[Bsf] Prc partito settario: non lo riconosco piu'
settantasette777 a libero.it
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Dom 8 Mar 2009 23:22:55 CET
Bresciaoggi 05 Marzo 2009
Brescia: «Prc partito settario: non lo riconosco piu'»
Scritto da Massimo Tedeschi
Al congresso nazionale che sancì la nascita di Rifondazione comunista, nel 1991, il suo fu il primo intervento. Era autunno, lui parlò delle stragi di piazza Fontana e piazza Loggia, di un antifascismo che superava i tornanti della storia. Poi toccò ai Cossutta, ai Bertinotti, ai Garavini: agli altri che avevano detto no al Pds e s’erano tenute strette falce e martello. Ieri, nel palazzo di via del Policlinico a Roma, sede nazionale di Prc, ha fatto parte del «tribunale» che ha processato la federazione di Brescia. Ha interpretato la difesa, s’è dissociato dalla maggioranza del Collegio nazionale di garanzia. Di fronte alla determinazione dei più, ha annunciato che lascia l’organismo. L’addio al partito, invece, potrebbe essere questione di giorni.
Mirko Lombardi, classe 1950, è un fondatore e una figura storica di Prc. «In una fase così difficile va praticata l’unità - ripete - e io non posso riconoscermi in un partito settario». Lombardi nel 1991 non accettò la svolta della Bolognina. Era consigliere eletto nel Pci, diede vita al gruppo comunisti indipendenti. Le sue battaglie in Loggia, la sua dialtettica tagliente, il suo movimentismo condito di rigorismo di scuola Pci portò Rifondazione nel ’92 a ottenere 3 consiglieri. Dal ’95 al 2005 è stato consigliere regionale. È stato segretario della federazione, dirigente nazionale. Ma nel Prc di Ferrero non si riconosce più.
Come giudica la decisione del collegio di garanzia?
È inaccettabile che un organismo nazionale che dovrebbe essere di garanzia degli iscritti scelga di normalizzare un’espresisone locale del partito. Le differenze in un partito sono un elemento di dialettica fisiologica. Nel partito che ho contribuito a fondare e costruire le diversità sono sempre state un elemento di ricchezza: "Sinistra critica" aveva un suo giornale, "Essere comunisti" due riviste, pagate con i soldi del partito. Qui invece siamo a "Rifondazione carrista".
Perchè la federazione di Brescia è stata processata? Cosa le viene imputato?
La questione delle liste. E la critica circa l’agibilità politica delle minoranze: una cosa che non esiste. La correttezza democratica di Gianna Baresi è specchiata, e non a caso ha potuto produrre carte, mail, che hanno smontato l’accusa. Fra l’altro si dimentica che quando Ferrero venne a Brescia non sentì neppure il bisogno di informare la Federazione ma solo la minoranza. Il dato politico è che si vuole impedire che cresca un’apertura unitaria a in cui Rifondazione non può sfoderare la boria di partito che considera una supremazia sugli altri.
Scusi, ma il fatto che un partito nazionale esiga la presenza del proprio simbolo alle provinciali non sembra poi stravagante.
Ma il tutto va collocato dentro un ragionamento politico. La Federazione di Brescia ha valutato e democraticamente scelto di non presentare il simbolo, e che sia più opportuna un’operazione di disponibilità unitaria, dopo aver sentito fabbriche, Camera del lavoro, associazioni, per costruire una cosa nuova tutti insieme. A queste realtà non puoi chiedere di finire tutte sotto il cappello di Prc. È l’intelligenza politica, non le posizioni congressuali, che deve dettare le scelte locali.
Lei che obiezioni politiche ha mosso agli accusatori di Brescia?
Ho sostenuto che chi vuole presentare il simbolo a ogni costo vuole mandarlo al massacro, fa un’operazione che svuota Rifondazione a Brescia. Lo dico senza presunzione, ma se se ne va chi ha rappresentato il partito in questi anni, Squassina, Lombardi, Affò, Carla Bonomi dell’Oltremella, cosa resta?
Le opporranno la tesi dei pochi, duri e puri.
Oggi Rifondazione è in mano alle quattro correnti che si sono coalizzate contro la nostra che ha ottenuto il 47%. La maggioranza è risicata, dentro ci sono culture politiche residuali, staliniste, che però in questa congerie hanno un potere molto alto e impongono le loro linee. Come quella di presentare il simbolo ovunque, o di considerare nemico di classe il Pd e la Cgil.
Il caso-Brescia è isolato?
No, stanno andando avanti a rullo compressore. Dove ci sono Federazioni legittimamente vinte dalla mozione Vendola chiedono l’abiura, che equivale a un auto-commissariamento, oppure ti commissariano. C’è una lesione fortissima all’autonomia delle federazioni. Ma i carri armati non li gradisce nessuno e Prc a Brescia dopo questa operazione non sarà più riconoscibile. Vengono censurate scelte prese legittimamente, vantaggiose per la sinistra e quindi anche per un comunista come me.
Sta dicendo che questo non è più il suo partito?
Io ho avuto per 40 anni la tessera di un partito, mai quella di gruppi o gruppuscoli. La mia cultura politica è quella del Pci-Cgil. Vedo che in Rifondazione non c’è più spazio per la cultura berlingueriana e ingraiana dell’apertura, del dialogo con gli intellettuali, della costruzione di ciò che è possibile in un determinato momento. Prevale la logica minoritaria dei gruppuscoli. Negli anni ’70 e ’80 avevano un ruolo di critica verso il Pci al 30%. Ma la riproposizione oggi sa di farsa. Oggi un comunista dovrebbe avere un di più di disponibilità al rapporto unitario, un di meno di identitarismo. L’opposto di quello che fanno loro.
Lombardi dice addio a Rifondazione?
Mi sono dimesso dal Collegio di garanzia. Ma ora pavento un abbandono di massa del partito.
tratto da BresciaOggi
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