[Bsf] lettera aperta all' ANPI BG
Cristian Bodei
cristianbodei a yahoo.it
Sab 21 Mar 2009 16:33:52 CET
Bergamo, 20 Marzo 2009
Partito dei CARC (sez. di BG)
Lettera aperta all’ANPI provinciale
Salutiamo con favore l’intervento dell’ANPI provinciale che condanna la sfilata di FN in città e parimenti condanna la violenza perpetrata da polizia e carabinieri contro chi manifestava il proprio antifascismo. La posizione dell’ANPI ci sembra però debole e presta il fianco a coloro che nel manifestare il loro antifascismo secondo il concetto della più ampia democrazia danno al fascismo patente di ideologia che non ha mai avuto, se non in misura marginale, e lasciano così loro lo spazio di ritornare in piazza a manifestare, organizzarsi, aprire sedi, per poter sviluppare la loro azione di squadracce terroristiche al servizio dei padroni.
L’intervento, pur tardivo, dell’ANPI sulla vicenda, necessita di maggiore decisione laddove, riconoscendo la natura fascista di FN non ne chiede la chiusura della sede; addirittura, Salvo Parigi ne concede l’esistenza purché non violi la Costituzione (L’ECO BG 11.03.2009): proprio come si fa ad un partner politico (anche Bruni ha protestato con Fiore perchè non ha aver rispettato l’accordo fatto). L’ANPI non mette chiaramente in evidenza che lo schieramento repressivo di polizia e CC nei fatti è servito a proteggere la sfilata dei fascisti e a favorire, anche tramite infiltrati e provocatori, la repressione degli antifascisti piuttosto che dei fascisti; presta il fianco alla condanna degli antifascisti che hanno manifestato: proprio come a Milano, l’11 Marzo del 2006.
A noi non sembra che questo sia efficace antifascismo.
Il 28 febbraio in realtà la Costituzione è stata applicata alla rovescia: gli antifascisti sono stati tenuti fermi nel loro presidio del tutto legale, mentre le forze dello Stato borghese hanno protetto la sfilata illegale dei fascisti di FN. In una situazione di completo capovolgimento delle posizioni cosa potevano fare quanti si erano mobilitati democraticamente contro l’apertura di una sede FN in città: finita la vergognosa e offensiva parata fascista avrebbero dovuto andarsene tranquillamente a casa dicendo a se stessi che il loro dovere l’avevano comunque fatto? NO, e poi NO!
Secondo noi e secondo un minimo di buon senso, l’amministrazione del comune di Bergamo, che si dice di “sinistra”, l’ANPI, le formazioni politiche cittadine che si richiamano ai valori della Resistenza partigiana, avrebbero dovuto, loro si e noi con loro, mobilitarsi e chiamare tutta la cittadinanza a fare presidio e contrastare la presenza organizzata, purtroppo in pompa magna, dei neo fascisti di FN. L’antifascismo è contrasto vivo e attivo al fascismo nel tessuto sociale tra le masse popolari.
La classe dominante, la borghesia, riduce il fascismo a un insieme di idee e opinioni, su cui “apre il dibattito” e su cui chiede che si discuta e si ragioni come si discute e si ragiona di qualsiasi altra idea. In questo modo trasforma il problema della lotta di classe e del ruolo avuto dal fascismo come politica terroristica della borghesia imperialista, in una disputa più o meno accademica, dotta e astratta sui valori e sulle idee nella quale inevitabilmente, stante l’oppressione cui la borghesia le sottopone, le masse popolari si dividono.
Ci si deve chiedere il perché siamo in presenza di questo rigurgito reazionario.
