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<TD id=INCREDITEXTREGION style="PADDING-RIGHT: 0px; PADDING-LEFT: 0px; FONT-SIZE: 12pt; PADDING-BOTTOM: 0px; PADDING-TOP: 0px" vAlign=top width="100%">INCENERITORI ..SI CONTANO I MORTI<BR>>><BR>>> Nel mese di marzo 2007 è stato presentato in conferenza stampa a Forlì il<BR>>> Report finale dello studio "Enhance Health - sistema di sorveglianza<BR>>> ambientale e sanitaria in aree urbane in prossimità di impianti di<BR>>> incenerimento e complessi industriali".<BR>>>> Lo studio, finanziato dalla Comunità Europea, ha riguardato diverse aree<BR>>> in Europa, ed in Italia è stato condotto nell' area di Coriano (nel<BR>>> comune<BR>>> di Forlì) in cui sono ubicati, uno vicino all'altro, due impianti di<BR>>> incenerimento: uno per rifiuti solidi urbani (RSU) da 60.000 ton/anno e<BR>>> uno<BR>>> per rifiuti ospedalieri da 16.000 ton/anno, per i quali si è già avviato<BR>>> il<BR>>> raddoppio.<BR>>>><BR>>>> E' stata identificata la popolazione residente per almeno 5 anni in<BR>>> un'area delimitata da un cerchio di raggio 3,5 km avente come centro i<BR>>> due<BR>>> inceneritori. L'area di interesse è stata divisa in 7 cerchi concentrici<BR>>> con<BR>>> l'incremento lineare di 500 metri, utilizzando la concentrazione di<BR>>> metalli<BR>>> pesanti nell'aria, come indicatore (parziale) dell'inquinamento da<BR>>> inceneritori.<BR>>>><BR>>>> Per le donne (che sono ragionevolmente da ritenere la popolazione più<BR>>> esposta all'inquinamento ambientale della zona, data l'usuale minor<BR>>> mobilità<BR>>> lavorativa rispetto ai maschi) abbiamo stimato il numero di decessi per<BR>>> tutte le cause - neoplastiche e non neoplastiche - attribuibile<BR>>> all'inquinamento atmosferico da inceneritori. Per fare questo calcolo<BR>>> abbiamo utilizzato la formula del Rischio Attribuibile nella popolazione<BR>>> esposta (RA) che è direttamente ricavabile dal Rischio Relativo (RR).<BR>>> Sono<BR>>> emerse evidenze più che allarmanti: in media ogni anno il numero in più<BR>>> di<BR>>> decessi era compreso tra 8.3 (stima puntuale) e 14.5 (stima massima,<BR>>> assumendo un intervallo di confidenza del 95%) <FONT color=#ff0000>nei 14 anni esaminati<BR>>> (periodo 1990 - 2003), in pratica un numero di morti fra 116 e 203.<BR></FONT>>>><BR>>>> <FONT color=#ff0000>Per il totale dei tumori è stato riscontrato un evidente aumento<BR>>>> puntuale<BR>>> della mortalità, rispettivamente del 17%, 26% e 54%, </FONT>in relazione<BR>>> all'incremento dell'inquinamento da metalli pesanti (nei 3 livelli<BR>>> l'inquinamento è compreso tra 2 e 52 microgrammi per m3). Per gli stessi<BR>>> 3<BR>>> livelli la stima massima del rischio aggiuntivo risultava compresa tra<BR>>> 47%<BR>>> e 108%.<BR>>>><BR>>>> Per le patologie cardiovascolari il rischio in eccesso era compreso tra<BR>>>> 20<BR>>> e 38%.<BR>>>><BR>>>> Gli alti rischi osservati sembrano estremamente coerenti con le ipotesi<BR>>>> e<BR>>> le conoscenze scientifiche già note come l'aumento della mortalità<BR>>> complessiva nelle donne, dei tumori totali, dei linfomi non Hodgkin,<BR>>> leucemie, tumori alla mammella ed altri tumori ancora.<BR>>>><BR>>>> Ma l'allarme non si ferma qui. Infatti si deve constatare che lo studio<BR>>> "aggiusta" per età e stato socio economico, ma non analizza i gruppi di<BR>>> età,<BR>>> né la durata della residenza. Quindi nulla si conosce ancora degli<BR>>> specifici<BR>>> e più fragili sottogruppi di popolazione (giovanissimi ed anziani,<BR>>> specialmente) così come dei sottogruppi maggiormente esposti in termini<BR>>> di<BR>>> durata.<BR>>>><BR>>>> Inoltre è verosimile una sottostima del reale rischio di morte dato che,<BR>>> nel consistente gruppo di riferimento, che dovrebbe essere formato da<BR>>> donne<BR>>> non esposte e costituito da 538 decessi per tutte le cause, sono state<BR>>> incluse anche persone residenti in aree esposte fino a 1.9 microgrammi<BR>>> per<BR>>> m3 di metalli pesanti.<BR>>>><BR>>>> Alla luce di queste veloci considerazioni ed in attesa di approfondire<BR>>>> con<BR>>> urgenza questa importante indagine epidemiologica (perfezionando il<BR>>> disegno<BR>>> dello studio, individuando il gruppo di riferimento non esposto e<BR>>> studiando<BR>>> nel dettaglio le specifiche sotto popolazioni di bambini, anziani e lungo<BR>>> esposti), appare urgente interrompere le emissioni in atmosfera.<BR>>>><BR>>>> Nel contempo vorremmo suggerire di <FONT color=#ff0000 size=4><EM>attivare immediatamente sia i<BR>>> monitoraggi ambientali e biologici, sia nuovi studi epidemiologici su<BR>>> altre<BR>>> popolazioni sottoposte ad inquinamento atmosferico da inceneritori<BR>>> (Brescia,<BR></EM></FONT>>> ecc..).<BR>>>><BR>>>> L'urgenza è anche suggerita dalla considerazione che la piramide degli<BR>>> effetti avversi sulla salute umana attribuibili all'inquinameto<BR>>> atmosferico<BR>>> (come riportato da Martuzzi e coll., WHO, 2006) ricorda che limitarsi<BR>>> alla<BR>>> quantificazione dei soli decessi da inquinamento atmosferico, produce una<BR>>> vistosa sottostima dell'enorme dimensione delle patologie acute e<BR>>> croniche,<BR>>> a breve, medio e lungo termine a carico delle popolazioni esposte ed<BR>>> innalza<BR>>> contemporaneamente i costi sopportati della collettività.<BR>>>><BR>>>> Infine appare urgente pianificare un sistema di riduzione dei rifiuti,<BR>>> raccolta differenziata, riciclo, ecc. che non includa il sistema di<BR>>> incenerimento che comporta continui ed ingenti emissioni di sostanze<BR>>> inquinanti sia in atmosfera sia in discarica.<BR>>>><BR>>>> Bibliografia<BR>>>> Martuzzi e coll: <A href="http://www.euro.who.int/document/e88700.pdf"><FONT color=#810081>http://www.euro.who.int/document/e88700.pdf</FONT></A><BR>>>><BR>>>><BR></TD></TR>
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