra, sostenendo di avere dei motivi che li costringevano a partire, e ne chiedevano a Cesare il permesso. Alcuni, trattenuti dalla vergogna, rimanevano, per non destare sospetti di timore, ma non potevano contraffare l'espressione del volto, n? talora trattenere le lacrime; al sicuro, nelle loro tende, si lamentavano del loro destino o compiangevano con i loro amici il comune pericolo. In ogni angolo dell'accampamento si facevano testamenti. I discorsi e la paura di questa gente, a poco a poco, impressionavano anche le persone provviste di grande esperienza militare: legionari, centurioni e capi della cavalleria. Chi voleva apparire meno pusillanime diceva di paventare non tanto il nemico, quanto la strada molto stretta e l'estensione delle foreste che li dividevano da Ariovisto, oppure di avere paura che il frumento non potesse essere trasportato tanto facilmente. Alcuni avevano addirittura riferito a Cesare che, all'ordine di togliere le tende e di avanzare, i soldati non avrebbero obbedito, n? levato il campo, terrorizzati com'erano. XL Cesare, messo in allarme, riun? il consiglio di guerra e convoc? anche i centurioni di ogni grado. Li rimprover? aspramente, perch?, soprattutto, avevano la presunzione di chiedersi e di rimuginare dove li portasse e con quali intenzioni. Sotto il suo consolato, Ariovisto aveva ricercato con molta ansia l'amicizia del popolo romano: chi poteva immaginarsi che sarebbe venuto meno ai propri doveri cos? avventatamente? Dal canto suo, era convinto che Ariovisto, conosciute le richieste e constatata l'equit? dei patti proposti, non avrebbe respinto l'appoggio di Cesare e del popolo romano. E se, spinto da un demenziale impulso, avesse mosso guerra ai Romani, che cosa mai dovevano temere? Che motivo c'era di non aver pi? fiducia nel valore dei soldati o nella sua efficienza di generale? Ai tempi dei loro padri avevano gi? affrontato il pericolo rappresentato da quei nemici, quando i Cimbri e i Teutoni erano stati sconfitti da C. Mario e l'esercito si era meritato non meno gloria del comandante stesso; un pericolo simile lo avevano corso, e non erano passati molti anni, anche in Italia con la rivolta degli schiavi, che per? si erano avvalsi della pratica e della disciplina imparate dai Romani. Tali esempi permettevano di giudicare come sia positiva in s? la fermezza d'animo: proprio il nemico, temuto a lungo e senza motivo quando era privo d'armi, lo avevano successivamente sconfitto quando era armato e gi? vincitore. Infine, i Germani erano lo stesso popolo con il quale gli Elvezi si erano pi? volte scontrati, non solo nei propri territori, ma anche nei loro, riportando la vittoria nella maggior parte dei casi. E gli Elvezi non erano riusciti a tener testa all'esercito romano. Chi era rimasto scosso perch? i Galli erano stati sconfitti e messi in fuga, avrebbe scoperto, se si fosse informato, che Ariovisto aveva logorato i suoi avversari con una guerra di attesa, tenendosi per molti mesi in un accampamento tra le paludi, senza esporsi mai. Poi, quando ormai i Galli disperavano di poter combattere e si erano disuniti, li aveva assaliti, riuscendo, cos?, a sconfiggerli grazie ai suoi calcoli e ai suoi piani pi? che al suo valore. Ma se c'era spazio per questi calcoli contro dei barbari privi di esperienza militare, neppure Ariovisto stesso si illudeva di poter cos? sorprendere il nostro esercito. Chi esprimeva il proprio timore, fingendo di essere preoccupato per le scorte di grano e per la strada molto stretta, era un insolente, perch? osava negare il senso del dovere del comandante o addirittura voleva impartirgli delle direttive. I suoi compiti di comandante erano di indurre i Sequani, i Leuci e i Lingoni a fornire il grano, ormai maturo nei campi; quanto alla strada, avrebbero giudicato tra breve essi stessi. Se si mormorava che i soldati non avrebbero eseguito gli ordini, n? levato il campo, non se ne curava affatto: conosceva, infatti, casi di disobbedienza da parte delle truppe, ma si trattava di comandanti che avevano fallito un'impresa ed erano stati abbandonati dalla fortuna dei quali era stato scoperto qualche misfatto e dimostrata l'avidit?. Ma tutta la sua vita comprovava la sua onest?, la guerra contro gli Elvezi la sua fortuna. Perci?, avrebbe dato subito l'ordine che voleva rimandare a pi? tardi: avrebbe levato le tende la notte successiva, dopo le tre, per accertarsi al pi? presto se in loro prevaleva la vergogna, unita al senso del dovere, oppure la paura. E se, poi, nessuno lo avesse seguito, si sarebbe messo in marcia, comunque, con la sola decima legione, su cui non aveva dubbi: sarebbe stata la sua coorte pretoria. Nei confronti della decima legione Cesare aveva avuto una benevolenza particolare e in essa riponeva la massima fiducia per il suo valore. XLI Dopo il discorso di Cesare, lo stato d'animo di tutti mut? in modo sorprendente e in ognuno nacque una gran voglia di agire, un gran desiderio di combattere. Per prima la decima legione, attraverso i tribuni militari, lo ringrazi? per lo straordinario apprezzamento ricevuto e conferm? di essere prontissima a scendere in campo. Poi le altre legioni, con i tribuni militari e i centurioni pi? alti in grado, provvidero a scusarsi con Cesare: non avevano mai nutrito dubbi o timori, n? avevano pensato che la valutazione delle scelte strategiche spettasse a loro, ma al comandante. Cesare ne accett? le scuse e a Diviziaco, l'unico a cui riservava la massima fiducia tra i Galli, chiese l'itinerario da seguirsi per portare l'esercito in luoghi aperti compiendo un giro di oltre cinquanta miglia. Come aveva preannunziato, dopo le tre di notte part?. Il settimo giorno di marcia ininterrotta fu informato dagli esploratori che le truppe di Ariovisto distavano dai nostri ventiquattro miglia. XLII Ariovisto, informato dell'arrivo di Cesare, gli manda degli ambasciatori: il colloquio sollecitato in precedenza poteva, per quanto lo riguardava, aver luogo, perch? Cesare si era avvicinato ed egli stimava di non correre pericolo. Cesare non respinge la proposta, perch? riteneva ormai che Ariovisto avesse riacquistato il buon senso, visto che offriva spontaneamente ci? che prima aveva negato, quando ne era stato richiesto. Inoltre, Cesare nutriva grandi speranze che Ariovisto, in considerazione dei grandi benefici ricevuti da lui e dal popolo romano, avrebbe deposto la sua ostinazione, una volta conosciuto che cosa si voleva da lui. Il colloquio fu fissato da l? a cinque giorni. Nel periodo di tempo che lo precedette, si ebbe un'intensa attivit? diplomatica. Ariovisto pose come condizione che Cesare non portasse al colloquio truppe di fanteria, perch? temeva di cadere in un'imboscata: entrambi sarebbero giunti con la cavalleria, altrimenti non si sarebbe presentato. Cesare non voleva che, per il frapporsi di un pretesto, il colloquio saltasse, ma neppure osava mettersi nelle mani della cavalleria dei Galli; decise, perci?, che la cosa pi? conveniente era lasciare a terra i cavalieri Galli e mettere in sella i soldati della decima legione, nella quale riponeva la massima fiducia, per avere, se c'era bisogno di agire, la scorta pi? leale possibile. Mentre veniva eseguita l'operazione, uno dei soldati della decima legione, non senza spirito, disse che Cesare aveva fatto per loro pi? di quanto avesse promesso: aveva detto che li avrebbe presi come coorte pretoria, adesso li faceva passare addirittura al rango equestre. XLIII C'era un'ampia pianura, con un rialzo di terra abbastanza grande, all'incirca a pari distanza dagli accampamenti di Ariovisto e di Cesare. Qui, come stabilito, si incontrarono per il colloquio. A duecento passi dal rialzo, Cesare ferm? i legionari che lo seguivano a cavallo. Anche i cavalieri di Ariovisto si fermarono alla stessa distanza. Ariovisto chiese che si parlasse senza scendere da cavallo e che ciascuno portasse con s? dieci uomini. Quando giunsero sul posto, Cesare inizi? il suo discorso ricordando i benefici resi ad Ariovisto da lui e dal senato: era stato definito re e amico, gli erano stati inviati doni in abbondanza. Onori del genere toccavano a poche persone ed i Romani, di solito, li concedevano in considerazione di servigi eccezionali; Ariovisto, invece, pur non avendo n? titoli, n? motivo per pretendere simili privilegi, li aveva ottenuti grazie al favore e alla liberalit? di Cesare e del senato. E gli illustrava anche quanto fossero antiche e giuste le ragioni dei legami che intercorrevano tra i Romani e gli Edui, quante e quali onorifiche disposizioni il senato avesse preso nei loro riguardi, come gli Edui avessero sempre detenuto l'egemonia su tutta la Gallia, ancor prima di cercare la nostra amicizia. Il popolo romano voleva, per consuetudine, che gli alleati e gli amici non solo non perdessero nulla del potere acquisito, ma vedessero crescere il favore, la dignit?, l'onore di cui godevano: chi poteva, dunque, tollerare che venisse tolto agli Edui ci? che avevano offerto all'amicizia del popolo romano? Ribad?, poi, le stesse richieste presentate dai suoi ambasciatori: che Ariovisto non muovesse guerra n? agli Edui, n? ai loro alleati, restituisse gli ostaggi e, se non poteva rimandare indietro nessuno dei Germani ormai presenti in Gallia, almeno non permettesse che altri oltrepassassero il Reno. XLIV Ariovisto dedic? poche parole alle richieste di Cesare, ma molte ne spese per elencare i propri meriti: aveva passato il Reno non per volont? sua, ma su richiesta e invito dei Galli; non aveva certo lasciato la patria e i congiunti senza viva speranza di forti ricompense; in Gallia occupava sedi che gli erano state concesse; gli ostaggi gli erano stati consegnati spontaneamente; percepiva tributi secondo il diritto di guerra, che i vincitori sono soliti imporre ai vinti. Non era stato lui ad aggredire i Galli, ma i Galli lui; tutti i popoli della Gallia si erano mossi ed erano scesi in campo contro di lui; li aveva respinti e sconfitti, tutti, in una sola battaglia. Se i Galli intendevano riprovarci, era pronto a battersi di nuovo, ma, se desideravano la pace, non era giusto che si rifiutassero di pagare il tributo fino ad allora versato volontariamente. L'amicizia del popolo romano doveva essere per lui non un danno, ma un vanto e una protezione, e con questa speranza l'aveva richiesta. Se a causa del popolo romano doveva rimetterci i tributi e restituire i prigionieri, avrebbe rinunciato all'amicizia di Roma con lo stesso piacere con cui l'aveva cercata. Se faceva passare al di qua del Reno molti Germani, era per difendersi, non per assalire la Gallia: lo testimoniava il fatto che era venuto solo perch? lo avevano chiamato e non aveva mosso guerra, ma si era difeso. Era giunto in Gallia prima del popolo romano, il cui esercito, in precedenza, non era mai uscito dai confini della provincia della Gallia. Che cosa cercava Cesare, come mai entrava nei possedimenti di Ariovisto? Questa parte di Gallia era sua, cos? come l'altra era nostra. Come non era ammissibile che i Romani cedessero, se i Germani avessero attaccato il nostro territorio, cos? noi, allo stesso modo, eravamo in torto a interferire nel suo diritto. Se Cesare dichiarava che gli Edui avevano ricevuto il titolo di amici dal senato, gli rispondeva che non era cos? barbaro, n? sprovveduto da ignorare che gli Edui non avevano aiutato i Romani nel recente conflitto con gli Allobrogi, n? si erano avvalsi del sostegno del popolo romano nella lotta contro di lui e i Sequani. Doveva sospettare che Cesare simulasse questa amicizia e tenesse in Gallia un esercito con il solo scopo di sopraffarlo. Se Cesare non si ritirava con le sue truppe dalle regioni in questione, lo avrebbe considerato non un amico, ma un nemico. E se lo avesse ucciso, avrebbe fatto cosa gradita a molti nobili e capi del popolo romano; lo aveva saputo da loro emissari: con la morte di Cesare poteva guadagnarsi il favore e l'amicizia di tutti loro. Ma se Cesare si allontanava e gli concedeva il libero possesso della Gallia, lo avrebbe ricompensato ampiamente e gli avrebbe consentito di muovere qualsiasi guerra volesse, senza travaglio o pericolo alcuno. XLV Cesare, in risposta, spieg? lungamente ad Ariovisto perch? non poteva venir meno all'impegno preso: n? lui, n? il popolo romano avevano l'abitudine di abbandonare gli alleati molto benemeriti; inoltre, non riteneva che la Gallia spettasse ad Ariovisto pi? che al popolo romano. Q. Fabio Massimo aveva sconfitto gli Arverni e i Ruteni; il popolo romano li aveva perdonati, non aveva ridotto a provincia i loro territori, n? imposto tributi. Se occorreva riandare ai tempi pi? antichi, il dominio del popolo romano in Gallia era il pi? giusto; se bisognava rispettare il decreto del senato, la Gallia doveva rimanere libera, perch?, vinta in guerra da Roma, aveva voluto mantenere le proprie leggi. XLVI Mentre accadevano questi fatti nel colloquio, venne annunciato a Cesare che i cavalieri di Ariovisto si stavano avvicinando e cavalcavano verso i nostri (soldati), scagliavano pietre e dardi contro i nostri. Cesare cess? di parlare e si rec? dai suoi e gli ordin? di rispondere al nemico lanciando neppure una freccia. Infatti, sebbene vedesse che la battaglia dei suoi (soldati) con la cavalleria dei nemici non sarebbe stata di alcun pericolo, tuttavia non riteneva che si dovesse attaccar battaglia affinch?, sconfitti i nemici, non potesse esser detto che quelli erano stati circondati perfidamente dai nostri durante il colloquio. Dopo che si divulg? fra la massa dei soldati con (usando di) nel colloqui Ariovisto avesse interdetto ai Romani tutta la Gallia, e i suoi cavalieri avessero assalito (contro) i nostri, e come ci? avesse interrotto il colloquio, molto maggior ardore e maggior brama di combattere invase l'esercito. XLVII Due giorni dopo, Ariovisto invi? a Cesare un'ambasceria: voleva trattare delle questioni di cui avevano cominciato a discutere senza giungere a una conclusione: perci?, gli chiedeva di scegliere un giorno per un nuovo incontro o, se preferiva, di mandare uno dei suoi in veste di legato. Cesare non vedeva motivo di riprendere il colloquio, tanto pi? che il giorno precedente i Germani non avevano saputo trattenersi dal lanciare frecce contro i nostri. Riteneva che mandare uno dei suoi in veste di legato, mettendolo nelle mani di quegli uomini rozzi, fosse molto pericoloso. La cosa pi? utile gli sembr? inviare C. Valerio Procillo, un giovane di notevolissimo valore e civilt?, figlio di C. Valerio Caburo, il quale aveva ricevuto la cittadinanza romana da C. Valerio Flacco: gli dava piena fiducia, conosceva la lingua gallica, che Ariovisto parlava piuttosto bene per lunga consuetudine e, infine, i Germani non avevano motivo di essere scorretti nei riguardi di C. Valerio Procillo. Con lui invi? M. Mezio, che aveva con Ariovisto vincoli di ospitalit?. Cesare li incaric? di sentire le proposte e di riferirgliele. Ma quando Ariovisto li vide nel suo accampamento, alla presenza del suo esercito cominci? a gridare: cosa venivano a fare da lui? Volevano spiarlo? I due tentarono di rispondere, ma Ariovisto li obblig? a tacere e li fece gettare in catene. XLVIII Quel giorno stesso Ariovisto si spost? in avanti e si stabil? ai piedi di un monte, a sei miglia dall'accampamento di Cesare. L'indomani transit? con le sue truppe davanti al campo romano, lo oltrepass? e pose le tende a due miglia di distanza, con l'intento di impedire a Cesare di ricevere il grano e i viveri che venivano forniti dai Sequani e dagli Edui. Da quel momento, per cinque giorni consecutivi, Cesare condusse le sue truppe davanti al campo, in formazione da combattimento, per dare ad Ariovisto la possibilit? di misurarsi con lui, se lo voleva. Ma Ariovisto, per tutti e cinque i giorni, tenne bloccato il suo esercito nell'accampamento, limitandosi quotidianamente a semplici scaramucce di cavalleria. I Germani erano addestrati in questa tecnica militare disponevano di seimila cavalieri e di altrettanti fanti molto veloci e forti; ciascun cavaliere aveva scelto tra tutta la truppa, a propria tutela, un fante, insieme al quale entrava nella mischia. I cavalieri si riparavano presso i fanti, che, se c'era qualche pericolo, si precipitavano; se il cavaliere veniva ferito piuttosto gravemente e cadeva da cavallo, lo attorniavano; se dovevano spingersi pi? lontano o ripiegare pi? alla svelta, si erano garantiti con l'esercizio una tale rapidit?, da reggere all'andatura dei cavalli, tenendosi aggrappati alla criniera. XLIX Constatato che Ariovisto rimaneva nel suo accampamento, Cesare, per non vedersi tagliati i rifornimenti, scelse una zona adatta per porre le tende, al di l? del posto in cui si erano stabiliti i Germani, a una distanza di circa seicento passi da essi. Schierato l'esercito su tre linee, giunse al luogo prescelto e ordin? che le prime due linee rimanessero in armi e che la terza fortificasse l'accampamento. Il luogo distava, come gi? si ? detto, circa seicento passi dal nemico. Ariovisto vi invi? circa sedicimila uomini senza bagagli e tutta la cavalleria, per atterrire i nostri e impedire l'opera di fortificazione. Cesare, non di meno, come aveva in precedenza stabilito, ordin? alle prime due linee di respingere il nemico e alla terza di portare a termine i lavori. Fortificato il sito, con una parte delle truppe ausiliarie lasci? due legioni e ricondusse nel campo maggiore le quattro rimanenti. L Il giorno successivo, secondo la sua abitudine, Cesare fece uscire le sue truppe dai due accampamenti, le schier? a battaglia non molto lontano dal campo maggiore e diede al nemico la possibilit? di combattere. Quando si rese conto che neppure allora i nemici si sarebbero fatti avanti, verso mezzogiorno ordin? ai suoi soldati di rientrare negli accampamenti. Solo allora Ariovisto invi? una parte delle sue truppe ad assalire il campo minore. Fino a sera si combatt? con accanimento da ambo le parti. Al tramonto Ariovisto richiam? le sue truppe, che avevano inflitto ai nostri molte perdite, ma molte ne avevano subite. Cesare chiese ai prigionieri per quale motivo Ariovisto non accettasse lo scontro aperto e ne scopr? la causa: presso i Germani era consuetudine che le madri di famiglia, consultando le sorti e i vaticini, dichiarassero se era vantaggioso combattere o no. In questo caso, il responso era stato il seguente: il destino ? avverso alla vittoria dei Germani, se combatteranno prima della luna nuova. LI Il giorno successivo Cesare lasci? in entrambi gli accampamenti un presidio a suo parere sufficiente e dispieg? tutte le truppe degli alleati davanti all'accampamento minore, ben visibili, sfruttandole per ingannare il nemico, dato che i legionari erano inferiori ai Germani, dal punto di vista numerico; sistemato l'esercito su tre linee, avanz? fino all'accampamento dei nemici. Solo allora i Germani furono costretti a condurre fuori le loro truppe e si disposero secondo le varie trib?, a pari distanza le une dalle altre: gli Arudi, i Marcomanni, i Triboci, i Vangioni, i Nemeti, i Sedusi, gli Svevi. Tutto intorno collocarono carri e carriaggi, per togliere a chiunque la speranza di fuggire. Sui carri fecero salire le loro donne, che, mentre essi partivano per combattere, piangevano e con le mani protese li imploravano di non renderle schiave dei Romani. LII Cesare mise a capo di ciascuna legione i rispettivi legati e il questore, perch? ognuno li avesse a testimoni del proprio valore; egli stesso guid? l'attacco alla testa dell'ala destra, perch? si era accorto che da quella parte lo schieramento nemico era molto debole. Al segnale, i nostri attaccarono con tale veemenza e i nemici si slanciarono in avanti cos? all'improvviso e con tale rapidit?, che non si ebbe il tempo di lanciare i giavellotti. Ci si sbarazz? di essi e si combatt? corpo a corpo, con le spade. I Germani formarono rapidamente, secondo la loro abitudine, delle falangi e ressero all'assalto condotto con le spade. Si videro molti soldati romani salire sopra le varie falangi, strappare via con le mani gli scudi dei nemici e colpire dall'alto. Mentre l'ala sinistra dello schieramento nemico veniva respinta e messa in fuga, l'ala destra con la sua massa premeva violentemente sui nostri. Il giovane P. Crasso, comandante della cavalleria, essendo nei movimenti pi? libero di chi combatteva nel folto dello schieramento, se ne accorse e mand? la terza linea in aiuto dei nostri in difficolt?. LIII Questa mossa salv? le sorti della battaglia: i nemici volsero tutti le spalle e non si fermarono prima di aver raggiunto il Reno, che distava circa cinque miglia dal luogo dello scontro. Qui, pochissimi o cercarono di attraversare il fiume a nuoto, confidando nelle proprie forze, o scovarono delle imbarcazioni e si misero in salvo. Tra di loro ci fu Ariovisto, il quale trov? legata alla riva una piccola barca che gli serv? per fuggire; tutti gli altri Germani furono inseguiti dalla nostra cavalleria e uccisi. Ariovisto aveva due mogli: una sveva, che si era portato da casa, l'altra norica, sorella del re Voccione, che gli era stata inviata dal fratello stesso e che Ariovisto aveva sposato in Gallia. Entrambe morirono nella rotta. Delle due figlie, una fu uccisa, l'altra catturata. C. Valerio Procillo, mentre durante la fuga veniva portato via dai suoi guardiani legato con triplice catena, si imbatt? proprio in Cesare, che con la cavalleria stava inseguendo i nemici. Ci? procur? a Cesare una gioia non minore della vittoria stessa, perch? si vedeva restituito, strappato alle mani del nemico, l'uomo pi? onesto della provincia della Gallia, suo amico e ospite: la Fortuna non aveva voluto togliere nulla alla sua grande gioia e contentezza e aveva impedito la morte di C. Valerio Procillo. Il giovane raccontava che, in sua presenza, erano state consultate tre volte le sorti per decidere se doveva essere arso sul rogo subito o in un secondo tempo: era vivo per beneficio delle sorti. Anche M. Mezio fu ritrovato e riportato a Cesare. LIV Quando al di l? del Reno si ebbe notizia della battaglia, gli Svevi, che erano giunti alle rive del fiume, incominciarono a ritornare in patria. Non appena gli Ubi, che abitano nei pressi del Reno, si accorsero che gli Svevi erano in preda al panico, li inseguirono e ne uccisero un gran numero. Cesare, che in una sola campagna aveva concluso due grandissime guerre, tradusse l'esercito negli accampamenti invernali, nelle terre dei Sequani, un po' prima di quanto non richiedesse la stagione. Qui lasci? Labieno come comandante e si rec? in Gallia cisalpina, per tenervi le sessioni giudiziarie. ----- Original Message ----- From: "Paco" To: "movimenti" ; Sent: Sunday, January 11, 2009 3:27 PM Subject: [Bsf] NOMADE "Al pari dei nomadi che per la prima volta montarono a cavallo, abbiamo di nuovo i mezzi per una mobilità totale...Ma questo nuovo internazionalismo ha attivato un nuovo provincialismo. Il separatismo dilaga. Le minoranze si sentono minacciate; piccoli gruppi esclusivi si staccano come schegge." (Bruce Chatwin, Anatomia dell'Irrequietezza) -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: _______________________________________________ Bsf mailing list https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: DE BELLO GALLICO.pdf Tipo: application/pdf Dimensione: 58925 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: NOMADE.pdf Tipo: application/pdf Dimensione: 406865 bytes Descrizione: non disponibile URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Tue Jan 13 18:53:00 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Tue, 13 Jan 2009 18:53:00 +0100 Subject: [Bsf] =?utf-8?q?Fw=3A_=5BRete28Aprile=5D_FW=3A_Risposta_agli_atta?= =?utf-8?q?cchi_delle_forze_politiche_osimane=E2=80=8F?= Message-ID: Ricevo ed inoltro... Paco ----- Original Message ----- From: Lottadiunità ProletariaOsimo To: italy a indymedia.org ; jacopo celentano ; la meridiana ; laboratorio a laboratoriosociale.org ; leonardo mazzei ; liana ; linnio accorroni ; lokalci a tele2.it ; luca torselletti ; lupo ; marco binci ; Marco Ghergo ; marco rocchi ; mauro.gramuglia a alice.it ; mezzacanaja ; mimmo la squola ; noglobalfermo ; nuovacolombia ; Officinasociale Jesi ; P.Pignocchi Amnesty ; pallinipalli a hotmail.com ; Paolo Lasca ; paolo turci ; lupo_osimo a hotmail.com ; RDB CUB ; retenews a liste.rete28aprile.it ; s_mahfouz a hotmail.com Sent: Tuesday, January 13, 2009 1:48 PM Subject: [Rete28Aprile] FW: Risposta agli attacchi delle forze politiche osimane? -------------------------------------------------------------------------------- From: lupo_osimo a hotmail.com To: lupo_osimo a hotmail.com; redazione a vivereosimo.it; tg.marche a rai.it; lameridiana a osimoedizioni1.191.it; cronaca a corriereadriatico.it; giacomoqua a libero.it; urloline a libero.it Subject: Risposta agli attacchi delle forze politiche osimane? Date: Tue, 13 Jan 2009 11:17:33 +0100 Agli organi di informazione locali Comunicato stampa su posizioni forze politiche osimane su manifestazione pro Gaza BASTONARE IL CANE CHE AFFOGA?. Non ci sorprende che la segreteria provinciale di Rifondazione comunista e La Destra esprimano identico sdegno per una bandiera con le effigi dei criminali di guerra date alle fiamme, prima di esprimerlo per i massacri israeliani, impegnati come sono dal loro traballante pulpito a recitare lo sciatto mantra di quanto possa nuocere alla causa delle vittime attaccare i carnefici. Ciò conferma che destra e sinistra, ossia la gran parte del quadro politico nazionale e locale è condizionato dalle lobbies filo sioniste (potenti anche in provincia). Nell?attaccare certe pratiche come estremiste o sciocche questi politicanti continuano a sputare sentenze su milioni di islamici indignati per il genocidio in corso e sui tanti cittadini occidentali disgustati , soltanto a costoro noi ci riferiamo ed anche ad Osimo abbiamo avuto l?appoggio della gente e non ci interessa il disappunto dei piccoli funzionari di provincia. Vadano a chiedere conto ai loro esponenti presenti alla nostra manifestazione, ai tanti cittadini, anche elettori di questi pavidi funzionari attaccati alle loro precarie poltroncine che non hanno mosso un dito nella nostra città su questa tragedia, del perché hanno sostenuto e applaudito alla nostra iniziativa, prima di aprire bocca a vanvera. Chi ci accusa di strumentalizzare il dramma dei palestinesi non sa o finge di non sapere che dal 2001 la nostra associazione lavora a sostegno della loro causa, che i nostri militanti si sono recati più volte in Palestina con aiuti umanitari, che un nostro compagno ha provato anche l?ebbrezza della detenzione nelle celle di sicurezza israeliane; troviamo poi indecente che chi ha sostenuto il voto a favore delle missioni imperialiste in Afghanistan si permetta di venirci a fare lezione di internazionalismo Proprio per la nostra conoscenza della situazione di Gaza possiamo smascherare le posizioni menzognere dei partiti che ci criticano, i quali al pari di Israele considerano Hamas un gruppo terrorista quando invece si tratta di una organizzazione popolare appoggiata dalla gente, come dimostrano queste settimane di guerra. Registriamo comunque che i locali dirigenti della Destra sembrano ignorare le inclinazioni del loro bollito leader Storace e non possiamo non rilevare che se questa fosse la posizione della ?Rifondazione di non si sa più cosa? si farebbero scavalcare a sinistra addirittura da D?Alema e dai Comunisti italiani, i quali hanno giustificato i roghi di Torino, mentre a destra sarebbero in buona compagnia? di Buccelli. Comunque intendiamo troncare le polemiche con tutti questi opportunisti parolai dal momento che adesso è importante la mobilitazione, a partire dalla manifestazione nazionale di sabato 17 a Roma in solidarietà ai palestinesi e per condannare il genocidio in corso ?.PRIMA CHE TI MORDA LA MANO Lotta di Unità Proletaria Osimo -------------------------------------------------------------------------------- Scopri le novità di Spaces! Blog, foto, amici? e molto altro! -------------------------------------------------------------------------------- Scoprilo con Typectionary! 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Paco ----- Original Message ----- From: "Carelli Carlo" To: Sent: Tuesday, January 13, 2009 4:44 PM Subject: [Rete28Aprile] [R28A] - 13 febbraio tutte e tutti a Roma contro il governo, la Confindustria e il patto sociale - l/1+2 alle compagne e ai compagni interessati per vs. opportuna conoscenza Un saluto! [Rete28Aprile] -------------------------------------------------------------------------------- > -- > Newsletter di del sito Rete28aprile.it > web: http://www.rete28aprile.it > Iscrizioni: retenews-subscribe a liste.rete28aprile.it > Cancella: retenews-unsubscribe a liste.rete28aprile.it -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: 0675 - Rete28Aprile sostiene sciopero generale 13 febbraio.doc Tipo: application/msword Dimensione: 31232 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- È stato filtrato un testo allegato il cui set di caratteri non era indicato... Nome: message-footer.txt URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Tue Jan 13 19:00:55 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Tue, 13 Jan 2009 19:00:55 +0100 Subject: [Bsf] Fw: [Rete28Aprile] Volantino rete28 aprile fisac sulla palestina Message-ID: <396584FFF682469081BC8DB5DBCA20BE@haj> Ricevo ed inoltro... Paco ----- Original Message ----- From: Carlo Carelli To: retenews Sent: Tuesday, January 13, 2009 4:38 PM Subject: [Rete28Aprile] Volantino rete28 aprile fisac sulla palestina alle compagne e ai compagni interessati per vs. opportuna conoscenza Un saluto! [Rete28Aprile] -------------------------------------------------------------------------------- -- Newsletter di del sito Rete28aprile.it web: http://www.rete28aprile.it Iscrizioni: retenews-subscribe a liste.rete28aprile.it Cancella: retenews-unsubscribe a liste.rete28aprile.it -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: palestina e crisi.doc Tipo: application/msword Dimensione: 52736 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- È stato filtrato un testo allegato il cui set di caratteri non era indicato... Nome: message-footer.txt URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Tue Jan 13 19:04:06 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Tue, 13 Jan 2009 19:04:06 +0100 Subject: [Bsf] Fw: [Rete28Aprile] comunicato rete28 aprile nazion.fisac su vertenza fonspa Message-ID: Ricevo ed inoltro.... Paco ----- Original Message ----- From: fisac - banca del fucino To: rete Sent: Friday, January 09, 2009 11:44 AM Subject: [Rete28Aprile] comunicato rete28 aprile nazion.fisac su vertenza fonspa Cari compagni e compagne, riteniamo utile diffondere questo comunicato non solo all'interno della categoria bancari per informare tutti e tutte che il trattamento nei confronti dei lavoratori da parte dei padroni e delle cosiddette istituzioni è uguale in tutte le categorie. Allo stesso tempo, dal momento che i lavoratori di questa azienda hanno istituito una cassa di resistenza, è utile distribuire il volantino per consentire a chi può di contribuire. Saluiti a tutte e tutti, Luigi Giannini. --------------Messaggio dal Servizio di Posta ------------------------- Questo messaggio non impegna in alcun caso la Banca del Fucino S.p.A. e contiene informazioni appartenenti alla funzione aziendale mittente, che potrebbero essere di natura confidenziale e/o riservata, esclusivamente dirette al destinatario sopra indicato. Qualora Lei non sia il destinatario indicato, Le comunichiamo con la presente che, ai sensi dell'art. 616 c.p. e del D.Lgs. 196/2003, sono severamente proibite la revisione, divulgazione, rivelazione, copia, ritrasmissione di questo messaggio nonché ogni azione correlata al contenuto dello stesso. Se ha ricevuto questo messaggio per errore, Voglia cortesemente eliminarlo dal suo archivio e darcene comunicazione via e-mail. Grazie. ---------------Message from Post Office ------------------------------ This message is not to be construed as an undertaking on the part of Banca del Fucino S.p.A. and contains information, belonging to said company, which may be confidential and/or privileged and is intended only for the use of the addressee indicated above. If you are not the intended recipient, you are hereby notified that any alteration, dissemination, disclosure, copying, retransmission or the taking of any action in reliance upon the contents of this message is strictly prohibited and punished by Italian Law. If you have received this message in error, please destroy this message immediately and notify us by return e-mail. Thank you. -------------------------------------------------------------------------------- -- Newsletter di del sito Rete28aprile.it web: http://www.rete28aprile.it Iscrizioni: retenews-subscribe a liste.rete28aprile.it Cancella: retenews-unsubscribe a liste.rete28aprile.it -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: Vertenza Fonspa.doc Tipo: application/msword Dimensione: 58880 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- È stato filtrato un testo