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<H1 class=titolo_pagina>Il tradimento degli intellettuali</H1>
<P class=data_notizia>(11 gennaio 2009)</P>
<P>Marco Travaglio ha appena scritto un commento su Gaza, diramato dalla sua
casa editrice Chiarelettere, che inizia così: “<EM>Israele non sta attaccando i
civili palestinesi. Israele sta combattendo un’organizzazione terroristica come
Hamas che, essa sì, attacca civili israeliani</EM>”. <BR><BR>Bene. <BR><BR>Il
compianto Edward Said, palestinese e docente di Inglese e di Letteratura
Comparata alla Columbia University di New York, scrisse anni fa un saggio
intitolato “The Treason of the Intellectuals” (il tradimento degli
intellettuali). Si riferiva alla vergognosa ritirata delle migliori menti
progressiste d’America di fronte al tabù Israele. Ovvero come costoro si
tramutassero nelle proverbiali tre scimmiette - che non vedono, non sentono, non
parlano - al cospetto dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra che
il Sionismo e Israele Stato avevano commesso e ancora commettono in Palestina,
contro un popolo fra i più straziati dell’era contemporanea. <BR><BR>E di
tradimento si tratta, senza ombra di dubbio, e cioè tradimento della propria
coscienza, delle proprie facoltà intellettive, e del proprio mestiere. Gli
intellettuali infatti hanno a disposizione, al contrario delle persone comuni,
ogni mezzo per sapere, per approfondire. Ma nel caso dei 60 anni di conflitto
israelo-palestinese, con la mole schiacciate e autorevole di documenti, di prove
e di testimonianze che inchiodano lo Stato ebraico, non sapere e non
pronunciarsi può essere solo disonestà e vigliaccheria. Poiché in quella
tragedia la sproporzione fra i rispettivi torti è così colossale che non
riconoscere nel Sionismo e in Israele un “<EM>torto marcio</EM>”, una colpa
grottescamente e atrocemente superiore a qualsiasi cosa la parte araba abbia mai
fatto o stia oggi facendo, è ignobile. E’ un tradimento della più elementare
pietas, del cuore stesso dei Diritti dell’Uomo e della legalità moderna. E’
complicità, sì, com-pli-ci-tà nei crimini ebraici in Palestina. Leggete più
sotto. <BR><BR>I traditori nostrani abbondano, particolarmente nelle fila
dell’ala ‘progressista’. Marco Travaglio guida oggi il drappello, che vede Furio
Colombo, Gad Lerner, Umberto Eco, Adriano Sofri, Gustavo Zagrebelsky, Walter
Veltroni, Davide Bidussa et al., affiancati dell’instancabile lavoro di
falsificazione della cronaca di tutti i corrispondenti a Tel Aviv delle maggiori
testate italiane. E ci si chiede: perché lo fanno? Personalmente non mi
interessa la risposta, e non voglio neppure addentrarmi in ipotesi contorte del
tipo ‘il potere della lobby ebraica’, la carriera, o simili. <BR><BR>Ciò che
conta è il danno che costoro causano, che è, si badi bene, superiore a quello
delle armi, delle torture, delle pulizie etniche, del terrorismo. Molto
superiore. <BR><BR>Perché una cosa sia chiara a tutti: l’unica speranza di porre
fine alla barbarie in Palestina sta nella presa di posizione decisa
dell’opinione pubblica occidentale, nella sua ribellione alla narrativa mendace
che da 60 anni permette a Israele di torturare un intero popolo innocente e
prigioniero nell’indifferenza del mondo che conta, quando non con la sua attiva
partecipazione. Ma se gli intellettuali non fanno il loro dovere di denuncia
della verità, se cioè non sono disposti a riconoscere ciò che l’evidenza della
Storia gli sbatte in faccia da decenni, e se non hanno il coraggio di chiamarla
pubblicamente col suo nome, che è: <STRONG>Pulizia Etnica dei
palestinesi</STRONG>, mai si arriverà alla pace laggiù. E l’orrore continua.
Essi, di quegli orrori, hanno una piena e primaria corresponsabilità.
