[Bsf] I: Comunicato sui risultati delle elezioni
Cristian Bodei
cristianbodei a yahoo.it
Sab 20 Giu 2009 15:00:27 CEST
Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza - per il Comunismo (CARC)
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e-mail: resistenza a carc.it – sito: www.carc.it
Direzione Nazionale
Comunicato DN del 19.06.2009
La fase acuta in cui è entrata la crisi economica accresce la crisi politica e l’instabilità dei regimi borghesi!
Osare lottare, osare vincere!
I padroni senza lavoratori non possono fare niente, i lavoratori senza padroni possono fare tutto e meglio!
Il comunismo è il nostro futuro!
I risultati delle elezioni europee mettono in luce alcuni aspetti importanti della situazione politica del nostro paese (come anche degli altri paesi europei). Per individuarli, prima di tutto analizziamo l’andamento del voto.
In Italia alle elezioni europee ha votato il 66,46% degli elettori (circa 32,6 milioni su 50 milioni), considerando che le schede bianche e nulle sono state circa 2 milioni (il 6,4%) risulta che i voti validi sono stati circa 30,6 milioni. Alle politiche del 2008 aveva votato l’80,5% degli elettori (circa 38 milioni di voti, con circa 1,4 milioni di schede bianche e nulle), alle europee del 2004 il 73,1%. Quindi è cresciuto molto il numero degli astenuti: nel nostro paese rispetto al 2008 gli astenuti sono stati 5,4 milioni (il 15%) in più. Negli altri paesi europei le percentuali di astenuti sono state ancora più alte: in Spagna il 54%, in Germania il 57,8%, in Francia il 59,52%, in Gran Bretagna il 65,5%, nella Repubblica Ceca il 71,6%, in Romania il 72,79% e in Slovacchia addirittura l’80%!
Come si sono distribuiti i voti?
Lo schieramento della destra reazionaria
Il raggruppamento di Berlusconi (il Popolo delle libertà “padronali”) ha raccolto 10.778.000 voti (il 35,3%) perdendone circa 3 milioni rispetto alle politiche del 2008 (quando aveva ottenuto il 37,4% e 13.628.000 voti). Anche tenendo conto del calo dell’affluenza la perdita è comunque secca: almeno 1 milione di voti.
La Lega Nordha avuto 3.124.000 voti (il 10,2%), guadagnando 100.000 voti rispetto al 2008 (3.024.000, l’8,3%). Tenendo conto del calo dell’affluenza ne ha guadagnati circa 500.000.
I vari schieramenti della destra fascista e parafascista raccolgono circa 1 milioni di voti (il 3,7%) così suddiviso: La Destra-MPA -Pensionati: 680.000 voti (2,2%), Fiamma Tricolore: 243.000 (0,8%); nel 2008 La Destra assieme alla Fiamma aveva avuto 885.000 voti, il 2,4%. Forza Nuova ha avuto 146.000 voti (0,5%), nel 2008 aveva preso 108.000 voti (0,3%). Quindi mantengono sostanzialmente i voti del 2008 (con un aumento in termine di percentuale dovuto al calo dell’affluenza).
Quindi lo schieramento della destra reazionaria in campo elettorale complessivamente non solo non avanza ma perde terreno; al suo interno c’è un avanzamento della Lega che consolida il salto registrato nel 2008, quando era passata da 1,7 milioni di voti del 2006 a 3 milioni di voti.
Lo schieramento della destra moderata
In questo schieramento possiamo inserire il PD, l’UDC, la Lista Pannella-Bonino e IdV.
Il PD ha preso 7.989.000 voti (il 26,1%), nel 2008 ne aveva avuti 12.092.000 (il 33,2%). Una perdita in termini assoluti di circa 4 milioni di voti, tenendo conto dell’affluenza c’è comunque una perdita di circa 2,5 milioni di voti.
IdV ha preso 2.441.000 voti (7,98%), nel 2008 ne aveva avuti 1.593.000 (il 4,4%). Ha guadagnato circa 900.000 voti, tenendo conto dell’affluenza si può stimare che ha guadagnato circa un milione di voti.
UDC ha preso 1.993.000 voti (6,5%), nel 2008 ne aveva avuti 2.050.000 (il 5,6%). Un leggero calo di voti in termini assoluti e un leggero aumento (circa 250.000) tenendo conto dell’affluenza.
La Lista Pannella-Boninoha preso 740.000 voti (2,4%), nel 2008 si erano presentati nel PD, mentre nel 2006 aveva ottenuto 990.000 voti (il 2,6%).