allegato il cui set di caratteri non era indicato... Nome: message-footer.txt URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Tue Jan 13 20:11:33 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Tue, 13 Jan 2009 20:11:33 +0100 Subject: [Bsf] NON SOLO COMBATTE HAMAS, FPLP. La Resistenza continua di fronte ai crescenti massacri. le Brigate Abu Ali Mustafa, il braccio armato del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina...... Message-ID: <5AB739CB594D40679175277B503D4BE2@haj> http://www.forumpalestina.org/news/2009/Gennaio09/12-01-09ResistenzaContinua.htm FPLP. La Resistenza continua di fronte ai crescenti massacri L'8 gennaio 2009 le Brigate Abu Ali Mustafa, il braccio armato del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, hanno annunciato la crescente resistenza e l'aumento delle azioni militari contro l'occupante. In serata le Brigate Abu Ali Mustafa hanno bombardato Kfar Azza con tre missili Somud e colpito Sderot con due missili Grad. Le Brigate Abu Ali Mustafa e tutte le forze della resistenza hanno messo in risalto che le truppe d'occupazione stanno affrontando una forte resistenza e duri scontri e sono incapaci d'avanzare. Tutti i gruppi della resistenza palestinese riportano del lancio di numerosi razzi contro l'occupante e che ci sono alti livelli di coordinamento nello scegliere come bersagli molte aree dei territori occupati. In feroci battaglie infuriate in tutta Gaza, fonti della resistenza riportano che 23 soldati occupanti sono stati uccisi e 115 feriti. Missili Katyusha lanciati dal Libano Il 7 gennaio 2009 sono stati lanciati dal sud del Libano due missili Katyusha, colpendo il territorio della Palestina occupata nel 1948, nei pressi di Nahariya. I media hanno largamente comunicato del lancio dei missili, che ha ferito 5 persone. Nessun gruppo ha rivendicato la responsabilità per i missili, lanciati dal sud del Libano per la prima volta dal 2006. Gli israeliani hanno immediatamente chiuso le scuole e aperto i rifugi anti-bomba. Parlando a proposito della resistenza di fronte ai duri attacchi, le Brigate Abu Ali Mustafa hanno rilasciato una dichiarazione sostenendo che la resistenza palestinese è impegnata nella lotta per sconfiggere tutti i piani dell'occupazione, colpendo con tutte le forze unite del popolo palestinese e della sua resistenza; hanno poi sottolineato il completo fallimento delle forze di occupazione per ciò che riguarda il dichiarato tentativo di porre fine al lancio di missili da parte della resistenza, affermando che esso continuerà fino a che continuerà l'occupazione. Tratto da: http://www.pflp.ps/english/ SITO Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina Traduzione a cura del Collettivo Autorganizzato Universitario Coll.autorg.universitario a gmail.com http://cau.noblogs.org -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Wed Jan 14 00:13:02 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Wed, 14 Jan 2009 00:13:02 +0100 Subject: [Bsf] Fw: [ml-it] testi del FPLP Message-ID: <53F10B9FC6F14E988B882E2CC6B3AF58@haj> ricevo ed inoltro... Paco ----- Original Message ----- From: Collettivo internazionalista di Napoli To: Mailing-list Autprol Sent: Tuesday, January 13, 2009 11:02 PM Subject: [ml-it] testi del FPLP cari compagni e compagne, nel file in allegato sono raccolte le traduzioni di diversi interventi e comunicati del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (organizzazione della sinistra rivoluzionaria palestinese, parte attiva della resistenza), in particolare SULL'AGGRESSIONE ISRAELIANA IN CORSO. Qui di seguito trovate un indice. PREGHIAMO TUTTI DI DIFFONDERE IL PIU' POSSIBILE E DI CONTRIBUIRE CON ULTERIORI TRADUZIONI. Tutte le traduzioni sono a cura del COLLETTIVO AUTORGANIZZATO UNIVERSITARIO - NAPOLI coll.autorg.universitario a gmail.com http://cau.noblogs.org Tutto il materiale è tratto dalla versione inglese del sito ufficiale del FPLP: http://www.pflp.ps/english INDICE 1) dichiarazione del compagno Sa'adat davanti al tribunale militare, 25/12/08 2) i massacri a Gaza uccidono oltre 313 persone! ora è tempo di unità e resistenza, 28/12/08 3) l'autorità palestinese è responsabile dei crimini contro il compagno Sa'dat!, 28/12/08 4) l'FPLP chiama le forze arabe ed internazionali ad intensificare le proprie azioni e solidarietà, 03/01/09 5) il segretario generale Sa'adat: trasformare Gaza in un cimitero per i soldati occupanti, 5/01/09 6) a Gaza continuano i massacri contro il nostro popolo. la resistenza continua a combattere!, 05/01/09 7) breaking news: la resistenza a Gaza attira un'unità speciale israeliana, uccide 3 soldati occupanti e ne ferisce 30, 06/01/09 8) l'FPLP omaggia il Venezuela per l'espulsione dell'ambasciatore di Israele, 7/01/09 9) l'FPLP rifiuta la risoluzione del consiglio di sicurezza dell'ONU che permette che continuino l'assedio e il massacro contro il nostro popolo, 09/01/09 10) nella Palestina occupata nel 1948, in più di 100.000 marciano in solidarietà con Gaza per la seconda settimana consecutiva,10/01/09 11) il braccio militare dell'FPLP: la resistenza continua di fronte ai crescenti massacri, 10/01/09 12) durante un incontro con le fazioni, l'Iran promette il proprio appoggio al tenace popolo palestinese,10/01/09 13) il compagno dr. Muhanna rende omaggio alla resistenza che continua, 10/01/09 14) gli arabi interrompano le relazioni con il nemico, dichiara il compagno Jamil Majdalawi, 10/01/09 15) appello urgente al popolo greco: bloccare la spedizione di armi statunitensi da un porto greco verso Israele!, 10/01/09 16) di fronte all'intensificarsi dell'aggressione, l'FPLP chiama ad occupare le ambasciate israeliane e a dimostrazioni popolari generalizzate, 11/01/09 17) il braccio militare del FPLP: la resistenza è impegnata in una dura battaglia in tutta Gaza,11/01/09 18) la leadership dell'FPLP riafferma l'impegno a resistere a tutti i tentativi di cancellare la causa palestinese, 11/01/09 -------------------------------------------------------------------------------- --------------------------------------------------------------------- To unsubscribe, e-mail: ml-it-unsubscribe a autprol.org For additional commands, e-mail: ml-it-help a autprol.org -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: FPLP_tradotti_dal_CAU.doc Tipo: application/msword Dimensione: 203776 bytes Descrizione: non disponibile URL: From beppe.almansi a libero.it Wed Jan 14 17:03:08 2009 From: beppe.almansi a libero.it (beppe almansi) Date: Wed, 14 Jan 2009 17:03:08 +0100 Subject: [Bsf] manifestazioni contro i massacri a Gaza -comunicato PRC BRESCIA Message-ID: Rifondazione Comunista parteciperà alla manifestazione di Assisi del 17 gennaio "Non si può rimanere a guardare" contro i massacri a Gaza. La Federazione di Brescia di Rifondazione non considera questo appuntamento in alternativa alla manifestazione che nello stesso giorno e sullo stesso problema si svolgerà a Roma alla quale ci sarà quindi una presenza del PRC. Fa sue le parole di quanti operano perché tra le due manifestazioni si stabilisca un ponte di condivisione e di dialogo teso a far vivere un reale percorso di pace. Con tutti, anche noi esprimiamo il nostro sdegno e il nostro dolore per il sangue innocente versato in primo luogo a causa delle scelte e delle strategie politiche del governo israeliano. Chiediamo l'immediata fine del massacro di civili e di ogni altra forma di rappresaglia. L'Italia e l'Europa rompano il colpevole silenzio e l'inerzia che ne ha contraddistinto fino ad oggi l'atteggiamento di fronte alla tragedia della popolazione di Gaza, si facciano protagoniste di un'iniziativa politico-istituzionali che interrompa l'escalation di violenza e ricostruisca nel più breve tempo possibile, nonostante tutto, le condizioni per cercare di nuovo una soluzione di pace e di convivenza tra i due popoli. Riprovare a percorrere la via della giustizia per il popolo palestinese, che non ha Stato e soffre di una insostenibile condizione di disparità nei rapporti con Israele; la via di una diplomazia sopra le parti, quella che non cede ai ricatti e alle convenienze della ragion di stato, affinché la violenza cieca delle armi non alimenti a dismisura l'odio reciproco e gli opposti fondamentalismi. E la via della pace perché non siano distrutte per sempre le condizioni di convivenza nello stesso spicchio di mondo dei due popoli e il diritto alla sicurezza da una parte e dall'altra non produca altri insormontabili muri ma sia frutto della solidarietà e del riconoscimento reciproco. L'Europa non guardi altrove, si faccia parte terza, con l'Onu, con i Paesi arabi disponibili, con quanti hanno o potranno avere a cuore l'unica prospettiva risolutiva per il Medio Oriente, per la Palestina, per Israele: due popoli, due Stati, una pace, una libertà, un futuro. Intanto subito un cessate il fuoco affinché sia posta fine ai massacri, cessi l'occupazione israeliana della striscia e l'Onu invii una forza di aiuto alla popolazione civile e di interposizione From aggregatione a yahoo.com.ar Wed Jan 14 17:23:12 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Wed, 14 Jan 2009 17:23:12 +0100 Subject: [Bsf] =?iso-8859-1?q?DE_BELLO_GALLICO_Il_Manifesto=3A__LA_CGIL_BR?= =?iso-8859-1?q?ESCIANA_RISPONDE_A_ZIPPONI_=ABRispetta_la_Camera_de?= =?iso-8859-1?q?l_lavoro=29=29?= Message-ID: IL MANIFESTO Mercoledì 14 Gennaio 2009 LA CGIL BRESCIANA RISPONDE A ZIPPONI «Rispetta la Camera del lavoro)) Le ha combinate di tutti i colori Dino Greco, quand'era segretariodella Camera del lavoro di Brescia. Secondo l'ex sindacalista bresciano Maurizio Zipponi, dirigente di spicco della minoranza del Prc, «ha sempre perso, perfino sul suo successore. Ci ha portati a otto anni di rottura con la Fiom.Noi siamo contenti ma ora a Roma sono cazzi vostri». Una specie di autobomba, Greco, lanciata sulla capitale e su Liberazione. Nella città lombarda i toni lividi e i contenuti pesanti di Zipponi, per fortuna, restano piuttosto isolati e la segreteria della Camera del lavoro Brescia, quella uscita dalla sconfitta della battaglia condotta da Dino Greco, e oggi 'guidata da Marco Fenaroli, si è trovata costretta a diffondere un comunicato già qualche giorno fa, quando le stesse accuse a Greco e alla Cgil da lui diretta erano state riprese da un giornale locale. Viene criticata «l'asprezza, che, forse motivata dallo scontro politico aperto dentro il Prc, finisce per investire la storia sindacale del compagno Greco e quella della stessa Cgil di Brescia. La dialettica interna non è mai mancata e non ha mai impedito, anzi ha consentito alla Camera del lavoro, di svolgere il suo ruolo, crediamo importante, nella realtà bresciana e dentro la confederazione». Del resto, a parte Maurizio Zipponi nessuno può negare il ruolo positivo svolto della Camera del lavoro di Brescia, ieri con Greco come oggi con Fenaroli: un avamposto democratico, una casa comune aperta ai lavoratori, ai movimenti, ai migranti. Che senso ha tentare di piegarla a fini di parte, dentro la battaglia dalle forme e dai toni non proprio edificanti che lacera Rifondazione comunista? Se i partiti (purtroppo o per fortuna) passano, la Camera del lavoro di Brescia sarebbe meglio che restasse. Lo.C. LA STAMPA Mercoledì 14 Gennaio 2009 QUARANTA FIRME Rifondazione. I bertinottiani dicono "no" alla scissione Liberazione, Greco direttore e vice Fania. I vendoliani accusano:«Siamo alla farsa» ROMA Atmosfera sempre più pesante, e prospettive sempre più incerte, in Rifòndazione comunista. Nichi Vendola perde i compagni bertinottiani sulla via della scissione: una quarantina di amici dell'ex presidente della Camera, ex parlamentari e responsabili nelle istituzioni locali, scrivono in un documento:«Restiamo nel partito per trovare nuove forme per continuare insieme la battaglia per la costruzione di un nuovo soggetto della sinistra italiana. Ecco perchè, in coerenza con la mozione 2 del congresso, intendiamo proseguire il nostro impegno politico in Rifondazione Comunista». La «scissione dagli scissionisti» era già nell'aria: quando il partito ha votato il licenziamento di Piero Sansonetti, i 3 bertinottiani presenti hanno difeso il direttore di «Liberazione», ma non hanno affatto rassegnato le dimissioni. Come hanno fatto invece i vendoliani. Il quotidiano intanto vive ore drammatiche: ieri, oggi e domani non è in edicola. I giornalisti accusano di «comportamento a dir poco irresponsabile» la proprietà, la quale a sua volta spiega di aver dovuto sospendere le pubblicazioni a causa del rifiuto del direttore appena estromesso di continuare a firmare il giornale. Insomma, il braccio di ferro continua dopo la decisione del segretario Paolo Ferrero, di rimuovere il direttore Sansonetti, sostituito con il sindacalista della Cgil Dino Greco e -la notizia è di ieri - con il giornalista professionista Fulvio Fania come vicedirettore responsabile. L'ex segretario Franco Giordano parla di «improvvisazione che rasenta il grottesco». I vendoliani Francesco Ferrara e Graziella Mascia aggiungono: «La vicenda aveva già assunto ieri tratti farseschi. Oggi siamo arrivati oltre». Il grande accusato, il segretario del Prc Paolo Ferrero, replica che non è stato commesso «nessun gesto irresponsabile ma semplicemente il rispetto delle leggi e del contratto. L'accusa di irresponsabilità per chi semplicemente cerca di applicare le norme in vigore è del tutto pretestuosa». Infine una stoccata a chi annuncia la scissione: «Una scelta sbagliata che, in nome dell'unità della sinistra, darà vita all'ennesimo partito e che per profilo politico scelto si colloca come una corrente esterna al Pd». [R.I.) IL MESSAGGERO Rifondazione, Bertinotti frena gli scissionisti I fedelissimi di Fausto firmano un documento: restiamo e lottiamo. Ma Vendola: non è più casa nostra Mercoledì 14 Gennaio 2009 di MARIO STANGANELLI ROMA - Scissione tra gli scissionisti di Rifondazione. In 40 tra ex parlamentari e dirigenti locali della minoranza del Prc, che si riconoscono più in Fausto Bertinotti che in Nichi Vendola, non ne vogliono sapere di seguire il governatore della Puglia nella creazione di una nuova formazione di sinistra. Lo hanno scritto in un documento nel quale si afferma di voler continuare a battersi dall'interno del partito per ricostruire l'unità della sinistra. Ma questo lavoro - sottolineano - «deve ripartire dal cuore della crisi della sinistra» e non essere «il prodotto di qualche escamotage politicista e centralista, peraltro già fallito con la Sinistra Arcobaleno». Tra i firmatari dell'iniziativa l'ex vicepresidente del Senato, Milziade Caprili, l'ex presidente della commissione Ambiente del Senato, Tommaso Sodano, e la vicepresidente della Provincia di Roma, Rosa Rinaldi. Il documento dei bertinottiani, che probabilmente hanno dalla loro più della metà della corrente uscita battuta di misura da Ferrero al congresso del Prc, coglie in contropiede l'iniziativa di Vendola e dell'ex segretario Franco Giordano ormai decisamente orientati alla scissione. L'ennesimo contrasto nel partito che fu di Fausto Bertinotti probabilmente non si scioglierà prima della riunione della minoranza fissata per il 24 e 25 gennaio a Chianciano. Il governatore pugliese e Giordano contavano di far nascere in quella sede la nuova formazione, anche se l'ex segretario prc, pur dichiarandosi «in totale sintonia con Vendola», non vuole parlare già da ora di divorzio, ma riconosce che «gli spazi per evitare una soluzione traumatica sono pressoché inesistenti». Il governatore ha ribatito di nuovo ieri che «dopo le miserie umane e culturali a cui abbiamo assistito è giunto il momento di riscrivere lo spartito della sinistra del futuro. Rifondazione non è più casa nostra». La vicenda si chiarirà probabilmente solo con una nuova drammatica conta a Chianciano, teatro del recente e contrastatissimo congresso. L'attuale segretario Paolo Ferrero invita comunque i compagni a restare: «La scissione sarebbe una scelta sbagliata, che in nome dell'unità della sinistra darà vita all'ennesimo partito, che per il profilo politico scelto sarebbe una corrente esterna al Pd». Si è conclusa intanto la controversa vicenda del licenziamento del direttore di "Liberazione" Sansonetti, sostituito con il sindacalista Dino Greco, a cui è stato affiancato in qualità di responsabile il vaticanista del quotidiano, Fulvio Fania. "Liberazione" tornerà però in edicola solo venerdì, in attesa del gradimento della redazione, dal momento che Sansonetti si è rifiutato di continuare nel frattempo a firmare il giornale. -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: DE BELLO GALLICO CGIL BRESCIA-ZIPPONI.pdf Tipo: application/pdf Dimensione: 91251 bytes Descrizione: non disponibile URL: From beppe.almansi a libero.it Wed Jan 14 16:02:50 2009 From: beppe.almansi a libero.it (beppe.almansi) Date: Wed, 14 Jan 2009 16:02:50 +0100 Subject: [Bsf] manifestazioni contro i massacri a Gaza - comunicato stampa Message-ID: Rifondazione Comunista parteciperà alla manifestazione di Assisi del 17 gennaio "Non si può rimanere a guardare" contro i massacri a Gaza. La Federazione di Brescia di Rifondazione non considera questo appuntamento in alternativa alla manifestazione che nello stesso giorno e sullo stesso problema si svolgerà a Roma alla quale ci sarà quindi una presenza del PRC. Fa sue le parole di quanti operano perché tra le due manifestazioni si stabilisca un ponte di condivisione e di dialogo teso a far vivere un reale percorso di pace. Con tutti, anche noi esprimiamo il nostro sdegno e il nostro dolore per il sangue innocente versato in primo luogo a causa delle scelte e delle strategie politiche del governo israeliano. Chiediamo l'immediata fine del massacro di civili e di ogni altra forma di rappresaglia. L'Italia e l'Europa rompano il colpevole silenzio e l'inerzia che ne ha contraddistinto fino ad oggi l'atteggiamento di fronte alla tragedia della popolazione di Gaza, si facciano protagoniste di un'iniziativa politico-istituzionali che interrompa l'escalation di violenza e ricostruisca nel più breve tempo possibile, nonostante tutto, le condizioni per cercare di nuovo una soluzione di pace e di convivenza tra i due popoli. Riprovare a percorrere la via della giustizia per il popolo palestinese, che non ha Stato e soffre di una insostenibile condizione di disparità nei rapporti con Israele; la via di una diplomazia sopra le parti, quella che non cede ai ricatti e alle convenienze della ragion di stato, affinché la violenza cieca delle armi non alimenti a dismisura l'odio reciproco e gli opposti fondamentalismi. E la via della pace perché non siano distrutte per sempre le condizioni di convivenza nello stesso spicchio di mondo dei due popoli e il diritto alla sicurezza da una parte e dall'altra non produca altri insormontabili muri ma sia frutto della solidarietà e del riconoscimento reciproco. L'Europa non guardi altrove, si faccia parte terza, con l'Onu, con i Paesi arabi disponibili, con quanti hanno o potranno avere a cuore l'unica prospettiva risolutiva per il Medio Oriente, per la Palestina, per Israele: due popoli, due Stati, una pace, una libertà, un futuro. Intanto subito un cessate il fuoco affinché sia posta fine ai massacri, cessi l'occupazione israeliana della striscia e l'Onu invii una forza di aiuto alla popolazione civile e di interposizione -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From chparas a tele2.it Wed Jan 14 23:24:37 2009 From: chparas a tele2.it (Carlo Parascandolo) Date: Wed, 14 Jan 2009 23:24:37 +0100 Subject: [Bsf] =?iso-8859-1?q?Luned=EC_19_gennaio_2009_ore_14=2C30__Da_Pia?= =?iso-8859-1?q?zza_Duomo_a_Palazzo_Marino_PER_LA_LIBERTA=27_DI_PAR?= =?iso-8859-1?q?OLA_DENTRO_E_FUORI_I_LUOGHI_DI_LAVORO=2CPER_IL_DIRI?= =?iso-8859-1?q?TTO_ALLA_SICUREZZA_SUL_LAVORO=2C_=2E=2E=2E?= Message-ID: <001a01c97696$e371fc80$9826935d@zxz02b56c3f346> SICUREZZA SUL LAVORO: Confindustria e governanti,vogliono ridurci al silenzio !!! PER LA LIBERTA' DI PAROLA DENTRO E FUORI I LUOGHI DI LAVORO, PER IL DIRITTO ALLA SICUREZZA SUL LAVORO, PER IL DIRITTO ALLA SICUREZZA DEI TRASPORTI, PER LA RIASSUNZIONE DI ANDREA PIANETA, DANTE DE ANGELIS E DI TUTTI I LICENZIATI PER AVER DENUNCIATO LA MANCANZA DI SICUREZZA Per dire NO !!! A chi vuole zittire i Lavoratori e i loro Rappresentanti Per dire SI !!! Alla PREVENZIONE e alla LIBERTA' di PAROLA RLS-RSU-RSA dell'Assemblea unitaria di Milano del 22/09/08, ACU - Associazione Consumatori Utenti, Coordinamento Milanese di Solidarietà " DALLA PARTE DEI LAVORATORI ", CUB-Confederazione Unitaria di Base, Sdl-Intercategoriale, Confederazione Cobas, Falcri-BNL, Fildiai CILDI, CUB Trasporti, SAMA, SdL Trasporto, CUF-Comitato Unitario Ferrovieri, Le Lotte dei Pensionati, Ancora in Marcia!, CUB-Cobas PT, Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro, CUB Varese con la collaborazione della Compagnia degli Stracci invitano a partecipare Lunedì 19 gennaio 2009 ore 14,30 Da Piazza Duomo a Palazzo Marino alla _________BAVAGLIATA!_________ a.. ______________________________________________ PARTECIPATE e FATE PARTECIPARE !!! ******************************************** Coordinamento Milanese di Solidarietà "DALLA PARTE DEI LAVORATORI" a.. sabato 24 Roma , iniziativa (assemblea) nazionale organizzata dalla rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro ; b.. giovedì 29 Milano presidio Tribunale per causa di appello contro licenziamento Pianeta. cordiali saluti a tutti p. il Coordinamento Milanese di Solidarietà "DALLA PARTE DEI LAVORATORI" Carlo Parascandolo -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/gif Dimensione: 36280 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/gif Dimensione: 9419 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/gif Dimensione: 134883 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/jpeg Dimensione: 6889 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/gif Dimensione: 9162 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: Bavagliata190109bianconero.pdf Tipo: application/pdf Dimensione: 376903 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: Bavagliata190109color.pdf Tipo: application/pdf Dimensione: 437889 bytes Descrizione: non disponibile URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Thu Jan 15 06:27:02 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Thu, 15 Jan 2009 06:27:02 +0100 Subject: [Bsf] Alla dirigenza CGIL perdiamoci di vista, Marco Benevento RSU FIOM. Ai dirigenti CGIL.... Message-ID: http://www.forumpalestina.org/news/2009/Gennaio09/14-01-09DirigenzaCgil.htm Alla dirigenza CGIL perdiamoci di vista Finchè manterrete l'equidistanza e complicità tra il carnefice sionista e le vittime palestinesi perdiamoci di vista Marco Benevento RSU FIOM Ai dirigenti CGIL Credo che i testi di convocazione della fiaccolata indetta dalla CGIL e della manifestazione del 17 a Perugia operino una grave e colpevole mistificazione rappresentando l'aggressione israeliana come una reazione ai razzi palestinesi. Personalmente ritengo legittima e sacrosanta la resistenza del popolo palestinese all'occupante sionista, razzi compresi . Non si capisce per quale bizzarra, grottesca e ambigua ragione i palestinesi non abbiano diritto a possedere armi per difendere la propria patria e se stessi. Vi domando, secondo voi un bambino ha il diritto di difendersi da un adulto che lo aggredisce ? Anche il Linchestein o la Repubblica di San Marino avrebbero tutto il diritto di difendersi da un embargo che strema la sua popolazione, un embargo accompagnato da 117 attacchi militari israeliani durante i sei mesi di tregua proclamati e rispettati solo dai palestinesi. Potreste obiettare sull'efficacia della reazione palestinese, non sulla sua legittimità. Ma forse anche tra di noi ci sono due pesi e due misure, forse un entità statuale la vediamo possibile solo per i nostri simili dai tratti europei e non per i palestinesi così tragicamente arabi ! Israele è uno stato occupante come lo è stata l'Italia in Eritrea, Somalia, Etiopia, Libia in Jugoslavia e come lo è stata la Francia in Algeria, e quei popoli hanno combattuto giustamente con ogni mezzo per ottenere la loro indipendenza. Voglio ricordare che l'Italia si ubriacata di fascismo e imprese coloniali e si è risvegliata solo dopo la campagna di Russia . Il fascismo e con lui il colonialismo italiano sono caduti anche grazie alla lotta che quei popoli . Per questo alla solidarietà caritatevole ed interessata che arriva con le truppe di peacekeeping continuo a preferire la solidarietà partigiana ai popoli in lotta. La dirigenza della CGIL è stata equidistante anche durante l'embargo a Gaza, non ha voluto riconoscere la dinamica che si è consolidata in questi anni di guerra permanente ; prima l'embargo come forma di assedio e poi quando il nemico è provato, arrivano gli sciacalli in divisa a finire il lavoro . Questa è la dinamica messa in campo da Stati Uniti e Unione Europea, sia con governi di centro destra sia con governi di centro sinistra, agendo in uno stato di sostanziale accordo per tutelare i propri interessi nell'area mediorientale. Se l'ideologia sionista, cosa ben diversa dal giudaismo, non prevede diritti per i palestinesi e li raffigura e li tratta come esseri inferiori . Se su questa ideologia si appoggia una nuova visione coloniale . Dobbiamo allora denunciare l'uso strumentale che viene fatto della religione ebraica e dell'ideologia sionista per opprimere il popolo palestinese. Se avete paura del peso politico di Hamas e lo mettete al bando perché non condannate come assassini e terroristi Barak, Tipzi Livni e Peres ? Come non parteciperò alla manifestazione di piazza Barberini ne alla Perugia Assisi, ed a nessuna manifestazione che mette sullo stesso piano vittime e carnefici . Mi vergogno per l'involuzione espressa dalla CGIL. Sabato 17 sarò a Roma al corteo che partirà alle 15.30 da piazza Vittorio con le stesse parole d'ordine che stanno unendo milioni di persone in tutto il mondo; fermare il massacro del popolo palestinese e di condanna del terrorismo di stato israeliano . Rigetto sin d'ora ogni stupida e insulsa accusa di antisemitismo con le parole di un poeta israeliano Aaron Shabtai che con grande coraggio denuncia la deriva reazionaria dei suoi connazionali : Se mi chiedete Di dare la caccia a un ragazzo A 150 metri di distanza Con un fucile a cannocchiale, Se mi chiedete di sedermi in un tank e Dalle altezze della moralita' ebraica, Fare penetrare un obice Nella finestra di una casa, Mi togliero' gli occhiali E borbottero' cortesemente: 'No, signori! Rifiuto di spogliarmi Per sguazzare con voi In un bagno di sangue'. Se mi chiedete Di tendere le orecchie Perche' voi ci caghiate dentro, Scusandomi, diro': 'no, grazie! Le vostre parole puzzano, Preferisco sedermi Sull'asse del mio cesso!' Meglio dunque che la smettiate, Perche' se vi ostinate, Se continuate a insistere Che io mi unisca alla vostra muta, Per grugnire insieme, Perche' insieme ci rotoliamo E ci facciamo tutti crescere addosso Setole di porco, E insieme affondiamo Le nostre narici di lupi Nella carne cruda, Perdero' la pazienza E rispondero' con fermezza: 'Signor Primo Ministro, Onorevole Generale, Sua Eccellenza Deputato.. Sua Santita' il Rabbino, Baciatemi il culo!' Marco Benevento RSU FIOM -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Thu Jan 15 06:38:50 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Thu, 15 Jan 2009 06:38:50 +0100 Subject: [Bsf] Un dirigente sionista israeliano auspica che Gaza finisca come Hiroshima Message-ID: <9B8E3B971A8C42B0925410F2043B9AB1@haj> http://www.forumpalestina.org/news/2009/Gennaio09/14-01-09DirigenteSionista.htm Un dirigente sionista israeliano auspica che Gaza finisca come Hiroshima "Gaza come Hiroshima...". Se questa allusione nucleare fosse stata pronunciata dal presidente iraniano Ahmedinejad o dal capo dell'Ufficio politico di Hamas, Mesha'al, le redazioni giornalistiche sarebbero andate in fibrillazione e i nostri politici-cortigiani avrebbero gridato "al terrorista!". Ma le ha pronunciate un israeliano, e, per quanto sia un terrorista, come i suoi colleghi criminali di guerra Livni-Barak e Olmert, nessuno trova niente da eccepire. Oggi, Avigdor Lieberman, presidente del partito fondamentalista "Israel Beitena", ha offerto alla platea degli studenti dell'università Bar Ilan la sua "soluzione" alla guerra in corso contro la Striscia: "Il popolo di Israele non sarà sicuro finché Hamas governa la Striscia di Gaza. Dobbiamo proseguire la guerra fino alla sua distruzione. Dobbiamo fare esattamente ciò che fecero gli Stati Uniti d'America con il Giappone durante la Seconda guerra mondiale, così non ci sarà bisogno di occupare Gaza". Secondo quanto ha riportato il sito del giornale israeliano "Maariv", Lieberman ha invitato a lanciare una bomba atomica contro la Striscia di Gaza, in modo da distruggerla completamente e porre fine al "problema". (Fonte: Infopal.it) -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Thu Jan 15 06:35:38 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Thu, 15 Jan 2009 06:35:38 +0100 Subject: [Bsf] Ancora al fianco della resistenza palestinese !Comunicato del CSA Vittoria sui fatti di Milano di lunedi 12 gennaio Message-ID: <1C5F0445A7B4472D9EB2C3E4D7A745F2@haj> Ancora al fianco della resistenza palestinese ! http://www.forumpalestina.org/news/2009/Gennaio09/13-01-09ComunicatoVittoria.htm Comunicato del CSA Vittoria sui fatti di Milano di lunedi 12 gennaio Per lunedì 12 gennaio la Comunità ebraica di Milano, l'associazione «Amici d'Israele», l'Unione giovani Ebrei d'Italia e tutti gli altri enti ebraici milanesi hanno organizzato presso il Piccolo Teatro un ignobile incontro dal titolo «Sosteniamo Israele, sosteniamo la pace» per tentare di giustificare l'aggressione terroristica sionista al popolo palestinese coerentemente con la mistificatrice propaganda israeliana. Tra i relatori del convegno erano presenti viscidi personaggi del "calibro" di Magdi Allam (vicedirettore del Corriere della sera e neoconvertito al cristianesimo più intollerante e oscurantista), Fiamma Nirenstein (Il Giornale), Piero Ostellino (Corriere) e il presidente del consiglio comunale milanese Manfredi Palmeri. Tra i partecipanti all'incontro vi erano anche numerosi esponenti del centro-destra, tra cui De Corato e La Russa passati da posizioni negazioniste al sostegno incondizionato alle politiche imperialiste di Israele. L'assemblea delle realtà solidali - da sempre schierate senza se e senza ma - con la resistenza del popolo palestinese, in continuazione con le mobilitazioni che sin dall'inizio dell'aggressione hanno attraversato la città di Milano, ha organizzato un presidio per portare la voce di un popolo che da più di 60 anni subisce le politiche espansioniste israeliane che hanno comportato morte, profughi e distruzioni sino alla situazione odierna di oggettiva creazione di un campo di concentramento a cielo aperto. I numerosi compagni/e presenti hanno sin da subito tentato in maniera intelligente e determinata di avvicinarsi il più possibile al luogo del convegno per urlare il proprio disprezzo, ma hanno subito le provocazioni e le violente cariche dell'imponente schieramento delle forze dell'ordine che hanno causato anche alcuni feriti tra i manifestanti. Particolarmente brutale è stata una seconda carica a freddo subita dopo che la manifestazione era riuscita a ricompattarsi. Nonostante questo clima fortemente repressivo di ogni istanza e di ogni voce contraria alla propaganda filo-sionista, in un centro cittadino blindatissimo, è stato organizzato un corteo spontaneo sino a piazza Cordusio dove la giornata è positivamente terminata. Ribadiamo quindi con forza la necessità di continuare in ogni forma la mobilitazione a sostegno del popolo palestinese e invitiamo tutte le realtà, i singoli/e al momento di confronto pubblico di martedì alle 21.30 al csa Vittoria dove si discuterà anche della partecipazione al corteo nazionale di Roma di sabato prossimo. Contro l'aggressione sionista e contro ogni imperialismo! A fianco dei popoli che resistono! I compagni e le compagne del Centro Sociale Autogestito Vittoria -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Thu Jan 15 06:49:10 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Thu, 15 Jan 2009 06:49:10 +0100 Subject: [Bsf] L'appello lanciato dal FPLP e prontamente raccolto dai movimenti .Cancellato il carico di armi USA destinato a Israele Message-ID: <9672B85B9ADE4CCC8DDF35D4A385461B@haj> http://www.forumpalestina.org/news/2009/Gennaio09/14-01-09CancellatoCarico.htm Cancellato il carico di armi USA destinato a Israele Grecia L'appello lanciato dal FPLP e prontamente raccolto dai movimenti di solidarietà con la Palestina in Grecia, ha fatto sì che sia stato cancellato il carico di armi statunitensi destinato ad Israele che doveva essere imbarcato nel porto greco di Astakos. La decisione è stata confermata dal ministro degli esteri greco. Forti di questo risultato, i movimenti greci hanno convocato una manifestazione di solidarietà con il popolo palestinese e contro il massacro di Gaza per giovedi 15 gennaio http://www.forumpalestina.org/news/2009/Gennaio09/13-01-09AppelloPopoloGreco.htm Appello urgente al popolo Greco: bloccare la spedizione di armi statunitensi da un porto greco verso Israele! Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina chiama il movimento greco, il popolo greco e tutte le forze progressiste a livello internazionale a fermare la pianificata spedizione di armi statunitensi ad Israele dal porto greco di Astakos. Media internazionali hanno rivelato che la Marina statunitense sta tentando di spedire 325 cointainers di munizioni, per un peso di oltre 3000 tonnellate, in una spedizione di emergenza di armamenti per aiutare l'occupazione nella sua guerra contro il popolo palestinese a Gaza. Il FPLP chiama i popoli del mondo, ed in particolare il movimento greco, ad agire per fermare tale spedizione di armi. Gli U.S.A. stanno provando a noleggiare una nave mercantile per portare gli armamenti agli israeliani al porto di Asdud nella seconda metà di gennaio. Non dobbiamo permettere che questi armamenti arrivino nelle mani degli israeliani, che li userebbero per massacrare il nostro popolo a Gaza! Dobbiamo impedirlo in tutti i modi! Queste bombe saranno utilizzate nelle guerre di Israele - contro i palestinesi, i libanesi, gli arabi, gli iraniani e tutti i popoli della regione. Questa spedizione d'emergenza indica che l'occupante sta richiedendo una quantità sempre maggiore di armi nella sua futile guerra di massacri contro il popolo e la resistenza palestinesi. La richiesta del popolo palestinese, di quello arabo, e di tutte le forze progressiste - comprese quelle statunitensi - è l'isolamento internazionale di Israele e la fine di tutti gli aiuti statunitensi. Il governo U.S.A. è un partner strategico di Israele, ed è impegnato ad associarsi a quest'ultimo nei suoi massacri e nei suoi crimini contro il nostro popolo. Se non fermeranno la spedizione di armi, saranno il popolo greco e i popoli del mondo a doverla fermare per loro! L'FPLP saluta il popolo greco - la vostra solidarietà incondizionata e le vostre manifestazioni di massa in appoggio al popolo palestinese hanno mandato un forte messaggio di sostegno, insieme ad aiuti, volontari ed azioni sul campo. Le vostre coraggiose lotte per la giustizia hanno spronato noi e i popoli in tutto il mondo. Stiamo facendo appello: A tutte le compagnie greche e a tutte le compagnie di nolo affinché si rifiutino di trasportare qualsiasi carico di armi diretto verso Israele. Qualsiasi compagnia di nolo che porti queste armi ha le mani sporche del sangue del popolo di Gaza! Ai lavoratori greci e a tutti i lavoratori portuali affinché si rifiutino di caricare qualsiasi carico di armi diretto verso Israele. Le forti mani dei lavoratori greci non devono insudiciarsi con un carico così pericoloso! Al governo greco affinché proibisca l'uso dei suoi porti per inviare armi all'occupante che sta massacrando il nostro popolo! Al popolo greco, al movimento greco e a tutte le forze progressiste a livello internazionale affinché agiscano per impedire che simili merci siano caricate o lascino il porto di Astakos! Il FPLP fa appello affinché continuiate ad esprimere una solidarietà incondizionata e a lottare per impedire che U.S.A. e Israele usino la terra e i porti del popolo greco come un'ulteriore base per l'occupazione, per i massacri e per i crimini. Il popolo greco ha una storia ed un presente di splendide lotte. I rapporti tra il popolo arabo e quello greco sono forti e oggi possiamo fare appello a voi affinché marciate con noi, ancora una volta, verso la vittoria e la giustizia per il popolo palestinese e per il blocco di questa spedizione di armi! Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, 10 gennaio 2009 Tratto da: http://www.pflp.ps/english/ Traduzione a cura del Collettivo Autorganizzato Universitario - Napoli coll.autorg.universitario a gmail.com http://cau.noblogs.org -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Thu Jan 15 07:22:48 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Thu, 15 Jan 2009 07:22:48 +0100 Subject: [Bsf] Le adesioni giunte finora alla manifestazione del 17 gennaio aRoma per la Palestina AGGIORNATE AL 13 GENNAIO; PULLMAN BRESCIA Message-ID: <5F0D75DBFDF148FB9589CA10895095B8@haj> BRESCIA I pullman partiranno sabato mattina alle ore 6 dal piazzale dell'iveco (via volturno) per prenotazioni 03045670 - radio onda d'urto http://www.forumpalestina.org/news/2009/Gennaio09/17-01-09ADESIONIManifestazione.htm Le adesioni giunte finora alla manifestazione del 17 gennaio aRoma per la Palestina AGGIORNATE AL 13 GENNAIO Le adesioni vanno inviate tassativamente ed esclusivamente a: stopmassacrogaza a libero.it per evitare disguidi e inutili discussioni usate solo questa casella di posta elettronica per mandare le adesioni Coordinamento delle comunità palestinesi Unione Democratica Arabo Palestinese Unione delle Comunità Islamiche in Italia Forum Palestina International Solidarity Movement Assemblea Free Palestine (Torino) Coordinamento permanente Palestina (Pisa) Coordinamento Palestina (Genova) Comitato Palestina (Bologna) Comitato con la Palestina nel cuore (Roma) Comitato di Solidarietà con il popolo palestinese (Catania) Associazione Zaatar (Genova) Collettivo Antagonista Primavalle CIRC-Internazionale Centro Iniziativa Popolare Comunisti Uniti - Lazio Circolo Comunista "Stefano Chiarini" Rete Proletari@ Rete nazionale Disarmiamoli Giovani in Lotta (Roma Sud) Comitato Pace e Disarmo (Napoli) Rete Artisti contro le guerre Associazione Scuole di Pace (Napoli) Un Ponte per. Deposito dei Segni Centro Popolare Autogestito (Firenze) CSOA Ex Karcere(Palermo) Collettivo Universitario Autonomo(Pa) Box3 Autogestito Facoltà di Lettere e Filosofia(Pa) Centro Sociale Vittoria Associazione L'altra Lombardia - SU LA TESTA Materiali Resistenti Partito della Rifondazione Comunista Partito dei Comunisti Italiani Partito Comunista dei Lavoratori Partito d'Alternativa Comunista Partito dei Carc Rete dei Comunisti Sinistra Critica Socialismo Rivoluzionario Federazione Giovanile Comunisti Italiani Federazione RdB/CUB Confederazione Cobas Sindacato dei Lavoratori SdL Rete 28 aprile della Cgil Associazione dei Palestinesi in Italia Associazione delle Donne Palestinesi in Italia Campagna Europea per fine dell'Embargo a Gaza Associazione Amicizia Sardegna-Palestina Comitato a sostegno della resistenza palestinese- Versilia Associazione Versilia-Palestina Associazione Ghassan Kanafani (Lucca) Rete Semprecontrolaguerra Slai Cobas per il sindacato di classe Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario Piattaforma Comunista Palestine Think Thank Partito dei Comunisti Italiani (fed. Pavia) Partito della Rifondazione Comunista (fed. Pavia) Proletari Comunisti Rete No War Roma e Lazio Red Block Redazione de L'Ernesto Redazione di LottaContinua.net Redazione di Nuova Unità Redazione di Guerre e Pace Redazione di La Rinascita quotidiano Casa editrice Datanews WILPF (Italia) Per il Bene Comune ATTAC (Italia) Fabriano Social Forum Associazione "Ceccano Viva" (FR) Associazione "Intorno al Cerchio" Associazione Babele di Grottaglie (Ta) Rete Antifascista Perugina, Collettivo femminista Sommosse (Perugina) Corrispondenze Metropolitane (Roma) Collettivo "Malafimmine" (Palermo) LettereInMovimento, collettivo di lavoro politico (Modena) Punto Rosso di Magenta (VA) Associazione di Solidarietà Proletaria Comitato Via le truppe - Italia Studenti in lotta - Coordinamento nazionale Comitato Stop alla guerra (Verona) Associazione Gazzella onlus Rete di solidarietà con la Palestina (Lecce) Associazione marxista Unità Comunista Collettivo Comunista (marxista-leninista) Nuoro Network per i diritti globali di Barletta Cestes-Proteo Redazione di Nuestra America Collettivo Autonomo Abruzzese Comitato varesino per la Palestina CSOA Cloro Rosso di Taranto Resistenza Universitaria - La Sapienza (Roma) Associazione Yakaar Italia Senegal Comitato "Parma per Gaza Associazione Svizzera - Palestina (Sez. Ticino) Comitato Stop alla guerra in Palestina Verona Collettivo di formazione marxista "Maurizio Franceschini" (Roma) Social Forum Cecina (Livorno) Coordinamento Pace di Cinisello Balsamo Federazione Empolese Valdelsa del Partito dei Comunisti Italiani (FI) Centro di Solidarietà Internazionalista Alta Maremma di Follonica Centro OPEN MIND glbt Catania Donne100celle&Dintorni (Roma) Comitato Fasano per Gaza (Brindisi) Comitato di solidarieta` con il Popolo Palestinese di Torino Partito Marxista Leninista Italiano Circolo PRC Meyer-Vighetti di Bussoleno-Valle Susa Associazione "Liberacittadinanza Sede Parma Campo Antimperialista L'associazione culturale Aktivamente Statunitensi contro la guerra (Firenze) Associazione Culturale Papillon-Rebibbia Onlus Bologna Associazione Liberazioni/Neotopie Comitato Gaza Vivrà Coordinamento Palestina di Fermo Associazione Punto Rosso Fermo e Porto San Giorgio (AP) Redazione di www.riforme.net Centro Occupato Autogestito T28 (Milano) Comitato di solidarietà con il popolo palestinese-Napoli" (coordinamento dicentri sociali, collettivi studenteschi, sindacalismo di base, collettivi politici e disoccupati organizzati) Sguardo Sul Medio Oriente Associazione Culturale "Laboratorio Sociale Autogestito 100celle" (Roma) Associazione culturale "Il Geranio" Centocelle (Roma) Lista civica RENO di Bologna Circolo comunista "Che" Guevara di Ponsacco (Pisa) Comitato di Calderara Contro la Guerra Associazione loe per la cooperazione e la solidarietà di matera Coordinamento palestina libera di matera Adesioni a titolo individuale: Franco Ottaviano (Presidente della Casa delle Culture, Roma) Stefano Franchi, segreteria Prc di Bologna Fausto Gianelli - Coordinatore provinciale Giuristi Democratici di Modena Marco Rizzo - europarlamentare Giulietto Chiesa - europarlamentare Laura Guazzoni - docente Università La Sapienza (Roma) Luciano Vasapollo - docente Università La Sapienza (Roma) Angelo Baracca - docente Università di Firenze Davide Fabbri (CFN dei Verdi, Consigliere Comunale dei Verdi di Cesena (FC) Enrico Campofreda - giornalista Brunello Fogagnoli - attivista S. Donà di Piave Paola Manduca - docente università di Genova Edvino Ugolini - artista Agostino Giordano - Segreteria regionale Prc Emilia Romagna Leonardo Masella - Capogruppo Prc Regione Emilia Romagna Le adesioni vanno inviate tassativamente ed esclusivamente a: stopmassacrogaza a libero.it -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Thu Jan 15 07:51:34 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Thu, 15 Jan 2009 07:51:34 +0100 Subject: [Bsf] Una lettera sui fatti di Milano (contestazione anti-israeliana) Message-ID: <3733FD3F53FA4EE38605DF52BB014DA4@haj> http://www.forumpalestina.org/news/2009/Gennaio09/13-01-09Lettera.htm Una lettera sui fatti di Milano (contestazione anti-israeliana) Per questa sera gli amici di Israele hanno organizzato una manifestazione al chiuso (Piccolo Teatro), un incontro per esprimere solidarietà agli aguzzini razzisti che stanno massacrando uomini, donne ed uomini palestinesi che hanno la sola colpa di essere palestinesi (You remember?) Ovviamente è stato spontaneo che un gruppo di compagne e compagni si sono incontrati nella piazza vicino per denunciare questa vigliaccheria e provocazione in una città ex-medaglia d'oro alla Resistenza (ex perchè già si sono fatti sfilare fascisti e nazisti per il centro, oggi al chiuso si lasciano incontrare amici dei carnefici del popolo palestinese). Eravamo circa 250, determinati non a mettere a ferro e fuoco la città, ma a ad urlare la nostra indignazione per il vergognoso spettacolo che fascisti di varie provenienze si incontravano al buio come fanno i vampiri. Ovviamente la polizia si è messa di traverso, da buoni servitori di uno stato che ha fatto carta straccia dell'Articolo 11 della Costituizione, con buona pace di Calamandrei, di Pertini, e quindi ci siamo potuti avvicinare poco per dare il benvenuto ai fascisti chiusi nel teatro, ma nonostante le botte prese abbiamo potuto affermare che non passeranno, che potranno parlare ma di nascosto, farsi i complimenti per i massacri, ma tra di loro. Mentre ero lì in prima fila a tenere lo striscione che inneggiava alla Resistenza Palestinese con davanti nerboruti e incazzati poliziotti e sbirraglia varia ho pensato in che situazione assurda mi trovavo: ero lì con tanti compagni e compagne a protestare mentre nel chiuso del teatro si riunivano poche decine di.....indovinate chi? .... fascisti ed ebrei. Ora, capite l'assurdo? De Corato, Magdi Allam che sono razzisti e fascisti puri stringevano la mano a Fiamma Nirestein e sionisti vari? ma che cazzo si saranno detti? cosa avranno pensato l'uno dell'altra? che fino a ieri sia sarebbero sputati, per non dire altro, in faccia l'una con l'altro? Ecco, questa è la qualità della merdaccia umana con cui ci dobbiamo scontrare. Israele assassina, giù le mani dalla Palestina.... Francesco -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Thu Jan 15 13:49:40 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Thu, 15 Jan 2009 13:49:40 +0100 Subject: [Bsf] Fw: [Rete28Aprile] [R28A] - La Rete28Aprile contro la guerra di Israele - l/1+2 Message-ID: <5069F4B72BCF4DB18D51A3D76CA970C7@haj> ricevo ed inoltro... Paco La Rete28Aprile contro la guerra di Israele Il governo di Israele, in spregio a tutte le norme del diritto internazionale, alla civiltà, ai principi umanitari, sta conducendo a Gaza una guerra senza quartiere, che sta uccidendo soprattutto civili e bambini. Condanniamo con tutta la nostra forza la politica del governo israeliano, che può avvenire solo perché la comunità internazionale usa due pesi e due misure di fronte ai diritti dei popoli e in questo caso permette a Israele di violarli tutti. Inaccettabile è la politica del governo italiano che sostiene totalmente la guerra di Israele, ipocritamente nascondendosi dietro la lotta contro il terrorismo. Scendiamo in piazza per chiedere che Israele sia fermata e che liberi tutti i territori occupati, in modo che anche i palestinesi possano avere uno stato sicuro e democratico. Respingiamo l'accusa che questo significhi la distruzione dello stato di Israele e, con ancor più sdegno, l'accusa di antisemitismo che viene, spesso strumentalmente, rivolta a chi contrasta la politica coloniale e di guerra del governo israeliano. Ogni rigurgito di antisemitismo va condannato nella vergogna, ma la difesa della libertà e la lotta contro il razzismo oggi si affermano anche difendendo il popolo palestinese. La Rete28Aprile aderisce e partecipa alla giornata di mobilitazione del 17 gennaio, ove a Roma e ad Assisi si manifesterà per fermare il massacro attuato dal governo israeliano nella striscia di Gaza. La Cgil ha aderito alla manifestazione di Assisi. La Rete28Aprile aderisce e sarà presente anche alla manifestazione di Roma, indetta dalle comunità palestinesi in Italia e da un arco di forze politiche e sociali. Saremo un piazza per dire basta al massacro di Gaza, per chiedere la fine dei combattimenti e per rivendicare sanzioni politiche ed economiche verso lo stato di Israele, che viola tutte le risoluzioni dell'Onu e tutti i principi del diritto internazionale e dei popoli. SABATO 17 GENNAIO - ORE 15.30 IN PIAZZA VITTORIO EMANUELE, A ROMA ----- Original Message ----- From: "Carelli Carlo" To: Sent: Thursday, January 15, 2009 11:17 AM Subject: [Rete28Aprile] [R28A] - La Rete28Aprile contro la guerra di Israele - l/1+2 alle compagne e ai compagni interessati per vs. opportuna conoscenza Un saluto! [Rete28Aprile] -------------------------------------------------------------------------------- > -- > Newsletter di del sito Rete28aprile.it > web: http://www.rete28aprile.it > Iscrizioni: retenews-subscribe a liste.rete28aprile.it > Cancella: retenews-unsubscribe a liste.rete28aprile.it -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: 0678 - R28A volantino 14.1.09.doc Tipo: application/msword Dimensione: 31744 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- È stato filtrato un testo allegato il cui set di caratteri non era indicato... Nome: message-footer.txt URL: From plovitale a virgilio.it Thu Jan 15 16:57:20 2009 From: plovitale a virgilio.it (paolo vitale) Date: Thu, 15 Jan 2009 16:57:20 +0100 Subject: [Bsf] palestina senza violenza References: Message-ID: <005d01c97729$f7bc7f60$df01a8c0@oemqkiz06y3ks0> ciao a tutti molte sono le manifestazioni di sostegno al popolo palestinese schiacciato dall'assurda violenza del governo israeliano. E su ciò non mi dilungo perchè direi cose scontate su questa ml. Non sono d'accordo però su alcune cose che ho letto: -non credo nell'uso delle armi e della violenza per rispondere all'esercito israeliano, una risposta non violenta di massa sarebbe inifnitamente più efficace e giusta -sono fermamente convinto che la religione non abbia assolutamente nulla a che vedere con questo conflitto (le bombe israeliane cadono sulla testa dei palestinesi musulmani, cristiani e atei, anche se questi ultimi vivono sotto doppio assedio- come pure omosessuali e femministe- e sono quindi i più coraggiosi e i meno citati) anche l'esercito israeliano è composto, tra l'altro, da ebrei atei e musulmani - non condivido l'enfasi con cui moschee varie si danno da fare per difendere la causa palestinese, lasciando intendere che il problema riguarda una religione più di un'altra, quando la religione non deve entrare in questione - non sono mai esistite nè esistono razze umane, la parola semita non corrisponde a nulla, chi sostiene che esistono razze umane è razzista - non c'è alcun motivo di citare gli ebrei ogni volta che il governo israeliano commette dei crimini, così come i cristiani non sono colpevoli di ciò che il cristiano Bush ha fatto, nè i musulmani devono discolparsi per i crimini del governo dei talebani, nè s'incolpano i cattolici dei crimini dei cattolici Hitler e Mussolini paolo From sauro a bresciascuola.it Thu Jan 15 17:51:52 2009 From: sauro a bresciascuola.it (sauro a bresciascuola.it) Date: Thu, 15 Jan 2009 17:51:52 +0100 (CET) Subject: [Bsf] palestina senza violenza Message-ID: <50489.217.133.80.236.1232038312.squirrel@webmail.bresciascuola.it> Ciao una breve precisazione, non è vero che nell'esercito israeliano ci siano musulmani, in quanto lo stato di israele essendo uno stato segregazionista non permette ai suoi cittadini di cultura palestinese e di religione musulmana di svolgere molti lavori e attività, tra cui il servizio militare. Altre leggi segregazioniste vietano di acquistare immobili in moltissime parti dello stato di israele, o di acquistare partecipazioni o azioni di moltissime aziende. Da ultimo possono votare, ma non presentare i candidati che vogliono. Come chiamereste uno stato di questo tipo? sauro > ciao a tutti > molte sono le manifestazioni di sostegno al popolo palestinese schiacciato > dall'assurda violenza del governo israeliano. > E su ciò non mi dilungo perchè direi cose scontate su questa ml. > Non sono d'accordo però su alcune cose che ho letto: > -non credo nell'uso delle armi e della violenza per rispondere > all'esercito > israeliano, una risposta non violenta di massa sarebbe inifnitamente più > efficace e giusta > -sono fermamente convinto che la religione non abbia assolutamente nulla a > che vedere con questo conflitto (le bombe israeliane cadono sulla testa > dei > palestinesi musulmani, cristiani e atei, anche se questi ultimi vivono > sotto > doppio assedio- come pure omosessuali e femministe- e sono quindi i più > coraggiosi e i meno citati) anche l'esercito israeliano è composto, tra > l'altro, da ebrei atei e musulmani > - non condivido l'enfasi con cui moschee varie si danno da fare per > difendere la causa palestinese, lasciando intendere che il problema > riguarda > una religione più di un'altra, quando la religione non deve entrare in > questione > - non sono mai esistite nè esistono razze umane, la parola semita non > corrisponde a nulla, chi sostiene che esistono razze umane è razzista > - non c'è alcun motivo di citare gli ebrei ogni volta che il governo > israeliano commette dei crimini, così come i cristiani non sono colpevoli > di > ciò che il cristiano Bush ha fatto, nè i musulmani devono discolparsi per > i > crimini del governo dei talebani, nè s'incolpano i cattolici dei crimini > dei > cattolici Hitler e Mussolini > paolo > > > _______________________________________________ > Bsf mailing list > https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf > From plovitale a virgilio.it Thu Jan 15 18:54:33 2009 From: plovitale a virgilio.it (paolo vitale) Date: Thu, 15 Jan 2009 18:54:33 +0100 Subject: [Bsf] palestina senza violenza References: <50489.217.133.80.236.1232038312.squirrel@webmail.bresciascuola.it> Message-ID: <000901c9773a$5323bf70$df01a8c0@oemqkiz06y3ks0> I musulmani cui mi riferivo non sono i palestinesi di nazionalità israeliana, ma i beduini di nazionalità israeliana. Uno stato con norme di questo genere è oviamente uno stato che discrimina i cittadini, e non solo in questo senso. Sono persino ostacolati i matrimoni civili, quelli tra cittadini israeliani arabi e arabi non israeliani ed è chiaramente favorita la religione ebraica tra le altre. Insomma uno stato con norme discriminatorie di tutti i tipi. Non per questo sostengo che Israele va cambiato con l'uso della violenza. Nemmeno sosterrei che bisogna cambiare le criminali norme omofobe e misogene di Hamas con la violenza. Comunque non mi affincherei mai a forze di estrema destra che "sostengono" la causa palestinese tipo forza nuova o Hamas. Mi sembra anche un'assurdità la tesi di D'Alema che sostiene che Hamas è stata eletta democraticamente, altrimenti anche Ciancimino era democraticamente il sindaco di Palermo. Infatti Hamas ha sconfitto le forze laiche con fiumi di denaro illegale usato per istituire uno stato sociale parallelo di stampo clericale per ottenere consenso: è una sorta di CL con le armi e ancora più razzista e intollerante. Distribuiscono "aiuti" e boicottano ogni forma di stato laico, sostituito da assistenza clericale e ricattatoria. paolo ----- Original Message ----- From: To: "brescia social forum" Sent: Thursday, January 15, 2009 5:51 PM Subject: Re: [Bsf] palestina senza violenza Ciao una breve precisazione, non è vero che nell'esercito israeliano ci siano musulmani, in quanto lo stato di israele essendo uno stato segregazionista non permette ai suoi cittadini di cultura palestinese e di religione musulmana di svolgere molti lavori e attività, tra cui il servizio militare. Altre leggi segregazioniste vietano di acquistare immobili in moltissime parti dello stato di israele, o di acquistare partecipazioni o azioni di moltissime aziende. Da ultimo possono votare, ma non presentare i candidati che vogliono. Come chiamereste uno stato di questo tipo? sauro > ciao a tutti > molte sono le manifestazioni di sostegno al popolo palestinese schiacciato > dall'assurda violenza del governo israeliano. > E su ciò non mi dilungo perchè direi cose scontate su questa ml. > Non sono d'accordo però su alcune cose che ho letto: > -non credo nell'uso delle armi e della violenza per rispondere > all'esercito > israeliano, una risposta non violenta di massa sarebbe inifnitamente più > efficace e giusta > -sono fermamente convinto che la religione non abbia assolutamente nulla a > che vedere con questo conflitto (le bombe israeliane cadono sulla testa > dei > palestinesi musulmani, cristiani e atei, anche se questi ultimi vivono > sotto > doppio assedio- come pure omosessuali e femministe- e sono quindi i più > coraggiosi e i meno citati) anche l'esercito israeliano è composto, tra > l'altro, da ebrei atei e musulmani > - non condivido l'enfasi con cui moschee varie si danno da fare per > difendere la causa palestinese, lasciando intendere che il problema > riguarda > una religione più di un'altra, quando la religione non deve entrare in > questione > - non sono mai esistite nè esistono razze umane, la parola semita non > corrisponde a nulla, chi sostiene che esistono razze umane è razzista > - non c'è alcun motivo di citare gli ebrei ogni volta che il governo > israeliano commette dei crimini, così come i cristiani non sono colpevoli > di > ciò che il cristiano Bush ha fatto, nè i musulmani devono discolparsi per > i > crimini del governo dei talebani, nè s'incolpano i cattolici dei crimini > dei > cattolici Hitler e Mussolini > paolo > > > _______________________________________________ > Bsf mailing list > https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf > _______________________________________________ Bsf mailing list https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf From aggregatione a yahoo.com.ar Thu Jan 15 19:35:23 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Thu, 15 Jan 2009 19:35:23 +0100 Subject: [Bsf] Inoltro messaggio di Pino indirizzato al BSF ma mai arrivato Fw: [Rete28Aprile] [R28A] - La Rete28Aprile contro la guerra di Israele - l/1+2 Message-ID: <54FBC3556A9A46F5A92EB1B9EA4766C3@haj> Inoltro messaggio di Pino indirizzato al BSF ma mai arrivato. Paco ----- Original Message ----- From: pinomaya a libero.it To: movimenti a gnumerica.org ; bsf a bresciasocialforum.org Sent: Thursday, January 15, 2009 5:14 PM Subject: [Movimenti] R: Fw: [Rete28Aprile] [R28A] - La Rete28Aprile contro la guerra di Israele - l/1+2 ----Messaggio originale---- Da: aggregatione a yahoo.com.ar Data: 15/01/2009 13.49 A: "movimenti", Ogg: [Movimenti] Fw: [Rete28Aprile] [R28A] - La Rete28Aprile contro la guerra di Israele - l/1+2 ricevo ed inoltro... Paco La Rete28Aprile contro la guerra di Israele Il governo di Israele, in spregio a tutte le norme del diritto internazionale, alla civiltà, ai principi umanitari, sta conducendo a Gaza una guerra senza quartiere, che sta uccidendo soprattutto civili e bambini. Condanniamo con tutta la nostra forza la politica del governo israeliano, che può avvenire solo perché la comunità internazionale usa due pesi e due misure di fronte ai diritti dei popoli e in questo caso permette a Israele di violarli tutti. Inaccettabile è la politica del governo italiano che sostiene totalmente la guerra di Israele, ipocritamente nascondendosi dietro la lotta contro il terrorismo. Scendiamo in piazza per chiedere che Israele sia fermata e che liberi tutti i territori occupati, in modo che anche i palestinesi possano avere uno stato sicuro e democratico. Respingiamo l’accusa che questo significhi la distruzione dello stato di Israele e, con ancor più sdegno, l’accusa di antisemitismo che viene, spesso strumentalmente, rivolta a chi contrasta la politica coloniale e di guerra del governo israeliano. Ogni rigurgito di antisemitismo va condannato nella vergogna, ma la difesa della libertà e la lotta contro il razzismo oggi si affermano anche difendendo il popolo palestinese. La Rete28Aprile aderisce e partecipa alla giornata di mobilitazione del 17 gennaio, ove a Roma e ad Assisi si manifesterà per fermare il massacro attuato dal governo israeliano nella striscia di Gaza. La Cgil ha aderito alla manifestazione di Assisi. La Rete28Aprile aderisce e sarà presente anche alla manifestazione di Roma, indetta dalle comunità palestinesi in Italia e da un arco di forze politiche e sociali. Saremo un piazza per dire basta al massacro di Gaza, per chiedere la fine dei combattimenti e per rivendicare sanzioni politiche ed economiche verso lo stato di Israele, che viola tutte le risoluzioni dell’Onu e tutti i principi del diritto internazionale e dei popoli. SABATO 17 GENNAIO - ORE 15.30 IN PIAZZA VITTORIO EMANUELE, A ROMA ----- Original Message ----- From: "Carelli Carlo" To: Sent: Thursday, January 15, 2009 11:17 AM Subject: [Rete28Aprile] [R28A] - La Rete28Aprile contro la guerra di Israele - l/1+2 alle compagne e ai compagni interessati per vs. opportuna conoscenza Un saluto! [Rete28Aprile] ------------------------------------------------------------------------------ Sono 4 i pullman che partiranno da Brescia, sabato 17 gennaio, alle ore 6, dal piazzale Iveco, per andare a Roma alla manifestazione per la Palestina. C'è ancora qualhe posto. Affrettatevi a prenotare, telefonando a Radio Onda d'Urto, 030 45670; oppure a me, 333 5773110. Il costo del biglietto è solo 10 euro. Abbiamo lanciato una pubblica sottoscrizione per coprire le spese dell'affitto dei pullman (di molto superiori a quello che si ricaverà con l'introito dei biglietti di coloro che verranno a Roma. Da segnalare che l'altro ieri una signora, ex diessina, ha portato in radio un contributo di 1.000 euro. Ciao, Pino > -- > Newsletter di del sito Rete28aprile.it > web: http://www.rete28aprile.it > Iscrizioni: retenews-subscribe a liste.rete28aprile.it > Cancella: retenews-unsubscribe a liste.rete28aprile.it -------------------------------------------------------------------------------- _______________________________________________ Movimenti mailing list Movimenti a gnumerica.org https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/movimenti -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From paolomori a bresciaonline.it Thu Jan 15 23:47:49 2009 From: paolomori a bresciaonline.it (Paolo Mori) Date: Thu, 15 Jan 2009 23:47:49 +0100 Subject: [Bsf] palestina senza violenza In-Reply-To: <005d01c97729$f7bc7f60$df01a8c0@oemqkiz06y3ks0> References: <005d01c97729$f7bc7f60$df01a8c0@oemqkiz06y3ks0> Message-ID: <3CD16BDD-F25A-46FD-88C1-0E64AAEEA1DF@bresciaonline.it> Nel complesso condivido quanto scrivi. con l'eccezione ad esempio della comunità ebraica di Roma, che ha già pestato militanti di sinistra tempo fa e che ha ufficialmente preso posizione a favore dello sterminio fascista che lo stato d'Israele sta perpetrando a danno dei palestinesi. Anche in questo caso non si può dire che "gli ebrei romani sono tutti stronzi", ma sarebbe bello che quelli non stronzi si facessero sentire... PaoloMori Il giorno 15/gen/09, alle ore 16:57, paolo vitale ha scritto: > ciao a tutti > molte sono le manifestazioni di sostegno al popolo palestinese > schiacciato dall'assurda violenza del governo israeliano. > E su ciò non mi dilungo perchè direi cose scontate su questa ml. > Non sono d'accordo però su alcune cose che ho letto: > -non credo nell'uso delle armi e della violenza per rispondere > all'esercito israeliano, una risposta non violenta di massa sarebbe > inifnitamente più efficace e giusta > -sono fermamente convinto che la religione non abbia assolutamente > nulla a che vedere con questo conflitto (le bombe israeliane cadono > sulla testa dei palestinesi musulmani, cristiani e atei, anche se > questi ultimi vivono sotto doppio assedio- come pure omosessuali e > femministe- e sono quindi i più coraggiosi e i meno citati) anche > l'esercito israeliano è composto, tra l'altro, da ebrei atei e > musulmani > - non condivido l'enfasi con cui moschee varie si danno da fare per > difendere la causa palestinese, lasciando intendere che il problema > riguarda una religione più di un'altra, quando la religione non deve > entrare in questione > - non sono mai esistite nè esistono razze umane, la parola semita > non corrisponde a nulla, chi sostiene che esistono razze umane è > razzista > - non c'è alcun motivo di citare gli ebrei ogni volta che il governo > israeliano commette dei crimini, così come i cristiani non sono > colpevoli di ciò che il cristiano Bush ha fatto, nè i musulmani > devono discolparsi per i crimini del governo dei talebani, nè > s'incolpano i cattolici dei crimini dei cattolici Hitler e Mussolini > paolo > > > _______________________________________________ > Bsf mailing list > https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf > From paolomori a bresciaonline.it Thu Jan 15 23:55:31 2009 From: paolomori a bresciaonline.it (Paolo Mori) Date: Thu, 15 Jan 2009 23:55:31 +0100 Subject: [Bsf] palestina senza violenza In-Reply-To: <000901c9773a$5323bf70$df01a8c0@oemqkiz06y3ks0> References: <50489.217.133.80.236.1232038312.squirrel@webmail.bresciascuola.it> <000901c9773a$5323bf70$df01a8c0@oemqkiz06y3ks0> Message-ID: <5BB133C9-86A8-4C25-8693-49953D1A575D@bresciaonline.it> Guarda che le notizie che stai dando di Hamas non sono condivise nemmeno dagli amici di Fath.. Inoltre, è vero che Hamas ha vinto con una certa larghezza (anche grazie al sistema maggioritario) elezioni sulla cui regolarità democratica NESSUNO ha recriminato. Infine, D'Alema dice giustamente che con Hamas, che rappresenta la maggioranza dei palestinesi (ricordo solo per inciso che gli israeliani hanno imprigionato anche quasi tutti i parlamentari di Hamas). Temo che, alla fine, uno dei più grossi problemi della Palestina e del Medio Oriente sia davvero lo stato d'Israele; per come è nato e per come è venuto ormai definendosi. PaoloMori Il giorno 15/gen/09, alle ore 18:54, paolo vitale ha scritto: > I musulmani cui mi riferivo non sono i palestinesi di nazionalità > israeliana, ma i beduini di nazionalità israeliana. Uno stato con > norme di questo genere è oviamente uno stato che discrimina i > cittadini, e non solo in questo senso. Sono persino ostacolati i > matrimoni civili, quelli tra cittadini israeliani arabi e arabi non > israeliani ed è chiaramente favorita la religione ebraica tra le > altre. Insomma uno stato con norme discriminatorie di tutti i tipi. > Non per questo sostengo che Israele va cambiato con l'uso della > violenza. Nemmeno sosterrei che bisogna cambiare le criminali norme > omofobe e misogene di Hamas con la violenza. Comunque non mi > affincherei mai a forze di estrema destra che "sostengono" la causa > palestinese tipo forza nuova o Hamas. Mi sembra anche un'assurdità > la tesi di D'Alema che sostiene che Hamas è stata eletta > democraticamente, altrimenti anche Ciancimino era democraticamente > il sindaco di Palermo. Infatti Hamas ha sconfitto le forze laiche > con fiumi di denaro illegale usato per istituire uno stato sociale > parallelo di stampo clericale per ottenere consenso: è una sorta di > CL con le armi e ancora più razzista e intollerante. Distribuiscono > "aiuti" e boicottano ogni forma di stato laico, sostituito da > assistenza clericale e ricattatoria. > paolo > > ----- Original Message ----- From: > To: "brescia social forum" > Sent: Thursday, January 15, 2009 5:51 PM > Subject: Re: [Bsf] palestina senza violenza > > > Ciao > una breve precisazione, non è vero che nell'esercito israeliano ci > siano > musulmani, in quanto lo stato di israele essendo uno stato > segregazionista > non permette ai suoi cittadini di cultura palestinese e di religione > musulmana di svolgere molti lavori e attività, tra cui il servizio > militare. Altre leggi segregazioniste vietano di acquistare immobili > in > moltissime parti dello stato di israele, o di acquistare > partecipazioni o > azioni di moltissime aziende. Da ultimo possono votare, ma non > presentare > i candidati che vogliono. > Come chiamereste uno stato di questo tipo? > sauro > > >> ciao a tutti >> molte sono le manifestazioni di sostegno al popolo palestinese >> schiacciato >> dall'assurda violenza del governo israeliano. >> E su ciò non mi dilungo perchè direi cose scontate su questa ml. >> Non sono d'accordo però su alcune cose che ho letto: >> -non credo nell'uso delle armi e della violenza per rispondere >> all'esercito >> israeliano, una risposta non violenta di massa sarebbe >> inifnitamente più >> efficace e giusta >> -sono fermamente convinto che la religione non abbia assolutamente >> nulla a >> che vedere con questo conflitto (le bombe israeliane cadono sulla >> testa >> dei >> palestinesi musulmani, cristiani e atei, anche se questi ultimi >> vivono >> sotto >> doppio assedio- come pure omosessuali e femministe- e sono quindi i >> più >> coraggiosi e i meno citati) anche l'esercito israeliano è composto, >> tra >> l'altro, da ebrei atei e musulmani >> - non condivido l'enfasi con cui moschee varie si danno da fare per >> difendere la causa palestinese, lasciando intendere che il problema >> riguarda >> una religione più di un'altra, quando la religione non deve entrare >> in >> questione >> - non sono mai esistite nè esistono razze umane, la parola semita non >> corrisponde a nulla, chi sostiene che esistono razze umane è razzista >> - non c'è alcun motivo di citare gli ebrei ogni volta che il governo >> israeliano commette dei crimini, così come i cristiani non sono >> colpevoli >> di >> ciò che il cristiano Bush ha fatto, nè i musulmani devono >> discolparsi per >> i >> crimini del governo dei talebani, nè s'incolpano i cattolici dei >> crimini >> dei >> cattolici Hitler e Mussolini >> paolo >> >> >> _______________________________________________ >> Bsf mailing list >> https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf >> > > > _______________________________________________ > Bsf mailing list > https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf > _______________________________________________ > Bsf mailing list > https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf > From plovitale a virgilio.it Fri Jan 16 08:23:19 2009 From: plovitale a virgilio.it (plovitale a virgilio.it) Date: Fri, 16 Jan 2009 08:23:19 +0100 (GMT+01:00) Subject: [Bsf] R: Re: palestina senza violenza Message-ID: <11ede5290d9.plovitale@virgilio.it> Basta leggere sull'Unità le prese di posizione unitarie di Moni Ovadia e Alì Rashid o di Roberto Della Seta per rendersi conto chi gli ebrei sono esseri umani come tutti gli altri, alcuni la pensano come noi altri no, purtroppo l'egemonia culturale della destra si fa sentire, sia tra i cristiani sia tra i musulmani sia tra gli ebrei. In ogni caso continuo a pensare che il sistema clientelare, clericale e violento con cui Hamas ha preso e gestisce il potere è tipico di una forza di estrema destra, per non parlare del trattamento riservato a donne, gay, atei, agnostici. Comunque totale soliderietà con il POPOLO palestinese, massacrato da un esercito invasore e oppresso da forze clericali e sessiste. paolo ----Messaggio originale---- Da: paolomori a bresciaonline.it Data: 15-gen-2009 11.47 PM A: "brescia social forum" Ogg: Re: [Bsf] palestina senza violenza Nel complesso condivido quanto scrivi. con l'eccezione ad esempio della comunità ebraica di Roma, che ha già pestato militanti di sinistra tempo fa e che ha ufficialmente preso posizione a favore dello sterminio fascista che lo stato d'Israele sta perpetrando a danno dei palestinesi. Anche in questo caso non si può dire che "gli ebrei romani sono tutti stronzi", ma sarebbe bello che quelli non stronzi si facessero sentire... PaoloMori Il giorno 15/gen/09, alle ore 16:57, paolo vitale ha scritto: > ciao a tutti > molte sono le manifestazioni di sostegno al popolo palestinese > schiacciato dall'assurda violenza del governo israeliano. > E su ciò non mi dilungo perchè direi cose scontate su questa ml. > Non sono d'accordo però su alcune cose che ho letto: > -non credo nell'uso delle armi e della violenza per rispondere > all'esercito israeliano, una risposta non violenta di massa sarebbe > inifnitamente più efficace e giusta > -sono fermamente convinto che la religione non abbia assolutamente > nulla a che vedere con questo conflitto (le bombe israeliane cadono > sulla testa dei palestinesi musulmani, cristiani e atei, anche se > questi ultimi vivono sotto doppio assedio- come pure omosessuali e > femministe- e sono quindi i più coraggiosi e i meno citati) anche > l'esercito israeliano è composto, tra l'altro, da ebrei atei e > musulmani > - non condivido l'enfasi con cui moschee varie si danno da fare per > difendere la causa palestinese, lasciando intendere che il problema > riguarda una religione più di un'altra, quando la religione non deve > entrare in questione > - non sono mai esistite nè esistono razze umane, la parola semita > non corrisponde a nulla, chi sostiene che esistono razze umane è > razzista > - non c'è alcun motivo di citare gli ebrei ogni volta che il governo > israeliano commette dei crimini, così come i cristiani non sono > colpevoli di ciò che il cristiano Bush ha fatto, nè i musulmani > devono discolparsi per i crimini del governo dei talebani, nè > s'incolpano i cattolici dei crimini dei cattolici Hitler e Mussolini > paolo > > > _______________________________________________ > Bsf mailing list > https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf > _______________________________________________ Bsf mailing list https: //lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf From aggregatione a yahoo.com.ar Fri Jan 16 08:30:24 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Fri, 16 Jan 2009 08:30:24 +0100 Subject: [Bsf] Bersaglio Onu di Enrico Campofreda, 15 gennaio 2009, 16:41 APRILEONLINE.INFO Message-ID: <3E2326DAB2DD4A1CB551324FF5C9568A@haj> http://www.aprileonline.info/print_article.php?id=10569 Bersaglio Onu Enrico Campofreda, 15 gennaio 2009, 16:41 Il tempo stringe per Israele, che vuole raggiungere il maggior numero di obiettivi militari per colpire Hamas prima di concordare un cessate il fuoco. Ancora una volta, però, la giornata odierna ha visto nel mirino le strutture civili: il quartier generale dell'Unrwa a Gaza, un ospedale della Mezzaluna Rossa e la Torre di Ash Shuruq, un edificio che ospita i media. Negli attacchi, che non hanno risparmiato l'uso del fosforo bianco, è morto il ministro dell'Interno Siad Siam Entrano a Gaza city i soldati di Tsahal. Entrano di notte, continuano a uccidere e a devastare colpendo ancora una volta un edificio dell'Unrwa, la torre Al-Shurung sede di numerose emittenti televisive e un ospedale della Mezzaluna rossa. I civili fuggono in pigiama o come si trovano, i militanti di Hamas combattono nella zona di Tal Al-Hawa, mentre sotto la pioggia degli F16 muore il ministro dell'Interno dell'esecutivo delle milizie verdi, Siad Siam. Con lui anche alcuni familiari. Il movimento integralista, con una nota stampa a nome delle brigate Ezzedine al-Qassam, il braccio armato di Hamas, ha minacciato vendetta: "Il suo sangue non sarà versato invano - si legge nel comunicato -. Non risponderemo con le parole ma con atti concreti". Il segretario Onu Ban Ki Moon, in missione ufficiale a Gerusalemme, protesta mentre il ministro degli Esteri Livni sorride con un imbarazzo solo di circostanza e il collega alla Difesa Barak definisce "un grave errore" le nuove bombe alla struttura delle Nazioni Unite. La coppia sembra quasi voler far intendere di non essere responsabile dell'ulteriore colpo di coda guerrafondaio: è Olmert che spinge per qualche manciata di morti in più, loro ormai guardano al negoziato. Le trattative lanciate dal presidente egiziano Mubarak dovrebbero uscire dallo stallo perché la Casa Bianca avvia il suo nuovo corso. Israele prima di sedersi a qualsiasi tavolo chiede la sospensione del lancio di razzi sulle città del Negev e lo stretto controllo d'una multiforza militare della "frontiera dei tunnel"; mentre Hamas, che insiste sull'immediato ritiro delle truppe di Tsahal, sarà costretta ad accettare ancora una presenza di Abu Mazen insieme alle forze internazionali che cercheranno d'impedire l'ingresso di armi dalla parte del confine egiziano. La crisi israelo-palestinese non è più annosa questione a sé stante d'un angolo di mondo, si lega a un quadro d'instabilità di un Medioriente amplissimo che va dal mar Arabico al cuore del Mediterraneo e si trascina dietro Afghanistan, Iraq, Iran. Assieme all'assetto economico interno costituisce uno dei nodi che Obama deve subito provare a sciogliere. Gli assetti d'un futuro regionale tutto da scrivere sono stati marchiati a sangue dalle tre settimane di bombe convenzionali e non che hanno internazionalizzato il conflitto più che in passato e tracciano nuovi scenari proprio fra le file dei martoriati palestinesi. Nelle parole d'un abitante (ancora vivo) di Knouza che dice: "Mio fratello era qui nel 1948 e nel 1967 e non ha mai visto una situazione così grave" si comprende a pieno lo stato d'animo del milione e mezzo di gazioti a cui la morte di millecinquanta figli, mariti, mogli, fratelli ha fugato ogni eventuale e possibile dubbio "Questa guerra non elimina Hamas, elimina la popolazione". Il concetto corre non solo nella breve distanza che separa la Striscia dalla Cisgiordania ma abbraccia il mondo arabo e quello islamico, vicini e lontani. Le stragi di Gaza stanno avendo l'effetto di riunificare il popolo palestinese. Questioni di potere potrebbero vedere ancora contrapposti Fatah e Hamas ma ragioni di sopravvivenza politica dello stesso disegno identitario di popolo dell'Olp oggi pongono di fronte alle due fazioni l'unico nemico di sempre: lo Stato sionista. Questo spirito di popolo può far naufragare, anche al di là di maggioranze nelle future consultazioni elettorali, il progetto di due microstati cui finora la subordinazione di Abu Mazen aveva offerto sponda. Potrà pure proseguire lo stillicidio di omicidi mirati dello Shin Bet che negli anni ha tolto di scena leader di Hamas e Fatah ma la storia di due Intifade per un arco di oltre vent'anni dimostra come i capi politici e militari si ricreano, dimostra che questo popolo non dimentica e riesce a riproporre il suo desiderio di vita oltre la morte di Arafat, Yassin e qualsiasi padre. Guerre, stragi, ergastoli, infiltrazioni, spie e collaborazionisti non hanno azzerato la vocazione all'esistenza dei palestinesi e le mosse israeliane di quest'ultimo mese aprono spazi per tattiche già usate e fronti nuovi. Le prime potrebbero riproporre i kamikaze suicidi, quanti ingegneri Ayyash (il creatore di micidiali ordigni di metà anni Novanta) quante Wafa Idriss (la prima attentatrice donna, appartenente alle Brigate di Al Aqsa dunque di Fatah, che si fece esplodere a Gerusalemme sette anni or sono) possono nascere dai profughi-orfani di Gaza? Naturalmente alla disponibilità individuale, incrementata da lutti e odio accumulati, deve unirsi una volontà politica collettiva organizzata, però teoria e prassi del massacro mostrate dai signori della Knesset non possono che avvicinare la gente di Gaza ad Hamas e rinsaldare l'organizzazione islamica al disegno jihadista. Probabilmente proprio questo cercava la strategia criminale del trio Olmert-Livni-Barak: avvicinare attraverso la guerra nuovi nemici come l'Iran, per avere ancora più vicina l'America alleato di sempre. L'equazione che appare scontata è comunque un gioco d'azzardo. Investire della questione palestinese il mondo islamico nelle funzioni più diverse, da quella iraniana attualmente infoiata dalle smanie nucleari di Ahmadinejad, alla guerrigliera di Bin Laden, riaffacciatosi con un messaggio lanciato sul web e giudicato originale, pone sicuramente la Casa Bianca nel ruolo di tutore dello status quo nella regione. Uno status quo che ha finora garantito quegli abusi a danno dei palestinesi che sono sotto gli occhi del mondo. Gaza e i territori della Cisgiordania possono riproporre lo scontro jihadista altrove, non coi miliziani di Hamas ma coi combattenti islamici disposti a solidarizzare e "punire" un Occidente complice degli eccidi israeliani. L'orizzonte è fosco e la diplomazia è chiamata a uno sforzo straordinario. I primi passi ufficiosi hanno visto il Segretario di Stato lady Clinton pensare a possibili incontri con Teheran, nel giro di poche ore l'idea è stata accantonata. L'ipotesi non è comunque peregrina, Obama procederà con cautela in uno scenario che non ammette staticità e passatismi. E' un elemento di riflessione anche per chi dopo il 10 febbraio sarà il nuovo premier d'Israele il cui "Piombo fuso" ha eliminato mille e più palestinesi senza sotterrare né Hamas e Fatah né quegli uomini, donne e bambini che si vorrebbe sradicare dalle loro terre. -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/gif Dimensione: 49 bytes Descrizione: non disponibile URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Fri Jan 16 09:36:55 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Fri, 16 Jan 2009 09:36:55 +0100 Subject: [Bsf] =?utf-8?q?Mi_permetto_di_ripulire_e_inoltrare_messagio_Pino?= =?utf-8?q?_Fw=3A_=5BnoGelmini=5D_I=3A_=5BgruppolavoroRSUcobas=5D_L?= =?utf-8?q?ettera_del_prof=2E_Andr=C3=A9_NOUSCHI_lettera_all=27amba?= =?utf-8?q?sciatore_di_Israele_a_Parigi?= Message-ID: <1BE0F91B187C410091E584C239C44BD3@haj> ----- Original Message ----- From: pinomaya a libero.it To: perladifesadellascuolapubblica a gnumerica.org Sent: Friday, January 16, 2009 12:26 AM Subject: [noGelmini] I: [gruppolavoroRSUcobas] Lettera del prof. André NOUSCHI lettera all'ambasciatore di Israele a Parigi ----Messaggio originale---- Da: pierobernocchi a libero.it Data: 16/01/2009 0.10 A: Cc: "EN confederale" Ogg: [gruppolavoroRSUcobas] Lettera del prof. André NOUSCHI lettera all'ambasciatore di Israele a Parigi Il professor André Nouschi, 86 anni, ebreo nato a Constantine, storico di fama mondiale, Professore onorario all'Università di Nizza, ha inviato questa lettera all'ambasciatore di Israele a Parigi. Lettera del prof. André NOUSCHI all'ambasciatore di Israele Signor Ambasciatore, Per lei oggi è shabbat, dovrebbe essere un giorno di pace ma è un giorno di guerra. Per me, da molti anni, la colonizzazione e il furto israeliano delle terre palestinesi mi esaspera. Le scrivo dunque a diversi titoli: come Francese, come Ebreo per nascita e come artigiano degli accordi tra l'Università di Nizza e quella di Haiffa. Non si può più tacere davanti alla politica di assassinii e di espansione imperialista di Israele. Vi comportate esattamente come Hitler si è comportato in Europa con l'Austria, la Cecoslovacchia. Disprezzate le risoluzioni dell'ONU come quelle della Società delle Nazioni ed assassinate impunemente donne, bambini; non invocate gli attentati, l'Intifada. Tutto questo è conseguenza della colonizzazione ILLEGITTIMA e ILLEGALE. CHE É UN FURTO. Vi comportate come ladroni di terre e voltate la schiena alla morale ebrea. Vergogna a voi! Vergogna a Israele! Scavate la vostra tomba senza rendervene conto. Perché siete condannati a vivere con i Palestinesi e con gli stati arabi. Se vi manca questa intelligenza politica, allora non siete degni di far politica e i vostri dirigenti dovrebbero andare in pensione. Un paese che assassina Rabin, che glorifica il suo assassino, è un paese senza morale e senza onore. Che il cielo e il vostro Dio condanni a morte Sharon, l'assassino. Avete subito una disfatta in Libano nel 2006. Ne subirete altre, spero, e manderete a morire giovani Israeliani perché non avete il coraggio di fare la pace. Come gli Ebrei che hanno sofferto tanto possono imitare i loro boia hitleriani ? Per me, dal 1975, la colonizzazione mi trae a mente vecchi ricordi, quelli dell'hitlerismo. Non vedo nessuna differenza tra i vostri dirigenti e quelli della Germania nazista. Personalmente, vi combatterò con tutte le mie forze come l'ho fatto tra 1938 e 1945, fino a quando la giustizia degli uomini distrugga l'hitlerismo che sta nel cuore del vostro paese. Vergogna, Israele. Spero che il vostro Dio scaglierà contro i suoi dirigenti la vendetta che si meritano. Come Ebreo, come ex-combattente della Seconda Guerra mondiale, sento vergogna per voi. Che Dio vi maledica fino alla fine dei secoli! Spero che sarete puniti." André Nouschi, professore onorario all'Università. Fonte: il quotidiano algerino " Le Matin DZ " http://www.lematindz.net/news/2332-le-professeur-andre-nouschi-ecrit- a-lambassadeur-disrael-a-paris.html --- Fine messaggio inoltrato --- _______________________________________________ blog: http://scuolapubblica.gnumerica.org perladifesadellascuolapubblica a gnumerica.org https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/perladifesadellascuolapubblica Per cancellarsi, scrivere un messaggio a perladifesadellascuolapubblica-unsubscribe a gnumerica.org -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From ladysa23 a hotmail.com Fri Jan 16 10:41:50 2009 From: ladysa23 a hotmail.com (sara.b) Date: Fri, 16 Jan 2009 09:41:50 +0000 Subject: [Bsf] sab 17.01 concerto TO KILL centro sociale magazzino47 - brescia Message-ID: Sabato 17 gennaio al centro sociale Magazzino47 via industriale, 10 Brescia HARDCORE NIGHT con TO KILL da Roma. Una delle migliori band hardcore in circolazione a livello internazionale ATTIC da Mantova MY ANGEL'S FIST da Brescia e inoltre bar, enoteca, libreria... ingresso a sottoscrizione www.magazzino47.org _________________________________________________________________ Quante ne sai? Gioca con i 50 nuovi schemi di CrossWire! http://livesearch.games.msn.com/crosswire/play_it/ -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Fri Jan 16 14:01:27 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Fri, 16 Jan 2009 14:01:27 +0100 Subject: [Bsf] Fw: [Rete28Aprile] Domani la Rete 28 Aprile alla manifestazione contro la guerra di Israele Message-ID: ricevo ed inoltro. Paco ----- Original Message ----- From: Carlo Carelli To: retenews Sent: Friday, January 16, 2009 11:25 AM Subject: [Rete28Aprile] Domani la Rete 28 Aprile alla manifestazione contro la guerra di Israele per le compagne e i compagni della Rete 28 Aprile il punto di concentramento per la manifestazione di domani sarà davanti ai Magazzini Mas angolo via dello statuto alle ore 15:00 attorno allo striscione della Rete28Aprile. Per chi arriva in treno è utile sapere che Piazza Vittorio Emanuele è a due passi dalla stazione Termini. Un saluto! [Rete28Aprile] -------------------------------------------------------------------------------- -- Newsletter di del sito Rete28aprile.it web: http://www.rete28aprile.it Iscrizioni: retenews-subscribe a liste.rete28aprile.it Cancella: retenews-unsubscribe a liste.rete28aprile.it -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From paolomori a bresciaonline.it Fri Jan 16 17:05:07 2009 From: paolomori a bresciaonline.it (paolomori a bresciaonline.it) Date: Fri, 16 Jan 2009 17:05:07 +0100 (CET) Subject: [Bsf] R: Re: palestina senza violenza Message-ID: <26085632.1232121907685.JavaMail.tomcat5@einsteinium> Direi che, come gruppo culturale storicamente definibile, gli ebrei sono anche "meglio" di tanti altri gruppi: è lo Stato d'Israele che si comporta da stato razzista e sembra sempre meno giustificato. L'unica VERA soluzione sarebbe lo Stato di Palestina, con il rientro possibile di TUTTI i profughi (non solo degli ebrei) e pari diritti sociali e civili per tutti PaoloMori "plovitale a virgilio.it" ha scritto: > Basta leggere sull'Unità le prese di posizione unitarie di Moni Ovadia > e Alì Rashid o di Roberto Della Seta per rendersi conto chi gli ebrei > sono esseri umani come tutti gli altri, alcuni la pensano come noi > altri no, purtroppo l'egemonia culturale della destra si fa sentire, > sia tra i cristiani sia tra i musulmani sia tra gli ebrei. In ogni caso > continuo a pensare che il sistema clientelare, clericale e violento con > cui Hamas ha preso e gestisce il potere è tipico di una forza di > estrema destra, per non parlare del trattamento riservato a donne, gay, > atei, agnostici. > Comunque totale soliderietà con il POPOLO > palestinese, massacrato da un esercito invasore e oppresso da forze > clericali e sessiste. > paolo > ----Messaggio originale---- > Da: > paolomori a bresciaonline.it > Data: 15-gen-2009 11.47 PM > A: "brescia > social forum" > Ogg: Re: [Bsf] palestina > senza violenza > Nel complesso condivido quanto scrivi. con l'eccezione > ad esempio > della comunità ebraica di Roma, che ha già pestato > militanti di > sinistra tempo fa e che ha ufficialmente preso posizione > a favore > dello sterminio fascista che lo stato d'Israele sta > perpetrando a > danno dei palestinesi. > Anche in questo caso non si può > dire che "gli ebrei romani sono tutti > stronzi", ma sarebbe bello che > quelli non stronzi si facessero > sentire... > PaoloMori > Il giorno > 15/gen/09, alle ore 16:57, paolo vitale ha scritto: > > ciao a tutti > > > molte sono le manifestazioni di sostegno al popolo palestinese > > > schiacciato dall'assurda violenza del governo israeliano. > > E su ciò > non mi dilungo perchè direi cose scontate su questa ml. > > Non sono > d'accordo però su alcune cose che ho letto: > > -non credo nell'uso delle > armi e della violenza per rispondere > > all'esercito israeliano, una > risposta non violenta di massa sarebbe > > inifnitamente più efficace e > giusta > > -sono fermamente convinto che la religione non abbia > assolutamente > > nulla a che vedere con questo conflitto (le bombe > israeliane cadono > > sulla testa dei palestinesi musulmani, cristiani > e atei, anche se > > questi ultimi vivono sotto doppio assedio- come > pure omosessuali e > > femministe- e sono quindi i più coraggiosi e i > meno citati) anche > > l'esercito israeliano è composto, tra l'altro, > da ebrei atei e > > musulmani > > - non condivido l'enfasi con cui > moschee varie si danno da fare per > > difendere la causa palestinese, > lasciando intendere che il problema > > riguarda una religione più di > un'altra, quando la religione non deve > > entrare in questione > > - non > sono mai esistite nè esistono razze umane, la parola semita > > non > corrisponde a nulla, chi sostiene che esistono razze umane è > > > razzista > > - non c'è alcun motivo di citare gli ebrei ogni volta che il > governo > > israeliano commette dei crimini, così come i cristiani non > sono > > colpevoli di ciò che il cristiano Bush ha fatto, nè i > musulmani > > devono discolparsi per i crimini del governo dei > talebani, nè > > s'incolpano i cattolici dei crimini dei cattolici > Hitler e Mussolini > > paolo > > > > > > > _______________________________________________ > > Bsf mailing list > > > https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf > > > _______________________________________________ > Bsf mailing list > https: > //lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf > _______________________________________________ > Bsf mailing list > https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/bsf From paolomori a bresciaonline.it Fri Jan 16 17:10:08 2009 From: paolomori a bresciaonline.it (paolomori a bresciaonline.it) Date: Fri, 16 Jan 2009 17:10:08 +0100 (CET) Subject: [Bsf] Fw: [baseverde] Palestinesi e israeliani residenti in Italia per una pace giusta. Message-ID: <20378499.1232122208777.JavaMail.tomcat5@einsteinium> Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From maffio2000 a libero.it Sun Jan 18 15:27:54 2009 From: maffio2000 a libero.it (maffio2000 a libero.it) Date: Sun, 18 Jan 2009 15:27:54 +0100 (CET) Subject: [Bsf] I: FW: cineforum Giovani Comunisti Message-ID: <28409660.710951232288875136.JavaMail.defaultUser@defaultHost> ----Messaggio originale---- Da: redpower83 a hotmail.it Data: 18/01/2009 15.25 A: Ogg: FW: volantino film --> Date: Wed, 7 Jan 2009 16:15:50 +0100From: chiodidaniela a gmail.comTo: redpower83 a hotmail.itSubject: volantino film Scopri le novità! Più veloce, più tua, più Hotmail. -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: GIOVANI CINEFORUM copia.jpg Tipo: image/jpeg Dimensione: 625529 bytes Descrizione: non disponibile URL: From paolomori a bresciaonline.it Sun Jan 18 19:00:31 2009 From: paolomori a bresciaonline.it (Paolo Mori) Date: Sun, 18 Jan 2009 19:00:31 +0100 Subject: [Bsf] Fwd: invito incontro 21 gennaio 2008 References: Message-ID: <31306DC0-CCC7-4D81-A00A-73681896676A@bresciaonline.it> Inizio messaggio inoltrato: > Da: ass.Italia-Palestina di Brescia > > Data: 18 gennaio 2009 18:36:23 GMT+01:00 > A: > Oggetto: FW: invito incontro 21 gennaio 2008 > > > > L'associazione di Amicizia Italia-Palestina di Brescia > > organizza un incontro mercoledì 21 gennaio 08 alle ore 20.30, > > nella sede di via Bertoni 6 a Brescia, > > con i soci e simpatizzanti per discutere come proseguire la > mobilitazione, > per dire basta al genocidio di Gaza e fermare la mano assassina > dell'esercito israeliano e decidere insieme le varie forme di lotta > da adottare. > Riteniamo in questa fase ancor più indispensabile l'intervento > diretto di tutti coloro che vogliano discutere e costruire atti > concreti a sostegno della lotta del popolo palestinese. > > VI ASPETTIAMO. > > > > > > ------------------------------------------- > Ass.ne di Amicizia Italia Palestina > circolo di Brescia > via Bertoni n.6 Brescia - 25124 > > Tutela della privacy > Questa e-mail è ad uso esclusivo del Destinatario e potrebbe > contenere informazioni riservate. Se aveste ricevuto questa e-mail > per errore, ci scusiamo per l'accaduto , Vi invitiamo cortesemente a > darcene notizia e a distruggerla. Vi ricordiamo che la > comunicazione, la diffusione, l'utilizzo e/o la conservazione dei > dati ricevuti per errore, costituiscono violazioni alle disposizioni > del Decreto legislativo n. 196/2003 denominato "Codice in materia di > protezione dei dati personali". > > Accordingly to italian law D.L. 196/2003 concerning privacy, if you > are not he adressee (or responsible for delivery of the message to > such person) you are hereby notified that any disclosure, > reproduction, distribution or other dissemination or use of this > communication is strictly prohibited. If you have received this > message in error, you should destroy it and please notify us by email. > > > > > > Scopri le novità di Spaces! Blog, foto, amici? e molto altro! > Scoprilo insieme ai nuovi servizi Windows Live! Messenger 9: oltre > le parole. > Scoprilo con Typectionary! 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URL: From lalghisi a libero.it Tue Jan 20 11:24:20 2009 From: lalghisi a libero.it (Laura) Date: Tue, 20 Jan 2009 11:24:20 +0100 Subject: [Bsf] Iniziativa sulle FOIBE Message-ID: Il Coordinamento Antifascista della Bassa Bresciana Il Tavolo Antifascista della Franciacorta ANPI provinciale di Brescia vi invitano a FOIBE: revisionismo di stato e amnesie della repubblica Venerdì 23 gennaio 2009 ore 20.30 Camera del Lavoro di Brescia - Sala Buozzi ciao a tutti Laura -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: foibe_LOW.jpg Tipo: image/jpeg Dimensione: 92531 bytes Descrizione: non disponibile URL: From waltsar a aliceposta.it Wed Jan 21 21:11:17 2009 From: waltsar a aliceposta.it (valter) Date: Wed, 21 Jan 2009 21:11:17 +0100 Subject: [Bsf] ACCORDO ITALIA LIBIA ANTI IMMIGRATI E NON SOLO Message-ID: <000801c97c04$6e2e95f0$6201a8c0@waltercfpc0jpr> In queste ore la camera dei deputati sta discutendo l'approvazione dell'accordo bilaterale italia libia .COSTO DELL'OPERAZIONE 5 MILIARDI DI DOLLARI!!! come risarcimento alla Libia per le nefandezze che abbiamo compiuto dal 1911 al 1932. Ma il trattato non è un atto riparatorio , bensì un accordo , già proposto da Prodi ma mai rattificato, sulla questione dell'immigrazione. Infatti ed in estrema sintesi ecco i punti salienti del trattato : Controllo delle frontiere libiche e blocco da parte della Libia della immigrazione "clandestina" in questo caso l'Italia dichiara UDITE UDITE! A NON METTERE IL NASO SULLA QUESTIONE DEL RISPETTO DEI DIRITTI CIVILI DI CHI VIENE FERMATO E MANDATO NEI CAMPI DI CONCENTRAMENTO LIBICI . Non solo, questo trattato, stabilisce rapporti commerciali e MILITARI CON LA LIBIA ATTRAVERSO ACCORDI BILATERALI PER IL COMMERCIO E LA PRODUZIONE DI MOTONAVI , SITEMI D'ARMA E SATELLITARI. si noti che solo qualche giorno fa la Libia ha rilanciato la guerra santa contro Israele, ma si sa i nostri governi ( berlusconi, prodi , berlusconi) hanno già firmato un trattato militare anche con israele , tanto per non sconentare nessuno compresa Finmeccanica e..... sindacati.Come la mettiamo con la fraterna ed indiscussa amicizia con Herz Israel? mah.... ed ancora L'ITALIA DICHIARA CHE IL SUOLO ITALIANO NON POTRA' ESSERE USATO DA ALTRE NAZIONI ( VEDI NATO O USA) PER COMPIERE ATTI DI AGRESSIONE ALLA LIBIA! già perchè da Aviano o da Ghedi possono partire solo caccia che bombardano più a est..... ( ma lo statuto della nato non prevedeva altre cose? mah forse mi sbaglio, o si sono sempre sbagliati i vari governi quando ci dicevano che in base ai trattati nato , non è possibile fermare gli aerei che vanno a bombardare altri popoli, e per questo motivo ci denunciano alle procure...) Tutto ciò è criminale ma , siccome al peggio non c'è mai fine, tutto questo ambaradam E' STATO APPROVATO ANCHE DAL PD , ( MENO I RADICALI E FURIO COLOMBO E QUALCHE DEFEZIONE TRA IL PDL ( MARTINO , GUZZANTI ) L'IDV MI SEMBRA DI AVER CAPITO CHE ABBIA VOTATO CONTRO, MENTRE L'UDC A FAVORE. Se qualcuno, a sinistra, ha ancora intenzione di fare accordi con il pd , ricordi anche questo bel trattato, e si chieda se avrà il coraggio di guardarsi allo specchio mentre si fa la barba o si mette il belletto..... Ciao a Tutti Valter Saresini. -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Thu Jan 22 07:23:54 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Thu, 22 Jan 2009 07:23:54 +0100 Subject: [Bsf] =?iso-8859-1?q?L=27AGENZIA_DI_STAMPA_MA=27AN_INTERVISTA_L?= =?iso-8859-1?q?=27FPLP_SULL=27AGGRESSIONE_ISRAELIANA_A_GAZA_-_18_G?= =?iso-8859-1?q?ENNAIO_2009?