[Bsf] NO GUERRA e NO aL DAL MOLIN - VICENZA 4.7.09 Stazione di BS ore 12

Luigino Beltrami luigino.beltrami1 a tin.it
Gio 2 Lug 2009 22:27:54 CEST


*_NO alla GUERRA e NO al DAL MOLIN VICENZA 4.7.09 partenza dalla 
Stazione di BS ore 12
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*


*Da Brescia si partirà in treno per partecipare alla manifestazione di 
Vicenza.*

*L'appuntamento è alle ore 12.00  in Stazione.**Per info e prenotazioni 
: Onda d'Urto 030.45670*

**
*

*

*Migliaia di bandiere al Dal Molin: yes, we can!*

* *

 

Evitiamo i giri di parole e le metafore che nascondono il significato 
vero delle frasi dietro alla loro

interpretazione: *sabato pomeriggio, con la manifestazione 
dell'indipendenza vicentina, vogliamo*

*entrare al Dal Molin.*

Sia chiaro: non perché ci piaccia l'idea di superare cancelli e 
recinzioni che, peraltro, non dovrebbero

esserci, visto che quell'area verde è dei cittadini di Vicenza; avremmo 
preferito festeggiare la

democrazia in piazza, con la musica e i balli, le nostre bandiere al 
vento e tante grasse risate. Ma,

finora, democrazia non c'è stata e noi dobbiamo rinviare la festa che -- 
ne può star certo il

commissario Costa che avrebbe voluto vedere sradicato alla radice il 
dissenso locale - prima o poi

organizzeremo. Nel frattempo, costruiamo la nostra prima festa 
dell'indipendenza: varcare quei

cancelli vuol dire, semplicemente, entrare in un parco che ci 
appartiene, ma che è stato sottratto alla

città per farne una base di guerra.

*Entrare al Dal Molin significa *restituire la dignità calpestata alla 
città del Palladio; ma, anche,

ristabilire con determinazione la differenza tra la condizione di 
cittadini -- quali noi vogliamo essere -- e

sudditi del governo di turno. Perché quel che è in gioco a Vicenza, 
ancor prima della falda acquifera e

del territorio, è la possibilità reale di noi donne e uomini di poter 
incidere sul futuro dei nostri borghi,

dei nostri quartieri, delle nostre città.

É sufficiente dare uno sguardo ai 36 mesi di mobilitazione trascorsi per 
rendersene conto; una città

che ha espresso la contrarietà con mille forme e tanti colori è stata 
svilita, calpestata, umiliata.

Inascoltata quando è scesa in piazza; insultata quando ha chiesto di 
potersi esprimere, attraverso una

consultazione popolare, ed è stata posta di fronte a un divieto; 
sbeffeggiata quando ha rivendicato il

diritto di conoscere e le è stata negata anche la Valutazione d'Impatto 
Ambientale.

*Petizioni, manifestazioni che hanno visto la partecipazione di una 
moltitudine di donne e*

*uomini, studi, azioni simboliche, ricorsi giudiziari: tutto ciò è stato 
ignorato, ostacolato,*

*criminalizzato *da chi ha deciso a tavolino che a Vicenza si deve fare 
una nuova base militare. La

democrazia è stata trasformata da pratica partecipativa ad atto 
burocratico, dove basta il timbro di un

governo compiacente per rendere lecita la costruzione di una base di 
guerra in un territorio fragile e

dall'equilibrio delicato.

Dunque, voler entrare al Dal Molin vuol dire alzare la testa; significa 
affermare che una pratica di

governo che si fonda sull'imposizione e sull'esclusione non ha 
cittadinanza nella nostra comunità e

ristabilire un diritto che, per tornare indietro di alcuni secoli, 
riconosceva già Spinoza laddove scriveva

che, di fronte a una legge ingiusta, è legittimo che il popolo si 
ribelli al sovrano.

Sabato proveremo a entrare all'interno dell'area che gli statunitensi 
vorrebbero trasformare in base di

guerra per piantare migliaia di bandiere NoDalMolin; lo faremo, come 
sempre, con le pratiche e le

forme che hanno caratterizzato la mobilitazione vicentina: 
trasversalità, pluralità, creatività. Ma, anche,

con tanta determinazione, consapevoli che *praticare quest'obiettivo 
rappresenta la volontà di*

*ristabilire democrazia laddove c'è soltanto imposizione.*

Quel che è certo è che nel lungo corteo che si snoderà da via M.T. di 
Calcutta ci sarà spazio per tutte

e tutti. Perché, quel giorno, ci sarà bisogno di tutte e tutti: delle 
famiglie con i palloncini, dei cittadini

con la loro determinazione, dei giovani con la loro creatività, degli 
anziani con la loro testardaggine; al

di là delle pratiche di ognuno, quel che è condividere e affrontare 
insieme un percorso che fonda la

nostra indipendenza dalle servitù militari. È il coraggio di esserci 
ancora una volta, anche se loro ci

vorrebbero chiusi nelle nostre case, impassibili e passivi a quanto 
accade sotto le nostre finestre.

*Siamo tanti piccoli sognatori e sabato torniamo in strada: 
indipendenza, dignità*

*partecipazione. La terra si ribella alle basi di guerra.*

martedì 30 giugno 2009

*www.nodalmolin.it*

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