In questo schieramento perde nettamente il PD che subisce una disfatta generale, a partire dalle ex zone rosse. Guadagna l’IdV di Di Pietro che ha portato avanti, almeno a livello mediatico, una linea più decisa di “opposizione” a Berlusconi e ha raccolto tra gli scontenti e i delusi della destra e della sinistra borghese (con una campagna elettorale di attacco e candidando da De Magistris, a Schultze degli Umanisti e perfino Maurizio Zipponi, ex leader della FIOM, che è saltato, nel giro di qualche mese, dal PRC sul carro di Vendola prima e infine su quello di Di Pietro).
Lo schieramento della sinistra borghese
Nel 2008 c’era stato il tracollo: PRC, PdCI e Verdi insieme nella Sinistra l’Arcobaleno avevano preso 1.124.000 voti (il 3,1%), mentre solo due anni prima (politiche del 2006) PRC e PdCI avevano avuto in totale 4.100.000 voti (il 10,2%), senza considerare i voti di Mussi & C. che erano nell’Ulivo e dei Verdi. In questa tornata elettorale hanno avuto un parziale recupero, ottenendo 2 milioni di voti tra la lista PRC-PdCI che ha avuto 1.035.000 voti (il 3,4%) e Sinistra e Libertà che ha ottenuto 952.000 voti (il 3,1%).
Le formazioni che provengono dalla sinistra borghese e si dichiarano anticapitaliste
A questo schieramento appartengono i piccoli partiti che si sono staccati dalla sinistra borghese (fuoriusciti dal PRC) come PCL, SC, PdAC. Alle europee si è presentato solo il PCL. SC voleva fare una lista comune con il PRC-PdCI ma il progetto si è subito arenato e si è presentata solo ad alcune amministrative. Il PdAC ha scelto di presentarsi solo alle amministrative. Queste formazioni, che “sono più un aspetto della disgregazione della sinistra borghese che un aspetto del nuovo che avanza” secondo la definizione che ne dà il (n)PCI nel suo comunicato sull’esito delle elezioni del 09.06.09, insistono sulla linea di presentarsi da soli alle tornate elettorale. Il PCL, presente in tutti i collegi tranne quelli del Sud e delle Isole, ha avuto 166.000 voti (0,5%), nel 2008 aveva avuto a livello nazionale 208.000 voti (0,6%).
L’andamento del voto alle europee è grossomodo in linea con quello degli altri paesi dell’Unione Europea e con quello delle elezioni amministrative che si sono svolte, contemporaneamente a quelle europee, in 62 province e in 4.281 comuni, di cui 30 capoluogo. Guardiamo come è andata in alcune delle principali città.
Elezioni provinciali di Torino. Votanti 68% (politiche 2008: 80%), schede bianche e nulle: 8%. Il candidato presidente della destra moderata (PD) e parte della sinistra borghese (Verdi, Sinistra per Torino) ha avuto 512.000 voti (44%). In questo schieramento IdV ha avuto 92.000 voti (8,8%). Alle elezioni politiche del 2008 la coalizione PD e IdV aveva invece preso complessivamente 589.000 voti (42%), di cui 83.000 (6%) di IdV.
La coalizione della destra reazionaria (Pdl, Lega, La Destra, ecc.) ha avuto 479.000 voti (41%). La Lega Nord ha preso 118.000 voti (11%). Alle elezioni politiche (Camera) del 2008 aveva avuto complessivamente 572.000 (41%), di cui 120.000 (8,6%) della Lega.
Per quanto riguarda la sinistra borghese il PdCI ha avuto 21.000 (1,8%), il PRC ha avuto 21.000 voti (1,8%), Sinistra per la provincia di Torino (Sinistra e Libertà) e i Verdi, che facevano parte della coalizione del PD, hanno avuto complessivamente 32.000 voti (3%). In tutto, quindi, la sinistra borghese ha raccolto 74.000 voti (6,6%). Alle politiche del 2008 l’Arcobaleno ne aveva avuti 57.000 voti (4,1%).
Il PCL ha avuto 5.000 voti (0,43%), alle politiche del 2008 aveva preso 10.000 voti (0,73%). Sinistra Critica ha preso 4.200 voti (0,65%), nel 2008 ne aveva 9.100 voti (0,65%).
Elezioni provinciali di Milano.Votanti 69% (politiche 2008: 85%), schede bianche e nulle: 4%. La coalizione del Pdl ha avuto 790.000 voti (48,8%), la Lega Nord 220.000 (15%). Alle elezioni politiche del 2008 la coalizione Pdl-Lega aveva preso complessivamente 984.000 voti (50,7%), di cui 285.000 (14,6%) della Lega.
