<!DOCTYPE HTML PUBLIC "-//W3C//DTD HTML 4.0 Transitional//EN">
<HTML><HEAD>
<META http-equiv=Content-Type content="text/html; charset=iso-8859-1">
<META content="MSHTML 6.00.6000.16809" name=GENERATOR>
<STYLE></STYLE>
</HEAD><FONT face=Arial><FONT size=2>
<BODY>
<DIV><FONT face=Arial size=4>
<P align=left><FONT size=2><A
href="http://www.senzasoste.it/per-non-dimenticare/le-foibe-tra-mito-e-realt-2.html">http://www.senzasoste.it/per-non-dimenticare/le-foibe-tra-mito-e-realt-2.html</A></FONT></P>
<P align=left><TR><TD valign="top" colspan="2"> <FONT size=5><STRONG>Le
foibe tra mito e realtà. Intervista ad Alessandra Kersevan</STRONG></FONT> </P>
<DIV align=justify><IMG title=foibe.jpg style="FLOAT: left; MARGIN: 5px"
height=158 alt=foibe.jpg src="http://www.senzasoste.it/images/stories/foibe.jpg"
width=215> <I>Viste le molte imprecisioni e le ricostruzioni false e tendenziose
(nonché clamorosamente errate dal punto di vista storico) che circolano in
questi giorni sulla controversa questione delle foibe anche sulla stampa locale,
riproponiamo un'intervista </I><I>realizzata </I><I>due anni fa da Alessandro
Doranti alla storica Alessandra Kersevan e pubblicata sul periodico locale
Trentagiorni. Un'intervista che torna prepotentemente d'attualità. </I></DIV>
<DIV align=justify> </DIV>
<DIV align=justify>Non è mai stato semplice trattare la questione delle foibe:
stereotipi consolidati, revisionismo, metodologie di lavoro inesatte e giochi
politici dei vari schieramenti hanno sempre invaso il terreno della ricerca
storica. In questi ultimi anni è stata ottenuta la costruzione di una verità
ufficiale, fin troppo sbrigativa e di comodo, che ha dato il via a
commemorazioni, monumenti, lapidi, intitolazioni di strade. <BR>Alessandra
Kersevan, ex insegnante ed oggi paziente ricercatrice di storia e cultura della
sua regione, il Friuli, da anni lavora al recupero della memoria storica in
merito agli avvenimenti del confine orientale.<BR><BR><B>A Trieste la storia non
comincia il 1° maggio 1945…</B><BR>Sì, Sembra un'osservazione banale, eppure di
fronte a tante cose che sono state scritte in questi anni sulle vicende del
confine orientale occorre chiarire e ricordare che il fascismo in questa regione
è stato più violento che in qualsiasi altra parte d'Italia: sloveni e croati,
oltre cinquecentomila persone che abitavano le terre annesse dallo stato
italiano dopo la prima guerra mondiale furono oggetto di persecuzioni razziali e
ogni tipo di angherie: divieto di usare la loro lingua, chiusura delle scuole,
delle associazioni ed enti economici sloveni e croati, arresto degli oppositori,
esecuzioni di condanne a morte decise dal Tribunale Speciale. Con l'aggressione
nazifascista alla Jugoslavia, nel 1941, la nostra regione divenne avamposto
della guerra e le persecuzioni contro sloveni e croati, anche cittadini
italiani, divennero ancora più gravi: interi paesi furono deportati nei campi di
concentramento come Arbe/Rab, oggi in Croazia, ma allora annessa all'Italia dopo
l'aggressione alla Jugoslavia, Gonars in provincia di Udine, Renicci di Anghiari
in provincia di Arezzo, Chiesanuova di Padova, Monigo di Treviso, Fraschette di
Alatri in provincia di Frosinone, Colfiorito in Umbria, Cairo Montenotte in
provincia di Savona e decine e decine di altri, praticamente in tutte le regioni
d'Italia. Fra 7 e 11 mila persone, donne, uomini, bambini, intere famiglie,
morirono in questi campi, di fame e malattie. A Trieste nel 1942 fu istituito
per la repressione della resistenza partigiana l'Ispettorato Speciale di Polizia