Queste squadracce riprendono piede oggi, come anche nel periodo del ventennio, periodo della prima crisi generale del sistema capitalistico (1910-1945), in un momento in cui per il procedere della seconda (iniziata nella metà anni ’70) le masse popolari si ribellano sempre più al continuo peggioramento delle proprie condizioni di vita, alla rapina dei diritti e delle conquiste sociali ottenute con grandi lotte negli anni scorsi. Cresce sempre più tra gli operai, gli studenti, i pensionati, anche tra i lavoratori autonomi e i titolari di imprese familiari, gli immigrati, la sfiducia in questo ceto politico e si sviluppa l’autorganizzazione e la mobilitazione di massa. Su questo movimento di massa l’ANPI può ritrovare le sue ragioni più profonde per continuare l’opera intrapresa dai partigiani sotto il fascismo. In particolare dei partigiani comunisti, i più risoluti a sconfiggere il regime fascista, ma che, per i limiti del PCI, non
procedettero a generalizzare e consolidare il potere estromettendo dal comando della società la borghesia. Oggi nell’aggravarsi della crisi, questa classe tenta di ripercorrere la stessa via autoritaria già sperimentata nel ventennio. Se sapremo essere degli antifascisti come lo furono quelli che ci liberarono da esso il 25 aprile 1945, anche questa volta a lor signori andrà male. Dobbiamo però saper leggere con quale strategie oggi ci ripropongono il manganello fascista.
Le autorità cosiddette democratiche, a fronte di centinaia di aggressioni fasciste e razziste, insulti alla Resistenza antifascista e perfino omicidi, gli offrono piena protezione; non fanno nulla per fermare la diffusione del fascismo, perché si servono delle squadracce come loro braccio sporco contro le mobilitazioni popolari.
È proprio perché il sentimento antifascista è radicato e forte nelle masse popolari del nostro paese che la risposta a queste canaglie deve sempre essere decisa e radicale: anche nelle nuove generazioni che, pur non avendo vissuto il fascismo del duce, stanno assaporando quello della dittatura del profitto, che porta a salari miseri, al precariato che non da prospettive, alla tragedia dei licenziamenti di massa e dell’emigrazione di milioni di proletari dai loro paesi sconvolti e distrutti dai capitalisti italiani e stranieri, dalle guerre mascherate da interventi di pace, dalla crescente emarginazione sociale, dalla ignominia dei bollini sanitari di de Lorenzo alla social card della banda Berlusconi, ai sussidi della Caritas per gli operai; e in più, oggi, anche alla presenza delle canaglie nazifasciste, mentre dall’altra parte si estendono il lusso sfrenato, la corruzione, i privilegi. A questo oggi ci costringe questa classe di parassiti e
criminali che ci governa succhiando il sangue dei proletari; che ci reprime raccontando menzogne sulle nostre lotte come sulle sue guerre: proprio come durante la Resistenza chiamava banditi i valorosi partigiani.
La borghesia, che dirige oggi il nostro paese alternandosi nei vari schieramenti, non ha una ricetta per uscire dalla crisi se non quella di salvare se stessa aumentando lo sfruttamento di milioni di proletari. Anche sull’antifascismo anziché impedire la riorganizzazione dei fascisti e l’apertura delle loro sedi, balbetta accordi democratici con loro, che sono scritti sulla sabbia del mare. Saranno quindi le masse popolari attraverso la mobilitazione e la lotta ad assumersi anche il compito di cacciare i fascisti nell’oblio della storia, come parte dei compiti per uscire dalla crisi attraverso un governo di emergenza: un Governo di Blocco Popolare da costruire attraverso il contributo delle organizzazioni di massa operaie e popolari, antifasciste, anticapitaliste, contro il degrado dell’ambiente, delle organizzazioni democratiche degli immigrati. Governo di emergenza che metta in atto misure per la soluzione dei problemi delle masse popolari in
questa grave crisi: una sorta di governo di transizione verso la rivoluzione socialista.
La situazione impone sempre più di schierarsi: da una parte quelli che per vivere devono lavorare e che se non lavorano non sopravvivono; dall’altra quelli che vivono grazie al lavoro e allo sfruttamento altrui e che se lavorano lo fanno per hobby o per arricchirsi ulteriormente.
La resistenza di massa, varia e multiforme, agli effetti devastanti del procedere della crisi generale del sistema capitalistico è il motore della trasformazione sociale: è il motore che grazie ad una nuova direzione rivoluzionaria che rinasce dietro al bilancio della sconfitta subita, questa volta porterà la classe operaia a prendere il potere e a dirigere la trasformazione socialista dell’Italia.
Nessuna agibilità per i fascisti
Chiudere la sede di Forza Nuova
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