La coalizione della destra moderata e parte della sinistra borghese (Verdi, Sinistra per Milano) ha avuto 627.000 voti (38,8%). All’interno della coalizione IdV ha avuto 100.000 voti (7%). Alle elezioni politiche del 2008 la coalizione PD e IdV aveva invece preso complessivamente 711.000 voti (36,6%), di cui 91.000 (4,7%) di IdV.
Per quanto riguarda la sinistra borghese la coalizione che ha sostenuto Gatti come presidente, composta dal PRC, PdCI, Lista Un’altra provincia ha avuto 58.000 voti (3,6%). I Verdi e Sinistra per la provincia di Milano (Sinistra e Libertà) facevano parte della coalizione della destra moderata e hanno raccolto in tutto 48.000 voti (3,3%).
La sinistra borghese ha avuto quindi complessivamente 106.000 voti (6,9%). Nel 2008 l’Arcobaleno aveva avuto 72.000 voti (3,7%).
Il PCL ha avuto 6.200 voti (0,4%), alle politiche del 2008 ne aveva raccolti 9.800 voti (0,5%). Sinistra Critica ha preso 6.300 voti (0,4%), alle politiche del 2008 9.400 (0,5%).
Elezioni provinciali di Napoli. Votanti 60% (politiche 2008: 73,6%), schede bianche e nulle: 7,6%. La coalizione delle destra reazionaria ha avuto 809.000 voti (58%), alle politiche del 2008 il centro-destra ne aveva raccolti 881.000 (51%).
La destra moderata e parte della sinistra borghese (Sinistra e Libertà) ha preso 488.000 voti (35%), di cui 100.000 di IdV (7,4%). Lo scorso anno, la coalizione PD e IdV prese 601.000 voti (35%), di cui 86.000 IdV (5%).
Per quanto riguarda la sinistra borghese, la coalizione PRC-PdCI, Lista locale – diritti @ sinistra ha preso 44.700 voti (3,2%). Sinistra e Libertà, che faceva parte della coalizione della destra moderata, ha avuto 58.000 voti (4,3%). In totale, quindi, la sinistra borghese ha avuto 102.000 voti (7,5%). Nel 2008 l’Arcobaleno ne aveva avuti 52.000 (3%).
Il Partito Comunista marxista-leninista ha avuto 7.900 voti (0,56%), nel 2008 ha partecipato alle elezioni per il Senato prendendo 3.800 voti.
Il PCL ha raccolto 3.200 voti (0,22%), nel 2008 6.600 (0,38%). Sinistra Critica ha preso 2.700 voti (0,20%), lo scorso anno 6.100 (0,35%).
La Lista Comunista- per il Blocco Popolare ha avuto 1.505 voti (0,10%).
Nelle elezioni amministrative abbiamo assistito al fiorire di liste comuniste (es. a Napoli erano presenti ben 5 liste con la falce e martello), civiche, popolari che sono espressione della volontà di organizzarsi autonomamente dai partiti e dagli schieramenti borghesi, ma anche di un non adeguato sviluppo della politica da fronte comune.
Quello che emerge dai risultati delle elezioni è che il rapporto tra le masse popolari e le attuali forze politiche borghesi si va sgretolando. Cresce il numero degli astenuti. La destra borghese, vecchia e nuova, prevale nettamente sulla sinistra borghese, però perde anch’essa seguito e consensi. Al suo interno crescono da una parte le forze che sostengono apertamente la mobilitazione reazionaria, in particolare la Lega promotrice della caccia agli immigrati, delle ronde razziste e del ricorso al protezionismo economico come via per far fronte alla crisi; dall’altra forze come l’IdV che hanno condotto un’opposizione più netta e decisa al governo “fascista, razzista e piduista” della banda Berlusconi. La sinistra borghese ha recuperato solo una piccola parte dei voti che aveva perso ma è ancora più frammentata, le forze che si sono distaccate dalla sinistra borghese e che si dichiarano anticapitaliste non raccolgono grossi consensi,
mantengono grossomodo la stessa quantità di voti. In sostanza cresce la crisi politica e l’instabilità del regime borghese, in Italia come nel resto dei paesi europei!
