[Bsf] La normalizzazione di Liberazione, vista da Facebook

Paolo Mori paolomori a bresciaonline.it
Dom 11 Gen 2009 18:32:30 CET


Per evitare che resti una discussione interna a PRC, esterno qualche  
mio pensiero/dubbio.
Un giornale non di partito la sinistra ce l'ha da tempo, ed è il  
Manifesto.
Liberazione è nato per essere, ed è stato, il giornale di PRC.
Non entro nel merito del finanziamento pubblico e di altre questioni  
del genere, che penso abbiano il loro peso e ritengo non vadano  
ignorate, ma non sono fondamentali in questa fase dei miei pensieri.
Se PRC ritiene che la prospettiva giusta per la sinistra in Italia sia  
sciogliere i partiti oggi sulla sua scena (i partiti comunisti, i  
verdi, sinistra democratica ...) è giusto -mi sembra- che il suo  
giornale promuova questa linea e lavori perché questa linea cresca  
nella sinistra e nel Paese.
Se invece PRC ritiene che sia il momento di consolidare la sinistra  
attraverso il rafforzamento della componente/coscienza/organizzazione  
comunista, in modo da costruire un interlocutore forte e organizzato  
(non ripeto il resto) che sappia ricostruire un eventuale  
centrosinistra su rapporti di forza diversi dal passato con la parte  
"moderata" di questo, è altrettanto giusto -mi sembra- che chiami il  
proprio giornale a lavorare per tale prospettiva.
Una volta si chiamava "centralismo democratico": dopo una vera  
discussione congressuale, le tesi maggioritarie diventavano la linea  
dei partiti di sinistra; linea da verificare nel fuoco della lotta  
politica e del "lavoro di massa", ma senza  boicottaggio dall'interno,  
tanto meno dall'organo di partito.
Al di là delle simpatie personali o delle adesioni (io sono un fan di  
Giulietto Chiesa, ma non m'è piaciuta la sua scelta di farsi eleggere  
in Europa con Di Pietro), certo espressione di chi vuole Liberazione  
come giornale della "propria" linea politica, credo che un giornale di  
partito debba essere espressione e strumento dell'azione e della  
proposta politica di quello?
Credete davvero che sbagli?
PaoloMori




Il giorno 11/gen/09, alle ore 13:22, beppe almansi ha scritto:

> La normalizzazione di Liberazione, vista da Facebook
> di Beppe Almansi*(da Liberazione del 11/1/2009)
>
> Seguo attentamente e con sempre più sconcerto la vicenda che ruota  
> attorno al destino di Liberazione e del suo direttore Piero  
> Sansonetti.
> Una vicenda che ai miei occhi, assume connotati sempre più  
> preoccupanti.
>
> Una vicenda che nel suo dispiegarsi pare essere la riproposizione di  
> quanto visto e vissuto a Chianciano; quei cori da stadio che nulla  
> hanno a che fare con la discussione politica; l’intonazione di una  
> canzone, patrimonio di tutti gli antifascisti, quale è “Bella ciao”  
> usata come un randello quasi fosse un manganello (strumento fascista  
> per eccellenza) contro quello che viene identificato in quel momento  
> come “il nemico”, contro chi ha pensieri e parole differenti dalle  
> tue; la promessa non solo ventilata ma più volte espressa di una  
> imminente “normalizzazione”.
>
> Liberazione, con tutti i suoi supplementi a partire da queer, è  
> stata per me strumento in tutti questi anni di confronto politico e  
> personale, l’opportunità e la possibilità di essere partecipe di un  
> dibattito politico e culturale in grado di guardare oltre il limite  
> del quotidiano, condividendo o meno le analisi di volta in volta  
> proposte ma sempre comunque dense del senso di una ricerca, della  
> ricerca di una via, di una strada in grado di fare uscire il  
> pensiero della sinistra, di tutta la sinistra, dalle secche  
> omologanti in cui è venuta a trovarsi in questi ultimi anni.
>
> Per questo un giorno decido di condividere queste mie preoccupazioni  
> aprendo un gruppo su facebook. Un gruppo “Impediamo la vendita  
> (chiusura) di Liberazione e la cacciata di Sansonetti”che nasce  
> anche come risposta ad altri gruppi presenti in rete che chiedono la  
> cacciata dell’anticomunista Sansonetti e dei servi del PD Bertinotti  
> e Vendola.
>
> Una scelta quella decisione nata anche dal bisogno di “fare”  
> qualcosa, non fosse altro un po di informazione, contro quello che  
> si prospetta l’ennesimo restringimento degli spazi di libertà,  
> libertà di parola, libertà di pensiero, libertà di confronto.
>
> La cosa che colpisce da subito è il numero impressionante di  
> adesioni ricevute in meno di 24 ore, quasi 400 persone, gente in  
> carne ed ossa, lavoratori, intellettuali, attivisti del mondo LGBQT,  
> compagni di partito, tanti i giovani ma anche nomi e situazioni che  
> richiamano ad una trasversalità di posizioni e di provenienza, umana  
> prima ancora che politica.
> Una partecipazione ricca e colorata decisamente inaspettata nella  
> quantità e qualità che esprime.
>
> Una delle prime sottoscrizioni pervenute è quella di Fabio Grossi  
> che mi comunica, in aggiunta alla propria, l’adesione di Leo Gullotta.
>
> In poche ore vengo travolto da un numero tale di email da rendere  
> difficile rispondere a tutti, richieste di informazioni su quanto  
> sta succedendo a Liberazione, commenti, valutazioni o semplici  
> adesioni.
>
> Dalla Bosnia aderisce Paola Lucchesi (ex collaboratrice di  
> Avvenimenti sul quale scriveva di Jugoslavia tra il 1989 e il 1991),  
> che prende posizione rendendo pubblico anche un suo scambio di  
> opinioni con Giulietto Chiesa che chiarisce immediatamente anche la  
> sua opinione sull’intera operazione: “Non so se Ferrero l’abbia  
> capito o lo capirà. Intendo dire che ne ricaverebbe un giornale per  
> tre quarti fagiolotto e per il quarto restante trasformato in  
> bollettino per un pugno di fedelissimi. Naturalmente con una  
> redazione piena di fagiolini dopo essere stata epurata  
> selvaggiamente, nello stile di un broker di quelle borse dove si è  
> rapinato il mondo intero. Il tutto puzza come il pesce marcio.”
>
> Mentre scrivo, le adesioni al gruppo sono circa 800 (secondo  
> qualcuno un ottavo dei potenziali acquirenti del giornale) e  
> scorrendole, accanto a nomi scontati, appaiono altri per me del  
> tutto inaspettati.
> Gennaro Migliore, Elettra Deiana e Bifo, Lisa Clark, Michele De  
> Palma, Adriana Faranda, Aurelio Mancuso, Saverio Aversa (che per  
> primo rivela con grande amarezza che per questo non prenderà più la  
> tessera del partito).
>
> Moltissime le associazioni, esponenti dell’ass. Italia Palestina,  
> l’Associazione L’Orlando di Brescia, la Confederazione Cobas Lavoro  
> Privato, l’Associazione Brescia Antifascista, la presidente  
> dell’ass. Lily Elbe, il Csa ventottodicembre Maddaloni, il Gruppo  
> Gionata, la Redazione GayRoma, l’Associazione Alba, l’Arcigay Verona  
> e Firenze, il Sitio Mundo Onlus, l’Associazione trans genere, il  
> Teatro Vascello, il Circoli Arci di Accatà, la Rivista di  
> antropologia medica, Sinistra Democratica, GaYLib Piemonte,  
> ArteFatti, Associazione, Associazione Culturale l’Arpa, Giornalisti  
> e direttori di televisioni locali, consiglieri comunali e regionali  
> del PD.
>
> Ma soprattutto moltissima gente “comune”a me sconosciuta da tutta  
> Italia
>
> Gente diversissima ma con un comune sentire:
> “Liberazione è il nostro giornale non vogliamo una Pravda, non ci  
> interessa un bollettino di partito”, questa la sintesi di moltissimi  
> messaggi arrivati.
> Ho la conferma che al di là delle copie vendute fatto che ,come ha  
> spiegato benissimo Sansonetti, non tiene conto dei moltissimi che  
> leggono il giornale online, Liberazione è un punto di riferimento  
> culturale, prima ancora che politico per tantissime persone che non  
> rientrano nei canoni del lettore/tipo che ci si aspetta (il  
> rifondarolo doc)
>
> E come queste persone anche io capisco che in gioco c’è ben altro  
> che la sopravvivenza di “un giornaletto illeggibile che non  
> interessa al Partito e che si occupa troppo di froci” (come ho  
> sentito dire dalle mie parti in questi giorni) e tantomeno un  
> problema economico che pure c’è.
>
> Cosa lega in pochi giorni persone tanto diverse ad un comune impegno  
> per la difesa di questo giornale?
>
> Forse lo stesso timore che provo io; che non solo una stagione si  
> stia per chiudere definitivamente.
>
> Che forse con il pretesto di Liberazione e del suo direttore  
> qualcuno voglia accelerare in modo arrogante la chiusura di un ciclo  
> eterodosso, la fine di ogni contaminazione possibile, quella che al  
> congresso della mia federazione ho chiamato “la campanella della  
> fine della ricreazione”.
>
> Quella contaminazione che ha permesso a me di confrontarmi, grazie  
> alle pagine di Liberazione, con nuove prospettive, con nuove  
> consapevolezze, di misurarmi con tutte le nostre arretratezze, di  
> analisi affrettate e monche.
>
> Quella contaminazione che ha permesso il rilancio nella mia città  
> dei Giovani Comunisti e del nostro partito a tutto campo, dalle  
> rivendicazioni sociali ai temi dei diritti civili senza tema di  
> discontinuità.
>
> Che ci ha permesso, credo unici in Italia, di presentare come  
> sinistra una lista alle ultime amministrative arricchita dalla  
> presenza di ben tre rappresentanti (un gay, una lesbica e una trans)  
> delle associazioni LGBT accanto a lavoratori, studenti e precari.
>
> Questo il quadro di una mobilitazione nata quasi per caso sulla rete  
> e che ora intende far sentire tutto il suo peso perché quanto sta  
> accadendo non passi sotto silenzio.
>
> Da oggi inonderemo la Direzione Nazionale del PRC, la segreteria  
> nazionale e Paolo Ferrero, la redazione di Liberazione di centinaia  
> di email e di fax per dire ai lavoratori di Liberazione e a Piero  
> Sansonetti che saremo con loro contro ogni tentativo di  
> normalizzazione.
>
> * Segreteria provinciale PRC federazione di Brescia
>
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