[Bsf] La normalizzazione di Liberazione, vista da Facebook

valter waltsar a aliceposta.it
Lun 12 Gen 2009 09:09:07 CET


Ho letto ( da Liberazione e dal Bs Oggi) in questi giorni interventi di ogni 
genere, dirigenti provinciali e nazionale che gridano allo scandalo, al 
colpo di stato interno, all'attacco della democrazia interna ecc...Dirigenti 
di ex maggioranza , o meglio di una parte della maggioranza che è diventata 
minoranza dopo le ultime elezioni e francamente sono ( ma è solo un 
eufemismo) rimasto sbalordito .

"Come?" mi dico , quando cose simili le dicevano persone come me , e per 
quelle cose tanti compagni, persone come me, se ne sono andati da 
Rifondazione , gli stessi dirigenti ai quali venivano rivolte critiche ci 
trattavano mal celata sopportazione , quando andava bene.

Quando si criticava la nostra presenza nel governo, ci rispondevano che 
eravamo disfattisti, che non era ancora tempo di rompere e cose simili, che 
si sarebbe fatto un congresso, poi una consultazione interna, poi.....

Poi ci sono state le elezioni ed i "disfattisti " che avevano visto giusto 
erano diventati i responsabili della disfatta, e i dirigenti che nel 
frattempo si erano ridivisi tra maggioranza e minoranza hanno ridato , loro 
che avevano sbagliato analisi , sordi alle critiche , della base, le nuove 
coordinate per "ricominciare"....

Chi accusava di scissionismo i compagni che criticavano, oggi si scindono, 
chi è stato ministro, dopo breve "autocritica" vuole rifare un partito 
comunista e parla solo al suo interno ma non con i comunisti fuori da quel 
partito.Insomma un romanzo Kafchiano infinito....
Si cambiano i direttori, e io non ci vedo niente di male, non si sono forse 
cambiati i segretari, i funzionari, i responsabili di dipartimento ecc.. ?
 E'il modo con cui si cambiano che crea scandalo ? e prima come si è 
cambiato tutto senza che ciò producesse nessuno scandalo?

Forse è chi attua il cambiamento che crea scandalo? come a dire se cambio io 
va bene se lo fanno altri no ?

Ripeto sono sbalordito, ed ho tante domande ( alcune lo confesso , 
retoriche), qualcuno sa darmi delle risposte ?

Ciao Walter


----- Original Message ----- 
From: "beppe almansi" <beppe.almansi a libero.it>
To: "bsf bsf" <bsf a bresciasocialforum.org>; "movimenti movimenti" 
<movimenti a gnumerica.org>
Sent: Sunday, January 11, 2009 1:22 PM
Subject: [Bsf] La normalizzazione di Liberazione, vista da Facebook


La normalizzazione di Liberazione, vista da Facebook
di Beppe Almansi*(da Liberazione del 11/1/2009)

Seguo attentamente e con sempre più sconcerto la vicenda che ruota attorno 
al destino di Liberazione e del suo direttore Piero Sansonetti.
Una vicenda che ai miei occhi, assume connotati sempre più preoccupanti.

Una vicenda che nel suo dispiegarsi pare essere la riproposizione di quanto 
visto e vissuto a Chianciano; quei cori da stadio che nulla hanno a che fare 
con la discussione politica; l'intonazione di una canzone, patrimonio di 
tutti gli antifascisti, quale è "Bella ciao" usata come un randello quasi 
fosse un manganello (strumento fascista per eccellenza) contro quello che 
viene identificato in quel momento come "il nemico", contro chi ha pensieri 
e parole differenti dalle tue; la promessa non solo ventilata ma più volte 
espressa di una imminente "normalizzazione".

Liberazione, con tutti i suoi supplementi a partire da queer, è stata per me 
strumento in tutti questi anni di confronto politico e personale, 
l'opportunità e la possibilità di essere partecipe di un dibattito politico 
e culturale in grado di guardare oltre il limite del quotidiano, 
condividendo o meno le analisi di volta in volta proposte ma sempre comunque 
dense del senso di una ricerca, della ricerca di una via, di una strada in 
grado di fare uscire il pensiero della sinistra, di tutta la sinistra, dalle 
secche omologanti in cui è venuta a trovarsi in questi ultimi anni.

Per questo un giorno decido di condividere queste mie preoccupazioni aprendo 
un gruppo su facebook. Un gruppo "Impediamo la vendita (chiusura) di 
Liberazione e la cacciata di Sansonetti"che nasce anche come risposta ad 
altri gruppi presenti in rete che chiedono la cacciata dell'anticomunista 
Sansonetti e dei servi del PD Bertinotti e Vendola.

Una scelta quella decisione nata anche dal bisogno di "fare" qualcosa, non 
fosse altro un po di informazione, contro quello che si prospetta l'ennesimo 
restringimento degli spazi di libertà, libertà di parola, libertà di 
pensiero, libertà di confronto.

La cosa che colpisce da subito è il numero impressionante di adesioni 
ricevute in meno di 24 ore, quasi 400 persone, gente in carne ed ossa, 
lavoratori, intellettuali, attivisti del mondo LGBQT, compagni di partito, 
tanti i giovani ma anche nomi e situazioni che richiamano ad una 
trasversalità di posizioni e di provenienza, umana prima ancora che 
politica.
Una partecipazione ricca e colorata decisamente inaspettata nella quantità e 
qualità che esprime.