La crisi generale del capitalismo entrata nella fase acuta e terminale ha determinato una situazione nuova e d’emergenza, servono delle soluzioni per farvi fronte,non si può andare avanti come prima. La destra reazionaria propone e indica alle masse una via d’uscita, è una via di guerra e di sopraffazione di una parte delle masse contro altre (mobilitazione reazionaria), ma è una via realistica. E’ per questo che prevale sia sulla destra moderata sia sulla sinistra borghese, per questo raccoglie i voti anche di una parte dei lavoratori e delle masse. La destra moderata ha un programma che è la versione sbiadita, meno sfacciata e arrogante di quello della destra reazionaria; in campagna elettorale il PD ha agitato un solo obiettivo, quello di “contenere Berlusconi”, però nemmeno quando compie attività di denuncia dice pane al pane e vino al vino, quindi come opposizione non è convincente. Agli occhi dei grandi elettori il PD conserva
probabilmente un’unica freccia al suo arco rispetto a Berlusconi: non ha la magagna del conflitto d’interessi (l’uso del potere politico a vantaggio del proprio gruppo d’affari).
La sinistra borghese non ha un progetto alternativo a quello della destra borghese, ha messo nel cassetto l’anticomunismo di Bertinotti & C. (“gli errori e gli orrori del comunismo”), denuncia, rivendica, si oppone con un briciolo di vigore in più rispetto a prima: in questo modo ha recuperato un po’ dei voti persi. Però rivendicare, denunciare, opporsi se non serve a rafforzare la mobilitazione e l’organizzazione popolare, se non è finalizzato ad aprire la strada alla lotta per fare dell’Italia un nuovo paese socialista, cioè all’unica via d’uscita dalla crisi positiva, realistica e alternativa a quella della destra, significa ballare alla musica suonata dalla destra, significa restare in una posizione subordinata alla destra. Dove può portare una linea del genere se non a nuove sconfitte, alla demoralizzazione o alla rabbia impotente? Qual è il risultato di una linea del genere se non quello di aprire ancora di più la strada alla
destra? Se si resta nell’orizzonte del capitalismo e delle sue regole, il coltello dalla parte del manico ce l’ha in mano la destra, perché nella fase acuta in cui è entrata la crisi padroni, banchieri, speculatori e affaristi hanno un solo modo per continuare a fare profitti: togliere ancora di più alle masse, fare le scarpe ai loro concorrenti, conquistarsi un ruolo di primo piano negli affari mondiali, nella spartizione dei profitti estorti ai lavoratori e ai popoli oppressi.
Le formazioni anticapitaliste sono un passo avanti rispetto alla sinistra borghese: sono per la difesa senza se e senza ma degli interessi delle masse popolari, sono contro il capitalismo e agitano l’obiettivo di una “alternativa anticapitalista”. Però non dicono chiaramente qual è questa alternativa, non dicono che l’unica alternativa al capitalismo è il socialismo né, soprattutto, indicano come arrivarci, cosa bisogna fare adesso, quali sono i compiti della fase. Il risultato è che avanzano delle rivendicazioni più radicali rispetto alla sinistra borghese, chiedono di più di quello che chiede la sinistra borghese, ma non vanno oltre. E ogni lavoratore sa per esperienza diretta che un conto è limitarsi a chiedere, un conto è lottare per imporre al padrone condizioni lavorative e salariali migliori, un’altra cosa è lottare per togliere al padrone la direzione dell’azienda (e della società intera) e prenderla nelle proprie mani:
finché il padrone resta padrone niente e nessuno ci garantisce che tenga aperta un’azienda se non fa buoni affari, che non delocalizzi in paesi se può sfruttare manodopera a buon mercato, che non si rimangi anche quello che gli avevamo strappato!