= Message-ID: L'agenzia di stampa Ma'an intervista l'FPLP sull'aggressione israeliana a Gaza - 18 gennaio 2009 http://www.pflp.ps/english/ Il 17 gennaio 2009 l'agenzia di stampa Ma'an ha realizzato la seguente intervista con un portavoce del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP). Nell'intervista l'FPLP discute sulla centralità della resistenza palestinese e sulla persistente aggressione contro il popolo palestinese, in particolare sull'aggressione contro Gaza cui Israele ha dato inizio il 27 dicembre 2008. Ma'an: L'FPLP ed il suo braccio armato, le Brigate Abu Ali Mustafa (BAAM), al momento sono impegnate in scontri contro le truppe di terra israeliane nella Striscia di Gaza, mentre continuano a lanciare missili attraverso la Green Line verso Israele. Ma'an ha parlato con un portavoce ufficiale del movimento laico e di sinistra per gettare un po' di luce sull'attuale lotta contro Israele e sullo stato della politica palestinese, sui rapporti con Hamas e con l'Autorità Nazionale Palestinese (ANP). La seguente intervista è stata realizzata via email: Ma'an: Qual è la posizione dell'FPLP sulle motivazioni che hanno spinto Israele a lanciare la sua massiccia aggressione contro Gaza? FPLP: L'inizio dei massacri e dei crimini di guerra israeliani contro il nostro popolo è in linea con un obiettivo storico - il tentativo di eliminare la resistenza palestinese, in particolare a Gaza. Come già ha provato a fare nel 2006 in Libano, Israele ha tentato di separare la resistenza dal popolo perseguendo l'eliminazione della prima e l'indebolimento della causa palestinese e dei diritti della nostra gente. I piani israeliani contro il nostro popolo ed i nostri diritti possono essere realizzati - malgrado la complicità degli Sati Uniti, dei regimi arabi e di parte della "leadership" palestinese - solo con l'eliminazione della resistenza palestinese. Ora Israele sta imparando che, parimenti a quanto accaduto in Libano nel 2006, malgrado la sua brutalità e l'assoluta criminalità, la nostra gente è il cuore, la culla e la forza della nostra resistenza, e che i loro attacchi non sconfiggeranno mai il nostro popolo né la nostra determinazione nella difesa dei nostri diritti al ritorno, all'autodeterminazione e alla sovranità. Ma'an: Le incursioni aeree, marine e di terra di Israele sono realmente dirette contro Hamas ed i razzi? FPLP: I razzi sono una rappresentazione allo stesso tempo pratica e simbolica della nostra resistenza all'occupante. Sono un promemoria costante che ricorda che l'occupante è tale, e che, per quanto possa impegnarsi in assedi, massacri, nel chiuderci in prigioni a cielo aperto, nel negarci il soddisfacimento dei bisogni umani primari, noi continueremo a resistere e ci aggrapperemo fermamente ai nostri diritti fondamentali, non permettendo che siano distrutti. Finché un razzo sarà lanciato contro l'occupante, il nostro popolo, la nostra resistenza e la nostra causa saranno vivi. Questo è il motivo per cui individuano come obiettivo i razzi: rendono l'occupante insicuro, poiché ognuno di essi è un simbolo ed un atto fisico del nostro rifiuto della loro occupazione, dei loro massacri, dei loro crimini e dei loro continui attacchi contro il nostro popolo. Ogni razzo dice che non acconsentiremo alle loro cosiddette "soluzioni", basate sulla cancellazione e sulla negazione dei nostri diritti. Ma'an: Cosa dite a proposito delle prossime elezioni parlamentari israeliane? Hanno giocato un qualche ruolo nella decisione di attaccare Gaza? FPLP: Certamente l'attacco è legato alle elezioni israeliane - serve a sostenere l'immagine del partito Kadima ed in particolare di Livni e Barak, sulle spalle e col sangue di più di 1000 morti palestinesi. Che questo sia un fattore dirimente e positivo in queste elezioni la dice lunga sulla natura di Israele e del Sionismo. Ma'an: Quanti combattenti dell'FPLP e delle BAAM sono stati uccisi durante l'invasione israeliana e/o I bombardamenti aerei? FPLP: Al momento non rilasciamo statistiche o informazioni di questo genere poiché sarebbero solo un aiuto all'aggressione militare del nemico contro il nostro popolo. Comunque, possiamo dire che membri delle BAAM sono stati fortemente attivi in tutte le forme di resistenza contro gli invasori e gli occupanti. Ma'an: Le BAAM sono state attive nella resistenza contro l'esercito invasore? FPLP: Le BAAM hanno lanciato più razzi al giorno, si sono distinte particolarmente per l'utilizzo di bombe sulle strade, di autobombe e di altri congegni esplosivi che hanno procurato seri danni e distrutto carri armati ed altri veicoli militari dell'occupazione. I combattenti delle BAAM hanno partecipato a tutte le battaglie a tutti i livelli. Stanno inoltre lavorando strettamente e in coordinamento con tutte le altre forze della resistenza in una lotta unitaria per opporsi al nemico ed unificare la nostra resistenza di fronte ai crimini e ai massacri di Israele. Ma'an: In quale situazione l'FPLP potrebbe firmare un 'cessate il fuoco' con Israele? FPLP: Ci siamo opposti alla cosiddetta "tregua" o "cessate il fuoco" (in vigore tra il 19 giugno ed il 19 dicembre 2008) perché la consideravamo pericolosa per il nostro popolo e crediamo sia oggi dimostrato che la nostra analisi fosse corretta. Israele ha costretto ad una fine della "tregua" con i suoi attacchi ed omicidi - e poi l'ha usata come una scusa per attaccare i palestinesi (per esempio, il 4 novembre, bombardamenti aerei hanno ucciso cinque militanti ed un civile); un obiettivo che ha avuto da sempre, e ha usato un piano d'aggressione preparato precedentemente, durante la cosiddetta "tregua". La resistenza, in maniera unificata, può sempre decidere che tattiche usare in ogni tempo. Noi chiediamo la fine dei massacri, il ritiro delle truppe d'occupazione dalla nostra terra, la piena, immediata ed incondizionata apertura di tutti i confini - in particolare del valico di Rafah - e la fine dell'assedio contro il nostro popolo. Ma non abbandoneremo mai i nostri diritti fondamentali - a resistere, a difendere il nostro popolo, al ritorno, all'autodeterminazione ed alla sovranità - in nome di una cosiddetta "tregua", che è esattamente ciò che Israele desidera. Ma'an: Quali sono oggi le relazioni tra Hamas e l'FPLP? FPLP: Al momento le relazioni tra Hamas e l'FPLP sono determinate dalla resistenza. Ma'an: Ma l'FPLP è un movimento laico. Ciò non crea difficoltà nel lavoro con Hamas, che invece crede in una società ed in un governo islamico? FPLP: Sia Hamas che l'FPLP militano nel campo della resistenza, della difesa del nostro popolo, della nostra causa e dei nostri diritti fondamentali. Entrambi rifiutano i cosiddetti "negoziati", la cooperazione con l'occupante e qualsiasi cosiddetta soluzione politica basata sulla negazione e sull'abrogazione dei diritti della nostra gente; entrambi combattono uniti nella resistenza contro i massacri ed il genocidio perpetrati contro i palestinesi. Questa è l'unità ed è la relazione che ci interessa al momento: unità nella lotta, per il nostro popolo, la nostra causa ed i nostri diritti. Ma'an: Tornando alla politica, qual è la posizione dell'FPLP sulla legittimità di Mahmoud Abbas (Abu Mazen), il cui mandato è terminato ufficialmente il 9 gennaio? FPLP: La sola legittimità palestinese che ci interessa al momento è la legittimità della resistenza. Questa è la definizione della nostra unità nazionale: lotta all'occupante e ai suoi crimini, difesa del nostro popolo e dei nostri diritti. La legittimità ora non è quella dell'ANP; essa deriva dallo stare con la resistenza, con la fermezza del nostro popolo, contro i crimini dell'occupante. Ma'an: L'FPLP crede che, date le circostanze, i palestinesi dovrebbero concentrarsi sulla Striscia di Gaza e meno sulla politica interna? O il ruolo della politica palestinese è più importante che mai? FPLP: Questo è un momento fondamentale per il movimento nazionale palestinese e per la sua causa, di fronte ad un nemico dedito alla distruzione. La domanda per tutti è: stare con la resistenza o in disparte e permettere così che l'aggressione continui? Ogni briciolo di legittimità politica al momento dipende dalla risposta a questa domanda. Ma'an: Qual è la situazione dell'FPLP e delle altre organizzazioni della resistenza nella West Bank? FPLP: Anche la West Bank è sotto assedio, solo di tipo diverso: l'assedio dell'occupazione, degli 11.000 prigionieri politici, della costante confisca della terra, della costruzione delle colonie, dell'innalzamento del muro d'annessione e degli altri crimini continui contro il nostro popolo. Infatti Israele sta approfittando che gli occhi del mondo si siano spostati dalla West Bank a causa dei massacri a Gaza, per procedere ad un numero ancor più grande di confische di terre e di attacchi in Cisgiordania. Noi non permetteremo che il nostro popolo sia diviso, risieda esso nella West Bank o a Gaza, nei territori palestinesi occupati nel 1948 (i palestinesi all'interno di Israele) o in esilio. Ma'an: L'FPLP si aspetta che i palestinesi fuori dalla Striscia si solleveranno contro l'occupazione, specialmente alla luce delle recenti atrocità israeliane a Gaza? FPLP: Noi siamo un'unica nazione, un unico popolo ed un'unica causa, e tutti i piani del nemico per spezzare quest'unità sono destinati a fallire. La nostra determinazione a resistere e a difendere i nostri diritti nazionali al ritorno, all'autodeterminazione, alla libertà e alla liberazione, alla sovranità, ci assicurerà la vittoria e l'unità del nostro popolo, della nostra terra e della nostra causa. Traduzione a cura del Collettivo Autorganizzato Universitario - Napoli coll.autorg.universitario a gmail.com http://cau.noblogs.org -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: L'AGENZIA DI STAMPA MA'AN INTERVISTA L'FPLP SULL'AGGRESSIONE ISRAELIANA A GAZA.doc Tipo: application/msword Dimensione: 40448 bytes Descrizione: non disponibile URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Thu Jan 22 07:29:49 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Thu, 22 Jan 2009 07:29:49 +0100 Subject: [Bsf] =?iso-8859-1?q?FPLP=3A_LA_NOSTRA_POSIZIONE_SUL_=27CESSATE_I?= =?iso-8859-1?q?L_FUOCO=27=2C_SULLA_=27TREGUA=27_E_SULLE_ARMI_DELLA?= =?iso-8859-1?q?_RESISTENZA_19_GENNAIO_2009?= Message-ID: <3FFE5CDDD22E4F5B9030B6F55A335316@haj> FPLP: La nostra posizione sul 'cessate il fuoco', sulla 'tregua' e sulle armi della resistenza 19 gennaio 2009 Tratto da: http://www.pflp.ps/english/ Il 18 gennaio 2009, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) ha ribadito la propria posizione sul cosiddetto "cessate il fuoco", sostenendo di aver accolto col massimo rispetto la decisione dei nostri fratelli e delle nostre sorelle nella resistenza di dichiarare un "cessate il fuoco" di una settimana col nemico. Dal momento che oggi condividiamo con tutto il nostro popolo la dichiarazione di vittoria, vogliamo ripetere il nostro rifiuto di qualsiasi "cessate il fuoco" e della politica della cosiddetta "tregua". Ci siamo continuamente opposti alla politica della "tregua", perché rappresenta un'opportunità ed un'ulteriore falsa giustificazione a favore di Israele per attaccare il nostro popolo e per aumentare la pressione sulla resistenza da parte di tutte le forze appartenenti al campo del nemico - non solo gli assalti delle forze armate israeliane, ma anche le pressioni politiche e gli attacchi dei regimi arabi, dell'Unione Europea, degli Stati Uniti e del cosiddetto "Quartetto". La "tregua" diviene per la resistenza una trappola che dovremmo sempre cercare di evitare, poiché l'occupazione stessa è un atto di aggressione. Il nostro popolo ha il diritto di resistere, in qualità di popolo sotto occupazione, e se la resistenza può prendere decisioni sulla tattica con cui condurre la nostra lotta, non possiamo permettere che le scelte e le deliberazioni divengano un'arma nelle mani del nostro nemico. Reparti delle forze di terra del nemico sono ancora a Gaza e l'assedio non ha avuto termine, né abbiamo ottenuto l'apertura dei confini, in particolare del valico di Rafah. Il nemico non ha dichiarato la fine dell'assedio navale e le sue forze aeree continuano ad invadere i nostri cieli, nel tentativo di suscitare paura e terrore tra la nostra gente che già ha pagato con oltre 1300 martiri e oltre 5000 feriti nelle ultime tre settimane, cui si aggiungono le distruzioni di più di 4000 case, di interi quartieri e di molte delle nostre infrastrutture civili a Gaza. I confini non sono stati aperti e a tutti i valichi, soprattutto a quello di Rafah, beni e merci diretti alla nostra popolazione sono in attesa che ci siano le condizioni per un trasporto sicuro. Il nemico sta cercando di raggiungere con mezzi politici ciò che non è arrivato ad ottenere con le armi. Non è riuscito, malgrado la sua politica della terra bruciata e i massacri, ad eliminare la nostra resistenza o a schiacciare la fermezza del nostro popolo. Ora sta provando a coprire il suo fallimento con l'accordo Livni-Rice con gli Stati Uniti - un accordo che non è degno nemmeno della carta sui cui è scritto. L'FPLP con la propria posizione sta rendendo chiaro che il nostro popolo e la nostra resistenza non abbandoneranno i nostri diritti o le nostre armi e che quest'ultima aggressione sta solamente rafforzando la nostra determinazione a costruire la nostra opposizione e le capacità delle nostre forze. Inoltre, il summit di Sharm el-Sheikh tra stati europei ed alcuni regimi arabi rappresenta una minaccia per tutto il mondo arabo ed è un simbolo del tentativo di far rivivere il colonialismo nel mondo arabo. "Monitoraggio" dei confini egizio - palestinesi significa solo che non c'è sovranità nel mondo arabo, né in Egitto né a Gaza, e che queste potenze coloniali e le loro forze stanno facendo ritorno nella nostra regione. La sovranità è una questione dirimente, che divide un popolo ed una nazione libere da uno che è sotto gli stivali del colonialismo e dell'occupazione. L'utilizzo dell'espressione "contrabbando di armi" è un altro metodo per trasformare la nostra causa nazionale in una "questione di sicurezza" ed un tentativo di togliere legittimità alle armi della resistenza del nostro popolo sotto occupazione. Il diritto di un popolo che patisce l'occupazione di resistere in tutti i modi, inclusa la lotta armata, è un diritto fondamentale ed inviolabile, e non permetteremo che i nostri diritti siano liquidati attraverso le parole d'ordine della "sicurezza" o della "stabilità". L'FPLP è impegnato sul campo di battaglia con i nostri fratelli e le nostre sorelle di tutte le organizzazioni della resistenza dall'inizio dell'aggressione, il 27 dicembre 2008. Abbiamo condiviso e continuiamo a condividere il pane e i proiettili con l'obiettivo di combattere il nostro comune crudele nemico sionista e coloro che lo spalleggiano. L'FPLP è stato il primo a lanciare un missile contro le forze del nemico in quest'aggressione e saremo sulle linee del fronte inseguendo il nemico fino a che non si sarà ritirato dall'ultimo centimetro della Striscia di Gaza. Gloria ai martiri! Vittoria alla resistenza! Lunga vita al popolo palestinese ed alla nazione araba! Lunga vita alla lotta ed alla solidarietà internazionali! Traduzione a cura del Collettivo Autorganizzato Universitario - Napoli coll.autorg.universitario a gmail.com http://cau.noblogs.org -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: FPLP. LA NOSTRA POSIZIONE SUL 'CESSATE IL FUOCO', SULLA 'TREGUA' E SULLE ARMI DELLA RESISTENZA.doc Tipo: application/msword Dimensione: 29696 bytes Descrizione: non disponibile URL: From ladysa23 a hotmail.com Thu Jan 22 09:53:17 2009 From: ladysa23 a hotmail.com (sara.b) Date: Thu, 22 Jan 2009 08:53:17 +0000 Subject: [Bsf] weekend@Magazzino47 - cena mercato47 / hardcore night Message-ID: weekend al centro sociale Magazzino47 via industriale, 10 Brescia VENERDì 23 GENNAIO dalle 16.30 alle 20.00: consueto appuntamento settimanale con Mercato47; prodotti naturali, biologici, di piccoli produttori locali, per mettere in pratica un modo diverso di fare la spesa. dall 20.00 CENA CON I PRODUTTORI cena con i prodotti di Mercato47 un'occasione per incontrasi, stare insieme e conoscere meglio il progetto del mercato. SABATO 24 GENNAIO dalle ore 22.30 HARDCORE NIGHT con: VIBRATACORE - post-hc da Teramo HATELINE - Bagnolo M-hell-A metal-core SPLEEN FLIPPER - Crema Hc THE CLAW - BsHc ingresso a sottoscrizione www.magazzino47.org _________________________________________________________________ 25 GB di spazio online per archiviare i tuoi file. Gratis! http://skydrive.live.com/?showunauth=1 -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From beppe.almansi a libero.it Thu Jan 22 17:59:04 2009 From: beppe.almansi a libero.it (beppe almansi) Date: Thu, 22 Jan 2009 17:59:04 +0100 Subject: [Bsf] questa settimana su www.rifondazionebrescia.it Message-ID: questa settimana su www.rifondazionebrescia.it news Care compagne, cari compagni, ho deciso di lasciare il partito della Rifondazione Comunista di Nichi Vendola DOCUMENTO APPROVATO DAL CPF DEL 21/1/2009 SULLA FASE POLITICA E LE PROSSIME ELEZIONI AMMINISTRATIVE INACCETTABILE LA LEGGE CHE EQUIPARA PARTIGIANI E SQUADRISTI DI SALO’ Rifondazione spaccata, Vicini lascia la Sud BROLETTO 2009. Baresi: «Compagni della sinistra, uniamoci» Gomorra padana di Fernando Scarlata La mafia al nord, come opera, dove investe, come si muove. online il nuovo numero de "LA SINISTRA A BRESCIA" dal territorio Palestina ieri, oggi….domani Bravi ragazzi! di Leonardo Baratto «Più treni utili e ritorno del biglietto unico» VALLECAMONICA. L’incarico a Gianluigi Di Giorgio Rifondazione affida il rilancio al neo segretario Così Brescia è «declassata» di Fiorenzo Bertocchi INQUINAMENTO. Un’interrogazione dell’onorevole Roberto Musacchio alla commissione Sanità per chiedere «provvedimenti urgenti e analisi» Il caso del latte al Pcb da Brescia all’Europa dal gruppo del PRC in regione Lombardia Squassina:«100 milioni anti-crisi» PUBBLICATO IL RAPPORTO 2008 SUL FINANZIAMENTO PUBBLICO ALLA SCUOLA PRIVATA IN LOMBARDIA Prc, ricette per uscire dalla crisi Introduzione di Osvaldo Squassina al seminario con Fausto Bertinotti, del 2 dicembre 2008 sulla crisi Liberazione e il futuro del PRC IO HO PAURA....di Piero Sansonetti Per Liberazione di Dino Greco La normalizzazione di Liberazione, vista da Facebook di Beppe Almansi Caro Grassi, non è questione di minoranze o di maggioranze congressuali, la cosa non è così 'superficiale', ma ben più profonda di Gabriele Guerini appello di un gruppo di operai bresciani LE REAZIONI. Anche sulla nomina il Prc bresciano si spacca. (Bresciaoggi 11/01/2009) Durissima condanna per le destituzioni a «Liberazione» Bertinotti rompe il silenzio:«Non riconosco più il Prc» «Sfiducia a Sansonetti, atto di rottura» SOLIDARIETÀ A SANSONETTI E GIORNALISTI di Osvaldo Squassina Dicono di noi PDCI e PRC di Manuela Palermi Politica Nazionale Caro Walter, ammettiamolo il partito leggero ha perso Scritto da Fausto Bertinotti L’Abruzzo ha aperto una voragine nella crisi della politica di Daniela Santroni E' tempo di bilanci regionali, le giunte di centro-sinistra dimostrino di stare con i lavoratori di Marcello Notarfonso e Gianluigi Pegolo I diritti «Canton Mombello oltre il limite morale» Squassina e Almansi: «Troppi immigrati in carcere perché senza permesso Politica Internazionale GRANDE VITTORIA AL PARLAMENTO EUROPEO: BLOCCATA LA DIRETTIVA SULL'ORARIO DI LAVORO 50 anni portati bene. Buon Compleanno alla Revolucion! Vita di Partito LETTERA APERTA AI COMPAGNI DEL COMITATO POLITICO PRC DI BRESCIA di Gabriele Guerini Il congresso regionale lombardo del Partito non può ulteriormente slittare di Mauro Cimaschi Rinviato il Congresso regionale del PRC lombardo di Enzo Jorfida dimissioni dalla commissione Lavoro Approfondimenti Berlino e l'Onda che non conosce muri - Vi dico perchè ci sono queste immagini sulla tessera dei Giovani Comunisti/e di Elisabetta Piccolotti IL CORAGGIO CRITICO VERSO IL PROPRIO PASSATO "...avrei agito per difendere il mio Paese dalla smania di chi voleva chiudere i conti con il socialismo e, al contempo, per contrastare la pratica autoritaria e repressiva del mio governo. Di certo non me ne sarei andato."di Simone Oggionni From beppe.almansi a libero.it Fri Jan 23 11:06:17 2009 From: beppe.almansi a libero.it (beppe almansi) Date: Fri, 23 Jan 2009 11:06:17 +0100 Subject: [Bsf] MANIFESTAZIONE SABATO 24 IN PIAZZA VITTORIA Message-ID: APPELLO Di fronte all’organizzazione della nostra città di un ciclo di 19 incontri finalizzati a guarire gli omosessuali grazie alla terapia ripartiva, alla cristoterapia e ad un corso di roccia promossi da Living Waters e da Gruppo Lot e ospitati presso la Casa di formazione S. Efrem Diacono, struttura della Diocesi di Brescia Orlando Comitato provinciale Arcigay di Brescia convoca una MANIFESTAZIONE NAZIONALE DI PROTESTA NON GUARIRETE MAI! Sabato 24 Gennaio 2009 Alle ore 14.30 In PIAZZA VITTORIA a Brescia Per ribadire l’assurdità e la pericolosità di teorie pseudo scientifiche promosse da ciarlatani e apprendisti stregoni, ampiamente stigmatizzate da eminenti medici psichiatri e pscicoterapeuti e sconfessate dall’ordine nazionale degli psicologi. Per difendere la dignità delle persone omosessuali. Per condannare l’applicazione di queste teorie, frutto di posizioni ideologiche mascherate con un linguaggio scientifico, che hanno come unico effetto l’infelicità e la repressione delle persone lesbiche e gay e ne impediscono l’autonomia, la piena libertà e una serena ricerca della felicità. Per riaffermare che l’omosessualità non è una malattia, non nasce dalle frequentazioni o da un rapporto squilibrato con i propri genitori, è solo, come dichiara l’organizzazione mondiale della sanità, una variabile naturale del comportamento umano. Per chiedere a psicologi e psicoterapeuti di contrastare tali “terapie” e farsi portatori di una cultura dell’accettazione capace di favorire un rapporto sereno e consapevole con la propria natura. Dall’omosessualità non si può guarire, dai pregiudizi invece sì. From aggregatione a yahoo.com.ar Fri Jan 23 12:21:47 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Fri, 23 Jan 2009 12:21:47 +0100 Subject: [Bsf] Fw:COMUNICATO DELLA RETE DELLE REALTA' STUDENTESCHE AUTORGANIZZATE SUL CORTEO DI ROMA DEL 17 GENNAIO IN SOLIDARIETA' COL POPOLO PALESTINESE Message-ID: ricevo ed inoltro Paco ----- Original Message ----- From: collettivo autorganizzato To: Collettivo Autorganizzato Universitario (mail) Sent: Thursday, January 22, 2009 11:15 PM Subject: COMUNICATO SUL CORTEO DI ROMA DEL 17 GENNAIO IN SOLIDARIETA' COL POPOLO PALESTINESE Di seguito e in allegato inviamo il comunicato di RED-NET (Rete delle Realtà Studentesche Autorganizzate) sul corteo del 17 gennaio in solidarietà col popolo palestinese ed un'immagine di uno dei cartelli presenti nel nostro spezzone. COMUNICATO SUL CORTEO DI ROMA DEL 17 GENNAIO IN SOLIDARIETA' COL POPOLO PALESTINESE Il 17 gennaio in decine di migliaia abbiamo manifestato a Roma in solidarietà con la Palestina. Eravamo in piazza per far sentire la nostra voce, per farla giungere alle orecchie di un popolo intero che da ormai più di sessant'anni è colpito da stragi e vessazioni quotidiane. L'aggressione israeliana contro Gaza, cominciata il 27 dicembre 2008, e che fino ad ora ha fatto più di 1300 morti e circa 5000 feriti, non è infatti che l'ultimo massacro subito dai palestinesi. Sono però sessant'anni che questo popolo coraggioso non china il capo, non si arrende dinanzi ad una brutalità inaudita, dinanzi agli assassini, all'embargo, alle deportazioni, alle mediazioni al ribasso sulla propria pelle. Eravamo in piazza a Roma, così come lo siamo stati in questi giorni nelle nostre città, per esprimere il nostro sostegno incondizionato ad una resistenza che, capace ugualmente di infliggere duri colpi al nemico, si trova a fronteggiare non solo la potenza militare israeliana ma anche l'imperialismo statunitense e quello europeo, che quotidianamente spalleggiano l'alleato sionista. È per questo che non rimaniamo stupiti davanti alla quasi assoluta assenza di copertura mediatica del corteo da parte dei grandi mezzi di informazione. Il ruolo che essi continuano a svolgere è perfettamente in linea con quello di chi cancella la storia e la "catastrofe" del 1948, taccia la resistenza di "terrorismo", giustifica l'aggressione a Gaza come "legittima difesa", equipara continuamente antisionismo ed antisemitismo, sigla accordi di partenariato strategico con Israele, continua a vendere armi allo stato sionista, processa compagni che si "permettono" di contestare la presenza dei rappresentanti dello stato sionista all'Università (proprio in questi giorni sarà pronunciata la sentenza del processo contro 7 compagni del Collettivo Politico di Scienze Politiche di Firenze, imputati per aver contestato nel 2005 l'allora ambasciatore di Israele Ehud Gol, invitato all'università per tenere una "lezione sulle prospettive di pace in Medioriente"!!!). Di fronte ad un simile, indecente panorama, di fronte alla continua falsificazione delle più elementari verità, gli striscioni, i cori e gli slogan che hanno riempito le vie di Roma acquisiscono un significato ancor più importante: non è possibile alcuna equidistanza tra oppressi e oppressori, tra aggrediti e aggressori, tra vittime e carnefici! Abbiamo fatto nostre le rivendicazioni della resistenza palestinese rifiutando fin da ora la possibilità di una "forza internazionale" che sarebbe solo un'arma in più contro questo popolo come già è stata la missione UNIFIL II in Libano; chiedendo il ritiro delle truppe d'occupazione, il rilascio dei detenuti politici, la fine dell'embargo e l'apertura dei confini; lottando nelle nostre università e nelle nostre città contro l'imperialismo dell'Italia e dell'Unione Europea che anche negli ultimi giorni hanno dato prova dell'indiscusso appoggio alla carneficina perpetrata da Israele. Estendiamo la mobilitazione per mettere fine al massacro di Gaza! Facciamo di scuole e università un luogo di lotta e controinformazione! Contro l'imperialismo europeo e statunitense! Solidarietà ai compagni sotto processo! Libertà per Sa'adat e per tutti i prigionieri politici rinchiusi nelle carceri dell'ANP e di Israele! Per una Palestina libera, unita e rossa! RED-NET Rete delle Realtà Studentesche Autorganizzate studenti.autorg a gmail.com -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Fri Jan 23 12:51:50 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Fri, 23 Jan 2009 12:51:50 +0100 Subject: [Bsf] Fw: [Movimenti] "FOIBE REVISIONISMO DI STATO E AMNESIE DELLA REPUBBLICA" CON ALESSANDRA KERSEVAN OGGI VENERDI 23 ALLE ORE 20, 30 PRESSO LA SALA BUOZZI DELLA CAMERA DEL LAVORO DI BRESCIA Message-ID: <1092FF0663504F80B95AC73A7100DA2A@haj> CREDO SIA ATTINENTE AL TEMA DELLA SERATA..... SALUD Y ABRAZOS .PACO "Per i morti la pietà, ma non la falsificazione della storia" progetto di legge, numero 1360, che chiede al Parlamento di equiparare i partigiani con i miliziani della Repubblica di Salò. http://www.aprileonline.info/print_article.php?id=10489 "Per i morti la pietà, ma non la falsificazione della storia" Carla Ronga, 09 gennaio 2009, 15:40 Raimondo Ricci, presidente dell'Istituto Ligure per la Storia della Resistenza e dell'Età Contemporanea, vicepresidente vicario dell'Anpi nazionale che parteciperà martedì prossimo al confronto su "Totalitarismo e democrazia", organizzato dall'Anpi, discute con aprileonline del progetto di legge, numero 1360, che chiede al Parlamento di equiparare i partigiani con i miliziani della Repubblica di Salò. L'ennesimo capitolo del processo di revisionismo storico, approdato in questi giorni in Commissione Difesa della Camera Un progetto di legge, numero 1360, e un colpo di mano che, se riesce, metterà il Parlamento di fronte alla scelta di equiparare i partigiani che combatterono contro il fascismo e il nazismo, contro la guerra praticata da Benito Mussolini a fianco di Adolf Hitler, per la liberazione dell'Italia dalla dittatura interna ed esterna, con i miliziani della Repubblica di Salò, le truppe irriducibili che, consegnando nelle mani dei tedeschi migliaia di ragazzi italiani e di ebrei per inviarli ai lager e ai forni crematori, si macchiarono di alto tradimento. Il progetto di legge, firmato da una quarantina di parlamentari del "Popolo delle libertà", ha come primo firmatario Luigi Barani militante del Pdl già proveniente dal Psi, e annovera tra i firmatari personaggi come Nicola Cristaldi, ex presidente dell'Assemblea regionale siciliana, il vicesindaco di Milano Riccardo De Corato, noti eredi del Fuan, del Movimento sociale italiano e di Alleanza nazionale. È in discussione ora, al rientro dalle vacanze natalizie, al primo punto dei lavori in corso alla Commissione Difesa della Camera dei deputati, il cui presidente Edmondo Cirielli (anch'egli proveniente dai vertici irpini di An, nonché dall'alta formazione militare dell'Accademia della Nunziatella), ne è anche il relatore. Un dato quest'ultimo che sottolinea l'importanza che a questa proposta di legge viene attribuita dall'anima "nera" del centrodestra e che ha suscitato non pochi dubbi e distinguo, espressi in Commissione, tra le file della Lega. Siamo dunque davanti ad un nuovo capitolo del processo di omologazione (tutti ugualmente buoni oggi, tutti ugualmente cattivi ieri, o tutti eroi sullo stesso altarino), di ricostruzione di una verginità ideologica e di "revisionismo storico", osteggiato con tutte le forze dall'Associazione nazionale partigiani italiani (Anpi) e le altre organizzazioni che rappresentano gli ex internati (Anei), gli ex deportati (Aned), i perseguitati politici (Anppia) e l'Associazione nazionale famiglie italiane martiri caduti per la libertà della patria (Anfim). Un allarme raccolto da alcuni parlamentari, storici e giuristi, che martedì prossimo ne discuteranno nella Sala del Cenacolo di Vicolo Valdina a Roma, in un confronto su "Totalitarismo e democrazia", presieduto da Armando Cossutta. Di questa proposta di legge del centrodestra e dell'appuntamento organizzato dall'Anpi per contrastarla parliamo con Raimondo Ricci, presidente dell'Istituto Ligure per la Storia della Resistenza e dell'Età Contemporanea, vicepresidente vicario dell'Anpi. L'allarme lanciato dalle Associazioni partigiane riguarda il contenuto della proposta di legge n 1360 che, partendo da un antefatto "nobile" quale la costituzione dell'Ordine di Vittorio Veneto (che previde il riconoscimento dei meriti e dei diritti dei combattenti e reduci impegnati sui due fronti della Grande Guerra), vorrebbe adesso istituire in parallelo il cosiddetto "Ordine del Tricolore" per tutti coloro che combatterono nel secondo conflitto mondiale... Non si può equiparare la Grande Guerra con la Seconda guerra mondiale perché la prima guerra mondiale è stata l'ultima guerra di indipendenza italiana, mentre la seconda guerra mondiale è stata la guerra del fascismo e del totalitarismo, la più grande tragedia che il genere umana abbia mai provocato, e non c'è paese al mondo che premia i collaborazionisti e i sostenitori del nazismo. L'istituzione dell'Ordine del Tricolore, cioè un riconoscimento di valore, non è democraticamente ammissibile. Ora, la proposta di legge in discussione in Commissione recita testualmente: "L'istituzione dell'Ordine del Tricolore deve essere considerata un atto dovuto verso tutti coloro che impugnarono le armi e operarono una scelta di schieramento convinti della "bontà" della loro lotta per la rinascita della Patria". L'articolo 2 prevede che tale onorificenza (e quello che ne consegue) sia conferita: "A coloro che hanno prestato servizio militare per almeno sei mesi, anche a più riprese, in zona di operazioni, nelle Forze armate italiane durante la guerra 1940-1945 e che siano invalidi; a coloro che hanno fatto parte delle formazioni armate partigiane o gappiste, regolarmente inquadrate nelle formazioni dipendenti dal Corpo volontari della libertà, oppure delle formazioni che facevano riferimento alla Repubblica sociale italiana; ai combattenti della guerra 1940-1945; ai mutilati e invalidi della guerra 1940-1945 che fruiscono di pensioni di guerra; agli ex prigionieri o internati nei campi di concentramenti o di prigionia, nonché ai combattenti nelle formazioni dell'esercito nazionale repubblicano durante il biennio 1943-1945". In sostanza, si tratta di tutti coloro che, dopo l'8 settembre 1943, fecero la guerra ai partigiani, all'esercito di liberazione, ai militari agli ordini del generale Badoglio, alle forze armate alleate sbarcate in Sicilia e ad Anzio e alle truppe che combatterono contro l'esercito tedesco in ritirata. Quelli che fino all'ultimo furono i fiancheggiatori dei nazisti e i torturatori delle popolazioni civili che resistettero alle Squadre Speciali in fuga. E per essere sicuri che le benemerenze siano "equamente" assegnate e ripartire, l'articolo 4 che definisce la composizione dell'Ordine del Tricolore precisa: "Il Capo dell'Ordine è il Presidente della Repubblica. L'Ordine è retto da un Consiglio composto da un tenente generale o ufficiale di grado corrispondente che lo presiede, da due generali, di cui uno dell'Aeronautica militare, e da un ammiraglio, in rappresentanza delle Forze armate; dal presidente dell'Associazione nazionale combattenti della guerra di liberazione inquadrati nei reparti regolari delle Forze armate italiane che hanno partecipato alla guerra di liberazione; dal presidente dell'Associazione nazionale combattenti e reduci; dal presidente dell'Associazione nazionale partigiani d'Italia e dal presidente dell'Istituto storico della Repubblica sociale italiana, nominati dal Presidente della Repubblica su proposta del ministro della Difesa". Si prevedono, tra le altre cose, "200 milioni di euro l'anno, a decorrere dal 2009", di "adeguamento pensionistico", compreso quello per "l'assegno supplementare spettante alle vedove". E siccome tali risorse non erano previste né nel dispositivo di bilancio di quest'anno né nella legge finanziaria triennale che resterà in vigore fino al 2011, si dà mandato al ministro dell'Economia e delle Finanze di "apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio". Che ci sia un Ordine del Tricolore da dare come premio e addirittura una legge che dovrebbe nominare il presidente della Repubblica come il capo di quest'onorificenza è una bestemmia. Cioè