[Bsf] L'era glaciale - Euromayday Milano 009 prima chiamata

aLe ale a circolab.net
Gio 26 Mar 2009 13:37:21 CET


** L'era glaciale **

Si fa un gran parlare della crisi e questo ci pare ovvio. Un po' meno
scontati sono i temi e le argomentazioni che emergono da questo vociare
scomposto.
C'è chi invoca Dio e chi chiede soldi veri. C'è chi canta la fine del
capitalismo, c'è chi domanda l'allargamento degli ammortizzatori e chi
dice che non serve niente di più di quello che già c'è, visto che lo
stato sociale italiano è una macchina che si avvicina alla perfezione.

Ci pare che il dibattito si sviluppi su canovacci volutamente goliardici
e un po' assurdi, pur di non toccare le note dolenti, dietro le quali si
nascondono temi salienti (rimanendo ancorati, per ora, alle tematiche
nazionali).

Nella crisi e dopo la crisi, come si ricollocherà l'Italia all'interno
della filiera produttiva globalizzata? Come si trasformerà il tessuto
produttivo italiano? Quali settori si indeboliranno, quali altri si
affermeranno? Come cambierà il mercato del lavoro? Quali provvedimenti
saranno necessari per evitare decadenza e povertà?

Le risposte, ovviamente, non sono immediate. Questo solo invito non può
pretende di sciogliere quesiti di tale portata. Ma di una cosa siamo
certi: la crisi rimanderà con immediatezza alle questioni legate alla
precarizzazione, che si affermerà, all'incapacità italiana di gestire
l'innovazione, perseverando nel disinvestimento nella conoscenza da un
lato e nelle diversificazioni macroregionali dei comparti produttivi e
della forza lavoro dall'altro: sottooccupata al Sud e totalmente
precarizzata al Nord, mentre ovunque si inaspriscono le vessazioni
contro i migranti.

Ciò che è certo è che per ora la crisi sta generando una specie
"d'effetto calamità" che aumenta il consenso nei sudditi, nei
"governati" piuttosto che diminuirlo. La cosa non deve sorprendere,
infatti la crisi viene vissuta come un elemento esogeno, alieno: non
contiamo niente, nel bene e nel male, nell'economia globalizzata. Questa
sensazione non durerà a lungo: entro breve l'incapacità di gestione
dell'emergenza, farà intuire la debacle, dietro le quinte, e a quel
punto sulla scena se ne vedranno di belle (o di molto brutte).

Sul fronte delle soluzioni la pensiamo così.
Questa crisi ha visto il governo e le imprese attaccare, puntare
all'offensiva. I primi a ritagliarsi un ruolo di salvatori della
nazione, attaccando il contratto nazionale, limitando il diritto allo
sciopero; i secondi tutti intenti a ristrutturare e a precarizzare,
licenziando e non rinnovando i contratti precari, non investendo nei
propri comparti produttivi, concentrati solo nel tentativo di conservare
comunque in profitti.
Il centro destra propone aggiustamenti degli ammortizzatori, il centro
sinistra, capitanato da Franceschini detto cuor di leone, ne propone
l'allargamento. La Confindustria prima o poi si deciderà ad approvarle
Hanno un costo modesto, riguardano poche persone, fungono quindi da
espediente (per loro), e consentono di lasciare intatto il "gioco" della
precarizzazione.

Ci sembra quindi estremamente utile focalizzarci su alcune cose.
Allargare gli ammortizzatori sociali rappresenta sicuramente una novità
dal punto di vista delle proposte politiche del centro sinistra. Vi è
almeno il riconoscimento del ruolo del precario non come marginalità ma
come coprotagonista nella produzione della ricchezza nazionale.
La verità però è ben più tragica: l'ammortizzazione sociale si fonda su
un'idea di produzione, su condizioni lavorative oramai lontane dalla realtà.
Il suo ampliamento serve di più alla propaganda confindustriale che alla
"causa precaria".
Solo una piccola parte della forza lavoro vi può accedere (il 20%),
quale potrebbe essere il valore del suo ampliamento? Modesto.
E la sua utilità per ciò che concerne una valorizzazione, un
rafforzamento, del ruolo del lavoro nell'economia? Nulla.
Quindi se l'allargamento degli ammortizzatori sociali dimostra una certa
novità politica nel centro sinistra, concretamente significa ben poco.
Che sia chiaro! Per chi vive nella precarietà, anche "il poco" può
rappresentare una differenza sostanziale.
Noi che viviamo nella precarietà ve lo possiamo confermare ma abbiamo il
diritto/dovere di dirvi a cosa aneliamo.
Non un allargamento degli ammortizzatori sociali, neanche una loro
riforma, poiché questa aggiusterebbe un sistema di tutela che è stato
creato ad immagine e somiglianza di un'Italia che non esiste più: quella
fordista.
E' necessario pensare invece un welfare che sappia interagire con la
flessibilità del lavoro, capace di spostare i diritti dal
contratto verso la persona, di garantire una continuità di reddito
sganciato dalla prestazione lavorativa, in modo da ampliare la scelta, e
quindi il rifiuto dei lavori tossici.
Una condizione dalla può sorgere un nuovo conflitto capace di
rivendicare reddito, diritti ma anche riappropriazione dei beni comuni
(conoscenza, formazione, informazione, mobilità, casa, socialità,
accesso alla moneta).

La Mayday deve calibrarsi su quest'onda, sapendo nel medesimo tempo
indicare un percorso di analisi, di agitazione, di critica ad un modello
di sviluppo insostenibile. Noi, precari e precarie, nativi o migranti,
dobbiamo collocarci "altrove", definendo con precisione ciò che
vogliamo, il modo con cui lo otterremo.
"Altrove" è un ragionamento compiuto sulla natura e sulla riforma del
welfare, "altrove" è anche una critica al modo di sviluppo, "altrove" è
una riattualizzazione del conflitto nell'era precaria e "altrove" è
un'idea precisa delle solidarietà fondati ed irrinunciabili da cui partire.


Precari giochiamo a fare la crisi?


Sabato 4/4/009 ore 15.00
presentazione del lavoro di ricerca:
precari giochiamo a fare la crisi?

Sabato 4/4/009 ore 16.00
assemblea in preparazione dell'euromayday 009

Martedì 7/4/009 ore 19.00
università statale, universi precari parte seconda:
lavori della conoscenza

Intelligence Precaria
www.precaria.org



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