Molti compagni con la bandiera rossa nel cuore sono preoccupati e oppressi dall’avanzare della mobilitazione reazionaria e dal fatto che i suoi promotori raccolgano seguito e consenso tra le masse. Compagni, oggi come ierila borghesia per far fronte alla crisi generale del suo sistema è costretta a ricorre alla mobilitazione reazionaria delle masse (sono le masse a fare la storia!), ma essa costituisce non un punto di forza, ma di debolezza della borghesia. Le prese di posizione da parte di vari gruppi borghesi, dal Vaticano alla Confindustria, contro la legalizzazione delle ronde mostrano quante resistenze ci sono all’interno della borghesia a imboccare con decisione la strada della mobilitazione reazionaria. Perché la mobilitazione reazionaria come risposta immediata alimenta anche la mobilitazione rivoluzionaria: contro le ronde razziste e fasciste sono sorte le ronde proletarie, contro le persecuzioni e le vessazioni che colpiscono gli
immigrati si è sviluppata la mobilitazione e l’organizzazione degli immigrati stessi. Perché quando le masse sono mobilitate gli esiti per la borghesia sono incerti e pericolosi: con la mobilitazione reazionaria la borghesia gioca con il fuoco! La lezione della Resistenza brucia ancora: dall’avventura fascista la borghesia è uscita malconcia, ha rischiato di perdere tutto, le masse si sono rivoltate contro chi le aveva armate e mandate a combattere contro i popoli di altri paesi garantendo che così sarebbero uscite dalla fame e dalla miseria, l’Italia non è mai stata così vicina a diventare un paese socialista come dopo la vittoria della Resistenza antifascista. Possiamo contrastare la mobilitazione reazionaria, ma solo sviluppando la mobilitazione rivoluzionaria. Riprendendo l’esempio delle ronde, la questione non è, come fa Ferrero, di chiedere a un governo di fascisti, razzisti, mafiosi, clericali e avventurieri “di toglierle dal ddl
perché sono una riedizione in peggio delle squadracce fasciste”, ma di moltiplicare le ronde proletarie, di rafforzare e sviluppare la loro azione per difendere il nostro territorio e imporre servizi e condizioni civili di vita: contro le ronde fasciste e razziste, ma anche contro il taglio dei servizi, la speculazione edilizia, le carenze nella manutenzione, la mancanza di condizioni di igiene e sicurezza sul lavoro, l’inquinamento, il carovita, lo spaccio, lo sfruttamento della prostituzione e tutto ciò che rende degradati, insicuri e invivibili i quartieri popolari delle nostre città. In questo modo trascineremo anche quella parte di lavoratori insofferenti della situazione dei loro quartieri che oggi vengono arruolati nelle ronde razziste e fasciste nella lotta contro i reali responsabili del degrado, della violenza e dell’insicurezza,contro la borghesia, il clero, le autorità e l’ordinamento sociale che essi impongono. Solo così
costringeremo la borghesia a fare marcia indietro e, se invece andrà più a fondo, avremo maggiori forze per combatterla e vincerla. Tra le masse popolari la rassegnazione, l’indifferenza, la sfiducia, il razzismo sono il risultato della debolezza del movimento comunista e dello stato di asservimento della sinistra borghese ai padroni e al Vaticano, sono il frutto della mancanza di comunisti capaci di sfruttare i punti deboli del regime e di usare ogni lotta e conquista per portare a un livello superiore la lotta contro la borghesia e le sue autorità e per instaurare il socialismo: la mobilitazione reazionaria si afferma solo là dove è assente la mobilitazione rivoluzionaria.
I risultati delle elezioni confermano che l’aumento della disoccupazione, della miseria, dell’insicurezza e della precarietà che la crisi porta con sé non si traducono automaticamente in lotta contro i padroni, il Vaticano, i ricchi e il loro sistema, in lotta per instaurare il socialismo. Il malcontento, l’insofferenza, l’indignazione per lo stato di cose presenti non si traducono automaticamente in mobilitazione rivoluzionaria. Detto in altre parole confermano che il capitalismo non crolla da sé, ma va abbattuto, che la rivoluzione non scoppia, ma va costruita, organizzata e preparata. Consideriamo il fatto che nella maggior parte dei paesi europei la metà o addirittura il grosso della popolazione non è andato a votare. L’astensionismo è sicuramente mancanza di fiducia e distacco dalle forze politiche e dalle istituzioni borghesi: questo è l’aspetto positivo. Ma è anche, a seconda dei casi, emarginazione, indifferenza, sfiducia,
rassegnazione. Di per sé non sposta il rapporto di forze tra le masse e la borghesia. La sfiducia nelle forze borghesi è un aspetto importante, ma può diventare la forza capace di spazzare via il capitalismo solo se i comunisti sanno trasformarlo in mobilitazione e organizzazione contro la borghesia e il suo sistema per instaurare una società diretta e organizzata da e per i lavoratori. Per la mobilitazione rivoluzionaria delle masse popolari occorre un progetto di società alternativo a quello capitalista, il socialismo, occorre che esso diventi l’obiettivo politico della parte più attiva, generosa e combattiva degli operai e del resto delle masse popolari, occorre un’organizzazione che lo persegua con continuità, con forza e determinazione. E’ questo il compito dei comunisti, è questo l’opera che solo i comunisti che sono e fanno i comunisti possono compiere.
La crisi o la subiamo o ne approfittiamo per instaurare il socialismo. La borghesia imperialista e il Vaticano vorrebbero che noi subissimo per dare modo a loro di approfittarne, di guadagnarci, di ricavare ricchezza e potere. Noi comunisti dobbiamo mobilitare e organizzare i lavoratori, gli studenti, i pensionati, le casalinghe, i disoccupati ad approfittare della crisi generale per togliere la direzione della nostra vita dalle mani di chi la sta distruggendo, di chi si arricchisce e considera normale arricchirsi sacrificando e calpestando il benessere, la salute, la sopravvivenza delle masse.
