[Bsf] I: Persecuzione dei comunisti: cosa farā il giudice D'Addea di Milano?
Cristian Bodei
cristianbodei a yahoo.it
Mar 30 Giu 2009 23:30:12 CEST
Associazione Solidarietā Proletaria (ASP)
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e-mail: resistenza a carc.it – sito: www.carc.it
Direzione Nazionale
Comunicato del 29.06.2009
COSA FARA’ IL GIUDICE D’ADDEA DEL TRIBUNALE DI MILANO:
SI SCHIERERA’ DALLA PARTE DELLA DESTRA REAZIONARIA ED EVERSIVA O EMETTERA’ L’ASSOLUZIONE?
NO ALL’ISTITUZIONE DI NUOVI TRIBUNALI SPECIALI!
NO ALLA PERSECUZIONE DEI COMUNISTI!
Oggi nel Tribunale di Milano si è tenuta la prima udienza del processo contro Enrico Levoni, uscito dalla “carovana” del (n)PCI in seguito alla Terza Lotta Ideologica Attiva e adesso militante dell’Unione dei Collettivi Comunisti. Questo procedimento giudiziario si inquadra nella ventennale persecuzione politica condotta dai “poteri forti” contro la “carovana” del (n)PCI. Il procedimento contro Enrico proviene infatti dall’Ottavo Procedimento Giudiziario per “associazione sovversiva con finalità di terrorismo” (270 bis) montato nel 2003 dal PM Giovagnoli di Bologna (ormai noto come “novello Torquemada” per l’alto numero di inchieste aperte per “terrorismo” contro studenti, immigrati, lavoratori e spesso finite con non luoghi a procedere) contro la “carovana” del (nuovo)Partito comunista italiano e finito in un buco nell’acqua, grazie alla lotta condotta, il 1° luglio dello scorso anno. Nell’emettere il “non
luogo a procedere” il GUP Zaccariello di Bologna ha stralciato dall’OPG e inviato al Tribunale di Milano gli elementi d’accusa sollevati nel corso dell’udienza preliminare da Giovagnoli contro uno dei compagni indagati, Enrico appunto (allora membro della “carovana” del (n)PCI): il ritrovamento presso la sua abitazione di una carta identità intestata ad un compagno cha allora faceva parte del P-CARC e che oggi è membro dell’ASP (Marco Lenzoni) e di un vecchio timbro del tribunale di Modena. Il PM di Milano Boccassini, nota per il processo contro i compagni arrestati il 12 febbraio 2007 e condannati di recente a pene degne dei Tribunali Speciali del regime fascista, ha prontamente aperto un procedimento giudiziario usando questi “elementi scottanti”: da qui il processo di oggi.
Fuori dal Tribunale i compagni dell’ASP e del P-CARC, che indossavano le magliette “STOP GIOVAGNOLI! NO ALLA PERSECUZIONE DEL COMUNISTI!”, hanno tenuto un presidiocon bandiere rosse, canti di lotta, slogan, comizi, diffusione di volantini e un banchetto con il materiale di propaganda. Nel corso del presidio è stata fatta un’intensa denuncia del carattere politico e persecutorio del procedimento, è stato lanciato l’appello alla solidarietà ed è stata fatta propaganda sull’unica via d’uscita positiva per le masse popolari dalla crisi in cui ci hanno infognato i padroni: costruire un Governo di Blocco Popolare per avanzare nella lotta per fare dell’Italia un nuovo paese socialista. Ad un certo punto sono arrivati anche dei compagni dell’Unione dei Collettivi Comunisti che hanno esposto il loro striscione e diffuso il loro volantino.
Mentre fuori dal Tribunale si teneva il presidio, in aula ha avuto luogo l’udienza diretta dal giudice monocratico dott.essa D’Addea.Questa, dopo aver preso atto dell’assenza di Enrico (che successivamente però è arrivato), ha deciso di non rinviare il processo, poiché Marco Lenzoni era venuto da Massa perdendo una giornata di lavoro. Il PM, che rappresentava l’assente Boccassini, ha quindi iniziato ad interrogare Marco, convocato come parte offesa. La prima domanda è stata: “Quando ha sporto denuncia per lo smarrimento della sua carta d’identità?”. La risposta di Marco è stata: “Premetto che non mi considero parte offesa e confermo quanto dichiarato nell’interrogatorio che si è tenuto in merito a questa questione l’11 giugno 2008 presso gli uffici della Digos della Questura di Massa: la mia carta d’identità non è stata rubata, l’ho dimenticata al Centro Nazionale del P-CARC e mi sono reso conto di averla dimenticata
quando dovevo partire per la Turchia”. Il giudice D’Addea è allora intervenuto spiegando che il ruolo di “parte offesa” è solo ipotetico, che nessuno mette in dubbio le sue dichiarazioni e che sarà nel corso di questo processo che si verificherà come si sono svolti i fatti. Il PM ha allora ripreso ad interrogare Marco, chiedendogli: “Lei faceva parte dei CARC e frequentava il loro Centro Nazionale, chi sono i CARC?”. Il nostro compagno ha allora riposto: “Questa domanda non è attinente ai fatti, non rispondo”, sostenuto dai due compagni presenti in aula con la maglietta STOP GIOVAGNOLI. Il PM ha immediatamente risposto con fare arrogante e presuntuoso: “Si sbaglia, io posso fare queste domande!”. Il giudice D’Addea è allora intervenuto, interrompendo il PM e dicendo: “Questa domanda non è attinente ai fatti. Acquisisco il verbale dell’interrogatorio dell’11 giugno 2008 e concludo qui questo interrogatorio”. Mentre il
PM stizzito restava in silenzio, il giudice ha fissato l’udienza istruttoria e di conclusione al 14 gennaio 2010, comunicando che in quell’occasione sarà ascoltato, in qualità di testimone richiesto dalla difesa, Pablo Bonuccelli membro del P-CARC. Denunciamo con forza il tentativo del PM di mettere in difficoltà il nostro compagno Marco, violando la legge che regola gli interrogatori, per cercare di avvallare il procedimento in corso e far diventare il compagno Marco co-imputato. Questo tentativo rientra in un disegno persecutorio orchestrato dai “poteri forti” per condurre la persecuzione dei comunisti. Una carta d’identità dimenticata diventa una “prova”, chi l’ha persa e chi l’ha custodita diventano “colpevoli”!
