<!DOCTYPE HTML PUBLIC "-//W3C//DTD HTML 4.0 Transitional//EN">
<HTML><HEAD>
<META http-equiv=Content-Type content="text/html; charset=iso-8859-1">
<META content="MSHTML 6.00.6000.16788" name=GENERATOR>
<STYLE></STYLE>
</HEAD>
<BODY bgColor=#ffffff>
<DIV><FONT face=Arial size=2><A
href="http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o13889">http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o13889</A></FONT></DIV>
<DIV><FONT face=Arial size=2>
<H1 class=titolo_pagina>Vittorio Arrigoni da Gaza: "non lascerò il mio
paese!"</H1>
<P class=data_notizia>(11 gennaio 2009)</P>
<P>Il dentifricio, lo spazzolino, le lamette e la mia schiuma da barba. I
vestiti che indosso, lo sciroppo per curarmi una brutta tosse che mi affligge da
settimane, le sigarette comprate per Ahmed, il tabacco per il mio arghile. Il
mio telefono cellulare, Il computer portatile su cui batto ebefrenico per
tramandare una testimonianza dell'inferno circostante. Tutto il necessario per
una vita umile e dignitosa a Gaza, proviene dall'Egitto, ed è arrivato sugli
scaffali dei negozi del centro passando attraverso i tunnel. <BR><BR>Gli stessi
tunnel che caccia F16 israeliani hanno continuato a bombardare massicciamente
nelle ultime 12 ore, coinvolgendo nelle distruzioni le migliaia di case di Rafah
vicini al confine. Un paio di mesi fa mi sono fatto sistemare tre denti
malconci, alla fine dell'intervento ricordo che ho chiesto al mio dentista
palestinese dove si procurava tutto il materiale odontotecnico, anestetico,
siringhe, corone in ceramica e ferri del mestiere, sornione, il dentista mi
aveva fatto un cenno con le mani: da sotto terra. Non vi è alcun dubbio che
attraverso i cunicoli sotto Rafah passavano anche esplosivo e armi, le stesse
che la resistenza sta impiegando oggi per cercare di arginare le temibile
avanzata dei mortiferi blindati israeliani, ma è poca cosa rispetto alle
tonnellate di beni di consumo che confluivano in una Gaza ridotta alla fame da
un criminale assedio. Su internet è facile reperire foto che documentano come
anche il bestiame passava per i tunnel al confine con l'Egitto. Capre e bovini
addormentati e imbragati venivano fatti calare in un pozzo egiziano per
riemergere da quest'altra parte e rifornivano di latte, formaggi e carne. Anche
i principali ospedali della Striscia si approvvigionavano clandestinamente al
confine. I tunnel erano l'unica risorsa che ha consentito alla popolazione
palestinese di sopravvivere all'assedio; un assedio che qui, ben prima dei
bombardamenti, causava un tasso di disoccupazione del 60%, e costringeva l'80%
delle famiglie a vivere di aiuti umanitari. I nostri compagni dell'ISM a Rafah
ci descrivono l'ennesimo esodo a cui stanno assistendo. <BR><BR>Carovane di
disperati che su carretti trainati da muli o sopra mezzi di fortuna stanno
lasciando le loro case dinnanzi all'Egitto. Copione già visto, i giorni
precedenti erano piovuti dal cielo volantini che intimavano l'evacuazione,
Israele mantiene sempre le sue minacce, ora stanno piovendo bombe. Gli sfollati
di oggi passeranno la notte da parenti, amici e conoscenti a Gaza. Nessuno si
fida più ad andare ad affollare le scuole delle Nazioni Unite, dopo il massacro
di ieri a Jabalia. Moltissimi però non si sono mossi, non hanno alcuno posto
dove riparare. Passeranno la notte pregando un Dio che li scampi alla morte,
dato che nessun uomo pare interessarsi alle loro esistenze. A ora sono 768 i
morti palestinesi, 3129 i feriti, 219 i bambini ammazzati. Il computo delle
vittime civile israeliane, fortunatamente, è fermo a quota 4. A Zaytoun,
quartiere a Est di Gaza city, le ambulanze delle Croce Rossa hanno potuto
accorrere sul luogo di una strage solo dopo diverse ore, dietro coordinamento
dei vertici militari israeliani. Quando sono arrivati, hanno raccolto 17
cadaveri, e 10 feriti tutti appartenenti alla famiglia Al Samoui. Una esecuzione
perfetta, nei corpicini dei bambini morti, è possibile notare non schegge di
esplosivo, ma fori di proiettile. Le ultime due notti negli ospedali di Gaza
city sono state più tranquille del solito, abbiamo soccorso decine di feriti e
