[Bsf] I: Appello dal sindacato della DESA - Turchia
Cristian Bodei
cristianbodei a yahoo.it
Mer 17 Giu 2009 22:31:59 CEST
Partito dei Comitati d’Appoggio alla Resistenza – per il Comunismo (Italia)
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Direzione Nazionale – Settore Relazioni Internazionali
15/06/2009
Agli interessati
Riceviamo queste informazioni da ATIK , sindacato dei lavoratori turchi in Europa, aderente alla Lega Internazionale dei Popoli in Lotta (ILPS). Le diffondiamo, invitando a prestare attenzione a questa lunga lotta che gli operai e le operaie turche conducono da più di un anno e a manifestare la propria solidarietà, con un messaggio o con altre iniziative.
Partito dei CARC – Settore delle Relazioni Internazionali
Cari Compagni e Amici,
Vi scriviamo a proposito dell’attuale situazione della DESA, una delle più grandi ditte di pelletteria in Turchia, che produce vari prodotti per molte marche in tutto il mondo.
Tuttavia, come succede per tutte le altre imprese, la priorità della DESA è di incrementare i profitti sfruttando il lavoro per mezzo di condizioni lavorative orribili, trattamenti inumani e sottosalario. Il sindacato Deri-Is si sta organizzando contro la DESA , e ha organizzato anche una campagna di protesta rivolta a tutte le compagnie che vendono i prodotti DESA in tutto il mondo.
E’ di seguito allegato un comunicato ufficiale del sindacato Deri-Is sull’argomento.
Invitiamo tutti gli amici e compagni a manifestare sostegno e solidarietà a questa campagna per la giustizia.
In solidarietà,
La Commissioneper le Relazioni Internazionali di ATIK
E-mail: international a atik-online.net
Il coordinatore delle relazioni internazionali di ATIK
Ufuk Berdan
E-mail: ufukberdan a yahoo.de
08.06.2009
ORGANIZZAZIONE SINDACALE ALLA DESA
Alla Desa sono impiegati 1200 lavoratori, nelle tre fabbriche collocate a Corlu, Duzce e Sefakoy. Si producono borse, portafogli, giacche di pelle e abbigliamento in pelle. Si produce anche per famosi marchi internazionali come Marks&Spencer, Prada, Mulberry, Massimo Dutti, Debenhams, El Cortes Ingles, John Lewis, Nicole Fahri, Asp inal, Luella, Samsonite. E’ una delle più grandi aziende di pelletteria in Turchia, una delle 500 maggiori industrie. Le sue azioni sono quotate in borsa.
Le condizioni lavorative alla Desa sono inumane e i lavoratori ricevono salari estremamente bassi. Gli aumenti salariali sono soggetti a decisioni arbitrarie e i lavoratori non ricevono un salario minimamente adeguato al lavoro effettuato. Rimangono svegli tutta la notte per tre giorni a settimana e lavorano fino a 36-40 ore di straordinario. Chi si oppone allo straordinario obbligatorio è minacciato di licenziamento. Poiché lo straordinario supera l’orario di lavoro legale, le ore in più non appaiono sul libro paga.
Anche se quasi la metà dei lavoratori impiegati alla Desa sono donne, la fabbrica non ha stanze per l’allattamento né asilo nido.
La Desa è priva di adeguate misure di sicurezza e di tutela della salute, e i lavoratori sono soggetti a problemi di salute quali mal di schiena, mal di piedi, vene varicose e dispnea. La fabbrica di Sefakoy non ha apparecchi di ventilazione nel luogo di lavoro, e i lavoratori sono esposti alle sostanze chimiche usate durante la produzione.
Quando i rappresentanti dei marchi visitano la fabbrica, tutto è risistemato in accordo con i regolamenti. La direzione fa aprire le uscite d’emergenza, fa attrezzare improvvisate stanze per l’allattamento, fa procurare acqua potabile e cibo commestibile, fa pulire i luoghi di lavoro e fa consegnare ai lavoratori attrezzature per la sicurezza per il giorno della visita. Viene consigliato ai lavoratori di riferire che lavorano 10 ore di straordinario alla settimana. Dopo il completamento del sopralluogo, tutto torna come prima.
Il nostro sindacato ha cominciato ad avere contatti con i lavoratori a marzo, e ad aprile i lavoratori hanno iniziato a diventare membri del Duzce. Quando il datore di lavoro ha scoperto l’adesione, i lavoratori sono stati licenziati. Inizialmente, i lavoratori sono stati costretti a dimettersi dal sindacato. Il 2 di marzo, il datore di lavoro ha portato un notaio sul posto di lavoro costringendo i lavoratori a dimettersi. 25 lavoratori che non hanno accettato di dimettersi quel giorno sono stati licenziati. In totale 41 lavoratori sono stati licenziati per aver organizzato attività associative. I lavoratori stanno lottando dal 29 aprile davanti a entrambe le fabbriche di Duzce e Sefakoy. Sono in corso pressioni per ottenere le dimissioni dei lavoratori.
Infastidito dalla presenza dei lavoratori davanti alla fabbrica, il datore di lavoro ha portato la gendarmeria. Lavoratori e dirigenti sindacali sono statti tratti in arresto per tre volte. Ai lavoratori in lotta non è stato consentito di entrare nella Zona Industriale Organizzata. Lavoratori licenziati sono stati minacciati per telefono. Il governo, la Municipalità di Beykoy e la Camera di Commercio e Industria hanno tentato di portare i lavoratori alla resa.