un attentato alla storia, alla verità e alla democrazia. Non è la prima volta che il centrodestra propone di riscrivere, per legge, la storia italiana... Già, la prima volta è avvenuto in una forma diversa, sempre e non a caso nel periodo del precedente governo berlusconiano cioè fra il 2001 e il 2005 . Lì fu proposto un disegno di legge (il 2244), non quindi di iniziativa parlamentare ma di iniziativa governativa, che voleva la parificazione come legittimi belligeranti sia di coloro che hanno combattuto a fianco dei nazisti, sia di coloro che hanno combattuto in altra forma nel corso della seconda guerra mondiale. Quel disegno di Legge venne ritirato. L'equiparazione che conteneva era illegittima persino dal punto di vista costituzionale, oltre che storico e contrastava con i sentimenti profondi del popolo italiano. Quel disegno di legge tentava di aprire un conflitto profondo, stravolgente ed insanabile con la realtà delle vicende storiche, militari, politiche e giuridiche che hanno contraddistinto la liberazione del nostro Paese dal totalitarismo fascista, dall'occupazione nazista e la nascita della nostra Repubblica democratica e costituzionale. Il conflitto è stridente sol che si consideri lo svolgimento storico dei fatti: "dopo l'8 settembre 1943 lo Stato italiano è rimasto quello che era, secondo lo Statuto, e non ha cessato mai di esistere nei suoi organi legittimi. La pseudo Repubblica sociale italiana, la cui autoproclamazione va definita un atto arbitrario dei suoi dirigenti, non fu mai uno Stato vero e proprio, sia perché mancò il libero consenso popolare alla sua costituzione, sia perché fu combattuta dallo Stato legittimo, attraverso la guerra dichiarata al tedesco, del quale essa era uno strumento. Non essendosi perciò la Nazione divisa in due Stati, né avendo lo Stato legittimo sciolto mai i cittadini dal vincolo di sudditanza, quelli fra essi che si posero contro la Nazione, prestandosi a favorire il tedesco invasore, non potevano non essere ritenuti traditori quali collaborazionisti del nemico". Non sono parole mie ma della Cassazione (sentenza 16 luglio 1945, ndr) e riecheggiate costantemente dallo stesso organo di alta giurisdizione, anche a Sezioni Unite. Tre anni fa, il ritiro di quel disegno di legge, fu un successo democratico. Allora l'Anpi auspicò che simili iniziative non venissero mai più riproposte. Ma da allora si sono inseguiti gli inviti, sempre da parte di esponenti del centrodestra ed in particolare di An, a riscrivere la storia. Ultimo, in ordine di tempo, il ministro La Russa lo scorso due giugno. Le parole chiave sono "condivisione" e "pacificazione nazionale". In questi giorni, con il pdl 1360, il tentativo riprende vigore, forte dei numeri parlamentari e di una deriva anche culturale del paese. Come contrastarli? Che in una società democratica ci possa essere anche una componente di destra democratica lo trovo del tutto logico. La realtà è che questa è una destra che si sta collocando progressivamente fuori dal sistema democratico. Per i morti la pietà, ma non la falsificazione della storia, non la duplice offesa: il riconoscimento della guerra del fascismo e l'equiparazione dei repubblichini di Salò con coloro che hanno combattuto per la libertà d'Italia dall'8 settembre del 1943 fino al 25 aprile del ?45 e hanno sofferto l'inenarrabile. Martedì prossimo vogliamo realizzare un'analisi critica, oggettivamente fondata sui ineccepibili motivi di carattere storico, morale e costituzionale, per dire che questa iniziativa assolutamente non può essere tollerata e occorre una vera rivolta per salvaguardare la democrazia in questo nostro Paese. ----- Original Message ----- From: Milena To: movimenti a gnumerica.org Sent: Thursday, January 22, 2009 9:25 PM Subject: [Movimenti] Iniziativa Con la presente ricordiamo a tutte/il l'iniziativa con Alessandra Kersevan di domani 23/01/09 alle ore 20,30 presso la sala Buozzi della Camera del Lavoro di Brescia. Tema della serata "Foibe revisionismo di stato e amnesie della repubblica" a seguire dibattito. La serata è stata organizzata dal tavolo antifascista della franciacorta, dall'Anpi provinciale e dal coordinamento antifascista della bassa bresciana -------------------------------------------------------------------------------- _______________________________________________ Movimenti mailing list Movimenti a gnumerica.org https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/movimenti -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/gif Dimensione: 49 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: foibe_LOW.jpg Tipo: image/jpeg Dimensione: 92531 bytes Descrizione: non disponibile URL: From beppe.almansi a libero.it Sat Jan 24 19:32:49 2009 From: beppe.almansi a libero.it (beppe almansi) Date: Sat, 24 Jan 2009 19:32:49 +0100 Subject: [Bsf] un nuovo inizio, un altro partire - intervento di Nichi Vendola a Chianciano Message-ID: Intervento di Nichi Vendola a Chianciano Seminario nazionale di Rifondazione per la Sinistra- 24 e 25 Gennaio, Chianciano “A distanza di pochi mesi noi torniamo a Chianciano, nel luogo in cui la storia di Rifondazione comunista è precipitata dentro un buco nero. Nel breve intervallo di tempo che ci separa dal luglio afoso del congresso del Prc, il mondo ha conosciuto straordinari cambiamenti, un vero passaggio d’epoca ha liquidato tante leggende e superstizioni ideologiche che hanno innervato il racconto egemonico della globalizzazione liberista, si è rotto il livido mappamondo che ruotava sull’asse della teocrazia finanziaria e della guerra infinita, sono esplose in forme spettacolari contraddizioni che dicono di una crisi strutturale del nostro ambiente sociale e del nostro ambiente naturale. Ma, a dispetto di questo vorticoso accumulo di punti di crisi e di accelerazioni della storia umana, tutti noi siamo rimasti come immobili, risucchiati nel gorgo della contesa intestina, prigionieri della deriva populistica e identitaria del nostro partito, sgomenti per la torsione vetero-comunista di una vicenda, quale quella di Rifondazione, che fin dall’inizio e fin dal suo stesso nome si era presentata ed era cresciuta come un cantiere di revisioni culturali e di innovazioni politiche. Siamo stati comunisti non per un bisogno di fedeltà al passato, ma per un bisogno di libertà del presente e del futuro. Siamo comunisti non per replicare, nei secoli dei secoli, una storia codificata, una liturgia monotona, una forma statica che contiene una verità rivelata: ma per liberarci dai fantasmi e dai feticci di un mondo che strumentalizza la vita, mercifica il lavoro, distrugge la socialità. Chi pensa che il comunismo sia una declamazione, un percorso provvidenziale che va solo ripulito dalle ombre dell’eclettismo e del revisionismo, chi lo custodisce come una reliquia e lo offre alla oscura modernità in cui viviamo come una talismano politico, chi lo annuncia come una fede e lo vende a buon prezzo come il pane da spezzare insieme per esorcizzare la paura della crisi: chi fa così merita certamente rispetto, ma agisce la politica come fuoriuscita dalla realtà e come rinuncia alla trasformazione dello stato delle cose. E noi che vogliamo emendarci dalla pratica dell’anatema e del disprezzo, oggi dobbiamo disarmare parole e sentimenti con cui attraversiamo la scena pubblica, anche per evitare che la nitidezza di una battaglia politico-culturale (quella contro il dogmatismo, il settarismo e il minoritarismo) possa essere confusa con una questione di risentimenti e di rendiconti interni al ceto separato della politica. Quel prototipo di comunismo settario e autocelebrativo è stato più volte sconfitto e ridotto alla più insignificante marginalità. Già al tempo delle “Tesi di Lione” e della lotta aspra al bordighismo, ma poi in tutta la titanica fatica dei “quaderni del carcere”, Gramsci restituisce un’immagine del comunismo aliena da qualsivoglia conformismo dogmatico: non una scolastica, non una precettistica, non un catechismo, insomma non un calco ideologico a cui piegare la realtà, ma una ricerca libera e gigantesca sulle radici storiche della sconfitta della rivoluzione in Occidente. Il comunismo come sviluppo di una domanda piuttosto che come reiterazione ossessiva di una risposta preconfezionata. Il comunismo come ricerca e movimento reale piuttosto che come farmacopea o invocazione dottrinaria. E nell’immaginare il Partito come “intellettuale collettivo” - e dunque come soggetto vocato a rompere la separatezza tra “autonomia del politico” e “autonomia del sociale” - gli affidava il compito di essere il “moderno Principe” che promuove la “riforma morale e intellettuale” del Paese: il Principe del Machiavelli era il soggetto politico e istituzionale che cercava con estrema spregiudicatezza di sconfiggere la logica feudale della centrifugazione in tante “piccole patrie” fondate su pretese araldiche o su sussulti localistici, il promotore di un processo di costituzione di un nucleo di moderna statualità fatta di un processo di unificazione territoriale e di omogeneizzazione culturale. Il moderno Principe gramsciano cammina su una grande frattura storico-sociale, quella “questione meridionale” che spiega la natura del capitalismo nostrano e evoca la “debolezza egemonica” della borghesia italiana già al tempo del Risorgimento. In questa prospettiva il partito non è davvero un fine, né tanto meno un predicatore ideologico o una enclave di “uomini nuovi”, bensì è una rete intelligente di lotte ed esperienze che ha senso in quanto organizza, nella società e nei luoghi in cui si produce società, la critica corale delle culture che mistificano e inibiscono la spinta sociale al cambiamento. E, dentro questo fuoco, il partito tesse la tela di un blocco sociale alternativo alla coalizione dominante, alternativo a quella alleanza di ceti speculativi e parassitari che sarà il letto in cui scorrerà il fiume del fascismo. Più tardi, dopo il tempo della clandestinità e della prigionia e dell’esilio, sarà il “partito nuovo” togliattiano a bruciare i residui di una concezione avanguardistico-pedagogica del partito, sarà quella la stagione dell’aderire ad ogni piega della società, e cioè della costruzione plurale e unitaria di movimenti sociali di massa che, nella moderna città industriale come nell’arcaica campagna del latifondo, potessero intrecciare il percorso emancipativo con l’educazione civile alle virtù della libertà. In quella parabola straordinaria, classe e popolo, anticapitalismo e democrazia, sono concetti che vivono in un equilibrio creativo, non dentro architetture ideologiche asfittiche ma come nodi della storia, della società e della vita, nodi da sciogliere nell’agire politico, e in un agire che era innanzitutto pensiero, analisi dei processi materiali, consapevolezza culturale della storia nazionale, orizzonte europeo ed internazionalista del proprio progetto politico. Anche la stampa comunista verrà concepita e governata come una rete di intelligenze e di esperienze intellettuali originali, come lo sviluppo di laboratori e di officine delle idee. Nell’Unità togliattiana si formeranno intere generazioni di giornalisti di razza, non leve di velinari e di agit prop, ma grandi penne del giornalismo d’inchiesta, del giornalismo colto e militante. Sono storie note, quelle che hanno fatto del Partito Comunista Italiano il protagonista fascinoso e popolare di una doppia anomalia: anomalia di un Paese così vitalmente segnato nel suo sviluppo democratico dal ruolo e dall’autorevolezza dei comunisti italiani, anomalia di un partito che si liberava progressivamente della soggezione al campo e alle mitologie dell’Unione Sovietica. Il Pci fu il punto più alto di espansione egemonica della sinistra in Occidente, e fu allo stesso tempo il punto più importante di autocritica del comunismo novecentesco. Fino alle parole nitide e per certi versi definitive di Enrico Berlinguer a proposito di “esaurimento della spinta propulsiva della Rivoluzione d’Ottobre”. Questa vicenda, che ovviamente fu arricchita (ma spesso anche impoverita) dalle esperienze delle sinistre critiche e dei gruppi extra-parlamentari, non può che essere il nostro punto di partenza: e infatti di lì partimmo per reagire alla prospettiva della liquidazione del Pci dopo la svolta della Bolognina. Non per revisionare le revisioni, non per abiurare dalle abiure, ma per dire di una cultura politica che era comunista nella misura in cui faceva della lotta contro ogni principio totalitario e contro ogni pratica di alienazione la propria ragione di vita. Noi difendemmo il Pci perché consideravamo ingiusto seppellirlo sotto le macerie del Muro di Berlino: ma non stavamo difendendo quel maledetto muro, la sua monumentale vergogna, il suo recintare sotto un controllo ferreo e cupo “le vite degli altri” (per citare il titolo di un bellissimo e doloroso film sulla Germania Est). Noi difendemmo il partito che, dentro un processo lungo e complesso, aveva segnato la rottura del “campo” comunista, che aveva con quello strappo dall’Urss riaperto e non chiuso la “questione comunista” come critica del modello di sviluppo e denuncia della società bi-fronte dello spreco e della penuria. Il socialismo reale, che pure a noi appariva così clamorosamente irreale, si era schiantato, squagliato rapidamente come neve al sole, e il mappamondo aveva perduto uno dei suoi punti cardinali, l’Est. Quel mondo era crepato non per un eccesso di comunismo, ma per un clamoroso deficit di comunismo: perché era una costellazione di regimi autocratici, perché le libertà fondamentali erano conculcate, perché il circuito dell’informazione era dominato dalla pratica della censura e dalla pedagogia della menzogna, perché il dissenso significava rovina e morte, perché il lavoro era alienato e alienante, l’economia dominata dai burocrati, la promessa della “socializzazione dei mezzi di produzione” fraintesa e confusa con quello che l’estrema sinistra chiamò il “capitalismo monopolistico di Stato” che aveva ridotto ad una cifra grottesca i sogni dell’Ottobre. Dentro questo solco ha camminato la nostra Rifondazione, fino all’approdo teoricamente e politicamente più impegnativo: quello dell’assunzione del paradigma della nonviolenza. Un salto anche di linguaggio, l’ingresso in un universo semantico e simbolico ricco e stimolante: non la rinuncia alla critica di classe, ma il suo esodo dalle antiche mitologie della conquista del Palazzo d’Inverno, la sua capacità di contaminarsi con la critica radicale dei meccanismi di produzione della violenza e della violenza che si fa potere: la critica del patriarcato e del vocabolario maschile che nomina ed eternizza un mondo mutilato della libertà femminile; la critica di un modello di crescita economica che usa la biosfera come una discarica, che dissipa ogni giorno un segmento di quel patrimonio di biodiversità e di multiculturalità che costituisce la ricchezza della vita e il senso della vita. La viva vita, non quella ideologizzata da molti pulpiti più o meno sinceri. La vita vera di cui dobbiamo garantire, per tutti e per ciascuno, per tutte e per ciascuna, l’assoluta inviolabilità, la sua irriducibilità, per chiunque, a corpo contundente, a strumento, a oggetto, a cosa da usare e di cui abusare: quanti album di foto sui corpi dei nemici uccisi, uccisi e poi straziati, straziati ed esibiti come trofei, ci sono nei depositi remoti della nostra psicologia sociale? Quanto bisogno, ancora oggi, tutti noi abbiamo di dotarci di un nemico capace di darci identità, e più lo odiamo più sentiamo di possedere consistenza? e ucciderlo simbolicamente e spesso anche materialmente coincide con la nostra massima auto-affermazione: negare la vita a chi è il mio altrove, mi dà la tranquillità di stare dove sto e di essere ciò che sono. Se uccido un infedele dimostro quanto sia cruciale coltivare fedeltà. E dunque la vita: non il terreno di un dominio etico-ideologico ma la vita determinata delle persone vive. Non l’imperio sulla giurisdizione della vita, sul chi decide del suo inizio e della sua fine, con questa finta morale che è confessionale e si camuffa da morale naturale: cosa ci sia di naturale nell’accanimento neppure terapeutico sul corpo-simbolo di Eluana è difficile dirlo, così come è difficile capire dove sia emigrata la coscienza laica di un Paese in cui bisogna aprire una contesa politica per eseguire una sentenza inappellabile pronunciata da una corte suprema, così come è difficile capire dove sia precipitata quella pietas cristiana che pare soppiantata da un “magistero della paura” che riporta la Chiesa a prima del Concilio e che piuttosto che annunciare una “buona novella” si specializza negli anatemi contro l’umanità peccatrice. La viva vita, insomma. Quella che ci interroga senza sosta, dopo Auschwitz e Hiroshima, dopo l’organizzazione scientifica dell’industria dello sterminio di massa, dopo i virtuosismi burocratici delle deportazioni e delle rieducazioni, dopo i gulag e le fosse comuni, dopo le guerre calde e quella fredda, dopo le guerre a bassa intensità e le macellerie sudamericane, dopo le guerre etniche e quelle religiose e quelle tribali e quelle telecomandate come videogames, dopo gli hotel Ruanda; e ora, durante questa lunga lenta oscena strage di Gaza, qui dentro il crinale più melmoso, dentro l’orizzonte di onnipotenza e nichilismo che è stato battezzato “guerra infinita”, la vita vera che ci chiede pensieri e vocaboli impegnativi ed inauditi che possano ergersi come una soglia fondatrice della civiltà futura, come il cimento di tutta la politica e di tutte le culture chiamate a disegnare le mappe di un mondo nuovo. La vita altrui che è il paradigma del limite nostro, violando il quale romperemmo il senso stesso della nostra vita e di tutta la vita. E se questi sono i compiti, se questa è la semina a cui dobbiamo dedicare il nostro impegno, se queste sono le sfide su cui ridefinire il senso e il modo dell’agire politico, a che vale resistere in una trincea che sentiamo arretrata, persistere in una appartenenza che ci appare vieppiù fuori luogo e fuori tempo? Se questo è il cimento che più ci intriga e più ci motiva, come possiamo mettere tra parentesi la piccola storia ignobile del processo sommario e della condanna di un collettivo redazionale e di un direttore che hanno fatto di Liberazione un giornale vivo, un luogo della libertà e delle idee, piuttosto che un morto repertorio della linea del gruppo dirigente del Partito? Sansonetti non era comunista al punto giusto oppure non lo era affatto? E allora? Era stato indicato lui, dopo l’esperienza formidabile e altrettanto libera del nostro caro indimenticabile Sandro Curzi, proprio per questo: perché Liberazione non fosse uno specchio del partito, ma una finestra aperta sul mondo. E questa vicenda evoca troppe ombre di una storia antica e dice di un corto-circuito dentro la nostra comunità politica: non si è rotta solo la politica, è andata in pezzi la comunità. Allora occorreva davvero tornare a Cianciano per rimuovere il blocco, per trarre le conseguenze, per uscire dalla paralisi. Proprio perché l’altra sinistra, quella mirata al centro, sembra persa nei propri contorcimenti tattici, incapace di un pensiero che non sia subalterno al piano inclinato del governare in sintonia esibita con i poteri forti, proprio perché il veltronismo si presenta ormai come un mix compiuto di radicalismo etico e di moderatismo sociale che pratica la prospettiva di una “alternanza senza alternativa”, proprio per queste ragioni non possiamo condividere una linea politica che insegue la retorica del sociale (”in basso a sinistra”), del sociale assunto come luogo della salvezza e della rigenerazione, una sorta di Periferia planetaria in cui dare domicilio e protezione all’innocenza dell’ideologia. Le due sinistre oggi sembrano convergere in un unico destino: quello di estinguere le proprie ragioni sociali e la propria missione politica, chi sull’altare del governo, chi nella polvere dell’opposizione; il cupo destino di una sinistra che non è più capace di autonomia intellettuale e di distinzione morale, che fatica persino a comunicare le parole-chiave del proprio vocabolario, che certo ha smarrito interi patrimoni di quel principio-speranza che fa della politica una leva di impegno civile e di passione collettiva. L’Amarcord della sinistra mi intriga e mi serve, ma a condizione di non pensare a pratiche di riesumazione. Non ci sono resurrezioni in politica, ma solo nuovi parti, un nuovo partire piuttosto che un nuovo partito, un processo piuttosto che una sigla, una nuova casa in cui la sinistra delle libertà possa ospitare comunità di popolo e non elites di presunte avanguardie. Perchè il senso della sinistra sta tutto nella capacità di prefigurare e costruire il cambiamento: che non è una vaga aspirazione letteraria della coscienza del cittadino astrattamente inteso. Ma è la critica pratica di un economicismo che aliena nel processo produttivo tanta umanità, la riduce al rango di “costo del lavoro” e la soffoca nella dimensione generale del precariato. Il cambiamento o morde la polpa dei “rapporti di produzione” oppure è semplicemente un giro di valzer nel tempo libero. Qui c’è, tutto intero e profondo, il discrimine tra destra e sinistra. Il cambiamento è il rovesciamento materiale e culturale dell’egemonia liberista che ha segnato lo stile del processo di mondializzazione e di finanziarizzazione dell’economia. Per questo il Partito Democratico non ha una lettura critica delle ragioni della crisi vorticosa dei mercati finanziari internazionali, osserva l’avanzare delle nubi nere della crisi e della recessione come se fosse un fenomeno meteorologico, una calamità naturale, e non piuttosto la logica conseguenza di una filosofia economica che ha assoggettato la politica e introdotto la storia umana nel ciclo della “produzione di denaro a mezzo di denaro”, un tempo di svalorizzazione del lavoro e di enfatizzazione della ricchezza che si riproduce per partenogenesi, un tempo in cui, a destra come a sinistra, la modernità del mercato è divenuta l’unico regolatore sociale e il cuore della discussione politica. E gli slogan liberisti hanno fatto breccia a sinistra, fino a divenire - incredibilmente - sinonimi di riformismo. E il centro-sinistra ha fatto una critica più di forma che di sostanza al partito mondiale del liberismo: non contestarne l’impianto, ma attenuarne gli effetti sociali, ridurne i danni ambientali, censurarne gli eccessi. Da troppi anni in Italia, ma non solo, più si scivola a destra e più ci si identifica come riformisti, fino al punto che nella larga opinione pubblica, e per diverse volte, il più innovatore e il più riformista di tutti è apparso Silvio Berlusconi. Ma quando il centro-sinistra ha strappato, e per un pelo, il governo alle destre, non è stato in grado di indicare una visione generale, né di segnare una significativa inversione di tendenza rispetto a quella egemonia liberista che pure aveva conosciuto la straordinaria opposizione dei movimenti altermondialisti e della corale mobilitazione pacifista: il governo Prodi non ha provato neanche a mutare l’ordine del discorso di una realpolitik che chiedeva ottusamente continuità con Mastricht, non ha inteso quale fosse l’acutezza di una crisi sociale che investiva largamente anche il ceto medio, non ha annusato l’umore popolare di crescente insofferenza per le beghe di Palazzo che esponevano un centro-sinistra senza maggioranza in uno dei due rami del Parlamento a uno stress continuo e sfibrante. L’icona della casta sigillò la caduta verticale di consenso che fece scivolare il governo verso la crisi e il centro-sinistra verso il proprio capolinea, con la conseguente sconfitta elettorale di Veltroni e la scomparsa dalle istituzioni della sinistra. Un governo senza profilo e senza collante era per Rifondazione la prova dell’impossibile: non fuggire dalle proprie responsabilità, accettare la sfida e l’occasione del governo, ma essere efficaci nel proporre una mediazione con il punto di vista della sinistra di alternativa. Avevamo il dovere di essere efficaci: che questo fosse possibile è un altro discorso. Ma che questo fosse atteso, e non solo dai nostri militanti, è evidente. La nostra inefficacia ci ha omologati al resto del centro-sinistra in un giudizio che per noi è stato inappellabile e oltremodo severo. E non ci ha salvato quel simbolo pure salvifico dell’arcobaleno, perché era solo un segno grafico e non un sogno collettivo, era un cartello elettorale e non un laboratorio della società, perché era un accordo di stati maggiori e non un patto costruito con pezzi di mondo del lavoro e di giovani generazioni, e anche perché nella sua sfortunata selezione di rappresentanza istituzionale l’arcobaleno non ebbe il coraggio di praticare la consultazione dei territori e della società civile: anche organizzando quelle primarie che debbono divenire uno dei modi ordinari di funzionamento della sinistra. Insomma lì ci siamo fratturati le ossa e abbiamo visto sfumare la speranze che in quelle elezioni potesse cominciare una storia nuova piuttosto che chiudersi una storia vecchia. Invece si chiuse la storia vecchia. In una sola volta pagammo tutti i conti in sospeso. I conti di una sconfitta la cui gestazione dura da almeno un ventennio, la cui proporzione non è semplicemente quella elettorale, la cui spiegazione non può essere infantilmente ridotta all’aver contratto il virus del governo o all’aver assunto alcuni tratti della fisiognomica della casta. La sconfitta è nella distanza dai pensieri e dai sentimenti di quella coscienza generale che, nella crisi delle organizzazioni collettive e nella crisi degli apparati formativi, si educa alla cattedra televisiva della vita e della morte in diretta. Quella cattedra ci educa ad essere capitalisti dell’anima, protagonisti o spettatori di una fiction permanente che ha abolito quei tre tempi del presente (il passato del presente, il presente del presente, il futuro del presente) che Alessandro Natta mutuava da Sant’Agostino. Oggi noi viviamo in un presente senza tempo, senza scansione storica, senza spessore cronologico: quando noi parliamo del Novecento, alludendo a questioni cruciali che hanno animato immense speranze o che hanno generato immani tragedie, parliamo di un tempo che ha il suo spessore e il suo deposito di senso. Ma a chi stiamo parlando? Chi ci capisce? La comunicazione veloce, il tempo reale di scambio comunicativo nella comunità virtuale di Internet, ha come certificato l’avvenuta frammentazione del tempo, la sua polverizzazione, la sua esposizione alle intemperie del contingente. I morti sul lavoro sono cronaca nera, una colonnina tra le altre nelle statistiche ufficiali: non sono una sequenza, non sono un tempo significante, non vediamo più la strage come un nodo da tagliare con la lama del diritto alla vita. La morte è contemplata, come il licenziamento. Sono leggi metafisiche dell’economia. Oppure che cos’è il tempo di chi è appeso ad un contratto a progetto, per chi è interinale, per chi veste uno dei tanti abiti con cui nascondiamo quel gigantesco ricatto che pesa sui giovani e che rompe il loro tempo di vita, quel ricatto che è la precarietà, il contratto a tempo determinato, cioè a tempo ferito e svuotato di senso del futuro? Oppure in che tempo, o su che canale tv, avviene la tempesta di proiettili e fosforo che spezzano il cuore della Palestina? Perché questa avara reazione all’assedio di Gaza? Eppure lì non va in onda un vecchio film in bianco e nero, lì l’ansia di pace ruzzola in uno dei tanti precipizi in cui l’avventurismo americano, coprendo la destra israeliana, ha portato la geo-politica medio-orientale. Le diplomazie dal basso e le voci del popolo pacifista faticano a ritrovare una scena pubblica, la pace ha perso i suoi profeti e i costruttori di pace sembrano decimati dalla cultura bellicista che torna ciclicamente a offrirsi come garanzia di stabilità degli equilibri mondiali. La questione palestinese resta il più incandescente banco di prova per tutte le leadership mondiali. Ora è il tempo di ridare agibilità politica e inesplorate latitudini culturali alla pace, al suo progetto di giustizia sociale e al suo orizzonte antropologico. E non esiste compito più congeniale alla sinistra del futuro che quello di essere annunciatrice e costruttrice di pace. Lavorando a costruire memoria, per poter esercitare discernimento. Continuando ad interrogare le ombre del passato, anche per poter prefigurare nuove aurore. Non dimenticando mai ciò che è stato, l’orrore del dio che è morto ad Auschwitz, il dolore di un popolo condotto al macello come un agnello sacrificale. Ecco, la sinistra ha bisogno di ritrovare il tempo perduto, nel senso che non può non sentirsi implicata dal cambiamento, non può non cambiare lei stessa, non può vivere galleggiando nella stratosfera dei propri voli passati, la sinistra ha bisogno di ossigeno, ha bisogno di una strumentazione ottica complessa e sofisticata: un po’ telescopio, un po’ microscopio, un po’ caleidoscopio. La sinistra ha bisogno di mettersi in gioco evitando di mitizzare la destra ma cercando piuttosto di conoscerne apparati di potere, sistemi di comunicazione, produzione di simboli e produzione di senso comune. Non pensare che l’invettiva possa surrogare l’analisi dell’avversario, non personalizzare la contesa politica, non demonizzare chi incarna la leadership della destra: sono avvertenze che dovrebbero liberarci dalla tentazione di cavarcela con battute da talk-show. Berlusconi è l’espressione di una radicale riforma del sistema politico e di un capovolgimento della cultura generale del Paese: il cui patriottismo si sposta progressivamente dal terreno storico e civile dell’antifascismo fino a scivolare nel terreno ideologico e melmoso dell’anticomunismo. E il Cavaliere di Arcore incarna anche il mutamento di paradigma di una costituzione materiale che al primato del lavoro (sancito dal primo articolo della Carta costituzionale) sostituisce il primato dell’impresa. Eccola dunque la destra. Quella che ha scelto il profitto mercantile come baricentro della propria strategia, ha teorizzato e quindi praticato la radicale precarizzazione del mercato del lavoro, ha detassato i patrimoni e la ricchezza, ha operato una poderosa opera di riorientamento culturale della società italiana a partire dalla criminalizzazione delle povertà e delle marginalità. La destra che ha avviato una vera bonifica giustizialista contro mendicanti e lavavetri, contro gli stranieri in condizione di clandestinità, contro prostitute e trans, contro i graffitari e contro i centri sociali. “Sorvegliare e punire” sono i verbi della macchina di controllo sociale sugli esuberi della globalizzazione: e già la coazione disciplinare comincia a mirare al cuore di un’intera civiltà del diritto: quella del diritto al lavoro, del diritto di sciopero, del diritto al dissenso. La destra evoca i fantasmi che turbano i sonni del piccolo-borghese planetario: la paura di perdere reddito e sicurezza, la paura di cedere porzioni di sovranità a chi abbiamo perfino nominato “extra-comunitario”. E contro ciò che ci minaccia la tasca o anche semplicemente lo sguardo calerà la scure di quella “dura lex” che ha riti sbrigativi e pene esemplari. Ma per compensare questa torsione di classismo giustizialista la coalizione di governo costruisce, dentro un processo di piccole e grandi riforme, la blindatura garantista della classe dominante: i cui reati svaniranno nei nuovi codici e nei processi verranno prescritti per decadenza dei termini. Il terreno securitario serve a stringere le maglie del controllo sociale e a metabolizzare un progressivo cedimento al lessico razzista e xenofobo. L’omofobia viene alimentata da una porzione delle gerarchie ecclesiastiche, viene esercitata per strada con mirate spedizioni punitive, viene sdoganata persino al festival di Sanremo. L’islamofobia è nella propaganda quotidiana del partito nordista. L’antisemitismo torna a guadagnare la sua ribalta fatta di violenza e vigliaccheria. Una bravata di giovani annoiati può costare la vita ad un povero barbone, che nel sonno dei poveri non percepisce l’umido della benzina con cui lo stanno inzuppando prima di dargli fuoco, prima di bruciare una concreta esistenza, una vita viva, così per gioco, per sentire l’adrenalina che sale mentre quel sacco sporco di umanità strepita e arde. Ma noi viviamo un’epoca in cui si accetta l’idea della social card come se fosse una politica anticiclica: il bancomat della carità serve solo a dire di una propensione compassionevole che deve accompagnare quella ferocia classista di chi al lavoratori del Pubblico impiego o ai metalmeccanici offre spiccioli, riduzione di diritti, rischi di espulsione. E mentre Tremonti ci spiega, con cipiglio accademico, che questa è una crisi finanziaria che si risolve solo con strumenti finanziari, non ci accorgiamo che ci sta dicendo che l’unico keynesismo è quello per i ricchi, ai quali si è tolta persino l’unica tassa “federalista” esistente (cioè l’Ici), mentre gli altri si arrangino. La crisi industriale blocca produzioni in settori