<BR><BR>L’evidenza della Storia di cui parlo è in primo luogo: che il progetto
sionista di una ‘casa nazionale’ ebraica in Palestina nacque alla fine del XIX
secolo con la precisa intenzione di cancellare dalla ‘Grande Israele’ biblica la
presenza araba, attraverso l’uso di qualsiasi mezzo, dall’inganno alla strage,
dalla spoliazione violenta alla guerra diretta, fino al terrorismo senza freni.
I palestinesi erano condannati a priori nel progetto sionista, <STRONG>e lo
furono 40 anni prima dell’Olocausto</STRONG>. Quel progetto è oggi il medesimo,
i metodi sono ancor più sadici e rivoltanti, e Israele tenterà di non fermarsi
di fronte a nulla e a nessuno nella sua opera di Pulizia Etnica della Palestina.
Questo accadde, sta accadendo e accadrà. Questo va detto, illustrato con la sua
mole schiacciante di prove autorevoli, va gridato con urgenza, affinché il
pubblico apra finalmente gli occhi e possa agire per fermare la barbarie.
<BR><BR>In secondo luogo: che la violenza araba-palestinese, per quanto
assassina e ingiustificabile (ma non incomprensibile), è una reazione,
<STRONG>REAZIONE</STRONG>, disperata e convulsa, a oltre un secolo di progetto
sionista come sopra descritto, in particolare a 60 anni di orrori inflitti dallo
Stato d’Israele ai civili palestinesi, atrocità talmente scioccanti dall’aver
costretto la Commissione dell’ONU per i Diritti Umani a chiamare per ben tre
volte le condotte di Israele “<EM>un insulto all’Umanità</EM>” (1977, 1985,
2000). La differenza è cruciale: REAGIRE con violenza a violenze immensamente
superiori e durate decenni, non è AGIRE violenza. E’ immorale oltre ogni
immaginazione invertire i ruoli di vittima e carnefice nel conflitto
israelo-palestinese, ed è quello che sempre accade. E’ immorale condannare il
“<EM>terrorismo alla spicciolata</EM>” di Hamas e ignorare del tutto il Grande
terrorismo israeliano. <BR><BR>Le prove. Non posso ricopiare qui migliaia di
documenti, citazioni, libri, atti ufficiali e governativi, rapporti di
intelligence americana e inglese, dell’ONU, delle maggiori organizzazioni per i
Diritti Umani del mondo, di intellettuali e politici e testimoni ebrei, e tanto
altro, che dimostrano oltre ogni dubbio quanto da me scritto. <STRONG>Quelle
prove sono però facilmente consultabili poiché raccolte per voi e rigorosamente
referenziate</STRONG> in libri come “La Pulizia Etnica della Palestina”, di Ilan
Pappe, Fazi ed., o “Pity The Nation”, di Robert Fisk, Oxford University Press, e
“Perché ci Odiano”, Paolo Barnard, Rizzoli BUR, fra i tantissimi. O consultabili
nei siti <A href="http://www.btselem.org/index.asp"
target=_blank>http://www.btselem.org/index.asp</A>, <A
href="http://www.jewishvoiceforpeace.org/"
target=_blank>http://www.jewishvoiceforpeace.org</A>, <A
href="http://zope.gush-shalom.org/index_en.html"
target=_blank>http://zope.gush-shalom.org/index_en.html</A>, <A
href="http://www.kibush.co.il/" target=_blank>http://www.kibush.co.il</A>, <A
href="http://rhr.israel.net/" target=_blank>http://rhr.israel.net</A>, <A
href="http://otherisrael.home.igc.org/"
target=_blank>http://otherisrael.home.igc.org</A>. O ancora leggendo gli archivi
di Amnesty International o Human Rights Watch, o ne “La Questione Palestinese”
della libreria delle Nazioni Unite a New York. <BR><BR>E torno al
“<EM>tradimento degli intellettuali</EM>” nostrani. Vi sono aspetti di quel
fenomeno che sono fin disperanti. Il primo è l’ignoranza in materia di conflitto
israelo-palestinese di alcuni di quei personaggi, Marco Travaglio per primo;
un’ignoranza non scusabile, per le ragioni dette sopra, ma anche ‘sospetta’ in
diversi casi. <BR><BR>Un secondo aspetto è l’ipocrisia: l’evidenza di cui sopra
è soverchiante nel descrivere Israele come uno Stato innanzi tutto razzista, poi
criminale di guerra, poi terrorista, poi Canaglia, poi persino neonazista nelle
sue condotte come potere occupante. Ricordo il 17 novembre 1948, quando Aharon
Cizling, allora ministro dell’agricoltura della neonata Israele, sorta sui
massacri dei palestinesi innocenti, disse: “<EM>Adesso anche gli ebrei si sono
comportati come nazisti, e tutta la mia anima ne è scossa</EM>”. Ricordo Albert
Einstein, che sul New York Times del dicembre 1948 definì l’emergere delle forze
di Menachem Begin (futuro premier d’Israele) in Palestina come “<EM>un partito
fascista per il quale il terrorismo e la menzogna sono gli strumenti</EM>”.