Sono le masse che fanno la storia, sono i lavoratori che fanno funzionare e producono quello che serve per vivere, non i padroni! E’ dalle masse popolari che dipende in che direzione cambierà il mondo, è da noi comunisti che dipende che direzione prenderà la mobilitazione delle masse popolari: il mondo sta cambiando, noi dobbiamo diventare coscienti, determinati e audaci trasformatori del mondo, della mobilitazione e dell’organizzazione delle masse popolari per trasformare il mondo secondo i loro interessi e le loro aspirazioni!
Mobilitare e organizzare le masse a 360 gradi, imparare a farlo sempre meglio, imparare a usare le nostre forze, per quanto piccole oggi siano, per farlo sempre di più e sempre meglio, conducendo ogni battaglia in modo da accumulare forze e creare condizioni per condurre la battaglia successiva a un livello superiore, mettendo e insegnando a mettere in primo piano in ogni campo l’incompatibilità tra gli interessi delle masse popolari e quelli dei padroni, del Vaticano e dei ricchi. Mobilitare e organizzare le masse popolari: in questo modo l’essere comunisti smette di essere una sorta di identità culturale da coltivare nel giro di quelli che la pensano come noi e diventa aprire e costruire passo dopo passo la via d’uscita dalla miseria, dalla criminalità, dalla guerra, dalla devastazione dell’ambiente verso cui la borghesia, il clero, i ricchi e le loro autorità ci stanno infognando, la via al progresso e a una vera civiltà!
E’ vero che per instaurare il socialismo occorre un vasto tessuto di organizzazioni di massa anticapitaliste raccolte attorno al partito comunista, cioè occorre un movimento comunista sviluppato. E questo oggi non c’è ancora. Le rivendicazioni delle organizzazioni operaie e popolari sono ancora lontane dal sintetizzarsi nell'instaurazione del socialismo. Le organizzazioni operaie e popolari esistenti non vogliono instaurare il socialismo, ma avanzano principalmente rivendicazioni di carattere economico. E’ altrettanto vero però che né il governo Berlusconi né qualsiasi altro governo formato o sostenuto dal Vaticano, dalla Confindustria e dalle altre organizzazioni padronali, dalle organizzazioni della criminalità organizzata, dagli imperialisti USA o europei, dai gruppi sionisti darà mai quello che chiedono le organizzazioni operaie e popolari, né farà mai quello che esse ritengono necessario. L’unica allora è che le organizzazioni
operaie e popolari costituiscano un loro governo d’emergenza, formato dai loro esponenti e che abbia come programma le misure indispensabili per far fronte alla crisi, un governo di Blocco Popolare. E’ in questa direzione che i comunisti devono spingere le organizzazioni operaie e popolari, quelle esistenti e le nuove che nasceranno e di cui dobbiamo promuovere la nascita. Se realmente lottano per ottenere gli obiettivi che rivendicano, le organizzazioni operaie e popolari devono porre alla testa di tutte le loro rivendicazioni e lotte la costituzione di un loro governo!
Per questo il nostro Partito ha partecipato alla campagna elettorale per le elezioni amministrative ed europee con i seguenti obiettivi:
- rafforzare la mobilitazione e l’organizzazione popolarecontro la crisi dei padroni e del loro sistema e per cacciare la teppaglia di razzisti, fascisti, speculatori, criminali e guerrafondai che è al governo e sta mandando in rovina i lavoratori e le loro famiglie;
- sviluppare l’unità e il coordinamentodi tutte le forze decise a non pagare la crisi dei padroni e che aspirano a un altro mondo possibile;
- alimentare nelle organizzazioni operaie e popolari la volontà di formare un loro governo d’emergenza, un governo di Blocco Popolare, che adotti le misure necessarie ad evitare almeno gli effetti più disastrosi della crisi: le misure che le stesse organizzazioni operaie e popolari già oggi rivendicano e che loro possono attuare, mentre la banda Berlusconi e qualsiasi altro governo borghese no;
- far crescere tra le masse popolari la fiducia che uscire definitivamente dalla crisi è possibile, però dobbiamo farla finita con i padroni, i ricchi, il Vaticano e le loro autorità, dobbiamo prendere nelle nostre mani la direzione del paese e riorganizzare le attività economiche in modo che le aziende non producano più profitti ma beni e servizi che servono alle masse popolari e al loro benessere: dobbiamo instaurare il socialismo.