decisivi, migliaia di lavoratori vanno in cassa integrazione, c’è un universo intero che rischia un drammatico smottamento, dilaga la paura della povertà: e allora chi paga la crisi, chi paga gli ammortizzatori sociali? E’ chiaro e semplice, può pagare il Sud. Siamo ben dentro la fase storica della rivalsa nordista, tanti amministratori locali del centro-sinistra scavalcano la Lega in quanto a declamazioni in chiave padana, il cervello economico e politico del potere oggi è tutto a Nord, inoltre all’insorgere della “questione settentrionale” il Sud ha cominciato a perdere progressivamente l’uso della parola. La “questione meridionale” si è auto-esiliata in qualche studio specialistico, ha ceduto alla forza narrativa di chi riduce il Mezzogiorno ad una patologia della nazione, il Sud è stato interamente iscritto nella rubrica della politica e del giornalismo nazionali alla voce “Gomorra”. Una caricatura che diviene un alibi. Il Sud dei talenti e dell’indignazione civile, il Sud di Roberto Saviano e dei ragazzi di Locri, il Sud del talento e della legalità, il Sud dell’innovazione e della creatività: tutto questo scompare. Così oggi il governo propone di usare, come provvista finanziaria per pagare il biglietto della crisi, le risorse del Fas e quelle del Fondo sociale europeo: sono le due gambe su cui cammina quasi per intero l’economia meridionale. Sono risorse indispensabili, in aree con disoccupazione a due cifre, anche per resistere all’urto della crisi economica che arriva. Siamo al rovesciamento di un compito generale che le classi dirigenti democratiche si sono sempre affidate: fare dello sviluppo e della modernità del Sud il terreno della compiuta unificazione della storia nazionale, puntare sul Sud come crocevia di civiltà, come congiunzione di Europa e Mediterraneo, come Occidente in seminato di Oriente. La destra propone una gigantesca redistribuzione delle risorse dai territori più poveri a quelli più ricchi, dai ceti sociali più disagiati ai ceti più privilegiati, considerando parassitaria la “spesa sociale” e ridisegnando il Welfare come filantropia di Stato piuttosto che come organizzazione delle protezioni e dei diritti sociali. Per questo noi dobbiamo aprire una questione generale sul futuro del Sud, in una stagione in cui l’esplosione di una crisi morale delle classi dirigenti del centro-sinistra soprattutto nel Mezzogiorno sembra sconsigliare qualunque giudizio equanime ed articolato su un territorio abitato da venti milioni di italiani: dobbiamo portare il Sud all’opposizione delle destre. Dobbiamo aprire una contraddizione ciclopica dentro il PD, che non riesce ad essere il catalizzatore e neppure il protagonista di una opposizione visibile e credibile a Berlusconi: ma non a causa della febbre alta della sua polemica intestina, quanto a causa della sua lettura della fase, del suo giudizio sul governo in carica, della sua strategia emendativa che supplisce al vuoto di idee forti di alternativa al berlusconismo. Il PD oggi è prigioniero del proprio leghismo, non riesce a intendere quale sia la portata dell’assalto alle casse del Sud, non ingaggia su questa una battaglia campale. La rottura dell’unità sindacale e la paurosa deriva governista e corporativa di una parte del sindacato porta il partito veltroniano ad una sorta di neutralità, per la prima volta la Cgil viene lasciata sola anche nello sciopero generale del 12 dicembre, così come nell’aspra contesa per i rinnovi contrattuali. Eppure l’assalto alla Cgil è già cominciato, è lo scalpo più prezioso che la destrapossa desiderare, perché quel sindacato è portatore di un’istanza generale di emancipazione e di giustizia. E questo assedio è organico al tentativo di dare un colpo definitivo alla contrattazione collettiva nazionale, a ciò che ancora protegge un’idea di mondo del lavoro e una storia di civiltà del lavoro. La contro-riforma della scuola e dell’Università sono stati pezzi pregiati di questa opera di sradicamento di una cultura della “res publica” che nel lavoro e nella formazione indicava il “bene comune” fondamentale della democrazia repubblicana. La scuola va re-impacchettata nelle regole di una austerità ottocentesca, con tanto di grembiulini e voti di condotta, va capovolta rispetto alle ambizioni pedagogiche di chi la immagina come palestra di libertà e di pensiero critico, un contro-68 è il programma esplicito della ministra Gelmini. Siamo alla perfetta antitesi di ciò che apprendemmo leggendo la “Lettera ad una professoressa” di don Lorenzo Milani. Qualcuno vuole fondare un’idea degli apparati formativi e una figurazione della società sui pilastri di cemento armato di una sorta di “pedagogia della paura”, una disciplina generale che rimbalza dalla scuola al lavoro, dal tempo libero all’organizzazione urbana: e che si accompagna a quella che potremmo definire educazione tecnica e spirituale alla precarietà. Affinché la scuola educhi alla paura, il lavoro somministri precarietà, la vita privata e quella sociale si srotolino come narrazioni di persone subordinate alla signoria della produzione. A questo disegno ha saputo reagire una nuova generazione, la prima generazione compiutamente esiliata dalla civiltà novecentesca (a partire ad esempio dalla generale aspettativa di una vita lavorativa precaria), un nuovo movimento studentesco ha segnato la società e ha spaventato la politica riuscendo con intelligenza a evitare la tenaglia della violenza e della criminalizzazione: come a dire che proprio lì, in quella fabbrica speciale in cui si fabbrica la riproduzione sociale, proprio nel luogo di apprendimento dei saperi e del sapere sociale, lì cova una contraddizione irriducibile dello sviluppo capitalistico: la contraddizione tra domanda di senso e di libertà, che vive in modo naturale nei processi di scolarizzazione, e la mercificazione della vita e del lavoro. La questione sociale e le giovani generazioni propongono una lettura unitaria dello sviluppo e della crisi della globalizzazione. La rivolta della gioventù greca e la straordinaria mobilitazione contro la riforma pensionistica della destra francese dicono di quanto l’aggressione ai diritti sociali abbia tratti comuni in gran parte del vecchio continente. La lotta dovrebbe, come ci ha insegnato la pratica dei Social Forum, svolgersi su una scena sovra-nazionale. A cominciare dalla messa in campo di proposte di politica anti-recessiva e anti-ciclica che rappresentino anche una forma di demistificazione della natura reale delle manovre anti-crisi di tanti governi, a partire dal nostro: e nel nostro la neo-teologia di Tremonti cerca di interpretare la crisi come una cabala, come un episodio del Caso o del Kaos, o come un epifenomeno del male, e a fronte del marasma economico finanziario propone un ripristino dall’alto dei valori tradizionali. Insomma, solo “Dio, Patria e famiglia” ci salveranno, e il Tremonti ratzingeriano appare come l’ultimo epidono della saga western di Bush. Noi dobbiamo interrogare la destra e il Paese sulla necessità strategica di un “Piano per il lavoro”, un progetto ambizioso e straordinario di implementazione dell’occupazione puntando sulla promozione della qualità ambientale, a partire dalle bonifiche fino al disinquinamento dei corsi d’acqua, dalla protezione delle coste e delle falde fino alla raccolta differenziata spinta dei rifiuti urbani. E ancora puntando sulle energie alternative e sulla produzione di quei beni immateriali, nella cultura nella comunicazione e nei servizi, che possono consentirci di coniugare ricchezza economica e ricchezza sociale, ricchezza delle quantità e ricchezza delle qualità, incrementi di sviluppo e diffusione del benessere sociale. Ma dobbiamo sapere che la destra vuole usare la crisi economica come alibi per rinviare i conti con il carattere dirimente e ultimativo della crisi ambientale. Qui dobbiamo reagire, ora è il momento di una riconversione culturale che deve investire le forme del produrre, del consumare, del vivere associato. Ora è il momento di andare all’assalto dei veleni che assediano le nostre vite: dalle polveri sottili che abitano anche i polmoni dei nostri bambini al mercurio che nuota nei nostri mari, dall’amianto che continua a uccidere di mesotelioma pleurico fino a quella diossina che la proprio la Puglia, che è la mia terra, ha voluto con una rivoluzionaria legge regionale sottoporre a vincoli seri e scientificamente fondati. Abbiamo dinanzi diversi passaggi elettorali. Il primo dei quali riguarda la Sardegna, regione nella quale i nostri compagni hanno saputo accompagnare con intelligenza e stimolare in modo creativo l’esperienza innovativa della presidenza Soru: che ha interpretato l’autonomismo sardo come una prospettiva europea e non come ripiegamento e chiusura, e che ha difeso la bellezza e la ricchezza della sua natura e dei suoi delicatissimi eco-sistemi dando una lezione di dignità e di moralità ad un Paese che ha fatto anche del patrimonio dello Stato una S.P.A. Nelle città e nelle province in cui si vota è necessario sviluppare il massimo sforzo unitario della sinistra, di una nuova sinistra capace di guardare anche le radici di una crisi delle grandi città che è anche crisi nei nostri modelli amministrativi. Il riformismo municipale mostra le corde, si tratta di tornare ad avere una lettura critica dello sviluppo cittadino e metropolitano, ma poi si tratta di realizzare un progetto globale di riqualificazione delle periferie e di rigenerazione urbana. Ma nel governo dei territori deve tornare con forza, come sfida della democrazia partecipata e della cittadinanza attiva, la “questione morale”: depurata dalle scorie della giustizia-spettacolo e da quella retorica qualunquista che nella generalizzazione della denuncia finisce per mortificare gli onesti piuttosto che stigmatizzare i corrotti, bonificata da pulsioni da far west, essa vive come rottura della barriera architettonica e sociale che separa, tavolta in modo feroce, i pubblici poteri dalle domande della vita quotidiana. Vive di trasparenza di tutti i procedimenti amministrativi, vive di drastica semplificazione burocratica, vive di circolazione delle informazioni, vive di controllo organizzato sulle decisioni di governo, vive di netta separazione tra politica e affari, vive di responsabilità condivise e di qualità delle classi dirigenti. E poi c’è la consultazione per il rinnovo del Parlamento Europeo: innanzitutto una occasione per fare il punto sul processo di allargamento dell’Unione, per tracciare un bilancio sul ruolo politico dell’Europa nello scacchiere internazionale, ma anche una occasione decisiva per sottolineare gli impegni mancati, le pagine bianche, i peccati di omissione di una Europa incapace di autonomia dagli Stati Uniti e povera di iniziativa politico-diplomatica come si è visto nei giorni della guerra a Gaza. Per noi anche uno stimolo a rinsaldare la presenza dentro “Sinistra europea” e forse la costruzione di una tappa nel processo di avvicinamento alla costituente del nuovo soggetto della sinistra. Che ci sia, in questa contesa, una sinistra unitaria, un pezzo di un cammino assai più lungo e complesso, può essere un fatto nuovo per il popolo della sinistra: naturalmente sappiamo che continua il lavoro bipartisan per introdurre un robusto sbarramento elettorale: serve a compiere il lavoro sporco, è la proiezione di quello sbarramento sociale che vuole marginalizzare le culture critiche e le alternative di società. A condizione che non sia la confezione di un partitino, ma solo un passaggio in una traiettoria di accumulo di forze e di esperienze. A condizione che non appaia, così come fu per l’arcobaleno, un patto di vertice e un manufatto del politicismo dei ceti politici. Serve che tutti e tutte ci facciamo carico, nel dare avvio al movimento per la sinistra, di una domanda di partecipazione diretta alle decisioni della politica, della nostra politica. La democrazia per noi non può essere né apparire una questione procedurale. Proviamo a sfidare noi stessi, a dire che nella rete che stiamo per tessere varrà sempre e comunque il principio di “una testa un voto”, che le primarie possono essere la regola e non l’eccezione della vita interna, che si vota non per finta ma per davvero. E che la democrazia è attraversamento dei territori, radicamento nei territorio, interrelazioni tra territori. Io penso ad una sinistra federale, a cantieri aperti, plurali, curiosi, includenti, che abitino nei territori. Penso ad una sinistra capace di presentarsi come una profezia laica, l’annuncio di tempi nuovi. Obama ha già cambiato il mondo, perché ha introdotto nell’immagine di politica che comunica, la suggestione ontologica del cambiamento, perché nel più ufficiale dei suoi discorsi si è sentito il congedo liberatorio dall’epoca dell’America texana delle sette evangeliche e dei petrolieri, dei gangster della speculazione borsistica e della bolla immobiliare, perché ha nominato la violenza razzista del mondo in cui è nato e cresciuto, perché ha esibito con naturalezza le prerogative di una democrazia che rifiuta qualsiasi torsione confessionale, perché ha delineato un intervento pubblico che mira a salvare l’economia reale piuttosto che la finanza creativa che ha ubriacato il mondo. Insomma, che la politica torni a essere pensiero, conoscenza, inchiesta, passione condivisa, reciproco affidamento, indignazione civile, prefigurazione di un mondo liberato. Io le cose che ho detto, con sincerità e poca organicità, le ho dette per offrire una spiegazione del mio congedo dal mio partito. Non provo acrimonia verso Ferrero e il suo gruppo dirigente. Sono sereno perché faccio ciò che sento sia giusto fare. Rifondazione è stata la mia casa e questo addio non è un partire indolore. Voglio augurare ogni successo al mio ex partito. E a noi, a quelli di noi che condivideranno la mia scelta, voglio dire che non dobbiamo sentirci avversari di Rifondazione. E soprattutto ai compagni e alle compagne della nostra area che scelgono di continuare la propria lotta dentro al partito voglio esprimere gratitudine: per aver condiviso una bella battaglia, e perché sono certo che continueranno a battersi perché nasca una sinistra nuova. Una sinistra del lavoro e delle libertà. Che ingaggi un molecolare corpo a corpo contro la paura e contro la solitudine. Che ritrovi l’ago e il filo con cui cucire nuovi legami sociali, pezzi di comunità, movimenti che fanno politica coinvolgendo e accogliendo. Una politica che allunga i propri pensieri oltre lo spazio del presente. Una politica che ci aiuti a spartire il dolore e la gioia, che ci rispetti nella nostra fragilità e nella nostra unicità, che non ci trasformi in giudici sommari e in boia delle diversità, che non sia pensata e gestita al maschile, che non accetti barriere gerarchiche, che non escluda chi è diversamente abile, che non giudichi nessuno per la sua fede o per il suo orientamento sessuale, che non cerchi nemici. Una politica gentile, capace di ascoltare l’avversario, forte solo delle proprie idee e non forte di servizi d’ordine, una politica che cerca le persone in carne e ossa piuttosto che cercare il pubblico. Una politica che apre la questione della libertà in ogni millimetro di organizzazione sociale, a partire dal luogo di lavoro. Una politica che annuncia non il nostro primato ideologico ma il nostro amore per la terra e per la vita, che annuncia speranza, che si fa popolo, che ci dà il coraggio di osare una nuova avventura, un nuovo inizio, un altro partire. Auguri a tutti e a tutte.” From sinistracritica1 a yahoo.it Sat Jan 24 21:19:51 2009 From: sinistracritica1 a yahoo.it (Sinistra Critica) Date: Sat, 24 Jan 2009 20:19:51 +0000 (GMT) Subject: [Bsf] Lettera aperta alla sinistra di classe Message-ID: <95290.36491.qm@web26603.mail.ukl.yahoo.com> Lettera aperta alla sinistra di classe   Con la vicenda di Liberazione, la cacciata di Sansonetti, l'ennesimo scontro interno e la scissione che sta per maturare tra l'area "vendoliana" e la nuova maggioranza del Prc, si rende sempre più evidente che un ciclo politico è definitamente chiuso. Questa constatazione Sinistra Critica l'aveva fatta già al tempo del governo Prodi e dell'espulsione di Franco Turigliatto colpevole di aver votato contro la guerra e di aver rinnegato, in nome di quest'ultima, il vincolo politico al centrosinistra. Ci sembrava evidente che di fronte a una prova vera, inoppugnabile, come quella del comportamento parlamentare relativo alla guerra, un partito che era nato proprio in nome del rifiuto della guerra, rinnegava se stesso e chiudeva simbolicamente la propria parabola politica. Pensiamo di aver avuto ragione e paradossalmente abbiamo visto giusto troppo in anticipo per il sentimento medio dei, delle militanti di Rifondazione. Ora il dado è tratto, senza possibilità di equivoci. Per quanto la nuova maggioranza del Prc abbia scelto la strada della difesa identitaria e dell'arrocamento dentro il proprio fortino, la possibile scissione di circa metà del partito equivale alla fine concreta di quell'esperienza che è stata Rifondazione comunista a cui molti di noi hanno contribuito attivamente anche assumendone ruoli di direzione. E' sbagliato dire, come fa oggi la minoranza attuale, che questa storia si chiude a causa dell'irrigidimento "staliniano" del Prc o perché viene meno l'autonomia di Liberazione. Questi argomenti, per quanto contengano elementi di verità, appaiono tutto sommato un po' forzati e strumentali. Come si fa a parlare, da parte degli autori della cacciata di Franco Turigliatto, di involuzione staliniana? E come si fa a colpevolizzare il mancato coinvolgimento di una parte consistente del partito alla sua gestione se la ex maggioranza, quella uscita dal congresso di Venezia, teorizzò, con inedita virulenza, la pratica del "chi vince prende tutto"?. Quanto all'autonomia del giornale, non ci permettiamo di entrare in vicende interne ad un altro partito, ma ci appare evidente che se per quasi un mese la vicenda Liberazione si è intersecata a dinamiche curiose legate al dibattito sulla psicanalisi, le responsabilità sono tutt'altro che unilaterali e purtroppo hanno un amaro sapore simbolico. La storia del Prc e delle forze di sinistra, in realtà, si è chiusa sull'altare della prova di governo. E' vero che per oltre un decennio la questione del governo ha attraversato in particolare quel partito, spaccandolo a ogni congresso e provocando scissioni più o meno corpose. Un conto, però, è discutere del governo, scegliere quell'orientamento senza avere però la possibilità effettiva di esercitare il governo stesso, un altro è invece assumere incarichi istituzionali e ministeriali e ridursi a gestire miseramente le scelte del capitalismo e dell'imperialismo italiano senza assumere il minimo ruolo di controtendenza. L'abisso in cui il Prc è sprofondato con il secondo governo Prodi non fu toccato nemmeno nel caso dell'appoggio esterno al primo governo Prodi. Sia perché allora, Rifondazione non occupò nemmeno una poltrona, sia perché quell'esperienza fu comunque a termine e conclusa da una rottura clamorosa e da una scissione dolorosa. Di questo abisso che sta alla base della disfatta della sinistra di classe portano la responsabilità tutti i dirigenti attuali delle varie formazioni: da Giordano e Bertinotti a Ferrero, da Diliberto a Fabio Mussi, da Grazia Francescato a Claudio Fava e così via. Discutere dello stato comatoso in cui versa la sinistra senza riferirsi correttamente alle cause che hanno prodotto il male - il governo, nel senso dell'adattamento supino alle compatibilità capitalistiche e alla necessità di "governare i processi" - significa perpetuare all'infinito la malattia. Cosa che gli attuali dirigenti della sinistra di (ex) governo sanno fare molto bene e che infatti stanno facendo con accortezza. Il punto che ci interessa è se, invece, di fronte a questa diaspora continua e a una crisi rovinosa, sia possibile tracciare qualche elemento corposo di inversione di rotta, qualche resistenza politica e culturale alla dissipazione che provi a far ripartire un cammino utile per gli interessi di classe, per le lotte sociali e per il lavoro difficile dei movimenti di trasformazione. Sinistra Critica è nata con questa ambizione, non per celebrare la propria conservazione, ma per riaprire un'ipotesi di alternativa. Per questo, di fronte al disastro e alle macerie, pensiamo sia il tempo di prendere in considerazione quello che proponiamo da vario tempo parlando della necessità di una "nuova sinistra anticapitalista". Per questo proponiamo un azzeramento delle realtà attuali e una disponiblità a rifondare una sinistra di classe, anticapitalista, comunista, femminista, ecologista che faccia tesoro degli errori passati e riprovi a costruirsi su coordinate programmatiche più corpose, su pratiche sociali efficaci, su metodi organizzativi democratici, pluralisti effettivamente partecipativi, a partire dal basso e che tengano conto delle differenze di genere. Una sinistra che sappia raccogliere la sfida all'intero sistema capitalista nel momento della sua crisi, che sappia rimettere all'ordine del giorno la necessità di costruire una società radicalmente alternativa, che traduca il crescente malcontento sociale e la critica verticale alla politica in una moderna idea di rivoluzione, che quindi sostanzi una corposa prospettiva strategica e non si limiti a "vivacchiare" in attesa di qualche salvifico passaggio elettorale. E che, quindi, sia un processo reale radicato nei luoghi del conflitto sociale e sui territori, agli antipodi di ogni idea di assemblaggio verticistico e sterile di quel che resta sul terreno, dopo la sconfitta e la frammentazione. Che si costruisca su basi politiche solide e non contraddittorie: serve oggi una sinistra di classe alternativa al Pd che non può restare ambigua di fronte a questo nodo alleandosi a seconda delle convenienze. Non può esistere una sinistra di classe coerente che si pensi in alternativa a Veltroni ma alleata di Soru come ha avuto modo di sostenere Paolo Ferrero: sono queste ambiguità ad aver provocato l'abisso. Per affrontare una simile fase "costituente" c'è bisogno, lo diciamo senza perifrasi, dell'azzeramento delle attuali organizzazioni politiche, di tutte quelle che si vogliono cimentare con un simile progetto e della ricostruzione di una nuova soggettività politica che guardi al futuro e alle nuove generazioni senza rigurgiti identitari e senza nostalgie retoriche. Non proponiamo di buttare via la storia del Novecento ma di rileggerlo in funzione degli interessi di classe e del protagonismo democratico e rivoluzionario delle classi subalterne senza santini consolatori. Una nuova sinistra di classe, dinamica, aperta è oggi assolutamente necessaria. Molte espressioni della sinistra alternativa che fu pensano oggi che un approdo efficace e utile sia quello di dare vita a una sinistra modernamente riformista, che morda la crisi del Pd e che se ne faccia alleato sia pure concorrente. E' un progetto legittimo e coerente, forse anche utile se serve a modificare le vicende del Pd stesso, ma non è il progetto che a noi interessa e che interessa a migliaia di militanti ancora oggi legati e legate a una prospettiva anticapitalista e un orizzonte di trasformazione radicale dell'esistente. Non è quello che definiremmo comunista, ecologista e femminista. Una sinistra di questo tipo, invece, è molto importante e avrebbe bisogno dell'apporto di quanti e quante dicono di volersi ancorare a una prospettiva simile a patto di rendersi conto che una fase si è chiusa e che c'è bisogno di una sinistra nuova, una nuova sinistra di classe. La riproposizione statica dell'esistente non farà che aggravare la crisi e alimentare nuove diaspore. Restare abbarbicati al Muro di Berlino non è meglio che governare con il Pd, la reiterazione in automatico di un progetto che la forza dei fatti dimostra esaurito non farà che produrre un imballamento del corpo militante e ripetere all'infinito che Rifondazione continua a dispetto dell'esaurimento del suo percorso non rappresenta una linea politica. Una sinistra di classe nuova e capace di raccogliere la sfida del futuro deve vedere necessariamente un protagonismo diretto di nuove generazioni militanti, libere dalle responsabilità dei fallimenti maturati finora. La crisi infinita che attanaglia la sinistra non potrà certo essere risolta da gruppi dirigenti che, con sfumature diversa ma d'accordo nella sostanza, hanno convintamente lavorato per portarla al disastro. Ci sono momenti in cui è giusto e necessario fare un passo a lato se questo aiuta a ricostruire la credibilità che oggi manca e a sostanziare con atti e comportamenti quello che spesso rimane nell'ambito delle parole. Sinistra Critica, ovviamente, continuerà la sua battaglia e la sua costruzione indipendente fino a quando segnali concreti, efficaci e veritieri non verranno dalle altre forze della sinistra di classe. Per noi il modo migliore di far avanzare questa proposta e questa prospettiva è la costruzione dell'unico soggetto che ci crede veramente. Ma siamo e saremo pronti al salto di qualità a condizione che guardi al futuro, che abbia quella dose di innovazione politica che gli studenti dell'Onda hanno reclamato con forza lo scorso autunno, che colga il nodo delle tante soggettività che possono concorrere alla lotta contro il capitalismo e che non faccia sconti di nessun tipo a quest'ultimo, essendo la radice anticapitalista l'unica da cui può fiorire una robusta sinistra di classe.   SINISTRA CRITICA Movimento per la sinistra anticapitalista www.sinistracritica.org   -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From fernando.sca a virgilio.it Mon Jan 26 18:53:53 2009 From: fernando.sca a virgilio.it (F. Scarlata) Date: Mon, 26 Jan 2009 18:53:53 +0100 Subject: [Bsf] iniziativa del Comitato Antimafia di Brescia Message-ID: <00ca01c97fdf$45660c00$9a90fea9@piv> Giovedì 29 gennaio alle ore 20,30 nella Sala Buozzi della Camera del Lavoro in Via Folonari 20 a Brescia si presenterà il libro sulla mafia in Lombardia "Polo nord. La nuova terra dei padrini del sud" di Fabio Abati e Igor Greganti, già autori del documentario "La Leonessa e la Piovra. Mafie a Brescia". Oltre agli autori del libro interverranno il Senatore Giuseppe Lumia della Commissione parlamentare antimafia e l'ex Procuratore Capo del Tribunale di Brescia Giancarlo Tarquini. Ciao Fernando -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From waltsar a aliceposta.it Mon Jan 26 19:09:55 2009 From: waltsar a aliceposta.it (valter) Date: Mon, 26 Jan 2009 19:09:55 +0100 Subject: [Bsf] richiesta urgente a sindaco villa carcina Message-ID: <001501c97fe1$4d983680$6201a8c0@waltercfpc0jpr> Al Signor Sindaco Alla Signora Assessore Servizi Sociali Ai Capigruppo Consigliari Comune di Villa Carcina Egregio Signor Sindaco, La situazionedi crisi economica generale, che in questa sede non voglio indagare, sembra ulteriormente aggravarsi ( vedi dichiarazioni BCE) Credo quindi sia necessario che l'Amministrazione comunale debba impegnarsi a trovare soluzioni che garantiscano una vera sicurezza sociale ai propri cittadini , messa in discussione dalla difficile condizione economica attuale. A tal proposito propongo che fin da subito, al fine di rendere meno gravosa la condizione economica dei lavoratori residenti nelnostro comune, si preveda , qualora si presentino stati di crisi aziendali, la sospensione o riduzione, di tasse, imposte, ed emolumenti vari, di competenza comunale, che i suddetti cittadini devono versare al comune(imposta irpef, bollette varie, rette asili, mensa scolastica, ecc...), istituendo nel contempo un fondo di solidarietà, atto a supportare altri impegni economici,da parte delle famiglie dei lavoratori in questione ( mutui, spesesanitari ecc...),esitrovino accordi con supermercati della zona , per la vendita , a prezzi calmierati, di prodotti di prima necessità. Oltre a ciò, a mio avviso, è necesario costituire da subito una commissione comunale specifica (Commissione Lavoro?) che abbia il compito di: 1) monitorare la situazione, 2) elaborare e proporre all'amministrazione comunale soluzioni emergenziali e ordinarie, 3) elaborare un "piano di risposta alla crisi ". Tale "Commissione", dovrebbe essere composta, oltre che dalle rappresentanze consiliari, anche dalle rappresentanze sociali esistenti sul territorio (sindacati, associazioni varie). Nel contempo l'Amministrazione comunale deve impegnarsi, nella costruzione di un coordinamento di Valle, che preveda il coinvolgimento di tutti i comuni del distretto industriale, creando una commissione di valle che abbia le stesse caratteristiche della"Commissione Lavoro" proposta, proponendo anche alle amministrazioni, i provvedimenti sopra descritti. Per tutte queste ragioni e proposte, sono quindi a chiederLe, di indire in tempi brevi una Conferenza straordinaria dei Capigruppo nella quale oltre a discutere di queste mie proposte si indica un Consiglio Comunale che , da una parte approvi un ordine del giorno contenente le proposte avanzate in questa mia richiesta da adottare da parte dell'Amministrazione comunale, e così facendo esprimere, da parte della collettività di Villa Carcina, la propria vicinanza ed effettiva solidarietà ai lavoratori ,ed ai cittadini del nostro comune. .In attesa di un Suo riscontro le porgo i miei saluti Valter Saresini Capogruppo " Gruppo Consigliare Comunista" Villa Carcina 21 Gennaio 2009 -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Mon Jan 26 19:14:11 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Mon, 26 Jan 2009 19:14:11 +0100 Subject: [Bsf] COMUNICATO SULLA MANIFESTAZIONE A BRESCIA DEL PARTITO DEI CARC "CONTRASTARE LA MOBILITAZIONE REAZIONARIA CONTRASTARE LA REPRESIONE" Message-ID: Ricevo ed inoltro. Paco Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza - per il Comunismo (CARC) Federazione Piemonte - Lombardia - Torino - Via Cruto, 18 - 10121 - Tel. 3357677695 e-mail: carcfpl a yahoo.it - sito: www.carc.it -------------------------------------------------------------------------------- Brescia, 24 Gennaio 2009 Comunicato contrastare la mobilitazione reazionaria contrastare la repressione Oggi un gruppo di militanti del nostro Partito ha partecipato a Brescia alla mobilitazione promossa dal movimento di emancipazione degli omosessuali, che a Brescia, sotto la direzione dell'ARCIgay, ha organizzato un presidio contro due sette religiose sotto l'egida del Vaticano, che hanno promosso un ciclo di incontri per curare con la preghiera la malattia dell'omosessualità: in sintonia col proprio oscurantismo. Questi integralisti, soloni del Vaticano, propagandano la superiorità della propria religione e della propria morale su altre, promuovono lo scontro di civiltà, ma sono promotori della mobilitazione reazionaria e dello scontro tra le masse popolari per nascondere le proprie responsabilità nel marciume di questo sistema putrescente che produce guerre, miseria ed emarginazione per le masse popolari e garantisce privilegi e ricchezze alla borghesia imperialista! Il Vaticano è al centro dei più grandi intrecci finanziari internazionali! La manifestazione ha avuto successo, tanto che questi nuovi crociati hanno dovuto rintanarsi in un luogo segreto: ci auguriamo nelle fogne, in compagnia dei fascisti, che li sostengono. La piazza NO VAT ha visto la partecipazione di circa 200 persone che hanno gridato la loro ribellione nei confronti di queste nuove crociate reazionarie, di cui il Vaticano si fa promotore e sostenitore dimostrando il proprio ruolo dirigente nell'oppressione ideologica e culturale delle masse popolari, per cercare di mantenerle legate alle catene del capitalismo. Ma la ribellione aumenta, acquista coraggio e si fa sempre più cosciente, dimostrando capacità di autorganizzazione scrollandosi di dosso la direzione perdente della sinistra borghese. Al termine della manifestazione due agenti della digos sono piombati con solerzia al banchetto in smobilitazione del nostro Partito per identificare i compagni, svolgendo una azione di controrivoluzione preventiva e confermando ancora una volta la persecuzione che la borghesia imperialista, loro mandante che dirige questo marcio sistema, promuove contro i comunisti. Contemporaneamente sono arrivati in piazza e piombati anch'essi al banchetto del Partito, tre agenti della polizia urbana di Brescia, sempre più militarizzata e sempre più selezionata e formata ideologicamente in senso repressivo nei confronti delle masse popolari. Forse invidiosi degli sbirri ancora sul posto, hanno cominciato anch'essi a chiedere i documenti ai compagni e una fantomatica autorizzazione per l'occupazione del suolo pubblico, giacchè nonostante la loro acuta vista non avevano notato la presenza di una manifestazione politica con tanto di striscioni e bandiere, di cui potevano chiedere conferma agli sbirri presenti in forze. La pronta risposta dei compagni, sostenuti da altri partecipanti al presidio, ha respinto la becera provocazione dei ghisa, che anch'essi confermano il proprio ruolo di persecutori dei comunisti e delle masse popolari, al servizio della