Ricordo Ephrahim Katzir, futuro presidente di Israele, che nel 1948 mise a punto
un veleno chimico per accecare i palestinesi, e ne raccomandò l’uso nel giugno
di quell’anno. Ricordo Ariel Sharon, che sarà premier, e che nel 1953 fu
condannato per terrorismo dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU con la risoluzione
101, dopo che ebbe rinchiuso intere famiglie palestinesi nelle loro abitazioni
facendole esplodere. Ricordo l’ambasciatore israeliano all’ONU, Abba Eban, che
nel 1981 disse a Menachem Begin: “<EM>Il quadro che emerge è di un Israele che
selvaggiamente infligge ogni possibile orrore di morte e di angoscia alle
popolazioni civili, in una atmosfera che ci ricorda regimi che né io né il
signor Begin oseremmo citare per nome</EM>”. Ricordo la risoluzione ONU
A/RES/37/123, che nel dicembre del 1982 definì il massacro dei palestinesi a
Sabra e Chatila sotto la “<EM>personale responsabilità di Ariel Sharon</EM>” un
“<EM>atto di genocidio</EM>”. Ricordo le parole dello Special Rapporteur
dell’ONU per i Diritti Umani, il sudafricano John Dugard, che nel febbraio del
2007 scrisse che l’occupazione israeliana era Apartheid razzista sui
palestinesi, e che Israele doveva essere processata dalla Corte di Giustizia
dell’Aja. Ricordo le parole dell'intellettuale ebreo Norman G. Finkelstein, i
cui genitori furono vittime dell’Olocausto: “<EM>Ma se gli israeliani non
vogliono essere accusati di essere come i nazisti, devono semplicemente smettere
di comportarsi da nazisti.</EM>” Ricordo che esistono prove soverchianti che
Israele usa bambini come scudi umani; che lascia morire gli ammalati ai posti di
blocco; che manda i soldati a distruggere i macchinari medici nei derelitti
ospedali palestinesi; che viola dal 1967 tutte le Convenzioni di Ginevra e i
Principi di Norimberga; che ammazza i sospettati senza processo e con loro
centinai di innocenti; che punisce collettivamente un milione e mezzo di civili
esattamente come Saddam Hussein fece con le sue minoranze shiite; che massacra
19.000 o 1.000 civili a piacimento in Libano (1982, 2006) e poi reclama lo
status di vittima del ‘terrorismo’. Ricordo che il Piano di Spartizione della
Palestina del 1947 fu rigettato da Ben Gurion prima ancora che l'ONU lo
adottasse, e che esso privava i palestinesi di ogni risorsa importante (dai
Diari di Ben Gurion). Ricordo che la guerra arabo-israeliana del 1948 fu una
farsa dove mai l’esercito ebraico fu in pericolo di sconfitta, tanto è vero che
Ben Gurion diresse in quei mesi i suoi soldati migliori alla pulizia etnica dei
palestinesi (sempre dai Diari di Ben Gurion); che la guerra dei Sei Giorni nel
1967 fu un’altra menzogna, dove ancora Israele sapeva in aticipo di vincere
facilmente “<EM>in 7 giorni</EM>”, come disse il capo del Mossad Meir Amit a
McNamara a Washington prima delle ostilità, e mentre l’egiziano Nasser tentava
disperatamente di mediare una pace (dagli archivi desecretati della Johnson
Library, USA); che gli incontri di Camp David nel 2000 furono un inganno per