Tiriamo un primo bilancio dei risultati che abbiamo ottenuto.Partiamo anche noi dai voti, che di regola sono la prima cosa che si guarda per capire come è andata la partecipazione alla campagna elettorale.
LaLista BloccoPopolare alle comunali di Agliana(PT) ha avuto170 voti (1,77%), alle comunali di Cecina (LI) 58 voti al candidato sindaco e 54 voti alla lista (0,3%).
La Lista Comunistaper il Blocco Popolarealle comunali di Abbadia S. Salvatore (SI) ha avuto 95 voti (2,31%), alle provinciali di Latina 631 voti (0,2%), alle provinciali di Napoli 1.503 voti alla candidata presidente e 1.416 voti alla lista (0,1%).
Sono numeri insignificanti? Certamente sì se consideriamo i voti come un mezzo per avere dei consiglieri eletti oppure se li paragoniamo al totale dei votanti e ai voti ottenuti dai partiti borghesi di destra e di sinistra o anche da quelli che si dichiarano anticapitalisti. Consideriamo però due questioni.
Primo: il vero risultato di una nostra campagna elettorale per noi non è quanti voti otteniamo, ma quanto spostamento determiniamo nell'opinione delle masse popolari, quanti legami creiamo, quanta organizzazione creiamo, quanto scompiglio creiamo nel campo della borghesia imperialista. E’ questo che cambia le carte in tavola rispetto al “normale” corso delle cose per cui la borghesia indice periodicamente le elezioni e mette in scena il suo teatrino. Quindi il voto per noi è sia uno strumento per raggiungere questo risultato sia un segnale della misura in cui l'abbiamo raggiunto.
Secondo: il voto ai comunisti non è un “voto d’opinione”, perché oggi come oggi l’opinione corrente è determinata dalla capillare opera anticomunista che la borghesia conduce contro tutto quello che sa di comunismo, di collettivo, di protagonismo popolare, di organizzazione autonoma dalla borghesia, dal clero e dalle loro autorità: basta pensare anche solo al fatto che nelle tendopoli in Abruzzo la Protezione Civile ha persino vietato di fare assemblee e distribuire volantini! Non è neanche un voto dato per abitudine o per tornaconto personale. In sostanza il numero di voti che i comunisti raccolgono è strettamente legato alla loro forza organizzativa.
Se li leggiamo e valutiamo alla luce di questo, i voti che abbiamo raccolto sono tutt’altro che insignificanti.
Per la prima volta siamo riusciti a costruire e a raccogliere le firme necessarie per presentare Liste Blocco Popolare, cioè liste formate non solo da comunisti, ma anche da membri di comitati di lotta, antifascisti, sinceri democratici, ecc. Alla Lista Blocco Popolare di Agliana (PT) hanno partecipato giovani antifascisti della Brigata Adelmo Santini, alcuni compagni del Presidio permanente contro la riapertura dell’inceneritore di Montale, cittadini che non hanno mai fatto politica e un’ex consigliera del PRC che si è dimessa dopo che il PRC ha fatto in provincia un accordo elettorale con il PD. Alla Lista Blocco Popolare di Cecina (LI)hanno partecipato lavoratrici, precarie e casalinghe che negli anni scorsi hanno preso parte alla lotta per la messa in sicurezza della scuola Guerrazzi e la difesa del diritto all’istruzione, alcuni ferrovieri mobilitati per la sicurezza sul posto di lavoro, per la difesa del CCNL e dei diritti sindacali,
ambientalisti impegnati contro le grandi opere di speculazione e devastazione, per la difesa del territorio e uno sviluppo sostenibile, operai che aspirano a una vita dignitosa per sé e per i loro figli.