borghesia locale. Rispondere alla repressione con l'attacco: denunciare pubblicamente il ruolo politico di queste azioni e di questi corpi dello stato borghese Contro la repressione promuovere la mobilitazione di massa Cacciare il Vaticano nella storia Fare dell'Italia un nuovo paese socialista -------------------------------------------------------------------------------- Partito dei CARC - aderente alla Lista Comunista -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/bmp Dimensione: 178902 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/bmp Dimensione: 206510 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: 09.01.24 comunicato fed su Brescia.doc Tipo: application/msword Dimensione: 113664 bytes Descrizione: non disponibile URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Mon Jan 26 22:00:39 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Mon, 26 Jan 2009 22:00:39 +0100 Subject: [Bsf] NEL PRC SCOPPIA LA GUERRA DEI LUCCHETTI !!! Message-ID: la Repubblica 26-01-2009 Nel Prc scoppia la guerra dei lucchetti Dopo l'addio di Vendola lite su sedi e cassa: in ballo 5Omilioni di euro UMBERTO ROSSO ROMA - E ora, la guerra delle serrature. L'assemblea dello scisma, con la nascita del Movimento per la Sinistra, si chiude a Chianciano chiedendo a Vendola di discutere con la base le ragioni dell'addio. Ma siccome nel frattempo i ribelli non stanno più fisicamente sotto il tetto del Prc dove si va? Ecco che si avanza la battaglia dei lucchetti. Quelli che nottetempo, tracchete, finiscono cambiati di colpo, e le chiavi della sezione se le prende il compagno segretario più veloce come fabbro. Solo il primo capitolo della lotta per la «roba», che sono poi i quattrini per continuare a fare politica. In ballo i locali di tremila fra circoli e federazioni regionali, parte dei quali di proprietà del partito (come Napoli, Bari, Orvieto, Massa). Il teso retto di una sessantina di milioni di rimborsi elettorali. E perfino il posto di lavoro di una quarantina (su un centinaio) di dipendenti passati al «nemico» interno e che adesso temono il licenziamento. Niente coop e società invece nel patrimonio rifondarolo. Siccome Nichi e compagni s'imbarcano nell'avventura a «zero euro», senza un soldo, con i cordoni della borsa saldamente e legalmente in mano al segretario Paolo Ferrero e al tesoriere Sergio Boccadutri (che si è staccato dai bertinottiani), è arrivato il momento di sperimentare in casa la lotta dura senza paura. La guerra delle serrature, silenziosamente, viene pianificata. Obiettivo numero uno, il circolo rifondarolo più grande d'Italia: la Garbatella, a Roma. La prima sezione a cadere «manu militari» dal Pci al Prc, dopo la svolta della Bolognina. Adesso i vendoliani, che nel quartiere hanno stravinto il congresso, sono pronti alle barricate: questa è casa nostra, e non ce ne andremo. Il principio-Garbatella, del resto, è il criterio che il neonato Mps pensa di applicare nell'offensiva: dove abbiamo dominato i congressi con settanta a trenta per cento, ci prendiamo i circoli. Tutta la Puglia vendoliana, la roccaforte del governatore. In Toscana, nel Lazio, in Piemonte, a Napoli, laddove la «mozione due» aveva vinto lo scontro dei delegati. Ma nei posti dove le due cordate stanno fifty-fifty? Ecco, qui può prendere forma un grande classico dell'infinita diaspora a sinistra: i separati in casa. In questo spirito more uxorio di necessità, nei disegni degli exrifondaroli si è affacciata l'audace idea di un blitz proprio al quartier generale di via del Policlinico, oggi così frazionato: al primo piano la redazione di "Liberazione"; al secondo gli uffici di Giordano, Migliore e gli altri capi ribelli; al terzo la segreteria di Ferrero. «Restiamo dove siamo, prendiamoci il secondo piano del palazzo, siamo o no? siamo il 43 per cento del partito? ». Idea però presto sfumata. Il tempo di consultare il contratto: giusto il secondo piano è l'unico in affitto, gli altri due sono invece beni del Prc. Per la sede nazionale allora stanno ripiegando su un appartamento dalle parti del centro storico di Roma. Possibilità di una transazione? Quasi nulle. Ciccia Ferrara, per tanti anni capo dell'organizzazione, non si fa illusioni. «Il compagno segretario stalinista non si mette al tavolo per dividere l'eredità». Ferrero è durissimo."Se ne vanno via e vogliono pure quattrini? Altro che 43 per cento, si sono persi per strada metà dei bertinottiani che ha rifiutato di seguirli". Ma pure se la cassa è blindata, i ribelli rivendicano quota-parte di un tesoretto: i soldi del finanziamento pubblico. Una cinquantina di milioni per la legislatura 2006-2010, altri otto per il 2008-2012, più i rimborsi elettorali per europee e amministrative. Una bella fetta della torta comunque è già inghiottita dai debiti. Una sfida impossibile, visto che I rimborsi finiscono per legge sotto il controllo della casa madre Rifondazione? Gli scissionisti sono certi di avere un asso nella manica. CONTESE FRA COMPAGNI I vendoliani chiedono di avere i locali nei posti dove erano maggioranza. LA GARBATELLA La sezione della Garbatella, a Roma, è una delle roccaforti dei vendoliani. Che non sono intenzionati a concedere una delle sedi storiche del vecchio Pci a Ferrero e al nuovo gruppo dirigente di Rifondazione. LE REGIONI I vendoliani pensano di essere in maggioranza nella Puglia, in Toscana, nel Lazio, a Napoli. Luoghi dove la mozione due ha vinto la conta dei delegati all'ultimo congresso. IL FINANZIAMENTO I vendoliani mirano pure a strappare a Ferrero una parte del finanziamento pubblico: circa 60 milioni di euro. Ma questi soldi sono nelle mani di Rifondazione che non sembra intenzionata a trattare -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: Nel Prc scoppia la guerra dei lucchetti.pdf Tipo: application/pdf Dimensione: 72754 bytes Descrizione: non disponibile URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Mon Jan 26 22:16:56 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Mon, 26 Jan 2009 22:16:56 +0100 Subject: Fw:OCCUPAZIONE DEL KING’S COLLEGE IN SOLIDARIETÀ CON GAZA! Message-ID: Ricevo ed inoltro.Paco ----- Original Message ----- From: collettivo autorganizzato coll.autorg.universitario a gmail.com To: Sent: Sunday, January 25, 2009 9:28 PM Subject: OCCUPAZIONE DEL KING?S COLLEGE IN SOLIDARIETÀ CON GAZA! OCCUPAZIONE DEL KING'S COLLEGE IN SOLIDARIETÀ CON GAZA Traduciamo e diffondiamo un comunicato degli studenti del King's college di Londra che hanno occupato l'università in solidarietà con Gaza. In questi giorni in tutta la Gran Bretagna, gli studenti stanno dando vita a numerose occupazioni e altre forme di protesta, dentro e fuori le università, per denunciare l'aggressione israeliana a Gaza. In particolare gli studenti denunciano i rapporti economici e commerciali che molte università, attraverso convenzioni e investimenti, hanno con la Stato di Israele o con aziende che forniscono a quest'ultimo tecnologia militare. Traduzione a cura del COLLETTIVO AUTORGANIZZATO UNIVERSITARIO ? NAPOLI coll.autorg.universitario a gmail.com http://cau.noblogs.org/ -------------------- Cari compagni, Attualmente sono occupate circa dieci università inglesi, inclusa l'università di Oxford, con l'occupazione della famosa libreria Bodleian e il King's College di Londra (cosa senza precedenti!). Ma la cosa più importante e che altre università si stanno unendo alla protesta. Grazie di far circolare la notizia e di esprimere la vostra solidarietà ai blog indicati dopo. Gli studenti del King's College hanno occupato per richiedere una presa di posizione da parte della istituzioni. La decisione nasce dalla volontà del King' College di concedere un dottorato ad honorem a Simon Peres, per il riconoscimento della sua "soluzione pacifica del conflitto in Medio Oriente", nel novembre del 2008. Noi crediamo che sia altamente irresponsabile da parte di un college concedere questo titolo a personalità dalle reputazioni così controverse senza prima consultare gli studenti, che costituiscono la parte principale dell' università. Il conseguente silenzio del rettore sul devastante attacco alla Striscia di Gaza è stato allo stesso modo osceno. Le raccapriccianti azioni di Israele hanno ucciso più di 1300 Palestinesi e causato migliaia di feriti. Decine di migliaia di civili sono profughi, rimasti senza casa. Il capo dell'agenzia dell'ONU per i rifugiati palestinesi a Gaza, John Ging, si è unito all'appello internazionale per far luce sui crimini di guerra del recente attacco. Israele è accusato di usare armi vietate come le bombe al fosforo, di attaccare presidi medici, inclusa l'uccisione di dodici persone fra il personale in servizio su ambulanze, l'uccisione di un gran numero di poliziotti che non avevano nessun ruolo militare e molte altre atrocità. Peres ha supportato vergognosamente tutto questo. Quindi facciamo le seguenti richieste: Il King's College di Londra deve rilasciare una dichiarazione ufficiale di condanna alle azioni di Israele nella Striscia di Gaza, sottolineando particolarmente gli effetti sulle istituzioni educative, come nel caso del bombardamento dell'Università islamica di Gaza, e l'attenzione verso l'accusa di crimini di guerra. Il King's College deve spingere le altre università del Russel Group a rilasciare una dichiarazione simile, in modo da informare la stampa nazionale ed i governi britannico e israeliano. Il Dottorato ad honorem a Simon Peres deve essere immediatamente ritirato. Come presidente dello stato israeliano, e avendo espresso pubblicamente il suo appoggio ai crimini di guerra commessi nella Striscia di Gaza, riteniamo che la maggior parte della comunità del King's College sia d'accordo alla revoca del Dottorato da parte dell'università, un gesto per dimostrare che il King's College è preoccupato per le azioni di Israele a Gaza. Il King's College deve istituire cinque borse di studio per studenti palestinesi, per dare agli studenti la possibilità di un istruzione che l'attacco a Gaza e il precedente embargo aveva negato. Il King's College deve promuovere una raccolta fondi per la crisi a Gaza. Questi fondi saranno utilizzati per aiuti umanitari ai palestinesi. Il King's College deve stabilire relazioni con le università e gli altri istituti scolastici colpiti dalla crisi di Gaza, in solidarietà con la loro condizione. Il King's College deve presentare una lista trasparente degli investimenti nel commercio di armi, specialmente quelli nel GKN (azienda che si occupa della tecnologia e ingegneria di veicoli e aeromobili). Il King's College deve immediatamente ritirare gli investimenti in questo settore. Tutti i vecchi libri, computer e il materiale amministrative e didattico devono essere donate, il prima possibile o alla fine del trimestre, alle università e alle scuole della Striscia di Gaza che sono state colpite dall'attacco di Israele. Non ci dovranno essere ripercussioni per gli studenti coinvolti in questa protesta. Le università dovrebbero essere luoghi in cui la libertà di espressione è incoraggiata, e il movimento studentesco in Gran Bretagna e in tutto il mondo ha un fiero passato di mobilitazioni organizzate, contro l'apartheid in Sud Africa, come contro le guerre in Iraq e Afghanistan. ----------------------- Traduzione a cura del COLLETTIVO AUTORGANIZZATO UNIVERSITARIO ? NAPOLI coll.autorg.universitario a gmail.com http://cau.noblogs.org/ -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From aggregatione a yahoo.com.ar Mon Jan 26 22:17:01 2009 From: aggregatione a yahoo.com.ar (Paco) Date: Mon, 26 Jan 2009 22:17:01 +0100 Subject: [Bsf] Fw: SUL MOVIMENTO STUDENTESCO FRANCESE Message-ID: Ricevo ed inoltro. Paco ----- Original Message ----- From: collettivo autorganizzato - coll.autorg.universitario a gmail.com To: Sent: Sunday, January 25, 2009 5:38 PM Subject: movimento studentesco francese SUL MOVIMENTO STUDENTESCO FRANCESE Traduciamo e diffondiamo due documenti che vengono dalla Francia, dove un forte movimento di studenti, dottorandi, ricercatori e personale tecnico-amministrativo non smette di opporsi alla legge LRU, anche detta "Legge sulle Autonomie". Una riforma approvata nell'autunno del 2007 dal Ministro dell'Istruzione del governo di destra, Valerie Pécresse, nonostante due mesi di forte mobilitazione, che videro picchetti, scioperi, assemblee partecipatissime, e l'occupazione di decine di atenei in tutta la Francia (fra cui la Sorbona, dove la polizia intervenne in massa dopo solo tre ore, e Nanterre, dove le forze dell'ordine manganellarono centinaia di studenti). Purtroppo il movimento fallì perché non seppe legarsi alle lotte dei lavoratori colpiti negli stessi mesi dai provvedimenti di Sarkozy sull'innalzamento dell'età pensionabile e sullo smantellamento del contratto collettivo nazionale... La LRU, dettata anche lei dal processo di Bologna, ha molto a che vedere con la cosidetta "Riforma Gelmini": anch'essa prevede una riduzione dei finanziamenti e delle assunzioni, e la possibilità di trasformare lo statuto delle Università. Seppure i tagli siano di minore entità rispetto ai nostri, nell'arco di 5 anni tutte le università francesi potrebbero domandare l'autonomia, ovvero la gestione delle loro risorse umane e finanziarie, e diventare le proprietarie dei beni immobiliari. Si tratta di un processo di privatizzazione senza precedenti, a cui fanno seguito un'altra serie di disposizioni: chiamata diretta di ricercatori e professori da parte dei Presidenti delle Università, che acquisiscono poteri enormi, riduzione delle rappresentanze studentesche in seno agli organi accademici, ingresso dei privati nei Consigli di Amministrazione, possibilità per ogni ateneo di elaborare piani didattici in base ai finanziamenti ricevuti, abolizione del valore nazionale del titolo di laurea etc. Anche lì le conseguenze sono evidenti: asservimento degli studi ai piani delle imprese, tempi e spazi maggiormente costretti, maggiore controllo della ricerca... un vero e proprio tentativo di rendere l'Università funzionale alle esigenze del capitale. Nonostante la legge sia stata approvata, i compagni francesi non demordono, e si oppongono all'applicazione dei provvedimenti, continuando a rivendicarne l'abrogazione, e a far partire mobilitazioni che mettano in questione tutto l'assetto della nostra società... già all'inizio dell'anno ci sono state significative mobilitazioni. Ora ricominciano le assemblee generali, gli scioperi, le occupazioni... e si prepara una grande giornata di mobilitazione per il 29 gennaio! Il primo documento è un articolo del 21 gennaio de L'Humanité, giornale del PCF, sullo stato generale della mobilitazione. Il secondo documento è il combattivo comunicato del Comitato degli studenti di Grenoble che ha occupato la loro università (venendo poi sgomberati dalla polizia). - solidarietà militante ai compagni francesi! - la sola lotta che si perde è quella che non si combatte! COLLETTIVO AUTORGANIZZATO UNIVERSITARIO - NAPOLI coll.autorg.universitario a gmail.com http://cau.noblogs.org/ UNIVERSITÀ AD ALTA TENSIONE 72 degli 85 consigli di amministrazione delle università hanno votato delle mozioni che rilevano la loro sfiducia verso le riforme del governo. Oggi, la contestazione si radicalizza, gli scioperi amministrativi si moltiplicano. Una "coordinazione nazionale" si riunisce oggi a Parigi per organizzare la giornata di sciopero del 29 gennaio e stabilire una data per il secondo semestre. Mentre il movimento della scuola superiore stenta a rilanciarsi, quello dei docenti - ricercatori è in piena ascesa. Gli effetti della legge LRU (Libertà e Responsabilità delle Università), votata nell'agosto 2007, continuano a farsi sentire. Modifica dello statuto dei docenti - ricercatori, "masterizzazione" dei concorsi , mancata sostituzione dei posti lasciati dai pensionati, smantellamento degli organismi di ricerca (CNRS, INSERM).Per i docenti, il vaso è colmo. Da tre settimane, nelle università si susseguono petizioni, mozioni, assemblee generali, scioperi e manifestazioni, rigettando così la filosofia della legge nel suo insieme. Oggi si tiene in un locale annesso all'Université Paris-I Panthéon Sorbonne [1], la prima riunione della coordinazione nazionale delle università, alla quale parteciperanno una ventina di istituti. All'ordine del giorno, le modalità di come continuare la mobilitazione. Panoramica sulle ragioni della collera. Statuto dei docenti - ricercatori: il decreto di troppo Il 1° dicembre 2008 Valérie Pécresse invia una lettera ai rettori delle università. Questa fa parte del progetto di decreto che modifica lo statuto dei docenti - ricercatori. Un capovolgimento fondamentale nella carriera degli universitari. La divisione del tempo di servizio tra insegnamento, ricerca e impegni amministrativi sarà ormai modulata dall'università. Il 5 gennaio 2009, nella lettera inviata al presidente Sarkozy, la conferenza dei rettori delle università (CPU) mostra questa viva inquietudine : "Ciò che crea il malessere è il concetto stesso della modulazione dei servizi, (.) che ritorna infatti ad appesantire il tempo di insegnamento di quelli che il consiglio nazionale delle università avrà giudicato meno produttivi nella ricerca. (.) Ciò ritorna a considerare l'insegnamento universitario come un'attività per difetto, mentre che l'insegnamento è al contrario l'attività più nobile, quella che corona le produzioni della ricerca, quella che fa la scommessa dell'avvenire attraverso le competenze dei giovani laureati". Il decreto dunque è stato vissuto come un affronto del governo verso la professione. "Gli universitari sono sospettati di non compiere correttamente il loro doppio compito di insegnamento e di ricerca. Far dipendere il servizio di insegnamento da criteri di valutazione della ricerca è rischiare di assimilare la nobile attività che è l'insegnamento ad una sanzione", analizzano alcuni insegnanti firmatari del testo, "Niente normalizzazione dal basso". Chi deciderà del livello della ricerca di ogni docente? Sulla base di quali criteri? Valérie Pécresse ha assicurato che il consiglio nazionale delle università (CNU), istanza nazionale consultiva e decisionale, continuerebbe a incaricarsi della qualificazione, dell'assunzione e della carriera degli insegnanti - ricercatori. Ciò che lei non dice, è che la valutazione del CNU servirà unicamente come base ad una decisione finale pronunciata dal rettore dell'università. L'istanza universitaria locale allora vedrebbe i suoi poteri decuplicati. "Le lotte di potere si moltiplicheranno. Ognuno cercherà di tirarsi di impiccio e il rettore dell'università servendosi di ciò potrà imporre i propri punti di vista", spiega Bertrand Binoche, professore di filosofia di Parigi I. E aggiunge "Come i giudici, come per la televisione i ricercatori sono sul punto di perdere la loro indipendenza intellettuale". I docenti denunciano ugualmente la volontà di far pesare su di loro sempre più incarichi amministrativi : tutorato, seguito dagli stages, ricerca di finanziamenti, funzioni di intendenza e di segretariato. Formazione dei docenti: master obbligatorio ma senza stage pagato Studenti e docenti si oppongono ad una "masterizzazione" dei concorsi di assunzione dei docenti di primo e di secondo grado. La prima misura governativa riguarda la valorizzazione della formazione in IUFM grazie ad una laurea (il master). Questa qualifica dovrebbe comportare un migliore compenso. Quello che non è precisato : il progetto prevede la soppressione dell'anno di stage pagato. La rivalutazione annunciata non riguarda che gli inizi della carriera. Il calendario di assunzione riduce il master ad un semestre di corso e ad un altro di stage. Infine, il livello di esigenza dei futuri concorsi sarà quello del terzo anno di diploma universitario. Presenti alla manifestazione dei docenti del 20 gennaio, Audrey e Floriane, studentesse laureande di storia e geografia a Parigi 7, sono destinate all'insegnamento nella scuola secondaria. Esse logicamente si sentono riguardate dal movimento : "Io non vedo come in un anno, si arriverebbe a fare la tesi e a preparare il concorso. E poi vedersi buttate in una classe senza nessuna esperienza". Da parte sua, Thomas ingloba questo movimento in un contesto più vasto : "Le università sono un servizio pubblico di qualità. È l'insieme del sistema pubblico francese che non smette di subire attacchi. Si sbloccano miliardi di euro per le banche. E per l'educazione, per la salute? Niente". Accordo Francia - Vaticano: la laicità minacciata Passato un po' inosservato tra la valanga dei progetti di riforma, l'accordo tra la Francia e il Vaticano comporta un riconoscimento nazionale e statale delle lauree rilasciate dagli istituti cattolici controllati dal Vaticano paragonandoli a quelli delle università pubbliche. Dopo l'appello lanciato dall'università di Strasburgo (vedi l'Humanité del 13 gennaio), che richiedeva una riforma concertata dell'università, quest'accordo è presentato come "la goccia d'acqua": "Ecco infine che i valori repubblicani e laici sono rimessi in discussione dal riconoscimento internazionale, su iniziativa del nostro ministero degli Affari esteri, dalle lauree rilasciate dagli istituti cattolici". Per i rettori delle università, questa convenzione costituisce "un precedente inaccettabile": "Che necessità c'è di aggiungere questa clausola provocatoria, (.) la quale può solamente sollevare le proteste dell'insieme della comunità universitaria?". L'accavallarsi delle riforme, i testi poco definiti e l'inflessibilità del ministro dell'Insegnamento superiore sono la somma di ingredienti necessari per far continuare a ribollire il movimento intrapreso da docenti, studenti e personale dell'università. Il punto massimo di ebollizione, oggi è alla Sorbona. Ixchel Delaporte L'Appello dei comitati: ''Dal momento che i nostri rispettivi mestieri, che si tratti della salute, della cura, del lavoro sociale, dell'educazione, della ricerca, della giustizia, dell'informazione e della cultura, subiscono un attacco senza precedenti da perte del governo - dal momento che appelli di reazione e di proteste sono lanciati a decine nel paese - è giunto il tempo, ci sembra di coordinare questi movimenti differenti e di trarne tutto il senso politico...''. VIVA LA LOTTA ! VIVA LO SCIOPERO ! NOI NON PAGHEREMO LA VOSTRA CRISI ! Nel pomeriggio del 19 gennaio 2009, alcuni studenti e precari hanno preso possesso di una parte dei locali dell'Università Stendhal (Grenoble 3). Quest'occupazione, chiamata e organizzata dal Comitato di mobilitazione degli studenti e precari delle università di Grenoble, costituisce la prima tappa nella costruzione di un movimento di sciopero sul Campus. Con quest'azione noi vogliamo denunciare e contrapporci ad una politica antisociale e basata sulla sicurezza, messa in opera dal governo Fillon e dal capo dello stato. Questa politica ha ogni giorno degli effetti devastanti sulla società francese: distruzione totale del sistema educativo francese dalla scuola Materna all'Università, distrugge la Sanità, smantella il Servizio Pubblico e la politica razzista a base di retate sugli stranieri. La repressione violenta dei movimenti sociali è la condizione preliminare della costituzione di questa società liberale. Noi non siamo sorpresi dal forte livello di repressione delle lotte del 2008 (universitari, studenti...), la fine della franchigia universitaria e dall'esercizio delle leggi antiterrorismo che sono ai nostri occhi delle leggi scellerate. Queste misure servono a garantire l'ordine basato sulla sicurezza, unico quadro agli occhi dei potenti nel quale far sbocciare la dominazione del Mercato. Su questo registro, Michèle Alliot Marie non ha niente da invidiare a Raymond Marcellin ou Michel Ponitowski. Ancora una volta, la stessa paranoia securitaria è all'opera. Noi non ci piegheremo di fronte alla repressione che ci attende. Non farà altro che rinforzare la nostra determinazione e non potrà in alcun caso mettere in discussione la nostra battaglia.A questa società autoritaria e fascista che ci propongono, noi rispondiamo con la riappropriazione dei nostri luoghi di studio.Questa è la base sulla quale noi pensiamo di espandere la nostra lotta. Noi ci batteremo affinché l'educazione cambi radicalmente natura. Che sia realmente emancipatrice, che sia integralmente gratuita e egalitaria, la riproduzione sociale attraverso gli studi è durata giàtroppo. Che l'educazione sia al servizio degli individui e della Società, non più al Servizio delle imprese e dei mercati. Per realizzare questi obiettivi, l'occupazione della nostra università è necessaria. Ha per ambizione di divenire un luogo di cambiamento e di incontro (con le Assemblee generali, dibattiti, conferenze, proiezioni...), di vita (cucina, dormitori..) e ugualmente di lotta. Infine, chiediamo all'insieme dei lavoratori, dei disoccupati, degli immigrati irregolari, degli studenti e liceali di organizzarsi in vista di una lotta compatta e di riprodurre il nostro esempio ovunque esso sia realizzabile.Per preparare la giornata di mobilitazione del 29 gennaio 2009 e per costruire lo sciopero Generale che farà piegare questo governo. E, così, costruire su una base egualitaria, sociale e solidale, la Società di domani. Viva la lotta ! Viva lo Sciopero! Non pagheremo la vostra crisi! Il Comitato degli Studenti e dei Precari in lotta delle Università di Grenoble ---------------------------------------------- COLLETTIVO AUTORGANIZZATO UNIVERSITARIO - NAPOLI coll.autorg.universitario a gmail.com http://cau.noblogs.org/ -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From beppe.almansi a libero.it Mon Jan 26 22:43:26 2009 From: beppe.almansi a libero.it (beppe.almansi) Date: Mon, 26 Jan 2009 22:43:26 +0100 Subject: [Bsf] [Movimenti] NEL PRC SCOPPIA LA GUERRA DEI LUCCHETTI !!! References: Message-ID: <3E48237DBE5A4CD0BD43AF1D90667BC8@beppealmansi> cazzo....questa si che è controinformazione! Novella 2000 no? ----- Original Message ----- From: Paco To: movimenti ; bsf a bresciasocialforum.org Sent: Monday, January 26, 2009 10:00 PM Subject: [Movimenti] NEL PRC SCOPPIA LA GUERRA DEI LUCCHETTI !!! la Repubblica 26-01-2009 Nel Prc scoppia la guerra dei lucchetti Dopo l'addio di Vendola lite su sedi e cassa: in ballo 5Omilioni di euro UMBERTO ROSSO ROMA - E ora, la guerra delle serrature. L'assemblea dello scisma, con la nascita del Movimento per la Sinistra, si chiude a Chianciano chiedendo a Vendola di discutere con la base le ragioni dell'addio. Ma siccome nel frattempo i ribelli non stanno più fisicamente sotto il tetto del Prc dove si va? Ecco che si avanza la battaglia dei lucchetti. Quelli che nottetempo, tracchete, finiscono cambiati di colpo, e le chiavi della sezione se le prende il compagno segretario più veloce come fabbro. Solo il primo capitolo della lotta per la «roba», che sono poi i quattrini per continuare a fare politica. In ballo i locali di tremila fra circoli e federazioni regionali, parte dei quali di proprietà del partito (come Napoli, Bari, Orvieto, Massa). Il teso retto di una sessantina di milioni di rimborsi elettorali. E perfino il posto di lavoro di una quarantina (su un centinaio) di dipendenti passati al «nemico» interno e che adesso temono il licenziamento. Niente coop e società invece nel patrimonio rifondarolo. Siccome Nichi e compagni s'imbarcano nell'avventura a «zero euro», senza un soldo, con i cordoni della borsa saldamente e legalmente in mano al segretario Paolo Ferrero e al tesoriere Sergio Boccadutri (che si è staccato dai bertinottiani), è arrivato il momento di sperimentare in casa la lotta dura senza paura. La guerra delle serrature, silenziosamente, viene pianificata. Obiettivo numero uno, il circolo rifondarolo più grande d'Italia: la Garbatella, a Roma. La prima sezione a cadere «manu militari» dal Pci al Prc, dopo la svolta della Bolognina. Adesso i vendoliani, che nel quartiere hanno stravinto il congresso, sono pronti alle barricate: questa è casa nostra, e non ce ne andremo. Il principio-Garbatella, del resto, è il criterio che il neonato Mps pensa di applicare nell'offensiva: dove abbiamo dominato i congressi con settanta a trenta per cento, ci prendiamo i circoli. Tutta la Puglia vendoliana, la roccaforte del governatore. In Toscana, nel Lazio, in Piemonte, a Napoli, laddove la «mozione due» aveva vinto lo scontro dei delegati. Ma nei posti dove le due cordate stanno fifty-fifty? Ecco, qui può prendere forma un grande classico dell'infinita diaspora a sinistra: i separati in casa. In questo spirito more uxorio di necessità, nei disegni degli exrifondaroli si è affacciata l'audace idea di un blitz proprio al quartier generale di via del Policlinico, oggi così frazionato: al primo piano la redazione di "Liberazione"; al secondo gli uffici di Giordano, Migliore e gli altri capi ribelli; al terzo la segreteria di Ferrero. «Restiamo dove siamo, prendiamoci il secondo piano del palazzo, siamo o no? siamo il 43 per cento del partito? ». Idea però presto sfumata. Il tempo di consultare il contratto: giusto il secondo piano è l'unico in affitto, gli altri due sono invece beni del Prc. Per la sede nazionale allora stanno ripiegando su un appartamento dalle parti del centro storico di Roma. Possibilità di una transazione? Quasi nulle. Ciccia Ferrara, per tanti anni capo dell'organizzazione, non si fa illusioni. «Il compagno segretario stalinista non si mette al tavolo per dividere l'eredità». Ferrero è durissimo."Se ne vanno via e vogliono pure quattrini? Altro che 43 per cento, si sono persi per strada metà dei bertinottiani che ha rifiutato di seguirli". Ma pure se la cassa è blindata, i ribelli rivendicano quota-parte di un tesoretto: i soldi del finanziamento pubblico. Una cinquantina di milioni per la legislatura 2006-2010, altri otto per il 2008-2012, più i rimborsi elettorali per europee e amministrative. Una bella fetta della torta comunque è già inghiottita dai debiti. Una sfida impossibile, visto che I rimborsi finiscono per legge sotto il controllo della casa madre Rifondazione? Gli scissionisti sono certi di avere un asso nella manica. CONTESE FRA COMPAGNI I vendoliani chiedono di avere i locali nei posti dove erano maggioranza. LA GARBATELLA La sezione della Garbatella, a Roma, è una delle roccaforti dei vendoliani. Che non sono intenzionati a concedere una delle sedi storiche del vecchio Pci a Ferrero e al nuovo gruppo dirigente di Rifondazione. LE REGIONI I vendoliani pensano di essere in maggioranza nella Puglia, in Toscana, nel Lazio, a Napoli. Luoghi dove la mozione due ha vinto la conta dei delegati all'ultimo congresso. IL FINANZIAMENTO I vendoliani mirano pure a strappare a Ferrero una parte del finanziamento pubblico: circa 60 milioni di euro. Ma questi soldi sono nelle mani di Rifondazione che non sembra intenzionata a trattare ------------------------------------------------------------------------------ _______________________________________________ Movimenti mailing list Movimenti a gnumerica.org https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/movimenti -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From felmarg a tin.it Mon Jan 26 23:29:03 2009 From: felmarg a tin.it (felice mometti) Date: Mon, 26 Jan 2009 23:29:03 +0100 Subject: [Bsf] Presidio contro il pacchetto "sicurezza" Message-ID: <00b301c98005$7eae3e30$1701a8c0@txp60b75716276> NO ALLE LEGGI RAZZISTE NO ALLE TASSE SUI PERMESSI DI SOGGIORNO BASTA SFRUTTARE I MIGRANTI Sabato 31 gennaio alle ore 11.00 Presidio in piazza Broletto- davanti alla Prefettura - a Brescia Non basta che i migranti siano sfruttati, ricattati nelle fabbriche, sui cantieri, nelle cooperative e siano costretti a subire più degli altri la crisi economica con la perdita del lavoro ora vogliono che il razzismo diventi legge. Nel Parlamento italiano si sta per approvare una legge ( Pacchetto sicurezza) che prevede: - il reato di clandestinità, non avere il permesso di soggiorno si commette un reato e si subisce una condanna - una tassa fino a 400 euro per rinnovare il permesso di soggiorno - i medici e gli ospedali non sono obbligati a curare chi non ha il permesso di soggiorno Questo accade in un situazione di crisi economica in cui se si perde il lavoro non si ha diritto a un permesso di soggiorno. Dobbiamo dire NO a queste leggi e chiedere - la cancellazione delle legge Bossi -Fini - una sanatoria per tutti gli immigrati - i servizi sociali, scuole, ospedali devono essere accessibili a tutti senza discriminazioni, no al bonus bebè per soli italiani Associazioni migranti e reti antirazziste di Brescia e Provincia -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From dario.filippini a cgil.brescia.it Tue Jan 27 09:00:08 2009 From: dario.filippini a cgil.brescia.it (Filippini Dario) Date: Tue, 27 Jan 2009 09:00:08 +0100 Subject: [Bsf] COMUNICATO SULLA MANIFESTAZIONE A BRESCIA DEL PARTITO DEI CARC "CONTRASTARE LA MOBILITAZIONE REAZIONARIA CONTRASTARE LA REPRESIONE" In-Reply-To: References: Message-ID: <497EBF08.8090201@cgil.brescia.it> ciao come va'? ci stiamo mobilitando per essere a roma il 13 febbraio prossimi. per cortesia nnon mandare più mail d