<!DOCTYPE HTML PUBLIC "-//W3C//DTD HTML 4.0 Transitional//EN">
<HTML><HEAD>
<META http-equiv=Content-Type content="text/html; charset=iso-8859-1">
<META content="MSHTML 6.00.2900.2180" name=GENERATOR>
<STYLE></STYLE>
</HEAD>
<BODY bgColor=#ffffff>
<DIV><FONT face=Arial size=2>
<P class=spip style="MARGIN: auto 0cm"><?xml:namespace prefix = o ns =
"urn:schemas-microsoft-com:office:office" /><o:p><FONT face="Times New Roman"
size=3> </FONT></o:p></P>
<P class=spip style="MARGIN: auto 0cm; TEXT-ALIGN: center" align=center><FONT
face="Times New Roman"><B><SPAN style="FONT-SIZE: 13.5pt">20 marzo per l’acqua
pubblica: prove di riappropriazione sociale dei beni comuni</SPAN></B><FONT
size=3> </FONT></FONT></P>
<P class=spip style="MARGIN: auto 0cm; TEXT-ALIGN: center" align=center><FONT
face="Times New Roman"><B><SPAN style="FONT-SIZE: 24pt">Non lasciamoci
annacquare!</SPAN></B></FONT></P>
<P class=spip style="MARGIN: auto 0cm"><FONT size=3><FONT
face="Times New Roman">La crisi economica, la crisi ambientale, la crisi di
democrazia sono la conseguenza di un mondo in vendita dove si produce non per i
bisogni della popolazione, ma per vendere e consumare; dove i lavoratori sono
una merce da usare fin quando utili per aumentare i profitti ed una zavorra da
buttare via appena questi iniziano a diminuire; dove i servizi sociali (casa,
istruzione, sanità, servizi pubblici...) sono stati progressivamente regalati ai
privati, che oggi ce li rivendono a caro prezzo licenziandoci e facendoci pagare
costi sempre più alti; dove l’ambiente, il territorio, le risorse naturali non
sono più patrimonio dell’umanità, ma merci da esaurire, senza pensare alle
conseguenze sull’ecosistema; dove i poteri economici dettano le politiche degli
Stati, perché queste politiche; devono essere funzionali ad accrescere il loro
potere.<o:p></o:p></FONT></FONT></P>
<P class=spip style="MARGIN: auto 0cm"><FONT size=3><FONT
face="Times New Roman">Il cambiamento climatico è un esempio di come l’attuale
modello di produzione e di appropriazione privata delle risorse metta in forse
la vita di centinaia di milioni di persone. Con questo sistema mercantile fanno
i conti le varie resistenze che ci sono in Italia, dal mondo dell’istruzione a
quello del lavoro, fino ai territori in lotta contro le speculazioni e le
devastazioni. <BR>La privatizzazione dell’acqua fa parte di questo processo di
vendita, ma anche di resistenza contro la logica della mercificazione. Un
processo che da dieci anni ha visto la resistenza crescere a livello mondiale.
Dalla Bolivia all’Ecuador, fino all’Uruguay, passando per <?xml:namespace prefix
= st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" /><st1:PersonName
w:st="on" ProductID="la Turchia">la Turchia</st1:PersonName>, l’India e
l’Europa. In alcuni di questi luoghi, come in America Latina, queste lotte per
la riappropriazione dell’acqua e delle risorse della Madre Terra hanno
accelerato processi di sfida al capitalismo che coinvolgono milioni di
persone.<o:p></o:p></FONT></FONT></P>
<P class=spip style="MARGIN: auto 0cm"><FONT size=3><FONT
face="Times New Roman">In Italia l’esperienza di unificazione delle decine di
comitati locali contro la privatizzazione dell’acqua, l’unione di questi con le
associazioni, i collettivi ed i sindacati, all’interno del Forum Italiano dei
Movimenti per l’Acqua hanno permesso di creare nella società gli anticorpi
contro la mercificazione dell’acqua e messo in piedi un processo di
partecipazione diretta. Una sottrazione al libero mercato che deve diventare
riappropriazione sociale. <BR>L’acqua deve essere solo il primo passo. Vogliamo
estenderla ad ogni sfera che attiene ai diritti, ai beni comuni naturali e
sociali, non per affidarla ad un pubblico burocratizzato e tecnicista, bensì
alla gestione partecipata dai cittadini e dai lavoratori del settore
idrico.<o:p></o:p></FONT></FONT></P>
<P class=spip style="MARGIN: auto 0cm"><FONT size=3><FONT
face="Times New Roman">Qualcuno dirà che è impossibile. Sbaglia! Ogni lotta ci
insegna come i cittadini possano imparare a decidere e quindi pretendere di
decidere. Ce lo dice la lotta dei No Tav, ce lo dice l’esperienza dei lavoratori
di Publiacqua, ce lo dicono i lavoratori sui tetti delle aziende in crisi, ce lo
dicono i precari della scuola in lotta, ce lo dicono i movimenti contadini del
sud del mondo, ce lo dicono gli indios boliviani ed i popoli dell’America
Latina.<o:p></o:p></FONT></FONT></P>
<P class=spip style="MARGIN: auto 0cm"><FONT size=3><FONT
face="Times New Roman">Siamo in piazza il 20 marzo, vinceremo il referendum
abrogativo della normativa che accelera il processo di privatizzazione della
gestione del servizio idrico e lotteremo per l’approvazione della proposta di
legge di iniziativa popolare per una gestione pubblica e partecipata dell’acqua,
per dire che sull’acqua decidiamo noi! Per segnare sull’acqua un punto fermo in
questo processo radicale di democratizzazione che ogni lotta porta con
sé.<o:p></o:p></FONT></FONT></P>
<P class=spip style="MARGIN: auto 0cm"><FONT face="Times New Roman" size=3>Ed è
solo l’inizio.</FONT></P>
<P class=spip style="MARGIN: auto 0cm"><B
style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="FONT-SIZE: 16pt"><FONT
face="Times New Roman">ATTAC
ITALIA<o:p></o:p></FONT></SPAN></B></P></FONT></DIV></BODY></HTML>