[Bsf] DE BELLO GALLICO Il Manifesto: LA CGIL BRESCIANA RISPONDE A ZIPPONI «Rispetta la Camera del lavoro))
Paco
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Mer 14 Gen 2009 17:23:12 CET
IL MANIFESTO
Mercoledì 14 Gennaio 2009
LA CGIL BRESCIANA RISPONDE A ZIPPONI
«Rispetta la Camera del lavoro))
Le ha combinate di tutti i colori Dino Greco, quand'era segretariodella Camera del lavoro di Brescia. Secondo l'ex sindacalista bresciano Maurizio Zipponi, dirigente di spicco della minoranza del Prc, «ha sempre perso, perfino sul suo successore. Ci ha portati a otto anni di rottura con la Fiom.Noi siamo contenti ma ora a Roma sono cazzi vostri». Una specie di autobomba, Greco, lanciata sulla capitale e su Liberazione. Nella città lombarda i toni lividi e i contenuti pesanti di Zipponi, per fortuna, restano piuttosto isolati e la segreteria della Camera del lavoro Brescia, quella uscita dalla sconfitta della battaglia condotta da Dino Greco, e oggi 'guidata da Marco Fenaroli, si è trovata costretta a diffondere un comunicato già qualche giorno fa, quando le stesse accuse a Greco e alla Cgil da lui diretta erano state riprese da un giornale locale. Viene criticata «l'asprezza, che, forse motivata dallo scontro politico aperto dentro il Prc, finisce per investire la storia sindacale del compagno Greco e quella della stessa Cgil di Brescia. La dialettica interna non è mai mancata e non ha mai impedito, anzi ha consentito alla Camera del lavoro, di svolgere il suo ruolo, crediamo importante, nella realtà bresciana e dentro la confederazione». Del resto, a parte Maurizio Zipponi nessuno può negare il ruolo positivo svolto della Camera del lavoro di Brescia, ieri con Greco come oggi con Fenaroli: un avamposto democratico, una casa comune aperta ai lavoratori, ai movimenti, ai migranti. Che senso ha tentare di piegarla a fini di parte, dentro la battaglia dalle forme e dai toni non proprio edificanti che lacera Rifondazione comunista? Se i partiti (purtroppo o per fortuna) passano, la Camera del lavoro di Brescia sarebbe meglio che restasse. Lo.C.
LA STAMPA
Mercoledì 14 Gennaio 2009
QUARANTA FIRME
Rifondazione. I bertinottiani dicono "no" alla scissione
Liberazione, Greco direttore e vice Fania. I vendoliani accusano:«Siamo alla farsa»
ROMA
Atmosfera sempre più pesante, e prospettive sempre più incerte, in Rifòndazione comunista. Nichi Vendola perde i compagni bertinottiani sulla via della scissione: una quarantina di amici dell'ex presidente della Camera, ex parlamentari e responsabili nelle istituzioni locali, scrivono in un documento:«Restiamo nel partito per trovare nuove forme per continuare insieme la battaglia per la costruzione di un nuovo soggetto della sinistra italiana. Ecco perchè, in coerenza con la mozione 2 del congresso, intendiamo proseguire il nostro impegno politico in Rifondazione Comunista». La «scissione dagli scissionisti» era già nell'aria: quando il partito ha votato il licenziamento di Piero Sansonetti, i 3 bertinottiani presenti hanno difeso il direttore di «Liberazione», ma non hanno affatto rassegnato le dimissioni. Come hanno fatto invece i vendoliani. Il quotidiano intanto vive ore drammatiche: ieri, oggi e domani non è in edicola. I giornalisti accusano di «comportamento a dir poco irresponsabile» la proprietà, la quale a sua volta spiega di aver dovuto sospendere le pubblicazioni a causa del rifiuto del direttore appena estromesso di continuare a firmare il giornale. Insomma, il braccio di ferro continua dopo la decisione del segretario Paolo Ferrero, di rimuovere il direttore Sansonetti, sostituito con il sindacalista della Cgil Dino Greco e -la notizia è di ieri - con il giornalista professionista Fulvio Fania come vicedirettore responsabile. L'ex segretario Franco Giordano parla di «improvvisazione che rasenta il grottesco». I vendoliani Francesco Ferrara e Graziella Mascia aggiungono: «La vicenda aveva già assunto ieri tratti farseschi. Oggi siamo arrivati oltre». Il grande accusato, il segretario del Prc Paolo Ferrero, replica che non è stato commesso «nessun gesto irresponsabile ma semplicemente il rispetto delle leggi e del contratto. L'accusa di irresponsabilità per chi semplicemente cerca di applicare le norme in vigore è del tutto pretestuosa». Infine una stoccata a chi annuncia la scissione: «Una scelta sbagliata che, in nome dell'unità della sinistra, darà vita all'ennesimo partito e che per profilo politico scelto si colloca come una corrente esterna al Pd». [R.I.)