per la Venezia Giulia, che si macchiò di efferati delitti contro gli
antifascisti in genere, ma soprattutto contro sloveni e croati.<BR><BR><B>Da chi
è stato inaugurato l'uso delle foibe?</B><BR>Ci sono testimonianze autorevoli
(per esempio dell'ispettore di polizia De Giorgi, colui che nel dopoguerra fu
incaricato dei recuperi dalle foibe) che furono proprio uomini dell'Ispettorato
speciale, in particolare quelli della squadra politica, la cosiddetta banda
Collotti, a gettare negli "anfratti del Carso" degli arrestati che morivano
sotto tortura. Comunque andando anche più indietro nel tempo, già durante la
prima guerra mondiale, che fu combattuta soprattutto in queste terre, le foibe
venivano usate come luogo di sepoltura "veloce" dopo le sanguinose battaglie, e
nell'immediato dopoguerra i fascisti pubblicavano testi di canzoncine in cui si
minacciava di buttare nelle foibe chi si ostinava a non parlare "di Dante la
favella".<BR><BR><IMG title=foibe_banda_collotti.jpg
style="FLOAT: left; MARGIN: 5px" height=145 alt=foibe_banda_collotti.jpg
src="http://www.senzasoste.it/images/stories/foibe_banda_collotti.jpg"
width=204><B>Che funzione aveva la Banda Colotti?</B><BR>La banda Collotti era
la squadra politica dell'Ispettorato speciale guidata appunto dal commissario
Gaetano Collotti. Con la sua squadra batteva il Carso triestino per reprimere la
resistenza che già nel '42 era iniziata in queste zone. Si macchiarono di
efferati delitti, torturando e uccidendo centinaia di persone. Come
Resistenzastorica stiamo pubblicando con la casa editrice Kappa Vu la ricerca di
Claudia Cernigoi sulla banda Collotti. Nel corso di alcuni anni di ricerche
Cernigoi è riuscita a trovare una quantità consistente di documentazione. Eppure
in questo dopoguerra nessuno, neppure gli istituti storici di Trieste e di
Udine, avevano pubblicato nulla sull'argomento.<BR><BR><B>Definiamo le foibe.
Chi ci è finito dentro? Donne? Bambini? Quanti in tutto? Perché c'è così grande
attenzioni su queste esecuzioni, mentre in altre zone ce ne furono in numero
assai maggiore?</B><BR>Nelle foibe non sono finite donne e bambini, i profili di
coloro che risultano infoibati sono quasi tutti di adulti compromessi con il
fascismo, per quanto riguarda le foibe istriane del '43, e con l'occupatore
tedesco per quanto riguarda il '45. I casi di alcune donne infoibate sono legati
a fatti particolari, vendette personali, che non possono essere attribuiti al
movimento di liberazione. Questo diventa evidente quando si vanno ad analizzare
i documenti, cosa che purtroppo la gran parte degli "storici" in questi anni non
ha fatto, accontentandosi di riprendere i temi e le argomentazioni della
propaganda neofascista. Va detto inoltre che i numeri non sono assolutamente
quelli della propaganda di questi anni: è ormai assodato che in Istria nel '43
le persone uccise nel corso della insurrezione successiva all'8 settembre sono
fra le 250 e le 500, la gran parte uccise al momento della rioccupazione del
territorio da parte dei nazifascisti; nel '45 le persone scomparse, sono meno di
cinquecento a Trieste e meno di mille a Gorizia, alcuni fucilati ma la gran
parte morti di malattia in campo di concentramento in Jugoslavia. Uso il termine
"scomparsi", ma purtroppo è invalso l'uso di definire infoibati tutti i morti
per mano partigiana. In realtà nel '45 le persone "infoibate" furono alcune
decine, e per queste morti ci furono nei mesi successivi dei processi e delle
condanne, da cui risultava che si era trattato in genere di vendette personali