Una delle prime sottoscrizioni pervenute è quella di Fabio Grossi che mi 
comunica, in aggiunta alla propria, l'adesione di Leo Gullotta.

In poche ore vengo travolto da un numero tale di email da rendere difficile 
rispondere a tutti, richieste di informazioni su quanto sta succedendo a 
Liberazione, commenti, valutazioni o semplici adesioni.

Dalla Bosnia aderisce Paola Lucchesi (ex collaboratrice di Avvenimenti sul 
quale scriveva di Jugoslavia tra il 1989 e il 1991), che prende posizione 
rendendo pubblico anche un suo scambio di opinioni con Giulietto Chiesa che 
chiarisce immediatamente anche la sua opinione sull'intera operazione: "Non 
so se Ferrero l'abbia capito o lo capirà. Intendo dire che ne ricaverebbe un 
giornale per tre quarti fagiolotto e per il quarto restante trasformato in 
bollettino per un pugno di fedelissimi. Naturalmente con una redazione piena 
di fagiolini dopo essere stata epurata selvaggiamente, nello stile di un 
broker di quelle borse dove si è rapinato il mondo intero. Il tutto puzza 
come il pesce marcio."

Mentre scrivo, le adesioni al gruppo sono circa 800 (secondo qualcuno un 
ottavo dei potenziali acquirenti del giornale) e scorrendole, accanto a nomi 
scontati, appaiono altri per me del tutto inaspettati.
Gennaro Migliore, Elettra Deiana e Bifo, Lisa Clark, Michele De Palma, 
Adriana Faranda, Aurelio Mancuso, Saverio Aversa (che per primo rivela con 
grande amarezza che per questo non prenderà più la tessera del partito).

Moltissime le associazioni, esponenti dell'ass. Italia Palestina, 
l'Associazione L'Orlando di Brescia, la Confederazione Cobas Lavoro Privato, 
l'Associazione Brescia Antifascista, la presidente dell'ass. Lily Elbe, il 
Csa ventottodicembre Maddaloni, il Gruppo Gionata, la Redazione GayRoma, 
l'Associazione Alba, l'Arcigay Verona e Firenze, il Sitio Mundo Onlus, 
l'Associazione trans genere, il Teatro Vascello, il Circoli Arci di Accatà, 
la Rivista di antropologia medica, Sinistra Democratica, GaYLib Piemonte, 
ArteFatti, Associazione, Associazione Culturale l'Arpa, Giornalisti e 
direttori di televisioni locali, consiglieri comunali e regionali del PD.

Ma soprattutto moltissima gente "comune"a me sconosciuta da tutta Italia

Gente diversissima ma con un comune sentire:
"Liberazione è il nostro giornale non vogliamo una Pravda, non ci interessa 
un bollettino di partito", questa la sintesi di moltissimi messaggi 
arrivati.
Ho la conferma che al di là delle copie vendute fatto che ,come ha spiegato 
benissimo Sansonetti, non tiene conto dei moltissimi che leggono il giornale 
online, Liberazione è un punto di riferimento culturale, prima ancora che 
politico per tantissime persone che non rientrano nei canoni del 
lettore/tipo che ci si aspetta (il rifondarolo doc)

E come queste persone anche io capisco che in gioco c'è ben altro che la 
sopravvivenza di "un giornaletto illeggibile che non interessa al Partito e 
che si occupa troppo di froci" (come ho sentito dire dalle mie parti in 
questi giorni) e tantomeno un problema economico che pure c'è.

Cosa lega in pochi giorni persone tanto diverse ad un comune impegno per la 
difesa di questo giornale?

Forse lo stesso timore che provo io; che non solo una stagione si stia per 
chiudere definitivamente.

Che forse con il pretesto di Liberazione e del suo direttore qualcuno voglia 
accelerare in modo arrogante la chiusura di un ciclo eterodosso, la fine di 
ogni contaminazione possibile, quella che al congresso della mia federazione 
ho chiamato "la campanella della fine della ricreazione".

Quella contaminazione che ha permesso a me di confrontarmi, grazie alle 
pagine di Liberazione, con nuove prospettive, con nuove consapevolezze, di 
misurarmi con tutte le nostre arretratezze, di analisi affrettate e monche.

Quella contaminazione che ha permesso il rilancio nella mia città dei 
Giovani Comunisti e del nostro partito a tutto campo, dalle rivendicazioni 
sociali ai temi dei diritti civili senza tema di discontinuità.

Che ci ha permesso, credo unici in Italia, di presentare come sinistra una 
lista alle ultime amministrative arricchita dalla presenza di ben tre 
rappresentanti (un gay, una lesbica e una trans) delle associazioni LGBT 
accanto a lavoratori, studenti e precari.

Questo il quadro di una mobilitazione nata quasi per caso sulla rete e che 
ora intende far sentire tutto il suo peso perché quanto sta accadendo non 
passi sotto silenzio.

Da oggi inonderemo la Direzione Nazionale del PRC, la segreteria nazionale e 
Paolo Ferrero, la redazione di Liberazione di centinaia di email e di fax 
per dire ai lavoratori di Liberazione e a Piero Sansonetti che saremo con 
loro contro ogni tentativo di normalizzazione.

* Segreteria provinciale PRC federazione di Brescia

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