non centinaia. Evidentemente dopo la strage della scuola di Al Fakhura
l'esercito israeliano ha sfondato il budget quotidiano di morti civili da
offrire in pasto ad un governo assetato di sangue in vista delle imminenti
elezioni. Abbiamo sentore che già da stanotte torneranno a riempire fino a far
scoppiare gli obitori. A sirene spiegate continuiamo a scortare negli ospedali
donne gravide che partoriscono prematuramente. Come se la natura , la
conservazione della specie induca queste madri coraggio ad anticipare la messa
al mondo di nuove vite per sopperire al crescente numero di morti. Il primo
vagito di questi neonati, quando sopravvivono, sovrasta per un attimo il boato
delle bombe. Leila, compagna dell'ISM, ha chiesto ai figli dei nostri vicini di
casa di scrivere dei pensieri sull'immane tragedia che stiamo vivendo. Questi
alcuni stralci dei loro termini, gli orrori della guerra osservati da uno
sguardo puro e innocente, quello dei bambini di Gaza: Da Suzanne, 15 anni:“La
vita a Gaza è molto difficile. In realtà non si può descrivere tutto. Non
possiamo dormire, non possiamo andare a scuola o studiare. <BR><BR>Proviamo
molte emozioni, a volte abbiamo paura e ci preoccupiamo perché gli aerei e le
navi colpiscono 24 ore su 24. A volte ci annoiamo perché durante il giorno non
c’è elettricità, e la notte ce l’abbiamo solo per circa quattro ore, e quando
c’è, guardiamo il notiziario in TV. E vediamo bambini e donne feriti o morti.
Così viviamo l’assedio e la guerra.” Da Fatma, 13 anni: “E’ stata la settimana
più difficile della mia vita. Il primo giorno eravamo a scuola, a dare l’esame
del primo trimestre, poi sono iniziate le esplosioni e molti studenti sono stati
uccisi o feriti, e gli altri sicuramente hanno perso un parente o vicino. Non
c’è elettricità, cibo o pane. Che possiamo fare – sono gli israeliani! Tutti nel
mondo festeggiano il nuovo anno, anche noi lo festeggiamo ma in modo diverso.”
Da Sara, 11 anni : “Gaza vive in un assedio, come in una grande prigione: niente
acqua, niente elettricità. La gente ha paura e non dorme la notte, e ogni giorno
nuove persone vengono uccise. Fino ad ora, più di 700 sono state uccise e più di
3000 ferite. E gli studenti davano gli esami del primo trimestre, così Israele
ha colpito le scuole, il Ministero dell’educazione, e molti ministeri. Ogni
giorno la gente chiede quando finirà, e aspettano altre navi di attivisti come
Vittorio e Leila." Da Darween, 8 anni “Sono un bambino palestinese e non lascerò
il mio paese così avrò molti vantaggi perché non lascerò il mio paese e sento il
rumore di razzi così non lascerò il mio paese!.” Meriam ha quattro anni. I suoi
fratellini le hanno chiesto: “Cosa provi quando senti I razzi?” E lei ha detto:
“Ho paura!”, e subito è corsa a nascondersi dietro le gambe del papà. Gaza è
tristemente avvolta nell'oscurità da dieci giorni, solo negli ospedali ci è
concesso ricaricare computer e cellulari, e guardare la televisione con i
dottori e i paramedici in attesa di una chiamata di soccorso. Ascoltiamo i boati
in lontananza, dopo qualche minuto le reti satellitare arabe riferiscono
esattamente dove è avvenuta l'esplosione. Spesso ci riguardiamo sullo schermo
trarre fuori dalle macerie corpi, come se non bastasse averli visti in diretta.
Ieri sera col telecomando ho scanalato sono una televisione israeliana. Davano
un festival di musica tradizionale, con tanto di soubrette in vestiti succinti e
fuochi artificiali finali. Siamo tornati al nostro orrore, non sullo schermo, ma
sulle ambulanze. Israele ha tutti i diritti di ridere e cantare anche mentre
massacra il suo vicino di casa. I palestinesi chiedono solo di morire di una
morte diversa, che so, di vecchiaia. <BR><BR>Restiamo umani. <BR><BR>09/01/2009
<BR><BR><EM>blog: <A href="http://guerrillaradio.iobloggo.com/"
target=_blank>http://guerrillaradio.iobloggo.com/</A> <BR><BR>website della
missione: <A href="http://www.freegaza.org/"
target=_blank>http://www.freegaza.org/</A> <BR>e <A
href="http://www.palsolidarity.org/"
target=_blank>www.palsolidarity.org</A></EM></P>
<P class=firma_notizia>Vittorio Arrigoni</P></FONT></DIV></BODY></HTML>