nei confronti di spie o ritenute tali. C'è poi l'episodio della foiba Plutone,
da cui furono estratti 18 corpi, in cui gli "infoibatori" erano appartenenti
alla Decima Mas e criminali comuni infiltrati fra i partigiani, e furono
arrestati e processati dagli stessi jugoslavi. Insomma se si va ad analizzare la
documentazione esistente si vede che si tratta di una casistica varia che non
può corrispondere ad un progetto di "pulizia etnica" da parte degli jugoslavi
come si è detto molto spesso in questi anni.<BR>La grande attenzione a questi
fatti è funzionale alla criminalizzazione della resistenza jugoslava che fu la
più grande resistenza europea. Di riflesso si criminalizza tutta la resistenza,
e si è aperto il varco per criminalizzare anche quella italiana, come sta
dimostrando ora Pansa con i suoi libri.<BR><BR><B>Gli studiosi delle foibe. Chi
sono?</B><BR>Sono di svariati generi. Quelli che noi chiamiamo un po'
ironicamente i "foibologi" sono tutti esponenti della destra più estrema,
alcuni, come Luigi Papo hanno fatto addirittura parte della milizia fascista in
Istria, di coloro cioè che collaborarono con i nazisti nella repressione della
resistenza. Altri, più giovani, come Marco Pirina, sono stati esponenti di
organizzazioni neofasciste negli anni della strategia della tensione (lui per
esempio risulta coinvolto nel golpe Borghese). Poi c'è il filone degli storici
che facevano riferimento al CLN triestino (organizzazione non collegata con il
CLNAI) che fu il massimo organizzatore dell'"operazione foibe" a Trieste nel
dopoguerra. Mentre può essere abbastanza facile capire le manipolazioni della
"storiografia" fascista, è molto più difficile difendersi dalle manipolazioni
della storiografia ciellenista, perché questi hanno un'aura di antifascismo che
fa prendere per buone tutte le cose che scrivono. In realtà leggendo i loro
libri ti accorgi che sono citazioni di citazioni da altri libri (spesso memorie
di fascisti) non sottoposte a verifica. Il problema è che su tutta questa
questione delle foibe ha pesato nel dopoguerra il clima della guerra fredda:
voglio ricordare che un importantissimo documento di fonte alleata agli inizi
del '46 diceva: sospendiamo, non avendo trovato nulla di interessante, le
ricerche nel pozzo della miniera di Basovizza, ma perché gli Jugoslavi non
possano dire che è stata tutta propaganda contro di loro, diremo che lo abbiamo
fatto per mancanza di mezzi tecnici adeguati. Ha pesato e pesa inoltre molto la
questione dei confini, e il sentimento delle "terre ingiustamente perdute", che
anche se con toni un po' diversi, coinvolge anche gli storici che fanno
riferimento politicamente al centro sinistra. Ci sono però anche tantissimi
storici seri. Per "seri" intendo quelli che non si accontentano di quello che è
già stato scritto, ma che cercano nuova documentazione, la analizzano, la
confrontano con quanto è già stato pubblicato e inseriscono gli avvenimenti nel
contesto in cui sono avvenuti. Questo è il metodo storiografico che tutti
dovrebbero usare, ma, sembrerà incredibile, nella questione della foibe e
dell'esodo anche storici accademici e "blasonati" si sono lasciati andare a
metodi da propagandisti più che da storici, preferendo le citazioni di citazioni
di citazioni, piuttosto che la fatica della ricerca.<BR><BR><IMG
title=foibe2.jpg style="FLOAT: left; MARGIN: 5px" height=138 alt=foibe2.jpg
src="http://www.senzasoste.it/images/stories/foibe2.jpg" width=230><B>La foiba
di Basovizza. C'è una lapide che commemora le vittime, eppure la storia sembra
molto diversa…</B><BR>La documentazione esistente, una documentazione piuttosto
