From info a communitasbs.it Mon Aug 21 20:01:33 2006 From: info a communitasbs.it (COMMUNITAS) Date: Mon, 21 Aug 2006 18:01:33 -0000 Subject: [Communitas] "BASSA VOCE" ONLINE - E ALTRO. Message-ID: <001101c7213a$a3e6cc20$6501a8c0@vhly26nrw7u2fj> "BASSA VOCE" DI AGOSTO E' ONLINE Bassa Voce agosto _________________________________ E' un marocchino però... è proprio una brava persona Ricordo un anziano vicino di casa che un giorno, mostrandomi un portacenere appena acquistato da un ambulante, mi disse: «Ho conosciuto un marocchino, però era una brava persona». Frasi come queste ne ho sentite parecchie. Molti hanno conosciuto uno straniero che «però era una brava persona», così come in passato molti del Nord conoscevano un meridionale, anche lui «una brava persona». Sono parole che, da un lato, rivelano un quasi stupore per aver visto smentito un pregiudizio che ci si portava dentro, cioè l'implicita convinzione che lo straniero deve essere in qualche modo cattivo; dall'altro segnalano però la capacità di mutare giudizio sulla base di una conoscenza diretta. _________________________________ LIBRI Jorge Luis Borges Antologia di un cinema molto lontano Un Borges inedito, critico di un'arte agli inizi: il cinema. Voce controcorrente, ma pur sempre voce di poeta. Così in "Film" lo scrittore argentino getta sul mondo uno sguardo "altro". di Andrea Monda Agli inizi degli anni Cinquanta Jorge Luis Borges, dopo una collaborazione ventennale con la rivista Sur di Buenos Aires, a causa dell'incalzante cecità, smise di curarsi della pagina cinematografica. Questo particolare accresce la curiosità e il valore della raccolta di recensioni pubblicate dalla casa editrice Novecento con il semplice titolo di Film e definite, molti anni dopo dallo stesso Borges "un'antologia di un cinema molto lontano". L'introduzione di Jean Pierre Berbès è illuminante per comprendere il contesto storico in cui si inseriscono queste critiche; uno dei momenti più delicati della storia della settima arte; il passaggio dal muto al sonoro. Con la Vindicaciòn del cinema hablado (saggio mai pubblicato), Borges scende in campo nella discussione in corso tra i fautori delle due diverse forme d'arte. Il gusto della polemica, ma anche la consapevolezza che la verità non è mai solo da una parte, spinge il poeta argentino a costruire le più ardite argomentazioni in difesa ora dell'una, ora dell'altra parte: "ai nostalgici difensori della cinema muto è necessario, in primo luogo, fare notare che non è mai esistito il cinema muto (.) nelle sbiadite sale della nostra infanzia non mancava mai un pianista che commentava emotivamente le ricorrenti morti tra di fiori di Francesca Bertini". Se il cinema con l'inevitabile passaggio al sonoro si è dunque arricchito, osserva Borges, bisogna pure ammettere che la produzione attuale non è lontanamente paragonabile ai capolavori del muto, tra i quali cita, Metropolis, Napoleon, La passione di Giovanna D'Arco, Un chien andalou. Alla celebrazione di una passata età dell'oro fa da contro altare la considerazione della decadenza che il cinema, infinita ripetizione di un numero limitato di situazioni, ha già raggiunto. Il Borges che emerge dalla lettura di questa divertente raccolta è più audace e provocatore che mai, la sua penna ardimentosa e dissacrante gioca al rovesciamento degli schemi e dei luoghi comuni: così, per fare qualche esempio, al romantico Charlot preferisce la comicità più pura di Buster Keaton o dei fratelli Marx; non si preoccupa di celare la sua avversione per un maestro come Renè Clair e il suo amore per l'epica del genere western; profetizza (è una delle recensioni più stimolanti) la gloria futura di Quarto potere: un film che "durerà nel tempo come durano certi film di Griffith e Pudivkin, il cui valore storico nessuno nega ma che nessuno si rassegna a rivedere. Soffre di gigantismo, di pedanteria, di noia. Non è intelligente, è geniale: nel senso più notturno e più tedesco di questo brutto termine". L'ironia fa spesso capolino in queste pagine: nei confronti di film come King Kong o Il dottor Jekill e Mr. Hyde, colpevoli di aver sciupato felici intuizioni (nel caso del secondo, scaturendo da uno dei capolavori del "sommo" Stevenson, la colpa è più grave); dei film in costume, De Mille una delle sua vittime preferite; dei film argentini, "tra i peggiori del mondo"; non si salvano neppure grandi personaggi di quegli anni, come Joseph Von Sternberg, il "viennese sognatore", che ha tradito le aspettative degli inizi; o come Greta Garbo, "con la sua totale mancanza di sex-appeal, con la sua sconsolata, raffinata e naufragante figura". Qualche promosso però c'è: Hitchcock (I 39 scalini), Ford (Il traditore) e Lubitsch, che con Partita a quattro "ha costruito un mondo volutamente irreale, in cui tutto è finzione". Ma il cinema non è il solo protagonista di queste pagine. Il genio di Borges non è comprimibile nella semplice critica di un film; questa non è altro che il pretesto del poeta per esprimere considerazioni sui problemi più disparati: dalla guerra ("Le opere che denunciano le infamie e le atrocità della guerra corrono sempre il rischio di apparire come una difesa della guerra stessa") alla religione, ai rapporti tra il cinema e le altre arti. L'autore di Finzioni e di Elogio dell'ombra non poteva, nella sua poliedrica attività poetica, non rivolgere una particolare attenzione a un'arte che è principalmente finzione e ombra; la parola potente e lucida di Borges si rivela, oltre i paradossi e le provocazioni, una fonte autorevole e feconda, quasi un vademecum per il critico d'oggi (spesso piatto e conformista), ma anche per il regista e per tutti coloro ai quali interessi conoscere e comprendere la storia e la realtà profonda del cinema. Borges, Jorge Luis Film Edizioni Novecento, 1991 pp. 150, euro 7,50 -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: http://lists.circolab.net/pipermail/communitas/attachments/20060821/066fbb00/attachment.html