[Bsf] BUONE NOTIZIE: TOSI SINDACO DI VERONA CONDANNATO per RAZZISMO

Luigino Beltrami luigino.beltrami1 a tin.it
Dom 19 Lug 2009 22:59:36 CEST


    Nomadi, confermata condanna a Tosi

POLITICA E GIUSTIZIA. La Cassazione non ha modificato la sentenza 
pronunciata il 20 ottobre dello scorso anno. La vicenda, per una 
raccolta di firme, risale al 2001 

Per la propaganda di idee razziste resta a carico del sindaco e di altri 
cinque esponenti leghisti una pena di due mesi

    * 11/07/2009

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Il sindaco Tosi con Corsi, Bragantini e Filippi in tribunale


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  Il sindaco Tosi con Corsi, Bragantini e Filippi in tribunale

*Verona.* A più di otto anni dai fatti, è arrivata per il sindaco Flavio 
Tosi la condanna definitiva a due mesi di carcere per propaganda di idee 
razziste contro
gli zingari. Non c'è più alcun appiglio giuridico neanche per gli altri 
cinque leghisti finiti sotto processo nel 2004: l'onorevole Matteo 
Bragantini, il vice presidente della Provincia Luca Coletto, il 
consigliere comunale e sorella del sindaco Barbara Tosi, l'assessore 
comunale Enrico Corsi e l'iscritto Maurizio Filippi da ieri hanno sul 
groppone una condanna definitiva per lo stesso reato del primo 
cittadino. In realtà, gli imputati non dovranno scontare neanche un 
giorno di carcere perchè la pena è stata sospesa così come la pena 
accessoria che prevedeva l'interdizione a partecipare a campagne 
elettorali per tre anni.
Sono soddisfatte le parti civili, i sette sinti e l'Opera nazionali dei 
nomadi, assistiti dal professore Lorenzo Picotti e gli avvocati Federica 
Panizzo, Paola Malavolta ed Enrico Varali. Già nell'agosto di 2 anni fa, 
le parti offese avevano incassato un risarcimento danni di 50mila euro, 
pagati dagli esponenti del Carroccio. Alla luce di questa sentenza, non 
dovranno restituire neanche un euro a Tosi e agli altri imputati. 
Di più: tutti gli esponenti del Carroccio dovranno pagare le spese 
legali dei difensori di parte civile. Ora bisognerà attendere alcune 
settimane per conoscere le motivazioni della sentenza della corte di 
Cassazione che ha confermato la condanna già inflitta da tre diversi 
organi giudicanti: prima il tribunale di Verona nel dicembre 2004 per 
incitamento e propaganda di idee razziste, poi la corte d'appello di 
Venezia in due diverse sentenze. La prima fu decisa il 30 gennaio 2007 
ma fu poi annullata con rinvio dalla Cassazione il 13 dicembre di quello 
stesso anno. 
Il 20 ottobre del 2008, però, sempre i giudici di secondo grado 
confermarono la condanna a due mesi solo per propaganda di idee 
razziste. Contro questa decisione i difensori di Tosi e degli altri 5 
imputati, gli avvocati Paolo Tebaldi e Giovanni Maccagnani e il 
professore Piero Longo di Padova, presentarono ricorso in Cassazione. E 
la Corte di ultima istanza, ha deciso ieri sera con una sentenza di 
condanna che mette una pietra tombale su questo processo, durato quasi 
cinque anni.
L'INCHIESTA. Il sindaco e gli altri cinque leghisti finirono sotto 
inchiesta nel 2001 per aver avviato una campagna politica contro gli 
accampamenti abusivi di zingari sul territorio del nostro Comune. A 
parere dei giudici nei vari gradi di appello, però, quella campagna 
aveva tutte le caratteristiche per essere fondata su ideali razzisti. I 
leghisti, in pratica, non si sono limitati a chiedere la chiusura dei 
campi abusivi dei sinti tra la città e dintorni ma hanno chiesto 
l'allontanamento indiscriminato di tutti gli zingari. E lo avevano fatto 
con una massiccia campagna politica, disseminando non solo la città ma 
anche la provincia di manifesti e volantini oltre a numerose 
dichiarazioni dello stesso sindaco rilasciate ai giornali e mai smentite. 
Tra gli slogan di quei poster, c'era quello di «mandare via gli 
zingari», «sgombero immediato dei campi dei nomadi». Tosi poi aveva 
dichiarato il 16 settembre che gli zingari «...mandano i figli a 
rubare... qui non ci devono stare perchè non si integrano...». I 
difensori, però, non hanno mai avuto dubbi sulle liceità delle 
dichiarazioni di Tosi: «Manifesti e dichiarazioni andavano valutate 
insieme alla petizione che era stata dichiarata legittima dai giudici 
d'appello. Non capisco perchè i giudici della Cassazione non hanno 
valutato congiuntamente questi due elementi» ha dichiarato ieri sera 
l'avvocato Paolo Tebaldi. 
IL NODO DEL PROCESSO. I giudici di appello il 30 gennaio 2007 avevano 
confermato solo in parte la condanna a sei mesi inflitta in primo grado, 
riducendo la pena a due mesi. L'accusa d'incitamento all'odio razziale 
era sparita dalla sentenza d'appello ed era rimasta solo la propaganda 
d'idee discriminatorie. 
La petizione con la richiesta di chiudere i campi abusivi dei Sinti da 
inviare all'amministrazione comunale, quindi, era leggittima mentre non 
lo era stata la propaganda politica. E la corte di Cassazione aveva 
notato nella sua sentenza di rinvio un'incongruenza da sanare. Una 
questione subito risolta dalla corte d'appello il 20 ottobre scorso. «La 
petizione era uno strumento legittimo» ha spiegato il professore Lorenzo 
Picotti che tutela i sinti, «mentre nel mirino dei giudici è finita la 
campagna politica che aveva un chiaro stampo razzista». 

Giampaolo Chavan

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