corposa, dice che nella miniera di Basovizza non ci furono infoibamenti. Già
nell'estate del '45, quindi pochissimo tempo dopo i pretesi infoibamenti, gli
angloamericani procedettero per mesi a ricognizioni nel pozzo della miniera
(infatti non si tratta di una foiba in senso geologico), in seguito alle denunce
del CLN triestino che diceva che dovevano essere stati infoibati alcune
centinaia di agenti della questura di Trieste. Poiché non fu trovato nulla di
"interessante", nei primi mesi del '46 le ricerche furono sospese, come ho già
spiegato prima. Tutto questo risulta da una gran quantità di documenti di fonte
alleata, negli archivi di Washington e di Londra. Quindi nella "foiba" non ci
sono i "500 metri cubi" di infoibati che sono scritti nella lapide, e neppure i
duemila infoibati citati in libri. Dopo che Claudia Cernigoi ha riportato
questi documenti nel suo libro "Operazione foibe a Trieste" la cosa dovrebbe
essere evidente a tutti che si occupano dell'argomento. Ma si fa finta di
niente. Il comune di Trieste adesso ha ristrutturato il monumento sulla foiba e
presto verrà il presidente del Senato Marini a inaugurarlo. La menzogna vive
ormai di vita propria, e non si riesce a fermarla.<BR><BR><B>Le leggende sulle
foibe.</B><BR>Ho già spiegato che le biografie della gran parte degli uccisi
sono di persone coinvolte a vario titolo nel regime fascista prima e
nell'occupazione nazista poi. Come ben mette in luce Claudia Cernigoi nel suo
libro, in una città come Trieste il collaborazionismo interessò tantissime
categorie di persone, e molti di quelli che vengono definiti "civili" erano in
realtà e collaborazionisti, delatori di professione, spioni di quartiere che
denunciavano gli ebrei. Per esempio ai rastrellamenti sul Carso con la banda
Collotti partecipavano anche persone che non erano ufficialmente appartenenti
alla questura. Come gruppo di Resistenzastorica abbiamo condotto una ricerca
sulla vicenda di Graziano Udovisi, conosciuto come "l'unico ad essere uscito
vivo dalla foiba" e presentato come una vittima "solo perché italiano". Da
questa ricerca è emerso, oltre alla assoluta falsità del suo racconto, che egli
dal '43 al '45 era stato tenente della Milizia Difesa Territoriale, in un gruppo
dal nome significativo di "Mazza di Ferro", specificamente preposto alla
repressione della guerriglia, e che nel '46 fu condannato per crimini di guerra
a 2 anni e 11 mesi di reclusione. Eppure nel 2005 Graziano Udovisi è diventato
"uomo dell'anno", premiato con l'Oscar della Rai per una sua intervista a
Minoli, che lo ha presentato come uno che è stato "infoibato" "solo perché
italiano. Come ho già detto: storici, giornalisti e tutti coloro che scrivono di
queste cose in questi anni di Giornate del Ricordo, dovrebbero sapere che
intorno a queste vicende c'è tanta propaganda, e che quindi bisogna informarsi
bene prima di scrivere.<BR><BR><B>L'atteggiamento della destra e della
sinistra.</B><BR>Non si vede una grande differenza. La destra fascista ha
trovato in questo argomento la possibilità di ribaltare il discorso delle
responsabilità nella seconda guerra mondiale, passando da carnefici a vittime,
con la possibile riabilitazione dei repubblichini di Salò ecc. La sinistra ha
trovato l'occasione per prendere le distanze dal proprio passato partigiano, con
tutta una serie di distinguo e di "ammissioni" in cui le foibe erano funzionali
in quanto venivano attribuite a partigiani, sì, ma "slavi" (e si sa che il
razzismo antislavo è molto diffuso) e quindi la resistenza italiana poteva