IL MESSAGGERO
Rifondazione, Bertinotti frena gli scissionisti
I fedelissimi di Fausto firmano un documento: restiamo e lottiamo. Ma Vendola: non è più casa nostra
Mercoledì 14 Gennaio 2009
di MARIO STANGANELLI
ROMA - Scissione tra gli scissionisti di Rifondazione. In 40 tra ex parlamentari e dirigenti locali della minoranza del Prc, che si riconoscono più in Fausto Bertinotti che in Nichi Vendola, non ne vogliono sapere di seguire il governatore della Puglia nella creazione di una nuova formazione di sinistra. Lo hanno scritto in un documento nel quale si afferma di voler continuare a battersi dall'interno del partito per ricostruire l'unità della sinistra. Ma questo lavoro - sottolineano - «deve ripartire dal cuore della crisi della sinistra» e non essere «il prodotto di qualche escamotage politicista e centralista, peraltro già fallito con la Sinistra Arcobaleno». Tra i firmatari dell'iniziativa l'ex vicepresidente del Senato, Milziade Caprili, l'ex presidente della commissione Ambiente del Senato, Tommaso Sodano, e la vicepresidente della Provincia di Roma, Rosa Rinaldi. Il documento dei bertinottiani, che probabilmente hanno dalla loro più della metà della corrente uscita battuta di misura da Ferrero al congresso del Prc, coglie in contropiede l'iniziativa di Vendola e dell'ex segretario Franco Giordano ormai decisamente orientati alla scissione. L'ennesimo contrasto nel partito che fu di Fausto Bertinotti probabilmente non si scioglierà prima della riunione della minoranza fissata per il 24 e 25 gennaio a Chianciano. Il governatore pugliese e Giordano contavano di far nascere in quella sede la nuova formazione, anche se l'ex segretario prc, pur dichiarandosi «in totale sintonia con Vendola», non vuole parlare già da ora di divorzio, ma riconosce che «gli spazi per evitare una soluzione traumatica sono pressoché inesistenti». Il governatore ha ribatito di nuovo ieri che «dopo le miserie umane e culturali a cui abbiamo assistito è giunto il momento di riscrivere lo spartito della sinistra del futuro. Rifondazione non è più casa nostra». La vicenda si chiarirà probabilmente solo con una nuova drammatica conta a Chianciano, teatro del recente e contrastatissimo congresso. L'attuale segretario Paolo Ferrero invita comunque i compagni a restare: «La scissione sarebbe una scelta sbagliata, che in nome dell'unità della sinistra darà vita all'ennesimo partito, che per il profilo politico scelto sarebbe una corrente esterna al Pd».
Si è conclusa intanto la controversa vicenda del licenziamento del direttore di "Liberazione" Sansonetti, sostituito con il sindacalista Dino Greco, a cui è stato affiancato in qualità di responsabile il vaticanista del quotidiano, Fulvio Fania. "Liberazione" tornerà però in edicola solo venerdì, in attesa del gradimento della redazione, dal momento che Sansonetti si è rifiutato di continuare nel frattempo a firmare il giornale.
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