Emine Arslan, nella cui abitazione abbiamo tenuto un incontro con i lavoratori, è stata licenziata per la sua attività sindacale il 3 Giugno 2008. Il suo contratto di lavoro è stato annullato senza il versamento della liquidazione, dell’indennità di fine contratto né delle ferie, così come del suo stipendio per il mese di giugno e del suo straordinario di 144 ore. I lavoratori a Duzce si sono trovati ad affrontare la stessa situazione di Emine Arslan. In seguito, cause civili di riassunzione per 38 lavoratori, inclusa Emine Arslan, sono state portate in tribunale. Il tribunale ha deliberato che 18 lavoratori erano stati licenziati per la loro attività sindacale. Delle altre cause non si sa ancora la sentenza. Il datore di lavoro ha rifiutato la nostra richiesta di trattativa.
La pressione su Emine Arslan si è intensificata dopo la visita dei sindacalisti tedeschi e dei rappresentanti del CCC. Il 18 Ottobre 2008, Mura Sahin, l’avvocato del datore di lavoro, ha offerto ad Emine Arslan 30.000 lire turche in cambio di una dichiarazione firmata, nella quale affermasse di non essere stata licenziata per attività sindacale e di essere stata usata dal sindacato. Le è stato anche offerto un camion per trasferirsi fuori Istanbul. Al rifiuto da parte di Emine Arslan, l’offerta si è trasformata in minaccia. Il 20 ottobre, un motociclista ha tentato di rapire sua figlia che giocava sul marciapiede.
Abbiamo anche contattato il CCC ed un gruppo di suoi rappresentanti è venuto in Turchia a visitare Emine Arslan e i lavoratori della DESA a Sefakoy. All’inizio, la stampa italiana ha fatto un servizio sull’argomento e sulla campagna Internazionale dei lavoratori della Desa contro i marchi, sul quotidiano L’Unità (11/16/2008). La Federazione internazionale ITGLWF ha rilasciato una conferenza stampa e la campagna internazionale è iniziata il 17 ottobre 2008. Come risultato della campagna internazionale il datore di lavoro della Desa ha accettato la negoziazione con il sindacato.
Alla prima negoziazione hanno preso parte il Segretario generale dell’ ETUF-TCL Patrick Itschert, il coordinatore della Commissiona Sindacale Europea per la Turchia EU-Turkey, Yucel Top, il Presidente Generale del sindacato Deri-Is, Musa Servi, il datore di lavoro della Desa, Melih Celet e suo figlio Burak Celet, il Presidente della Camera di Commercio e Industria di Istanbul, Husamettin Kavi. Durante la negoziazione il datore di lavoro ha affermato che non era contro il sindacato e che era pronto a riassumere il 90% dei lavoratori licenziati, ma non avrebbe riassunto Emine Arslan e parecchi lavoratori a Duzce. Noi, come Deri-Is, abbiamo consegnato le nostre rivendicazioni che erano state preparate dall’ITG per il datore di lavoro della Desa.
Successivamente, abbiamo avuto 5 incontri. Tuttavia, il comportamento del datore di lavoro è cambiato completamente ed ha opposto un rifiuto alla firma di un comunicato scritto. Non siamo riusciti a raggiungere un accordo a causa del suo comportamento intransigente.
Le federazioni internazionali con cui siamo affiliati, ITGLWF e ETUF-TCL, hanno tenuto una dura conferenza stampa il 16 e il 19 gennaio 2009, affermando che la Desa deve rispettare la Legge del Lavoro Turca, gli standard internazionali sul lavoro e le norme ILO, mettendo in guardia la Desa ancora una volta.
La resistenza sta andando avanti da 341 giorni a Sefakoy e 405 giorni a Duzce. Noi, come sindacato Deri-Is, siamo determinati a continuare con la nostra lotta sia a livello locale sia a livello internazionale, finché le nostre rivendicazioni non saranno soddisfatte.
Malgrado tutti gli sforzi del nostro sindacato e dell’ITG, i marchi non hanno risposto alle nostre chiamate per un’incontro per discutere il problema. Le decisioni dei tribunali e tutto ciò che hanno dovuto affrontare i lavoratori è stato ignorato, e come risultato di queste ispezioni fasulle la Desa e i marchi cercano di “ripulirsi” a vicenda. A questo punto Desa riconosce il nostro sindacato come controparte sociale, ma i marchi come Prada, Debenhams e Mulberry non riconoscono i sindacati come controparti, è questa è la realtà.
Giudicata colpevole dal Tribunale del Lavoro all’inizio del 2009, la compagnia, uno dei maggiori esportatori in articoli di pelle, ha fatto ricorso in appello contro la decisione di non-convalidare, come la Corte Suprema ha chiaramente confermato, i verdetti dei tribunali del lavoro nei primi 18 (per un totale di 29) casi. I lavoratori sono stati dichiarati in esubero poiché sono diventati membri di un sindacato, così gli esuberi sono abusivi e violano la legge Turca. La Corte perciò ha ordinato alla compagnia di riassumere i lavoratori dichiarati in esubero.
La Desa deve rapidamente contattare il sindacato turco in relazione alla comune messa in pratica dei verdetti che riguardano la riassunzione dei lavoratori in esubero. Deve altresì riconoscere Deri-Is come rappresentativo dei suoi aderenti all’interno dell’azienda.
Sindacato Deri-Is
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