distruggere Arafat, come ho dimostrato in “Perché ci Odiano” intervistando i
mediatori di Clinton; che i governi di Israele hanno redatto 4 piani in sei anni
per la distruzione dell'Autorità Palestinese sancita dagli accordi di Oslo
mentre fingevano di volere la pace (nomi: Fields of Thorns, Dagan, The
Destruction of the PA, ed Eitam); che la tregua con Hamas che ha preceduto
l’aggressione a Gaza fu rotta da Israele per prima il 4 novembre del 2008 (The
Guardian, 5/11/08 – Ha’aretz, 30/12/08), con l’assassino di 6 palestinesi. E
queste sono solo briciole della mole di menzogne che ci hanno raccontato da
sempre sulla 'epopea' sionista. <BR><BR>Ricordo infine Ben Gurion, il padre di
Israele, che lasciò scritto: “<EM>Dobbiamo usare il terrore, l’assassinio,
l’intimidazione, la confisca delle loro terre, per ripulire la Galilea dalla sua
popolazione araba</EM>”. E ancora: “<EM>C’è bisogno di una reazione brutale. Se
accusiamo una famiglia, dobbiamo straziarli senza pietà, donne e bambini
inclusi. Durante l’operazione non c’è bisogno di distinguere fra colpevoli e
innocenti</EM>”. Quell'uomo pronunciò quelle agghiaccianti parole <STRONG>20
anni prima della nascita dell’OLP, più di 30 anni prima della nascita di Hamas,
50 anni prima dell’esplosione del prima razzo Qassam su Sderot in
Israele</STRONG>. <BR><BR>Ricordo ai nostri ‘intellettuali’ di andarle a leggere
queste cose, che sono in libreria accessibili a tutti, prima di emettere
sentenze. <BR><BR>E l’ipocrisia sta nel fatto che questi negazionisti di tali
orrori storici possono scrivere le enormità che scrivono sulla tragedia di Gaza,
sulla Pulizia Etnica dei palestinesi, e possono dichiararsi filo-israeliani
“<EM>appassionati</EM>” (Travaglio) senza essere ricoperti di vergogna dal mondo
della cultura, dai giornalisti e dai politici come lo sarebbe chiunque negasse
in pubblico l’orrore patito per decenni dalle vittime dell’Apartheid
sudafricana, o i massacri di pulizia etnica di Srebrenica e in tutta la ex
Jugoslavia. <BR><BR>Il mio appello a questi colti mistificatori è: continuare a
seppellire sotto un oceano di menzogne, di ipocrisia, sotto l’indifferenza allo
strazio infinito di un popolo, sotto la vostra paura o la vostra convenienza, la
grottesca sproporzione fra il torto di Israele e quello palestinese, causa e
causerà ancora morti, agonie, inferno in terra per esseri umani come noi,
palestinesi e israeliani. Sono più di cento anni che il nostro mondo li sta
umiliando, tradendo, derubando, straziando, con Israele come suo sicario. Sono
60 anni che chiamiamo quelle vittime “<EM>terroristi</EM>” e i terroristi
“<EM>vittime</EM>”. Questo è orribile, contorce le coscienze. Non ci
meravigliamo poi se i palestinesi e i loro sostenitori nel mondo islamico
finiscono per odiarci. Dio sa quanta ragione hanno, cari 'intellettuali'.
<BR><BR>Gennaio 2009</P>
<P class=firma_notizia>Paolo Barnard</P>
<P class=testo_corsivo>fonte: <A
href="http://www.paolobarnard.info/intervento_stampa.php?id=86"
target=_blank>http://www.paolobarnard.info/intervento_stampa.php?id=86</A></P></FONT></DIV></BODY></HTML>