restarne fuori. La miopia di una simile posizione la si vede oggi, con
un'operazione come quella di Giampaolo Pansa, che attacca direttamente la
resistenza italiana.<BR>C'è da dire, inoltre, che l'"operazione foibe" è
funzionale alla politica estera italiana, tradizionalmente "espansionistica"
verso la penisola balcanica. Anche in questo senso, centrodestra e
centrosinistra non si distinguono. Noi di Resistenzastorica abbiamo una raccolta
impressionante di dichiarazioni di esponenti del centro sinistra in senso
neoirredentista, cioè tese alla rivendicazione delle "terre perdute", tema che
oltre ad essere stato sempre tipico della destra, sembrerebbe oggi anche
antistorico, nel momento dell'allargamento dell'UE. Eppure le dichiarazioni ci
sono, anche di personaggi come Fassino.<BR><BR><B>Che cosa significa oggi
commemorare i morti delle foibe?</B><BR>Come ho spiegato, commemorare i morti
nelle foibe significa sostanzialmente commemorare rastrellatori fascisti e
collaborazionisti del nazismo. Per gli altri morti, quelli vittime di rese dei
conti o vendette personali, c'è il 2 di novembre.<BR><BR><B>Che cosa andrebbe
fatto per restituire dignità alla memoria storica del paese?</B><BR>Per quanto
riguarda la dignità del paese, credo che l'unica cosa da fare sia smettere
quella convinzione nazionale che gli italiani siano sempre stati "brava gente",
che dovunque sono andati hanno portato la civiltà, anche quando bruciavano i
villaggi della Croazia, o impiccavano i ribelli libici. Gli italiani debbono
rendersi conto che la repubblica italiana non ha mai fatto veramente i conti con
le responsabilità del fascismo. Dietro al discorso delle foibe c'è proprio
l'interesse di continuare a nascondere queste responsabilità. Infatti la
proposta italiana di incontro trilaterale fra i presidenti di Italia, Slovenia,
Croazia, sui luoghi della memoria, inserendo la Risiera di San Sabba, il campo
di concentramento di Gonars (o quello di Arbe) e la foiba di Basovizza, non è
altro che un tentativo di gettare fumo negli occhi, di far dimenticare i crimini
di guerra italiani in quei territori equiparando la foiba di Basovizza alla
Risiera, unico campo di concentramento nazista con forno crematorio, in cui
morirono oltre 3000 persone, soprattutto partigiani italiani, sloveni e croati,
o ai campi di concentramento in cui morirono almeno settemila sloveni, croati,
serbi, montenegrini. Il presidente della Repubblica dovrebbe andare di propria
iniziativa ad Arbe in Croazia, o a Gonars a rendere omaggio alle vittime del
fascismo, e a chiedere scusa agli ex jugoslavi. Questo dovrebbe essere la prima
cosa da fare. Poi dovrebbe far pubblicare i risultati della commissione storica
italo-slovena, che il governo italiano si era impegnato a pubblicare ma non ha
mai fatto. Poi il governo di centro sinistra potrebbe obbligare la RAi a
trasmettere in prima serata il documentario "Fascist legacy / L'eredità
fascista", sui crimini di guerra italiani in Etiopia, Libia e Jugoslavia. Questo
documentario della BBC fu acquistato nell'89 dalla RAI, ma mai trasmesso. </DIV>
<DIV align=justify> </DIV>
<DIV align=justify> </DIV></TD></TR></FONT><FONT face=Arial size=2></FONT><FONT
face=Arial size=1>
<P align=left><FONT size=2><STRONG>Senza Soste</STRONG></FONT></P>
<P align=left><FONT size=2><STRONG><A
href="http://www.senzasoste.it">http://www.senzasoste.it</A>
</STRONG></FONT></FONT><FONT face=Arial>
<P align=left></P></P></FONT></DIV><A
href="https://lists.circolab.net/mailman/listinfo/coordinamentoantifabassabs"></A></BODY></HTML></FONT></FONT>