L’esperienza accumulata dalla “carovana” del (n)PCI in vent’anni di lotta contro la repressione è preziosa per tutto il movimento comunista e progressista del nostro paese. E’ ricca di insegnamenti. Un processo di rottura è la trasformazione degli imputati in accusatori, la trasformazione di un processo contro i comunisti in un processo contro la borghesia. Per riuscire ad ottenere questo risultato è necessario combinare varie operazioni:
1.fare un’ampia denuncia pubblica del disegno persecutorio che si cela dietro al procedimento: con comunicati, manifesti, assemblee, presidi, irruzioni nel “teatrino della politica borghese”
2.promuovere la presa di posizione di organizzazioni politiche, sindacati, collettivi, comitati di lotta, lavoratori, studenti, casalinghe, immigrati (magari attraverso una petizione, come fatto dal P-CARC con l’appello “No alla persecuzione dei comunisti!”)
3.spingere a prendere posizione pubblica esponenti della politica borghese, intellettuali, magistrati e associazioni di magistrati progressiste
4. inaula, passare anche qui da accusati in accusatori, smascherando il disegno che si cela dietro al procedimento e chiamando al banco degli imputati la borghesia e i suoi lacché (sbirri, magistrati coinvolti, “specialisti”, spie, ecc.). Per raggiungere questo obiettivo bisogna convocare anche come testimoni i magistrati che in un modo o nell’altro hanno preso parte alla ventennale persecuzione della “carovana” del (n)PCI (ad esempio Mastelloni, Ionta, Giovagnoli, Zaccariello); i politici coinvolti (quelli che abbiamo scoperto fin qui) nella persecuzione (ad esempio Stefano Mogini e gli altri membri del “Gruppo bilaterale italo-francese sul terrorismo e le minacce gravi” costruito ad hoc per condurre la persecuzione della “carovana”: sul sito www.carc.it si trova anche il dossier che abbiamo realizzato in merito); i dirigenti delle Forze dell’Ordine che hanno diretto indagini, perquisizioni, arresti; le spie usate (Foglia e
Cancello). Questo è un utilizzo d’attacco dei testimoni! Questo è un vero processo di rottura.
In sintesi, un processo di rottura è un’operazione che si articola in vari passaggi e non soloin uno sparuto presidio (come sarebbe stato quello di oggi senza l’intervento del P-CARC e dell’ASP) preceduto da un comunicato inviato ai “pochi intimi”, qualche dichiarazione in aula da parte degli imputati e la testimonianza di persone informate dai fatti che però non servono a mettere in luce i mandanti e gli esecutori dell’operazione persecutoria. Pensiamo che, anche in questo campo, l’Unione dei Collettivi Comunisti stia facendo veloci e profondi passi indietro rispetto a quella che è la concezione vincente della “carovana” del (n)PCI, frutto dell’analisi del regime di controrivoluzione preventiva e del bilancio dell’esperienza accumulata in questo campo dal movimento comunista. Ci auguriamo che questa nostra critica contribuisca a fargli cambiare rotta e a fargli usare sul serio questo processo per rafforzare la lotta per fare
dell’Italia un nuovo paese socialista.
Lanciamo l’appello a tutti i comunisti, progressisti, sindacalisti, antifascisti, lavoratori, studenti, pensionati e immigrati a partecipare al presidio che terremo il 2 luglio davanti al Tribunale di Ancona(h. 9:00, corso Mazzini 95) in occasione del processo contro il Segretario Nazionale del P-CARC e il Presidente dell’Associazione Solidarietà Proletaria, accusati di aver diffamato il PM Paolo Giovagnoli di Bologna chiamandolo “novello Torquemada” e “giudice dal 270 bis facile”!
Usiamo anche la lotta contro la repressione per rafforzare la rinascita del movimento comunista!
Costruiamo un fronte unito contro la repressione!
Facciamo dell’Italia un nuovo paese socialista!
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