L’intervento nella campagna elettorale ha permesso di organizzare, mobilitare e formare alcuni dei lavoratori e degli organismi con cui siamo già in contatto (le LBP sono l’esempio più evidente) e di rafforzare i rapporti con altri (ad esempio con i comitati ambientalisti di Abbadia, che grazie alla nostra irruzione hanno preso le distanze dalla destra e si sono avvicinati a noi); di allacciare nuovi rapporti (ad esempio con la Lista per il Bene Comune che abbiamo sostenuto nella lotta contro l’estromissione dalla campagna elettorale e con la Lista degli Impotenti Esistenziali di Napoli); di portare avanti la lotta contro il settarismo e l’elettoralismo del PdAC, PCL e Sinistra Critica che aveva portato queste forze a costruire liste da sole mettendo avanti gli interessi di bottega anziché la costruzione di un fronte unito di lotta anche in campo elettorale; di propagandare ad ampio raggio la necessità di costruire il Governo di Blocco
Popolare per far fronte agli effetti più devastanti della crisi e avanzare nella lotta per il socialismo; di rafforzare le lotte per la difesa dell’ambiente e del lavoro (contro la costruzione delle centrale Turbogas ad Aprilia, contro lo smantellamento industriale nella provincia di Pistoia, contro i rifiuti e in sostegno dei lavoratori della RECAM e dei disoccupati a Napoli); di rafforzare la lotta in difesa della sicurezza nelle scuole e sui posti di lavoro (ad esempio a Cecina dove è stata messa in primo piano la lotta contro il disfacimento di una scuola pubblica e dove era candidato sindaco un nostro compagno colpito a più riprese da misure punitive e repressive per la lotta che conduce per la sicurezza nelle ferrovie); di rafforzare la lotta antifascista (con la denuncia sistematica del ruolo e della presenza di liste fasciste, gli appelli a far dichiarare Agliana e Cecina comuni antifascisti) e la lotta contro la repressione (a Napoli dove
abbiamo usato la campagna elettorale per denunciare i tentativi di criminalizzazione degli antifascisti che il primo maggio a Quarto sono scesi in strada per impedire un comizio di Storace).
Dal punto di vista organizzativo abbiamo già raccolto i primi frutti. Ad Agliana attraverso la campagna elettorale due compagni hanno deciso di entrare nel nostro Partito; a Cecina stiamo costruendo un Comitato Popolare di Controllo delle Autorità e della Pubblica Amministrazione con le mamme che si sono unite alla LBP; a Priverno (LT) in giovane immigrato ha iniziato a collaborare con noi. A Napoli si sono rafforzati i rapporti con il Sindacato Lavoratori in Lotta-per il sindacato di classe e la Lista per il Bene Comune ci ha proposto di intraprendere un percorso unitario di lotta; ad Abbadia siamo ormai un punto di riferimento nella vita politica del paese.
I voti raccolti sono frutto del lavoro svolto da un numero ridotto di compagni del P.CARC: uno ad Agliana, due a Cecina e Abbadia, tre a Latina (a Napoli invece il Partito ha un radicamento più sviluppato sul territorio), con limitati mezzi a disposizione e in zone dove, ad eccezione di Napoli e nei paesi di Priverno e Roccasecca dei Volsci in provincia di Latina, non si era mai fatto irruzione durante le elezioni. Quindi il numero dei voti raccolti in rapporto ai membri del partito e voti raccolti è molto alto. E’ la conferma che il problema principale, quello da cui bisogna partire non è che la destra è forte e raccoglie seguito anche tra i lavoratori, ma che dobbiamo imparare a usare bene, in modo mirato ed efficace, le nostre forze! Quando lo facciamo e nella misura in cui siamo decisi e impariamo a farlo, le cose cambiano.
I voti dati alle LBP e alle LC-BP costituiscono una precisa scelta di campo, una precisa volontà di farla finita con il sistema capitalista e lavorare alla costruzione dell’Italia socialista. Il sostegno attivo raccolto, la simpatia che l’irruzione ci ha permesso di conquistare tra le masse popolari e lo spostamento a sinistra che la nostra azione ha prodotto testimoniano l’importanza della partecipazione dei comunisti, che fanno i comunisti, nel teatrino elettorale. L’analisi dei risultati delle elezioni e il clima politico che si è determinato dove abbiamo fatto irruzione lo dimostrano. La nostra presenza alimenta la volontà di riscossa e sposta a sinistra tutto l’asse politico. Un esempio: alle provinciali di Latina la sinistra borghese ha preso 17.400 voti (Sinistra Unita 4.300, PRC-PdCI 7.800, Provincia Futura 5.300), l’8 % e il PdAC 1780 (0,6%). Nel 2008 la Sinistra Arcobaleno aveva avuto 7.100 voti (2%), il PdAC 660 (0,2%),
Sinistra critica 1.300 (0,4%) e il PCL 1400 (0,4%): sommandoli tutti si arrivava al 3%, contro l’8 e passa per cento attuali.
Partiamo da queste esperienze per dare forza alla proposta di fare ampie coalizioni elettorali popolari di solidarietà e lotta! Avanti nell’usare anche il terreno elettorale per promuovere e sostenere la difesa senza se e senza ma degli interessi dei lavoratori e delle masse popolari, per rafforzare la lotta contro la borghesia e il suo marcio sistema e per costruire un nuovo ordinamento economico e sociale, per creare le condizioni dell’instaurazione di un governo di Blocco Popolare che faccia fronte agli effetti più devastanti della crisi generale del sistema capitalista e avanzare verso l’instaurazione del socialismo!
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